Decreti Pubblicati nel 2020

DECRETI PUBBLICATI NEL 2020

 

 

 

21 FEBBRAIO 2020

 

Il 21 febbraio 2020, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

 

 

- Il miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Lazzaro, detto Devasahayam, Laico, Martire; nato il 23 aprile 1712 nel villaggio di Nattalam (India) e ucciso, in odio alla Fede, ad Aralvaimozhy (India) il 14 gennaio 1752.

Il Beato Lazzaro (v.d. Devasahayam) nacque il 23 aprile 1712 nel villaggio di Nattalam in Tamil Nadu (India). La sua famiglia era benestante e di religione induista. Dopo gli studi, intraprese la carriera militare e divenne ministro del Regno, come funzionario del palazzo reale, addetto al tesoro. Nel 1741, tramite un prigioniero francese dell’esercito olandese, conobbe la religione cattolica e si convertì. Il 14 maggio 1745 ricevette il battesimo e prese il nome di Lazzaro, che nella lingua locale tamil si dice “Devasahayam”, cioè “aiuto di Dio”. Dopo il Battesimo iniziò a predicare il Vangelo e molte persone si convertirono, tra cui anche sua moglie. In seguito a ripetuti e inutili tentativi di fargli abiurare la fede cristiana, venne arrestato e torturato a lungo pubblicamente, anche come monito per coloro che intendevano convertirsi al cattolicesimo. Alla fine fu portato segretamente ad Aralvaimozhy (India), dove venne fucilato il 14 gennaio 1752.

Il 2 dicembre 2012 fu  proclamato Beato.

Per la canonizzazione del Beato Lazzaro, la Postulazione della Causa presentò all’esame della Congregazione la vicenda riguardante la ripresa del “battito cardiaco fetale alla 24a settimana di gestazione, accertata ecocardiograficamente”. L’evento accadde nel 2013 in India. alla madre gli esami ecografici evidenziarono mancanza di battito cardiaco e di movimento fetale. La madre, di religione cattolica, iniziò a pregare il Beato Lazzaro, del quale era profondamente devota. Dai genitori si fece portare dell’acqua proveniente dal pozzo di Nattalam, luogo di nascita del Beato. Circa un’ora dopo aver bevuto l’acqua e continuato a pregare il Beato Lazzaro, la Signora avvertì il movimento del feto che portava in grembo, con ripresa dell’attività cardiaca fetale documentata ecograficamente. Il bambino nacque senza taglio cesareo, sano e in buone condizioni cliniche generali.

Beato Lazzaro Devasahayam

 

 

 

 

Il miracolo, attribuito all’intercessione della Beata Maria Francesca di Gesù (al secolo: Anna Maria Rubatto), Fondatrice della Suore Terziarie Cappuccine di Loano; nata a Carmagnola (Italia) il 14 febbraio 1844 e morta a Montevideo (Uruguay) il 6 agosto 1904.

La Beata Maria Francesca di Gesù (al secolo: Anna Maria Rubatto) nacque il 14 febbraio 1844 a Carmagnola (Torino, Italia). Nel 1883, mentre si trovava a Loano in Liguria insieme alla sorella, venne invitata dal frate cappuccino Padre Angelico da Sestri Ponente a prendersi cura di un nascente Istituto Religioso. Prima di decidere pregò molto e si consigliò, tra l’altro, anche con San Giovanni Bosco. Infine, presa una decisione affermativa, il 23 gennaio 1885, vestì l’abito religioso e diede inizio alla Congregazione delle Terziarie Cappuccine di Loano, dedite all’assistenza degli ammalati e all’educazione della gioventù.

La Beata Maria Francesca di Gesù, che fu eletta Superiora Generale, estese l’istituto fino in America Latina.

Morì a Montevideo (Uruguay) il 6 agosto 1904, a causa di un’infezione.

Fu proclamata Beata il 10 ottobre 1993 da San Giovanni Paolo II.

Il presunto evento miracoloso riguarda la guarigione di un giovane di Montevideo (Uruguay) che a seguito di un investimento aveva riportato un trauma cranico con emorragia e coma grave, avvenuta nell’aprile 2000. L’invocazione alla Beata Maria Francesca di Gesù fu univoca e antecedente alla guarigione.

Beata Maria Francesca di Gesù

 

 

 

 

Il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Carlo Acutis, Laico; nato il 3 maggio 1991 a Londra (Inghilterra) e morto il 12 ottobre 2006 a Monza (Italia).

Il Venerabile Servo di Dio Carlo Acutis nacque il 3 maggio del 1991 a Londra (Inghilterra). Rientrato nello stesso anno a Milano con i genitori, frequentò assiduamente la parrocchia di Santa Maria Segreta. Nutrì la sua vita con l’Eucaristia e la devozione a Maria, svolse il servizio di catechista, senza tralasciare gli studi, aiutò i compagni in difficoltà e fece volontariato con i clochard e nelle mense dei poveri. Si dedicò all’evangelizzazione, anche realizzando progetti informatici su temi di fede, come un sito sui “Miracoli Eucaristici”.

Colpito improvvisamente da una forma di leucemia fulminante, morì il 12 ottobre 2006 a Monza (Italia).

Il decreto sull’eroicità delle virtù venne promulgato il 5 luglio 2018.

Il 5-6 aprile 2019 i resti mortali sono stati traslati nel Santuario della Spogliazione, chiesa di Santa Maria Maggiore, di Assisi.

La presunta guarigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione e avvenuta nel 2013, riguarda un bambino brasiliano affetto da importanti disturbi all’apparato digerente, con rara anomalia anatomica congenita del pancreas. L’intervento chirurgico, che avrebbe potuto eliminare il problema non fu mai effettuato. La preghiera di intercessione al Venerabile Servo di Dio fu antecedente, corale, univoca, fatta in un contesto di fede che ha visto coinvolta, con la famiglia, un’intera comunità parrocchiale.

Carlo Acutis

 

 

 

 

- Il martirio dei Servi di Dio Rutilio Grande García, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù, e 2 Compagni, Laici; uccisi in El Salvador, in odio alla Fede, il 12 marzo 1977.

La conquista dell’indipendenza dal dominio spagnolo nel 1825 portò lo Stato di El Salvador all’accaparramento dei territori sottratti agli Indios e il conseguente arricchimento da parte dei proprietari terrieri e dei banchieri. Successivamente, si ebbe il passaggio della ricchezza nelle mani della classe imprenditoriale. Nel frattempo, gran parte della popolazione diventava sempre più povera e veniva facilmente suggestionata da gruppi estremisti di sinistra che predicavano una diversa distribuzione della ricchezza da conseguire anche con mezzi violenti. A fronte di ciò, i gruppi politici di estrema destra, appoggiati dai militari, difendevano i privilegi che si erano creati. L’elezione del Colonnello Arturo Armando Molina alla Presidenza della Repubblica, nel 1972, non portò alla realizzazione del tentativo di riforma del Paese. Nel 1979 ci fu un nuovo golpe militare al quale si contrapposero le organizzazioni popolari sia di destra che di sinistra. Il gruppo dei militari dissenziente dal precedente colpo di stato ne organizzò un altro con l’appoggio delle forze al governo, favorendo l’inizio della guerra civile.

La Causa in parola tratta del presunto martirio, avvenuto nel contesto sopra descritto, di tre Servi di Dio, uccisi 12 marzo 1977 ad Aguilares (El Salvador).

Essi sono:

1. Rutilio Grande García. Nacque a Villa de El Paisnal (El Salvador) il 5 luglio 1928. Entrò nel Seminario diocesano nel 1941 ma, quattro anni dopo, chiese di essere ammesso nella Compagnia di Gesù. Fece il noviziato a Caracas (Venezuela) ed emise i voti religiosi il 24 settembre 1947. Dopo gli studi in Ecuador, dove ottenne il baccellierato nel 1950, il Servo di Dio, per un anno, fu mandato a Panama come docente. Nel 1953 fu inviato in Spagna per proseguire gli studi di filosofia e di teologia a Oña, dove fu ordinato sacerdote il 30 luglio 1959. Dal 1962 al 1964 studiò all’Istituto Lumen Vitae di Bruxelles. Al suo rientro in Patria, fu nominato prefetto e docente di teologia pastorale nel Seminario “San José de la Montaña”, compito che svolse con efficacia e creatività. Promosse l’invio dei seminaristi nelle parrocchie per l’apostolato tra la gente, esperienza che faceva anche personalmente. Nel 1972, fu nominato parroco di Aguilares. Qui il Servo di Dio si dedicò totalmente alle anime a lui affidate, con particolare attenzione ai poveri e agli emarginati, non esitando a condannare le azioni repressive nei loro confronti da parte dei militari e dell’oligarchia al potere. Con le sue iniziative in linea con il Concilio Vaticano II e la Seconda Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano di Medellín (1968), suscitò la partecipazione attiva dei fedeli alla vita parrocchiale, specie con i cursillos, nel campo delle celebrazioni liturgiche e nella promozione sociale. Ad Apopa il 13 febbraio 1977, il Servo di Dio pronunciò un’omelia in cui prese pubblicamente la difesa di P. Mario Bernal, S.I., appena espulso dal Paese per il suo impegno sociale. Questo fatto mise ulteriormente a rischio la sua situazione già precaria nei confronti del regime.

Il 12 marzo 1977, il Servo di Dio si recò a San José (El Paisnal) per presiedere una celebrazione eucaristica durante la novena di preparazione alla festa patronale di San Giuseppe. Nel viaggio di ritorno ad Aguilares, fu accompagnato in macchina da un catechista, il Servo di Dio Manuel Solórzano, dal giovane Servo di Dio Nelson Rutilio Lemus e da tre bambini. A metà strada, la loro macchina fu mitragliata da alcuni uomini armati e i tre Servi di Dio morirono all’istante. I bambini invece si salvarono. Sant’Óscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, fu profondamente scosso dall’assassinio del Servo di Dio e presiedette personalmente la Messa esequiale nella Chiesa Cattedrale di San Salvador. P. Rutilio aveva 49 anni di età.

2. Manuel Solorzano Solórzano. Nato nel 1905 a Suchitoto (El Salvador), si sposò con Eleuteria Antonia Guillén, dalla quale ebbe dieci figli. Si trasferì per motivi di lavoro nella città di Aguilares, dove collaborava alla compravendita di sementi e di bestiame. Era molto attivo nella vita parrocchiale soprattutto nell’evangelizzazione. Fu ucciso insieme a P. Rutilio e al giovane Nelson Rutilio Lemus. Aveva 72 anni di età.

3. Nelson Rutilio Lemus. Nato a El Paisnal (El Salvador) il 10 novembre 1960, seguiva spesso il parroco nelle attività pastorali. Andò a El Paisnal per partecipare alla Messa presieduta da P. Rutilio Grande, con il quale subì il martirio lo stesso 12 marzo 1977. Aveva 16 anni di età.

Il martirio materiale dei tre Servi di Dio è sufficientemente provato. La loro uccisione fu motivata da prevalente odium fidei. Le aggressioni contro i cristiani, specialmente sacerdoti e religiosi, erano all’ordine del giorno. Sui tre Servi di Dio spicca sicuramente la figura di P. Rutilio. Convinto di dover difendere i valori del Vangelo ed applicare l’insegnamento della Chiesa, egli si era apertamente schierato al fianco dei poveri e dei campesinos, la fascia sociale che maggiormente soffriva l’oppressione e lo sfruttamento del governo. Molte sue prediche erano ritenute eversive perché volte alla promozione umana e cristiana dei più deboli. I Servi di Dio Manuel Solórzano e Nelson Rutilio Lemus furono uccisi perché erano insieme a P. Rutilio. La loro morte, però, non fu accidentale. Dalla dinamica dell’agguato, tipica dei gruppi armati paramilitari, si evince che gli assassini volevano uccidere anche i due laici. I Servi di Dio non facevano parte di alcun partito politico di opposizione al regime, né risulta che fossero vicini alla guerriglia.

Nell’agguato i Servi di Dio morirono subito, colpiti da diversi proiettili. La loro disposizione martiriale è stata provata. P. Grande era consapevole dei rischi derivanti dal suo apostolato, più volte aveva ricevuto intimidazioni: era stato minacciato anche pochi giorni prima della morte. Cionondimeno, continuò a testimoniare la fede, senza compromessi con il potere ed evitando toni accesi o provocazioni. Anche i due laici erano a conoscenza della situazione, eppure rimasero al suo fianco. Manuel Solórzano soleva accompagnarlo negli spostamenti per difenderlo in caso di aggressione. Le testimonianze sono concordi nell’evidenziare la serenità d’animo di P. Rutilio, il suo coraggio e la fiducia nella Provvidenza. Anche i Servi di Dio Manuel e Nelson si disposero al martirio in quanto, collaborando con P. Rutilio, si esposero consapevolmente agli stessi rischi.

Dal popolo di Dio P. Rutilio e i due laici furono subito considerati martiri, nonostante il fatto che il regime tentò di presentare l’episodio come criminalità comune. Il loro sacrificio ebbe una risonanza mondiale che favorì anche la fioritura di nuove vocazioni. Mons. Oscar Romero rimase talmente colpito dalla vicenda che, parlando del proprio apostolato, dichiarò di essere lui stesso un frutto del sangue di P. Grande. Tale fama è rimasta costante nel tempo.

Rutilio Grande García e 2 Compagni

 

 

 

 

- L’eroicità delle virtù del Servo di Dio Emilio Venturini, Sacerdote diocesano, Fondatore della Congregazione delle Suore Serve dell’Addolorata; nato a Chioggia (Italia) il 9 gennaio 1842 e ivi morto il 1° dicembre 1905.

Il Servo di Dio Emilio Venturini nacque il 9 gennaio 1842 a Chioggia (Italia). Nel 1858, entrò nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri della sua città natale. Il 24 settembre 1864, venne ordinato sacerdote. Fino al 1868, anno della soppressione dell’Oratorio da parte del governo, il Servo di Dio si impegnò in attività educative e pastorali all’interno della comunità, nel seminario e nel servizio dei poveri, emarginati e di quanti avevano bisogno di essere educati alla fede. Dopo la soppressione dell’Oratorio, visse in famiglia e continuò la sua attività pastorale ed educativa. Nel 1871, insieme alla maestra Elisa Sambo, fondò, l’Istituto delle “Orfanelle di S. Giuseppe” per prendersi cura delle bambine orfane o abbandonate. Nel 1873 l’Istituto si traferì in un edificio più grande e, per affiancare la maestra Sambo, il Servo di Dio diede inizio ad una comunità religiosa denominata originariamente “Congregazione delle Figlie di Maria Santissima Addolorata” e poi “Serve di Maria Addolorata”.

Nel 1893 morì il Superiore dell’Oratorio, P. Giuseppe Vianelli, e il Servo di Dio rimase l’unico sacerdote oratoriano a Chioggia. Pur continuando a vivere presso l’abitazione della sorella a causa delle pessime condizioni di salute, il Servo di Dio si diede da fare per lo ristabilimento degli oratoriani. Nel frattempo un giovane “formando”, Giuseppe Veronese, tentò di ripristinare il cammino dell’Istituto in modo inusuale e, pur senza avere i requisiti, si fece nominare dalla Curia vescovile come Rettore della chiesa del Patrocinio, retta dai Filippini. Nel 1902 la Congregazione per i Vescovi e i Regolari annullò tale decisione e nominò il Servo di Dio preposito dell’Oratorio con l’obbligo di osservare la vita comunitaria. Questa decisione portò quest’ultimo ad uscire dall’Oratorio, anche perché le condizioni igieniche della casa religiosa erano pessime. Rinunciò anche alla carica di Preposito e si dedicò alla Congregazione delle Serve di Maria Addolorata. Accolto nel clero diocesano di Chioggia, continuò a distinguersi per zelo e sapienza.

Morì il 1° dicembre 1905 a Chioggia (Italia).

Formato nella spiritualità oratoriana, il Servo di Dio visse una profonda fede, alimentata dalla preghiera e dalla celebrazione della Santa Messa. La Vergine Addolorata fu la figura che il Servo di Dio predilesse perché richiamava il mistero della croce, fondamento della virtù della fede. Fu un uomo pieno della virtù della speranza, fondata sulla totale fiducia nella Provvidenza Divina.

Il Servo di Dio si distinse nella virtù della carità, soprattutto verso le Suore della Congregazione da lui fondata e verso le persone indigenti. Per amore di Gesù Cristo abbracciò una vita povera e si dedicò ai poveri spirituali e materiali.

In un contesto socio-religioso contrassegnato da molteplici sfide, il Servo di Dio cercò di rispondervi con creatività evangelica. I tratti specifici della spiritualità oratoriana furono da lui vissuti in pienezza: una costante vita di grazia; uno spirito fervoroso di orazione; l’esercizio perseverante, generoso e volontario delle opere di misericordia; lo spirito di amore fraterno che si forma nell’ascolto quotidiano della Parola di Dio; la devozione profonda verso la Madre di Dio e la fedeltà alla comunione e missione della Chiesa.

Il Servo di Dio visse anche la virtù dell’obbedienza, soprattutto nei momenti più difficili della vita. In merito alla sofferta decisione di rifiutare la nomina a Superiore della Comunità degli Oratoriani da parte della Congregazione per i Vescovi e Regolari, il Servo di Dio non si sentì di riprendere la vita comunitaria per le sue critiche condizioni di salute. Non si trattò di un atto di disobbedienza nei confronti della Santa Sede, che per di più non gli imponeva una scelta ma precisava le condizioni nel caso volesse continuare la vita oratoriana. Dopo l’accurato discernimento, il Servo di Dio scelse di obbedire alla propria coscienza, anche per dedicarsi completamente alle opere di misericordia.

Emilio Venturini

 

 

 

 

- L’eroicità delle virtù del Servo di Dio Pirro Scavizzi, Sacerdote diocesano; nato a Gubbio (Italia) il 31 marzo 1884 e morto a Roma il 9 settembre 1964.

Il Servo di Dio Pirro Scavizzi nacque a Gubbio (Italia) il 31 marzo 1884. Trasferitosi a Roma insieme alla famiglia, nel 1900 entrò nel Collegio Capranica, studiando alla Pontificia Università Gregoriana. Con alcuni suoi compagni, emise il voto di rinunciare agli onori per dedicarsi al servizio dei più umili.

Il 7 luglio 1907 fu ordinato sacerdote e venne nominato vicario parrocchiale della parrocchia “San Vitale” a Roma. Contemporaneamente collaborò con i Sacerdoti Missionari Imperiali che avevano assunto il compito, come sacerdoti romani, di predicare gratuitamente le missioni al popolo dell’ex territorio pontificio. Durante il servizio in parrocchia, il Servo di Dio divulgò la spiritualità mariana, si dedicò ai giovani, alle vocazioni e agli ammalati. Nel 1915 prestò il servizio di cappellano militare. Con l’Ordine di Malta accompagnò un treno-ospedale, sperimentando direttamente il dramma della guerra.

Nel 1919, ricevette l’incarico di parroco di “Sant’Eustachio” in Roma. Anche qui, valorizzò le attività dei laici e si dimostrò instancabile nella predicazione e nelle confessioni. Con le sue doti di musicista creò canti e poemi per diverse occasioni liturgiche. Insieme a Mons. Ermenegildo Florit, futuro Arcivescovo di Firenze, ed Eugenio Zolli fondò l’associazione “Nostra Signora di Sion” per sostenere l’amicizia ebraico-cristiana. Accompagnò anche diversi “Treni bianchi” (UNITALSI) come cappellano, per portare gli ammalati – tra loro anche molti sacerdoti – da Roma a Lourdes.

Visse momenti di profonda prova quando, nel 1929, fu accusato di aver violentato e ucciso una ragazza. Il Sant’Uffizio si occupò del caso, il Vicario di Roma prese provvedimenti, ma fu provata la sua totale innocenza.

Nel 1932 il Servo di Dio presentò al Vicario le dimissioni da parroco e si dedicò completamente alla predicazione con i Missionari Imperiali. Con la Seconda Guerra Mondiale, il Servo di Dio riprese il ruolo di cappellano militare dell’Ordine di Malta, affrontò viaggi in Russia e in Polonia per volontà del Santo Padre, al fine di prendere contatto con i Vescovi dei Paesi occupati. A Roma si adoperò a favore degli ebrei durante l’occupazione tedesca.

Dopo la guerra, continuò la sua missione di predicatore, spesso nella modalità delle missioni popolari. Nel 1947 fu nominato da Pio XII suo Prelato Domestico. Nel 1960 fu chiamato da San Giovanni XXIII a predicare gli esercizi al Papa e alla Curia Romana.

Nel 1964 gli fu diagnosticato un tumore all’intestino. Morì il 9 settembre 1964 a Roma.

Il Servo di Dio visse eroicamente la virtù della fede, che si manifestava soprattutto nel fervore con cui celebrava la Santa Messa. Inoltre trascorreva lunghe ore in adorazione, era devoto della Beata Vergine Maria e si dedicava alla cura delle anime con la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione. Il Servo di Dio si fidava completamente della Divina provvidenza, così da essere animato da un’incrollabile virtù della speranza. La sua carità era evidente nell’annuncio della Parola di Dio, soprattutto ai poveri. Soffriva per i peccati, ma era comprensivo con i peccatori. Visitava spesso gli infermi. Ebbe una carità particolare verso gli ebrei. Visse poveramente per aiutare il prossimo bisognoso.

Il grado eroico delle virtù, lo manifestò nella resistenza alla fatica, nelle tante ore trascorse al confessionale, nella sopportazione paziente dei dolori fisici nel periodo della malattia. Fu un sacerdote tutto dedito alle anime, dalla fede forte, nutrita dalla preghiera e dall’amore del prossimo donato senza risparmio.

Pirro Scavizzi

 

 

 

 

- L’eroicità delle virtù del Servo di Dio Emilio Recchia, Sacerdote professo della Congregazione delle Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo; nato a Verona (Italia) il 19 febbraio 1888 e ivi morto il 27 giugno 1969.

Il Servo di Dio Emilio Recchia nacque il 19 febbraio 1888 a Verona (Italia), in una famiglia profondamente cristiana e benestante. Nel 1903, mentre frequentava il quarto anno di ginnasio, entrò nella Congregazione delle Sacre Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo (Stimmatini). Il 15 agosto 1905 emise la professione religiosa temporanea e, l’8 agosto 1908, quella perpetua. Terminati gli studi, il 3 settembre 1911 fu ordinato sacerdote. Si dedicò alla predicazione e alla formazione dei giovani nelle comunità stimmatine di Gemona, Pistoia, Milano e Verona.

Durante la Prima Guerra Mondiale prestò servizio come Cappellano Militare e venne inviato al fronte. Il 30 ottobre 1917, mentre assisteva alcuni feriti, fu catturato dagli Austriaci e rinchiuso nella Fortezza di Rastatt. Nel 1918 venne trasferito nella Prigione degli Ufficiali di Schwarmstedt, da dove fu liberato un anno dopo in pessime condizioni di salute.

Nel 1919 riprese l’attività pastorale a Milano, Roma, Verona e Trento. Nel Capitolo Generale del 1934 venne eletto Segretario Generale e fu trasferito a Roma, nella parrocchia di “S. Croce”, di cui fu parroco per 32 anni. Durante la Seconda Guerra Mondiale ospitò numerose famiglie ebree.

Trasferitosi a Verona per gravi problemi di salute, morì il 27 giugno 1969.

Il Servo di Dio realizzò l’ideale del religioso fedele alla sua consacrazione. La fede fu il fondamento di tutte le altre virtù. Nutrì un’intensa vita spirituale, soprattutto con l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera anche notturna davanti al Santissimo Sacramento e la recita del Rosario, che lo portavano alla profonda unione con il Signore. Visse un’eroica speranza nel suo abbandono fiducioso in Dio, trasmettendola anche a quanti lo avvicinavano, soprattutto malati e sofferenti. Esercitò la carità verso il prossimo, dedicandosi con grande dedizione all’apostolato. Mirò alla perfezione attraverso la fedeltà quotidiana alla vita religiosa, preoccupandosi principalmente della salvezza delle anime. Eroica fu la sua costante donazione al prossimo: assisteva i malati, soprattutto se moribondi; soccorreva i poveri e i disoccupati, difendeva i deboli, consolava i sofferenti. Amava dedicarsi alla catechesi dei bambini e agli esercizi spirituali per gli adulti. Fu un formatore di coscienze, incoraggiando alla santità, conservando un atteggiamento mite, pronto all’ascolto di tutti coloro che si rivolgevano a lui per essere guidati. Luminoso fu il suo esempio di povertà evangelica, obbedienza e umiltà. 

Emilio Recchia

 

 

 

 

- L’eroicità delle virtù del Servo di Dio Mario Hiriart Pulido, Laico; nato a Santiago del Cile (Cile) il 23 luglio 1931 e morto a Milwaukee (Stati Uniti d’America) il 15 luglio 1964.

Il Servo di Dio Mario Hiriart Pulido nacque a Santiago del Cile (Cile) il 23 luglio 1931. Frequentò l’Istituto “Afonso de Ercilla”, retto dai Fratelli Maristi. Nel 1949, mentre era studente universitario, conobbe il Movimento di Schönstatt e decise di farne parte. Il 29 maggio 1949, insieme ad alcuni amici dello stesso gruppo, il Servo di Dio fece un atto di consacrazione alla Madonna presso il Santuario di Schönstatt “La Bellavista” a Santiago de Chile, ponendosi all’interno della “Alleanza d’Amore con Maria”.

Nel 1953 si laureò alla Facoltà d’Ingegneria dell’Università Cattolica del Cile con il massimo dei voti e l’anno successivo fu assunto come ingegnere da un’importante ditta, nella quale lavorò in vari progetti di pianificazione dello sviluppo economico in tutto il Paese. Quando capì che la sua vocazione non era quella matrimoniale, decise di rimanere nello stato laicale e consacrarsi in uno dei rami del Movimento di Schönstatt, quello dei “Fratelli di Maria”. Lasciata la Società per cui lavorava, divenne insegnante a tempo pieno nella Facoltà di Ingegneria dell’Università Cattolica di Santiago. Apostolo tra i giovani, cercò di diffondere il carisma del suo Movimento. Con questo scopo, nel 1964, pianificò un viaggio in Germania. Quindi, si recò negli Stati Uniti, dove gli viene diagnosticato un cancro terminale a livello dello stomaco. Morì nell’ospedale di Milwaukee (Stati Uniti d’America) il 15 luglio 1964, poco prima di compiere 33 anni di età e dopo aver ricevuto l’Unzione degli Infermi.

Il Servo di Dio, nella sua breve vita, testimoniò l’amore a Dio e alla Chiesa, noncurante dell’ambiente in cui operò a volte ostile o indifferente alla religione. Visse eroicamente la virtù della fede, soprattutto testimoniandola in ambito lavorativo. Suoi pilastri furono l’Eucaristia e la devozione a Maria. L’esercizio eroico della virtù della speranza gli permise di vincere numerose difficoltà di percorso: la sua decisione vocazionale, la vita nel Movimento di Schönstatt, la solitudine in Cile, le defezioni dei suoi compagni. Di fronte alle difficoltà si affidava sempre alla Vergine Maria. Visse anche eroicamente la virtù della carità verso Dio e verso il prossimo. Rimase sempre vicino ai suoi familiari, in particolare alla madre malata. Fu una persona disposta ad ascoltare e ad aiutare i giovani. Percorse il cammino di santità da vero testimone del messaggio evangelico nel contesto laicale, mediante l’evangelizzazione del mondo del lavoro e della cultura. Nelle questioni interne al Movimento, il Servo di Dio cercò il dialogo, proponendo vie di conciliazione. Durante la malattia il suo atteggiamento di accettazione fu edificante per tutti.

La fama di santità è rimasta viva sino ad oggi.

Mario Hiriart Pulido

 

 

 

 

 

 

23 GENNAIO 2020

 

Il 23 gennaio 2020, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

 

 

- il martirio dei Servi di Dio Benedetto di Santa Coloma de Gramenet (al secolo: Giuseppe Doménech Bonet) e 2 Compagni, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; uccisi, in odio alla Fede, in Spagna, fra il 24 luglio e il 6 agosto 1936;

1. Benedetto di Santa Coloma de Gramenet (al secolo: Giuseppe Doménech Bonet). Nato il 6 settembre 1892 a Santa Coloma de Gramenet (Spagna), entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini nel 1909 e, il 23 febbraio 1913, emise la professione religiosa solenne. Fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1915. Svolse gli incarichi di Maestro dei Novizi; Definitore Provinciale e Guardiano del convento di Manresa che, il 22 luglio 1936 fu occupato e devastato dai miliziani anarchici e marxisti. Riuniti i religiosi e, messili al corrente della situazione drammatica, il Servo di Dio ordinò l’immediata evacuazione dal convento. I frati trovarono rifugio in luoghi più sicuri. Il Servo di Dio si recò in una casa di campagna detta Casajoana nei pressi di Manresa dove, il 6 agosto 1936, un gruppo di miliziani fece irruzione. Individuato il Servo di Dio, volevano obbligarlo a bestemmiare, ma egli rifiutò categoricamente. Fu condotto allora nel luogo detto La Culla, dove venne ucciso il 6 agosto 1936.

2. Giuseppe Oriol di Barcelona (al secolo: Jaume Barjau y Martí). Nato il 25 luglio 1891 a Barcellona (Spagna), nel 1906 entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e, il 15 agosto 1911, emise la professione religiosa solenne. Fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1915. Insegnò Liturgia, Ebraico e Storia Ecclesiastica nel teologato di Sarriá. Dal 1925 visse nel convento di Manresa. Il Servo di Dio fu costretto ad abbandonare il convento e, il 24 luglio 1936, mentre portava la comunione ad una suora clarissa, fu individuato dai miliziani e condotto con un camion poco fuori dalla città, dove venne fucilato.

3. Doménech di Sant Pere de Riudebittles (al secolo: Joan Romeu y Canadell). Nato l’11 dicembre 1882 a Sant Pere Riudebitlles (Spagna), nel 1908 entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e, il 4 ottobre 1912, emise la professione religiosa solenne. Fu ordinato sacerdote il 25 maggio 1917. Venne inviato in missione in Costa Rica e in Nicaragua, dove rimase fino al 1930. Rientrato in Patria, visse nel convento di Manresa, che il 22 luglio 1936 venne occupato. Il Servo di Dio, mentre abbandonava il convento, fu individuato dai miliziani nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1936 e venne fucilato.

Al momento della cattura non esitarono a rivelare la loro identità di religiosi. Verso i Servi di Dio i miliziani manifestarono particolare ferocia, sottoponendoli a torture e maltrattamenti prima dell’esecuzione. I cadaveri dei tre frati vennero ritrovati dalla Croce Rossa.

L’odium fidei determinò l’agire dei persecutori. I Servi di Dio furono uccisi perché religiosi. Tutti e tre erano stati arrestati insieme a dei laici che poi furono liberati, mentre solo i frati vennero fucilati senza alcun processo.

Benedetto di Santa Coloma de Gramenet

 

 

 

 

- il martirio dei Servi di Dio Giuseppe Maria Gran Cirera e 2 Compagni, Sacerdoti professi dei Missionari del Sacratissimo Cuore di Gesù, e 7 Compagni, Laici; uccisi, in odio alla Fede, in Guatemala tra il 1980 e il 1991;

I dieci Servi di Dio, tre Sacerdoti professi della Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù e sette laici, furono uccisi in Guatemala fra il 1980 e il 1991 nel corso di una prolungata e sistematica persecuzione della Chiesa in quanto impegnata nella tutela della dignità e dei diritti dei poveri.

1. José María Gran Cirera. Nato a Barcellona (Spagna) il 27 aprile 1945, emise la prima professione nella Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore l’8 settembre 1966 e quella perpetua l’8 settembre 1969. Fu ordinato sacerdote il 9 giugno 1972 a Valladolid. Dopo un periodo di servizio pastorale a Valencia, nel 1975 fu inviato in Guatemala, dove esercitò il ministero presso S. Cruz del Quiché, fino al 1978. Successivamente fu destinato alla parrocchia di S. Gaspar di Chajul (Guatemala). Fece suo il programma della comunità religiosa e della diocesi a fianco dei più poveri e degli indigeni, massacrati dal silenzioso genocidio messo in atto dalla autorità militari. Il Servo di Dio fu assassinato il 4 giugno 1980 insieme al sacrestano, il Servo di Dio Domingo del Barrio Batz, mentre rientravano a Chajul (Guatemala), dopo una visita pastorale presso i villaggi della parrocchia. Aveva 35 anni di età.

2. Domingo del Barrio Batz. Nato a Ilom (Guatemala) il 26 gennaio 1951, laico sposato, impegnato nell’Azione Cattolica e sacrestano nella parrocchia di S. Gaspar di Chajul. Fu assassinato insieme al Servo di Dio José María Gran Cirera il 4 giugno 1980. Aveva 29 anni.

3. Faustino Villanueva Villanueva. Nato a Yesa (Spagna) il 15 febbraio 1931, emise la prima professione religiosa nella Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore l’8 settembre 1949 e quella perpetua nel 1952. Fu ordinato sacerdote il 25 febbraio 1956. Fu maestro dei novizi e professore in seminario. Nel 1959 fu inviato in Guatemala. Ebbe incarichi pastorali in diverse parrocchie della diocesi di Quiché, soprattutto presso la parrocchia di Nostra Signora dell’Assunzione di Joyabaj (Guatemala), dove fu assassinato il 10 luglio 1980. Aveva 49 anni.

4. Juan Alonso Fernández. Nato a Cuerigo (Spagna) il 28 novembre 1933, emise i primi voti nella Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore l’8 settembre 1953 e quelli perpetui l’8 settembre 1958. Fu ordinato sacerdote l’11 giugno 1960 e nello stesso anno fu inviato in Guatemala. Dal 1963 al 1965 fu missionario in Indonesia. Tornato in Guatemala, fondò la parrocchia di S. Maria Regina a Lancetillo. Fu torturato e assassinato il 15 febbraio 1981, a La Barranca (Guatemala). Aveva 47 anni.

5. Tomás Ramírez Caba. Nato a Chajul (Guatemala) il 30 dicembre 1934, laico sposato, era il sacrestano maggiore di Chajul. Fu assassinato nella parrocchia di S. Gaspar di Chajul (Guatemala) il 6 settembre 1980. Aveva 45 anni.

6. Reyes Us Hernández. Nato a Macalajau (Guatemala) nel 1939, laico sposato, era impegnato nell’attività pastorale della parrocchia natale. Fu assassinato a Macalajau il 21 novembre 1980. Aveva 45 anni.

7. Rosalío Benito. Non si conosce con esattezza né il luogo né la data di nascita. Era catechista e molto impegnato pastoralmente. Fu assassinato a La Puerta (Chinique, Guatemala) il 22 luglio 1980.

8. Nicolás Castro. Nato a Cholá (Guatemala), era catechista e ministro straordinario dell’Eucaristia. Fu assassinato a Los Platanos (Chicamán, Guatemala) il 29 settembre 1980.

9. Miguel Tiu Imul. Nato a Cantón la Montaña (Guatemala) il 5 settembre 1941, laico sposato, era direttore dell’Azione cattolica e catechista. Fu assassinato a Parraxtut (Guatemala) il 31 ottobre 1991. Aveva 50 anni.

10. Juan barrera Méndez. Nato a Potrero Viejo (Guatemala) il 4 agosto 1967, era un ragazzo di Azione cattolica. Fu assassinato nel Segundo Centro de la Vega (Guatemala), a 12 anni, nel 1980.

Dal 1954 al 1996 il Guatemala visse un conflitto tra il regime militare e diversi gruppi di sinistra, durante il quale furono uccise circa duecentomila persone e cancellati quattrocento villaggi. Dal 1980 iniziò una persecuzione sistematica contro la Chiesa, travolgendo sacerdoti, religiosi e laici con il pretesto che fossero “nemici dello Stato”. Il motivo della persecuzione contro la Chiesa fu la scelta, ispirata alla dottrina sociale della Chiesa e agli orientamenti di Medellín del 1968 e di Puebla del 1979, di difendere la dignità e i diritti dei poveri.

Tutti i Servi di Dio hanno goduto sin da subito della fama di martirio che è ancora oggi presente tra la popolazione di Quiché.

Giuseppe Maria Gran Cirera e Compagni

 

 

 

 

- le virtù eroiche del Beato Giovanni Tavelli da Tossignano, dell’Ordine dei Gesuati, Vescovo di Ferrara; nato a Tossignano (Italia) nel 1386 e morto a Ferrara (Italia) il 24 luglio 1446;

Il Beato Giovanni Tavelli nacque nel 1386 a Tossignano (Italia). Nel 1402 si trasferì a Bologna per seguire gli studi giuridici, che non portò a termine perché si sentì chiamato ad entrare nell’Ordine dei Gesuati, fondato dal Beato Giovanni Colombini a metà del XIV secolo. Il Beato Giovanni Tavelli rimase affascinato dallo spirito di penitenza e dalla carità di questa famiglia religiosa, nella quale entrò con il desiderio di essere santo, pur ponendosi contro il volere dei genitori. Nel 1408 iniziò il percorso formativo a Venezia. Per la sua intelligenza e prudenza, i superiori gli affidano la redazione di documenti fondamentali quali la Vita del Beato Giovanni Colombini, le Costituzioni dei Gesuati e il Memoriale. Nel 1426, fu trasferito a Ferrara come priore del convento “S. Girolamo”. Il 28 ottobre 1431, fu nominato Vescovo di Ferrara da Eugenio IV, che lo stimava moltissimo. Venne ordinato presbitero e vescovo lo stesso giorno, il 27 dicembre 1431. Si distinse in particolare per aver riportato lo zelo nell’ambito della vita consacrata e per la celebrazione del sinodo diocesano. Partecipò ai Concili di Basilea, e di Ferrara-Firenze, dimostrandosi fedele al Papa, in un periodo di turbolenze. Fu maestro di dottrina cristiana. Si dedicò alle visite pastorali, che portarono benefici nella vita spirituale dei fedeli. Fondò l’Arcispedale, che tanto bene portò alla popolazione, afflitta a causa di frequenti e violente pestilenze. Continuò ad essere punto di riferimento per i Gesuati, che lo chiamavano spesso perché la loro vita fosse in linea con le esigenze del Vangelo e il carisma di fondazione. Morì il 24 luglio 1446 a Ferrara (Italia).

Il Beato visse in modo radicale la sua opzione per Cristo. Umiltà, silenzio, nascondimento, penitenza corporale e mortificazione gli consentirono di rimanere in quotidiano dialogo con il Signore. Alla profonda vita contemplativa unì una vivace carità; intensa fu la sua attività di soccorso ai bisognosi. L’amore di Dio e del prossimo fu il motore di ogni scelta del Beato, anche quando fu chiamato al ministero episcopale. L’Arcispedale Sant’Anna può considerarsi il frutto della carità del Beato. L’amore verso il prossimo raggiunse il suo apice sino al sacrificio della vita quando, durante l’epidemia di peste, si prodigò personalmente nell’assistenza degli ammalati ferraresi, senza alcun timore di contagio. Fu un pastore zelante, animato dalla preghiera, attento alle necessità del popolo di Dio. Si spese instancabilmente nelle Visite Pastorali, mostrando pregevoli doti. Soprattutto durante i Concili di Basilea e poi di Firenze e Ferrara emerse il suo atteggiamento di austero riformatore che perseguiva l’ideale della povertà, invitando tutti, a partire dal clero, ad una riforma dei costumi per rimanere saldi nella fede. Alla morte del Beato, vista la grande fama di santità e di segni di cui godeva, il Duca di Ferrara, Ercole I, decise di promuovere il processo di canonizzazione. Clemente VIII, nel 1598, concesse Messa e Ufficio in suo onore nella chiesa di S. Girolamo (= beatificazione equipollente). Il privilegio fu poi esteso da Papa Benedetto XIV, il 20 luglio 1748. Nel 1846, Pio IX concesse il culto in tutte le Diocesi in cui il Beato visse e operò. In vista della canonizzazione occorrerà un miracolo attribuito all’intercessione del Beato Giovanni Tavelli da Tossignano.

Giovanni Tavelli

 

 

 

 

- le virtù eroiche del Servo di Dio Gioacchino Masmitjá y Puig, Canonico della Cattedrale di Girona, Fondatore della Congregazione delle Missionarie del Cuore di Maria; nato a Olot (Spagna) il 29 dicembre 1808 e morto a Girona (Spagna) il 26 agosto 1886;

Il Servo di Dio Gioacchino Masmitjà y Puig nacque ad Olot (Catalogna, Spagna) il 29 dicembre 1808. Dopo aver frequentato la scuola di scienze umane nella città natale, iniziò gli studi ecclesiastici nel Seminario di Girona. Nel 1825, contemporaneamente, conseguì il baccellierato in diritto civile e la licenza in diritto canonico. Ordinato sacerdote il 22 febbraio 1834, fu inviato a La Bisbal del Ampurdán e poi nella parrocchia di San Esteban di Olot. Nel corso del ministero sacerdotale si distinse per la devozione mariana, istituendo la Confraternita del Cuore di Maria, e per quella eucaristica, che alimentò con la pratica delle “Quarantore”. Inoltre, si dedicò all’insegnamento catechetico, vedendo l’abbandono della fede cristiana nella popolazione. Durante il ministero parrocchiale ad Olot, cercò di aiutare le giovani donne che dovevano andare a lavorare nelle fabbriche tessili, rinunciando per questo ad ogni tipo di inserimento scolastico e di formazione alla fede. Per tale ragione, nel 1848, fondò la Congregazione delle “Figlie del Santissimo e Immacolato Cuore di Maria”, chiamate in seguito “Missionarie del Cuore di Maria”, con lo scopo di dedicarsi all’educazione di queste ragazze e bambine, ritenendo che le donne dovessero ricoprire un ruolo determinante come educatrici in tutti i settori della società. Nel 1877, il Servo di Dio venne nominato Vicario Capitolare e, l’anno successivo, Vicario generale della Diocesi e, in due occasioni, il Vescovo lo propose all’episcopato, che però egli rifiutò. Nel 1886, una caduta dalle scale, gli provocò alla testa un ascesso andato in cancrena. Morì a Girona (Spagna) il 26 agosto 1886.

L’esercizio delle virtù del Servo di Dio si configura come “eroismo nel quotidiano”. Fu un sacerdote sostenuto e animato da una fede viva e profonda, che si alimentava ad un’intensa preghiera di lode e ringraziamento. La virtù della speranza lo sostenne nelle contrarietà, fino a donargli la pace del cuore. Nell’esercizio della virtù della carità, il Servo di Dio ripeteva spesso che lo scopo della sua vita era dare gloria a Dio e adempiere la sua volontà. La carità verso il prossimo si manifestò nel ministero per riconciliare i peccatori e nella cura dei poveri e degli emarginati. Fra i principali gesti di carità del Servo di Dio vi era la visita agli infermi. Ebbe a cuore la virtù dell’umiltà e accettò di buon grado le umiliazioni. Amò e praticò la povertà, preferendo distribuire ai poveri quanto era di sua proprietà. Orientò tutta la sua missione all’evangelizzazione. Si preoccupò della formazione dei giovani, in particolare delle ragazze. Fondò la Congregazione delle “Missionarie del Cuore di Maria” in un’epoca in cui la donna era in condizioni di svantaggio. Sapeva valorizzare la preghiera e il discernimento, senza lasciarsi travolgere dalle questioni politiche. In ambito diocesano, curò la collaborazione e l’amicizia tra sacerdoti. Dimostrò amore e fedeltà al Papa e alla Chiesa in un periodo storico difficile. Preoccupato della conversione dei peccatori, diede impulso alla direzione spirituale e al Sacramento della Riconciliazione, trascorrendo molto tempo in confessionale.

Gioacchino Masmitjà y Puig

 

 

 

 

- le virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Antonio Plancarte y Labastida, Sacerdote diocesano, Fondatore dell’Istituto delle Suore di Maria Immacolata di Guadalupe; nato a Città del Messico (Messico) il 23 dicembre 1840 e morto a Città del Messico (Messico) il 26 aprile 1898;

Il Servo di Dio Giuseppe Antonio Plancarte y Labastida nacque a Città del Messico (Messico) il 23 dicembre 1840. Trasferitosi con la famiglia a Morelia, nel 1852, entrò nel Seminario locale, dove era Rettore lo zio materno, Mons. Pelagio Antonio de Labastida y Dávalos, futuro Arcivescovo di Città del Messico. Nel 1855, lo zio fu nominato Vescovo di Puebla e, così, il Servo di Dio, insieme al fratello minore, si trasferì per pochi mesi nel seminario di Puebla. Per il forte attrito fra la Chiesa e il Governo nazionale, lo zio Vescovo dovette andare in esilio. Soggiornò a Cuba e in Europa, portando con sé i nipoti, fra cui il Servo di Dio che, nel 1862, iniziò gli studi nel Collegio Romano. L’11 giugno 1865 fu ordinato presbitero. Rientrato in Messico, fu accolto nella diocesi di Zamora, dove venne nominato prima viceparroco e poi parroco di Jacona. Qui svolse una intensa attività pastorale: si preoccupò della vita spirituale dei suoi fedeli; promosse opere sociali ed educative, fondò una scuola per i ragazzi e un asilo per bambine orfane; riedificò il santuario di Nostra Signora della Speranza e fu tra i promotori della prima ferrovia tra Jacona e Zamora. Si dedicò in modo particolare alla formazione dei giovani, che aspiravano al sacerdozio. Fondò la Congregazione delle Figlie di Maria Immacolata, che si proponeva la formazione culturale e cristiana della gioventù, la catechesi, l’assistenza ai malati e agli anziani e le missioni (“Congregaciòn de las Hijas de Maria Inmaculada de Guadalupe”). Il 22 maggio 1896, la Congregazione ricevette il Decretum Laudis da Papa Leone XIII. Non mancarono le difficoltà nel ministero del Servo di Dio soprattutto da quanti erano impegnati nella campagna contro le apparizioni della Madonna di Guadalupe. Fu invidiato da molti sacerdoti e contrastato anche dal Vescovo di Zamora, che lo depose da parroco di Jacona. Per sanare tale dolorosa situazione, lo zio Arcivescovo di Città del Messico lo chiamò nella capitale, dove, per diciassette anni, il Servo di Dio continuò la sua missione pastorale e sociale. Fu nominato rettore del seminario; gli fu affidata la costruzione del tempio di San Felipe de Jesús per l’Adorazione Perpetua; si impegnò nel restauro e nell’abbellimento della Basilica e della Collegiata di Guadalupe. Minato dalle sofferenze morali e fisiche, il Servo di Dio morì a Tacuba (Messico) il 26 aprile 1898, all’età di 58 anni.

Il Servo di Dio manifestò la sua profonda fede nella celebrazione eucaristica, dell’adorazione e nella devozione al Sacro Cuore, come impegno di imitazione di Cristo ed atto di riparazione per i peccati. La fede lo sostenne anche nelle dure prove della vita, in particolare nella rimozione dalla sua parrocchia di Jacona e nella rinuncia quasi imposta all’episcopato. Inoltre, il Servo di Dio fu un uomo di straordinaria speranza e di un grande distacco dalle cose mondane. Visse una grande carità pastorale, facendosi carico delle sofferenze del popolo. Fu un forte sostenitore delle vocazioni, tanto da inviare a Roma più di sessanta giovani per formarsi al sacerdozio, alcuni dei quali diventarono poi Vescovi negli anni della persecuzione anticattolica. Per questa sua sensibilità la Congregazione di Propaganda Fide gli concesse il titolo di “Missionario Apostolico”. Nell’esercizio della virtù della fortezza, il Servo di Dio si mostrò coraggioso nell’intraprendere grandi iniziative in campo pastorale e sociale. Nei momenti di sofferenza si sentiva unito alla Passione del Signore. Si batté in difesa delle apparizioni della Madonna di Guadalupe. Persona colta ed austera, naturalmente poco incline alla mitezza, si lasciò purificare dalla grazia svolgendo il ministero sacerdotale con generosità fra contrasti e calunnie.

Giuseppe Antonio Plancarte y Labastida

 

 

 

 

- le virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Pio Gurruchaga Castuariense, Sacerdote diocesano, Fondatore della Congregazione delle Ausiliatrici Parrocchiali di Cristo Sacerdote; nato a Tolosa (Spagna) il 5 maggio 1881 e morto a Bilbao (Spagna) il 22 maggio 1967;

Il Servo di Dio Giuseppe Pio Gurruchaga Castuariense nacque il 5 maggio 1881 a Tolosa (Guipúzcoa, Spagna). Nel 1891 entrò nel pre-seminario di Vitoria e concluse gli studi all’Università Pontificia di Zaragoza, dove ottenne la licenza in teologia nel 1904. Fu ordinato sacerdote il 23 dicembre 1905. Inviato come vicario nella parrocchia di Santa María del Juncal di Irún, svolse un intenso e poliedrico ministero come catechista, confessore, predicatore, consigliere dell’Azione Cattolica. Fu socio attivo dell’Adorazione Notturna, Direttore delle “Marie dei tabernacoli” e Consigliere dei “Tarsicios”. Aderì all’Unione Apostolica di Sacerdoti e all’Associazione di Sacerdoti di Maria. Nel suo apostolato sociale si ispirò all’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, promuovendo e curando la formazione umana, sociale e religiosa dei lavoratori, uomini e donne. A questo scopo, tra il 1913 e il 1919, fondò ad Irún il Sindacato Operario Femminile di Nazareth, quello dei dipendenti, quello dei ferrovieri, una Cassa Sociale e il Sindacato Agricolo Cattolico. Nel 1916 il Vescovo di Vitoria lo nominò assistente dei sindacati e, nel 1921, divenne Presidente della Cassa Rurale Cattolica in Irún. Fu chiamato padre degli operai per l’aiuto nei momenti conflittuali e la predicazione della giustizia sociale, ispirata ai principi cristiani. Nel 1918, insieme ad alcune giovani donne, organizzò l’associazione delle “Figlie dell’Unione Apostolica”, con lo scopo di vivere e promuovere la spiritualità eucaristica e sacerdotale, collaborando attivamente nelle opere parrocchiali, attraverso la catechesi, le scuole, la formazione dei ministranti e quanto riguarda la liturgia. Il Regolamento fu approvato nel 1926 dal Vescovo di Vitoria. Nel 1927 iniziò la vita in comunità nella Casa Madre di Irún. Nel 1966 ricevette il Nihil obstat per la erezione dell’Opera in Congregazione religiosa di Diritto Diocesano. Il Servo di Dio decise di cambiare il nome in Auxiliares Parroquiales de Cristo Sacerdote. Alla intensa attività di fondatore il Servo di Dio aggiunse una vasta azione apostolica in svariati campi: fu Presidente della Lega Eucaristica e dei Sacerdoti Adoratori; nonché promotore del movimento liturgico in Spagna, valorizzando le sue capacità musicali, l’arte e il grande amore per la liturgia che trasmise anche alle sue religiose. Promosse nelle parrocchie la musica sacra e la partecipazione attiva dei fedeli alle celebrazioni liturgiche attraverso i messali bilingue e le omelie quotidiane; propose numerose conferenze e predicazioni a sacerdoti, seminaristi e religiose, alimentando la devozione eucaristica. Sviluppò il suo impegno missionario operando a favore delle vocazioni autoctone nei Paesi di missione. Promosse le Pontificie Opere Missionarie fondando ad Irún l’Opera della Propagazione della Fede, l’Opera della Santa Infanzia e l’Opera Missionaria di San Pietro per il Clero Indigeno di cui venne nominato Direttore nazionale per sette anni, con residenza a Madrid. Dal 22 al 29 settembre 1929 organizzò il Primo Congresso Nazionale delle Missioni in Barcellona. Oltre l’attività intellettuale e pastorale, praticò il lavoro manuale, in un laboratorio di falegnameria, dove fabbricava banchi e oggetti utili alla comunità. Nel 1951 si incardinò nella nuova diocesi di San Sebastián e, nominato decano della cattedrale di Bilbao, trasferendosi in questa città, ricoprì diverse responsabilità diocesane, fra cui Amministratore Apostolico. La sua dedicazione principale fu l’assistenza e la formazione nell’Istituto religioso da lui fondato. Morì a Bilbao (Spagna) il 22 maggio 1967.

Il Servo di Dio fu un uomo di notevoli doti spirituali. La fede fu una virtù centrale nella sua vita. Viveva alla presenza divina con intima confidenza nel Signore e lo mostrava in ogni atteggiamento, specialmente nella preghiera. Per intrattenersi a lungo in orazione, fin dalla giovinezza, si alzava prima dell’alba. Aveva un legame speciale con l’Eucaristia, celebrata e adorata, che chiamava “respiro dell’anima”. Nell’instancabile esercizio del ministero pastorale, manifestò in grado eroico la carità verso il prossimo. Trascorreva molto tempo in confessionale, si dedicava ai malati e ai poveri, fondò le mense per i bambini poveri, faceva penitenza per i peccatori, trattava le Suore con semplicità e amorevolezza, preoccupandosi che non mancasse loro alcunché a livello spirituale e materiale. L’esercizio della virtù della speranza lo rese un operatore di pace, anche nelle inevitabili difficoltà della vita. Il Servo di Dio fu un sacerdote totalmente immerso in Dio, dedito al proprio ministero, impegnato nella vita spirituale e in un apostolato senza frontiere. Dotato di acuta intelligenza, avvertì i segni dei tempi, ai quali cercò di rispondere in comunione con la Chiesa. Si impegnò in un fecondo apostolato, promuovendo alcune associazioni laicali come l’Azione Cattolica e l’Adorazione notturna. Si adoperò per la promozione umana e cristiana dei lavoratori e per la tutela dei loro diritti, partecipando anche alla fondazione di sindacati cattolici.

Giuseppe Pio Gurruchaga Castuariense

 

 

 

 

- le virtù eroiche del Servo di Dio Antonio Maria da Lavaur (al secolo: Francesco Leone Clergue), Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; nato a Lavaur (Francia) il 23 dicembre 1825 e morto a Tolosa (Francia) l’8 febbraio 1907;

Il Servo di Dio Maria Antonio da Lavaur (al secolo Francesco Leone Clergue) nacque a Lavaur (Francia) il 23 dicembre 1825. Entrato nel Seminario di Tolosa nel 1836, fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1850. Nominato vicario parrocchiale a Saint-Gaudens, si distinse per l’intensa vita spirituale e per la creatività pastorale, dando vita a diversi movimenti e associazioni. Nel 1853, maturò il desiderio di entrare nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e, il 27 maggio 1855, iniziò il noviziato a Marsiglia. Un anno dopo, il 13 giugno 1856, il Servo di Dio emise la professione religiosa. Nel 1857, fu inviato a Tolosa per fondare un nuovo Convento cappuccino, essendo stato soppresso il precedente, durante la Rivoluzione Francese. Con l’aiuto della popolazione locale, il Servo di Dio riuscì a costruire il nuovo Convento la cui chiesa, dedicata a San Ludovico di Tolosa, fu consacrata nel 1861. Il Servo di Dio si dedicò particolarmente alla predicazione e alle missioni popolari, all’organizzazione del Terz’Ordine Francescano, all’assistenza dei poveri ai quali offriva quotidianamente un pasto caldo, all’aiuto dei ragazzi bisognosi e alla cura delle vocazioni religiose e sacerdotali. Grazie al suo aiuto, fu portata a termine la costruzione della chiesa dell’Immacolata Concezione a Tolosa e, più tardi, quella della cappella di Nostra Signora della Consolazione a Lavaur, suo paese natale. Nel 1858, a Lourdes, incontrò Santa Bernadette Soubirous. Nel 1863, nella cittadina mariana, organizzò, per la prima volta, le processioni aux flambeaux, con il SS. Sacramento, per i malati, la preghiera notturna, la costruzione, nei pressi del santuario, della Via Crucis e della croce di Gerusalemme, il calvario e le grotte delle Espélugues, dedicate alla Madonna Addolorata e a Santa Maria Maddalena. Il Servo di Dio visse con dolore le conseguenze della guerra franco-prussiana, offrendosi tra l’altro come volontario per assistere spiritualmente i soldati. Fece fronte al complesso legislativo anticlericale e alla soppressione di tutti gli Ordini religiosi tra il 1880 e il 1903 riuscendo, nonostante gravi difficoltà e mediante la benevolenza popolare, a evitare la chiusura del convento di Tolosa da lui fondato. Morì l’8 febbraio 1907 a Tolosa (Francia).

Il Servo di Dio si dedicò alla predicazione popolare, ai poveri e ai malati, come pure all’organizzazione di pellegrinaggi a vari santuari mariani, in particolare a Lourdes. Così egli scriveva: “Lourdes è la perpetua primavera dell’anima, il luogo dove il Cielo ha sorriso alla Terra attraverso il sorriso della Vergine Immacolata. È nostra consolazione, nostra vita e nostra speranza in questa Terra di esilio, il piccolo Paradiso sulla Terra, il bacio tra il Cielo e la Terra, il luogo dove ho trovato il cielo”. In tutta la sua vita amò e soccorse i poveri. Cercava di scoprire in fondo all’anima l’immagine divina in loro impressa e il destino eterno a cui erano chiamati.

Antonio Maria da Lavaur

 

 

 

 

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria del Monte Carmelo della Santissima Trinità (al secolo: Carmen Caterina Bueno), Monaca professa dell’Ordine delle Carmelitane Scalze; nata a Itú, Campinas (Brasile) il 25 novembre 1898 e morta il 13 luglio 1966 a Taubaté (Brasile);

La Serva di Dio Maria del Carmelo della Santissima Trinità (al secolo: Carmen Caterina Bueno) nacque il 25 novembre 1898 a Itú, frazione di Campinas (São Paulo, Brasile). Giacché la madre era ancora quindicenne, la bambina fu affidata alla zia che, rimasta vedova, si dedicò completamente alla sua educazione. Nel 1917, mentre frequentava il Gruppo delle Figlie di Maria, la Serva di Dio comprese la sua vocazione al Carmelo. Trasferitasi con la zia a Rio de Janeiro, andò ad abitare vicino alla cappella di Nossa Senhora do Carmo, consentendole di frequentare i Carmelitani della Provincia Romana e di iniziare con loro una collaborazione più stretta. Nel 1926, entrò nel Carmelo di São José, fondato da poco più di un mese a Rio de Janeiro. Il 1° novembre 1927 emise la professione temporanea dei voti per tre anni e, il 2 novembre 1930, quella solenne. Oltre ai voti di castità, povertà e obbedienza, il 25 luglio 1937 emise i voti di mansuetudine, di abbandono fino alla morte e di lavorare per la gloria di Maria. Diversi furono i compiti da lei svolti all’interno del Monastero: ruotara, archivista, ostiaria, portinaia e infermiera. Inoltre, la Serva di Dio svolse anche il ruolo di priora e di maestra delle novizie. Nel 1955, il Vescovo di Taubaté, Mons. Francisco Borja do Amaral, amico di infanzia della Serva di Dio, le manifestò il desiderio di avere un Carmelo nella sua diocesi. Il Vicario Provinciale del Brasile dei Carmelitani autorizzò la fondazione del nuovo monastero di Tremembé, nominato “Carmelo del Volto Santo e Pio XII”, dove si trasferirono la Serva di Dio e altre cinque monache. La Serva di Dio venne eletta priora e successivamente maestra delle novizie. Colpita da una emorragia cerebrale, trasportata in ospedale a Taubaté (Brasile), morì il 13 luglio 1967.

La Serva di Dio cercò di esercitare le virtù, in particolare l’umiltà. Emise tre voti particolari – quello di essere sempre mansueta, di offrire la sua opera per la gloria di Maria e di abbandonarsi fiduciosamente a Dio – che le servirono nel cammino spirituale, caratterizzato dai tratti tipici della spiritualità carmelitana. Condusse una vita di pietà e di fervore eucaristico. La costante preghiera la custodiva nel dialogo con Dio. Semplice, obbediente, ebbe un elevato senso della giustizia e del rispetto dei diritti altrui. Nonostante la salute cagionevole, non venne mai meno ai propri doveri. L’opera più importante compiuta dalla Serva di Dio fu la fondazione del monastero del “Volto Santo e Pio XII”, progetto che maturò durante un periodo di sofferenza interiore. Preoccupata per la salvezza spirituale del popolo, divenne un solido punto di riferimento per molta gente desiderosa di ricevere consigli. La sua apertura all’azione dello Spirito Santo rappresenta un tratto di perenne modernità.

Maria del Carmelo della Santissima Trinità