César de Bus

César de Bus

(1544-1607)

Beatificazione:

- 27 aprile 1975

- Papa  Paolo VI

Ricorrenza:

- 15 aprile

Sacerdote che, convertitosi dalla vita mondana, si dedicò alla predicazione e alla catechesi e fondò la Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana, a cui diede la finalità di rendere gloria a Dio attraverso la formazione dei fedeli

  • Biografia
  • Lettera Apostolica
  • omelia di beatificazione
"Egli ci incoraggia col suo esempio forte e mite a seguire sempre più da vicino Cristo Maestro, Via, Verità e Vita" (Paolo VI)

 

 

VITA  E  OPERE

 

Giovinezza

 

    Il Beato Cesare de Bus nasce il 3 febbraio 1544 in Francia, a Cavaillon, piccola città della Provenza, allora appartenente allo Stato Pontificio. I suoi antenati sono di origine italiana. Cesare appartiene ad una nobile famiglia numerosa e profondamente cristiana. Compie i suoi primi studi in famiglia, poi, per breve tempo, presso i Padri Gesuiti ad Avignon. All’età di 18 anni tenta la carriera militare. Tornato in famiglia e venuto a mancare il padre, si occupa dei beni familiari. Tuttavia, queste prime responsabilità non gli impediscono di condividere i passatempi propri della gioventù nobiliare dei suoi tempi. Per le sue doti spirituali e caritative, non ancora ven­tenne, viene scelto come priore dell’associazione laicale dei Penitenti neri. Imperversando le “guerre di religione”, parte per combattere con animo valoroso, mostrandosi sempre pieno d’attenzione verso i poveri e i feriti. Tornato a casa per malattia, dopo qualche anno si lascia attrarre dalla corte di Francia dove si trovava già il fratello Alessandro, promosso colonnello della Guardia del Re. In questo periodo vive la vita di Corte, fatta soprattutto di divertimenti e di feste. Stanco di questo stile di vita, torna a Cavaillon amareggiato, dove però continua a condurre una vita leggera. Dotato di fervida fantasia e scorrevole vena poetica, compone canzoni e drammi, organizza spettacoli. Più avanti negli anni, riconoscerà che, per un aiuto particolare del Signore, il suo comportamento fu sempre corretto.

 

Conversione e Sacerdozio

 

    Nel 1575, Cesare, visitato dalla Grazia, cambia completamente stile di vita. È la grazia della sua conversione per una esistenza di viva fede e di donazione al popolo, allora oppresso dalla guerriglia, dalla carestia e dalla peste. La conversione di Cesare, è implorata, in assoluta riservatezza, dalla fervente preghiera e dai frequenti digiuni di due laici analfabeti e poveri: Antoinette Réveillade, dama di compagnia della famiglia de Bus, e Luigi Guyot, sarto e sacrestano della cattedrale. Costoro, preso atto con grande gioia del cambiamento spirituale del giovane, gli suggeriscono di lasciarsi guidare da un direttore spirituale santo e ben istruito. Si tratta del Padre Gesuita Pietro Pèquet della comunità di Avignon. Pertanto, Cesare si mette alla sua scuola con fervore ed umiltà. Subito in lui si riaccende il desiderio di diventare sacerdote. Riprende quindi lo studio della filosofia ad Avignon, presso il collegio dei Gesuiti. Dopo circa otto mesi ritorna a Cavaillon dedicandosi alla preghiera e all’aiuto spirituale delle persone che lo circondano, soprattutto rendendosi disponibile verso i piccoli e i poveri colpiti dalla carestia e dalla peste. E così, nel 1582 viene ordinato sacerdote della diocesi di Cavaillon. Inizia il suo apostolato diretto e specifico, quello della Parola di Dio, seguendo due punti-luce che illuminano il suo cammino spirituale di sacerdote: i Decreti del Concilio di Trento, e la spiritualità e l’opera apostolica di S. Carlo Borromeo.

 

Apostolato e Fondazione

 

    Nel suo apostolato, il Beato Cesare segue, in concreto, la via maestra dei riformatori cattolici di quel tempo, privilegiando l’istruzione religiosa del popolo, la santità di vita, la fondazione di istituti di sacerdoti e di suore che ne continuino l’opera. Cesare dunque, per volontà del suo Vescovo, Mons. Cristoforo Scotti, inizia subito la proclamazione della Parola di Dio nella stessa cattedrale di Cavaillon o sulla piazza adiacente, quando l’edificio non riesce ad accogliere tutti i partecipanti. Nel 1583, in obbedienza alle indicazioni del Papa Gregorio XIII, il Beato Cesare fonda e organizza la sua prima associazione di laici, ne compone gli statuti, ne anima e guida le riunioni. Allo stesso modo, in obbedienza al Concilio di Trento, inizia e instaura lentamente e faticosamente la riforma del monastero delle Benedettine situato in Cavaillon. Verso il 1583, viene a conoscenza di S. Carlo Borromeo, della sua vita spirituale, dei Concili Provinciali da lui indetti, del suo impulso alle scuole parrocchiali di catechismo. Ad informare il Beato Cesare è il suo amico Mons. Alessandro Canigiani, Vescovo di Aix-en-Provence. Cesare ne rimane entusiasta: ne imita subito la vita penitente, ma soprattutto dà inizio alla sua opera in favore della catechesi ai piccoli e ai poveri. Comincia a preparare un gruppo di giovani donne che invia nei cascinali della campagna per fare catechismo. Negli anni 1586-88 si ritira in cima alla collina che domina Cavaillon e lì, nell’eremo di San Giacomo, si dedica alla preghiera e allo studio del Catechismo di Trento. San Paolo VI, nell’omelia tenuta per la sua beatificazione, dice che «il Fondatore non si limitò all’educazione dei ragazzi ma anche all’istruzione dei genitori. Con lui è promossa una vera catechesi familiare. Di questa attività traboccante, le Istruzioni familiari sulle quattro parti del Catechismo Romano, pubblicate circa sessant’anni dopo la sua morte, hanno portato fino a noi una testimonianza quanto mai valida. Esse rivelano quello che deve essere un catechista: l’uomo della Bibbia, l’uomo della Chiesa, preoccupato di trasmettere la vera dottrina di Cristo». Qui, nella solitudine e nella preghiera, nasce il suo progetto di associare al suo apostolato catechistico alcuni sacerdoti e fratelli laici che si sentano chiamati a quest’opera. Nasce così la Congregazione del Padri della Dottrina Cristiana (detti Dottrinari). La riunione di fondazione della nuova Famiglia Religiosa ha luogo il 29 settembre 1592 a Isle-sur-Sorgue, cittadina poco lontano da Cavaillon. L’anno successivo l’Arcivescovo di Avignone, Mons. Francesco Maria Tarugi, oratoriano, affida loro la chiesa di Santa Prassede, in Avignon, dove i Padri iniziano da subito ad insegnare la Dottrina Cristiana.

 

L’apostolato catechistico

 

    La metodologia e i mezzi escogitati dal Beato Cesare rendono le sue catechesi attraenti e di facile comprensione. Egli si serve di strumenti semplici ed efficaci come: tavolette con scene evangeliche da lui stesso dipinte, canti e poesie. Con linguaggio semplice, imme­diato e familiare, utilizza abbondantemente la Parola di Dio, applican­dola ai concetti e alle situazioni concrete. Attraverso la catechesi, si propone di indurre i suoi uditori ad essere “buoni cristiani”, non solo nelle parole, ma nel comportamento, conducen­doli, attraverso una sincera conversione, a Gesù. Il Beato Cesare, consapevole che il “Catechismo ai Parroci”, voluto dal Concilio di Trento, era strumento accessibile ai sacerdoti, si adopera per adattarlo, ai fedeli studiando attentamente come proporlo in modo comprensibile alla gente senza svuotarlo della sua efficacia. Da tale studio, presenta l’essenziale della Dottrina cristiana suddividendola in:

    – Dottrina Piccola, rivolta a chi era completamente digiuno delle verità della fede (fanciulli e persone analfabete),     insegnando loro le preghiere, a partire dal segno della croce, i coman­damenti e i sacramenti, attraverso il dialogo     e la memoriz­zazione;

    – Dottrina Grande, fatta dal pulpito, la domenica e nelle solennità. Si trattava di un’ampia spiegazione molto     semplice del Simbolo degli Apostoli, del Padre Nostro, dei Comanda­menti, dei Precetti della Chiesa e dei     Sacramenti.

 

Gli ultimi anni

 

    Per garantire la solidità della sua opera, ritiene opportuno legare i membri della Congregazione con voti. Il Beato Cesare viene eletto Superiore Generale. La Congregazione viene approvata da Clemente VIII il 27 dicembre 1597.

    Molto provato nella sua salute da grandi sofferenze fisiche e morali, deve ben presto rinunciare al suo incarico. Diventato cieco, continua nonostante tutto a predicare e a confessare, e ripete spesso: «Non ho visto né letto nulla a confronto di ciò che Dio mi ha fatto vedere da quando sono cieco».

    Muore ad Avignone, il 15 aprile 1607, all’età di 63 anni, la mattina di Pasqua come aveva predetto qualche giorno prima: «Sarà per me doppiamente Pasqua, vale a dire il passaggio del Signore e il mio accanto a Lui».

 

"ITER DELLA CAUSA"

 

a) In vista della beatificazione

 

    Dopo la morte del Beato Cesare de Bus, il suo corpo è stato esposto ad Avignone e il P. Marcel, primo biografo, riferisce che «tutti quelli che escono dalla nostra chiesa dicono agli altri che incontrano per strada che hanno appena visto un Santo: la notizia era così forte che quasi tutta la città vi correva incontro».

    Il Processo Informativo sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio si svolse nella Diocesi di Avignone dal 1615 al 1620. Il 6 aprile 1747 Benedetto XIV firmò il decreto di Introduzione della Causa. Fecero seguito i Processi Apostoli sulla fama di santità «in genere» (1749-1750) e sulla fama di santità «in specie» (1751-1754). Finalmente l’8 dicembre 1821 Pio VII dichiarò eroiche le virtù del Fondatore.

    Nel 1911 si verificò, per l’intercessione del Venerabile Servo di Dio, la guarigione di Pasquale Favino ad Ascoli Satriano. Su questo evento fu istruito il relativo Processo apostolico nel 1914 nella medesima diocesi. Una seconda guarigione miracolosa a favore di Maria Bianco, avvenuta nel 1943 in San Damiano d'Asti, permise l’istruzione di un secondo Processo negli anni 1949-1950 nelle diocesi di Asti e di Torino. Il 25 marzo 1970 si tenne la Consulta Medica sulle suddette guarigioni. Il 4 dicembre 1973 i Consultori Teologi, riuniti nel Congresso peculiare, constatarono che tali guarigioni erano da attribuirsi all’intercessione del Venerabile Servo di Dio e i Padri Cardinali e Vescovi, radunati nella Sessione Plenaria, il 22 gennaio 1974, le giudicarono veri miracoli. Infine, San Paolo VI promulgò il relativo Decreto il 4 ottobre 1974.

    Nella solennità della Basilica Vaticana, il medesimo Pontefice procedeva al rito di Beatificazione, il 27 aprile 1975.

 

 

b) In vista della canonizzazione

 

    Tra le numerose grazie attribuite all’intercessione del Beato Cesare de Bus, la Postulazione ha presentato per la sua auspicata canonizzazione la guarigione da «meningite da Acinetobacter Bau­mannii in paziente con emorragia cerebrale da rottura di MAV ad alto flusso con idrocefalo acuto» di una giovane di Salerno, avvenuta nel 2016.

    L’Inchiesta diocesana sull’evento ritenuto miracoloso fu istruita nell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno dal 28 maggio 2018 al 29 maggio 2019 e ottenne il riconoscimento della validità giuridica il 20 settembre 2019.

    I Periti Medici della Congregazione delle Cause dei Santi, riuniti in Consulta il 5 marzo 2020, dichiararono la guarigione rapida, completa e duratura, non spiegabile scientificamente.

    I Consultori Teologi, il 7 aprile 2020, diedero parere favorevole circa l’attribuzione della guarigione miracolosa all’intercessione del Beato Cesare de Bus e ugualmente si espressero i Padri Cardinali e Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi.

    Il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto sul miracolo.  

LITTERAE APOSTOLICAE

de peracta beatificatione

 

PAULUS  PP.  VI

ad perpetuam rei memoriam

 

    Ministerium verbi, pastoralis nempe praedicatio, catechesis omnisque instructio christiana, in qua homilia liturgica eximium locum habeat oportet, Sacra Scriptura salubriter nutritur sancteque virescit (cfr. Dei verbum, n. 24). Haec Concilii Vaticani II significans sententia mirifice studium et apostolicam operandi rationem explanat venerabilis Famuli Dei Caesaris de Bus, sacerdotis, conditoris Congre­gationis Presbyterorum a Doctrina Christiana, quem ad Beatorum Caelitum honores hodie evehendum statuimus. Quo aptius enim et efficacius catechetico se dederet operi, quod unum fuit navitatis eius onus et officium, Sacrorum Bibliorum paginis tamquam cotidiano nutrimento mentem aluit. Eum praeterea, qui sibi suisque in Christo sodalibus id praecipuum suasit, ut tota vitae ratione evangelicam doctrinam docerent, dignum omnino existimavimus, qui sacerdotibus, religiosis sodalibus laicisque fidelibus catechesis tradendae incitatur simul esset et exemplum; etenim in comperto est nostris diebus catechistarum officium maximum momentum habere (cfr. Ad gentes, n. 17). Caesar de Bus natus est in Galliae urbe «Cavaillon» appellata, prope Avenionem, die III februarii, anno MDXLIV, e familia abunde praedita sive copiis sive christianis moribus. Post spei plenissimam adolescentiam et iuventam, recte vivendi rationis paulisper oblitus est; attamen ad bonam frugem se reduxit seque ad unum Deum cognoscendum magisque in dies diligendum incredibili animi ardore applicuit. Solitariam plerumque vitam exinde degit, praecationibus intentus atque corporis macerationibus, necnon adsiduae Sacrae Scripturae meditationi egenorumque aegrotorumque curationi, quibus iuvandis semet ipsum suaque omnia, gentium Apostolum secutus, revera impedit (cfr. 2 Cor. 12, 15). De sacerdotii interim dignitate sibi sumenda consilium cepit, cuius charismate in Cavallicensi templo est auctus, cum vir iam esset duorum de quadraginta annorum. Praestat omnino in lucem ponere eum, eiusdem ipsius diei vespere, proferendi verbi Dei initium fecisse, gravissimi videlicet illius muneris, quo totam vitam catechismi praeceptione functus est. Huiusmodi autem religionis elementa non solum excultis, nec adultae tantum aetatis fidelibus, verum etiam ac praecipue rudibus et pueris tradere conatus est, aptioribus ad hoc usurpatis subsidiis. Quinimmo, ut proposita haec sua quam efficientissime ad rem adduceret, de duabus constituendis religiosis Congregationis a. MDXCII egit, altera nempe ut viris, altera ut mulieribus religiose informandis provideretur. Catholicam insuper veritatem tueri perdiligenter studuit, cui labefactandae tam acriter novatores eo tempore insidiabantur. Nec Caesari de Bus adversi defuerunt vitae casus neque aerumnae. Ut namque pravis vexatus est ac fere diuturnis animi perturbationibus, ita corporis aegritudine ad extremam usque vitam est afflictus. Quinquagesimum praeterea agebat annum, cum oculorum usu prorsus destitutus est; quae gravis deminutio apostolicam eius operam aliquantum quidem, non autem penitus ademit. Consiliis enim et adhortationibus ipse sive Congrega­tionis suae sodales, sive eos, qui solacii causa ad eum plurimi accedebant, ad optima quaeque ineunda incitare perrexit et consolari. Expedit vero eam referre sententiam, quam ipsemet lingua latina composuit, quamque sibi saepe in solacium repetebat: «Sint sine luce oculi, sit plena doloribus aetas. Crux mihi deliciae, crux mihi lumen erit». Tot tamen inter animi corporisque afflictationes summo gaudio perfusus est, quod Avenionensis Episcopus antea, deinde Clemens VIII Pont. Max., die XXVII mensis Iunii, a. MDXCVIII, ab eo conditam Congregationem Presbyterorum a Doctrina Christiana auctoritate sua probarunt. Ineunte tandem mense Aprili, anno MDCVII, letali morbo correptus, post firmiter et patienter acerbissimos toleratos cruciatus, vita functus est, die XV eiusdem mensis et anni, ipso Paschatis sollemnitatis festo, tres cum esset super sexaginta annos natus. Qui vivens christianae et religiosae vitae praeclara exempla dedit, vel maiori mortuus admirationi fuit, ita quidem ut de tribuendis tanto Dei viro Beatorum Caelitum honoribus inde ab anno MDCXI, agi coeptum sit, Causaeque introductionem Beatus Innocentius XI, die XVIII mensis Ianuarii, a. MDCLXXXVI, rite subscripserit. Eundem tamen in exercen­dis theologalibus et cardinalibus virtutibus heroum in modum egisse, tunc tantum est sollemniter statutum, cum Pius VII Pont. Max., peculiare edi mandavit ad rem decretum, a. MDCCCXXI, ipso Imma­culatae B.M.V. Conceptionis festo, quo manifestius nempe singularis eius pateret in beatissimam Dei Matrem pietas et religio, qua vivens flagravit. De miraculis autem, quae, eo intercedente, divinitus ferebantur patrata, disquisitum perdiligenter est in episcopalibus Curiis Asculana Apuliae, Astensi et Taurinensi; deinde Romae, in suetis Sacrae Congregationis pro Causis Sanctorum comitiis. Quibus rite peractis, constare Ipsimet decrevimus de duobus miraculis intercedente venerabili servo Dei Caesare de Bus a Deo patratis. Quod die IV mensis Octobris, superiore anno, fecimus. Die autem ad eiusdem Beatificationem statuto, hodie nempe, optatis sollemnibus Nos praefuimus, atque Missae initio, cui ut praesideret facultatem permisimus Avenionensis Ecclesiae Archiepiscopo, haec verba protulimus: «Nos, vota fratris Nostri Eugenii Polge, Archiepiscopi Avenionensis, necnon plurium aliorum fratrum in Episcopatu, multorumque Christifidelium explentes, de Sacrae Congregationis pro Causis Sanctorum consulto, auctoritate Nostra apostolica facultatem facimus, ut venerabilem servum Dei Caesarem de Bus beati nomine in posterum appelletur, eiusque festum die ipsius natali quintodecimo mensis Aprilis, in locis et modis iure statutis, quotannis celebrari possit. Quae per has Litteras ediximus firma esse et fore volumus, contrariis quibuslibet non obstantibus».

    Datum Romae, apud S. Petrum, sub anulo Piscatoris, die XXV mensis Aprilis, anno MCMLXXV, Pontificatus Nostri duodecimo.

 

De mandatu Summi Pontificis

X Ioannes card. Villot

Secretarius Status

 

Loco X Sigilli

In Secret. Status tab. n. 278.980.

BÉATIFICATION DE CÉSAR DE BUS

HOMÉLIE DU PAPE PAUL VI

27 avril 1975

Rejouissez-vous tous, Vénérables Frères et chers Fils! Que 1'Eglise entière exulte parce qu'elle peut admirer dans tout leur éclat les merveilles accomplies par Dieu dans la vie d'un homme! Louons ensemble le Seigneur pour sa sainteté qui resplendit en ses œuvres! La cérémonie d'aujourd'hui met à l'honneur la ville de Cavaillon, dans ce Comtat Venaissin alors territoire pontifical; Nous sommes heureux de saluer en premier les représentants de cette cité antique et de participer à leur action de grâces. Nous saluons aussi tous les pèlerins du diocèse d'Avignon: il était juste que leur Archevêque fut associé d'une manière particulière à un événement comme celui-ci, et Nous remercions Monseigneur Eugène Polge d'avoir répondu à notre invitation de présider la concélébration eucharistique.

Mais le ministère de César de Bus Nous fait réserver ce matin d'autres mots chaleureux pour ceux qui ont marché sur ses traces, Nous voulons parler des religieux et des prêtres adonnés à l'enseignement de la Doctrine Chrétienne, c'est-à-dire à la transmission de la Foi, de la Parole de Vie. Et comment ne pas mentionner les catéchistes, ces artisans de la première évangélisation missionnaire, et tous les jeunes volontaires qui, sacrifiant leur temps libre pour se consacrer à l'annonce de la Bonne Nouvelle, contribuent à nous édifier et à nourrir notre espérance en l'avenir? A un titre tout à fait spécial, la fête d'aujourd'hui est leur fête. Ainsi Nous venons de procéder solennellement à la Béatification de César de Bus. Une étude approfondie - plus de trois siècles et demi se sont écoulés depuis le terme de sa vie terrestre - a révélé en effet que cette grande figure du passé avait vraiment poussé les vertus évangéliques jusqu'à l'héroïsme, et qu'elle était vraiment digne d'éloge. Rien n'a été négligé de sa biographie ni des idées conductrices de son action. En conscience et avec notre autorité apostolique, Nous autorisons donc le culte local de César de Bus; Nous croyons qu'il sera bénéfique, et voici pourquoi.

Nous relèverons d'abord quelques aspects de la vie du bienheureux, choisis parmi les plus significatifs et les plus aptes à servir de leçons à l'époque qui est la nôtre. Mille cinq cent quarante- quatre, année de sa naissance à Cavaillon: le monde chrétien est en crise, l'une des crises les plus graves de son histoire. Crise non seulement religieuse et doctrinale, mais crise de civilisation aussi, avec l'afflux de courants de pensée nouveaux, certes pas tous négatifs, mais qui désorientent la masse des fidèles. César de Bus vient au monde en cette période troublée, où les hommes s'ouvrent progressivement à la culture, aux arts et au règne du plaisir. Lui-même se laissera entraîner pendant l'adolescence et le début de l'âge adulte sur la pente de la facilité à laquelle le prédisposaient sa condition et sa fortune. Vie légère, insouciante, d'un être doué, brillant en société, poète à ses heures, davantage sensible à la jouissance de tout qu'aux exigences de 1'Evangile.

La conversion ne pouvait être que radicale, et elle le fut. Trois personnes très diverses l'aidèrent profondément: Louis Guyot, tailleur, humble sacristain de la cathédrale de Cavaillon au rayonnement tout à fait remarquable; l'étonnante Antoinette Réveillade, qui vivait dans la proximité de Dieu et s'efforçait d'aider ses proches à en comprendre la volonté - analphabète, semble-t-il, elle allait jusqu'à supplier César de Bus de lui faire la lecture de vies de saints, lui donnant ainsi l'occasion de réfléchir et de prier -; et enfin le jésuite Pierre Péquet dont l'expérience spirituelle, la prudence, le discernement et la fermeté seront d'un grand secours pour le jeune César. Sous leur influence, il rompt bientôt avec la frivolité; il se livre à l'étude et se prépare au sacerdoce. En voyant l'obstination avec laquelle ces trois «mystiques» s'emploient à conseiller et à reprendre sans cesse leur protégé, on ne peut s'empêcher de penser qu'ils furent les instruments de Dieu, chargés de préparer un disciple de choix. Et cette réflexion Nous remplit de confiance: Oui, chers Frères et Fils, le Bon Pasteur prend soin de son troupeau! Oui, il se choisit des ministres pour la mission de demain! Oui, il Compte sur chacun de vous pour leur révéler cet appel et pour les guider dans leur cheminement!

L'itinéraire spirituel du bienheureux ne fut pas, vous vous en doutez, sans à-coups. Moments de découragement, de nuit, d'incertitude. Nous avons été frappé, cependant, par ce qui sera, presque dès l'origine, une caractéristique de toute sa vie. Peut-être estce là que réside le secret de sa constance, en tout cas ce qui lui a toujours permis de surmonter ses difficultés et de repartir avec une énergie accrue: Nous voulons parler de son esprit de pénitence. La pénitence, ce n'est pas un vain mot pour lui. II la pousse jusqu'à l'extrême: il revient de loin! Il doit dominer les passions dont il s'est fait autrefois l'esclave, combat violent et perpétuel. Il apprend ainsi à rechercher et à aimer le sacrifice, car le sacrifice configure au Christ souffrant et vainqueur. S'offrir en libation, tout abandonner entre les mains de Dieu au prix des renoncements les plus coûteux, tel semble avoir été son leitmotiv, le but perpétuel de ses efforts, Et lorsqu'à la fin de sa vie, perclus de maux et affligé de cécité, il pourra enfin se disposer au don suprême, il réalisera combien l'ascèse lui a été utile pour maîtriser le vieil homme. Il sera prêt à rencontrer le Seigneur. Sa joie sera parfaite.

Le corps de César de Bus repose aujourd'hui à Rome, en l'église Sainte-Marie in Monticelli. Mais, par un dessein assurément de la Providence, tout n'est pas fini pour nous avec cette mort! Le peuple de Dieu, en proie aux difficultés du monde contemporain, contemple en effet dans la gloire l'un des siens traçant pour lui une route vers le Royaume. Devant les problèmes qui sont actuellement les nôtres, n'y a-t-il pas là une voie étroite, faite de conversion personnelle, de prière et d'austérité, faite de réponse courageuse à un appel intérieur? Nous vous laissons répondre à cette question, et en tirer vous-mêmes les conclusions nécessaires pour vous et pour votre apostolat. Toutefois, il Nous semble que la personne de César de Bus n'est pas seule riche d'enseignement. Au-delà de l'homme, particulièrement brillant, il y a l'œuvre accomplie par cet homme, œuvre considérable dans la région où il vivait, et qui devait influencer d'une manière heureuse la pastorale catéchétique du moment, encore balbutiante.

L'objectif du Père de Bus est de communiquer la doctrine chrétienne au peuple. L'idée est loin d'être neuve. Dès les origines, les premiers chrétiens se montrèrent soucieux de transmettre - et de transmettre avec exactitude - l'essentiel de ce qu'ils avaient reçu. L'on vit rapidement se former des recueils rapportant les faits et dits les plus marquants de la Révélation. L'ère apostolique et les décades postérieures en donnent plusieurs témoignages. Il importe plus que jamais, au milieu d'un monde païen et face aux dangers des déviations doctrinales, d'inculquer aux catéchumènes et de rappeler aux disciples un kérygme, c'est-à-dire un noyau central, un résumé de la foi axé sur l'essentiel, qui puisse servir de base à des développements adaptés aux circonstances et à la psychologie des auditeurs. Il faut donner un fondement solide à leur foi, étayer leur attachement affectif et caritatif au Dieu vivant, par une connaissance des vérités de la foi qui corresponde à cet amour.

Dans la deuxième moitié du seizième siècle - que l'on ne se fasse pas d'illusions! - la masse des catholiques est généralement peu instruite, même si sa conviction est extérieurement renforcée par un cadre de chrétienté ou par les oppositions religieuses où se mêlent de temps en temps des considérations d'un tout autre ordre. L'intuition, le génie pourrait-on dire, de César de Bus, est de 'mettre le doigt sur un besoin primordial, pressenti avec tant de perspicacité par les Pères du Concile de Trente avec le catéchisme dont ils ordonnèrent la rédaction, afin que tous les pasteurs, de l'évêque au curé d'une modeste paroisse, possèdent un manuel de référence. Mais le terrain est encore en friche. Le dénuement du peuple est extrême et le dévouement de ses ministres ne suffit pas à lui seul à le pallier. Intelligemment formé à l'école ignatienne, par les soins de son directeur Péquet, César de Bus va aussi, ce qui est très important, apprendre à connaître la vie, la doctrine spirituelle et l'œuvre d'autres maîtres à penser de l'époque, Pierre Canisius, Robert Bellarmin, Philippe Néri et Charles Borromée. Les deux derniers surtout laissent en lui une empreinte indélébile; il se pénètre de leurs inspirations, nourrit son action de la leur et brûle du même zèle qu'eux.

Avec un sien cousin, Jean-Baptiste Romillon, qui a partage sa recherche et suit à présent la même orientation que lui, il commence à sillonner bourgs et campagnes pour catéchiser ceux qu'il appelle ses «ouailles». Sa méthode est l'enseignement de la foi à toutes les catégories de la population, en distinguant des degrés, bien sûr, entre ceux qui sont capables d'accueillir beaucoup et ceux pour lesquels il faudra se contenter, dans un premier temps, d'un minimum. Mais le point important, est que tous soient évangélisés, que tous reçoivent un enseignement à leur portée. L'es paroles sont simples; les formules, peu nombreuses, sont bien frappées et faciles à retenir. Autour de ce schéma vient se greffer une prédication pétrie d'Ecriture Sainte, adaptée aussi afin que les notions apprises ne restent jamais sans suite, et qu'elles se traduisent dans l'attitude spirituelle et dans la manière d'agir, dans la vie en un mot.

Comment ne pas voir en cet apostolat de notre bienheureux une parenté étroite avec celui de saint Charles Borromée qui, dès mille cinq cent soixante neuf, obligeait chaque diocèse de sa province à organiser des écoles de la doctrine chrétienne? Le Cardinal Borromée les multipliait lui-même à Milan et il n'hésita pas à en réunir les maîtres dans une Compagnie et à fonder une Congrégation séculière pour assurer la durée et la bonne marche de l'œuvre: ce furent les «Operarii Doctrinae Christianae», les Ouvriers de la Doctrine chrétienne (Cfr. Acta Ecclesiae Mediolanensis . . . . Mediolani MDXCIX, pp, 864-865; GIUSSANO PIETRO, Vita di San Carlo, livre VIII, ch. VI, tome II, pp. 254-261). Quelle place, quels encouragements le saint Archevêque de Milan n'accorde-t-il pas à cette œuvre? Ne formerait-il qu'un seul vrai chrétien, un catéchiste n'aurait pas perdu sa peine. Commentant l'évangile de la Samaritaine, il s'adresse directement à ses chers «ouvriers»: «Voyez l'importance de votre labeur! N'auriez- vous ramené qu'une seule enfant à 1'Eglise . . . comprenez que vous avez accompli une œuvre de grand prix! Le Christ avait le monde entier à racheter et pour cette œuvre immense il n'avait qu'un court espace de trois ans . . . Et cependant, sur ce temps si court, quelle part considérable n'a-t-il pas pris pour la seule Samaritaine? Que ce soit pour vous le plus grand des stimulants» (Cfr. Homilia 100 in Evangelium Ioannis, dans S. CAROLI BORROMEI . . . Homiliae . . . Ioseph Antonii Saxii praefatione et annotationibus illustratae, t. III, Mediolani MDCCXLVI, p. 340).

Mais il faut s'attacher à la formation des parents: N'est-ce pas «la charge des pères, leur fonction, de conduire au Christ les enfants qu'ils ont eux-mêmes reçus du Christ?» (Ibid. t. I, p. 2). César sera profondément frappé par cette exemple. Lisant la vie de saint Charles que lui avait procuré l'Archevêque d'Avignon, il se sent «embrasé d'un si grand désir de faire quelque chose à son imitation, que - dit-il - je n'accorderai sommeil à mes yeux, ni repos à mes jours que je n'aie donné quelque contentement à ma résolution» (H. BREMOND, Histoire littéraire du sentiment religieux en France, II, L'invasion mystique, p. 19; cfr. A. RAYEZ, S.I., La spiritualità del Ven. Cesare de Bus, RAM 134, avril 1958, p. 20). Comme 1'Archevêque de Milan, loin de se limiter à l'éducation des enfants, il regarde les familles et les milieux, s'attache à l'instruction des parents et à la formation des maîtres. Avec lui est promue une véritable catéchèse familiale qui sera le meilleur remède et le meilleur antidote contre l'hérésie. De cette activité débordante, «Les Instructions familières sur les quatre parties du Catéchisme romain», publiées près de soixante ans après sa mort, ont porté jusqu'à nous le témoignage toujours valable. Elles révèlent ce que doit être le vrai catéchiste: l'homme de la Bible, l'homme de I'Eglise, soucieux de transmettre la véritable doctrine du Christ (Cfr. A. RAYEZ, S. I., La Spiritualità del Ven. Cesare de Bus, RAM 134, avril 1958, pp. 29-30). Il dispose les cœurs à la foi qui, elle, demeure le secret de la liberté et de la grâce de Dieu.

L'œuvre de César de Bus suscite toujours, après trois siècles, notre admiration. Voilà quelqu'un qui a vu juste. Il a su déceler les besoins de son époque, et y répondre avec autant de générosité que d'efficacité. Attirés par sa clairvoyance et son rayonnement, d'autres hommes enthousiastes se sont peu à peu groupés autour de lui, s'initiant à sa méthode et prenant exemple sur lui. Rapidement ils formèrent une famille religieuse qui, malgré les vicissitudes de l'histoire, fleurit encore aujourd'hui en divers pays; par un retour aux sources, elle vient de se réimplanter en France, à Cavaillon: que les Pères de la Doctrine Chrétienne ici présents sachent en ce jour notre sollicitude particulière pour eux, notre estime, et qu'ils reçoivent nos vœux et nos encouragements! Nous sommes heureux de les honorer maintenant en la personne de leur fondateur. Frères et Fils, Nous voudrions, pour conclure, vous inviter à un bref regard sur le monde contemporain et, plus précisément, sur l'enseignement de la foi à l'heure actuelle. Les circonstances s'y prêtent, n'est-il pas vrai? Un effort a été fait ces dernières années, surtout depuis le Concile Vatican II, pour promouvoir une catéchèse accessible, compréhensible, proche de la vie. Il se traduit par une attention plus grande à la diversité des démarches individuelles et collectives, par un souci d'accompagner l'enfant ou l'adulte dans sa lente recherche de Dieu.

Nous nous en félicitons car Nous trouvons cette option pastorale vraiment évangélique, inspirée de l'attitude du Christ lui-même avec ses interlocuteurs. César de Bus, lui aussi, a choisi cette ligne de conduite. Il Nous semble toutefois qu'en une période où le monde, comme jadis, est en crise, où la plupart des valeurs, même les plus sacrées, sont inconsidérément remises en question au nom de la liberté, si bien que beaucoup ne savent plus à quoi se référer, en une période où le danger ne vient certes pas d'un excès de dogmatisme mais plutôt de la dissolution doctrinale et du flou de la pensée, il Nous semble qu'un effort supplémentaire devrait être entrepris avec courage pour donner au peuple chrétien, qui l'attend plus qu'on ne le croit, une base catéchétique solide, exacte, facile à retenir. Nous comprenons bien que l'adhésion de la foi soit difficile aujourd'hui, particulièrement chez les jeunes, en proie à tant d'incertitudes. A tout le moins, ont-ils droit de connaître avec précision le message de la Révélation qui n'est pas le fruit de la recherche, et d'être les témoins d'une Eglise qui en vit. C'est le but poursuivi d'ailleurs par le Directoire catéchétique général de la Congrégation pour le Clergé, publié récemment en application du Décret conciliaire Christus Dominus (Christus Dominus, 44).6

Et Nous désirons que les pasteurs et les responsables de la catéchèse s'en servent pour alimenter leur réflexion et guider leurs travaux. Bienheureux César de Bus, toi qui nous as laissé l'exemple admirable d'une vie toute donnée à Dieu, toi qui brûlais du désir de communiquer la vie de Dieu à tes frères, intercède maintenant pour nous auprès du Seigneur, pour que le même feu nous consume et que la même charité nous presse. Et vous, chers Frères et Fils, Nous vous confions à lui et Nous vous bénissons de tout cœur.

Rivolgiamo un particolare saluto ai pellegrini di lingua italiana, presenti a questa solenne celebrazione liturgica per la beatificazione di Cesare de Bus. Il nuovo Beato è figura che attrae e fa pensare: la sua storia singolare; il suo fermissimo proposito di conversione, proprio durante un Giubileo, quello del 1575; il suo programma di evangelizzazione fino alla morte, continuato fino al giorno d'oggi mediante la Congregazione religiosa dei Dottrinari, da lui fondata, presentano un fascino tutto moderno, e ci dicono che nulla è impossibile a chi abbia preso sul serio la vocazione cristiana, che è fondamentalmente vocazione alla santità. Il nuovo Beato ha perciò tanto da dirci, e ci incoraggia col suo esempio forte e mite a seguire sempre più da vicino Cristo Maestro, Via, Verità e Vita. La diletta Nazione italiana ha anche un titolo particolare per invocarlo, perché Cesare de Bus appartenne a una famiglia di origine anch'essa italiana e le sue reliquie sono custodite a Roma: sia egli propizio al popolo fedele, che affidiamo alla sua intercessione e alla sua protezione.

On thi day of joy we acclaim the merits of Christ and the power of his Pascha1 Mystery reflected in the life of Blessed Cesar de Bus. We present before the world fresh motivation for confidence and Courage. To all the members of the Church of God we repeat the words of Jesus: «Let not your hearts be troubled . . . I am the way, and the truth, and the life» (Io. 14, 1. 6). In a special way, we wish to express our love and support for those who are devoted «to prayer and to the ministry of the word» (Act. 6, 4) - to all those who through their teaching give glory to the Lord.

Auch euch, liebe Pilger Deutscher Sprache, gilt Unser herzlicher Willkommensgruss. Beherzigt in eurem Bemühen um religiöse Erneuerung in diesem Heiligen Jahr die Worte des seligen Cesar de Bus, der uns ermahnt: "Das Christentum muss mehr gelebt als gepredigt werden!"Vir alle sind dazu berufen, durch unser christliches Leben, für unsere Mitmenschen Weg zu Christus und Vermittler seiner Versöhnung zu werden. Dazu ermutige und bestärke uns der selige Cesar de Bus durch sein eigenes Lebenszeugnis und durch seine mächtige Fürsprache.

A todos vosotros, queridos peregrinos de lengua española presentes en la Basílica, dirigimos nuestro cordial saludo. Pedimos al Señor, por intercesíon del nuevo Beato, que os ayude siempre a vivir con entusiasmo y generosidad los ideales de una auténtica vida cristiana. Con estos deseos, impartimos a vosotros y a vuestros familiares nuestra paterna Bendición Apostólica.