Causa in corso
Leonardo Melki e Tommaso Saleh

Leonardo Melki e Tommaso Saleh

Data Decreto:

- 27 ottobre 2020

- Papa  Francesco

Beatificazione:

- 04 giugno 2022

- Papa  Francesco

Sacerdoti professi dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, la vicenda martiriale si intreccia con il genocidio degli Armeni. Invitati a scegliere tra la morte o la conversione all’Islam, rimasero saldamente fermi nella fede cristiana. Vennero quindi barbaramente trucidati a colpi di scure e scimitarra, e i loro corpi, fatti a pezzi, furono gettati in pozzi e caverne

  • Biografia

 

    La vicenda martiriale di Leonardo Melki e Tommaso Saleh si intreccia con il genocidio degli Armeni, che registrò anche stragi di cristiani di altri riti. Già dalla fine del XIX secolo, le autorità dell’Impero Ottomano avevano ordinato l’eliminazione di Armeni e Cristiani. La persecuzione divenne particolarmente violenta dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Il movimento nazionalista dei “Giovani Turchi” voleva estinguere anche le minoranze religiose. Iniziarono le “marce della morte”. Nel novembre del 1914 il Governo dell’Impero Ottomano richiese a tutte le autorità di segnalare i conventi dei Frati Minori Cappuccini nella regione mesopotamica perché ritenuti estranei all’Impero e ostili all’Islam.

    È riconosciuto il martirio dei due Servi di Dio, appartenenti all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

    1. Leonardo Melki. Nato a Baabdath (Libano) tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre del 1881, entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini nel 1895 e fu inviato al Seminario di Santo Stefano presso Costantinopoli, dove il 2 luglio 1899 iniziò l’anno di noviziato. Emise la professione religiosa dei voti il 2 luglio 1900 e fu ordinato sacerdote il 7 dicembre 1904. Inviato in Mesopotamia, prima ad Orfa e poi a Mardine, diresse la scuola della missione, curò il Terz’Ordine Francescano, amministrò i sacramenti, svolgendo l’apostolato tra i ragazzi e i giovani. Mentre si trovava a Mardine, con un confratello ottuagenario, il 5 dicembre 1914, i soldati fecero irruzione nel convento, che il 9 febbraio 1915 fu del tutto occupato, lasciando solo due stanze ai due religiosi. Il 5 giugno successivo, il Servo di Dio fu arrestato e, il 9 giugno, torturato. I carnefici gli offrirono più volte salva la vita se avesse abbracciato la religione islamica. L’11 giugno 1915, con altri 416 compagni, venne aggregato ad un convoglio diretto a Diarbékir (Turchia). Furono ancora una volta invitati a scegliere tra la morte o la conversione all’Islam, ma rimasero saldamente tutti fermi nella fede cristiana. Vennero quindi barbaramente trucidati a colpi di scure e scimitarra, e i loro corpi, fatti a pezzi, furono gettati in pozzi e caverne.

    2. Tommaso Saleh. Nato a Baabdath probabilmente il 3 maggio 1879, attratto dall’esempio dei Frati Cappuccini, chiese di entrare nell’Ordine. Fu inviato prima nel Seminario di Santo Stefano a Costantinopoli, dove fece l’anno di noviziato. Emise la professione religiosa dei voti il 2 luglio 1900 e venne ordinato sacerdote il 4 dicembre 1904. Fu destinato alle missioni di Mesopotamia a Mardine dove, insieme al Servo di Dio Leonardo Melki, si dedicò all’apostolato all’attività didattica nella scuola della missione, alla predicazione e all’amministrazione dei sacramenti.

    Nel 1910 fu trasferito a Diarbékir, da dove fu espulso, per la situazione politica critica, insieme agli altri missionari, il 22 dicembre 1914 raggiungendo Orfa.

    Tra il 1915 e il 1916, nonostante le gravi limitazioni e pericoli, continuò a svolgere il suo apostolato missionario, nascondendo tra l’altro in convento un sacerdote armeno, che fu arrestato il 24 settembre 1916. Una perquisizione da parte della polizia portò anche alla scoperta in convento di un piccolo revolver, molto probabilmente messo lì dagli stessi agenti. I due fatti determinarono la condanna del Servo di Dio.

    Tratto in arresto il 4 gennaio 1917, subì ogni sorta di violenze e maltrattamenti, venendo tra l’altro rinchiuso anche in prigioni infette, tanto da prendere il tifo. Morì, sfinito dalle torture, il 17 gennaio 1917 a Marache (Turchia).

    Il martirio materiale dei due Servi di Dio è sufficientemente provato. Riguardo al Servo di Dio Leonardo Melki, durante la marcia estenuante subì violenze e torture, finché venne ucciso, a colpi di pietra e poi di pugnale e scimitarra, insieme ad altri compagni, tra cui il Beato Ignazio Maloyan. Il corpo non venne ritrovato, ma le testimonianze documentali circa il suo martirio materiale sono sufficienti. Riguardo al Servo di Dio Tommaso Saleh, fu rinchiuso in varie carceri e costretto a diverse marce della morte, subendo tremende torture. Colpito dal tifo, morì a Marache il 18 gennaio 1917 ex aerumnis carceris.

    Riguardo al martirio formale ex parte persecutoris, la motivazione dell’eliminazione dei due religiosi fu l’odium fidei. La persecuzione era mossa anche da interessi politici, tuttavia le richieste insistenti ai prigionieri di convertirsi all’Islam, abiurando la propria fede per aver salva la vita, non lasciano dubbi al riguardo. Ciò è evidente nell’uccisione di P. Melki. Anche per P. Saleh è possibile rilevare l’odium fidei dai vari tentativi usati dai carcerieri per costringerli ad abiurare. Anche la particolare ferocia praticata sui prigionieri indica un odio profondo dei persecutori verso chi testimoniava fedeltà a Cristo.

    Circa il martirio formale ex parte victimarum, sin dall’inizio della persecuzione religiosa i due Servi di Dio erano consapevoli che avrebbero potuto affrontare il sacrificio supremo a causa della loro fede. P. Melki era stato ampiamente informato ma, come risulta da alcune sue lettere, decise di rimanere nella Missione per accudire il confratello anziano. In carcere subì terribili torture ma rifiutò di rinnegare la fede. P. Saleh, nell’offrire rifugio al prete armeno cattolico, assunse consapevolmente il rischio di essere imprigionato e ucciso. Nelle ultime ore di vita riuscì a ricevere i sacramenti da un sacerdote compagno di prigionia.

    L’eliminazione dei due Servi di Dio, come le stragi di altri cristiani compiute contestualmente in quella regione, è passata a lungo sotto silenzio, ma la fama del loro martirio è giunta sino ad oggi.