30 Martiri del Brasile

30 Martiri del Brasile

(†1645)

Beatificazione:

- 05 marzo 2000

- Papa  Giovanni Paolo II

Canonizzazione:

- 15 ottobre 2017

- Papa  Francesco

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 3 ottobre

Padre André de Soveral, don Ambrosio Francisco Ferro, il laico Mateus Moreira e i loro 27 compagni, martiri, mentre si celebrava la Messa, furono rinchiusi in chiesa con l’inganno insieme alla folla dei fedeli e atrocemente uccisi

  • Biografia
  • Omelia
  • omelia di beatificazione
Martiri nel corso della messa domenicale. Prigionieri insieme al parroco, seviziati e mutilati.

 

L'evangelizzazione nel Rio Grande do Norte (Brasile) fu iniziata nel 1597 da missionari gesuiti e sacerdoti diocesani, provenienti dal cattolico Regno del Portogallo. Nei decenni successivi, l'arrivo degli Olandesi, di religione calvinista, determinò la restrizione della libertà di culto per i cattolici, che da quel momento furono perseguitati. In questo contesto avvenne il martirio dei Beati, in due distinti episodi.

Il primo accadde il 16 luglio 1645 a Cunhaú, presso la cappella della Madonna delle Candele. Nel corso della messa domenicale, officiata dal parroco Padre André de Soveral, una schiera di soldati olandesi, con Indios al seguito, fecero irruzione nel luogo sacro e massacrarono gli indifesi fedeli.

Il secondo episodio risale al 3 ottobre dello stesso anno. Presi dal terrore per quanto accaduto, i cattolici di Natal cercarono di mettersi in salvo in improvvisati rifugi, ma invano. Fatti prigionieri, insieme al loro parroco padre Ambrósio Francisco Ferro, furono trasferiti nei pressi di Uruaçu, dov'erano ad attenderli soldati olandesi e circa 200 Indios, pieni di avversione contro i cattolici. I fedeli e il loro parroco furono seviziati in modo orribile e lasciati morire fra inumane mutilazioni. Dei numerosi fedeli uccisi si riuscì ad identificare con certezza soltanto 30. Essi sono: P. André de Soveral e Domingo Carvalho, uccisi a Cunhaú; P. Ambrósio Francisco Ferro, Mateus Moreira, Antônio Vilela il giovane e sua figlia, José do Porto, Francisco de Bastos, Diogo Pereira, João Lo stão Navarro, Antônio Vilela Cid, Estêvão Machado de Miranda e due figlie, Vicente de Souza Pereira, Francisco Mendes Pereira, João da Silveira, Simão Correia, Antônio Baracho, João Martins e sette compagni, Manuel Rodrigues Moura e sua moglie, una figlia di Francisco Dias il giovane, uccisi a Uruaçu. Essi furono beatificati il 5 marzo 2000.

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI:
ANDREA DE SOVERAL, AMBROGIO FRANCESCO FERRO, MATTEO MOREIRA E XXVII COMPAGNI;
CRISTOFORO, ANTONIO E GIOVANNI; FAUSTINO MÍGUEZ; ANGELO DA ACRI

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
Domenica, 15 ottobre 2017

 

La parabola che abbiamo ascoltato ci parla del Regno di Dio come di una festa di nozze (cfr Mt 22,1-14). Protagonista è il figlio del re, lo sposo, nel quale è facile intravedere Gesù. Nella parabola, però, non si parla mai della sposa, ma dei molti invitati, desiderati e attesi: sono loro a vestire l’abito nuziale. Quegli invitati siamo noi, tutti noi, perché con ognuno di noi il Signore desidera “celebrare le nozze”. Le nozze inaugurano la comunione di tutta la vita: è quanto Dio desidera con ciascuno di noi. Il nostro rapporto con Lui, allora, non può essere solo quello dei sudditi devoti col re, dei servi fedeli col padrone o degli scolari diligenti col maestro, ma è anzitutto quello della sposa amata con lo sposo. In altre parole, il Signore ci desidera, ci cerca e ci invita, e non si accontenta che noi adempiamo i buoni doveri e osserviamo le sue leggi, ma vuole con noi una vera e propria comunione di vita, un rapporto fatto di dialogo, fiducia e perdono.

Questa è la vita cristiana, una storia d’amore con Dio, dove il Signore prende gratuitamente l’iniziativa e dove nessuno di noi può vantare l’esclusiva dell’invito: nessuno è privilegiato rispetto agli altri, ma ciascuno è privilegiato davanti a Dio. Da questo amore gratuito, tenero e privilegiato nasce e rinasce sempre la vita cristiana. Possiamo chiederci se, almeno una volta al giorno, confessiamo al Signore il nostro amore per Lui; se ci ricordiamo, fra tante parole, di dirgli ogni giorno: “Ti amo Signore. Tu sei la mia vita”. Perché, se si smarrisce l’amore, la vita cristiana diventa sterile, diventa un corpo senz’anima, una morale impossibile, un insieme di princìpi e leggi da far quadrare senza un perché. Invece il Dio della vita attende una risposta di vita, il Signore dell’amore aspetta una risposta d’amore. Rivolgendosi a una Chiesa, nel Libro dell’Apocalisse, Egli fa un rimprovero preciso: «Hai abbandonato il tuo primo amore» (2,4). Ecco il pericolo: una vita cristiana di routine, dove ci si accontenta della “normalità”, senza slancio, senza entusiasmo, e con la memoria corta. Ravviviamo invece la memoria del primo amore: siamo gli amati, gli invitati a nozze, e la nostra vita è un dono, perché ogni giorno è la magnifica opportunità di rispondere all’invito.

Ma il Vangelo ci mette in guardia: l’invito però può essere rifiutato. Molti invitati hanno detto no, perché erano presi dai loro interessi: «non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari», dice il testo (Mt 22,5). Una parola ritorna: proprio; è la chiave per capire il motivo del rifiuto. Gli invitati, infatti, non pensavano che le nozze fossero tristi o noiose, ma semplicemente «non se ne curarono»: erano distolti dai loro interessi, preferivano avere qualcosa piuttosto che mettersi in gioco, come l’amore richiede. Ecco come si prendono le distanze dall’amore, non per cattiveria, ma perché si preferisce il proprio: le sicurezze, l’auto-affermazione, le comodità... Allora ci si sdraia sulle poltrone dei guadagni, dei piaceri, di qualche hobby che fa stare un po’ allegri, ma così si invecchia presto e male, perché si invecchia dentro: quando il cuore non si dilata, si chiude, invecchia. E quando tutto dipende dall’io – da quello che mi va, da quello che mi serve, da quello che voglio – si diventa pure rigidi e cattivi, si reagisce in malo modo per nulla, come gli invitati del Vangelo, che arrivarono a insultare e perfino uccidere (cfr v. 6) quanti portavano l’invito, soltanto perché li scomodavano.

Allora il Vangelo ci chiede da che parte stare: dalla parte dell’io o dalla parte di Dio? Perché Dio è il contrario dell’egoismo, dell’autoreferenzialità. Egli – ci dice il Vangelo –, davanti ai continui rifiuti che riceve, davanti alle chiusure nei riguardi dei suoi inviti, va avanti, non rimanda la festa. Non si rassegna, ma continua a invitare. Di fronte ai “no”, non sbatte la porta, ma include ancora di più. Dio, di fronte alle ingiustizie subite, risponde con un amore più grande. Noi, quando siamo feriti da torti e rifiuti, spesso coviamo insoddisfazione e rancore. Dio, mentre soffre per i nostri “no”, continua invece a rilanciare, va avanti a preparare il bene anche per chi fa il male. Perché così è l’amore, fa l’amore; perché solo così si vince il male. Oggi questo Dio, che non perde mai la speranza, ci coinvolge a fare come Lui, a vivere secondo l’amore vero, a superare la rassegnazione e i capricci del nostro io permaloso e pigro.

C’è un ultimo aspetto che il Vangelo sottolinea: l’abito degli invitati, che è indispensabile. Non basta infatti rispondere una volta all’invito, dire “sì” e basta, ma occorre vestire l’abito, occorre l’abitudine a vivere l’amore ogni giorno. Perché non si può dire: “Signore, Signore” senza vivere e mettere in pratica la volontà di Dio (cfr Mt 7,21). Abbiamo bisogno di rivestirci ogni giorno del suo amore, di rinnovare ogni giorno la scelta di Dio. I Santi canonizzati oggi, i tanti Martiri soprattutto, indicano questa via. Essi non hanno detto “sì” all’amore a parole e per un po’, ma con la vita e fino alla fine. Il loro abito quotidiano è stato l’amore di Gesù, quell’amore folle che ci ha amati fino alla fine, che ha lasciato il suo perdono e la sua veste a chi lo crocifiggeva. Anche noi abbiamo ricevuto nel Battesimo la veste bianca, l’abito nuziale per Dio. Chiediamo a Lui, per l’intercessione di questi nostri fratelli e sorelle santi, la grazia di scegliere e indossare ogni giorno quest’abito e di mantenerlo pulito. Come fare? Anzitutto, andando a ricevere senza paura il perdono del Signore: è il passo decisivo per entrare nella sala delle nozze a celebrare la festa dell’amore con Lui.

CAPPELLA PAPALE PER LA BEATIFICAZIONE DI 44 SERVI DI DIO

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 5 marzo 2000

 

1. "Ti loderò, Dio, mio salvatore; glorificherò il tuo nome, perché ... sei stato il mio aiuto e mi hai liberato" (Sir 51, 1-2).

Tu, Signore, sei stato il mio aiuto! Sento risuonare nel cuore queste parole del Libro del Siracide, mentre contemplo i prodigi da Dio compiuti nell'esistenza di questi fratelli e sorelle nella fede, che hanno conseguito la palma del martirio. Oggi ho la gioia di elevarli alla gloria degli altari, presentandoli alla Chiesa e al mondo come luminosa testimonianza della potenza di Dio nella fragilità della persona umana.

Tu, Dio, mi hai liberato! Così proclamano André de Soveral, Ambrósio Francisco Ferro e ventotto Compagni, Sacerdoti diocesani, laici e laiche; Nicolas Bunkerd Kitbamrung, Sacerdote diocesano; Maria Stella Adela Mardosewicz e le dieci Consorelle, Suore professe dell'Istituto della Sacra Famiglia di Nazareth; Pedro Calungsod e Andrea di Phú Yên, laici catechisti.

Sì, l'Onnipotente è stato il loro valido sostegno nel tempo della prova ed ora sperimentano la gioia dell'eterna ricompensa. Questi docili servitori del Vangelo, i cui nomi sono per sempre scritti in cielo, pur vissuti in momenti storici distanti fra di loro ed in contesti culturali molto diversi, sono accomunati da un'identica esperienza di fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Li unisce la stessa ed incondizionata fiducia nel Signore, e la medesima e profonda passione per il Vangelo.

Ti loderò, Dio, mio Salvatore! Con la loro vita offerta per la causa di Cristo, questi nuovi Beati, i primi dell'Anno giubilare, proclamano che Dio è "Padre" (cfr ibid., v. 10), Dio è "protettore" ed "aiuto" (cfr v. 2); è il nostro salvatore, che accoglie la supplica di quanti a lui si affidano con tutto il cuore (cfr v. 11).

2. São estes os sentimentos que invadem nossos corações, ao evocar a significativa lembrança da celebração dos quinhentos anos da evangelização do Brasil, que acontece este ano. Naquele imenso país, não foram poucas as dificuldades de implantação do Evangelho. A presença da Igreja foi se afirmando lentamente mediante a ação missionária de várias ordens e congregações religiosas e de sacerdotes do clero diocesano. Os mártires que hoje são beatificados saíram, no fim do século XVII (dezessete), das comunidades de Cunhaú e Uruaçu do Rio Grande do Norte. André de Soveral, Ambrósio Francisco Ferro, presbíteros e 28 (vinte e oito) companheiros leigos pertencem a esta geração de mártires que regou o solo pátrio, tornando-o fértil para a geração dos novos cristãos. Eles são as primícias do trabalho missionário, os protomártires do Brasil. Um deles, Mateus Moreira, estando ainda vivo, foi-lhe arrancado o coração das costas mas ele ainda teve forças para proclamar a sua fé na Eucaristia dizendo: “Louvado seja o Santíssimo Sacramento”.

Hoje, uma vez mais, ressoam aquelas palavras de Cristo, evocadas no Evangelho: “Não temais aqueles que matam o corpo, mas não podem matar a alma (Mc 10,28). O sangue de católicos indefesos, muitos destes anônimos, - crianças, velhos e famílias inteiras -, servirá de estímulo para fortalecer a fé das novas gerações de brasileiros, lembrando, sobretudo, o valor da família como autêntica e insubstituível formadora da fé e geradora de valores morais.

3. “I shall praise your name unceasingly and gratefully sing its praises” (Sir 51:10). Father Nicolas Bunkerd Kitbamrung’s priestly life was an authentic hymn of praise to the Lord. A man of prayer, Father Nicolas was outstanding in teaching the faith, in seeking out the lapsed, and in his charity towards the poor. Constantly seeking to make Christ known to those who had never heard his name, Father Nicolas undertook the difficulties of a mission through the mountains and into Burma. The strength of his faith was made clear to all when he forgave those who falsely accused him, deprived him of his freedom and made him suffer much. In prison, Father Nicolas encouraged his fellow prisoners, taught the catechism and administered the sacraments. His witness to Christ exemplified the words of Saint Paul: “We are afflicted in every way, but not crushed; perplexed, but not driven to despair; persecuted, but not forsaken; struck down but not destroyed; always carrying in the body the death of Jesus, so that the life of Jesus may also be manifested in our bodies” (2 Cor 4:8-10). Through the intercession of Blessed Nicolas, may the Church in Thailand be blessed and strengthened in the work of evangelization and service.

4. Bóg stał się prawdziwą podporą i umocnieniem także dla Męczenniczek z Nowogródka - błogosławionej Marii Stelli Mardosewicz i dziesięciu Towarzyszek ze Zgromadzenia Sióstr Najświętszej Rodziny z Nazaretu. Był dla nich podporą przez całe życie, a zwłaszcza w chwilach straszliwej próby, kiedy całą noc oczekiwały na śmierć, a póżniej w drodze na miejsce stracenia i wreszcie w chwili rozstrzelania.

Skąd miały siłę, aby ofiarować siebie w zamian za uratowanie życia uwięzionych mieszkańców Nowogródka? Skąd czerpały odwagę, aby ze spokojem przyjąć tak okrutny i niesprawiedliwy wyrok śmierci? Bóg przygotowywał je powoli na tę chwilę największej próby. Ziarno łaski rzucone na glebę ich serc w chwili Chrztu świętego, a potem pielęgnowane z wielką troską i odpowiedzialnością, zakorzeniło się dobrze i wydało najpiękniejszy owoc, jakim jest dar ze swego życia. Mówi Chrystus: «Nikt nie ma większej miłości od tej, gdy ktoś życie swoje oddaje za przyjaciół swoich» (J 15, 13). Tak, nie ma większej miłości od tej, która gotowa jest oddać życie za swoich braci.

Dziękujemy Wam, błogosławione Męczenniczki z Nowogródka za to świadectwo miłości, za przykład chrześcijańskiego bohaterstwa i zawierzenia mocy Ducha Świętego. «Wybrał Was Chrystus i przeznaczył na to, abyście przyniosły owoc Waszego życia i by owoc Wasz trwał» (por. J 15, 16). Jesteście najcenniejszym dziedzictwem Zgromadzenia Sióstr Najświętszej Rodziny z Nazaretu. Jesteście dziedzictwem całego Kościoła Chrystusowego po wszystkie czasy.

4. Dio è stato vero “aiuto e protettore” anche per le martiri di Nowogródek - per la beata Maria Stella Mardosewicz e le dieci Consorelle, Suore professe della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth. Fu per loro un aiuto durante tutta la vita e poi nel momento della terribile prova, quando per un'intera notte aspettarono la morte; lo fu soprattutto lungo il cammino verso il luogo di esecuzione e, in fine, al momento della fucilazione.

Da dove ebbero esse la forza per donare se stesse in cambio della salvezza dei condannati alla prigione di Nowogródek? Da dove trassero l'audacia per accettare con coraggio la condanna a morte così crudele e ingiusta? Dio le aveva preparate lentamente a questo momento di una più grande prova. Il seme della grazia gettato nei loro cuori nel momento del Santo Battesimo e poi coltivato con grande cura e responsabilità, mise bene le radici e diede il frutto più bello che è il dono della vita. Cristo dice: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). Sì, non c'è un amore più grande di questo: essere pronto a dare la vita per i fratelli.

Vi ringraziamo, o beate martiri di Nowogródek, per la testimonianza dell'amore, per l'esempio di eroismo cristiano e per l'affidamento alla forza dello Spirito Santo. “Vi ha scelto Cristo e vi ha costituiti perché portiate frutto nella vostra vita e perché il vostro frutto rimanga” (cfr Gv 15,16). Siete la più grande eredità della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth. Siete l'eredità di tutta la Chiesta di Cristo per sempre!

5. “If anyone declares himself for me in the presence of men, I will declare myself for him in the presence of my Father in heaven” (Mt 10:32). From his childhood, Pedro Calungsod declared himself unwaveringly for Christ and responded generously to his call. Young people today can draw encouragement and strength from the example of Pedro, whose love of Jesus inspired him to devote his teenage years to teaching the faith as a lay catechist. Leaving family and friends behind, Pedro willingly accepted the challenge put to him by Father Diego de San Vitores to join him on the Mission to the Chamorros. In a spirit of faith, marked by strong Eucharistic and Marian devotion, Pedro undertook the demanding work asked of him and bravely faced the many obstacles and difficulties he met. In the face of imminent danger, Pedro would not forsake Father Diego, but as a “good soldier of Christ” preferred to die at the missionary’s side. Today Blessed Pedro Calungsod intercedes for the young, in particular those of his native Philippines, and he challenges them. Young friends, do not hesitate to follow the example of Pedro, who “pleased God and was loved by him” (Wis 4:10) and who, having come to perfection in so short a time, lived a full life (cf. ibid., v. 13).

6. "Celui qui se prononcera pour moi devant les hommes, moi aussi je me prononcerai pour lui devant mon Père qui est aux cieux" (Mt 10, 32). Cette parole du Seigneur, André, de Phu Yên, au Viêt-Nam, l'a faite sienne avec une intensité héroïque. Depuis le jour où il reçut le Baptême, à l'âge de seize ans, il s'attacha à développer une profonde vie spirituelle. Au milieu des difficultés auxquelles étaient soumis ceux qui adhéraient à la foi chrétienne, il a vécu en témoin fidèle du Christ ressuscité et, sans relâche, il a annoncé l'Évangile à ses frères au sein de l'association des catéchistes «Maison Dieu». Par amour pour le Seigneur, il a consacré toutes ses forces au service de l'Église, assistant les prêtres dans leur mission. Il persévéra jusqu'au don du sang, pour demeurer fidèle à l'amour de Celui à qui il s'était donné totalement. Les paroles qu'il répétait en s'avançant résolument sur le chemin du martyre sont l'expression de ce qui anima toute son existence : "Rendons amour pour amour à notre Dieu, rendons vie pour vie".

Le bienheureux André, proto-martyr du Viêt-Nam, est aujourd'hui donné en modèle à l'Église de son pays. Puissent tous les disciples du Christ trouver en lui force et soutien dans l'épreuve, et avoir le souci d'affermir leur intimité avec le Seigneur, leur connaissance du mystère chrétien, leur fidélité à l'Église et leur sens de la mission !

7. "Non abbiate dunque timore" (Mt 10, 31). Questo è l'invito di Cristo. Questa è anche l'esortazione dei nuovi Beati, rimasti saldi nel loro amore a Dio e ai fratelli pur in mezzo alle prove. L'invito ci giunge come incoraggiamento nell'Anno giubilare, tempo di conversione e di profondo rinnovamento spirituale. Non ci spaventino le prove e le difficoltà; non ci rallentino gli ostacoli nel compiere scelte coraggiose e coerenti con il Vangelo!

Che possiamo temere se Cristo è con noi? Perché dubitare se rimaniamo dalla parte di Cristo e ci assumiamo l'impegno e la responsabilità di essere suoi discepoli? Possa la celebrazione del Giubileo rinsaldarci in questa decisa volontà di seguire il Vangelo. Ci sono di esempio e ci offrono il loro aiuto i nuovi Beati.

Maria, Regina dei Martiri, che ai piedi della Croce ha condiviso sino in fondo il sacrificio del Figlio, ci sostenga nel testimoniare con coraggio la nostra fede!