Dorotea di Montau

(1347-1394)

Beatificazione:

- 09 gennaio 1976

- Papa  Paolo VI

Ricorrenza:

- 25 giugno

Vedova, visse reclusa in una cella costruita accanto alla cattedrale, dandosi senza sosta ad una vita di orazione continua e di penitenza

(beatificazione equipollente)

  • Biografia
una vita di orazione continua e di penitenza

 

Dorothea Swartze (Dorothea von Montau) nacque il 6 febbraio 1347 in Prussia, nella cittadina di Montau, sulla Vistola. Le antiche biografie raccontano che fin da giovanissima mortificava il proprio corpo e che ricevette le stimmate invisibili, i cui dolori tenne nascosti.

Andò sposa a sedici anni, nella cittadina di Danzica (Polonia), ad un maturo armaiolo, Adalberto, benestante e buon cristiano, ma dal carattere difficile. Ebbero nove figli che morirono tutti in giovane età, eccezion fatta per una che vestirà l’abito benedettino a Kulm. A lei la santa dedicherà un piccolo trattato di vita spirituale.

A trentuno anni Dorotea ebbe le prime estasi, lo stato di amore languente per il Signore. Inizialmente ricevette dal marito solo rimproveri, in seguito però si impegnarono di comune accordo alla continenza e andarono pellegrini ad Aquisgrana. Durante un successivo viaggio a Roma di Dorotea, per venerare le tombe degli apostoli, Adalberto morì (1390) e Dorotea, profondamente trasformata, si trasferì a Marienwerder. Qui incontrò il suo direttore spirituale, Giovanni da Marienwerder (1343-1417), dell’Ordine Teutonico, professore a Praga. Era un saggio teologo e, accortosi della grandezza spirituale della penitente, iniziò nel 1392 a trascrivere le sue visioni e il suo insegnamento.

Nel 1393 Dorotea si ritirò da reclusa in un locale nei pressi della cattedrale, facendo ogni giorno la comunione, cosa a quei tempi eccezionale. Con l’esempio edificava quanti andavano a trovarla e le vennero attribuite diverse conversioni. Non frequentò mai una scuola, ma aveva un discreto bagaglio culturale, grazie ai suoi viaggi e ai contatti con eminenti ecclesiastici. Oltre all’Ordine Teutonico, fu vicina alla spiritualità domenicana ed ebbe come modello s. Brigida, le cui reliquie passarono per Danzica nel 1374 e di cui conobbe la vita e le rivelazioni.

Grazie all’intuito del confessore, tra il 1395 e il 1404, vennero alla luce diverse opere. Furono edite due “vitae” dai Bollandisti (una rimase inedita) e il “Septililium”, in cui i carismi della mistica sono presentati come effusioni straordinarie dello Spirito Santo. Sono sette le grazie ricevute da Dio: “de caritate”, “de Spiritus Sanctus missione”, “de Eucharistia”, “de contemplatione”, “de raptu”, “de perfectione vitae christianae”, “de confessione” . C’è poi il “Liber de festis” in cui le visioni sono riferite secondo le ricorrenze liturgiche.

Dorotea morì a Marienwerder il 25 giugno 1394 e fu subito venerata come santa e patrona della Prussia. È rappresentata con in mano il libro delle rivelazioni, la corona del rosario e cinque frecce, le stimmate. La sua spiritualità è stata paragonata a quella di S. Brigida e S. Caterina da Siena.