Causa in corso
Isabel Sánchez Romero

Isabel Sánchez Romero

(1861-1937)

Ricorrenza:

- 17 febbraio

Religiosa, monaca professa dell’Ordine di San Domenico, uccisa a 76 anni il 16 febbraio 1937 per essersi rifiutata di bestemmiare, martire, vittima della persecuzione contro i cattolici durante la guerra civile spagnola

  • Biografia
  • Decreto sul Martirio
Le sue ultime parole furono: “Viva Cristo re!”

 

    Isabel Sánchez Romero nacque a Huéscar presso Granada, in Spagna, il 9 maggio 1861. Quattro giorni dopo fu recata al fonte battesimale e l’11 novembre dello stesso anno ricevette il sacramento della confermazione.

    Penultima di otto figli, visse l’infanzia e l’adolescenza nella sua famiglia, di condizioni economiche piuttosto modesta, e ricevette una buona educazione umana e cristiana. In età giovanile entrò nel convento domenicano «La Consolación» di Huéscar e il 2 ottobre 1885 emise la professione dei voti.

    Visse la consacrazione religiosa con spirito di pietà, di servizio e di comunione. Era una donna di carattere modesto, ma alquanto scrupoloso. Tuttavia, profondamente e serenamente radicata nella fede, visse in sincera comunione con il Signore, nella linea della spiritualità domenicana, Pervenne, così, ad una maturità spirituale, che si esprimeva in una intensa preghiera al Santissimo Sacramento, unita a grande umiltà e generosità nel servizio. Completamente dimentica di se stessa, Suor Ascensión de San José con assoluta semplicità tutto orientava alla maggior gloria di Dio e alla salvezza dei fratelli.

    All’inizio della guerra civile, le monache decisero di lasciare il loro convento e rifugiarsi presso le case di persone amiche. La Serva di Dio fu accolta da suoi parenti nella stessa città di Huéscar; ma, dopo pochi giorni, i miliziani, le cui fila erano andate infoltendosi, la sera del 16 febbraio 1937 irruppero in casa. La Serva di Dio subì una serie di maltrattamenti brutali da parte dei persecutori, senza alcuna considerazione dell’età, quasi 76 anni, e dell’infermità che l’aveva accompagnata per tutta la vita.

    Al mattino del 17 febbraio 1937 fu uccisa a Huéscar. I carnefici manifestarono verso la Serva di Dio una particolare ferocia, imponendole di assistere alle torture inflitte agli altri detenuti e torturandola prima di ucciderla, perché si rifiutava di bestemmiare.

    Ella accettò il martirio e visse quei momenti con fiducia nella Provvidenza, perseverando sino alla fine. Le sue ultime parole furono: “Viva Cristo re!”.

 

CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

 

GUADIX

Beatificazione ovvero Dichiarazione di Martirio della

Serva di Dio

ISABEL SÁNCHEZ ROMERO

(in religione: Ascensión de San José)

Monaca Professa dell’Ordine Domenicano

(† 17.02.1937)

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DECRETO SUL MARTIRIO

 

    “Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni!” (Ap 22,17).

Unendo la voce del proprio sangue a quella della Chiesa, la Serva di Dio Isabel Sánchez Romero (in religione: Ascensión de San José), sostenuta dalla forza dello Spirito Santo, andò incontro al martirio per rimanere fedele al Signore. Affrontò umiliazioni e sofferenze in attesa della manifestazione gloriosa del suo Sposo, che imitò nella mitezza e nel perdono dei persecutori.

    La Serva di Dio nacque a Huéscar presso Granada il 9 maggio 1861. Dalla sua famiglia, numerosa e di modeste condizioni economiche, ricevette una buona educazione umana e cristiana. In età giovanile entrò nell’Ordine Domenicano e prese il nome di “Ascensión di San Giuseppe”. Riconosciuta la sua vocazione nonché la sua umiltà ed obbedienza, la Serva di Dio venne ammessa a professare i voti religiosi. Perfezionò la propria consacrazione religiosa con lo spirito di pietà, servizio e carità. Unì ad un serio lavoro ascetico l’esercizio quotidiano di tutte le virtù. Per una fede serena e profonda, secondo la spiritualità del Santo di Guzman, viveva in ogni momento alla presenza del Signore. Fervente nell’adorazione del Santissimo Sacramento, sapeva essere generosa e attenta nel servizio. Sopportò con serenità le sofferenze della salute malferma.

    All’inizio della Guerra Civile le monache decisero di lasciare il convento e rifugiarsi presso le case private. Quando nell’estate del 1936 i miliziani violarono le porte del convento, non trovando nessuna religiosa se ne andarono furenti di rabbia. La Serva di Dio, che aveva 76 anni, fu accolta dai suoi famigliari nella stessa città di Huéscar. Tutti avevano timore per lei, perché sapevano che non sarebbe riuscita a fingersi una laica. La sera del 16 febbraio 1937 i miliziani irruppero in quella casa. La Serva di Dio fu brutalmente maltrattata. Fino alla fine la torturarono perché si rifiutava di bestemmiare. Erano sempre più presi dall’ira, perché nei tormenti pregava. Il mattino seguente fu costretta ad assistere all’uccisione degli altri detenuti, poi le venne frantumato il cranio con due pietre. Le sue ultime parole furono: “Viva Cristo Re!”.

    Alle prime notizie della persecuzione la Serva di Dio aveva provato paura perché non presumeva delle proprie forze. Seppe tuttavia trasformare la paura in una invocazione al Signore perché le desse il dono della fortezza. Questa stessa manifestò nell’ora del martirio, così che tanto i suoi uccisori ne furono infastiditi. La sua morte non fu certo legata a questioni politiche o economiche, ma avvenne solo per motivi religiosi. I tormenti che subì furono orribili, ma ella li preferì piuttosto che rinnegare la fede e offendere il suo Dio. Immediatamente i fedeli riconobbero l’uccisione della Serva di Dio come una straordinaria testimonianza di fede e di amore a Cristo e per questo la considerarono una martire.

    Per questa fama, che perdura ancora oggi, si è aperta la Causa per la dichiarazione del martirio e dal 5 dicembre 1995 al 18 marzo 1997 si è celebrata presso la Curia ecclesiastica di Guadix l’Inchiesta diocesana, la cui validità giuridica è stata riconosciuta da questa Congregazione delle Cause dei Santi con decreto del 19 febbraio 1999. Preparata la Positio e sottoposta il 10 giugno 2014 al giudizio dei Consultori Storici, si è discusso secondo le consuete procedure se quello della Serva di Dio si sia trattato di un vero martirio. Il 23 ottobre 2018 il Congresso dei Consultori Teologi ha espresso parere favorevole. Il Padri Cardinali e Vescovi, nella Sessione Ordinaria del 10 dicembre 2019 da me Cardinale Angelo Becciu presieduta, hanno riconosciuto che la Serva di Dio è stata uccisa per la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa.

    Fatta quindi di tutte queste cose un’accurata relazione al Santo Padre mediante il sottoscritto Cardinale Prefetto, Sua Santità, accogliendo e ratificando i voti di questa Congregazione delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Consta il martirio della Serva di Dio Isabel Sánchez Romero (in religione: Ascensión de San José), Monaca Professa dell’Ordine Domenicano, nel caso e agli effetti per i quali si agisce.

    Il Sommo Pontefice ha dato incarico di pubblicare il presente decreto e di metterlo agli Atti della Congregazione delle Cause dei Santi.

    Roma, 11 dicembre 2019.

 

Angelo Card. Becciu

Prefetto

 

                                                                            + Marcello Bartolucci

                                                                            Arciv. tit. di Bevagna

                                                                            Segretario

 

 

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CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM

 

GUADICENSIS

Beatificationis seu Declarationis Martyrii

Servae Dei

ISABELLAE SÁNCHEZ ROMERO

(in religione: Ascensionis a Sancto Ioseph)

Monialis Professae Ordinis Sancti Dominici

(† 17.02.1937)

 

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DECRETUM SUPER MARTYRIO

 

    “Et Spiritus et sponsa dicunt: Veni!” (Apc 22,17).

    Voci Ecclesiae miscens sanguinis sui eloquium, Serva Dei Isabella Sánchez Romero (in religione: Ascensio a Sancto Ioseph), Sancti Spiritus vi sustenta, ut fidelis Domino maneret martyrio occubuit. Offensiones ac dolores suscepit, revelationem gloriosam sui ipsius Sponsi expectans, quem in mansuetudine et persecutorum venia imitavit.

    Serva Dei die 9 mensis Maii anno 1861 Oscae, intra Granatensis provinciae fines, nata est. Familia eius, numerosa et pecuniarum mediocris habitus, educationem humanam ac christianam ei valde praebuit. Iuventute Ordinem Sancti Dominici ingressa est et nomen Ascensionis a Sancto Ioseph sumpsit. Vocatione sua necnon humilitate ac oboedientia recognitis, Serva Dei ad religiosorum votorum professionem admissa est. Consecrationem religiosam pio, officioso ac benevolo animo semper perfecit. Assiduo operi ascetico cotidianum cunctarum virtutum exercitium iunxit. Quieta et alta fide, iuxta spiritualitatem Sancti Oxomensis, coram Deo continenter vixit. Fervida in adoratione Sanctissimi Sacramenti, in ministrando benigna sedulaque esse valebat. Infirmitatis doloribus serenitate laboravit.

    Bello Civile exorto moniales omnes conventum relinquere et in privatis domibus hospitium uti statuerunt. Cum aestate anni 1936 milites conventi ianuas violaverint, neminem invenientes furenter irati abierunt. Serva Dei, sex et septuaginta annos nata, in eodem Oscae oppido a propinquis hospitio accepta est. Omnes ei metuebant, scientes eam se laicam fingere non valere. Vespere diei 16 mensis Februarii anno 1937 milites domum illam irruperunt. Serva Dei inhumane vexata est. Usque ad finem cruciaverunt eam, cum blasphemare negitaret. Semper magis ira ardescebant, cum in tormentis illa precaretur. Postridie mane ceterorum stragem spectare coacta est, dein caput eius duobus lapidibus est fractum. Extrema eius verba “Christus Rex vivat” fuerunt.

    Primis persecutionis nuntiis allatis, Servam Dei terror invadit, quia sibi ipsae suaeque virtuti non confidebat. Sed metum in implorationem ad Dominum vertere valuit ut ei fortitudinem concederet. Hanc ipsam in martyrii hora maxime ostendit, tam ut persecutores eius molestiam haberent. Occisio eius sine ulla dubitatione ad quasdam rei publicae pecuniarumque res non pertinebat, at solas ob religiosas rationes accidit. Supplicia quae passa est nimis atrocia fuerunt, sed omnia maluit potius quam fidem desereret suumque Deum offenderet. Christifideles Servae Dei necem vix mirabile fidelitatis et caritatis in Deum testimonium putaverunt itaque illam martyrem haberunt.

    Hac ipsa fama, quae nunc etiam perdurat, Causa declarationis martyrii aperta est et iuxta Curiam ecclesiasticam Guadicensem a die 5 mensis Decembris anno 1995 ad diem 18 mensis Martii anno 1997 Inquisitio dioecesana celebrata est, cuius iuridicam validitatem ab hac Congregatione de Causis Sanctorum per decretum diei 19 mensis Februarii anno 1999 recognita est. Positione exarata ac die 10 mensis Iunii anno 2014 iudicio Consultorum Historicorum subiecta, consuetas secundum normas disceptatum est an Servae Dei verum fuisset martyrium. Theologorum Consultorum Peculiaris Congressus die 23 mensis Octobris anno 2018 votum adfirmativum protulit. Patres Cardinales et Episcopi, Ordinaria in Sessione diei 10 mensis Decembris anno 2019 cui egomet ipse Angelus Cardinalis Becciu praefuit congregati, Servam Dei ob eius fidem in Christum et in Ecclesiam interfecta esse agnoverunt.

    Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota huius Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de martyrio eiusque causa Servae Dei Isabellae Sánchez Romero (in religione: Ascensionis a Sancto Ioseph), Monialis Professae Ordinis Sancti Dominici, in casu et ad effectum de quo agitur.

    Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

    Datum Romae, die 11 mensis Decembris a.D. 2019.

 

Angelus Card. Becciu

Praefectus

 

                                                                + Marcellus Bartolucci

                                                                Archiep. tit. Mevaniensis

                                                                A Secretis