Edvige Carboni

Edvige Carboni

(1880-1952)

Beatificazione:

- 15 giugno 2019

- Papa  Francesco

Ricorrenza:

- 4 maggio

Laica, mistica italiana laica del Terz'Ordine Francescano; questa donna dell’entroterra sardo che seppe mettere da parte la sua profonda vocazione per essere a completa disposizione della sua famiglia

  • Biografia
  • omelia di beatificazione
"Una semplice donna del popolo che nell’umile quotidianità abbracciò la Croce, dando testimonianza di fede e di carità" (Papa Francesco)

 

Edvige nasce a Pozzomaggiore (Sassari) il 2 maggio 1880 in una famiglia dalla fede autentica, dove ci sono altri quattro figli. Ma che lei sia speciale se ne accorge subito la madre. Nel giorno del parto, infatti, la camera in cui stava avvenendo il travaglio viene illuminata a giorno da una sfera di luce, mentre la piccola, appena nata presenta sul petto una strana voglia a forma di croce.

Le visite celesti iniziano presto nella sua vita, fin da bambina. Edvige incontrava il suo Angelo Custode che le diceva quanto Dio la volesse tutta per sé, perciò a 5 anni si consacra interamente a Lui con il voto di castità. Anche se è costretta a lasciare la scuola alla quarta elementare, la sua infanzia trascorre serena, con Gesù Bambino che ogni tanto si stacca dalle braccia di Sua Madre nel vecchio quadro della Vergine col Bambinello che c’è in casa, per scendere a giocare con lei.

Le cose cambiano bruscamente quando la mamma muore, nel 1910. Edvige ha 30 anni e deve caricarsi tutta la famiglia sulle spalle. “Risulta volesse entrare tra le Figlie di San Vincenzo, però le condizioni di vita non glielo hanno permesso – aggiunge il porporato – dopo la mamma malata, ha dovuto assistere una zia, uno zio, la nonna, e alla fine una sorella e il padre con cui si trasferì a Roma”.

Ma Edvige era preparata alla sofferenza. Quando aveva ricevuto la Prima Comunione, rivelando al suo confessore l’intenzione di entrare in convento, questi le aveva detto che anche assistere la sua famiglia era servire il Signore. Così lei si era rassegnata al lavoro come ricamatrice per mantenere i fratelli agli studi. Ma non le bastava. Faceva la catechista, puliva la parrocchia, assisteva i poveri e gli ammalati, e poi entrò anche nel Terz’Ordine Francescano: “Questo voler cercare è indice di quell’anelito interiore di essere totalmente dono a Dio e ai fratelli – continua il cardinale – non poteva rimanere inattiva, sentiva dentro di sé l’impulso di dedicarsi agli altri che viene dallo Spirito”.   

La nuova Beata sorride sempre, parla poco e a voce bassa. Ma di lei iniziano a parlare gli altri. I sacerdoti e le persone che soccorre le sono grati, ma quando cominciano i fenomeni di levitazione, di bilocazione, quando la vedono cadere in trance, immobile per ore in chiesa o avere esperienze mistiche, molti hanno paura. O invidia.

Poi, il 14 luglio 1911, Gesù dalla croce le parla e le dice che dovrà soffrire ancora, e molto. Sta per donarle una grazia ancora più grande: quella di condividere con Lui il dolore della Passione attraverso le stimmate. Edvige le nasconde, ma quando le piaghe sanguinano le macchie si vedono. Molti parlano male di lei, la evitano. Edvige, per tutta risposta, prega sempre di più. Nel 1925 viene sottoposta a un processo canonico: per molti sarebbe un’umiliazione profonda, ma lei vive tutto con serenità e offre il dolore dello spirito, oltre a quello del corpo, a Gesù crocifisso.

Edvige vive nel periodo delle due guerre mondiali e della rivoluzione atea comunista in Russia. “Si deve sempre infondere conforto e speranza”: questo è il suo motto mentre inizia ad aiutare le giovani vedove della guerra e le future spose senza dose. Glielo ha chiesto Gesù in persona, come la Madonna – che nel frattempo era apparsa ai tre pastorelli di Fatima – le chiede di pregare il Rosario e di offrirsi per la consacrazione della Russia. “Chi arde, incendia”, dice a tutti coloro che le chiedono come faccia a fare tutto, volontaria anticipatrice dell’apostolato dei laici, tema che sarà affrontato solo nel Concilio Vaticano II.

Muore all’improvviso il 17 febbraio 1952; in occasione della Beatificazione i suoi resti sono stati trasportati nella chiesa di San Giorgio Martire a Pozzomaggiore.

Di lei ci restano uno splendido diario e un grande esempio di chi, come conclude il card. Becciu, “vive bene il Vangelo, vive la carità, la dedizione agli altri e un’intensa comunione con Dio”.  

Messa di Beatificazione di Edvige Carboni

(Ippodromo Comunale “Generale Eugenio Unali”, Pozzomaggiore, Sassari, 15 giugno 2019)

Omelia del Card. Giovanni Angelo Becciu

 

Cari fratelli e sorelle!

Abbiamo appena ascoltato la pagina evangelica, nella quale S. Giovanni riferisce le parole di Gesù rivolte agli Apostoli alla vigilia della sua passione e della sua morte in croce. Egli parla di sé stesso e dice: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5).

L’invito è chiaro: tutti noi siamo chiamati dal Padre, che è il vignaiolo, a portare frutto restando uniti a Cristo, così come i tralci portano frutto rimanendo uniti alla vite. In queste parole troviamo il segreto dell’efficacia della nostra testimonianza cristiana e del nostro apostolato: noi produrremo frutti di bene se accoglieremo la parola di Gesù e se ci sforzeremo di vivere in comunione con lui, vera linfa vitale.

A questa divina sorgente inesauribile hanno attinto copiosamente nel corso dei secoli tanti figli e figlie di questa terra di Sardegna, ai quali va oggi il nostro pensiero: sono martiri, santi, beati e venerabili che, con la loro eroica testimonianza cristiana, hanno fecondato la nostra cara Isola. Il loro esempio e il loro insegnamento costituiscono un patrimonio spirituale e culturale di inestimabile valore, da conservare, da valorizzare e da imitare, per adempiere in pienezza la nostra vocazione e missione cristiana.

A questa schiera mirabile di credenti, che hanno raggiunto il vertice della santità, oggi abbiamo la gioia di accomunare la Beata Edvige Carboni. E io sono particolarmente lieto di trovarmi qui, in rappresentanza del Santo Padre Francesco, a proclamare Beata una figlia della Sardegna, proprio nel luogo in cui è nata. A Pozzomaggiore, Ella ha vissuto per tanti anni una vita ordinaria, esternamente uguale a quella di tanti laici, ma straordinaria quanto a intimità con Dio, all’unione con Lui, fino a pervenire all’identificazione con Gesù, all’unione perfetta e trasformante in Lui, sposo delle anime. Essa viene oggi inscritta nel Libro della vita, affinché tutto il popolo di Dio possa diventare sempre più coraggioso testimone della verità del Vangelo. Il riconoscimento della santità di vita di una figlia di questa terra è certamente un grande motivo di orgoglio, ma è anche la dimostrazione delle profonde radici cristiane, che hanno da sempre ispirato i più alti valori umani della nostra gente.

La Chiesa che è in Sardegna è chiamata dalle odierne circostanze a servire la rinascita delle nostre città e dei nostri paesi, mobilitando le energie che il Signore costantemente le rinnova, per una instancabile operosità a servizio del bene, specialmente di quanti stanno ai margini della società. Proprio in questa prospettiva ha operato la Beata Edvige Carboni, mossa da una incessante carità verso gli altri, soprattutto i più deboli e indifesi. Amica dei poveri e degli emarginati, aveva parole di consolazione per tutti; amava ripetere: «Si deve sempre infondere conforto e speranza». Durante la permanenza a Roma era solita inviare pacchi-dono alle famiglie indigenti del proprio paese, inoltre era protesa con tutta sé stessa per il bene spirituale e materiale di quanti incontrava. Non c’era categoria di bisognosi esclusa dal suo cuore e dalle sue espressioni caritative: era impegnata a sostenere, capire ed aiutare anche quanti non la comprendevano e la avversavano. Si resta colpiti dalla fortezza interiore e dalla granitica fede con cui, prima al suo paese e poi nelle città del Lazio al seguito della sorella, la nuova Beata ha vissuto un’esistenza al servizio dei familiari e tra le semplici faccende domestiche, a cui si aggiungeva una esemplare attività in parrocchia e un fervido apostolato della carità.

Se ci chiediamo quali sono i punti forti della vita cristiana di questa nostra sorella e che la portano ad essere esempio di oblatività accogliente e di abnegazione umile e gioiosa diremmo che sono essenzialmente due: la costante contemplazione del Signore Crocifisso e l’adorazione dell’Eucaristia.

La contemplazione dell’Amore Crocifisso è per Edvige sorgente di vita. Non poteva non essere così. Soffermarsi di fronte alla croce significa lasciarsi avvolgere dall’amore infinito di Dio al quale non si può non rispondere che con il dono totale di sé e avendo come unico parametro di misura Gesù stesso. Solo abbracciando la croce si ha la pienezza della vita e si è capaci di irradiare luce, speranza, conforto.

Questa spiritualità passionista e della Croce sostenne Edvige nelle fatiche della sua giornata quotidiana e nelle incomprensioni in seno alla famiglia e fuori da questa: tutto poteva così inscrivere nell’immagine di Cristo rifiutato, calunniato, disprezzato. Pregava e faceva pregare il Crocifisso: volgersi alla Santa Croce – ripeteva spesso – «ti risolve ogni amarezza». La risposta all’amore del Signore l’ha impegnata intensamente per l’intera vita, animata dal desiderio di portare a Dio tutta l’umanità, a cominciare dai peccatori. Al riguardo scriveva: «Vorrei morire bruciata d’amore per te, Gesù. Se fossi un angelo, prenderei una tromba, farei il giro dell’oceano e griderei a tutti gli esseri umani: amate Gesù, amatelo, il buon Gesù. Ricordate che è morto in croce per salvare noi miseri peccatori» (Positio, Documenta et Testimonia scripta integrativa, pp. 118-119).

La Beata Edvige ha condiviso la Passione di Cristo con toni di speciale intensità, anche nel corpo, in un itinerario di conformazione a Gesù sofferente e crocifisso. Malgrado l’abbondanza di carismi a lei concessi da Dio, il suo tratto fu sempre modesto. I doni soprannaturali non erano per lei motivo di vanto: si riteneva una creatura piccola, ma grandemente beneficata dalla grazia divina. I testimoni asseriscono che di questa donna semplice e spiritualmente fervorosa, colpiva soprattutto la sua grande umiltà.

Ha potuto avere un cuore umile e colmo di carità, perché la preghiera di lunghe ore faceva scomparire ogni traccia di aridità e di pigrizia spirituale. Il suo costante dialogo con il Signore, raggiunse punte di grande intensità soprattutto nel­l’adorazione eucaristica. La preghiera di Edvige era semplice ed efficace, perché sostenuta da una grande fiducia in Dio e protetta dal silenzio e dal raccoglimento, praticati durante le sue prolungate e quotidiane soste in chiesa. Edvige con l’orazione compiva atti di riparazione in favore di coloro che erano nelle tenebre del peccato ed implorava la misericordia divina su chi si ostinava a non lasciarsi raggiungere dalla grazia. Viveva e trasmetteva con fervore la sua fede, con l’esempio e con l’insegnamento catechistico, che iniziò ad apprendere fin da giovanissima. Tutto nella sua vita quotidiana di casalinga offriva per la gloria di Dio e per la Chiesa!

Umile e forte, generosa e paziente, laboriosa e fiera, la Beata Edvige incarna le più belle virtù della donna sarda dell’epoca. Eppure dal suo vissuto umano e cristiano, emergono dati che rendono più che mai attuale la sua testimonianza: Edvige è un valido riferimento per le donne di oggi, di ogni età e di ogni estrazione sociale. La sua semplice e profonda esperienza spirituale, contrassegnata da carità senza limiti, umiltà smisurata e preghiera incessante, è un modello ancora attuale, perché dimostra che anche in una vita semplice e ordinaria è possibile sperimentare una solida comunione con Dio e un apostolato caratterizzato dalla passione per l’umanità ferita e disagiata.

La vita di Edvige insomma era intrisa di Dio, la cui presenza traspariva nella sua piccolezza evangelica e nella sua umiltà. Il suo chiodo fisso era il paradiso cui si augurava di arrivare sperimentando, nella prova, il soccorso della misericordia del Signore.

Visse in modo totalitario la sua donazione al Signore, affidandosi a Lui per raggiungere “una grande santità”, come tante volte ha scritto nel suo diario. Le sue virtù brillarono qui in Sardegna e poi nel Lazio e a Roma, edificando quanti l’hanno conosciuta da vicino. Ora tocca a noi tutti, soprattutto a voi, care sorelle in Cristo, mantenere accesa questa fiaccola, custodendo e dando impulso all’eredità spirituale di questa singolare figura di donna, discepola del Signore.

A lei ci rivolgiamo, invocandola: Beata Edvige Carboni, prega per noi!