Visita di Papa Francesco al Dicastero

 

VISITA DI PAPA FRANCESCO AL DICASTERO

Sala Congressi del Dicastero

Lunedì, 1° giugno 2015

 

Le parole del Santo Padre

“Voi lavorate in terra, ma con le cose del cielo, con la vita di quelli che sono lassù. E non è facile andare su quella strada”. Così ha esordito il Santo Padre, parlando a braccio con estrema affabilità. Ha poi sottolineato l’importanza del lavoro della Congregazione per la vita della Chiesa, in quanto la testimonianza concreta di tanti nostri fratelli e sorelle mostra che è possibile vivere secondo il Vangelo. “Ogni canonizzazione e beatificazione è davvero una predicazione vivente”. Anche la gente è legata ai santi e ai beati perché li sente vicini. Per esempio tanta gente ha conosciuto Madre Teresa, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Gianna Beretta Molla. Ha poi parlato di suo papà che aveva conosciuto personalmente il Beato Piergiorgio Frassati di Torino. Per tutti i cristiani è fondamentale riconoscere che la santità è possibile.

Successivamente il Santo Padre ha ribadito con forza che il Dicastero deve sempre assolvere al suo compito di vigilanza sui costi delle Cause affinché l’onestà e la trasparenza regnino sempre nell’operato di quanti si occupano delle Cause di beatificazione e canonizzazione, specialmente dei Postulatori. Ha detto: “Non lasciate che nessuno di fuori venga a sporcare il vostro lavoro, il grande lavoro che fate”.

A partire dalle domande di alcuni Officiali, Papa Francesco ha richiamato l’importanza dei miracoli nelle cause di beatificazione. Ha affermato: “Io, in coscienza, rifiuterò una beatificazione senza miracolo…. perché per me il miracolo è il dito di Dio, che ci dice: questo va…. (I Santi) che ho fatto senza il processo del miracolo erano tutti beati con una cosa comune: erano grandi evangelizzatori: Anchieta, Junipero Serra, Favre”.

In merito al martirio, il Papa ha detto che occorre fare attenzione se il candidato alla beatificazione è stato ucciso perché era un pastore (odium fidei) o per motivi politici. La persecuzione, in alcuni casi, può essere solo ideologica. Il martirio dei pastori c’è quando, sull’esempio di Gesù, essi hanno donato la vita per le pecore.

Rispondendo ad una domanda, il Santo Padre ha confidato che  la sua formazione di gesuita lo aiuta molto nel ministero petrino, in particolare nel discernimento, seguendo in questo San Pietro Favre. Nella storia della Compagnia di Gesù, ha proseguito, a partire da San Francesco Borgia si sono sviluppate due correnti: quella spagnola, che finisce con Ledóchowski, e quella francese, portata avanti da Favre, che poneva il discernimento alla base della spiritualità: mai prendere decisioni immediate senza fare discernimento. Concludeva questo argomento così: “Sì, il discernimento forse è la parte della spiritualità ignaziana che più mi aiuta”.

Prendendo spunto da un’altra domanda, il Papa ha affermato che una delle qualità del vescovo deve essere la vicinanza ai sacerdoti. Il vescovo deve essere padre e fratello. Se non c’è vicinanza, ha affermato non si può governare la Chiesa.        

Infine, il Santo Padre ha concluso: “Vi ringrazio tanto. Grazie per il vostro lavoro silenzioso e tanto vicino ai nostri fratelli che sono nella gloria”.