Giacomo Abbondo

Giacomo Abbondo

(1720-1788)

Beatificazione:

- 11 giugno 2016

- Papa  Francesco

Ricorrenza:

- 9 febbraio

Sacerdote diocesano, parroco, padre e pastore, annunciatore del Vangelo e premuroso nei confronti dei suoi fedeli fino all’esercizio eroico della carità; sempre disponibile per i suoi parrocchiani

  • Biografia
  • il card. amato sulla beatificazione
  • Angelus
A chi gli chiede quanto valga il beneficio parrocchiale risponde: “può valere il Paradiso o l’Inferno”

 

Nato a Salomino, frazione di Tronzano Vercellese, il 27 agosto 1720, assecondando il desiderio del vescovo, Abbondo rinunciò al prestigioso incarico di insegnante nella scuola statale e accettò la nomina a parroco di Tronzano, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 9 febbraio 1788. Ereditò una difficile situazione dopo la morte del teologo Naya, simpatizzante del giansenismo e del rigorismo sacramentale.

Fin dall’inizio nel 1757 don Abbondo s’impegnò come ministro della Parola, premuroso cultore della vita sacramentale e generoso dispensatore della carità parrocchiale. Nel 1759 unì le compagnie della dottrina cristiana e del rosario, impegnando quasi tutti i genitori nell’insegnamento del catechismo e nella preghiera in famiglia. La dottrina cristiana era spiegata ogni festa di precetto al pomeriggio. In Quaresima la catechesi si faceva ogni giorno: al mattino nel capoluogo, al pomeriggio nelle cascine.

Nel mese di gennaio, dopo la messa dell’Ave Maria, don Abbondo a cavallo, avvolto in un grande mantello, si recava nelle cascine per insegnare il catechismo ai ragazzi impegnati nella custodia delle mucche. I testi in uso erano quelli del cardinale Roberto Bellarmino, del padre Boriglioni e di monsignor Casati.

Amava i suoi parrocchiani uno ad uno, con una speciale predilezione per i poveri e i malati. Insieme con il medico, segnalava coloro che necessitavano di un particolare sostegno da parte della congregazione di carità. A essi garantiva la distribuzione gratuita del pane, del latte, della verdura, della legna per il riscaldamento.

La popolazione dimostrò di apprezzare tale interessamento con l’istituzione di lasciti e legati. Le famiglie più generose si prendevano cura degli orfani. La casa parrocchiale era nota per l’ospitalità dei sacerdoti di passaggio, provenienti dalle limitrofe diocesi di Casale Monferrato e Ivrea. 

"Cito solo un episodio. 'Qui è ignoto il nome di vacanza': con questa dichiarazione Don Abbondo rinunciò all'usanza vercellese di sospendere la predicazione nei mesi estivi a causa del clima afoso insopportabile. Di conseguenza continuò anche durante l'estate il suo impegno per la catechesi, l'omelia, l'istruzione religiosa. Durante i rigidi mesi invernali percorreva a cavallo le fangose strade di campagna per raggiungere le cascine più lontane e fare l'istruzione religiosa".

E La carità è stata il fulcro della vita sacerdotale del nuovo beato.  Educava i piccoli al Vangelo, con la pratica delle virtù per contrastare l'insorgere dei vizi. Grande il suo impegno  nell'aiuto ai poveri, agli ammalati, ai carcerati. Si accertava personalmente delle condizioni degli indigenti, soprattutto di quelli che si vergognavano di  fare la richiesta di sussidio. La casa parrocchiale era aperta all'ospitalità di sacerdoti e religiosi impegnati in cura d'anime. Nel suo testamento lasciò tutto alla parrocchia di Tronzano, e ai poveri. Ma qual è il messaggio che ci trasmette oggi il beato Giacomo Abbondo.  

"Don Giacomo ci esorta a imitare San Paolo quando diceva: 'Non è per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo'. E poi ancora: 'Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe con loro".

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 12 giugno 2016

 

Cari fratelli e sorelle!

Ieri, a Vercelli, è stato proclamato Beato il sacerdote Giacomo Abbondo, vissuto nel Settecento, innamorato di Dio, colto, sempre disponibile per i suoi parrocchiani. Ci uniamo alla gioia e al rendimento di grazie della Diocesi di Vercelli. E anche di quella di Monreale, dove oggi viene beatificata suor Carolina Santocanale, fondatrice delle Suore Cappuccine dell’Immacolata di Lourdes. Nata in una famiglia nobile di Palermo, abbandonò le comodità e si fece povera tra i poveri. Da Cristo, specialmente nell’Eucaristia, attinse la forza per la sua maternità spirituale e la sua tenerezza con i più deboli.

Nel contesto del Giubileo dei malati si è svolto nei giorni scorsi a Roma un Convegno internazionale dedicato alla cura delle persone affette dal morbo di Hansen. Saluto con riconoscenza gli organizzatori e i partecipanti ed auspico un fruttuoso impegno nella lotta contro questa malattia.

Oggi ricorre la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Rinnoviamo tutti uniti lo sforzo per rimuovere le cause di questa schiavitù moderna, che priva milioni di bambini di alcuni diritti fondamentali e li espone a gravi pericoli. Oggi ci sono nel mondo tanti bambini schiavi!

Saluto con affetto tutti i pellegrini venuti dall’Italia e da vari Paesi per questa giornata giubilare. Ringrazio in modo speciale voi, che avete voluto essere presenti nella vostra condizione di malattia o disabilità. Un grazie sentito va anche ai medici e agli operatori sanitari che, nei “Punti della salute” allestiti presso le quattro Basiliche Papali, stanno offrendo visite specialistiche a centinaia di persone che vivono ai margini della città di Roma. Grazie tante a voi!

La Vergine Maria, alla quale ci rivolgiamo ora in preghiera, ci accompagni sempre nel nostro cammino.