Causa in corso
Edoardo Francesco Pironio
- Venerabile Servo di Dio -

Edoardo Francesco Pironio

(1920 - 1998)

Venerabilità:

- 18 febbraio 2022

- Papa  Francesco

Cardinale di Santa Romana Chiesa, fermo ma comprensivo, nel lavoro dava importanza ai rapporti personali. Per lui erano preminenti le relazioni umane: intessere amicizie e far crescere l’altro attraverso l’incontro. Questa pedagogia, per i suoi detrattori, era una forma di debolezza, in realtà costituiva la sua forza

  • Biografia
  • Il Card. Sandri
La speranza e la gioia furono i suoi tratti caratteristici, legati alla sua spiritualità mariana, propria del Magnificat

 

    Il Venerabile Servo di Dio Edoardo Francesco Pironio nacque a Nueve de Julio (Argentina) il 3 dicembre 1920, in una famiglia di emigrati italiani. Compiuti gli studi primari nella città natale, nel 1932, entrò nel Seminario San José di La Plata. Venne ordinato sacerdote il 5 dicembre 1943, nella Basilica-Santuario nazionale di Nostra Signora di Luján. Svolse il servizio pastorale nel Seminario della sua diocesi come professore di letteratura, dogmatica, cristologia, teologia sacramentale, teologia fondamentale e filosofia. Nel 1953 fu inviato a Roma, dove conseguì la Licenza in Teologia presso l’Angelicum.

    Rientrato in Argentina alla fine del 1954, riprese l’insegnamento in Seminario e l’impegno nella predicazione. Nel 1958, venne nominato Vicario Generale e iniziò l’attività di insegnamento all’Università Cattolica Argentina di Buenos Aires. Nel 1960, il Cardinale Antonio Caggiano, Arcivescovo di Buenos Aires, lo nominò Rettore del Seminario Metropolitano di Villa Devoto, avendone i Gesuiti lasciata la gestione all’Arcidiocesi.

    Nel 1962, partecipò come Osservatore alla Sessione inaugurale del Concilio Vaticano II e, l’anno seguente, fu nominato tra gli “esperti”.

    Nel 1964, fu nominato Vescovo ausiliare di La Plata e, il 31 maggio dello stesso anno, ricevette l’ordinazione episcopale nella Basilica di Luján. Nel 1967 gli fu affidata, in qualità di Amministratore Apostolico, la diocesi di Avellaneda e, l’anno successivo, divenne Segretario del CELAM, di cui fu anche Presidente dal 1972 al 1975. Preziosa fu la sua opera per lo svolgimento della Conferenza di Medellín (26 agosto – 6 settembre 1968).

    Nel 1972 venne nominato Vescovo della diocesi di Mar del Plata. Nel 1974 San Paolo VI lo invitò a predicare gli Esercizi Spirituali alla Curia Romana. Il 18 settembre 1975 fu nominato Pro-Prefetto della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari e, il 24 maggio 1976, creato Cardinale. San Giovanni Paolo II lo confermò Prefetto del Dicastero per i Religiosi. In tale compito, si impegnò con tutte le sue forze per favorire e sostenere il rinnovamento conciliare dei religiosi.

    Nel 1984 fu nominato Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. La sua azione si sviluppò attorno a tre priorità: formazione, comunione e partecipazione. Si impegnò, in sintonia con San Giovanni Paolo II, per la promozione e il discernimento dei nuovi Movimenti Ecclesiali. Ebbe particolarmente a cuore i giovani. Il suo nome è legato soprattutto ai raduni e alle Giornate Mondiali della Gioventù, di cui fu uno degli ideatori. Nello stesso anno 1984 gli fu diagnosticato un tumore alla prostata. Il 6 agosto 1996, San Giovanni Paolo II accettò la sua rinuncia a Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Peggiorando la malattia, seppe farsi carico con fiduciosa speranza delle sofferenze sempre più acute, offrendole, come egli stesso scriveva, «per la Chiesa, i sacerdoti, la vita consacrata, i laici, il Papa, la redenzione del mondo».

    Morì a Roma (Italia) il 5 febbraio 1998.

    La salma fu trasferita in Argentina, nel santuario mariano di Luján.

    Il Venerabile Servo di Dio fu una persona di grandi qualità umane e dalla spiritualità profonda. Nutrì la fede trasmessagli dalla madre con la preghiera costante e la irrobustì con lo studio, la lettura e la meditazione. L’unione con Dio gli consentiva di avere uno sguardo soprannaturale sulla realtà.

    La speranza e la gioia furono i suoi tratti caratteristici, legati alla sua spiritualità mariana, propria del Magnificat. Fu un buon Pastore in circostanze complesse: paterno, mite, accogliente, fermo ma comprensivo. Nel lavoro dava importanza ai rapporti personali. Per lui erano preminenti le relazioni umane: intessere amicizie e far crescere l’altro attraverso l’incontro. Questa pedagogia, per i suoi detrattori, era una forma di debolezza, in realtà costituiva la sua forza. Come uomo di pace soffriva quando si trovava di fronte a conflittualità. Seppe assumere decisioni chiare, che perseguì con impegno. Nutrì un particolare amore per la povertà e visse nel distacco dai beni materiali e dalla ricchezza, mantenendo sempre l’esercizio della virtù dell’umiltà. Le sue capacità di mediazione, frutto di affidamento alla Provvidenza e di una vita all’insegna dell’imitatio Christi, si rivelarono preziose durante i lavori della Conferenza di Medellin. Accettò con fortezza le umiliazioni e l’ultima malattia.

 

Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella celebrazione eucaristica di rendimento di grazie per la dichiarazione delle virtù eroiche del servo di Dio cardinale Eduardo Francisco Pironio - Cappella Seminario dei Legionari di Cristo, martedì 29 marzo 2022 A.D.

 

Magnificat! Magnificat! Magnificat!

1.Le parole del cantico di lode della Beata Vergine Maria, che stupita contempla la storia umana, quella del popolo di Israele e la sua personale come una storia di salvezza, sono risuonate come un ritornello continuo nel testamento spirituale del nostro caro padre, fratello ed amico il Venerabile Cardinale Eduardo Francisco Pironio, e questo canto risuona anche sulle nostre labbra questa sera, rendendo grazie al Signore per il dono della dichiarazione delle virtù eroiche di questo grande pastore della Chiesa. Siamo qui numerosi e molti altri si uniscono spiritualmente alla nostra assemblea, provenendo dai diversi luoghi ove il Cardinale Pironio ha vissuto ed ha operato: l’amata terra Argentina - ove è stato battezzato, è divenuto sacerdote, docente, e poi Vescovo - l’America Latina del cui episcopato è stato prima segretario e poi Presidente, l’Italia con l’amato Friuli luogo di origine della famiglia, Roma e il Vaticano con i diversi Dicasteri che ha presieduto sotto i Pontefici Santi Paolo VI e Giovanni Paolo II, come pure la Diocesi suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto.

2. La parola di Dio che è stata proclamata in questa tappa del cammino quaresimale ha posto dinanzi agli occhi del nostro cuore l’immagine descritta del profeta Ezechiele: dal lato orientale del tempio di Gerusalemme sgorga dell’acqua che via via da piccolo rivo si trasforma in torrente e poi fiume, principio di fecondità rendendo fertili le sponde lambite dal suo corso, e giungendo persino a bonificare il mare in cui sfocia. Ezechiele, appartenente ad una famiglia sacerdotale, sa bene dell’importanza dell’acqua nel Tempio: grazie ad essa avviene la purificazione rituale di coloro che entrano alla preghiera. Nella sua grande visione sulla costruzione del terzo tempio, egli afferma che “la gloria del Signore entrò nel tempio per la porta che guarda ad oriente”: immagine forte, che annuncia in qualche modo l’eternità del luogo della presenza di Dio con gli uomini. Il profeta però, pochi capitoli dopo, come abbiamo ascoltato oggi, ci annuncia che attraversando quello stesso lato orientale scenderà un fiume che sarà principio di benedizione e di redenzione. L’acqua dunque non giunge al tempio o non vi sgorga per rimanere in esso, ma è piuttosto una sorgente che da lì scaturisce per dissetare, fecondare e salvare. Questa proclamazione ci interpella come credenti sul nostro rapporto con lo spazio sacro e con il nostro modo di celebrare: da un lato, la certezza di poter immergere la nostra vita nell’azione stessa di Dio che è venuto nel mondo per guarirci dalle nostre infermità e dal peccato che ci insidia, guarendo la nostra vita e rendendola feconda. Dall’altro però l’esigenza di pensare tale fecondità come dono che chiede di essere portato fuori dal tempio, perché la nostra esistenza divenga strumento dell’annuncio e della presenza di Cristo. Tale prospettiva è stata quella del Venerabile cardinale Pironio: la consapevolezza dell’umanità in cammino, che solca le acque della storia non solo concretamente per attraversare l’oceano per giungere dall’Italia all’Argentina e farvi ritorno un giorno, ma più profondamente quella di una grazia a cui attingere e che spinge ad uscire incontro all’umanità di oggi, per annunciare che Cristo è loro contemporaneo, oggi, non ieri, e rimarrà con noi sino alla fine del mondo. Per questo il sacerdote e il Vescovo sono fratelli nel cammino e padri nello Spirito: lo sanno bene i seminaristi di cui il nostro amato Cardinale è stato rettore, gli studenti che hanno assaporato il suo insegnamento, i sacerdoti e i fedeli delle Diocesi di La Plata, Avellaneda e Mar Del Plata, i religiosi e le religiose che sono stati affiancati nel grande cammino di confronto e di revisione delle Costituzioni delle proprie Congregazioni e Istituti di appartenenza alla luce del Concilio Vaticano II, ed infine soprattutto i laici e in modo particolare i giovani attraverso l’intuizione e l’attuazione al fianco di San Giovanni Paolo II delle Giornate Mondiali della Gioventù.

3. ll Vangelo stesso, sempre collocandosi sullo sfondo del cammino quaresimale che ci riporta alle acque del Battesimo, ci ha parlato della vicenda del paralitico alla piscina di Betzatà, guarito da Gesù di fronte allo sdegno e all’incomprensione dei Giudei: per trentotto anni era stato afflitto dalla sua malattia, e il Signore gli pone in modo chiaro la domanda “Vuoi guarire?”. La prossimità del Signore all’infermità dell’uomo si fa parola e gesto concreto, accogliendo integralmente la persona che gli sta dinanzi e il suo bisogno, facendo il primo passo senza aspettare la supplica e la domanda del paralitico. Gesù buono, volto del Padre ed amico degli uomini, diventa un riferimento per l’azione dei sacerdoti e dei vescovi, e certamente possiamo ringraziare il Signore perché possiamo ritrovare questi tratti nello stesso ministero del Venerabile Cardinale Pironio, come ebbe a sottolineare l’allora Cardinale Bergoglio in una omelia del 2002: “Il sacerdote è amico di Dio per gli uomini, non come amico di Dio che regola le cose con Dio e poi passa agli uomini, ma questa sua stessa amicizia la va proiettando verso il prossimo. Si impegna affettivamente nella vita degli uomini e questo impegno affettivo non è meramente umano, ma trova la sua fonte in Dio, nell’amicizia con Dio. Solamente un contemplativo come era lui può essere amico nel senso vero della parola. È significativo che uno dei temi privilegiati del Cardinale fosse quello dell’amicizia. Ricordare Pironio, l’amico di Dio, porta con sé la nostalgia di non avere più sulla terra quell’amico per gli uomini, per tutti gli uomini. Allo stesso tempo ci fa ricordare colui che ha lasciato alla Chiesa, il cammino dell’amicizia come mezzo per andare sicuri e arrivare a Dio con i fratelli”.

4. L’amicizia con Dio per gli uomini del caro Cardinale Pironio si è consumata e purificata anche attraverso l’altare della Croce e del dolore, vissuto con dignità e senza voler smettere di incontrare le persone che si facevano a lui vicine, come in tanti di noi abbiamo potuto sperimentare. Con confidenza fraterna, con quell’animo da bambino della prima comunione – come ebbe a dire il Cardinale Bergoglio – egli afferma nel testamento spirituale: “Ringrazio il Signore per il privilegio della croce. Mi sento felicissimo di aver molto sofferto. Solo mi dispiace di non aver sofferto bene e di non aver assaporato sempre in silenzio la mia croce. Desidero che, almeno ora, la mia croce inizi ad essere luminosa e feconda”. Quanto la Chiesa ha riconosciuto in questi anni, ed in attesa del riconoscimento di un miracolo che possa portare alla beatificazione del Venerabile Eduardo, è il segno che quella croce si è confermata davvero luminosa e feconda. In fondo la croce non solo simbolicamente è stata il segno della vita per lui: il giorno della sua ordinazione episcopale come Ausiliare di La Plata ricevette in dono una croce pettorale appartenuta a quel Vescovo suo predecessore nell’ufficio e che rassicurò la madre, alla quale era stato imposto di non aver più figli dopo una grave malattia all’età di diciotto anni. Fidandosi di quella benedizione, ella visse fino a ottantadue anni, dando alla luce altri ventuno figli, ultimo dei quali proprio il Venerabile Eduardo. La croce della malattia della madre, la croce pettorale del vescovo, la croce della sofferenza e della morte del Cardinale Pironio: tutte e tre attraversate dalla luce della Pasqua. Si, ricordiamo il nostro fratello Eduardo come uomo della Pasqua, entrando nella quale scrisse: “Tutti abbraccio di vero cuore per l’ultima volta nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo! Tutti depongo nel cuore di Maria, la Vergine povera, contemplativa e fedele. Ave Maria! A Lei chiedo: “Mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno”. Chiediamo la sua preghiera e la sua intercessione, per il Santo Padre, per i Vescovi e i sacerdoti, e per i giovani: chiediamo che la Chiesa anche grazie alla testimonianza del Cardinale Pironio sia ancora di più “pellegrina, povera e pasquale”. E ringraziamo il Santo Padre Francesco che dichiarando Venerabile il nostro amato amico e fratello, ha dato a noi e alla Chiesa non solo una biografia, un compagno nel cammino verso il Signore, ma un esempio luminoso di santità di vita, testimone dell’obbedienza al Padre, della sobrietà e povertà e di amore e amicizia senza limiti per tutti. Magnificat. Amen.