Donizetti Tavares de Lima

Donizetti Tavares de Lima

(1882-1961)

Beatificazione:

- 23 novembre 2019

- Papa  Francesco

Ricorrenza:

- 16 giugno

Presbitero brasiliano, ordinato sacerdote nel 1908, ha prestato servizio come parroco in varie chiese del Brasile, sorattutto è ricordato il suo grande lavoro nella chiesa di San Antonio a Tambaú, dove ha vissuto gran parte della sua vita; Inoltre acquista terreni e case per chi non possiede nulla, realizza un ospizio per anziani poveri, un asilo per i bambini, un centro di rifornimento alimentare per gli indigenti, fonda un’associazione per la protezione della maternità e dell’infanzia e un circolo per i dipendenti delle fabbriche

  • Biografia
  • il miracolo
  • omelia di beatificazione
"Maria la principale responsabile della mia chiamata alla vita religiosa, perché solo lei sa intercedere presso il Signore”

 

Donizetti Tavares de Lima nacque a Santa Rita de Cássia (oggi Cássia), nello Stato brasiliano del Minas Gerais, il 3 gennaio 1882, quinto dei sedici figli di Tristão, avvocato e Chichina, professoressa.

Da bambino si trasferì con la famiglia nello stato di San Paolo. A 12 anni entrò nel seminario vescovile, dove ricevette l’incarico di organista e di maestro di musica dei seminaristi. Tre anni dopo passò nel collegio Mons. Giovanni Soares, ma dovette tornare nel precedente seminario per insegnare musica.

Nel 1900 iniziò il corso preliminare nella facoltà di diritto e nel 1903 intraprese gli studi filosofici e teologici in preparazione al sacerdozio. Incardinatosi nella diocesi di Pouso Alegre, fu ordinato sacerdote il 12 luglio 1908 e destinato al servizio pastorale della parrocchia di San Gaetano. Poco dopo, al seguito del nuovo vescovo, passò nella diocesi di Campinas; per quasi un anno fu vicario a Jaguary. Nel 1909 ricevette la nomina di parroco di Vargem Grande do Sul, nella diocesi di Ribeirão Preto. Svolse un intenso apostolato ed esercitò un notevole influsso sulla vita sociale della città.

Nel 1926 divenne parroco della chiesa di Sant’Antonio a Tambaú, condividendo i problemi della sua gente e cercando soluzioni. Gli furono attribuiti numerosi prodigi grazie al suo solo gesto di benedizione; dopo quasi un anno, fu lui stesso a stroncare il fanatismo popolare e a porre fine ai pellegrinaggi.

Morì a Tambaú il 16 giugno 1961. L’Inchiesta Diocesana della sua causa di beatificazione si è svolta dal 5 marzo 1992 al 16 maggio 2009 presso la diocesi di São João da Boa Vista.

Il 9 ottobre 2017 papa Francesco ha autorizzato il decreto con cui padre Donizetti veniva dichiarato Venerabile. Lo stesso Pontefice ha poi autorizzato, il 6 aprile 2019, il decreto relativo a un miracolo ottenuto per sua intercessione, aprendo la via alla sua beatificazione. I resti mortali di padre Donizetti riposano presso la chiesa di Sant’Antonio a Tambaú.

Padre Donizetti vuole prendersi cura delle sue pecorelle sia dal punto di vista spirituale che fisico, così inizia a diffondersi la notizia che le sue benedizioni siano prodigiose, che abbiano poteri di guarire da ogni male.

A metà degli anni Cinquanta sono in migliaia a fare la fila fuori dalla sua parrocchia solo per parlare con lui, per farsi accarezzare. Padre Donizetti si spaventa di quello che gli sta succedendo, non è sicuro che sia la volontà di Dio, così scrive al suo vescovo: “ ‘Eccellenza, prima che lo venga a sapere da altri, sono venuto a riferirle che viene da me molta gente perché si è sparsa la voce che la mia benedizione fa guarire o è di conforto nelle pene. Io prego sempre Nostra Signora Apareçida. Sono conscio che questa è una missione che lei mi ha affidato, aiutare chi ha bisogno. Cosa devo fare? – è la lettera del sacerdote - Il vescovo diede una risposta incoraggiante, serena: ‘Caro padre, continui a dare la sua benedizione, quella che è della Chiesa. Non è un atto di magia, né una sua invenzione. Dispensi le grazie di Nostra Signora. Vada tranquillo’ ”.

BEATIFICAZIONE DI P. DONIZETTI TAVARES DE LIMA

OMELIA DEL CARD. ANGELO BECCIU

(Diocesi di São João de Boa Vista, Brasile, sabato 23 novembre 2019)

 

 

«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore» (Gv 10,11).

 

Cari fratelli e sorelle,

queste parole, con le quali Gesù ha definito se stesso, si sono realizzate pienamente quando Egli, obbedendo liberamente alla volontà del Padre, si è immolato sulla Croce, offrendo la sua vita in sacrificio per tutti noi. Cristo è il pastore vero, che realizza il modello più alto di amore per il proprio gregge. Nel Beato Donizetti Tavares de Lima rifulge l’immagine di Cristo Buon Pastore: preoccupato di andare in cerca della pecora perduta, di fasciare quella ferita, di curare quella malata, pascendo il gregge secondo giustizia (cfr Ez 34,16). Egli realizzò un fecondo ministero sacerdotale incentrato sulla preghiera, sul lavoro apostolico, sulla sofferenza fino al dono totale di sé.

Vissuto in un periodo complesso per la storia del Brasile, questo zelante ministro di Dio spicca come integerrimo pastore di anime, che nel corso della sua vita sacerdotale fu guidato dall’amore di Dio e del prossimo. Come parroco, non si risparmiò nel servizio alla sua gente: nessuno era escluso dalla sua attenzione, per lui tutti gli uomini in quanto figli di Dio erano uguali, non guardava al colore della pelle, alla cultura, alla fede.  Profondo conoscitore delle Encicliche sociali del Papa Leone XIII, fu un anticipatore dei diritti dell’uomo, contro la sfrenata corsa imposta dagli interessi economici, che schiacciano la persona umana. Dimostrò indomito coraggio nella difesa della giustizia sociale, difese i poveri, gli ammalati e gli operai, e denunciò senza paura i soprusi e le irregolarità che avvenivano nella società; al tempo stesso cercava di mettere accordo tra le parti sociali in conflitto. Sfidando contrarietà e persecuzioni, talvolta anche a rischio della vita, predicava apertamente in difesa degli indigenti, come pure per l’abolizione della schiavitù e la promozione umana e cristiana degli emarginati. In tutte queste creature sofferenti vedeva il volto di Cristo, per questo si batteva contro ogni discriminazione sociale e razziale.

Nel suo intento di promozione umana e religiosa del popolo, si dedicò con attenzione ai problemi della famiglia: fondò l’associazione della maternità e infanzia e numerose opere assistenziali in particolare per gli ammalati e gli anziani; cercava di provvedere in tutti i casi di povertà con medicine, vitto e vestito; costruì un ospizio per i bisognosi, un ricovero per i tubercolotici, una rivendita di alimenti a basso costo; avviò i giovani allo studio, istruendo quanti non potevano frequentare le scuole pubbliche a causa della povertà delle loro famiglie. Sempre si mostrò refrattario alla carriera ecclesiastica, al prestigio e a qualsiasi vantaggio economico; viveva poveramente e in grande austerità, tutto dedito al bene del gregge di Cristo a lui affidato.

Ma dove trovò tanta energia per vivere una missione così vasta e straordinaria? Anzitutto nella preghiera. I testimoni riferiscono che pregava molto, celebrava con fervore, sostava spesso in adorazione davanti al SS. Sacramento (Summarium, 132). Inoltre nutriva una devozione filiale verso la Madonna, venerata come Nostra Signora Aparecida: non fece in tempo a vederne ultimato il famoso Santuario, che sorse dal suo tenero amore verso la Vergine Maria. Di fronte alle grazie spirituali e agli aiuti celesti che Egli otteneva con la sua preghiera, amava ripetere: «Io sono niente, ma posso ottenere da Dio attraverso Nossa Senhora» (Summarium, 201). L’intensa unione con Dio non poteva non far ardere il suo cuore e alimentare la sua fantasia per venire incontro alle necessità pastorali e materiali della sua gente.  Fu infatti  l’amore verso Dio che lo indusse a prodigarsi verso il prossimo. Fu dalla sua intensa vita interiore, dal suo rapporto intimo con Gesù che scaturì l’eroismo sempre dimostrato nel donarsi ai fratelli, anche accettando le persecuzioni per difendere il diritto e la giustizia.

La speranza nel premio eterno, riservato agli operatori di giustizia e di pace, era talmente radicata nel suo animo che lo rendeva pronto ad affrontare le prove quotidiane con calma, serenità e abbandono alla divina volontà. Guardando al nuovo Beato, ci troviamo di fronte ad una figura esemplare di sacerdote, completa dal punto di vista umano, spirituale e sociale che si distinse nel vivere in pienezza il Vangelo. Esempio concreto e vivo di sacerdote zelante, uomo di preghiera e di azione, che visse con coerenza e determinazione la dottrina sociale della Chiesa. Nella sua grande umiltà egli si considerò l’ultimo dei preti, ma la Chiesa ora lo pone sul candelabro come modello per tutti, sacerdoti e laici. Egli incoraggia noi pastori di anime a dedicare la nostra vita totalmente al ministero, diventando voce di quanti non hanno voce nella società, difendendo gli indifesi e sostenendo gli scartati della società. Vorrei invitare i seminaristi che si preparano al sacerdozio, a scoprire in lui un modello di discernimento vocazionale, che li sproni a divenire luce e sale della terra nel contesto del mondo e della società odierna con le loro relative sfide.

Don Donizetti si presenta come discepolo di Gesù in costante cammino, costituendo una testimonianza integrale di uomo cristiano. Pertanto rappresenta un esempio luminoso di vita evangelica anche per voi fedeli laici, chiamati a porre i propri talenti al servizio dell’evangelizzazione; in particolare, come ha ricordato il Concilio Vaticano II, animando con lo spirito cristiano le realtà temporali (Apostolicam actuositatem, n. 4). Si tratta di impegnarsi con coraggio nei vari ambiti culturali, sociali e politici, attuando la Dottrina sociale della Chiesa e portando il messaggio vivificante del Vangelo con atteggiamento propositivo e in un’ottica di collaborazione e di dialogo aperto alle varie istanze. I discepoli di Gesù con umiltà ma gioiosa convinzione, sono consapevoli di dover contribuire alla costruzione della città dell’uomo, favorendo la civiltà dell’amore.

La testimonianza cristiana e sacerdotale del Beato Donizetti è stimolo per affrontare, alla luce del messaggio evangelico e secondo l’insegnamento della Chiesa, l’oggi della società segnata da una profonda crisi sociale, culturale e morale, che tocca il patrimonio dei valori dell’intero villaggio globale, bisognoso della luce del Vangelo. Abbiamo bisogno di sacerdoti che siano “vangelo vivo”, animati dal forte desiderio di essere uomini totalmente dediti al servizio del Regno di Dio e pastori che, come ama ripetere il Santo Padre Francesco, abbiano l’odore delle pecore, cioè che si sentano pienamente coinvolti nella vita di fede della propria gente. Questo sarà possibile se sull’esempio di Don Donizetti ogni giorno troveranno nella preghiera la fonte del loro essere sacerdotale.

Allo tempo stesso, chiediamo a voi laici di sforzarvi ad essere protagonisti della vita ecclesiale in comunione con i Pastori, nella consapevolezza che, come ci ha ricordato San Paolo nella seconda lettura, pur nella diversità dei carismi e ministeri, tutti i discepoli di Gesù fanno parte di un unico corpo, la Chiesa, e ciascuno per parte propria contribuisce alla medesima missione (cfr Rm 12, 4-8).

Il solenne evento della Beatificazione di don Donizetti Tavares de Lima deve essere una feconda occasione di rinnovamento spirituale e di slancio missionario, specialmente per questa Comunità diocesana. Guardando al nuovo Beato, tutti i sacerdoti e tutte le persone consacrate sono certo prenderanno motivo per sforzarsi a crescere nella missionarietà, lavorando perché il Vangelo sia annunciato a tutti gli uomini, in questo territorio ma anche fino agli estremi confini della terra, impegnandosi, come lui, a vivere un rapporto intimo di amore con Gesù Eucaristia, perché soltanto per Cristo, con Cristo e in Cristo, possiamo collaborare al compiersi della salvezza. Anche voi fedeli laici, specialmente le famiglie e i giovani, siete invitati a guardare con simpatia al nuovo Beato in un momento di smarrimento dei veri valori. Guardando a lui potrete fare vostra la sua chiara testimonianza di fede con la coerenza delle scelte di vita, ispirate al Vangelo e divenire sale della terra e punto di riferimento ai tanti contemporanei desiderosi di verità e di luce.

Beato Donizetti, prega per noi!