Giovanni Tavelli da Tossignano

Giovanni Tavelli da Tossignano

(1386 - 1446)

Venerabilità:

- 23 gennaio 2020

- Papa  Francesco

Beatificazione:

- 23 gennaio 2020

- Papa  Francesco

Beato Giovanni Tavelli da Tossignano, dell’Ordine dei Gesuati, Vescovo di Ferrara; nato a Tossignano (Italia) nel 1386 e morto a Ferrara (Italia) il 24 luglio 1446

  • Biografia

    Il Beato Giovanni Tavelli nacque nel 1386 a Tossignano (Italia). Nel 1402 si trasferì a Bologna per seguire gli studi giuridici, che non portò a termine perché si sentì chiamato ad entrare nell’Ordine dei Gesuati, fondato dal Beato Giovanni Colombini a metà del XIV secolo. Il Beato Giovanni Tavelli rimase affascinato dallo spirito di penitenza e dalla carità di questa famiglia religiosa, nella quale entrò con il desiderio di essere santo, pur ponendosi contro il volere dei genitori. Nel 1408 iniziò il percorso formativo a Venezia. Per la sua intelligenza e prudenza, i superiori gli affidano la redazione di documenti fondamentali quali la Vita del Beato Giovanni Colombini, le Costituzioni dei Gesuati e il Memoriale. Nel 1426, fu trasferito a Ferrara come priore del convento “S. Girolamo”. Il 28 ottobre 1431, fu nominato Vescovo di Ferrara da Eugenio IV, che lo stimava moltissimo. Venne ordinato presbitero e vescovo lo stesso giorno, il 27 dicembre 1431. Si distinse in particolare per aver riportato lo zelo nell’ambito della vita consacrata e per la celebrazione del sinodo diocesano. Partecipò ai Concili di Basilea, e di Ferrara-Firenze, dimostrandosi fedele al Papa, in un periodo di turbolenze. Fu maestro di dottrina cristiana. Si dedicò alle visite pastorali, che portarono benefici nella vita spirituale dei fedeli. Fondò l’Arcispedale, che tanto bene portò alla popolazione, afflitta a causa di frequenti e violente pestilenze. Continuò ad essere punto di riferimento per i Gesuati, che lo chiamavano spesso perché la loro vita fosse in linea con le esigenze del Vangelo e il carisma di fondazione. Morì il 24 luglio 1446 a Ferrara (Italia).

    Il Beato visse in modo radicale la sua opzione per Cristo. Umiltà, silenzio, nascondimento, penitenza corporale e mortificazione gli consentirono di rimanere in quotidiano dialogo con il Signore. Alla profonda vita contemplativa unì una vivace carità; intensa fu la sua attività di soccorso ai bisognosi. L’amore di Dio e del prossimo fu il motore di ogni scelta del Beato, anche quando fu chiamato al ministero episcopale. L’Arcispedale Sant’Anna può considerarsi il frutto della carità del Beato. L’amore verso il prossimo raggiunse il suo apice sino al sacrificio della vita quando, durante l’epidemia di peste, si prodigò personalmente nell’assistenza degli ammalati ferraresi, senza alcun timore di contagio. Fu un pastore zelante, animato dalla preghiera, attento alle necessità del popolo di Dio. Si spese instancabilmente nelle Visite Pastorali, mostrando pregevoli doti. Soprattutto durante i Concili di Basilea e poi di Firenze e Ferrara emerse il suo atteggiamento di austero riformatore che perseguiva l’ideale della povertà, invitando tutti, a partire dal clero, ad una riforma dei costumi per rimanere saldi nella fede. Alla morte del Beato, vista la grande fama di santità e di segni di cui godeva, il Duca di Ferrara, Ercole I, decise di promuovere il processo di canonizzazione. Clemente VIII, nel 1598, concesse Messa e Ufficio in suo onore nella chiesa di S. Girolamo (= beatificazione equipollente). Il privilegio fu poi esteso da Papa Benedetto XIV, il 20 luglio 1748. Nel 1846, Pio IX concesse il culto in tutte le Diocesi in cui il Beato visse e operò. In vista della canonizzazione occorrerà un miracolo attribuito all’intercessione del Beato Giovanni Tavelli da Tossignano.