Edvige Carboni

Edvige Carboni

(1880-1952)

Beatificazione:

- 15 giugno 2019

- Papa  Francesco

Ricorrenza:

- 4 maggio

Laica, mistica italiana laica del Terz'Ordine Francescano; questa donna dell’entroterra sardo che seppe mettere da parte la sua profonda vocazione per essere a completa disposizione della sua famiglia

  • Biografia
  • DECRETI
  • omelia di beatificazione
"Una semplice donna del popolo che nell’umile quotidianità abbracciò la Croce, dando testimonianza di fede e di carità" (Papa Francesco)

 

Edvige nasce a Pozzomaggiore (Sassari) il 2 maggio 1880 in una famiglia dalla fede autentica, dove ci sono altri quattro figli. Ma che lei sia speciale se ne accorge subito la madre. Nel giorno del parto, infatti, la camera in cui stava avvenendo il travaglio viene illuminata a giorno da una sfera di luce, mentre la piccola, appena nata presenta sul petto una strana voglia a forma di croce.

Le visite celesti iniziano presto nella sua vita, fin da bambina. Edvige incontrava il suo Angelo Custode che le diceva quanto Dio la volesse tutta per sé, perciò a 5 anni si consacra interamente a Lui con il voto di castità. Anche se è costretta a lasciare la scuola alla quarta elementare, la sua infanzia trascorre serena, con Gesù Bambino che ogni tanto si stacca dalle braccia di Sua Madre nel vecchio quadro della Vergine col Bambinello che c’è in casa, per scendere a giocare con lei.

Le cose cambiano bruscamente quando la mamma muore, nel 1910. Edvige ha 30 anni e deve caricarsi tutta la famiglia sulle spalle. “Risulta volesse entrare tra le Figlie di San Vincenzo, però le condizioni di vita non glielo hanno permesso – aggiunge il porporato – dopo la mamma malata, ha dovuto assistere una zia, uno zio, la nonna, e alla fine una sorella e il padre con cui si trasferì a Roma”.

Ma Edvige era preparata alla sofferenza. Quando aveva ricevuto la Prima Comunione, rivelando al suo confessore l’intenzione di entrare in convento, questi le aveva detto che anche assistere la sua famiglia era servire il Signore. Così lei si era rassegnata al lavoro come ricamatrice per mantenere i fratelli agli studi. Ma non le bastava. Faceva la catechista, puliva la parrocchia, assisteva i poveri e gli ammalati, e poi entrò anche nel Terz’Ordine Francescano: “Questo voler cercare è indice di quell’anelito interiore di essere totalmente dono a Dio e ai fratelli – continua il cardinale – non poteva rimanere inattiva, sentiva dentro di sé l’impulso di dedicarsi agli altri che viene dallo Spirito”.   

La nuova Beata sorride sempre, parla poco e a voce bassa. Ma di lei iniziano a parlare gli altri. I sacerdoti e le persone che soccorre le sono grati, ma quando cominciano i fenomeni di levitazione, di bilocazione, quando la vedono cadere in trance, immobile per ore in chiesa o avere esperienze mistiche, molti hanno paura. O invidia.

Poi, il 14 luglio 1911, Gesù dalla croce le parla e le dice che dovrà soffrire ancora, e molto. Sta per donarle una grazia ancora più grande: quella di condividere con Lui il dolore della Passione attraverso le stimmate. Edvige le nasconde, ma quando le piaghe sanguinano le macchie si vedono. Molti parlano male di lei, la evitano. Edvige, per tutta risposta, prega sempre di più. Nel 1925 viene sottoposta a un processo canonico: per molti sarebbe un’umiliazione profonda, ma lei vive tutto con serenità e offre il dolore dello spirito, oltre a quello del corpo, a Gesù crocifisso.

Edvige vive nel periodo delle due guerre mondiali e della rivoluzione atea comunista in Russia. “Si deve sempre infondere conforto e speranza”: questo è il suo motto mentre inizia ad aiutare le giovani vedove della guerra e le future spose senza dose. Glielo ha chiesto Gesù in persona, come la Madonna – che nel frattempo era apparsa ai tre pastorelli di Fatima – le chiede di pregare il Rosario e di offrirsi per la consacrazione della Russia. “Chi arde, incendia”, dice a tutti coloro che le chiedono come faccia a fare tutto, volontaria anticipatrice dell’apostolato dei laici, tema che sarà affrontato solo nel Concilio Vaticano II.

Muore all’improvviso il 17 febbraio 1952; in occasione della Beatificazione i suoi resti sono stati trasportati nella chiesa di San Giorgio Martire a Pozzomaggiore.

Di lei ci restano uno splendido diario e un grande esempio di chi, come conclude il card. Becciu, “vive bene il Vangelo, vive la carità, la dedizione agli altri e un’intensa comunione con Dio”.  

 

CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

 

ROMA

Beatificazione e Canonizzazione

della Serva di Dio

EDVIGE CARBONI

Fedele Laica

(1880-1952)

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DECRETO SULLE VIRTU'

 

    «Mi affezionai a meditare mattina e sera la Passione di Gesù […] e non desiderai più consolazioni, ma solo di soffrire per Te, soffrire tanto da dimenticare me stessa e vivere solo per Te, Signore».

    Queste parole, riportate nel Diario della Serva di Dio Edvige Carboni, sintetizzano la sua esperienza di partecipazione al mistero della Croce e la sua totale adesione al progetto salvifico dell’Agnello immolato.

    La Serva di Dio nacque a Pozzomaggiore, presso Sassari, il 2 maggio 1880. Due giorni dopo venne battezzata e a soli quattro anni ricevette la Cresima.

    Edvige, secondogenita, crebbe insieme ad altri quattro fratelli in un ambiente familiare semplice e profondamente religioso. Sin da piccola apprese le abilità tipiche di una ragazza dell’epoca: tra queste, l’arte della tessitura e del ricamo sotto la guida di esperte ricamatrici della zona, diventando, a sua volta, maestra di diverse allieve.

    Ogni giorno partecipava alla Santa Messa e, al pomeriggio, sostava in preghiera davanti al Santissimo Sacramento. Già in tenera età visse una particolare intimità con Dio. È possibile conoscere molte notizie della sua vita e del suo profilo spirituale grazie alle pagine del suo Diario. In una di esse veniamo a sapere della sua devozione verso un vecchio quadro della Vergine con il Bambino, custodito in casa. Dal 1886 iniziò a frequentare le scuole elementari e gli incontri di catechesi, immergendosi in un modo sempre più consapevole nel mistero di Dio. Nel 1891 ricevette la Prima Comunione.

    In questo periodo maturò il desiderio di entrare in convento. Ma, essendo la mamma gravemente inferma, anche su consiglio del suo confessore, dovette rinunziare al suo progetto di consacrazione per starle accanto ed aiutarla nei lavori di casa. Edvige capì che avrebbe potuto servire il Signore anche assistendo la sua famiglia. Negli anni perfezionò l’arte del ricamo, tanto da poter contribuire agli studi di due fratelli. Ben inserita nella comunità parrocchiale, la Serva di Dio s’impegnò nella catechesi e fu di esempio a tutti.

    Quando nel 1910 la madre morì, il peso della famiglia ricadde su di lei; assistette con amore i suoi cari che, uno dopo l’altro, si ammalarono. Vittima di calunnie, nel 1925 fu sottoposta ad indagine canonica, in seguito alla quale venne pienamente scagionata.

    Alcuni anni dopo, insieme al vecchio padre, si trasferì a Roma, dove la sorella Paolina, alla quale aveva fatto praticamente da mamma, poté esercitare la sua professione di insegnante. Anche nella capitale la vita della Serva di Dio proseguì nella ricerca di un rapporto sempre più intenso con il Signore, nell’offerta quotidiana per la conversione dei peccatori, in suffragio delle anime del purgatorio e nella dedizione ai poveri e agli ammalati.

    La spiritualità della Serva di Dio si caratterizza per una straordinaria continuità. La ricerca della perfezione evangelica segna tutto il suo percorso, potremmo dire, “dalla culla alla tomba”. La sua vita fu una costante preghiera, nella quale partecipò sempre più al mistero dell’inabitazione trinitaria. Questa totale appartenenza al Signore si manifestava in tutti i suoi comportamenti e coinvolgeva quanti la conoscevano: tra loro, risalta la stima che le espressero molti sacerdoti, come i Servi di Dio P. Giovanni Battista Manzella e P. Felice Cappello e i Santi Luigi Orione e P. Pio da Pietrelcina.

    Le virtù teologali si coniugavano con la sua umiltà, con la mitezza e la purezza angelica. Sorrideva molto spesso ed era cordiale. Pur nella sua modestia, fu una donna attenta ai problemi e alle difficoltà della vita. Fu piena di premure per tutti. La Serva di Dio operava in silenzio; Gesù era la sua consolazione. Il suo raccoglimento, dopo aver ricevuto l’Eucarestia, era talmente profondo da non sentire niente e nessuno. Le vengono attribuiti anche vari fenomeni mistici, ma mai si servì di quei doni per attirare l’attenzione su di sé, anzi cercava di nasconderli.

    In sintesi, la Serva di Dio fu una vera christifidelis laica che, nelle condizioni più normali, visse una straordinaria esperienza di comunione con il Signore e con la Passione di Gesù. La sua esistenza terrena, ricca di virtù, si concluse il 17 febbraio 1952 per un infarto.

    In virtù della fama di santità, dal 16 dicembre 1968 al 13 maggio 1971 presso il Vicariato dell’Urbe fu celebrato il Processo ordinario, la cui validità giuridica è stata riconosciuta da questa Congregazione con decreto del 26 gennaio 1990. Preparata la Positio, si è discusso, secondo la consueta procedura, se la Serva di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù. Con esito positivo, il 29 novembre 2016 si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 4 aprile 2017, presieduta da me, Card. Angelo Amato, hanno riconosciuto che la Serva di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse.

    Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Temperantia et Fortitudine, iisque adnexis, in gradu heroico, Servae Dei Hedvigis Carboni, Christifidelis Laicae, in casu et ad effectum de quo agitur.

    Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

    Datum Romae, die 4 mensis Maii a. D. 2017.

 

ANGELO Card. AMATO, S. D. B.

Prefetto

 

                                                                                    + MARCELLO BARTOLUCCI

                                                                                Arciv. tit. di Bevagna

                                                                                Segretario

 

 

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CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM

 

ROMANA

Beatificationis et Canonizationis

Servae Dei

HEDVIGIS CARBONI

Christifidelis Laicae

(1880-1952)

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Decretum Super Virtutibus

 

    «Summo delectu mane ac vespere de Christi Passione meditare consuevi […] nec amplius consolationes desideravi sed omnia tibi pati volui, tantidem sufferre ut mei obliviscerem et tibi tantum Domine viverem».

    Verba haec super Servae Dei Hedvigis Carboni Diario relata eius experientiam participationis mysterii Crucis et eius absolutam adhaesionem ad operam salvificam Agni immolati bene compendiant.

    Serva Dei in pago Putei Maioris iuxta Sassarim die 2 mensis Maii anno 1880 nata est. Duas post dies sacro fonte lustrata et vix quarto anno aetatis suae Confirmationem suscepit.

    Hedvigis secunda natu, una cum aliis quattuor fratribus simplici et religiosissima in familia crevit. Iam a pueritia usus didicit, qui illius temporis iuvenis mulieris consentanei videbantur, scilicet ars texendi et acu pingendi sub magistras in illa arte illic peritissimas eo ut ipsamet exercitatissima discipularum magistra evaderet.  Cotidie sanctae Missae aderat et vespere ante Sanctissimum Sacramentum oratione commorabatur. Iam a pueritia singularem familiaritatem cum Deo cognoverat. Ex paginis eius diurni commentarii multa de vita et de eius spiritualitate nobis desumere licet. In quadam istarum paginarum legitur de eius devotione erga antiquam tabulam pictam Virginem cum Puero effingentem, quae domu sua servabatur. Ab anno 1886 ludum litterarium et lectiones doctrinae christianae frequentare incepit, magis magisque scienter se totam Dei mysterii studio dedit. Anno 1891 primitus ad sacram Mensam accessit.

    Hoc in tempore ingrediendi monasterium consilium in animo volvit. Tamen, cum mater graviter aegrotaret et sui confessoris consilio, hoc consecrationis propositum deposuit ut matri assideret et auxiliaret domesticis in muneribus.  Hedvigis sensit se posse Domino ministrare etiam suae familiae assidendo. Annis in arte acu pingendi eo perpolivit ut studiis duorum fratrum pecunia prodesset. Brevi tempore paroeciae in communitate bene inclusa Serva Dei operam dedit in christianam doctrinam docendam, sua virtute omnibus fuit exemplum.

    Cum anno 1910 mater eius mortua esset, onus totius familiae in eam contulit, amore curavit suos caros, qui deinceps singillatim in morbo inciderunt. Mulier proba falso crimine insimulata, anno 1925 canonica indagatione subiecta est, ex qua ea omnino culpa vacua esse agnita est.

    Quosdam post annos una cum seni patre Romam se commigravit, ubi soror Paulina, cui fere mater fuit, munus magistrae potuit exercere.  Etiam in Urbe, Servae Dei vita perrexit in inquisitione vehementioris relationis cum Domino, in cotidiana sui oblatione pro peccatorum conversione, in suffragio animarum Purgatorii et consecratione sui ad pauperes et aegrotos.

    Servae Dei spiritualitas fuit singularis eius constantia. Evangelicae perfectionis inquisitio totum suum iter eo collustrat ut dicere ab incunabulis usque ad sepulcrum possimus. Eius vita constans oratio fuit in qua magis magisque Trinitariae “inhabitationis” mysterio interfuit. Hoc enim suum esse in Domini absoluta deditione omnibus suis in actibus ostendebatur et omnes qui eam cognoverant, secum trahebat, inter eos eminet singularis existimatio quae expressa est a nonnullis sacerdotibus sicut a Servis Dei P. Ioanne Baptista Manzella et a P. Felice Cappello et a Sanctis Aloisio Orione et P. Pio a Petrelcina.

    Theologales eius virtutes cum humilitate, lenitate et angelica integritate se coniungebant. Saepissime subridebat et benevola erat. Sua in modestia mulier fuit sollicita pro necessitatibus et quaestionibus vitae. Erga omnes admodum sedula fuit; Serva Dei in silentio operam suam exercebat, Iesus erat eius consolatio. Eius commentatio, accepta Eucharistia, tam alta erat ut nihil nec ullum audiret. Ei quaedam mystica phaenomena adscribuntur; umquam illis donis usa est ut omnium animos in se alliceret immo vero ea diligenter celabat.

    Paucis verbis Serva Dei fuit vera christifidelis laica, quae consuetis in adiunctis extraordinariam experientiam communionis cum Domino et cum Iesu Christi Passione egit. Die 17 mensis Februarii anno 1952 infartum eius virtute divitem existentiam mortalem clausit.

    Fama sanctitatis, a die 16 mensis Decembris anno 1968 ad diem 13 mensis Maii anno 1971 iuxta Urbis Vicariatum Processus Ordinarius celebratus est, cuius iuridica validitas ab hac Congregatione de Causis Sanctorum per decretum diei 26 mensisi Ianuarii anno 1990 est approbata. Exarata Positione, consuetas secundum normas disceptatum est an Serva Dei virtutes heroicum in gradum exercuisset. Positivo cum exitu, die 29 mensis Novembris anno 2016 Theologorum Consultorum Peculiaris Congressus habitus est. Patres Cardinales et Episcopi Ordinaria Sessione diei 4 mensis Aprilis anno 2017 congregati, me Angelo Cardinale Amato praesidente, Servam Dei virtutes theologales, cardinales et adnexas heroicum in gradum exercuisse agnoverunt.

    Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Temperantia et Fortitudine, iisque adnexis, in gradu heroico, Servae Dei Hedvigis Carboni, Christifidelis Laicae, in casu et ad effectum de quo agitur.

 

    Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

 

    Datum Romae, die 4 mensis Maii a. D. 2017.

 

ANGELUS Card. AMATO, S. D. B.

Praefectus

 

                                                                        + MARCELLUS BARTOLUCCI

                                                                            Archiep. tit. Mevaniensi

                                                                        a Secretis

 

 

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CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

 

ROMA

Beatificazione e Canonizzazione

della Venerabile Serva di Dio

EDVIGE CARBONI

Fedele Laica

(1880-1952)

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Decreto Sul Miracolo

 

          La Ven. Serva di Dio Edvige Carboni nacque a Pozzomaggiore, presso Sassari, il 2 maggio 1880. Due giorni dopo venne battezzata e a soli quattro anni ricevette la Cresima. Crebbe in un ambiente familiare profondamente religioso e apprese l’arte della tessitura e del ricamo, diventando maestra di diverse allieve. Già in tenera età visse una particolare intimità con Dio. È possibile conoscere molte notizie della sua vita e del suo profilo spirituale grazie alle pagine del suo Diario. Nel 1891 ricevette la Prima Comunione. In questo periodo maturò il desiderio di entrare in convento. Ma, essendo la mamma gravemente inferma, dovette rinunziare al suo progetto di consacrazione, comprendendo che avrebbe potuto servire il Signore anche assistendo la sua famiglia. Ben inserita nella comunità parrocchiale, la Serva di Dio s’impegnò nella catechesi e fu di esempio a tutti. Negli anni il peso della famiglia ricadde su di lei; assistette con amore i suoi cari che, uno dopo l’altro, si ammalarono. Vittima di calunnie, nel 1925 fu sottoposta ad indagine canonica, in seguito alla quale venne pienamente scagionata. Quindi, nel 1929, accogliendo l’invito della sorella Paolina, vincitrice di un concorso per l’insegnamento, lasciò il suo paese natale per trasferirsi nel Lazio insieme all’anziano padre. Dal 1938 fino alla morte visse a Roma, dove proseguì nella ricerca di un rapporto sempre più intenso con il Signore, nell’offerta quotidiana per la conversione dei peccatori, in suffragio delle anime del purgatorio e nella dedizione ai poveri e agli ammalati. La sua esistenza terrena, ricca di bontà, si concluse il 17 febbraio 1952. Nel 2017 il Sommo Pontefice Francesco ne riconobbe l’eroicità delle virtù.

          In vista della sua beatificazione, la Postulazione della Causa ha sottoposto al giudizio di questa Congregazione delle Cause dei Santi la presunta guarigione miracolosa di un uomo, il quale nell’aprile del 1953, all’età di quarantacinque anni, mentre svolgeva la sua attività di spaccapietre si colpì accidentalmente l’alluce del piede destro. Il violentissimo urto causò, oltre a un indicibile dolore, il rigonfiamento della parte offesa, il suo estremo arrossamento e l’impossibilità della deambulazione. Recatosi presso un ambulatorio medico, il paziente fu sottoposto all’estrazione dell’unghia e ad alcune cure, che tuttavia non sortirono effetti significativi. Anzi, la condizione del piede manifestò un ulteriore degrado, con l’aggiunta di un’osteomielite e la formazione di una ferita purulenta e maleodorante. Dopo circa dieci mesi fu consigliata l’amputazione della parte del piede interessata, ma il paziente rifiutò con decisione.

          La moglie dello spaccapietre, molto addolorata per l’evento, era stata consigliata da un frate francescano di invocare la Venerabile Serva di Dio durante la Santa Messa in suo suffragio del 17 febbraio 1954. La donna accolse l’esortazione e, durante la celebrazione, invocò con fede e perseveranza l’intercessione di Edvige. Tornata a casa trovò il marito che si era tolta la fasciatura dal piede, essendo l’arto completamente guarito. Ulteriori accertamenti confermarono il completo ristabilimento del paziente.

          Appare evidente la concomitanza cronologica e il nesso tra l’invocazione alla Ven. Serva di Dio e la guarigione dell’uomo, che in seguito ha goduto di buona salute ed è stato in grado di gestire una normale vita relazionale.

          Sulla guarigione, ritenuta miracolosa, presso il Vicariato di Roma dal 1987 al 1990 fu istruita l’Inchiesta Diocesana, la cui validità giuridica è stata riconosciuta da questa Congregazione con decreto del 1 giugno 2012. La Consulta Medica del Dicastero nella seduta del 23 novembre 2017 ha riconosciuto che la guarigione fu rapida, completa e duratura, inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche. Il 26 aprile 2018 si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. Il 6 novembre 2018 ha avuto luogo la Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi, presieduta da me, Card. Angelo Becciu.

        Et in utroque Coetu, sive Consultorum sive Cardinalium et Episcoporum, posito dubio an de miraculo divinitus patrato constaret, responsum affirmativum prolatum est.

          Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de miraculo a Deo patrato per intercessionem Ven. Servae Dei Hedvigis Carboni, Christifidelis Laicae, videlicet de celeri, perfecta ac constanti sanatione cuiusdam viri a “importante trauma da schiacciamento del 1° dito del piede destro, complicato da osteomielite cronica fistolizzata e processo infettivo post-traumatico”.

 

     Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

 

     Datum Romae, die 7 mensis Novembris a. D. 2018.

 

ANGELUS Card. BECCIU

Praefectus

 

                                                                        + MARCELLUS BARTOLUCCI

                                                                        Archiep. tit. Mevaniensis

                                                                    a Secretis

 

 

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CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM

 

ROMANA

Beatificationis et Canonizationis

Ven. Servae Dei

HEDVIGIS CARBONI

Christifidelis Laicae

(1880-1952)

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Decretum Super Miraculo

 

     Venerabilis Serva di Dio Hedvigis Carboni nata est in pago Putei Maioris iuxta Sassarim die 2 mensis Maii anno 1880. Duas post dies sacro fonte lustrata, quarto anno aetatis suae Confirmationem suscepit. Una cum aliis quattuor fratribus simplici et religiosissima in familia crevit et artem didicit texendi et acu pingendi, ut ipsamet exercitatissima discipularum magistra evaderet. Iam a pueritia singularem cum Deo familiaritatem cognoverat. Ex paginis eius diurni commentarii multa de vita et de eius spiritualitate nobis desumere licet. Anno 1891 Primam accepit Communionem. Illo tempore consilium in animo volvit conventum ingredi. Tamen, cum mater graviter aegrotaret, hoc consecrationis propositum deposuit, ut matri assideret et auxiliaret domesticis in muneribus.  Hedvigis sensit se posse Domino ministrare etiam suae familiae assidendo. Brevi tempore paroeciae in communitate bene inclusa Serva Dei operam dedit in christianam doctrinam docendam et virtute sua omnibus fuit exemplum. In vitae cursu, onus totius familiae in eam contulit: ea amore curavit necessarios suos, qui deinceps singillatim in morbo inciderunt. Mulier proba falso crimine insimulata, anno 1925 canonica indagatione subiecta est, ex qua ea omnino culpa vacua est agnita. Deinde, anno 1929, vocata a sorore Paulina, quae munus magistrae exercitabat, nativum reliquit pagum et se Latium migravit una cum veteri patre. Ab anno 1938 usque ad mortem vixit in Urbe, in inquisitione vehementioris relationis cum Domino perrexit, in cotidiana sui oblatione pro peccatorum conversione, in suffragio animarum Purgatorii et consecratione sui ad pauperes et aegrotos. Iter eius in terris, bonitate dives, finem habuit die 17 mensis Februarii anno 1952. Summus Pontifex Franciscus anno 2017 heroicitatem virtutum eius agnovit.

     Postulatio Causae, Ven. Servae Dei prospiciens beatificationi, examini huius Congregationis de Causis Sanctorum coniectam miram subiecit sanationem alicuius viri, qui mense Aprili anno 1953, quadrigesimum et quinqe annos agens, dum opus lapicidae exercitabat fortuito sibi percussit pedis dexteri pollicem. Violentissimus ictus, praeter indicibilem dolorem, turgorem effecit artus vulnerati, extremum ruborem eius et nullam deambulationem. Apud medicum valetudinarium, infirmus suppositus est unguis evulsioni et quibusdam curationibus, quae tamen exitus graves non praebuerunt. Immo, pedis condicio in peius versa est, cum osteomyelitis addictione et cum patefacione cuiusdam purulentae ac male olentis plagae. Circiter decem post menses decreta est amputatio partis pedis redolentis, sed infirmus toto pectore recusavit eam.

          Uxor lapicidae, valde maerens propter factum, suasa erat a fratre franciscano ut Venerabilem Servam Dei invocaret per Sanctam Missam celebratam in suffragio eius die 17 mensis Februarii anno 1954. Mulier exhortationem accepit et, celebratione perdurante, fidenter ac constanter intercessionem Hedvigis postulavit. Domum redita, coniugem invenit qui pede suo abstulerat ligamentum, quia artus perfecte consanuerat. Posteriores cognitiones plenam aegroti restitutionem confirmarunt.

          Evidens est concursus temporis et consequentia inter Ven. Servae Dei invocationem et hominis sanationem, qui deinceps, naturali socialique vita pollens, sanus fuit.

          De hac sanatione, mira aestimata, iuxta Vicariatum Urbis ab anno 1987 ad annum 1990 celebrata est Inquisitio Dioecesana, cuius validitas ab hac Congregatione de Causis Sanctorum per decretum die 1 mensis Iunii anno 2012 est approbata. Medicorum Consilium huius Dicasterii in sessione diei 23 mensis Novembris anno 2017 declaravit sanationem, celerem, perfectam, constantem et ex scientiae legibus inexplicabilem fuisse. Die 26 mensis Aprilis anno 2018 Congressus auctus est Peculiaris Theologorum Consultorum, positivo cum exitu. Die 6 mensis Novembris anno 2018 Patres Cardinales et Episcopi se congregaverunt, me Cardinale Angelo Becciu praesidente. Et in utroque Coetu, sive Consultorum sive Cardinalium et Episcoporum, positio dubio an de miraculo divinitus patrato constaret, responsum affirmativum prolatum est.

          Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de miraculo a Deo patrato per intercessionem Ven. Servae Dei Hedvigis Carboni, Christifidelis Laicae, videlicet de celeri, perfecta ac constanti sanatione cuiusdam viri a “importante trauma da schiacciamento del 1° dito del piede destro, complicato da osteomielite cronica fistolizzata e processo infettivo post-traumatico”.

 

     Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

 

     Datum Romae, die 7 mensis Novembris a. D. 2018.

 

ANGELUS Card. BECCIU

Praefectus

 

                                                                                                        + MARCELLUS BARTOLUCCI

                                                                                                        Archiep. tit. Mevaniensis

                                                                                                    a Secretis

 

    Cari fratelli e sorelle!

    Abbiamo appena ascoltato la pagina evangelica, nella quale S. Giovanni riferisce le parole di Gesù rivolte agli Apostoli alla vigilia della sua passione e della sua morte in croce. Egli parla di sé stesso e dice: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5).

    L’invito è chiaro: tutti noi siamo chiamati dal Padre, che è il vignaiolo, a portare frutto restando uniti a Cristo, così come i tralci portano frutto rimanendo uniti alla vite. In queste parole troviamo il segreto dell’efficacia della nostra testimonianza cristiana e del nostro apostolato: noi produrremo frutti di bene se accoglieremo la parola di Gesù e se ci sforzeremo di vivere in comunione con lui, vera linfa vitale.

    A questa divina sorgente inesauribile hanno attinto copiosamente nel corso dei secoli tanti figli e figlie di questa terra di Sardegna, ai quali va oggi il nostro pensiero: sono martiri, santi, beati e venerabili che, con la loro eroica testimonianza cristiana, hanno fecondato la nostra cara Isola. Il loro esempio e il loro insegnamento costituiscono un patrimonio spirituale e culturale di inestimabile valore, da conservare, da valorizzare e da imitare, per adempiere in pienezza la nostra vocazione e missione cristiana.

    A questa schiera mirabile di credenti, che hanno raggiunto il vertice della santità, oggi abbiamo la gioia di accomunare la Beata Edvige Carboni. E io sono particolarmente lieto di trovarmi qui, in rappresentanza del Santo Padre Francesco, a proclamare Beata una figlia della Sardegna, proprio nel luogo in cui è nata. A Pozzomaggiore, Ella ha vissuto per tanti anni una vita ordinaria, esternamente uguale a quella di tanti laici, ma straordinaria quanto a intimità con Dio, all’unione con Lui, fino a pervenire all’identificazione con Gesù, all’unione perfetta e trasformante in Lui, sposo delle anime. Essa viene oggi inscritta nel Libro della vita, affinché tutto il popolo di Dio possa diventare sempre più coraggioso testimone della verità del Vangelo. Il riconoscimento della santità di vita di una figlia di questa terra è certamente un grande motivo di orgoglio, ma è anche la dimostrazione delle profonde radici cristiane, che hanno da sempre ispirato i più alti valori umani della nostra gente.

    La Chiesa che è in Sardegna è chiamata dalle odierne circostanze a servire la rinascita delle nostre città e dei nostri paesi, mobilitando le energie che il Signore costantemente le rinnova, per una instancabile operosità a servizio del bene, specialmente di quanti stanno ai margini della società. Proprio in questa prospettiva ha operato la Beata Edvige Carboni, mossa da una incessante carità verso gli altri, soprattutto i più deboli e indifesi. Amica dei poveri e degli emarginati, aveva parole di consolazione per tutti; amava ripetere: «Si deve sempre infondere conforto e speranza». Durante la permanenza a Roma era solita inviare pacchi-dono alle famiglie indigenti del proprio paese, inoltre era protesa con tutta sé stessa per il bene spirituale e materiale di quanti incontrava. Non c’era categoria di bisognosi esclusa dal suo cuore e dalle sue espressioni caritative: era impegnata a sostenere, capire ed aiutare anche quanti non la comprendevano e la avversavano. Si resta colpiti dalla fortezza interiore e dalla granitica fede con cui, prima al suo paese e poi nelle città del Lazio al seguito della sorella, la nuova Beata ha vissuto un’esistenza al servizio dei familiari e tra le semplici faccende domestiche, a cui si aggiungeva una esemplare attività in parrocchia e un fervido apostolato della carità.

    Se ci chiediamo quali sono i punti forti della vita cristiana di questa nostra sorella e che la portano ad essere esempio di oblatività accogliente e di abnegazione umile e gioiosa diremmo che sono essenzialmente due: la costante contemplazione del Signore Crocifisso e l’adorazione dell’Eucaristia.

    La contemplazione dell’Amore Crocifisso è per Edvige sorgente di vita. Non poteva non essere così. Soffermarsi di fronte alla croce significa lasciarsi avvolgere dall’amore infinito di Dio al quale non si può non rispondere che con il dono totale di sé e avendo come unico parametro di misura Gesù stesso. Solo abbracciando la croce si ha la pienezza della vita e si è capaci di irradiare luce, speranza, conforto.

    Questa spiritualità passionista e della Croce sostenne Edvige nelle fatiche della sua giornata quotidiana e nelle incomprensioni in seno alla famiglia e fuori da questa: tutto poteva così inscrivere nell’immagine di Cristo rifiutato, calunniato, disprezzato. Pregava e faceva pregare il Crocifisso: volgersi alla Santa Croce – ripeteva spesso – «ti risolve ogni amarezza». La risposta all’amore del Signore l’ha impegnata intensamente per l’intera vita, animata dal desiderio di portare a Dio tutta l’umanità, a cominciare dai peccatori. Al riguardo scriveva: «Vorrei morire bruciata d’amore per te, Gesù. Se fossi un angelo, prenderei una tromba, farei il giro dell’oceano e griderei a tutti gli esseri umani: amate Gesù, amatelo, il buon Gesù. Ricordate che è morto in croce per salvare noi miseri peccatori» (Positio, Documenta et Testimonia scripta integrativa, pp. 118-119).

    La Beata Edvige ha condiviso la Passione di Cristo con toni di speciale intensità, anche nel corpo, in un itinerario di conformazione a Gesù sofferente e crocifisso. Malgrado l’abbondanza di carismi a lei concessi da Dio, il suo tratto fu sempre modesto. I doni soprannaturali non erano per lei motivo di vanto: si riteneva una creatura piccola, ma grandemente beneficata dalla grazia divina. I testimoni asseriscono che di questa donna semplice e spiritualmente fervorosa, colpiva soprattutto la sua grande umiltà.

    Ha potuto avere un cuore umile e colmo di carità, perché la preghiera di lunghe ore faceva scomparire ogni traccia di aridità e di pigrizia spirituale. Il suo costante dialogo con il Signore, raggiunse punte di grande intensità soprattutto nel­l’adorazione eucaristica. La preghiera di Edvige era semplice ed efficace, perché sostenuta da una grande fiducia in Dio e protetta dal silenzio e dal raccoglimento, praticati durante le sue prolungate e quotidiane soste in chiesa. Edvige con l’orazione compiva atti di riparazione in favore di coloro che erano nelle tenebre del peccato ed implorava la misericordia divina su chi si ostinava a non lasciarsi raggiungere dalla grazia. Viveva e trasmetteva con fervore la sua fede, con l’esempio e con l’insegnamento catechistico, che iniziò ad apprendere fin da giovanissima. Tutto nella sua vita quotidiana di casalinga offriva per la gloria di Dio e per la Chiesa!

    Umile e forte, generosa e paziente, laboriosa e fiera, la Beata Edvige incarna le più belle virtù della donna sarda dell’epoca. Eppure dal suo vissuto umano e cristiano, emergono dati che rendono più che mai attuale la sua testimonianza: Edvige è un valido riferimento per le donne di oggi, di ogni età e di ogni estrazione sociale. La sua semplice e profonda esperienza spirituale, contrassegnata da carità senza limiti, umiltà smisurata e preghiera incessante, è un modello ancora attuale, perché dimostra che anche in una vita semplice e ordinaria è possibile sperimentare una solida comunione con Dio e un apostolato caratterizzato dalla passione per l’umanità ferita e disagiata.

    La vita di Edvige insomma era intrisa di Dio, la cui presenza traspariva nella sua piccolezza evangelica e nella sua umiltà. Il suo chiodo fisso era il paradiso cui si augurava di arrivare sperimentando, nella prova, il soccorso della misericordia del Signore.

    Visse in modo totalitario la sua donazione al Signore, affidandosi a Lui per raggiungere “una grande santità”, come tante volte ha scritto nel suo diario. Le sue virtù brillarono qui in Sardegna e poi nel Lazio e a Roma, edificando quanti l’hanno conosciuta da vicino. Ora tocca a noi tutti, soprattutto a voi, care sorelle in Cristo, mantenere accesa questa fiaccola, custodendo e dando impulso all’eredità spirituale di questa singolare figura di donna, discepola del Signore.

    A lei ci rivolgiamo, invocandola: Beata Edvige Carboni, prega per noi!

 

    Pozzomaggiore (Sassari), 15 giugno 2019

    Ippodromo Comunale “Generale Eugenio Unali”

 

ANGELO CARD. BECCIU