Causa in corso
Giuseppe Bernardi e Mario Ghibaudo
- Venerabili Servi di Dio -

Giuseppe Bernardi e Mario Ghibaudo

(† 1943)

Sacerdoti Diocesani; entrambi furono uomini che, pur consapevoli dei pericoli che correvano, continuarono ad essere dediti al ministero che mirava a salvare gli altri donando la propria vita sino agli ultimi istanti

  • Biografia

 

    La vicenda martiriale di Giuseppe Bernardi e Mario Ghibaudo si colloca in Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Le truppe tedesche presero il controllo del Centro-Nord. La cittadina di Boves (Cuneo) si trovava in un punto di concentrazione delle forze tedesche che cercavano di bloccare la fuga dei militari italiani, molti dei quali si nascondevano con i partigiani in montagna anche per evitare la possibile deportazione in Germania. La strage di Boves fu originata da uno scontro a fuoco tra militari tedeschi e resistenti italiani. Questo comportò un morto da ambo le parti, la cattura di due soldati germanici e l’arrivo di rinforzi tedeschi sotto il comando del maggiore Joseph Peiper. Costui minacciò la distruzione di Boves se non avesse ottenuto la liberazione dei due uomini e il cadavere di quello ucciso. Come intermediari, il Comandante convocò il Parroco, Don Giuseppe Bernardi, e un residente locale, il Signor Antonio Vassallo.

 

I martiri sono:

    1. GIUSEPPE BERNARDI. Nato a Caraglio (Cuneo, Italia) il 25 novembre 1897, venne ordinato sacerdote il 29 giugno 1923. Fu prima vicario parrocchiale, poi rettore dell’orfanotrofio di Cuneo, amministratore parrocchiale e quindi parroco a Boves, dove fu amato dai parrocchiani per l’impegno pastorale, il profondo senso di paternità e la grande sensibilità verso i poveri e i malati. Interpellato dai nazisti per svolgere il ruolo di mediatore in vista della liberazione di due tedeschi catturati, il Servo di Dio riuscì sostanzialmente a portare a termine l’incarico ma venne trattenuto insieme all’imprenditore Antonio Vassallo. Il 19 settembre 1943, dopo essere stato fatto salire su un’autoblindata dei nazisti con il Vassallo, fu condotto in un luogo isolato, ucciso e dato alle fiamme.

    2. MARIO GHIBAUDO. Nato a Borgo San Dalmazzo (Cuneo, Italia) il 18 gennaio 192, fu ordinato sacerdote il 19 giugno 1943 e destinato quale vicario parrocchiale alla comunità di Boves. Durante la repressione del 19 settembre 1943, fu colpito a morte da una raffica di mitra essendo accorso presso una persona appena colpita, per impartirgli l’assoluzione in articulo mortis.

 

    Riguardo al martirio materiale, Giuseppe Bernardi il 19 settembre 1943, dopo aver svolto con successo la missione di liberare due soldati tedeschi e recuperare il cadavere di un terzo militare, fu costretto a salire con Antonio Vassallo su un’autoblindata e fu obbligato ad assistere alla distruzione del paese. Venne ucciso il giorno stesso, come risultò dalle grida udite attorno alle ore 18 dal luogo in cui furono ritrovati i loro cadaveri a Boves. Al delitto non assistettero testimoni ma il riconoscimento del cadavere avvenne attraverso la testimonianza del dentista, il quale riconobbe “la protesi dentaria” di Giuseppe. Altrettanto sicure sono le prove relative alla morte di Mario Ghibaudo: il 19 settembre 1943, piuttosto che darsi alla fuga, consapevole del precipitare degli accadimenti, si adoperò per mettere in salvo le bambine dell’orfanotrofio e altri cittadini di Boves. Attorno alle ore 16.30, avvicinatosi ad un uomo ferito a morte dalla mitragliatrice tedesca, fu colpito a sua volta da una raffica, proprio mentre stava dando l’assoluzione sacramentale. Il militare che gli sparò, poi, si accanì su di lui con una pugnalata, che dovette poi essere la vera causa del decesso.

    Riguardo al martirio formale ex parte victimarum, entrambi furono uomini che, pur consapevoli dei pericoli che correvano, continuarono ad essere dediti al ministero che mirava a salvare gli altri donando la propria vita sino agli ultimi istanti.

    Circa il martirio formale ex parte persecutorum, la consistenza dei fattori attribuisce un valore diverso alla morte dei due martiri rispetto alla tragedia collettiva che interessò, nelle stesse ore e per mano degli stessi aguzzini, la cittadina di Boves. L’abito religioso distingueva i due tra le altre vittime. Le uccisioni di don Bernardi e don Ghibaudo non furono episodi a se stanti. Il 16 settembre 1943 i nazisti avevano bombardato il santuario di Sant’Antonio a scopo intimidatorio. Vi fu altresì il tentativo fallito, da parte tedesca, di dar fuoco all’Istituto dei Sordomuti gestito dalle suore. Dopo la liberazione dei prigionieri, i nazisti non rispettarono i patti e catturarono don Bernardi e Vassallo, portandoli su di un’autoblindata in giro per il paese, obbligandoli ad assistere mentre davano fuoco alle case e istigando il sacerdote a contribuire all’incendio. Al termine di questa prolungata tortura psicologica, i nazisti condussero i due mediatori in un cortile, li uccisero e diedero fuoco ai corpi. L’uccisione di Vassallo è diversa da quella di don Bernardi ex parte victimae, poiché il laico non aveva militanza cattolica.

    Riguardo a Mario Ghibaudo il colpo di arma da fuoco lo colse nel compimento del ministero. Inoltre, il successivo infierire sul suo corpo con il pugnale, nonché lo sfigurare il volto con il calcio del fucile e gli stivali sono segni espliciti di odio per un sacerdote nello svolgimento del ministero, ucciso non per caso o per sbaglio oppure perché si trovava tra altri potenziali bersagli, ma crudelmente finito con intenzionalità anticristiana.