Giovanni Battista Scalabrini

Giovanni Battista Scalabrini

(1839 - 1905)

Beatificazione:

- 09 novembre 1997

- Papa  Giovanni Paolo II

Canonizzazione:

- 09 ottobre 2022

- Papa  Francesco

-

Ricorrenza:

- 1 giugno

Vescovo di Piacenza, Fondatore della Congregazione dei Missionari di San Carlo e della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo; si adoperò con ogni mezzo per la sua Chiesa e rifulse per la sollecitudine verso i sacerdoti, i contadini e gli operai; in particolare, ebbe a cuore gli emigranti nelle città d’America

  • Biografia
  • omelia di beatificazione
"Potessi santificarmi e santificare tutte le anime affidatemi"

 

VITA  E  OPERE

 

Giovanni Battista Scalabrini nacque l’8 luglio 1839 a Fino Mornasco, in provin­cia di Como, Italia, terzo di otto figli. Il padre gestiva un modesto nego­zio di vini, la madre era casalinga. Battezzato lo stesso giorno della nascita, fu cresimato l’anno successivo. Maturò, sotto la guida del proprio parroco, la vocazione alla vita sacerdotale, così da entrare, nell’ottobre del 1857, nel seminario diocesano di Sant’Abbondio. Qui ebbe, fra i compagni di studi, San Luigi Guanella, di tre anni più gio­vane di lui. Dotato di un’intelligenza vivace, lo Scalabrini si distingueva negli studi in modo particolare. Compiute le diverse tappe della formazione seminaristica, il 30 maggio 1863 fu ordinato sacerdote da Mons. Giuseppe Marzorati, Vescovo di Como. Chiese allora di potersi aggregare al Pontificio Istituto Mis­sioni Estere (PIME), ma il Vescovo non glielo permise e lo nominò vicerettore del semi­nario e professore di storia e greco. Nel 1867 si coinvolse nella cura degli ammalati di colera a Portichetto, un paese vicino a Fino Mornasco, meritando per questo dal Governo una medaglia al valore civile. Nello stesso anno venne nominato rettore del seminario. Pochi anni più tardi il Vescovo lo nominò parroco di San Bartolomeo, nella periferia industriale di Como, dove ebbe a sviluppare una peculiare sensibilità per le problematiche sociali e l’educazione della gioventù. Scrisse anche il Piccolo catechismo per gli asili d’infanzia e, nel 1872, tenne in duomo undici conferenze, poi pubblicate, sul Concilio Vaticano I. Questa attività ne accrebbe la fama e contribuì alla sua nomina a Vescovo di Piacenza nel 1876. Aveva appena 36 anni.

 

Vescovo a Piacenza

 

Le prime iniziative del Vescovo Scalabrini rivelarono quello che sarebbe stato il suo ministero per 29 anni: contatto diretto col popolo, riforma della vita diocesa­na, attenzione al clero, preoccupazione per l’insegnamento della dottrina cristiana, carità per i più bisognosi. Così enunciava infatti il suo programma pastorale nella prima lettera alla diocesi (1876): «Inviato in prima ai poveri ed ai più infelici che traggono miseramente la vita nella desola­zione, soffrirò con essi, dando opera soprattutto a sovvenire e evangelizzare i pove­ri». Dopo tre secoli dall’ultima, indisse la visita pastorale a quel territorio, che contava 364 parrocchie, di cui molte in montagna. Riteneva la visita alle parrocchie «il più caro» degli uffici. Per questo, negli anni del suo episcopato, tenne cinque visite pastorali alla diocesi e la sesta era già stata indetta, allorché la morte ne impedì la realizzazione. Un’infor­mazione preziosa, che raccolse di mezzo al suo popolo, fu che circa l’11% dei suoi fedeli era costretta ad emigrare. In connessione con le visite pastorali, va considerata la celebrazione di tre Sinodi diocesani. Grande attenzione ebbe per il clero, che volle incontrare e riunire periodicamente, e per i tre seminari diocesani, quello Urbano, quello di Bedonia e il Collegio Alberoni, dei quali rinnovò la disciplina e gli studi. Parallelamente alla predicazione, inviò sessanta lettere pasto­rali, delle quali alcune ebbero grande risonanza, come quella del 1887 su Cattolici di nome e cattolici di fatto, che ebbe quattro edizioni in due mesi. Quando uscivano encicliche papali, era solito riprenderne il con­tenuto e guidarne alla compren­sione. Si avvalse dei mezzi di comuni­cazione e fondò nel 1896 L’Amico del Popolo, che l’anno successivo divenne un quotidiano, organo ufficiale dei cattolici piacentini. Consacrò circa 200 chiese, tra nuove e rinnovate; restaurò il duomo, riportandolo alle primitive linee medievali; coltivò e promosse in modo particolare il culto dell’Eucaristia, della Madonna e dei Santi.

Tema caro allo Scalabrini fu quello della catechesi. Due mesi dopo il suo arrivo in diocesi inviò la lettera pastorale Sull’in­se­gnamento del catechismo e nel 1876 inaugurò la rivista mensile Il Catechista cattolico. Tre anni dopo l’inizio del suo ministero si contavano in diocesi 4.000 catechisti. Il Beato Pio IX, nell’udienza del 7 giugno 1877, gli donò la sua croce pettorale e gli diede il nome di Apostolo del catechismo.

«Predicare la verità con la carità»: a questo motto restò fedele per tutto il suo episcopato. In occasioni di grandi calamità fu organiz­zatore solerte di un’attiva e capillare azione di aiuto e di assistenza. Ideò inoltre l’Istituto per le Sordomute, affidato nel 1874 alle Figlie di Sant’Anna, l’Opera pro mondariso per l’assistenza religio­sa, sociale e sindacale dei circa 170.000 migranti stagionali addetti alla coltura del riso in Piemonte e Lombardia. Il suo pensiero sociale è raccolto nel volume Il socialismo e l’azione del clero, vera e propria eco all’enciclica Rerum Novarum.

Appassionato nell’animazione dei laici, si adoperò perché l’Opera dei Congressi, espressione del Movimento Cattolico, avesse nella sua diocesi una fitta rete organizzativa, tanto che nel 1897 Piacenza era la seconda diocesi d’Italia per quota di partecipanti.

 

Fondatore degli istituti per gli emigrati

 

Si conta che dal 1875 al 1915 quasi 9 milioni di italiani presero la strada dell’emigrazione, diretti prima verso il Brasile e l’Argen­tina, poi verso gli Stati Uniti. Giovanni Battista Scalabrini non vide solo le migrazioni quale occasione di carità ed assistenza materiale, ma come una vera e propria sfida pastorale. Sradicati dal proprio contesto culturale infatti, molti migranti perdevano la fede. Fu per questo che il Beato, approfondito lo studio del problema e dopo aver tenuto una serie di conferenze in varie città, iniziò a pensare ad un modo istituzionale di accompagnare i migranti. Nel 1887 presentò alla Sacra Congregazione de Propaganda Fide il progetto di un’associa­zione per l’assistenza spirituale degli italiani in America. Il 15 novembre dello stesso anno Leone XIII approvò l’istituzione dei missionari per gli immigrati e il 28 novembre, a Piacenza, con la promessa dei primi due sacerdoti, ebbe inizio la Congregazione dei Missionari di San Carlo. L’Associazione di patronato per gli emigrati, la “San Raffaele”, istituzione laica fondata nel 1889 dallo stesso Scalabrini, ebbe il compito di essere presente soprattutto nei porti di imbarco e di sbarco.

«L’opera dei Missionari sarebbe incompleta, specialmente nel Sud d’America, senza l’aiuto delle Suore», diceva Scalabrini. Fu lui ad incoraggiare Madre Cabrini a recarsi nelle Americhe e le consegnò il crocifisso a Codogno nel marzo 1889. Fondò quindi, il 25 ottobre 1895, la Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo. Indirizzò al lavoro tra gli emigrati anche l’Istituto delle Suore di Madre Clelia Merloni, al quale diede un nuovo regolamento e l’approvazione diocesana.

Incoraggiato da Leone XIII, Scalabrini visitò i missionari ed i migranti prima negli Stati Uniti (1901), poi in Sud America (1904). Suggerì a San Pio X l’istituzione di un organismo, presso la Santa Sede, per la cura di tutti i migranti nel mondo, cosa che il Santo Pontefice mise in atto qualche anno più tardi, con l’istituzione dell’Ufficio speciale per l’emigrazione, annesso alla Congregazione Concistoriale.

Di ritorno dal viaggio in Brasile, il disturbo di salute, di cui soffriva da tempo, si aggravò. Si sottopose quindi ad un intervento chirurgico, ma le sue condizioni peggiorarono. Il 1° giugno 1905, festa dell’Ascensione di Gesù al cielo, rese l’anima a Dio.

La sensibilità pastorale di Mons. Scalabrini lo portò a cogliere l’importanza e la complessità politica, sociale e religiosa del fenomeno migratorio nelle società moderne, ad analizzarne le cause e a iniziare una serie di progetti concreti e mirati per la sua tutela e gestione costruttiva. Un profondo senso di cristiana carità animò l’azione del Vescovo di Piacenza, ma anche la ricerca di una strada nuova per un ruolo pubblico dei cattolici italiani come protagonisti nel campo sociale ed eventualmente in quello politico in un impegno d’interesse nazionale e umanitario. Il piano ecclesiale di attenzione ai migranti ideato dal Beato arrivava ad assumere una dimensione internazionale di coordinamento, che con il passare degli anni si rivelò sempre più necessaria, e che fece di Mons. Scalabrini l’uomo che ebbe, come disse di lui il Beato Giuseppe Toniolo, «l’intuizione dei fatti avvenire». La famiglia scalabriniana, oggi formata dai tre istituti dei Missionari, delle Suore Missionarie e delle Missionarie Secolari, mantiene vivo nel mondo il carisma della missione con i migranti, che lo Spirito Santo suscitò nel Beato Giovanni Battista Scalabrini.

 

 

"ITER" DELLA CAUSA

 

a) In vista della Beatificazione

 

Il 30 giugno 1936 si celebrò la prima delle 185 Sessioni del Processo super fama sanctitatis, virtutum et miraculorum di Giovanni Battista Scalabrini. Esso si prolungò fino al 29 febbraio 1940. Nel 1938 fu istruito il Processo sugli scritti e nel 1939 quello de non cultu. Nel marzo 1940 i Processi giunsero alla Sacra Congregazione dei Riti. Il 12 febbraio 1972 la Causa ottenne il nihil obstat quominus ad ulteriora procedatur.

La Positio super virtutibus fu redatta fra il 1984 e il 1986, immediatamente dopo la riforma procedurale delle Cause dei Santi con la Costituzione apostolica Divinus perfectionis Magister. Venne discussa, con felice esito, dal Congresso peculiare dei Consultori teologi il 25 novembre 1986 e dai Padri Cardinali e Vescovi della Congregazione il 17 febbraio 1987. Le virtù eroiche dello Scalabrini furono quindi riconosciute il 16 marzo 1987.

Per la sua Beatificazione la Congregazione delle Cause dei Santi ha esaminato, su istanza della Postulazione, la presunta guarigione miracolosa di una religiosa da “adenocarcinoma ovarico destro scarsamente diffe­ren­zia­to, in stadio avanzato (3° 4° stadio); carcinosi peritoneale diffusa; me­ta­stasi omen­­tali ed epatiche (capsula glissoniana e sospette metastasi parenchi­mali); ascite”. Dal 23 dicembre 1994 al 5 giugno 1995 il Vescovo di Piacenza istruì per competenza l’Inchiesta diocesana sull’asserito miracolo, sulla cui validità giuridica la Congregazione si espresse favorevolmente il 13 ottobre 1995. Il 5 dicembre dell’anno seguente la Consulta Medica giunse a conclusione unanime circa il carattere scientificamente inspiegabile della rapida, comple­ta e duratura guarigione della religiosa.

Il 21 marzo 1997 i Consultori teologi valutarono il fatto come un vero miracolo compiuto da Dio per intercessione di Giovanni Battista Scalabrini. Alle medesime conclusioni pervenne la Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi il 3 giugno 1997.

San Giovanni Paolo II autorizzò la Congregazione a promulgare il decretum super miraculo il 7 luglio 1997 e il 9 novembre 1997, nel corso di una solenne celebrazione in Piazza San Pietro, annoverò Giovanni Battista Scalabrini nel numero dei Beati.

 

b) In vista della Canonizzazione

 

Considerato il contesto in cui si trova il mondo di oggi e ravvisando nel Beato Giovanni Battista Scalabrini la figura di un uomo di Dio e pastore della Chiesa alquanto attuale per la sua opera e dedizione nei confronti dei migranti, nel contesto dell’Anno Scalabriniano (7 novembre 2021-9 novembre 2022) per il 25° anniversario della sua Beatificazione, la Postulazione Generale dei Missionari di San Carlo si è rivolta a Papa Francesco, proponendo il loro Fondatore quale candidato al culto universale della Chiesa, nonché speciale protettore e celeste patrono dei migranti e dei rifugiati. Seguendo le orme tracciate dalla Congregazioni Scalabri­niane e dalla loro Postulazione Generale, sono quindi pervenute alla Suprema Autorità della Chiesa le Lettere postulatorie di molti esponenti della gerarchia ecclesiastica, tra i quali Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Conferenze episcopali e Superiori Generali, con la richiesta, rivolta a Sua Santità, di voler decretare l’auspicata Canonizzazione del Beato Scalabrini dispensando, pro gratia Summi Pontificis, dall’esame di un presunto evento miracoloso.

 

Poiché tale supplica ha trovato benevola accoglienza da parte del Santo Padre, si è approntata la Positio super canonizatione. Nella Sessione Ordinaria del 17 maggio 2022 essa è stata sottoposta allo studio dei Padri Cardinali e Vescovi della Congregazione della Cause dei Santi, i quali hanno formulato il loro giudizio favorevole in vista della decisione definitiva del Pontefice circa la Canonizzazione del Beato Scalabrini. 

Nell’Udienza concessa il 21 maggio 2022 all’Eminentissimo Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Papa Francesco ha fatto suoi i voti della sopraddetta Sessione Ordinaria e ha stabilito che si proceda al Concistoro Ordinario Pubblico per il voto sulla Canonizzazione del Beato Giovanni Battista Scalabrini.

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PER LA BEATIFICAZIONE
DI TRE SERVI DI DIO: VILMOS APOR, GIOVANNI BATTISTA SCALABRINI
E MARÍA VICENTA DE SANTA DOROTEA CHÁVEZ OROZCO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Festa della dedicazione della Basilica Lateranense
Piazza San Pietro - Domenica, 9 novembre 1997

 

1. "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere" (Gv 2, 19).

Le parole di Cristo, proclamate poc'anzi nel Vangelo, ci conducono al centro stesso del Mistero pasquale. Cristo, entrato nel tempio di Gerusalemme, manifesta la sua indignazione perché la casa del Padre suo è stata trasformata in un grande mercato. Dinanzi a questa reazione, gli ebrei protestano: "Quale segno ci mostri per fare queste cose?" (Gv 2, 18). Ad essi Gesù risponde indicando un solo e grandissimo segno, un segno definitivo: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere".

Egli parla naturalmente non del tempio di Gerusalemme, ma di quello del proprio corpo. Dato infatti alla morte, il terzo giorno manifesterà la potenza della risurrezione. L'Evangelista aggiunge: "Quando, poi, fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù" (Gv 2, 22).

2. Nell'odierna domenica, la Chiesa che è in Roma e l'intero popolo cristiano celebrano la solennità della dedicazione della Basilica Lateranense, considerata per antichissima tradizione come la madre di tutte le chiese. La Liturgia ci propone parole relative al tempio: tempio che è, anzitutto, il corpo di Cristo, ma che, per opera di Cristo, è anche ogni uomo. Si domanda l'apostolo Paolo: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?" (1 Cor 3, 16). Questo tempio viene edificato sul fondamento posto da Dio stesso. "Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo" (1 Cor 3, 11). E' Lui la pietra angolare della costruzione divina.

Su Cristo, saldo fondamento della Chiesa, hanno edificato il tempio della loro vita i tre Servi di Dio, che oggi ho la gioia di elevare alla gloria degli altari: Vilmos Apor, Vescovo e martire; Giovanni Battista Scalabrini, Vescovo e Fondatore dei Missionari e delle Missionarie di San Carlo, e María Vicenta di Santa Dorotea Chávez Orozco, Fondatrice dell'Istituto delle Serve della Santissima Trinità e dei poveri.

3. Boldog Apor Vilmos vértanúsággal koronázott lelkipásztori szolgálata által fölragyog Krisztusnak, az új és tökéletes Templomnak misztériumában való részesedés, amely által beteljesedik Isten és ember teljes közössége (vö. Jn 2, 21). A „szegények plébánosa" volt ó, e szolgálatát folytatta püspöksége alatt, a második világháború sötét évei folyamán is, mint a szükséget szenvedók bókezú jótevóje és az üldözöttek védelmezóje. Nem félt fölemelni hangját, hogy az evangéliumi elvek nevében megbélyegezze mindazt az igazságtalanságot és erószaktételt, amelyet a kisebbségek ellen, különösen pedig a zsidó közösségek ellen követtek el.

A Jó Pásztor mintájára, aki életét adja juhaiért (vö. Jn 10, 11), az újonnan avatott Boldog személy szerint megélte a húsvéti misztériumot, egészen életének végsó feláldozásáig. Éppen Nagypéntek napján érte a halálos golyó: nyáját védte, amikor halálra sebeztetett. Így élte meg, a vértanúság által, saját személyes Húsvétját. Hósies módon tanúságot tett a Krisztus iránti szeretetról és a felebarát iránti szolidaritásról, így a dicsóség koronája jutott neki osztályrészéül, a hú szolgák módjára. Vilmos Püspök hósies tanúságtétele becsületére válik a magyar nemzet nemes történelmének, s a mai naptól fogva az egész Egyház csodálattal tekint fel rá. Bátorítsa ez a híveket arra, hogy habozás nélkül kövessék Krisztust, saját életükben is. Ez az életszentség, amelyre minden megkeresztelt meghívást kapott!

[Traduzione dall'ungherese:

3.L'intima partecipazione al Mistero di Cristo, nuovo e perfetto Tempio nel quale si attua la piena comunione tra Dio e l'uomo (cfr Gv 2, 21), risplende nel servizio pastorale del beato Vilmos Apor, la cui esistenza fu coronata dal martirio. Egli fu il "parroco dei poveri", ministero che proseguì come Vescovo durante gli anni bui del secondo conflitto mondiale, operando come generoso benefattore dei bisognosi e difensore di quanti venivano perseguitati. Non temette di alzare la voce per stigmatizzare, in nome dei principi evangelici, le ingiustizie ed i soprusi contro le minoranze, specialmente contro la comunità ebraica.

Ad immagine del Buon Pastore che offre la vita per le sue pecore (cfr Gv 10, 11), il nuovo Beato visse in prima persona l'adesione al Mistero pasquale fino al supremo sacrificio della vita. La sua uccisione avvenne proprio nel giorno del Venerdì Santo: fu colpito a morte mentre difendeva il suo gregge. Egli ha così sperimentato, mediante il martirio, una propria singolare Pasqua, passando dall'eroica testimonianza di amore a Cristo e di solidarietà con i fratelli alla corona di gloria promessa ai fedeli servitori. L'eroica testimonianza del Vescovo Vilmos Apor fa onore alla storia della nobile Nazione ungherese e viene oggi proposta all'ammirazione di tutta la Chiesa. Possa essa incoraggiare i credenti a seguire senza esitazione Cristo nella propria vita. Questa è la santità a cui ogni battezzato è chiamato!]

4. "Santo è il tempio di Dio, che siete voi" (1 Cor 3, 17). L'universale vocazione alla santità fu costantemente sentita e vissuta in prima persona da Giovanni Battista Scalabrini. Amava ripetere spesso: "Potessi santificarmi e santificare tutte le anime affidatemi!". Anelare alla santità e proporla a quanti incontrava fu sempre la prima sua preoccupazione.

Profondamente innamorato di Dio e straordinariamente devoto dell'Eucaristia, egli seppe tradurre la contemplazione di Dio e del suo mistero in una intensa azione apostolica e missionaria, facendosi tutto a tutti per annunciare il Vangelo. Questa sua ardente passione per il Regno di Dio lo rese zelante nella catechesi, nelle attività pastorali e nell'azione caritativa specialmente verso i più bisognosi. Il Papa Pio IX lo definì l'"Apostolo del catechismo" per l'impegno con cui promosse in tutte le parrocchie l'insegnamento metodico della dottrina della Chiesa sia ai fanciulli che agli adulti. Per il suo amore verso i poveri, e in particolar modo verso gli emigranti, si fece apostolo dei numerosi connazionali costretti ad espatriare, spesso in condizioni difficili e col concreto pericolo di perdere la fede: per essi fu padre e guida sicura. Possiamo dire che il beato Giovanni Battista Scalabrini visse intensamente il Mistero pasquale non attraverso il martirio, ma servendo Cristo povero e crocifisso nei tanti bisognosi e sofferenti che predilesse con cuore di autentico Pastore solidale con il proprio gregge.

5. Templo precioso de la Santísima Trinidad fue el alma fuerte y humilde de la nueva beata mexicana, María Vicenta de Santa Dorotea Chávez Orozco. Impulsada por la caridad de Cristo, siempre vivo y presente en su Iglesia, se consagró a su servicio en la persona de los "pobrecitos enfermos", como ella maternalmente los llamaba. Un sinfín de dificultades y contratiempos fueron cincelando su carácter enérgico, pues Dios la quería sencilla, dulce y obediente para hacer de ella la piedra angular del Instituto de Siervas de la Santísima Trinidad y de los Pobres, fundado por la nueva beata en la ciudad de Guadalajara para la atención de los enfermos y los ancianos.

Virgen sensata y prudente, edificó su obra sobre el cimiento de Cristo doliente, curando con el bálsamo de la caridad y la medicina del consuelo los cuerpos heridos y las almas afligidas de los predilectos de Cristo: los indigentes, menesterosos y necesitados.

Su ejemplo luminoso, entretejido de oración, servicio al prójimo y apostolado, se prolonga hoy en el testimonio de sus hijas y de tantas personas de buen corazón que trabajan con denuedo para llevar a los hospitales y a las clínicas la Buena Nueva del Evangelio.

Traduzione italiana

[5. Tempio prezioso della Santissima Trinità fu l'anima forte e umile della nuova beata messicana, María Vicenta de Santa Dorotea Chávez Orozco. Animata dalla carità di Cristo, sempre vivo e presente nella sua Chiesa, si consacrò al suo servizio nella persona dei «poveri malati», come lei maternamente li chiamava. Un'infinità di difficoltà e di contrattempi forgiarono il suo carattere energico, poiché Dio la voleva semplice, dolce e obbediente per fare di lei la pietra d'angolo dell'Istituto delle Serve della Santissima Trinità e dei Poveri, fondato dalla nuova beata nella città di Guadalajara per l'assistenza ai malati e agli anziani.

Vergine saggia e prudente, edificò la sua opera sul fondamento di Cristo sofferente, curando con il balsamo della carità e la medicina della consolazione i corpi feriti e le anime afflitte dei prediletti di Cristo: gli indigenti, i poveri e i bisognosi.

Il suo esempio luminoso, intessuto di preghiera, di servizio al prossimo e di apostolato, si prolunga oggi nella testimonianza delle sue figlie e di tante persone di buon cuore che lavorano con coraggio per portare negli ospedali e nelle cliniche la Buona Novella del Vangelo.]

6. La prima Lettura, tratta dal Libro del Profeta Ezechiele, parla del simbolo dell'acqua. L'acqua è per noi associata al sacramento del Battesimo e sta a significare la rinascita alla vita nuova in Cristo. Oggi, proclamando Beati Vilmos Apor, Giovanni Battista Scalabrini e María Vicenta di Santa Dorotea Chávez Orozco, vogliamo ringraziare Dio per la grazia del loro Battesimo e per tutto ciò che Egli ha compiuto nella loro vita: "... se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio" (Gv 3, 5).

Ecco, questi Beati, rinati dallo Spirito Santo, sono entrati nel Regno di Dio, ed oggi la Chiesa lo annunzia e lo conferma con solennità. Edificata sul fondamento di Cristo, la Comunità cristiana gioisce per l'esaltazione di questi suoi figli ed innalza al cielo un cantico di ringraziamento per i frutti di bene realizzati grazie alla loro totale adesione alla volontà divina.

Sorretta dalla loro testimonianza e dalla loro intercessione, insieme alla Vergine Maria, Regina degli Apostoli e dei Martiri, guarda con fiducia verso il futuro, e si avvia con entusiasmo a varcare la soglia del nuovo millennio, proclamando che Cristo è l'unico Redentore dell'umanità: ieri, oggi, sempre. Amen!