James Alfred Miller

James Alfred Miller

(† 1982)

Beatificazione:

- 07 dicembre 2019

- Papa  Francesco

- Huehuetenango (Guatemala)

Memoria Liturgica:

- 13 febbraio

Religioso professo dei Fratelli delle Scuole Cristiane; primo nordamericano della Congregazione a salire agli onori degli altari. Il 13 febbraio 1982, mentre stava riparando un muro all’esterno del Centro Indígena, fu ucciso con vari colpi di arma da fuoco. I mandanti appartenevano agli ambienti governativi guatemaltechi, mentre gli esecutori furono militari o membri degli “squadroni della morte”. L’inchiesta avviata dalle autorità statali non portò ad alcun accertamento significativo e l’omicidio rimase senza colpevoli

  • Biografia
  • Omelia
  • Decreto sul Martirio
  • angelus
"Prego Dio per la grazia e la forza di servirlo fedelmente tra i poveri e gli oppressi del Guatemala. Metto la mia vita nella Sua Provvidenza. Ripongo la mia fiducia in Lui"

 

James Alfred Miller nacque in una famiglia di allevatori nei pressi di Stevens Point, Wisconsin, Stati Uniti d’America il 21 settembre 1944. Frequentò la piccola scuola elementare vicino casa e poi la Pacelli High School nella città di Stevens Point, dove incontrò per la prima volta i Fratelli delle Scuole Cristiane.

Nel settembre 1959 entrò nel noviziato minore del Missouri. Dopo tre anni fu ammesso al noviziato, e nell’agosto del 1962 ricevette l’abito di Fratello e il nome religioso di Fratel Leo-William. In seguito, come la maggior parte dei Fratelli, avrebbe utilizzato di nuovo il suo nome di battesimo. Fu destinalo per tre anni alla Scuola secondaria Cretin a St. Paolo, Minnesota, dove, oltre all’insegnamento della lingua spagnola, dell’inglese e della religione si occupava della manutenzione della scuola.

Nell’agosto del 1969, dopo l’emissione dei voti perpetui, fu inviato alla scuola missionaria dei Fratelli in Bluefields, Nicaragua. Vi rimase fino a quando fu trasferito a Puerto Cabezas, sempre in Nicaragua, nel 1974, dove fu direttore. Sotto la sua direzione la scuola passò da 300 a 800 studenti. Accettò anche il compito di dirigere e supervisionare la costruzione di dieci nuove scuole rurali. I superiori religios, tuttavia, gli ordinarono di lasciare il Nicaragua nel luglio 1979, al tempo della rivoluzione sandinista. Temevano che il fatto di aver lavorato sotto il governo di Somoza avrebbe potuto fargli correre dei rischi. Così dovette rientrare negli Stati Uniti, dove insegnò di nuovo a Cretin nell’autunno del 1979 e poi partecipò al corso di rinnovamento a Sangre de Cristo (New Mexico) nel 1980.

Nel gennaio del 1981 fu mandato di nuovo in missione, però in Guatemala. Insegnava nella scuola secondaria di Huehuetenango e lavorava anche nel Centro Indigeno, dove studiavano e apprendevano l’agricoltura i giovani indios maya delle zone rurali. Era passato appena un anno quando, nel pomeriggio del 13 febbraio 1982, ricevette vari colpi sparati da tre uomini con il volto coperto. Morì all’istante. I tentativi di identificare gli assassini non hanno avuto successo.

Dopo l’ufficio funebre in Guatemala e a St. Paul, Minnesota, fu sepolto nel cimitero parrocchiale di Polonia, Wisconsin, USA. In una delle sue ultime lettere, nel gennaio del 1982, scriveva: “Cristo è perseguitato a causa della nostra opzione per i poveri. Consapevoli dei molti pericoli e difficoltà, continuiamo a lavorare con fede e speranza e con fiducia nella provvidenza di Dio...Chiedo a Dio la grazia e la forza di servirLo fedelmente tra i poveri e gli oppressi del Guatemala. Lascio la mia vita alla Sua provvidenza e mi affido a Lui”.  Morì un mese dopo aver scritto queste parole.

Oggi, il “Fondo Fratel James Miller”, istituito dopo la sua morte, continua l’opera da lui compiuta per i poveri e gli oppressi, e ogni anno invia aiuti in tutto il mondo per la realizzazione di progetti a favore dei più poveri e della giustizia sociale.

 

Caro fratello e amico, Cardinal Álvaro Ramazzini, vescovo di questa Diocesi di Huehuetenango; Vostra Eccellenza, Arcivescovo Nicolas Thévenin, Nunzio Apostolico di Papa Francesco in Guatemala; caro Fratello Vescovo e Fratello Agostiniano l'Arcivescovo Mario Alberto Molina Palma, OAR, Arcivescovo di Los Altos Quetzaltenango-Totonicapán, a cui questa diocesi di Huehuetenango è suffraganea; caro Fratello Mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, SJ, Presidente della Conferenza Episcopale del Guatemala; fratelli Vescovi del Guatemala e del Nicaragua venuti a condividere la gioia e la gratitudine di questo momento per la Chiesa del Guatemala, la Chiesa universale e la nostra Chiesa centroamericana; caro Fratello Superiore Generale dei Fratelli Lasalliani; caro Fratello Rodolfo Meoli, FSC, Postulatore Generale dell'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane; cara [Louise Shafranski], sorella di Fratel James e consorte, qui presenti in rappresentanza di tutta la famiglia Miller, perché James Miller è stato uno di noi e per noi ha dato la sua vita; cari Fratelli lasalliani del Guatemala e di tutto il Centro America, qui presenti; religiose, sacerdoti e fedeli di questa diocesi di Huehuetenango.

Il 7 novembre papa Francesco, durante un'udienza concessa al prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il Cardinale Angelo Becciu, ha autorizzato la Congregazione a pubblicare il decreto di martirio del servo di Dio James Alfred Miller, martirizzato in maniera vile e spregevole il 13 febbraio 1982, quando aveva appena trentasette anni, a pochi isolati da dove siamo ora. La lettera apostolica con la quale il Santo Padre, Papa Francesco, ha proclamato benedetto il Servo di Dio James Alfred Miller, religioso professo dell'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, e che è stata letta all'inizio di questa cerimonia, descrive Fratel James in tre aspetti: come un martire, come un eccellente educatore di giovani, e come un evangelico difensore dei poveri e degli oppressi.

Abbiamo ascoltato Fratel Rodolfo Meoli, FSC, ricordarci la vita di Fratel James in una breve biografia prima che fosse proclamato Beato: la sua nascita, il suo primo contatto con i Fratelli delle Scuole Cristiane, la sua decisione di entrare nei Fratelli Cristiani, il suo ingresso nel noviziato, la sua ricezione dell'abito, e il suo primo incarico al liceo cretese di Saint Paul, Minnesota, dove, oltre ai suoi doveri di insegnante di spagnolo, inglese e religione, era anche responsabile della manutenzione degli edifici e allenatore di una squadra di calcio studentesca. Abbiamo anche sentito che nel 1969, dopo aver preso i voti perpetui, è stato inviato a Bluefields, Nicaragua (e qui abbiamo con noi il Vescovo di Bluefields, Mons. Pablo Smith, OFM Cap.). Dopo cinque anni, è stato trasferito a Puerto Cabezas, Nicaragua, dove è stato preside della scuola, con riconoscenza da parte di un governo che stava attraversando un brutto periodo. Stiamo parlando del governo dittatoriale della famiglia Somoza negli ultimi anni di Anastasio Somoza Debayle. Per questo motivo, nel 1979, nel bel mezzo della rivoluzione sandinista, i superiori di Fratel James, temendo per la sua sicurezza nell’ambito del suo operato a favore dei giovani, gli ordinarono di lasciare il Nicaragua. Fratel James non lavorava per il governo e non era un collaboratore del governo. Lavorava come educatore e i suoi superiori temevano che ciò potesse condurre a conseguenze fatali se fosse stato identificato come un possibile somocista.

Fratel James venne quindi rimpatriato negli Stati Uniti per evitare una tragedia di qualsiasi tipo, rientrando nel luogo dove aveva iniziato il suo cammino come educatore: il liceo cretese. Dopo alcuni anni, su insistenza dello stesso Fratel James, secondo cui la sua chiamata era quella di insegnare tra i poveri, specialmente tra gli indigeni, i suoi superiori decisero di mandarlo in un posto che presumevano sarebbe stato più tranquillo: il Guatemala. Venne qui, a Huehuetenango, lavorando nel Centro Indiano (la Casa Indígena De La Salle), dove i giovani Maya indigeni e rurali studiavano per la loro formazione come agricoltori, ricevendo, nel contempo, una formazione morale, umana e cristiana tipica dell'educazione lasalliana. Un anno dopo, nel febbraio del 1982, tre individui codardi a volto coperto, spararono a Fratel James e misero fine alla sua vita. Non so se i tentativi di identificare gli assassini fossero o meno reali, ma comunque non hanno avuto esito positivo.

Fin dall'inizio della sua vocazione di Fratello delle Scuole Cristiane, ogni commento da parte dei suoi superiori e collaboratori è stato sempre positivo nel lodare il suo atteggiamento di generosità, pietà, onestà e docilità. Impegnato nella vita della comunità, andava d'accordo sia con i confratelli che con suoi compagni di classe. Era motivo di unità e di comunione all'interno della comunità e nelle opere della comunità stessa. Uno degli insegnanti dello scolasticato ha detto che era carismatico, aperto e socievole, con un sorriso ‘da orecchio a orecchio’ e quegli occhi luminosi, visibili nelle fotografie, testimonianza della sua personalità attraente, dell'apertura, della socievolezza e della gentilezza. Non c'era nulla di falso in lui. La sua semplicità affascinava la gente. Era molto intelligente ma anche molto, molto semplice.

Quando ha preso i voti tra i Fratelli - come accade in ogni comunità religiosa e soprattutto nei seminari clericali, quando un seminarista sta per essere promosso alla professione o agli ordini e viene sottoposto a un severo esame - nel suo esame per la professione dei voti perpetui, gli elettori hanno parlato della sua generosità, della sua influenza positiva, e hanno indicato il suo grande interesse e desiderio di lavorare nelle missioni. Il direttore dello scolasticato lo ricordava come una persona intelligente, anche se non intellettuale, gioviale, facile da relazionare, preferendo il lavoro fisico allo sport, con una profonda fede e amore per la sua vocazione religiosa, ma con una certa tendenza a venire tardi a lezione e alle preghiere della comunità (come se si preparasse a lavorare in America Centrale o in America Latina, dove la puntualità non è una delle nostre virtù). Essendo in Nicaragua, il suo desiderio di lavorare in un progetto missionario è diventato realtà. Dal Nicaragua, scrisse che provava una grande soddisfazione nel lavorare con i più poveri. Quando qualcuno gli chiese se avesse paura delle sparatorie avvenute nei dintorni di dove viveva, lui rispose per lettera: "Stai scherzando? Non avrei mai pensato di poter pregare con tanto fervore quando vado a letto".

Quando arrivò in Guatemala, era molto cosciente della situazione esistente: i noti squadroni della morte e le possibili conseguenze. In una lettera scritta nel gennaio 1982, ha dichiarato: "Personalmente sono stanco della violenza, ma continuo a sentire un forte impegno nei confronti dei poveri sofferenti del Centro America. La Chiesa è perseguitata a causa della sua opzione per i poveri. Consapevoli di numerosi pericoli e difficoltà, continuiamo a lavorare con fede e speranza e confidando nella Provvidenza di Dio". Ha aggiunto: "Sono un Fratello delle Scuole Cristiane da quasi 20 anni ormai, e l'impegno per la mia vocazione diventa sempre più forte nel mio lavoro in America Centrale. Prego Dio per la grazia e la forza di servirlo fedelmente tra i poveri e gli oppressi del Guatemala. Metto la mia vita nella Sua Provvidenza. Ripongo la mia fiducia in Lui". Un mese dopo aver scritto queste parole, cadde sotto i proiettili dei tre, anonimi assassini.

Senza alcun dubbio, la chiamata, il lavoro e il martirio di Fratel James è un punto di riferimento per la comunità lasalliana e per ogni educatore cristiano sulla validità del ministero educativo. Quando la Seconda Conferenza Generale della Conferenza Episcopale dell'America Latina (la Conferenza di Medellín) ha parlato di educazione liberatoria e dopo la Terza Conferenza Generale della Conferenza Episcopale dell'America Latina (la Conferenza di Puebla) l'ha assunta come educazione evangelizzatrice, non solo ha messo in evidenza la forza trasformatrice dell'educazione, ma anche la consapevolezza che l'educazione non è solo una trasmissione di conoscenza, ma la configurazione della persona intorno ai valori e ai valori ed atteggiamenti che, nel caso della Chiesa, sono i valori del Vangelo.

È vero, come è stato affermato alla Conferenza di Puebla, che l'educazione in quanto tale non appartiene al contenuto essenziale dell'evangelizzazione, ma al suo contenuto nel suo insieme. L'educazione cattolica appartiene alla missione evangelizzatrice della Chiesa e deve annunciare esplicitamente Cristo come nostro liberatore. Il documento conclusivo della V Conferenza Generale della Conferenza Episcopale dell'America Latina (la Conferenza di Aparecida) asseriva: "La fede cristiana ci mostra Gesù Cristo come la verità ultima dell'essere umano, il modello in cui l'essere umano si mostra in tutta la sua magnificenza ontologica ed esistenziale. Proclamarla pienamente ai nostri giorni richiede coraggio e spirito profetico. Contrastare la cultura della morte con la cultura cristiana della solidarietà è un imperativo per tutti noi, un obiettivo costante dell'insegnamento sociale della Chiesa".

Non bisogna stupirsi, quindi, che l'azione pastorale di Fratel James abbia dato così tanto fastidio ad alcuni, tanto da ucciderlo per questo. Non c'è niente che infastidisca i regimi totalitari, di destra o di sinistra, di ieri o di oggi, più dell'educazione. Qui sta il loro sforzo di sopprimere la libertà di insegnamento e il loro sostegno all'educazione nazionalizzata, arrivando persino a calpestare un diritto umano così fondamentale come il diritto dei genitori di scegliere l'educazione che ritengono migliore per i propri figli. Naturalmente, non ci sono persone più docili di quelle ignoranti. Non ci sono persone più sottomesse di un popolo addomesticato e più manipolabili di quelle senza coscienza, senza criteri, senza valori.

Fratel James, nel suo ministero tra gli indigeni, i più poveri tra i poveri, li ha resi consapevoli della loro dignità, dei loro diritti e delle loro responsabilità. Questo ha incrinato il sistema autoritario, sfruttatore e abusivo verso coloro che vedevano in loro solo una forza lavoro a basso costo da impiegare per i lavori più ingrati e pericolosi, sottoponendoli a condizioni di vita subumane. Allo stesso tempo, Fratel James li ha addestrati ad avere accesso a nuove e migliori opportunità, spezzando il circolo vizioso della povertà, dell'esclusione e del rifiuto.

Fratel Cyril Litecky, FSC, l’allora Visitatore (Provinciale) di Fratel James, scrisse poco dopo la sua morte che è importante non dimenticare Fratel James Miller. Egli disse: "Ciò per cui ha vissuto - e ciò per cui è morto - è il messaggio evangelico di libertà, pace, giustizia e verità". Non dimentichiamoci di Fratel James. Il modo migliore per non dimenticarlo è fare della libertà, della giustizia e della dignità di ogni essere umano la nostra causa comune, specialmente per i poveri, gli emarginati e gli esclusi.

L'opzione per i poveri non è una questione politica, anche se ha implicazioni ed esigenze politiche. È una questione evangelica, per non dimenticare che Gesù ha detto che tutto ciò che facciamo ai nostri fratelli, anche il minimo, lo facciamo a Lui. Sarebbe ingiusto nei confronti della vita, del lavoro, della missione e della morte di Fratel James se lasciassimo che cada nell'oblio - se non riprendessimo la bandiera di quella lotta evangelica che lui ha sempre innalzato. Pertanto: Fratel James, prega per noi! Amen.

 

Huehuetenango, Guatemala, 7 dicembre 2019

 

José Luis Cardinale Lacunza Maestrojuán, OAR

Vescovo di David

Delegato di Panama di Papa Francesco per la Beatificazione di Fratel James Miller, FSC

 

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Lingua originale: spagnolo – Traduzione inglese di Maria José Guanella – Edito per Clarity dal Rev. Alan M. Guanella, JCL

 

CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM

 

GERONTOPOLITANA

Beatificationis seu Declarationis Martyrii

Servi Dei

IACOBI ALFREDI MILLER

Fratris professi

Instituti Fratrum Scholarum Christianarum

(† 13.2.1982)

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DECRETO SUL MARTIRIO

 

    «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Orma mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno» (II Tm 4, 7-8)

 

    Il Servo di Dio Giacomo Alfredo Miller fu testimone del Signore nel dono supremo della vita. Dopo aver combattuto la “buona battaglia” della fede e della carità, affrontò con incrollabile speranza la violenta crudeltà dei persecutori e versò il suo sangue in odorem suavitatis.

    Il Servo di Dio nacque a Stevens Point (Wisconsin, Stati Uniti d’America) il 21 settembre 1944. Dopo aver frequentato l’High School dei Fratelli delle Scuole Cristiane, decise di entrare nel loro Istituto. Nel 1962 iniziò l’anno di noviziato. Emise la professione religiosa temporanea nel 1963 e proseguì gli studi, conseguendo il baccellierato in Arte e Lingue moderne, con specializzazione in spagnolo e inglese. Il 5 maggio 1969 emise i voti perpetui.  

    In quello stesso anno chiese di andare in Centroamerica. Fu inviato a Bluefields in Nicaragua, dove insegnò inglese, matematica e religione. Nel 1975 fu trasferito a Puerto Cabezas come direttore dell’Istituto Bartolomé Colón. A causa dei problemi politici, il Servo di Dio lasciò il Nicaragua nel 1979 e, dopo un breve periodo trascorso nel Wisconsin e a New Messico, nel 1981 fu inviato a Huehuetenango in Guatemala, dove i Fratelli delle Scuole Cristiane gestivano anche il Centro Indígena, una casa di accoglienza che ospitava circa centocinquanta giovani indigeni, per lo più provenienti dalle povere zone rurali e montuose. A loro venivano offerti sia i corsi teorici del collegio, sia la preparazione professionale in agricoltura e allevamento.

    Durante il regime militare, che causò trent’anni di guerra civile, i Fratelli delle Scuole Cristiane, ed in particolare il Servo di Dio, che era Vicedirettore della Scuola per il settore indigeno, si prodigarono per aiutare i discendenti dei maya a recuperare la loro dignità. Il religioso statunitense era stato inviato in Guatemala per occuparsi della formazione degli indigeni.

    La situazione politica del Paese diventava sempre più era delicata per il conflitto non solo tra governo dei militari e guerriglia comunista, ma anche per i frequenti contrasti etnici tra bianchi e indios. In tale contesto la Chiesa cercava di ristabilire la giustizia ed il rispetto dei diritti umani, soprattutto dei più poveri. Per questo apostolato era accusata di complicità con i guerriglieri. Il martirio del Servo di Dio si inscrive in questo contesto avvelenato.

    Il 10 febbraio 1982 il padre di uno dei Fratelli delle Scuole Cristiane si recò al collegio per comunicare che aveva sentito dire che lo “squadrone della morte” stava tramando l’uccisione del Vicedirettore della scuola. Il Servo di Dio, avendo già vissuto situazioni simili in Nicaragua, continuò serenamente il suo lavoro. Il 13 febbraio 1982, mentre stava riparando un muro all’esterno del Centro Indígena, fu ucciso con vari colpi di arma da fuoco. I mandanti appartenevano agli ambienti governativi guatemaltechi, mentre gli esecutori furono militari o membri degli “squadroni della morte”. L’inchiesta avviata dalle autorità statali non portò ad alcun accertamento significativo e l’omicidio rimase senza colpevoli.

    Da parte sua, il Servo di Dio era pienamente consapevole del pericolo al quale era esposto a causa del suo apostolato.

    La fama del suo martirio si diffuse nella comunità ecclesiale, per cui dal 1° settembre al 10 ottobre 2009 si celebrò presso la Curia ecclesiastica di Huehuetenango l’Inchiesta Diocesana; inoltre furono effettuate due Inchieste Rogatoriali: una presso l’Arcidiocesi di Chicago, nei giorni 5 e 6 ottobre 2009, e un’altra presso la Diocesi di La Crosse, il 7 ottobre 2009; la loro validità giuridica fu riconosciuta da questa Congregazione con decreto del 9 luglio 2010. Preparata la Positio, si è discusso, secondo la consueta procedura, se la morte del Servo di Dio sia stata un vero martirio. Il 20 marzo 2018 si celebrò il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, che espresse parere favorevole. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 2 ottobre 2018, presieduta da me Card. Angelo Becciu, hanno riconosciuto che il suddetto Servo di Dio fu ucciso per la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa.

    De hisce omnibus rebus, referente subscripto Cardinale Praefecto, certior factus, Summus Pontifex Franciscus, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de martyrio eiusque causa Servi Dei Iacobi Alfredi Miller, Fratris professi Instituti Fratrum Scholarum Christianarum, in casu et ad effectum de quo agitur.

 

    Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

 

     Datum Romae, die 7 mensis Novembris a. D. 2018.

    

ANGELUS Card. BECCIU

Praefectus

 

                                                        + MARCELLUS BARTOLUCCI

                                                     Archiep. tit. Mevaniensis

                                                     a Secretis

 

 

 

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CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM

 

GERONTOPOLITANA

Beatificationis et Canonizationis

Servi Dei IACOBI ALFREDI MILLER

Fratris professi

Instituti Fratrum Scholarum Christianarum

(†13.2.1982)

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DECRETUM SUPER MARTYRIO

 

    «Bonum certamen certavi, cursum consummavi, fidem servavi; in reliquo reposita est mihi iustitiae corona, quam reddet mihi Dominus in illa die, iustus iudex» (2 Tim 4 7-8).

 

    Servus Dei Iacobus Alfredus Miller Domino supremo vitae dono testimonium perhibuit. Postquam fidei caritatisque bonum certamen certaverat, firmissima spe persecutorum dirissimam crudelitatem pertulit et in odorem suavitatis suum sanguinem profudit.

    Servus Dei in pago v. d. Stevens Point in Visconsinia in Foederatis Civitatibus Americae Septentrionalis die 21 mensis Septembris anno 1944 natus est.  Postquam High School, scilicet lycaeum Fratrum Scholarum Christianarum frequentaverat, statuit eorundem Fratrum Institutum ingredi. Anno 1962 novitiatum incohavit. Religiosam professionem anno 1963 ad tempus emisit et studia sua perrexit, baccalaureatum Artium et recentium linguarum adipiscens, singulari cum peritia in Hispanico et Anglico sermone. Die 5 mensis Maii anno 1969 perpetua emisit vota.

    Eodem anno postulavit ut in Americam Centralem proficisceretur. Missus est in pagum v. d. Bluefields in Nicaragua, ubi Anglicam linguam, mathesim necnon religionem docuit. Anno 1975 translatus est in pagum Puerto Cabezas ut praeses Instituti Bartolomé Colón. Ob politicas quaestiones Servus Dei anno 1979 a Nicaragua discessit et, post breve intervallum in Visconsinia et in Novo Mexico, anno 1981 ad Gerontopolim in Guatimalam missus est, ubi Fratres Scholarum Christianarum regebant domum v. d. Centro Indígena, id est domum ad excipiendos plus quam centum et quinquaginta iuvenes aborigines, praesertim ex pauperibus regionibus rusticis et montanis. Iis iuvenibus in collegio tam theorici cursus quam professionalis institutio operibus in rusticis et in rebus pecunariis suppeditabantur.

    Cum militare regimen vigeret, quod per triginta annos civile bellum peperit, Fratres Scholarum Christianarum  et maxime Servus Dei, qui Scholae praefecti vicarius erat partis indigenae, operam dederunt ut prognati a Maiano populo propriam dignitatem reciperarent. Religiosus vir Feoederatarum Civitatum Americae Septentrionalis in Guatimalam missus est ut incumberet in indigenarum institutionem.

    Res politica illius nationis magis magisque difficilis fiebat, non solum ob contentionem inter militum dominationem et bellum inordinatum  communistarum  sed etiam ob crebras gentium discordias inter homines albos et indigenos. Iis in adiunctis, Ecclesia conata est iustitiam instaurare una cum hominum universorum iurium observantia. Propter hanc apostolicam navitatem accusabatur de societate sceleris cum excursoribus. Servi Dei martyrium iis in adiunctis venenatis consummatum est.

    Die 10 mensis Februarii anno 1982 pater cuiusdam sodalis Fratrum Scholarum Christianarum ad collegium se contulit, ut enuntiaret se audivisse manipulum excursorum dictum turmam mortis, mortales insidias vicario praefecti scholae comparaturum esse. Servus Dei, cum similia in Nicaragua iam cognovisset, operam suam aequo animo perrexit. Die 13 mensis Febrarii anno 1982, dum murum extra domum dictam Centro Indígena reficeret, pluribus manuballistae ictibus interfectus est. Auctores huius sceleris ex parte Guatemaltensium auctoritatum exstiterunt, percussores autem fuerunt milites vel viri ex illa turba mortis. Iuridica inquisitio ab auctoritatibus status fere nihil comperit et homicidium inultum evasit. Sua ex parte Servus Dei bene cognitum habuit periculum in quo versabatur, propter suum apostolatum.

    Cum fama martyrii in communitate propagata esset, a die 1 mensis Septembris ad diem 10 mensis Octobris anno 2009 apud Curiam ecclesiasticam Gerontopolitanam Inquisitio Dioecesana celebrata est, cui accesserunt Inquisitiones Rogatoriales apud Archidioecesim Chicagiensem diebus 5 et 6 mensis Octobris anno 2009 necnon apud dioecesim Crossensem die 7 mensis Octobris anno 2009; quorum omnium iuridica validitas ab hac Congregatione de Causis Sanctorum per decretum diei 9 mensis Iulii anno 2010 est approbata.

    Exarata Positione, disceptatum est consuetas secundum normas an Servi Dei verum fuisset martyrium. Die 20 mensis Martii 2018, positivo cum exitu, Peculiaris Congressus Consultorum Theologorum celebratus est. Patres Cardinales et Episcopi, Ordinaria in Sessione diei 2 mensis Octobris anno 2018 congregati, cui egomet ipse Angelus Cardinalis Becciu praefui, Servum Dei propter suam fidem in Christum et in Ecclesiam interfectum fuisse professi sunt.

    Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de martyrio eiusque causa Servi Dei Iacobi Alfredi Miller, Fratris professi Instituti Fratrum Scholarum Christianarum, in casu et ad effectum de quo agitur.

 

     Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

 

     Datum Romae, die 7 mensis Novembris  a. D. 2018.

  

ANGELUS Card. BECCIU

Praefectus

 

                                                        + MARCELLUS BARTOLUCCI

                                                         Archiep. tit. Mevaniensis

                                                         a Secretis

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 8 dicembre 2019

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi celebriamo la solennità di Maria Immacolata, che si colloca nel contesto dell’Avvento, tempo di attesa: Dio compirà ciò che ha promesso. Ma nell’odierna festa ci è annunciato che qualcosa è già compiuto, nella persona e nella vita della Vergine Maria. Di questo compimento noi oggi consideriamo l’inizio, che è ancora prima della nascita della Madre del Signore. Infatti, la sua immacolata concezione ci porta a quel preciso momento in cui la vita di Maria cominciò a palpitare nel grembo di sua madre: già lì era presente l’amore santificante di Dio, preservandola dal contagio del male che è comune eredità della famiglia umana.

Nel Vangelo di oggi risuona il saluto dell’Angelo a Maria: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). Dio l’ha pensata e voluta da sempre, nel suo imperscrutabile disegno, come una creatura piena di grazia, cioè ricolma del suo amore. Ma per essere colmati occorre fare spazio, svuotarsi, farsi da parte. Proprio come ha fatto Maria, che ha saputo mettersi in ascolto della Parola di Dio e fidarsi totalmente della sua volontà, accogliendola senza riserve nella propria vita. Tanto che in lei la Parola si è fatta carne. Questo è stato possibile grazie al suo “sì”. All’Angelo che le chiede la disponibilità a diventare la madre di Gesù, Maria risponde: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (v. 38).

Maria non si perde in tanti ragionamenti, non frappone ostacoli al Signore, ma con prontezza si affida e lascia spazio all’azione dello Spirito Santo. Mette subito a disposizione di Dio tutto il suo essere e la sua storia personale, perché siano la Parola e la volontà di Dio a plasmarli e portarli a compimento. Così, corrispondendo perfettamente al progetto di Dio su di lei, Maria diventa la “tutta bella”, la “tutta santa”, ma senza la minima ombra di autocompiacimento. È umile. Lei è un capolavoro, ma rimanendo umile, piccola, povera. In lei si rispecchia la bellezza di Dio che è tutta amore, grazia, dono di sé.

Mi piace anche sottolineare la parola con cui Maria si definisce nel suo consegnarsi a Dio: si professa «la serva del Signore». Il “sì” di Maria a Dio assume fin dall’inizio l’atteggiamento del servizio, dell’attenzione alle necessità altrui. Lo testimonia concretamente il fatto della visita ad Elisabetta, che segue immediatamente l’Annunciazione. La disponibilità verso Dio si riscontra nella disponibilità a farsi carico dei bisogni del prossimo. Tutto questo senza clamori e ostentazioni, senza cercare posti d’onore, senza pubblicità, perché la carità e le opere di misericordia non hanno bisogno di essere esibite come un trofeo. Le opere di misericordia si fanno in silenzio, di nascosto, senza vantarsi di farle. Anche nelle nostre comunità, siamo chiamati a seguire l’esempio di Maria, praticando lo stile della discrezione e del nascondimento.

La festa della nostra Madre ci aiuti a fare di tutta la nostra vita un “sì” a Dio, un “sì” fatto di adorazione a Lui e di gesti quotidiani di amore e di servizio.

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

ieri, a Huehuetenango, in Guatemala, è stato beatificato Giacomo Miller, religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane, ucciso in odio alla fede nel 1982, nel contesto della guerra civile. Il martirio di questo esemplare educatore di giovani, che ha pagato con la vita il suo servizio al popolo e alla Chiesa guatemalteca, rafforzi in quella cara Nazione percorsi di giustizia, di pace e di solidarietà. Un applauso al nuovo Beato!

Domani si svolgerà a Parigi un incontro dei Presidenti di Ucraina, Russia e Francia e della Cancelliere Federale della Germania – noto come “Formato Normandia” – per cercare soluzioni al doloroso conflitto in corso ormai da anni nell’Ucraina orientale. Accompagno l’incontro con la preghiera, una preghiera intensa, perché lì ci vuole la pace, e vi invito a fare altrettanto, affinché tale iniziativa di dialogo politico contribuisca a portare frutti di pace nella giustizia a quel territorio e alla sua popolazione.

Saluto con affetto tutti voi, pellegrini dell’Italia e di vari Paesi, in particolare i fedeli polacchi di Varsavia e Lublino, i poliziotti irlandesi e i giovani di Sorbara (Modena). Un saluto speciale va alle Figlie della Croce, recentemente riconosciute come Associazione Pubblica dal Cardinale Vicario.

In questa festa dell’Immacolata, nelle parrocchie italiane si rinnova l’adesione all’Azione Cattolica. Auguro a tutti i soci e i gruppi un buon cammino di formazione, di servizio e di testimonianza.

Benedico i fedeli di Rocca di Papa e la fiaccola con cui accenderanno la grande stella sulla Fortezza della cittadina, in onore di Maria Immacolata. E il mio pensiero va anche al Santuario di Loreto, dove oggi sarà aperta la Porta Santa per il Giubileo Lauretano: che sia ricco di grazia per i pellegrini della Santa Casa.

Oggi pomeriggio mi recherò a Santa Maria Maggiore a pregare la Madonna, e quindi in Piazza di Spagna per il tradizionale atto di omaggio ai piedi del monumento all’Immacolata. Vi chiedo di unirvi spiritualmente a me in questo gesto, che esprime la devozione filiale alla nostra Madre celeste.

A tutti auguro buona festa e buon cammino di Avvento verso il Natale, con la guida della Vergine Maria. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!