John Henry Newman

John Henry Newman

(1801-1890)

Beatificazione:

- 19 settembre 2010

- Papa  Benedetto XVI

Canonizzazione:

- 13 ottobre 2019

- Papa  Francesco

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 9 ottobre

Cardinale, teologo e filosofo inglese. Già presbitero anglicano, entrato a far parte del Movimento di Oxford, ne divenne uno degli animatori, fondò inoltre l’Oratorio di S. Filippo Neri in Inghilterra

  • Biografia
  • Omelia
  • Lettera Apostolica
  • omelia di beatificazione
“Ex umbris et imaginibus in Veritatem”, “Dalle ombre e dalle figure alla Verità”

 

 

VITA  E  OPERE

 

 

Nascita, infanzia e gioventù

 

    Il Beato Giovanni Enrico Newman nacque a Londra il 21 feb­braio 1801 da una famiglia anglicana: la madre era ugonotta ed il padre di orientamento religioso molto tollerante. Era il primo dei sei figli di John, banchiere, e di Jemina Fourdrinier. Nel 1808 entra nella Great Ealing School, nell’allora estrema periferia di Londra, dove riceve un’educazione elevata e si fa notare per le doti di intelligenza.

 

Gli studi superiori e l’ordinazione nella Chiesa Anglicana

 

    Nel 1816, anno in cui conclude gli studi ad Ealing ed assiste contemporaneamente al fallimento della banca del padre, matura l’adesione ai principi più radicali del Calvinismo: arriva a credere che il Papa sia l’anticristo. Nel 1817 entra nel Trinity College di Oxford, dove consegue il Baccellierato “of Arts”.

    Nel 1822 viene eletto Fellow dell’Oriel College, dove nasce la sua amicizia con Edward Bouverie Pusey. Il 13 giugno 1824 viene ordinato diacono nella Chiesa Anglicana, divenendo coadiutore della parrocchia di St. Clement di Oxford. Il 29 maggio 1825 viene ordinato Presbitero Anglicano.

 

L’educatore

 

    John Henry Newman dal 1826 al 1832 è Tutor all’Oriel College dove si occupa della formazione culturale di molti studenti universitari; qui è in stretto contatto con Edward Bouverie Pusey, John Keble e Richard Hurrel Froude. Il 14 marzo 1828 è nominato parroco della chiesa universitaria di St. Mary, svolgendovi una ricca attività pastorale e di predicazione che lo rende molto celebre. Nel 1832 accompagna il presbitero Froude nel suo viaggio nell’Europa meridionale: visita Roma, Malta, Corfù e la Sicilia.

 

Il pubblicista

 

    Nel Collegio Inglese di Roma, il Beato incontra per la prima volta Don Nicholas Wiseman, futuro Arcivescovo cattolico di Westminster. Scrive il poema (poi pubblicato nel 1834) Lyra Apostolica ed il poemetto Lead, Kindly, Light, esprimendo il suo pieno abbandono alla Provvidenza, che gli indicherà e gli farà realizzare la sua specifica missione. Il 14 luglio 1833, ad Oxford, ascolta il sermone di Keble National Apostasy: nasce l’Oxford Movement che vede in Newman la figura di spicco. Tra il 1833 ed il 1841 Newman, Froude, Keble, Pusey e William Palmer pubblicano Tracts for the Times; su 90 saggi pubblicati Newman è l’autore di ben 26, incluso l’ultimo, il Tract 90 (Remarks on certain passeges in Thirty-Nine Articles) nel quale egli cercò di interpretare i 39 articoli della Chiesa Anglicana in un’ottica cattolica. Le proteste suscitate spingono il Vescovo di Oxford a sospendere la pubblicazione dei Tracts. Condannato dall’Hebdomedal Board dell’Università di Oxford e sconfessato da 42 vescovi, il Beato rinuncia alla parrocchia universitaria. Il 9 aprile 1842 si ritira con alcuni amici a Littlemore per stendere con loro il celebre Essay development of christian Doctrine; qui giunge a maturazione la sua “conversione” al cattolicesimo.

 

La conversione al cattolicesimo

 

    Nel 1846 il Beato si reca a Roma con alcuni compagni anglicani passati al cattolicesimo, senza progetti definitivi. Nel Memorandum del 1848 scrive di prendere in considerazione la possibilità di entrare tra i Redentoristi, ma poi sceglie di far parte dell’Oratorio di San Filippo Neri; frequenterà infatti a Roma la Chiesa Nuova ed i sacerdoti di quella comunità. Ordinato presbitero il 2 febbraio 1848, riceve calorosi incoraggiamenti dal Beato Pio IX (Magna Nobis semper, del 26 novembre 1847).

 

Il fondatore

 

    Risoluto a diventare Oratoriano, il Beato Newman chiede al Papa di poter fondare un Oratorio a Birmingham, così da adeguare le costituzioni dell’Oratorio Romano alle necessità del luogo. Il nuovo Oratorio prende l’avvio nel 1847, quando egli, con sei compagni, inizia il noviziato in un’ala dell’Abbazia di Santa Croce, messa a loro disposizione. Dopo alcuni trasferimenti, la prima vera sede è posta ad Edgbaston, nella periferia di Birmingham.

    Intanto nel 1848 un gruppo di Oratoriani, guidati da Padre Frederick William Faber, si trasferisce a Londra, dove nascerà la seconda Congregazione Filippina Inglese. Nel 1854 Padre Newman è nominato rettore dell’Università Cattolica di Dublino, rimanendo in carica per quattro anni. Nel 1864 pubblica l’Apologia pro vita sua e nel 1878 il Trinity College di Oxford lo elegge suo First Honorary Fellow.

 

Il cardinalato. Il decesso

 

    Papa Leone XIII, su uno spunto di Monsignor William Bernard Ullathorne, Vescovo di Birmingham, il 12 maggio 1879 crea Newman Cardinale del titolo di San Giorgio al Velabro; il motto scelto recita: cor ad cor loquitur (San Francesco di Sales). Dal 1889 si assiste ad un declino fisico crescente del quasi novantenne Cardinale; il giorno di Natale celebra la sua ultima Santa Messa in pubblico e l’11 agosto 1890 muore nella sua camera ad Edgbaston. Sulla sua tomba vuole che si scriva: Ex umbris et imaginibus in veritatem.

 

 

"ITER" DELLA CAUSA

 

 

a) In vista della beatificazione

 

    La Causa di beatificazione e canonizzazione del Beato John Henry Newman è stata iniziata sotto la normativa stabilita dal Codex Iuris Canonici del 1917. Il primo processo, canonicamente detto informativo ed ordinario, volto a provare la fama sanctitatis vitae, virtutum atque miraculis in genere, si è aperto a Birmingham il 17 giugno 1958. Mentre quello apostolico, teso a dimostrare l’esistenza delle virtù in specie, ha avuto una durata di soli due anni: dal 20 febbraio 1984 al 19 giugno 1986.

    Trasferiti gli atti a Roma e sottoposta ad esame la loro validità giuridica, la Congregazione delle Cause dei Santi ha risposto positi­vamente, per cui il 20 febbraio 1989 ha emanato il relativo decreto.

    Preparata in tempi brevi la Positio, questa ha avuto un esame favore­vole da parte del Congresso Storico il 12 dicembre 1989; ed a seguire un altrettanto fausto risultato da parte dei Consultori teologi il 20 aprile 1990.

    L’8 gennaio 1991 si è tenuta la Congregazione Ordinaria degli Em.mi Cardinali ed Ecc.mi Vescovi. Il S. Padre Giovanni Paolo II, il 22 gennaio 1991, ha promulgato il Decretum super heroicitate virtutum.

    Anche l’iter del processo del miracolo, che porterà il Cardinale John Henry Newman al titolo di Beato, ha avuto un felice e rapido esito: l’Inchiesta diocesana si è svolta a Boston dal 25 giugno 2005 al 9 novembre 2006; il Congresso Peculiare dei Consultori teologi si è tenuto positivamente il 20 dicembre 2008, a cui ha fatto seguito il 2 giugno 2009 la Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi. Il Decretum super miro reca la data del 3 luglio 2009.

    Il Santo Padre Benedetto XVI ha proclamato Beato il Venerabile Newman la domenica 19 settembre 2010, nel corso della celebrazione da lui stesso presieduta nel Cofton Park di Rednal, a Birmingham.

 

b) In vista della canonizzazione

 

    Per questa successiva fase è stata presa in esame la presunta guarigione miracolosa di una mamma di famiglia di Chicago, la quale era affetta da giorni da una copiosa emorragia addominale con sospetto travaglio abortivo. Nel momento più drammatico ebbe solo la forza di dire “Cardinale Newman aiutami”, cui seguì, in modo istan­taneo e scientificamente inspiegabile, il definito arresto del­l’emor­ragia. Era il 15 maggio 2013.

    L’Inchiesta diocesana si è svolta dal 22 giugno al 26 ottobre 2015.

    La Consulta Medica del Dicastero, nella riunione del 1° marzo 2018, ha espresso parere favorevole circa la guarigione esaminata, che è stata ritenuta istantanea, perfetta e duratura, non spiegabile scientificamente.

    Nel Congresso Peculiare, riunito l’11 ottobre 2018, i Consultori teologi si sono unanimemente espressi con voto affermativo. Identico parere è stato manifestato dai padri Cardinali e Vescovi, nella Sessione Ordinaria del 15 gennaio 2019.

    Il 12 febbraio successivo il Santo Padre Francesco ha autoriz­zato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto super miraculo.

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI:
GIOVANNI ENRICO NEWMAN, GIUSEPPINA VANNINI,
MARIA TERESA CHIRAMEL MANKIDIYAN, DULCE LOPES PONTES, MARGARITA BAYS

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
Domenica, 13 ottobre 2019

 

«La tua fede ti ha salvato» (Lc 17,19). È il punto di arrivo del Vangelo odierno, che ci mostra il cammino della fede. In questo percorso di fede vediamo tre tappe, segnalate dai lebbrosi guariti, i quali invocanocamminano e ringraziano.

Anzitutto, invocare. I lebbrosi si trovavano in una condizione terribile, non solo per la malattia che, diffusa ancora oggi, va combattuta con tutti gli sforzi, ma per l’esclusione sociale. Al tempo di Gesù erano ritenuti immondi e in quanto tali dovevano stare isolati, in disparte (cfr Lv 13,46). Vediamo infatti che, quando vanno da Gesù, “si fermano a distanza” (cfr Lc 17,12). Però, anche se la loro condizione li mette da parte, invocano Gesù, dice il Vangelo, «ad alta voce» (v. 13). Non si lasciano paralizzare dalle esclusioni degli uomini e gridano a Dio, che non esclude nessuno. Ecco come si accorciano le distanze, come ci si rialza dalla solitudine: non chiudendosi in sé stessi e nei propri rimpianti, non pensando ai giudizi degli altri, ma invocando il Signore, perché il Signore ascolta il grido di chi è solo.

Come quei lebbrosi, anche noi abbiamo bisogno di guarigione, tutti. Abbiamo bisogno di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro; da molte paure; dai vizi di cui siamo schiavi; da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri. Il Signore libera e guarisce il cuore, se lo invochiamo, se gli diciamo: “Signore, io credo che puoi risanarmi; guariscimi dalle mie chiusure, liberami dal male e dalla paura, Gesù”. I lebbrosi sono i primi, in questo Vangelo, a invocare il nome di Gesù. Poi lo faranno anche un cieco e un malfattore sulla croce: gente bisognosa invoca il nome di Gesù, che significa Dio salva. Chiamano Dio per nome, in modo diretto, spontaneo. Chiamare per nome è segno di confidenza, e al Signore piace. La fede cresce così, con l’invocazione fiduciosa, portando a Gesù quel che siamo, a cuore aperto, senza nascondere le nostre miserie. Invochiamo con fiducia ogni giorno il nome di Gesù: Dio salva. Ripetiamolo: è pregare, dire “Gesù” è pregare. La preghiera è la porta della fede, la preghiera è la medicina del cuore.

La seconda parola è camminare. È la seconda tappa. Nel breve Vangelo di oggi compaiono una decina di verbi di movimento. Ma a colpire è soprattutto il fatto che i lebbrosi non vengono guariti quando stanno fermi davanti a Gesù, ma dopo, mentre camminano: «Mentre essi andavano furono purificati», dice il Vangelo (v. 14). Vengono guariti andando a Gerusalemme, cioè mentre affrontano un cammino in salita. È nel cammino della vita che si viene purificati, un cammino che è spesso in salita, perché conduce verso l’alto. La fede richiede un cammino, un’uscita, fa miracoli se usciamo dalle nostre certezze accomodanti, se lasciamo i nostri porti rassicuranti, i nostri nidi confortevoli. La fede aumenta col dono e cresce col rischio. La fede procede quando andiamo avanti equipaggiati di fiducia in Dio. La fede si fa strada attraverso passi umili e concreti, come umili e concreti furono il cammino dei lebbrosi e il bagno nel fiume Giordano di Naaman (cfr 2 Re 5,14-17). È così anche per noi: avanziamo nella fede con l’amore umile e concreto, con la pazienza quotidiana, invocando Gesù e andando avanti.

C’è un altro aspetto interessante nel cammino dei lebbrosi: si muovono insieme. «Andavano» e «furono purificati», dice il Vangelo (v. 14), sempre al plurale: la fede è anche camminare insieme, mai da soli. Però, una volta guariti, nove vanno per conto loro e solo uno torna a ringraziare. Gesù allora esprime tutta la sua amarezza: «E gli altri dove sono?» (v. 17). Sembra quasi che chieda conto degli altri nove all’unico che è tornato. È vero, è compito nostro – di noi che siamo qui a “fare Eucaristia”, cioè a ringraziare –, è compito nostro prenderci cura di chi ha smesso di camminare, di chi ha perso la strada: siamo custodi dei fratelli lontani, tutti noi! Siamo intercessori per loro, siamo responsabili per loro, chiamati cioè a rispondere di loro, a prenderli a cuore. Vuoi crescere nella fede? Tu, che sei oggi qui, vuoi crescere nella fede? Prenditi cura di un fratello lontano, di una sorella lontana.

Invocare, camminare e ringraziare: è l’ultima tappaSolo a quello che ringrazia Gesù dice: «La tua fede ti ha salvato» (v. 19). Non è solo sano, è anche salvo. Questo ci dice che il punto di arrivo non è la salute, non è lo stare bene, ma l’incontro con Gesù. La salvezza non è bere un bicchiere d’acqua per stare in forma, è andare alla sorgente, che è Gesù. Solo Lui libera dal male, e guarisce il cuore, solo l’incontro con Lui salva, rende la vita piena e bella. Quando s’incontra Gesù nasce spontaneo il “grazie”, perché si scopre la cosa più importante della vita: non ricevere una grazia o risolvere un guaio, ma abbracciare il Signore della vita. E questa è la cosa più importante della vita: abbracciare il Signore della vita.

È bello vedere che quell’uomo guarito, che era un samaritano, esprime la gioia con tutto sé stesso: loda Dio a gran voce, si prostra, ringrazia (cfr vv. 15-16). Il culmine del cammino di fede è vivere rendendo grazie. Possiamo domandarci: noi che abbiamo fede, viviamo le giornate come un peso da subire o come una lode da offrire? Rimaniamo centrati su noi stessi in attesa di chiedere la prossima grazia o troviamo la nostra gioia nel rendere grazie? Quando ringraziamo, il Padre si commuove e riversa su di noi lo Spirito Santo. Ringraziare non è questione di cortesia, di galateo, è questione di fede. Un cuore che ringrazia rimane giovane. Dire: “Grazie, Signore” al risveglio, durante la giornata, prima di coricarsi è l’antidoto all’invecchiamento del cuore, perché il cuore invecchia e si abitua male. Così anche in famiglia, tra sposi: ricordarsi di dire grazie. Grazie è la parola più semplice e benefica.

Invocare, camminare, ringraziare. Oggi ringraziamo il Signore per i nuovi Santi, che hanno camminato nella fede e che ora invochiamo come intercessori. Tre di loro sono suore e ci mostrano che la vita religiosa è un cammino d’amore nelle periferie esistenziali del mondo. Santa Marguerite Bays, invece, era una sarta e ci rivela quant’è potente la preghiera semplice, la sopportazione paziente, la donazione silenziosa: attraverso queste cose il Signore ha fatto rivivere in lei, nella sua umiltà, lo splendore della Pasqua. È la santità del quotidiano, di cui parla il santo Cardinale Newman, che disse: «Il cristiano possiede una pace profonda, silenziosa, nascosta, che il mondo non vede. […] Il cristiano è gioioso, tranquillo, buono, amabile, cortese, ingenuo, modesto; non accampa pretese, […] il suo comportamento è talmente lontano dall’ostentazione e dalla ricercatezza che a prima vista si può facilmente prenderlo per una persona ordinaria» (Parochial and Plain Sermons, V,5). Chiediamo di essere così, “luci gentili” tra le oscurità del mondo. Gesù, «resta con noi e noi cominceremo a brillare come Tu brilli, a brillare in modo da essere una luce per gli altri» (Meditations on Christian Doctrine, VII,3). Amen.

 

LITTERAE APOSTOLICAE

de peracta beatificatione

 

BENEDICTUS  PP.  XVI

ad perpetuam rei memoriam

 

 

    Admodum fideli Ecclesiae filio ardentique christianae veritatis fautori, videlicet Venerabili Servo Dei Ioanni Henrico Newman, bene addicitur sententia sancti Augustini: “Qui non zelat, non amat” (Contra Adimantum, 13,2).

    Hic vir Dei Londonii die XXI mensis Februarii anno MDCCCI natus est e Ioanne Newman et Jemina Fourdrinier, pertinentibus ad confessionem Anglicanam. Iam a pueritia eminebat intellegentia, fidei sublimitate et morum congruentia. Optime expletis studiorum curri­culis apud universitatem Oxoniensem, anno MDCCCXXIV pastor Anglicanus factus est, in animo habens caelibatum servare, in via sanctitatis progredi ac sese in animarum famulatu impendere. Munus tenuit alumnos universitatis prosequi in studiis philosophiae et theologiae incumbens. Sedulus operarius in vinea Domini, illo tempo­re motum Oxoniensem condidit, cupiens liberalismo religioso auge­scenti obsistere, illi parti Anglicanae confessionis se opponens quae illuminismi et rationalismi doctrinae favit. Illis annis ita dictae “viae mediae” visionem evolvit, in qua Anglicanae communitati medium locum assignavit inter Lutheranae religionis excessus una ex parte et Romanae catholicae Ecclesiae doctrinam altera ex parte.

    Insignis pastor ac theologus Anglicanus, defensor fuit principii dogmatici, “ita ut praestantior orator ita dictae Ecclesiae Veteris consideraretur”, id est illius partis Anglicanae communitatis quae catholicis dogmatibus proxima fuit. Christianae religionis originum Patrumque Ecclesiae studium maximi ponderis fuit in maturatione eius propositi ad catholicam religionem convertendi.

    Anno MDCCCXXXII iter fecit ad mare Mediterraneum ac inse­quenti anno aliquod tempus Romae degit. Ibi novit Reverendum Dominum Nicolaum Wiseman, tunc Rectorem Collegii Anglici in Urbe, futurum Archiepiscopum et Cardinalem.

    Anno autem MDCCCXLV publici iuris fecit scriptum Explicatio doctrinae christianae atque, plurima praehabita consideratione, oratione et interiore passione, ad conclusionem pervenit quod “Ecclesia catholica esset formaliter ex parte rationis”. Die IX mensis Octobris eiusdem anni susceptus est in Ecclesiam Catholicam a beato Dominico a Matre Dei. Relicta Oxonia, Birmingamiae moratus est, atque duo post annos Romae presbyter catholicus ordinatus est.

    Sancti Philippi Neri admirator, in Anglia condidit Congrega­tio­nem Oratorii in vico Birmingamiae vulgo dicto Edgbaston, ac deinde Londonii. Ab anno MDCCCLI ad annum MDCCCLVII Rector fuit Catho­licae Universitatis Dublinensis. Reversus in Angliam, tum curae pa­sto­rali cum studiis se dicavit. Plurima opera edidit. Scripta eius plu­rima complectuntur argumenta diversaque sequuntur genera litte­ra­rum, a sermone ad tractatum, a fabula ad poësim atque preces. Magni momenti quaestiones theologicas et philosophicas aggressus est, antecapiens varia argumenta saeculo XIX fusius tractata. Inter ope­ra eius memoranda exstant: Apologia pro vita sua (a. MDCCCLXIV) et Grammatica assensus (a. MDCCCLXX). Die XII mensis Maii anno MDCCCLXXIX Papa Leo XIII nominavit eum Cardinalem diaconum tituli S. Georgii in Velabro. Pro catholica veritate et Ecclesia pugnavit, patienter tollerans suspiciones et reprehensiones quae ipsi fuerunt excellens instru­mentum purificationis spiritualis et accessus ad Deum. Sese verbo Domini, oratione, devotione Eucharistica et Mariali aluit atque ardenti amore erga Deum et proximum eminuit. Verbo, scriptis et vitae bonitate panem christianarum veritatum omnibus praebuit cunctosque pastoris et magistri corde accepit, de Dei gloria et animarum salute iugiter sollicitus. Pauperes et errantes libenter ad eius caritatem confugiebant, in eo imaginem patris sapientis, mitis humilisque corde conspicientes. Vixit in Anglia, ubi Christi lucem et caritatem irradiavit, usque ad obitum, qui evenit in vico Edgbaston die XI mensis Augusti anno MDCCCXC. Cum circum­datus esset fama sanctitatis, anno MCMXVII canonizationis Causa Birmingamiae inchoata est. Decretum super virtutibus heroum in modum exercitis die XXII mensis Ianuarii anno MCMXCI coram papa Ioanne Paulo II promulgatum est. Deinde de quodam asserto miro, intercessioni Venerabilis Servi Dei adscripto, disceptatum est, positivo cum exitu.

    Hodie igitur, animo grato erga Deum qui Ecclesiae suae virum tam sapientem et virtuosum dedit, occasione pastoralis itineris in Regnum Unitum, coram magna turba fidelium, Nos Ipsi Birmingamiae hanc beatificationis formulam ediximus:

    Acceding to the request of our Brother Bernard Longley, Archbishop of Birmingham, of many other of our Brothers in the episcopate, and many of the faithful, after consultation with the Congregation for the Causes of Saints, by our apostolic authority we declare that the Venerable Servant of God Cardinal John Henry Newman, Priest of the Congregation of the Oratory, shall henceforth be invoked as Blessed and that his feast shall be celebrated every year on the ninth of October, in the places and according to the norms established by Church law. In the name of the Father and of the Son and of the Holy Spirit.

    Quod autem decrevimus, volumus et nunc et in posterum tempus vim habere, contrariis rebus quibuslibet non obsistentibus.

 

    Datum Birmingamiae, sub anulo Piscatoris, die XIX mensis Septembris, anno MMX, Pontificatus Nostri sexto.

 

    Secretarius Status hoc documentum, sua subsignatione ac Summi Pontificis Francisci sigillo ratum facit.

 

Die II mensis Maii anni MMXIX

Petrus card. Parolin

Secretarius Status

SANTA MESSA CON BEATIFICAZIONE
DEL VENERABILE CARDINALE JOHN HENRY NEWMAN

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Cofton Park di Rednal - Birmingham
Domenica, 19 settembre 2010

    

Cari Fratelli e Sorelle in Cristo,

la giornata odierna che ci ha portati qui insieme a Birmingham è di grande auspicio. In primo luogo, è il giorno del Signore, domenica, il giorno in cui nostro Signore Gesù Cristo risuscitò dai morti e cambiò per sempre il corso della storia umana, offrendo vita e speranza nuove a quanti vivevano nelle tenebre e nell’ombra della morte. Questa è la ragione per cui i cristiani in tutto il mondo si riuniscono insieme in questo giorno per dar lode e ringraziare Dio per le grandi meraviglie da lui operate per noi. Questa domenica particolare, inoltre, segna un momento significativo nella vita della nazione britannica, poiché è il giorno prescelto per commemorare il 70mo anniversario della “Battle of Britain”. Per me, che ho vissuto e sofferto lungo i tenebrosi giorni del regime nazista in Germania, è profondamente commovente essere qui con voi in tale occasione, e ricordare quanti dei vostri concittadini hanno sacrificato la propria vita, resistendo coraggiosamente alle forze di quella ideologia maligna. Il mio pensiero va in particolare alla vicina Coventry, che ebbe a soffrire un così pesante bombardamento e una grave perdita di vite umane nel novembre del 1940. Settant’anni dopo, ricordiamo con vergogna ed orrore la spaventosa quantità di morte e distruzione che la guerra porta con sé al suo destarsi, e rinnoviamo il nostro proposito di agire per la pace e la riconciliazione in qualunque luogo in cui sorga la minaccia di conflitti. Ma vi è un ulteriore, più gioiosa ragione del perché questo è un giorno fausto per la Gran Bretagna, per le Midlands e per Birmingham. E’ il giorno che vede il Cardinale John Henry Newman formalmente elevato agli altari e dichiarato Beato.

Ringrazio l’Arcivescovo Bernard Longley per il cortese benvenuto rivoltomi questa mattina, all’inizio della Messa. Rendo omaggio a tutti coloro che hanno lavorato così intensamente per molti anni per promuovere la causa del Cardinale Newman, inclusi i Padri dell’Oratorio di Birmingham e i membri della Famiglia spirituale Das Werk. E saluto tutti coloro che sono qui venuti dall’intera Gran Bretagna, dall’Irlanda e da altrove; vi ringrazio per la vostra presenza a questa celebrazione, durante la quale rendiamo gloria e lode a Dio per le virtù eroiche di questo sant’uomo inglese.

L’Inghilterra ha una grande tradizione di Santi martiri, la cui coraggiosa testimonianza ha sostenuto ed ispirato la comunità cattolica locale per secoli. E tuttavia è giusto e conveniente che riconosciamo oggi la santità di un confessore, un figlio di questa Nazione che, pur non essendo chiamato a versare il proprio sangue per il Signore, gli ha tuttavia dato testimonianza eloquente nel corso di una vita lunga dedicata al ministero sacerdotale, specialmente alla predicazione, all’insegnamento e agli scritti. E’ degno di prendere il proprio posto in una lunga scia di Santi e Maestri di queste isole, san Beda, sant’Hilda, san Aelredo, il beato Duns Scoto solo per nominarne alcuni. Nel beato John Henry quella gentile tradizione di insegnamento, di profonda saggezza umana e di intenso amore per il Signore ha dato ricchi frutti quale segno della continua presenza dello Spirito Santo nel profondo del cuore del Popolo di Dio, facendo emergere abbondanti doni di santità.

Il motto del Cardinale Newman, Cor ad cor loquitur, “il cuore parla al cuore”, ci permette di penetrare nella sua comprensione della vita cristiana come chiamata alla santità, sperimentata come l’intenso desiderio del cuore umano di entrare in intima comunione con il Cuore di Dio. Egli ci rammenta che la fedeltà alla preghiera ci trasforma gradualmente nell’immagine divina. Come scrisse in uno dei suoi forbiti sermoni: “l’abitudine alla preghiera, che è pratica di rivolgersi a Dio e al mondo invisibile in ogni stagione, in ogni luogo, in ogni emergenza, la preghiera, dico, ha ciò che può essere chiamato un effetto naturale nello spiritualizzare ed elevare l’anima. Un uomo non è più ciò che era prima; gradualmente… ha interiorizzato un nuovo sistema di idee ed è divenuto impregnato di freschi principi” (Parochial and plain sermons, IV, 230-231). Il Vangelo odierno ci dice che nessuno può essere servo di due padroni (cfr Lc 16,13), e l’insegnamento del Beato John Henry sulla preghiera spiega come il fedele cristiano si sia posto in maniera definitiva al servizio dell’unico vero Maestro, il quale soltanto ha il diritto alla nostra devozione incondizionata (cfr Mt 23,10). Newman ci aiuta a comprendere cosa significhi questo nella nostra vita quotidiana: ci dice che il nostro divino Maestro ha assegnato un compito specifico a ciascuno di noi, un “servizio ben definito”, affidato unicamente ad ogni singolo: “io ho la mia missione – scrisse – sono un anello in una catena, un vincolo di connessione fra persone. Egli non mi ha creato per niente. Farò il bene, compirò la sua opera; sarò un angelo di pace, un predicatore di verità proprio nel mio posto… se lo faccio obbedirò ai suoi comandamenti e lo servirò nella mia vocazione” (Meditations and devotions, 301-2).

Lo specifico servizio al quale il Beato John Henry Newman fu chiamato comportò l’applicazione del suo sottile intelletto e della sua prolifica penna a molti dei più urgenti “problemi del giorno”. Le sue intuizioni sulla relazione fra fede e ragione, sullo spazio vitale della religione rivelata nella società civilizzata, e sulla necessità di un approccio all’educazione ampiamente fondato e a lungo raggio, non furono soltanto di importanza profonda per l’Inghilterra vittoriana, ma continuano ancor oggi ad ispirare e ad illuminare molti in tutto il mondo. Desidero rendere onore alla sua visione dell’educazione, che ha fatto così tanto per plasmare l’”ethos” che è la forza sottostante alle scuole ed agli istituti universitari cattolici di oggi. Fermamente contrario ad ogni approccio riduttivo o utilitaristico, egli cercò di raggiungere un ambiente educativo nel quale la formazione intellettuale, la disciplina morale e l’impegno religioso procedessero assieme. Il progetto di fondare un’università cattolica in Irlanda gli diede l’opportunità di sviluppare le proprie idee su tale argomento e la raccolta di discorsi da lui pubblicati come The Idea of a University contiene un ideale dal quale possono imparare quanti sono impegnati nella formazione accademica. Ed in verità, quale meta migliore potrebbero proporsi gli insegnanti di religione se non quel famoso appello del Beato John Henry per un laicato intelligente e ben istruito: “Voglio un laicato non arrogante, non precipitoso nei discorsi, non polemico, ma uomini che conoscono la propria religione, che in essa vi entrino, che sappiano bene dove si ergono, che sanno cosa credono e cosa non credono, che conoscono il proprio credo così bene da dare conto di esso, che conoscono così bene la storia da poterlo difendere” (The Present Position of Catholics in England, IX, 390). Oggi quando l’autore di queste parole viene innalzato sugli altari, prego che, mediante la sua intercessione ed il suo esempio, quanti sono impegnati nel compito dell’insegnamento e della catechesi siano ispirati ad un più grande sforzo dalla sua visione, che così chiaramente pone davanti a noi.

Mentre il testamento intellettuale di John Henry Newman è stato quello che comprensibilmente ha ricevuto le maggiori attenzioni nella vasta pubblicistica sulla sua vita e la sua opera, preferisco in questa occasione, concludere con una breve riflessione sulla sua vita di sacerdote e di pastore d’anime. Il calore e l’umanità che sottostanno al suo apprezzamento del ministero pastorale vengono magnificamente espressi da un altro dei suoi famosi discorsi: “Se gli angeli fossero stati i vostri sacerdoti, cari fratelli, non avrebbero potuto partecipare alle vostre sofferenze, né compatirvi, né aver compassione per voi, né provare tenerezza nei vostri confronti e trovare motivi per giustificarvi, come possiamo noi; non avrebbero potuto essere modelli e guide per voi, ed avervi condotto dal vostro uomo vecchio a vita nuova, come lo possono quanti vengono dal vostro stesso ambiente (“Men, not Angels: the Priests of the Gospel”, Discourses to mixed congregations, 3). Egli visse quella visione profondamente umana del ministero sacerdotale nella devota cura per la gente di Birmingham durante gli anni spesi nell’Oratorio da lui fondato, visitando i malati ed i poveri, confortando i derelitti, prendendosi cura di quanti erano in prigione. Non meraviglia che alla sua morte molte migliaia di persone si posero in fila per le strade del luogo mentre il suo corpo veniva portato alla sepoltura a mezzo miglio da qui. Cento vent’anni dopo, grandi folle si sono nuovamente qui riunite per rallegrarsi del solenne riconoscimento della Chiesa per l’eccezionale santità di questo amatissimo padre di anime. Quale modo migliore per esprimere la gioia di questo momento se non quella di rivolgerci al nostro Padre celeste in cordiale ringraziamento, pregando con le parole poste dal Beato John Henry Newman sulle labbra dei cori degli angeli in cielo:

Lode a Colui che è Santissimo nell’alto dei cieli
E lode sia nelle profondità;
Bellissimo in tutte le sue parole,
ma ben di più in tutte le sue vie!
(The dream of Gerontius).