Marguerite Bays

Marguerite Bays

(1815-1879)

Beatificazione:

- 29 ottobre 1995

- Papa  Giovanni Paolo II

Canonizzazione:

- 13 ottobre 2019

- Papa  Francesco

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 27 giugno

Vergine, laica, del Terz’Ordine Secolare di S. Francesco, che, esercitando in famiglia il mestiere di sarta, si adoperò con tutta se stessa per i molteplici bisogni del prossimo senza mai trascurare la preghiera

  • Biografia
  • Omelia
  • il miracolo
  • omelia di beatificazione
La preghiera non ci allontana dal mondo. Tutt’altro! Libera l’essere interiore, dispone al perdono e alla vita fraterna (Giovanni Paolo II)

 

Marguerite Bays nacque nacque l'8 settembre 1815 a La Pierraz di Si virus nel Cantone di Friburgo (Svizzera).

A otto anni ricevette la Cresima ed a 11 anni fu ammessa alla Prima Comunione.

Verso i 15 anni fece un apprendistato come sarta, mestiere che esercitò per tutta la vita. Scartata la possibilità di consacrarsi come religiosa, Marguerite preferi rimanere nubile dedicandosi alla famiglia e alla parrocchia.

Nel 1860 il fratello Claude, colui che dirigeva la fattoria di famiglia, sposò una delle domestiche di casa, Josette, che non nascose una forte avversione verso Marguerite. Al contrario Marguerite continuò a servire la famiglia sopportando con carità le ingiurie. Il suo atteggiamento portò alla fine la cognata a riconoscere i propri torti.

Marguerite ogni giorno partecipava alla Santa Messa, il momento più importante della sua giornata, la domenica non mancava di fermarsi a lungo in adorazione, di fare Via Crucis e di recitare il rosario.

Con grande zelo si dedicò all'istruzione religiosa sia dei bambini, insegnando loro il catechismo e formandoli alla vita morale e religiosa, sia delle giovani ragazze, preparandole alla futura condizione di spose e madri.

A 35 anni, nel 1853, fu operata all'intestino per un cancro. Sconcertata dal tipo di cure richieste, supplicò la Santa Vergine di guarirla o di farla soffrire in modo tale da poter partecipare alla Passione di Gesù. Fu pienamente esaudita l'8 dicembre 1854, nello stesso giorno nel quale papa Pio IX proclamava il dogma dell'Immacolata Concezione.

Da quel giorno la vita di Margherita fu legata a quel la di Cristo sofferente. Nel suo corpo apparvero le cinque piaghe del Crocifisso e ogni venerdi alle 15 e per tutta la Settimana Santa, Margherita rivive le sofferenze di Gesù dal Getsemani al Calvario.

Secondo il suo desiderio morì nella festa del Sacro Cuore, il 27 giugno 1879. Fu beatificata il 29 ottobre 1995 e canonizzata il 13 ottobre 2019.

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI:
GIOVANNI ENRICO NEWMAN, GIUSEPPINA VANNINI,
MARIA TERESA CHIRAMEL MANKIDIYAN, DULCE LOPES PONTES, MARGARITA BAYS

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
Domenica, 13 ottobre 2019

 

«La tua fede ti ha salvato» (Lc 17,19). È il punto di arrivo del Vangelo odierno, che ci mostra il cammino della fede. In questo percorso di fede vediamo tre tappe, segnalate dai lebbrosi guariti, i quali invocanocamminano e ringraziano.

Anzitutto, invocare. I lebbrosi si trovavano in una condizione terribile, non solo per la malattia che, diffusa ancora oggi, va combattuta con tutti gli sforzi, ma per l’esclusione sociale. Al tempo di Gesù erano ritenuti immondi e in quanto tali dovevano stare isolati, in disparte (cfr Lv 13,46). Vediamo infatti che, quando vanno da Gesù, “si fermano a distanza” (cfr Lc 17,12). Però, anche se la loro condizione li mette da parte, invocano Gesù, dice il Vangelo, «ad alta voce» (v. 13). Non si lasciano paralizzare dalle esclusioni degli uomini e gridano a Dio, che non esclude nessuno. Ecco come si accorciano le distanze, come ci si rialza dalla solitudine: non chiudendosi in sé stessi e nei propri rimpianti, non pensando ai giudizi degli altri, ma invocando il Signore, perché il Signore ascolta il grido di chi è solo.

Come quei lebbrosi, anche noi abbiamo bisogno di guarigione, tutti. Abbiamo bisogno di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro; da molte paure; dai vizi di cui siamo schiavi; da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri. Il Signore libera e guarisce il cuore, se lo invochiamo, se gli diciamo: “Signore, io credo che puoi risanarmi; guariscimi dalle mie chiusure, liberami dal male e dalla paura, Gesù”. I lebbrosi sono i primi, in questo Vangelo, a invocare il nome di Gesù. Poi lo faranno anche un cieco e un malfattore sulla croce: gente bisognosa invoca il nome di Gesù, che significa Dio salva. Chiamano Dio per nome, in modo diretto, spontaneo. Chiamare per nome è segno di confidenza, e al Signore piace. La fede cresce così, con l’invocazione fiduciosa, portando a Gesù quel che siamo, a cuore aperto, senza nascondere le nostre miserie. Invochiamo con fiducia ogni giorno il nome di Gesù: Dio salva. Ripetiamolo: è pregare, dire “Gesù” è pregare. La preghiera è la porta della fede, la preghiera è la medicina del cuore.

La seconda parola è camminare. È la seconda tappa. Nel breve Vangelo di oggi compaiono una decina di verbi di movimento. Ma a colpire è soprattutto il fatto che i lebbrosi non vengono guariti quando stanno fermi davanti a Gesù, ma dopo, mentre camminano: «Mentre essi andavano furono purificati», dice il Vangelo (v. 14). Vengono guariti andando a Gerusalemme, cioè mentre affrontano un cammino in salita. È nel cammino della vita che si viene purificati, un cammino che è spesso in salita, perché conduce verso l’alto. La fede richiede un cammino, un’uscita, fa miracoli se usciamo dalle nostre certezze accomodanti, se lasciamo i nostri porti rassicuranti, i nostri nidi confortevoli. La fede aumenta col dono e cresce col rischio. La fede procede quando andiamo avanti equipaggiati di fiducia in Dio. La fede si fa strada attraverso passi umili e concreti, come umili e concreti furono il cammino dei lebbrosi e il bagno nel fiume Giordano di Naaman (cfr 2 Re 5,14-17). È così anche per noi: avanziamo nella fede con l’amore umile e concreto, con la pazienza quotidiana, invocando Gesù e andando avanti.

C’è un altro aspetto interessante nel cammino dei lebbrosi: si muovono insieme. «Andavano» e «furono purificati», dice il Vangelo (v. 14), sempre al plurale: la fede è anche camminare insieme, mai da soli. Però, una volta guariti, nove vanno per conto loro e solo uno torna a ringraziare. Gesù allora esprime tutta la sua amarezza: «E gli altri dove sono?» (v. 17). Sembra quasi che chieda conto degli altri nove all’unico che è tornato. È vero, è compito nostro – di noi che siamo qui a “fare Eucaristia”, cioè a ringraziare –, è compito nostro prenderci cura di chi ha smesso di camminare, di chi ha perso la strada: siamo custodi dei fratelli lontani, tutti noi! Siamo intercessori per loro, siamo responsabili per loro, chiamati cioè a rispondere di loro, a prenderli a cuore. Vuoi crescere nella fede? Tu, che sei oggi qui, vuoi crescere nella fede? Prenditi cura di un fratello lontano, di una sorella lontana.

Invocare, camminare e ringraziare: è l’ultima tappaSolo a quello che ringrazia Gesù dice: «La tua fede ti ha salvato» (v. 19). Non è solo sano, è anche salvo. Questo ci dice che il punto di arrivo non è la salute, non è lo stare bene, ma l’incontro con Gesù. La salvezza non è bere un bicchiere d’acqua per stare in forma, è andare alla sorgente, che è Gesù. Solo Lui libera dal male, e guarisce il cuore, solo l’incontro con Lui salva, rende la vita piena e bella. Quando s’incontra Gesù nasce spontaneo il “grazie”, perché si scopre la cosa più importante della vita: non ricevere una grazia o risolvere un guaio, ma abbracciare il Signore della vita. E questa è la cosa più importante della vita: abbracciare il Signore della vita.

È bello vedere che quell’uomo guarito, che era un samaritano, esprime la gioia con tutto sé stesso: loda Dio a gran voce, si prostra, ringrazia (cfr vv. 15-16). Il culmine del cammino di fede è vivere rendendo grazie. Possiamo domandarci: noi che abbiamo fede, viviamo le giornate come un peso da subire o come una lode da offrire? Rimaniamo centrati su noi stessi in attesa di chiedere la prossima grazia o troviamo la nostra gioia nel rendere grazie? Quando ringraziamo, il Padre si commuove e riversa su di noi lo Spirito Santo. Ringraziare non è questione di cortesia, di galateo, è questione di fede. Un cuore che ringrazia rimane giovane. Dire: “Grazie, Signore” al risveglio, durante la giornata, prima di coricarsi è l’antidoto all’invecchiamento del cuore, perché il cuore invecchia e si abitua male. Così anche in famiglia, tra sposi: ricordarsi di dire grazie. Grazie è la parola più semplice e benefica.

Invocare, camminare, ringraziare. Oggi ringraziamo il Signore per i nuovi Santi, che hanno camminato nella fede e che ora invochiamo come intercessori. Tre di loro sono suore e ci mostrano che la vita religiosa è un cammino d’amore nelle periferie esistenziali del mondo. Santa Marguerite Bays, invece, era una sarta e ci rivela quant’è potente la preghiera semplice, la sopportazione paziente, la donazione silenziosa: attraverso queste cose il Signore ha fatto rivivere in lei, nella sua umiltà, lo splendore della Pasqua. È la santità del quotidiano, di cui parla il santo Cardinale Newman, che disse: «Il cristiano possiede una pace profonda, silenziosa, nascosta, che il mondo non vede. […] Il cristiano è gioioso, tranquillo, buono, amabile, cortese, ingenuo, modesto; non accampa pretese, […] il suo comportamento è talmente lontano dall’ostentazione e dalla ricercatezza che a prima vista si può facilmente prenderlo per una persona ordinaria» (Parochial and Plain Sermons, V,5). Chiediamo di essere così, “luci gentili” tra le oscurità del mondo. Gesù, «resta con noi e noi cominceremo a brillare come Tu brilli, a brillare in modo da essere una luce per gli altri» (Meditations on Christian Doctrine, VII,3). Amen.

Come possibile miracolo per ottenere la sua beatificazione fu considerato il caso di Marcel Ménétrey, all’epoca diciannovenne, studente al Collége Saint-Michel di Friburgo. Il 25 aprile 1940 partì per un’escursione al Dent-de-Lys, una montagna alta più di duemila metri. Con lui c’erano don Auguste Davet, cappellano di Chavannes-les-Forts (comune nel quale rientra La Pierraz), sua nipote Marguerite Davet e il giovane sacrestano Louis Aubert. Nessuno di loro era esperto di alpinismo.

Nel corso della discesa, dopo aver conquistato la vetta, Marguerite Davet precipitò, trascinando con sé gli altri. La corda che li legava si ruppe a circa tre metri da Marcel, il quale, sia durante la salita, sia dopo, aveva invocato Marguerite Bays. Dopo lo sconvolgimento, riprese a invocarla per poter arrivare sano e salvo a valle, stringendo il proprio Rosario: così avvenne. Marcel Ménétrey in seguito divenne sacerdote e morì il 27 ottobre 2000.

BEATIFICAZIONE DI  MARIA THERESIA SCHERER,
MARÍA BERNARDA BÜTLER E MARGUERITE BAYS

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 29 ottobre 1995

 

1. “Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode” (Sal 33, 2).

La liturgia dell’odierna domenica fa proprie queste parole del Salmo, le quali bene s’intonano alla gioia dell’intera Comunità cristiana che venera quest’oggi tre nuove Beate: Maria Teresa, Maria Bernarda e Margherita.

Gioisce soprattutto la Svizzera, che vede tre figlie della sua terra elevate agli onori degli altari. Con grande cordialità saluto il folto pellegrinaggio della Confederazione Elvetica, che riempie questa Basilica: un particolare pensiero rivolgo ai Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi ed ai numerosi laici.

Dio gradisce il cantico di ringraziamento e di lode che oggi sale a lui dalle nuove Beate, insieme con quello della Chiesa. E Dio le ascolta quando invocano aiuto (cf. Sal 33, 18) per noi pellegrini sulla terra e quando ci sostengono con la loro premurosa intercessione.

In queste Beate si manifesta la riconciliazione con la quale l’Eterno Padre ha riconciliato a sé il mondo in Cristo (cf. 2 Cor 5, 19). La liturgia lo ricorda nel canto al Vangelo.

Queste Beate posseggono nel cuore “la parola della riconciliazione” (cf. 2 Cor 5, 19), la cui pienezza è Cristo. Nella loro esistenza hanno imitato le donne del Vangelo che seguivano e servivano Cristo, ed in seguito accompagnarono gli Apostoli. Ciò pone in luce come sin dagli inizi le donne abbiano contribuito a scrivere la storia della Chiesa con il loro peculiare linguaggio: il linguaggio del cuore, dell’intuizione e della dedizione. Nel corso di quest’anno, ciò è stato ricordato più volte ed anche l’odierna beatificazione ne offre un’ulteriore testimonianza.

2. Maria Theresia Scherer hat den guten Kampf gekämpft. Durch ihr Leben und ihr Wirken ruft sie uns die wesentliche Stellung des Geheimnisses des Kreuzes in Erinnerung, durch das Gott seine Liebe kundtut und der Welt das Heil schenkt. Durch den Glauben, die Hoffnung und die Liebe hat der Mensch in seiner ganzen Existenz Anteil am Geheimnis des Kreuzes des Erlösers und gewinnt so Anteil am Geheimnis der Auferstehung. Das Kreuz hat ebenso eine kosmische Weite; es erhebt das ganze Universum zu Christus, dem Herrn der Geschichte.

Seit ihren frühesten Jahren zeigte Maria Theresia eine innere Verfügungsbereitschaft für die Gnade, die sie bisweilen zu schweren Entscheidung verpflichtet hat, um dem Aufruf zu antworten, den der Herr ihr durch seine Kirche übermittelt hat. Die Dynamik ihrer Persönlichkeit und ihre Lebendigkeit sind indessen kein Gegensatz zu ihrem tiefen Glauben und zu den moralischen Erfordernissen, die ihrem Handeln zugrundelagen; ganz im Gegenteil setzte sie alle ihre Talente ein, um sie vollkommen zu entwickeln und sie fruchtbar werden zu lassen in ihrem persönlichen Leben sowie für die Sendung, die sie für ihre Schwestern und Brüder zu erfüllen berufen war. So entdecken wir das Geheimnis der Verbindung zwischen dem einzelnen Menschen und seinem Gott: die Antwort auf Christi Ruf, Ihm zu folgen, macht in erstaunlichem Mae frei, um die Talente in überreicher Fülle zu entfalten.

Nachdem sie die Leiden und das Schicksal der Kranken wahrgenommen hatte, entschlo sie sich, ihr Leben dem Herrn zu weihen durch das Ordensleben in der Gemeinschaft der Barmherzigen Schwestern vom heiligen Kreuz von Ingenbohl, die sie gegründet hat, zunächst für den Dienst an der Jugend, um sich dann für den Dienst an den Ärmsten und den Entrechteten zu entscheiden, so da sie schlielich ”Mutter der Armen“ genannt wurde. Sie stimmte zu, die Lehrtätigkeit, die ihr so sehr Freude bereitete, zu verlassen, um sich dem Willen Gottes zu fügen. Maria Theresia erkannte, da der Gehorsam ”der schnellste Weg ist, um zum Gipfel der Vollkommenheit zu gelangen“.  Darin fand sie das wahre Glück, daß sie aus ihrem Leben ein Liebesgeschenk machte für den Herrn und für die von ihm bevorzugten Armen. Besondere Zuneigung und Fürsorge entwickelte sie für die Taubstummen.

Maria Theresia bleibt für uns ein Beispiel. Ihre innere Kraft erwuchs ihr aus ihrem geistlichen Leben: sie verbrachte viele Stunden vor dem Allerheiligsten, wo der Herr seine Liebe allen mitteilt, die in enger Verbundenheit mit ihm leben. Doch wohnt die Liebe nicht im Herzen eines Menschen, ohne da nicht auch alle Tugenden sich darin entfalten. Je mehr ihr inneres Leben wuchs, um so sensibler wurde Maria Theresia für die Erfordernisse der Welt ihrer Zeit. In den schwierigen Zeitverhältnissen, die das Europa des 19. Jahrhunderts durchlebte, kam sie den Völkern Mitteleuropas durch ihre zahlreichen Gründungen zu Hilfe. Inmitten ihres unermüdlichen Wirkens zögerte sie nicht zu sagen, da man ”die Hand bei der Arbeit und das Herz bei Gott“ haben solle. Besondere Sorge verwandte sie darauf, ihren Verpflichtungen aus der Taufe und den Ordensgelübden treu zu sein. Das Engagement für die Nachfolge Christi ist der Sieg der Liebe Gottes, der sich eines Menschen bemächtigt und verlangt, alle Anstrengungen im Dienst an dieser Liebe zu unternehmen, im Wissen um die menschliche Schwäche. Maria Theresia war sich darüber klar, da die Garantie für ihre Treue darin bestand, sich der Begrenztheit ihrer Kräfte bewut zu sein und sich ohne Unterla dem kontemplativen Gebet und dem sakramentalen Leben hinzugeben.

Ecco le parole del Papa in una nostra traduzione in italiano.

2. Maria Theresia Scherer ha combattuto una buona battaglia. Con la sua vita ed il suo operato ci richiama alla memoria la posizione fondamentale del mistero della croce attraverso il quale Dio rivela il suo amore e dona al mondo la salvezza. Per mezzo della fede, della speranza e dell’amore l’uomo partecipa con tutta la sua esistenza al mistero della croce del Salvatore e fa quindi parte del mistero della Risurrezione. La croce ha perfino un’ampiezza cosmica; essa innalza l’intero universo verso Cristo, il Signore della storia.

Fin dall’infanzia Maria Theresia dimostrava una disponibilità interna al perdono, disponibilità che l’ha costretta certe volte a delle decisioni sofferte per poter rispondere al richiamo che il Signore le ha trasmesso tramite la sua Chiesa. La dinamicità del suo carattere e la sua vivacità invece non erano in contrasto con la sua profonda fede e con le esigenze morali sulle quali si fondava il suo operato; al contrario ella impiegava tutti i suoi talenti e li sviluppava fino in fondo per sfruttarli sia nella vita privata che nella vocazione che era chiamata a esprimere per le sue sorelle ed i suoi fratelli. In questo modo scopriamo il segreto del collegamento tra l’uomo singolo ed il suo Dio: la risposta alla chiamata di Cristo per seguirLo libera l’uomo in modo straordinario mettendolo in grado di sviluppare i propri talenti in abbondanza.

Dopo aver compreso le sofferenze ed il destino dei malati, ella decise di dedicare la sua vita al Signore nell’Ordine della Comunità delle Sorelle della Misericordia della Santa Croce di Ingenbohl, che ella ha fondato inizialmente al servizio della gioventù e più tardi al servizio dei più poveri, di coloro che sono stati privati dei diritti. Così da essere chiamata infine la “madre dei poveri”. Ha accettato di abbandonare l’insegnamento che tanto le piaceva per ubbidire alla volontà di Dio. Maria Theresia comprese che l’ubbidienza era “la strada più diretta, per raggiungere l’apice della perfezione” (Teresa d’Avila, Die Grundungen, n. 5). Trovò la vera felicità nel fare della sua vita un dono d’amore per il Signore e per i poveri, da Lui preferiti. Ella sviluppò un particolare affetto ed una particolare cura per i sordomuti.

Maria Theresia rimane un esempio. La sua forza interiore cresceva grazie alla sua vita religiosa: passava molte ore davanti al Santissimo, dove il Signore trasmette il suo amore a tutti coloro che vivono in stretta unione con lui. Ma l’amore non risiede nel cuore di un uomo senza che lì si sviluppino anche le virtù. Più cresceva la sua vita interiore, più Maria Theresia diventava sensibile alle esigenze del mondo del suo tempo. Nelle difficili circostanze che l’Europa attraversò nel diciannovesimo secolo, lei aiutava i popoli dell’Europa centrale con le sue numerose fondazioni. In mezzo al suo lavoro instancabile non esitava a dire che occorreva avere “la mano al lavoro ed il cuore a Dio”. Ella impiegava molta cura in particolare nell’essere fedele agli impegni del battesimo e del voto religioso. L’impegno per l’imitazione di Cristo è il trionfo dell’amore di Dio che si impadronisce di un uomo e che esige da lui ogni sforzo possibile al servizio di quest’amore, essendo cosciente della debolezza umana. Maria Theresia aveva compreso che la garanzia per la fedeltà era l’essere consapevole dei suoi mezzi e dedicarsi incessantemente alla preghiera contemplativa ed alla vita sacramentale.

3. En esa misma época, otra religiosa, María Bernarda Bütler, oye una llamada semejante para servir a los pobres y entra en el monasterio de las Franciscanas Misioneras de María Hilf d’Altstatten. Como perfecta hija de san Francisco de Asís, desea servir a Dios sirviendo a sus hermanos. Es admirable su generosidad. De forma radical se desprende de todo y arriesga su vida por Cristo, pues su deseo más grande es anunciar al Señor hasta los extremos de la tierra. Abandona definitivamente Suiza para ponerse al servicio de la Iglesia, primero en Ecuador y después en Colombia, donde va a compartir los sufrimientos de la gente, en particular de los pobres, los enfermos y los marginados. Funda en este último País la Congregación de las Franciscanas Misioneras de María Auxiliadora, a las cuales deja como tarea esencial el trabajo por la salvación de los hombres y por el reconocimiento de su dignidad como hijos de Dios.

La fuente de su apostolado fue siempre la oración, y de modo especial la Santa Misa, pilar de su vida espiritual, actualización del sacrificio de Cristo por medio del cual Dios unifica la existencia de cada hombre y transfigura su humanidad. La participación en la Eucaristía realiza la comunión con Dios y la nueva fraternidad en Cristo. En el centro de la existencia de María Bernarda está el amor. Ella estaba convencida de que la virtud principal es la caridad, alma de todas las demás virtudes:  el amor a Dios y el amor a los hombres, que la llevaba a perdonar siempre; en efecto, quien recibe el Cuerpo de Cristo no puede despreciar a su hermano. Incluso en la persecución, mostró que el camino que supera todos los caminos es el amor.

Tuvo también una viva conciencia de ser hija de la Iglesia, de “nuestra Santa Madre Iglesia”, como le gustaba repetir, pues toda vida cristiana se desarrolla en el seno de la Iglesia, de la cual Cristo es la Cabeza. Y honraba especialmente a los que habían recibido el ministerio sacerdotal, pues participan del poder santificador del Señor, y rezaba para que ejercitasen su ministerio según la voluntad de Dios. Es por la Iglesia y en la Iglesia donde cada uno recibe la plenitud de gracias del Salvador. Vemos pues así que María Bernarda Bütler es una perla resplandeciente de la corona de gloria del Señor y de su Iglesia. La nueva Beata nos invita a este mismo amor a Dios y a su pueblo santo, para que seamos siempre artífices de la comunión eclesial, pues “allí donde está la Iglesia, está también el Espíritu de Dios; allí donde está el Espíritu de Dios, está la Iglesia y todas las gracias”. 

Ecco le parole del Papa in una nostra traduzione in italiano.

3. In quella stessa epoca, un’altra religiosa, Maria Bernarda Butler, sente una chiamata simile a servire i poveri ed entra nelle Francescane Missionarie di Maria Hilf d’Altstatten. Da perfetta figlia di San Francesco d’Assisi, desidera servire Dio servendo i fratelli. E ammirabile la sua generosità. Si spoglia di tutto in modo radicale e rischia la sua vita per Cristo, poiché il suo desiderio più grande è annunciare il Signore fino agli estremi della terra. Lascia definitivamente la Svizzera per mettersi al servizio della Chiesa, prima in Equador e poi in Colombia, dove va a condividere le sofferenze della gente, in particolare dei poveri, degli ammalati e degli emarginati. In quest’ultimo paese fonda la Congregazione delle Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice, alle quali lascia come compito essenziale l’opera per la salvezza degli uomini e per il riconoscimento della loro dignità come figli di Dio.

La fonte del suo apostolato fu sempre la preghiera, e in modo speciale la Santa Messa, pilastro della sua vita spirituale, attualizzazione del sacrificio di Cristo per mezzo del quale Dio unifica l’esistenza di ogni uomo e trasfigura la sua umanità. La partecipazione all’Eucaristia realizza la comunione con Dio e la nuova fratellanza in Cristo. Al centro della vita di Maria Bernarda c’è l’amore. Ella era convinta che la virtù principale è la carità, anima di tutte le altre virtù (cf. San Vincenzo de’ Paoli, Ammonimenti e massime, n. 46): l’amore per Dio e l’amore per gli uomini che la portava sempre a perdonare; in effetti, chi riceve il Corpo di Cristo non può disprezzare il suo fratello. Perfino nella persecuzione, mostrò che la via che supera tutte le vie è l’amore.

Ebbe anche una viva coscienza di essere figlia della Chiesa, della “nostra Santa Madre Chiesa”, come le piaceva ripetere, perché tutta la vita cristiana si sviluppa nel seno della Chiesa, della quale Cristo è il Capo. E rispettava specialmente coloro che avevano ricevuto il ministero sacerdotale, poiché partecipano del potere santificatore del Signore, e pregava affinché esercitassero il proprio ministero secondo la volontà di Dio. E per la Chiesa e nella Chiesa dove ognuno riceve la pienezza di grazie dal Salvatore. Vediamo allora così che Maria Bernarda Butler è una perla splendente della corona di gloria del Signore e della sua Chiesa. La nuova Beata ci invita a questo stesso amore verso Dio e verso il suo popolo santo, affinché siamo sempre artefici della comunione ecclesiale, poiché “là dove c’è la Chiesa, c’è anche lo Spirito di Dio; là dove c’è lo Spirito di Dio, c’è la Chiesa e tutte le grazie” (Sant’Ireneo, Adversus haereses, 3, 24, 1).

4. Une autre catholique suisse a elle aussi mené le bon combat de la foi. Marguerite Bays était une humble laïque, dont la vie était cachée avec le Christ en Dieu.  Il s’agit d’une femme toute simple, avec une vie ordinaire, en qui chacun de nous peut se retrouver. Elle n’a pas réalisé de choses extraordinaires, et, cependant, son existence fut une longue marche silencieuse dans la voie de la sainteté. Dans l’Eucharistie, “sommet de sa journée”, le Christ était sa nourriture et sa force. Par la méditation des mystères du Sauveur, particulièrement du mystère de la Passion, elle est parvenue à l’union transformante avec Dieu. Certains de ses contemporains trouvaient que ses longs moments de prière étaient du temps perdu. Mais, plus sa prière était intense, plus elle s’approchait de Dieu et plus elle était dévouée au service de ses frères. Car, seul celui qui prie connaît vraiment Dieu et, en écoutant le cœeur de Dieu, il est aussi proche du cœur du monde. Nous découvrons ainsi la place importante de la prière dans la vie laïque. Elle n’éloigne pas du monde. Bien au contraire, elle élargit l’être intérieur, elle dispose au pardon et à la vie fraternelle.

La mission vécue par Marguerite Bays est la mission qui incombe à tout chrétien. Dans la catéchèse, elle s’attachait à présenter aux enfants de son village le message de l’Évangile, avec les mots que les jeunes pouvaient comprendre.

Elle se dévouait sans compter auprès des pauvres et des malades. Sans quitter son pays, elle avait cependant le cœur ouvert aux dimensions de l’Église universelle et du monde. Avec le sens missionnaire qui la caractérisait, elle implanta dans sa paroisse l’œuvre de la Propagation de la foi et de la Sainte–Enfance. En Marguerite Bays, nous découvrons ce qu’a fait le Seigneur pour la faire parvenir à la sainteté: elle a marché humblement avec Dieu, en accomplissant tout acte de sa vie quotidienne par amour.

Marguerite Bays nous encourage à faire de notre existence un chemin d’amour. Elle nous rappelle aussi notre mission dans le monde: annoncer à temps et à contre–temps l’Évangile, en particulier aux jeunes. Elle nous invite à leur faire découvrir la grandeur des sacrements de l’Église.

En effet, comment les jeunes d’aujourd’ hui pourront–t–ils reconnaître le Sauveur sur leur route, s’ils ne sont pas introduit aux mystères chrétiens? Comment pourront–ils s’approcher de la table eucharistique et du sacrement de pénitence si personne ne leur en fait découvrir la richesse, comme avait su le faire Marguerite Bays?

5. Maria Theresia Scherer, Maria Bernarda Bütler et Marguerite Bays deviennent aujourd’hui des soeurs aînées pour la vie spirituelle et pour la vie missionnaire de nos contemporains, tout spécialement pour les familles religieuses auxquelles elles appartiennent et pour les catholiques suisses. En cette circonstance, je voudrais saluer cordialement la délégation officielle de la Confédération helvétique, qui représente les Autorités du pays que je remercie de vivement. Je me réjouis particulièrement de la nombreuse participation des fidèles suisses, venus en pèlerinage à l’occasion de cette béatification avec tous les membres de la Conférence épiscopale.

Aux évêques et aux fidèles de Suisse, j’adresse mes vœux chaleureux et mes encouragements. Je souhaite que la fête de ce jour soient pour eux un appel renouvelé à la sainteté personnelle et à la communion ecclésiale, pour la gloire de Dieu, pour l’édification du Corps du Christ qui est l’Église et pour le salut du monde. La vie chrétienne n’est pas inaccessible; elle est à la portée de tous; elle est source de grâce et de joie.

Ecco le parole del Papa in una nostra traduzione in italiano.

4. Un’altra cattolica svizzera si distinse nell’agone della fede. Marguerite Bays era un’umile laica, dalla vita nascosta con Cristo in Dio (cf. Col 3, 3). Si trattava di una donna semplicissima, dalla vita normale, in cui ognuno di noi potrebbe riconoscersi. Non compì imprese straordinarie, eppure la sua esistenza fu un lungo e silenzioso procedere sulla via della santità. Nell’Eucaristia, “culmine della sua giornata”, Cristo era per lei nutrimento e forza. Attraverso la meditazione dei misteri del Salvatore, in particolar modo del mistero della Passione, ella pervenne a un’unione trasformante con Dio. Alcuni dei suoi contemporanei ritenevano che i suoi lunghi momenti di preghiera fossero una perdita di tempo, ma quanto più la sua preghiera si faceva intensa, tanto più si avvicinava a Dio e si dedicava al servizio dei suoi fratelli. Perché solo colui che prega conosce veramente Dio e ascoltando il cuore di Dio è vicino anche al cuore del mondo. Scopriamo così l’importanza della preghiera nella vita del laico. La preghiera non ci allontana dal mondo. Tutt’altro! Libera l’essere interiore, dispone al perdono e alla vita fraterna.

La missione vissuta da Marguerite Bays è la missione che compete a ogni cristiano. Durante il catechismo si sforzava di presentare ai fanciulli del suo villaggio il messaggio del Vangelo con parole loro comprensibili. Si occupava disinteressatamente dei poveri e dei malati. Pur senza lasciare il suo paese, aveva il cuore aperto alle dimensioni della Chiesa universale e del mondo. Con il senso missionario che la caratterizzava, introdusse nella sua parrocchia le Opere della Propagazione della fede e della Santa Infanzia. In Marguerite Bays scopriamo quanto il Signore operò per farla pervenire alla santità: ella nell’umiltà camminò con Dio, compiendo ogni gesto della sua vita quotidiana per amore.

Marguerite Bays ci esorta a fare della nostra esistenza un cammino d’amore e ci rammenta la nostra missione nel mondo: annunciare in ogni occasione, opportuna e non opportuna, e in particolare ai giovani, il Vangelo. Ci invita a far scoprire loro la grandezza dei sacramenti della Chiesa. Come potranno, infatti, i giovani di oggi riconoscere il Salvatore sul loro cammino, se non sono introdotti ai misteri cristiani? Come potranno avvicinarsi alla mensa eucaristica e al sacramento della penitenza, se nessuno ne fa scoprire loro la ricchezza, così come aveva saputo fare Marguerite Bays?

5. Maria Theresia Scherer, Maria Bernarda Butler e Marguerite Bays diventano oggi sorelle maggiori nella vita spirituale e missionaria degli uomini di oggi, soprattutto per le famiglie religiose cui appartengono e per i cattolici svizzeri. Colgo l’occasione per rivolgere un caloroso saluto alla delegazione della Confederazione Elvetica, qui in rappresentanza delle autorità nazionali che desidero di tutto cuore ringraziare. Mi rallegro in particolar modo della numerosa partecipazione di fedeli svizzeri, giunti in pellegrinaggio con tutti i membri della Conferenza episcopale per questa beatificazione. Ai Vescovi e ai fedeli svizzeri desidero rivolgere i miei più fervidi auguri e il mio incoraggiamento. Auspico che la festa di oggi rappresenti per loro una rinnovata chiamata alla santità personale e alla comunione ecclesiale, per la gloria di Dio, per l’edificazione del Corpo di Cristo che è la Chiesa e per la salvezza del mondo. La vita cristiana non è inaccessibile, è alla portata di tutti ed è fonte di grazia e di gioia.

Il Papa ha poi così concluso la sua omelia in lingua italiana:

6. La beatificazione odierna ha come sfondo una delle più suggestive parabole evangeliche: quella del fariseo e del pubblicano.

Il fariseo, venuto al tempio per proclamare davanti al Signore la propria giustizia, non esce giustificato. Il pubblicano invece che, fermandosi a distanza e non osando neppure alzare gli occhi al cielo, confessa il proprio peccato, torna a casa portando con sé il perdono di Dio. È lui che incarna lo spirito dell’Alleanza: la sua anima infatti “si gloria nel Signore” (cf. Sal 33, 3) e non nei propri meriti.

7. Care e venerate Sorelle Maria Teresa, Maria Bernarda e Margherita, nel giorno della vostra beatificazione la Chiesa gioisce con la gioia del pubblicano del Vangelo di Luca (cf. Lc 18, 9-14), rendendo gloria a Dio, che voi avete servito qui sulla terra con lo stesso spirito da Lui lodato nell’episodio evangelico. La vostra esistenza umile e nascosta ha portato una pienezza di frutti di santità. In voi risplende la gloria dei beati, che hanno seguito le orme di Cristo: “Chi si umilia sarà esaltato” (Lc 18, 14).

Non è forse questa la stessa verità proclamata nel Magnificat di Maria?
“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente...
ha innalzato gli umili” (Lc 1, 49-52).
Magnificat anima mea Dominum!
E voi, serve del Signore, che condividete la gloria di Dio nella comunione dei santi, intercedete per noi!