9 Seminaristi Martiri di Oviedo

9 Seminaristi Martiri di Oviedo

(†1936-1937)

Beatificazione:

- 09 marzo 2019

- Papa  Francesco

Ricorrenza:

- 6 novembre

Ángel Cuartas Cristóbal e 8 compagni, seminaristi , martiri nelle circostanze tragiche verificatesi sotto la Seconda repubblica spagnola (1931-1939), specie nella rivoluzione di ottobre 1934 e nella guerra civile spagnola nelle Asturie negli anni 1936-1937

  • Biografia
  • i martiri
  • omelia di beatificazione
"Questi giovani aspiranti al sacerdozio hanno amato così tanto il Signore, da seguirlo sulla via della Croce" (Papa Francesco)

 

Il 1934 nelle Asturie è un anno molto difficile: si moltiplicano le rivendicazioni sindacali dei minatori, le forze della sinistra anarchica si uniscono con l’obiettivo di abolire la Costituzione repubblicana e instaurare uno Stato socialista. Sono i prodromi di quella che sarà ricordata nella storia come la Guerra civile spagnola, che infurierà tra il 1936 e il 1939 e a sua volta farà da preludio alla Seconda Guerra Mondiale. La rivolta delle Asturie, accuratamente preparata nei mesi precedenti, scoppia il 5 ottobre 1934 con l’attacco alla Guardia civil. Ci sono scontri ovunque, ma i più sanguinosi sono a Oviedo, dove molte persone, soprattutto sacerdoti e religiosi, vengono giustiziati senza un perché. “Saranno 6832, alla fine, le vittime della guerra civile spagnola solo tra preti, religiose e religiosi. A questi si devono aggiungere tutte le vittime laiche, uccise solo perché professavano la religione cattolica”, ricorda il cardinale Becciu.

Alla fine dell’estate del 1934 Angel Cuartas Cristóbal è uno dei tanti seminaristi che finite le vacanze in famiglia dovrebbe tornare nel seminario maggiore di Oviedo, dove studia e dove qualche mese prima era stato ordinato suddiacono. Ottavo di 9 figli, è l’orgoglio della sua famiglia, quella stessa famiglia che gli consiglia di non tornare a Oviedo. Stanno accadendo cose brutte. Lui, però, non obbedisce: sa che il Signore lo vuole lì, a fare il suo dovere, fosse anche quello di essere ucciso “in odium fidei”, come i 5 compagni che come lui avevano deciso di rientrare. Ecco chi erano questi giovanissimi martiri: Mariano Suárez Fernández, deciso a continuare gli studi perché quell’anno deve prendere i voti; Jesús Prieto López, di famiglia talmente povera che i suoi studi erano stati pagati dal parroco; César Gonzalo Zurro Fanjul, che muore urlando “Viva Cristo Re! Viva la Spagna cattolica!”; José María Fernández Martínez, orfano di madre e figlio di un minatore; Juan José Castaňon Fernández, il più piccolo del gruppo: ha appena 18 anni. Il più grande tra loro solo 24.

La situazione peggiora e la violenza, come un virus, dilaga in tutto il Paese: “L’ateismo doveva essere il nuovo volto dell’uomo moderno”, evidenzia il cardinale Becciu. E questa ideologia continua a mietere vittime, laiche e religiose, come gli altri tre giovani beatificati oggi. Manuel Olay Colunga, già scampato alla morte nelle Asturie due anni prima, riuscirà a nascondersi per un anno prima di essere trovato e ucciso; Sixto Alonso Hevia, arrestato assieme al padre, fervente cattolico, e con lui detenuto a lungo nella parrocchia del paese, adibita a carcere, prima di essere martirizzato nel 1937; infine Luigi Prado García, che aveva fatto anche il servizio militare, assassinato sulla spiaggia di Gijon. “Mi sento piccolo davanti a queste figure – conclude il suo racconto il cardinale Becciu – il loro è un invito rivolto a me e a tutti i sacerdoti a vivere con pienezza e serietà la nostra vocazione”.

Questi sono i Servi di Dio uccisi a Oviedo il 7 ottobre 1934:

1. Servo di Dio Ángel Cuartas Cristóbal. Nato il 1º giugno 1910 a Lastres, fin da piccolo frequentò la scuola pubblica del paese e contribuì al sostentamento della numerosa famiglia con il suo lavoro. Nel 1923 entrò nel Seminario minore di Valdediós e, successivamente, in quello maggiore di Oviedo. Dopo la proclamazione della II Repubblica, i genitori e altri parenti e amici lo sconsigliarono di rientrare in seminario, ma il Servo di Dio, che doveva iniziare il quinto anno di teologia, fu determinato nel tornare. Venne catturato e ucciso insieme ad altri cinque seminaristi.

2. Servo di Dio Mariano Suárez Fernández. Nato l’8 ottobre 1910 a San Andrés de Linares, nel 1924 entrò nel Seminario minore di Valdediós e, nel 1929, passò in quello maggiore di Oviedo. Nel 1934 stava iniziando il quarto anno di teologia.

3. Servo di Dio Jesús Prieto López. Nato il 28 agosto 1912 a Bodecangas, ancora adolescente entrò nel Seminario minore di Valdediós e, poi, in quello maggiore di Oviedo, dove stava iniziando il terzo anno di teologia.

4. Servo di Dio César Gonzalo Zurro Fanjul. Nato il 22 ottobre 1912 ad Avilés, nel 1923 entrò nel Seminario minore di Valdediós e, successivamente, in quello maggiore di Oviedo, dove stava per iniziare il secondo anno di teologia.

5. Servo di Dio José María Fernández Martínez. Nato a Muñón Cimero il 9 maggio 1915, entrò nel Seminario minore di Valdediós nel 1927 e, poi, passò in quello maggiore di Oviedo, dove stava per iniziare il primo anno di teologia.

6. Servo di Dio Juan José Castañón Fernández. Nato il 6 agosto 1916 a Moreda de Aller, nel 1928 entrò nel Seminario minore di Valdediós e, poi, passò in quello maggiore di Oviedo, dove stava iniziando il terzo anno di studi di filosofia.

I Servi di Dio uccisi in altri luoghi:

7. Servo di Dio Manuel Olay Colunga. Nato il 25 luglio 1911 a Noreña, nel 1926 entrò nel Seminario minore di Valdediós e, poi, passò in quello di Oviedo. Nel 1936, si stava recando insieme al novello sacerdote Máximo Prieto Martínez alla celebrazione della prima Messa di quest’ultimo a Mantilla de Arzón. Entrambi furono catturati il 18 luglio 1937 e detenuti in diversi luoghi in condizioni disumane. Il Servo di Dio fu ucciso il 22 settembre 1937 a Villafria, vicino Oviedo.

8. Servo di Dio Sixto Alonso Hevia. Nato a Poago il 1º febbraio 1916, entrò nel Seminario di Oviedo nel 1929. Mentre si trovava in vacanza presso la propria famiglia, scoppiò la rivoluzione e, insieme a suo padre, si rifugiò nella chiesa parrocchiale. Consentitagli la semilibertà, fu inviato a servire i miliziani a Luanco e, in seguito, mandato con un battaglione di punizione ai lavori forzati al fronte “rosso” vicino Cangas de Onís. Mentre distribuiva alimenti in una mensa per lavoratori delle fabbriche, il 27 maggio 1937, fu pugnalato mortalmente presso il porto di Ventanielles (Ponga).

9. Servo di Dio Luis Prado García. Nato il 4 marzo 1914 a San Martín de Laspra, entrò nel Seminario di Valdediós nel 1930. Con lo scoppio della guerra civile, dovette rientrare in famiglia, da seminarista. Consapevole che era prossimo il suo arresto, si rifugiò in una famiglia di Carriona, alle porte di Avilés. Scoperto per caso, fu condotto nel carcere della “Iglesiona” di Gijón, dove venne fucilato il 4 settembre 1936.

Gli assassini dei nove giovani agirono in odium fidei. I Servi di Dio furono uccisi in quanto seminaristi o perché ritenuti sacerdoti. Il motivo della loro uccisione, perciò, fu esclusivamente religioso. I giovani seminaristi erano ben consapevoli del pericolo, ma scelsero di rimanere fedeli al Signore e di non nascondere la loro appartenenza alla Chiesa. Affrontarono umiliazione e morte con dignità e coraggio e soprattutto con un’incrollabile fiducia nella divina Provvidenza.

I loro corpi furono traslati nella cappella del Seminario Maggiore di Oviedo. 

Beatificazione dei seminaristi Ángel Cuartas Cristóbal e otto compagni

(Cattedrale di Oviedo Spagna, 9 marzo 2019)

OMELIA DEL CARD. ANGELO BECCIU

 

“Oggi la Chiesa – ha ricordato il cardinale Becciu nell'omelia - riconosce in questi nove beati, provenienti da famiglie cristiane semplici e di un ceto sociale basso quella luce che ha brillato nell’oscurità della notte e continua a illuminare la strada dei credenti di oggi”. La loro testimonianza, ha aggiunto, “è di grande attualità: essi non fuggirono di fronte alle difficoltà, bensì scelsero la fedeltà a Cristo. Il messaggio di questi seminaristi martiri parla alla Spagna e parla all’Europa con le sue comuni radici cristiane. Essi ci ricordano che l’amore per Cristo prevale su ogni altra scelta e che la coerenza della vita può portare fino alla morte. Ci ricordano che non si possono accettare compromessi con la propria coscienza e che non vi è altra autorità umana che possa competere con il primato di Dio”.E soprattutto, “Con la santità della loro vita, i nuovi beati parlano alla Chiesa di oggi. Essi, con il loro sangue, hanno fatto grande la Chiesa e hanno dato splendore al sacerdozio. Siamo tutti turbati dagli scandali che sembrano non avere fine e che sfigurano il volto della Sposa di Cristo. Abbiamo bisogno di seminaristi, di preti, di persone consacrate, di pastori generosi come questi martiri di Oviedo. Abbiamo bisogno di preti onesti e irreprensibili che portino le anime a Dio e non causino sofferenze alla Chiesa e turbamento al popolo di Dio”.

I nuovi beati, ha concluso il porporato, “con il loro messaggio e il loro martirio, parlano a noi tutti e ricordano che morire per la fede è un dono concesso solo ad alcuni; ma vivere la fede è una chiamata rivolta a tutti”.