Omelia in preparazione alla memoria di San Giovanni Bosco

 

La santità, commento alle Beatitudini

Omelia in preparazione alla memoria di San Giovanni Bosco

 

La Messa che insieme stiamo celebrando al sorgere della domenica, Giorno del Signore, si inserisce nel vostro cammino di preparazione alla solennità di San Giovanni Bosco, cui è dedicata questa Basilica Parrocchiale. Sono grato per l’invito, anche perché esso mi riporta a simili momenti vissuti negli anni del mio episcopato nella Chiesa di Albano, dove ancora oggi ci sono due comunità salesiane (Castel Gandolfo e Genzano di Roma). Esso, però, mi rimanda pure agli anni della mia infanzia. Si era verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso e un sacerdote del mio paese fondò l’Oratorio San Giovanni Bosco. Era una novità per tutti noi: un luogo dove ritrovarsi, stare insieme e anche giocare.

Giocare! Non è cosa estranea alla preghiera; un carisma proprio di don Bosco, anzi, è stato anche quello di avere «saputo unire il cortile del gioco con la preghiera». L’affermazione non è mia, ma di San Paolo VI. Celebrando da arcivescovo di Milano la Messa per i giovani degli oratori salesiani il 31 gennaio 1962, egli disse che don Bosco «non ha proscritto il gioco, non ha rimproverato i ragazzi cui piace giocare, non ha bandito dal suo programma educativo la ricreazione, anzi ne ha fatto un capitolo speciale… ha cercato che i suoi giovani si avvicinassero a lui, e non in fila come tanti soldatini o come tanti chierichetti, ma ha voluto che si avvicinassero a lui come ragazzi che corrono, che cantano, che gridano, che si divertono. E si è messo in mezzo a loro…» (Discorsi e Scritti milanesi, III, Istituto Paolo VI, Brescia 1977, 4870).

Insieme con queste di Paolo VI, mi tornano alla memoria pure le parole pronunciate da papa Francesco quando, il pomeriggio del 21 giugno 2015, incontrò a Torino i salesiani e le figlie di Maria Ausiliatrice. Disse: «Il carisma di Don Bosco ci porta ad essere educatori dei giovani attuando quella pedagogia della fede che si riassume così: evangelizzare educando ed educare evangelizzando. Evangelizzare i giovani, educare a tempo pieno i giovani, a partire dai più fragili e abbandonati, proponendo uno stile educativo fatto di ragione, religione e amorevolezza, universalmente apprezzato come “sistema preventivo”. Quella mitezza tanto forte di Don Bosco, che certamente aveva imparato da mamma Margherita. Mitezza e tenerezza forte! ...».

Le ultime espressioni del Papa ci riportano alla pagina del Vangelo secondo Matteo, che questa sera abbiamo ascoltato: la proclamazione delle Beatitudini, tra le quale ve n’è una che dice: «Beati i miti, perché avranno in eredità la terra». Nella Gaudete et exsultate papa Francesco inizia a commentarla così: «È un’espressione forte, in questo mondo che fin dall’inizio è un luogo di inimicizia, dove si litiga ovunque, dove da tutte le parti c’è odio, dove continuamente classifichiamo gli altri per le loro idee, le loro abitudini, e perfino per il loro modo di parlare e di vestire. Insomma, è il regno dell’orgoglio e della vanità, dove ognuno crede di avere il diritto di innalzarsi al di sopra degli altri» (n. 71).

In quella esortazione apostolica il Papa addita le Beatitudini come la «carta d’identità del cristiano», dove «si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a fare trasparire nella quotidianità della nostra vita». «Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini» (n. 63).

Anzitutto, dunque, diremo che le Beatitudini non sono un trattato di morale, ma il disegno del volto di Gesù. Egli non è soltanto colui che le proclama; è, prima ancora, il «luogo» dove trovarle e anche il principio con il quale spiegarle. Gesù la personificazione delle Beatitudini.

«In verità, il Beato per eccellenza è solo Lui, Gesù. È Lui, infatti, il vero povero in spirito, l’afflitto, il mite, l’affamato e l’assetato di giustizia, il misericordioso, il puro di cuore, l’operatore di pace; è Lui il perseguitato a causa della giustizia. Le Beatitudini ci mostrano la fisionomia spirituale di Gesù e così esprimono il suo mistero, il mistero di Morte e Risurrezione, di Passione e di gioia della Risurrezione» (Benedetto XVI, Omelia del 1° novembre 2006, Solennità di Tutti i Santi).

Se, però, al tempo stesso consideriamo che i santi sono la trasparenza di Cristo, allora possiamo anche aggiungere che il vangelo delle Beatitudini si commenta non soltanto con la vita di Gesù, ma pure con la storia della santità cristiana. Se, infatti, la pratica delle beatitudini rende il cristiano immagine di Cristo sulla terra, allora tutte le vite dei santi e delle sante della Chiesa sono un commento alle beatitudini evangeliche.

Ad esempio, se diciamo: Beati i poveri, possiamo pensare San Francesco d’Assisi che sposando misticamente «Madonna povertà» si univa a Cristo; se, proseguendo nell’elenco diciamo: Beati i miti, possiamo pensare a san Francesco di Sales al quale il Papa ha dedicato la recente lettera apostolica Totum amoris est, «tutto appartiene all’amore». Nel suo Trattato dell’amor di Dio, Francesco di Sales scrive che l’amore divino include sia i frutti dello Spirito Santo, di cui scrive San Paolo in Gal 5,22-23, sia le otto Beatitudini evangeliche, che oggi abbiamo risentito nella proclamazione del Vangelo (cf. XI, 19).

Potrebbe, poi, esserci il beato Pier Giorgio Frassati, del quale San Giovanni Paolo II disse: « Egli proclama, con il suo esempio, che è “beata” la vita condotta nello Spirito di Cristo, Spirito delle Beatitudini, e che soltanto colui che diventa uomo delle Beatitudini riesce a comunicare ai fratelli l’amore e la pace» (Omelia per la beatificazione, 20 maggio 1990).

Potrei proseguire, ma voi a un certo punto mi domandereste senz’altro: e San Giovanni Bosco? Vi leggerò, allora, le Sette Beatitudini della Famiglia salesiana redatte dal Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, e con queste concludo:

1.  Beata la Famiglia Salesiana che trova gioia nella povertà. Colmata della grazia di Dio farà miracoli fra i giovani più poveri ed emarginati... Questa è santità!

2.  Beata la Famiglia Salesiana che, con la mansuetudine e la carità del Buon Pastore, accoglie e accompagna amorevolmente i giovani, educandoli al dialogo e all’accoglienza del diverso... Questa è santità!

3.  Beata la Famiglia Salesiana che, stando accanto agli altri, cura le ferite di chi soffre e ridona speranza a chi l’ha perduta, portando la gioia di Cristo Risorto... Questa è santità!

4.  Beata la Famiglia Salesiana che, avendo fame e sete di giustizia, accompagna i giovani a realizzare il loro progetto di vita piena nella famiglia, nel lavoro, nell’impegno politico e sociale... Questa è santità!

5.  Beata la Famiglia Salesiana che fa esperienza viva della misericordia, apre gli occhi e il cuore all’ascolto, al perdono, rendendosi casa che accoglie... Questa è santità!

6.  Beata la Famiglia Salesiana che cerca di essere autentica, integra e trasparente, coltivando uno sguardo che va al di là delle apparenze e riconoscendo in ogni persona la grazia operante di Dio... Questo è santità!

7.  Beata la Famiglia Salesiana che a partire dalla verità del Vangelo, fedele al carisma di Don Bosco, si fa lievito per un’umanità nuova, accettando con gioia anche la croce per il Regno di Dio... Questa è santità!

Sì. Le Beatitudini sono santità.

 

Basilica Parrocchiale San Giovanni Bosco – Roma, 28 gennaio 2023

 

Marcello Card. Semeraro