Maria Caterina Kasper

Maria Caterina Kasper

(1820-1898)

Beatificazione:

- 16 aprile 1978

- Papa  Paolo VI

Canonizzazione:

- 14 ottobre 2018

- Papa  Francesco

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 2 febbraio

Vergine, fondò l’Istituto delle Povere Ancelle di Gesù Cristo per servire il Signore nei poveri

  • Biografia
  • Omelia
  • omelia di beatificazione
  • Lettera Apostolica
"Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti"

 

 

VITA  E  OPERE

 

 

Nascita, infanzia e gioventù

 

    La Beata Caterina Kasper nacque il 26 maggio 1820 a Dernbach, un villaggio dell’Assia (Germania), in una numerosa famiglia contadina: erano in otto tra fratelli e sorelle.

    A causa della precaria situazione familiare, Caterina poté fre­quentare poco la scuola, amò però molto la lettura, soprattutto della Bibbia e dell’Imitazione di Cristo.

    È significativo che proprio nella sua infanzia ebbe a scrivere: “Io ero appena una bimbetta quando, senza capirne il significato, sentii che il Signore aveva acceso nel mio cuore un grande desiderio dei voti religiosi tanto che, quando sentivo parlare di conventi o di voti, mi prendeva una inesplicabile emozione e come una smania di conoscere meglio tale modo di vita”.

    Forte ed estroversa, Caterina passò l’adolescenza lavorando nei campi. Tra i lavori umili che dovette svolgere ci fu persino quello di spaccare pietre per la costruzione di strade. Proprio durante questo impiego ebbe una chiara visione dello stuolo di suore che avrebbero costituito la sua famiglia religiosa. Era instancabile nel falciare il fieno, nel battere il grano o nel raccogliere la legna nel bosco. Dal cuore generoso, nonostante le grandi ristrettezze familiari, aveva sempre qualche cosa da donare ai più poveri di lei. Il suo buon umore era contagioso. Si recava spesso al santuario mariano di Heilborn, portando con sé alcuni bambini. Il sacerdote del suo paese le permise di accostarsi spesso alla comunione, cosa per quei tempi eccezionale.

 

La fondazione dell’Istituto

 

    Caterina sentiva ormai chiaramente la chiamata a consacrarsi al Signore, ma non intendeva entrare in una congregazione preesistente. Così, senza mezzi materiali, ma sostenuta dai suoi parrocchiani, ottenuto l’assenso del Vescovo di Limburgo ed aiutata dal sindaco, il giorno dell’Assunta del 1848 poté aprire la Casa in cui furono accolti i poveri del paese. Confluirono nuove vocazioni e, con l’aiuto dell’autorità ecclesiastica, predispose le prime regole. Pensando a Maria, l’ancella del Signore, Caterina volle che le suore si chiamas­sero “Povere Ancelle di Gesù Cristo”. Esattamente tre anni dopo, sempre il giorno dell’Assunta, fecero la vestizione numerose giovani. In questa occasione Caterina, la quale aveva preso il nome di Madre Maria, affermò: “Ora mi sento capace di tutto; non indietreggerò dinanzi a niente”.

 

Prodigioso sviluppo dell’Istituto

 

    La congregazione si diffuse rapidamente. Ogni casa era com­posta da quattro suore, due infermiere, una per l’asilo ed una per gli anziani. Madre Maria Caterina, la quale per ben cinque volte con­secutive fu eletta superiora generale, nel 1859 fece varcare, al nuovo istituto, i confini tedeschi per giungere in Olanda. Pio IX concesse alle Povere Ancelle di Gesù Cristo il Decreto di Lode il 9 marzo 1860; l’approvazione definitiva della Santa Sede è del 20 maggio 1870. Nel 1868 raggiunsero gli Stati Uniti: a Chicago vennero loro affidati un orfanotrofio e l’ospedale San Giuseppe. Vennero poi richieste a Londra per aiutare gli immigrati tedeschi e anche qui furono aperti asili e scuole.

    Negli anni successivi la congregazione fece il suo ingresso anche in India, Brasile e Messico. Nelle mani della fondatrice professarono circa 400 suore, comunque il massimo sviluppo lo raggiunse nel 1933, quando superò i 4000 membri.

 

Il decesso

 

    Caterina Kasper, colpita da infarto il 27 gennaio 1898, morì il 2 febbraio, all’alba della festa della Presentazione di Gesù al Tempio, circondata dall’affetto e dal dolore di tutte le sue figlie. Il corpo, nel 1950, venne traslato nella cappella della casa madre.

    Una delle suore presenti, Suor Othilde, quasi cieca e da anni sulla sedia a rotelle, si sentì chiamare dalla Madre Fondatrice. Alzatasi in piedi, era perfet­tamente guarita.

    Papa Paolo VI proclamò beata Caterina il 16 aprile 1978, definendola donna “tutta fede e fortezza d’animo”. Senza alcun mezzo e senza cultura era riuscita a dar vita ad una grande opera di promozione sociale, confermando la profonda verità di San Paolo: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti”.

 

 

"ITER" DELLA CAUSA

 

 

a) In vista della Beatificazione

 

       Dopo regolare processo, svoltosi negli anni ’30 del secolo scorso, a Roma si è felicemente discusso il dubbio “an constet de fama sanctitatis vitae, virtutum ac miraculorum”, che, secondo il Codice di Diritto Canonico del 1917, ha permesso l’emanazione del decreto pontificio sull’Introduzione della Causa il 3 febbraio 1946. Appena due mesi prima, esattamente il 10 gennaio, la Santa Sede aveva rilasciato il nihil obstat. Si è quindi proceduto ad allestire il processo apostolico super virtutibus heroicis in specie, nel quale sono stati escussi importanti testimoni ed è stata effettuata la raccolta della documentazione. Anche questo secondo processo, ha avuto un fausto esito, come dimostrano i seguenti passaggi tutti positivi: 9 aprile 1974, congresso peculiare dei Consultori Teologi sulle virtù; 4 luglio 1974 sessione ordinaria dei Cardinali e Vescovi; 15 luglio 1974 decreto sulla eroicità delle virtù.

       Anche l’iter del miracolo, che porterà Madre Maria Caterina Kasper al titolo di Beata, ha avuto un felice e rapido iter: il 7 ottobre 1970, apertura del processo su di un presunto miracolo; 6 luglio 1976 congresso peculiare dei Consultori Teologi; 30 novem­bre 1976 Sessione ordinaria dei Cardinali e Vescovi; 20 gennaio 1977 Decretum super miro.

    Il 16 aprile 1978 Papa Paolo VI celebra a Roma il solenne rito della beatificazione.

 

b) In vista della Canonizzazione

 

       In vista della canonizzazione è stata presa in esame la presunta guarigione miracolosa di un religioso della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù, da “politrauma con grave trauma cranio-encefalico, stato di coma profondo, ipertensione endocranica, danno assonale diffuso e segni di decerebrazione, trauma toraco-addominale e della colonna cervicale”, avvenuta il 25 novembre 2011 nello Stato del Madhya Pradesh, in India.

    L’Inchiesta diocesana si è svolta dal 28 gennaio al 24 aprile 2015 ed è stata dichiarata valida dalla Congregazione delle Cause dei Santi nel Congresso dell’11 dicembre del 2015.

    La Consulta Medica del Dicastero, nella riunione del 5 ottobre 2017, ha espresso unanime parere favorevole circa la guari­gione del religioso, che è stata ritenuta completa, duratura e non spiegabile scientificamente.

    Nel Congresso peculiare, riunito il 30 novembre 2017, i Con­sultori Teologi si sono unanimemente espressi con voto affermativo. Identico parere è stato manifestato dai Padri Cardinali e Vescovi, radunati nella Sessione ordinaria del 6 marzo 2018.

    Il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto super miraculo.

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI:
PAOLO VI, OSCAR ROMERO, FRANCESCO SPINELLI, VINCENZO ROMANO, 
MARIA CATERINA KASPER, NAZARIA IGNAZIA DI SANTA TERESA DI GESÙ, NUNZIO SULPRIZIO

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
Domenica, 14 ottobre 2018

 

La seconda Lettura ci ha detto che «la parola di Dio è viva, efficace e tagliente» (Eb 4,12). È proprio così: la Parola di Dio non è solo un insieme di verità o un edificante racconto spirituale, no, è Parola viva, che tocca la vita, che la trasforma. Lì Gesù in persona, Lui che è la Parola vivente di Dio, parla ai nostri cuori.

Il Vangelo, in particolare, ci invita all’incontro con il Signore, sull’esempio di quel «tale» che «gli corse incontro» (cfr Mc 10,17). Possiamo immedesimarci in quell’uomo, di cui il testo non dice il nome, quasi a suggerire che possa rappresentare ciascuno di noi. Egli domanda a Gesù come «avere in eredità la vita eterna» (v. 17). Chiede la vita per sempre, la vita in pienezza: chi di noi non la vorrebbe? Ma, notiamo, la chiede come un’eredità da avere, come un bene da ottenere, da conquistare con le sue forze. Infatti, per possedere questo bene ha osservato i comandamenti fin dall’infanzia e per raggiungere lo scopo è disposto a osservarne altri; per questo chiede: «Che cosa devo fare per avere?».

La risposta di Gesù lo spiazza. Il Signore fissa lo sguardo su di lui e lo ama (cfr v. 21). Gesù cambia prospettiva: dai precetti osservati per ottenere ricompense all’amore gratuito e totale. Quel tale parlava nei termini di domanda e offerta, Gesù gli propone una storia di amore. Gli chiede di passare dall’osservanza delle leggi al dono di sé, dal fare per sé all’essere con Lui. E gli fa una proposta di vita “tagliente”: «Vendi quello che hai e dallo ai poveri […] e vieni! Seguimi!» (v. 21). Anche a te Gesù dice: “vieni, seguimi!”. Vieni: non stare fermo, perché non basta non fare nulla di male per essere di Gesù. Seguimi: non andare dietro a Gesù solo quando ti va, ma cercalo ogni giorno; non accontentarti di osservare dei precetti, di fare un po’ di elemosina e dire qualche preghiera: trova in Lui il Dio che ti ama sempre, il senso della tua vita, la forza di donarti.

Ancora Gesù dice: «Vendi quello che hai e dallo ai poveri». Il Signore non fa teorie su povertà e ricchezza, ma va diretto alla vita. Ti chiede di lasciare quello che appesantisce il cuore, di svuotarti di beni per fare posto a Lui, unico bene. Non si può seguire veramente Gesù quando si è zavorrati dalle cose. Perché, se il cuore è affollato di beni, non ci sarà spazio per il Signore, che diventerà una cosa tra le altre. Per questo la ricchezza è pericolosa e – dice Gesù – rende difficile persino salvarsi. Non perché Dio sia severo, no! Il problema è dalla nostra parte: il nostro troppo avere, il nostro troppo volere ci soffocano, ci soffocano il cuore e ci rendono incapaci di amare. Perciò San Paolo ricorda che «l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10). Lo vediamo: dove si mettono al centro i soldi non c’è posto per Dio e non c’è posto neanche per l’uomo.

Gesù è radicale. Egli dà tutto e chiede tutto: dà un amore totale e chiede un cuore indiviso. Anche oggi si dà a noi come Pane vivo; possiamo dargli in cambio le briciole? A Lui, fattosi nostro servo fino ad andare in croce per noi, non possiamo rispondere solo con l’osservanza di qualche precetto. A Lui, che ci offre la vita eterna, non possiamo dare qualche ritaglio di tempo. Gesù non si accontenta di una “percentuale di amore”: non possiamo amarlo al venti, al cinquanta o al sessanta per cento. O tutto o niente.

Cari fratelli e sorelle, il nostro cuore è come una calamita: si lascia attirare dall’amore, ma può attaccarsi da una parte sola e deve scegliere: o amerà Dio o amerà la ricchezza del mondo (cfr Mt 6,24); o vivrà per amare o vivrà per sé (cfr Mc 8,35). Chiediamoci da che parte stiamo. Chiediamoci a che punto siamo nella nostra storia di amore con Dio. Ci accontentiamo di qualche precetto o seguiamo Gesù da innamorati, veramente disposti a lasciare qualcosa per Lui? Gesù interroga ciascuno di noi e tutti noi come Chiesa in cammino: siamo una Chiesa che soltanto predica buoni precetti o una Chiesa-sposa, che per il suo Signore si lancia nell’amore? Lo seguiamo davvero o ritorniamo sui passi del mondo, come quel tale? Insomma, ci basta Gesù o cerchiamo tante sicurezze del mondo? Chiediamo la grazia di saper lasciare per amore del Signore: lasciare ricchezze, lasciare nostalgie di ruoli e poteri, lasciare strutture non più adeguate all’annuncio del Vangelo, i pesi che frenano la missione, i lacci che ci legano al mondo. Senza un salto in avanti nell’amore la nostra vita e la nostra Chiesa si ammalano di «autocompiacimento egocentrico» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 95): si cerca la gioia in qualche piacere passeggero, ci si rinchiude nel chiacchiericcio sterile, ci si adagia nella monotonia di una vita cristiana senza slancio, dove un po’ di narcisismo copre la tristezza di rimanere incompiuti.

Fu così per quel tale, che – dice il Vangelo – «se ne andò rattristato» (v. 22). Si era ancorato ai precetti e ai suoi molti beni, non aveva dato il cuore. E, pur avendo incontrato Gesù e ricevuto il suo sguardo d’amore, se ne andò triste. La tristezza è la prova dell’amore incompiuto. È il segno di un cuore tiepido. Invece, un cuore alleggerito di beni, che libero ama il Signore, diffonde sempre la gioia, quella gioia di cui oggi c’è grande bisogno. Il santo Papa Paolo VI scrisse: «È nel cuore delle loro angosce che i nostri contemporanei hanno bisogno di conoscere la gioia, di sentire il suo canto» (Esort. ap. Gaudete in Domino, I). Gesù oggi ci invita a ritornare alle sorgenti della gioia, che sono l’incontro con Lui, la scelta coraggiosa di rischiare per seguirlo, il gusto di lasciare qualcosa per abbracciare la sua via. I santi hanno percorso questo cammino.

L’ha fatto Paolo VI, sull’esempio dell’Apostolo del quale assunse il nome. Come lui ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini e facendosi suo testimone nell’annuncio e nel dialogo, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri. Paolo VI, anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente. Oggi ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità. È bello che insieme a lui e agli altri santi e sante odierni ci sia Mons. Romero, che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli. Lo stesso possiamo dire di Francesco Spinelli, di Vincenzo Romano, di Maria Caterina Kasper, di Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e anche del nostro ragazzo abruzzese-napoletano, Nunzio Sulprizio: il santo giovane, coraggioso, umile che ha saputo incontrare Gesù nella sofferenza, nel silenzio e nell'offerta di sé stesso. Tutti questi santi, in diversi contesti, hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l’ardore di rischiare e di lasciare. Fratelli e sorelle, il Signore ci aiuti a imitare i loro esempi.

BEATIFICAZIONE DI MARIA CATERINA KASPER

OMELIA DI PAOLO VI

Domenica, 16 aprile 1978

 

Venerati Fratelli e carissimi Figli!

Una nuova Beata è additata alla venerazione dei fedeli: Suor Maria Caterina Kasper.

Ne avete or ora ascoltato il racconto della vita e l’esposizione delle virtù. Noi, pertanto, non ci soffermeremo a tracciarne il profilo biografico, ma ci limiteremo ad esprimere una breve parola sul messaggio insito in questa Beatificazione, che allieta la Chiesa intera proprio in questo periodo liturgico, caratterizzato dall’irradiazione spirituale della gioia pasquale; Beatificazione che riempie di gaudio e di conforto una non piccola famiglia religiosa, quella appunto delle «Povere Ancelle di Gesù Cristo», e presenta a comune edificazione l’esempio di una donna, che ha onorato la sua terra nativa, la Germania, offrendo al mondo la testimonianza operosa di un cattolicesimo proteso al servizio del prossimo per la gloria di Dio.

Già la stessa esistenza terrena di questa figura di donna, tutta fede e fortezza d’animo, è per noi un’autentica lezione di stile evangelico, in quanto essa si snodò integralmente sulla scia di quella del Divino Maestro. Semplice e povera contadina, Caterina (che poi prese il nome di Maria Caterina) visse come Lui tra il lavoro e le privazioni, accogliendo come volontà del Padre celeste le umiliazioni e le contrarietà che incontrò sul suo cammino. Come Lui, soprattutto, s’impegnò con instancabile sollecitudine a sollievo di molteplici forme di miseria fisica e spirituale: si consacrò ai bambini poveri e abbandonati, aprì scuole, aiutò e confortò i malati, assistette gli anziani, con un cuore sempre bruciante di un grande amore verso i fratelli bisognosi, alimentato da un continuo e quasi connaturato colloquio con quel Dio «di ogni consolazione» (Cor. 1, 3) meglio conosciuto per via d’amore che di ansiosa speculazione.

Proprio questa umile donna, sprovvista di qualsiasi mezzo offerto dal progresso tecnico, senza cultura e senza denaro, riuscì a dar vita a una grande opera di cultura e di promozione sociale, confermando così la verità profonda delle parole di San Paolo, secondo cui «Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti» (1 Cor. 1, 27).

Perciò, anche la povertà volontaria e la carità ammirevole di Madre Maria Caterina, tradotte in generoso servizio per i più poveri e abbandonati, rappresentano un monito severo ed esigente rivolto alla nostra generazione, spesso tesa verso la ricchezza privata ed egoista e l’edonismo a qualunque costo. La nuova Beata oppone alle insidiose inclinazioni materialistiche e consumistiche della società odierna l’altruistica dedizione per ogni sofferente, così che la solidarietà e la socialità - di cui oggi tanto si parla - non rimangano soltanto parole, ma diventino esercizio concreto e quotidiano di un dovere, che il Cristianesimo porta alle sue vette più luminose. Per Madre Maria Caterina Dio era tutto, e il suo filiale amore per Lui ha trovato autentica espressione in un amore sconfinato per il prossimo.

Questa incomparabile lezione di amore a Dio, attuato nella carità verso i fratelli, è il vero messaggio che la nuova Beata ha lasciato alla Chiesa e al mondo.

Ed ecco una traduzione italiana dell’ultima parte del discorso del Papa.

Tanto l’operosa vita della Beata Maria Caterina Kasper quanto la sua personale santità sono soprattutto un dono della provvidenza e della grazia di Dio. «Io non lo potevo e non lo volevo», si premurava di dire, «è Dio che l’ha voluto». Ella desiderava soltanto di essere un docile strumento nelle mani del Maestro divino, una povera e umile ancella di Gesù Cristo.

Proprio il nome di «Povere Ancelle di Gesù Cristo», che Madre Maria Caterina ha dato alla sua Congregazione Religiosa secondo una provvidenziale disposizione, ci rivela l’intima personalità e la spiritualità della stessa Fondatrice. La povertà personale, l’amore per i poveri, la semplicità e l’umiltà, e la propria donazione al servizio del prossimo a motivo di Cristo, sono le connotazioni essenziali, che contrassegnano la pietà e l’apostolato della nostra nuova Beata. Di lei non ci sono stati tramandati comportamenti o azioni straordinarie. Essa ha vissuto in maniera semplice, ma incisiva, ciò che richiedeva alle sue Consorelle: «Tutte le nostre Suore devono diventare sante, ma sante nascoste». Madre Maria Caterina è per noi un modello soprattutto per la sua fedeltà e coscienziosità nei piccoli e insignificanti doveri di ogni giorno e nella sua aspirazione a compiere la volontà di Dio in tutte le situazioni della vita. Una chiara intuizione per ciò che è necessario e un amore costantemente disponibile per il prossimo si congiungono in lei alla perseveranza e alla risolutezza nel riconoscere e nel realizzare, quando occorre, i comandi e le disposizioni di Dio. La proposizione ispiratrice del suo comportamento suona così: «La santa volontà di Dio esige e deve compiersi in me, attraverso di me e per me». Sulla base di questa profonda connessione e consonanza con il volere e l’agire di Dio, la sua attività e la sua vita intera diventano una preghiera e una lode permanenti a Dio. Anche il servizio sociale è fondamentalmente per lei un servizio di Dio e un mezzo per la santificazione del mondo.

In occasione della solenne festa, che la Chiesa tributa a Madre Maria Caterina mediante l’odierna Beatificazione, Noi intendiamo onorare tutte le Suore della Congregazione Religiosa delle «Piccole Ancelle di Gesù Cristo», che la Chiesa invita a emulare da oggi in poi, in maniera ancor più intensa, il luminoso esempio della loro Beata Fondatrice e a conservarne fedelmente l’eredità spirituale.

Altrettanto cordialmente salutiamo tutti i pellegrini presenti provenienti da Dernbach, luogo natale della nuova Beata, e dalla sua Diocesi di origine, Limburg, assieme al loro Pastore Mons. Kempf. Ringraziamo anche i Rappresentanti delle Autorità Civili per la loro partecipazione a questa memorabile solennità, con la quale la Chiesa onora la memoria di una grande Figlia della loro patria tedesca.

Con profonda gioia vi raccomandiamo tutti alla materna intercessione della nuova Beata.

 

LITTERAE APOSTOLICAE

de peracta Beatificatione

 

PAULUS  PP. VI

ad futuram rei memoriam

 

    Homo quisque, quantumvis fortis et prudens, non tamen est sedes ac veluti centrum universi orbis terrarum in quo vivit: est autem spiranti vento similis (cfr. Ps. 144, 4), vel etiam succrescenti herbae camporum parilis, eodem die arescenti, in quo exstitit (cfr. Iob, 14,2).

    Contra, Deus, tamquam astrum, nitet in perpetuum sine occasu. Hoc autem nihil esse, et nihilo minus oportere omnibus viri­bus in Dei gloriam procurandam contendere, tam certum ac sollemne fuit Mariae Catharinae Kasper, ut, quae tanta humilitate floresceret, vel titulum Conditricis abnueret, quippe, aiebat, unus Deus suae cursum, verus esset suae Congregationis conditor. Nimirum, per omnem vitae suae cursum Maria Catharina, praeterquam quod modestia, divina etiam quadam luce resplenduit; nam Deus qui elegerat pauperculam vilicam, ad quod destinaverat, eam semper fere manu duxit. Ad eus vitam quod attinet, nata est die XXVI mensis Mai, anno MDCCCXX, in pago Dernbach, in Germaniae finibus, e familia tenui quidem, sed fide divite.

    Paucos post dies baptizata est; Christum autem in Eucharistia latentem nonnisi, ut mos ferebat, quattuordecim annos nata recepit. Saepe praeterea interiore voce impelli videbatur. Interim amabilis puella agrorum labores inibat, sacra Biblia aliosque pietatis libros legebat, pueros in proximum sanctuarium loci Heilborn ducebat, egenos aegrotosque visitabat. Cum autem anno MDCCCXLII pater eius mortem obiit, condicio eius familiae iniquior facta est; quae sane causa fuit, cur laboribus operam daret, sive ad se matremque suam alendam, sive ad adiuvandos pauperes. Ceterum, oppidi Montabaur parocho magistro pietatis usa, tam in doctrina sacra profecit, quam in exercitio virtutis. Nonnullis vero mulieribus ad eam profluentibus, do­mus eius facta est pauperum domicilium, aegrotorum sedes, senum­que tectum hospitale; atque ab ea, anno MDCCCXLVI, Sodalitas Caritatis manavit, quae profecto eo tendebat, ut per adhibitam corporibus curam immor­tales egenorum animi redimerentur. Varia autem huius Sodalitatis membra, religiosa quidem vota nuncupabant, sed intra domesticos parietes degebant. Ceterum laboranti Catharinae cum sociis Episcopus Limburgensis pater, ductor, Congregationisque patro­nus fuit, qui scilicet, anno MDCCCLI, die XV Augusti, post rem tamen diu cogitatam et pia Catharinae ceterarumque vota suscepit, et novum operis aedificium lustravit, quod «Parvam Domum Nazarethanam» cognominarunt. Ea occasione data, Catharina nomen etiam Maria sibi imposuit. Index autem ipse quo eas appellari placuit, id est Pauperes Iesu Christi Ancillas, palam ostendit quae essent religiosa novae Societatis consilia: quae quidem in hoc collacabantur, ut sacrae virgines, Mariae humilitatem, mansuetudinem, paupertatem imitantes, Christo Ipsi in pauperibus servirent.

    Quod autem Sorores domos aegrotorum ae derelictorum petebant eosque curabant, omnino mirum, ut pro eo tempore; atque brevi fecit, ut, spirante Dei gratia, condita Societas fines longe lateque proferret: in ipsam Germaniam, in Foede­ratas Civitates Americae Septemtrionalis, in Bohemiam, in Britan­niam, alioque. Res autem eo facilius cessit, quod etiam puerorum erudien­dorum cura, ludis apertis, suscepta est. Atque ita vallum, qualecum­que demum erat, audacioribus «laicismi» propositis et consiliis oppositum est. Postea vero, ludis atque orphanotrophiis ob iniquas leges de humano cultu augendo (Germanica lingua dicunt Kulturkampf) interclusis, multae sorores exsulare coguntur: quibus Catharina miro modo affuit mater altera. Quin necessitatibus medens, religiosas domus atque ipsas Sorores excipiendis, curandis, reficien­dis militibus, qui e bello Borussorum cum Gallis vulnerati redirent. Ita Sodalitas tum de Ecclesia, tum de civili Societate bene merita est. Tot autem tantorumque inceptorum prima causa profecto Deus est; sed post illum, meritum omne est Catharinae adiudicandum, utpote quae longos per annos magistra suarum fuerit noviciarum: et etiam tum, cum ob magna, quae circumstarent negotia, officio illo fungi non potuit, venerabilis Dei serva id semper sanctum habuit, ut filiae suae Angelorum more et ministrae caritatis cum aegrotis essent, et magi­strae virtutis in docendis pueris; item ne ab humilitate atque paupertate discederent. Nemo non mirabitur Catharinam, nulla vel fere nulla eruditione atque doctrina, potuisse litteras scribere atque scholas habere tam ubere sapientia refertas ac tanta explicatione perspicuas. Bona Dei famula postridie Cal. Febr. anno MDCCCXCVIII, ad Deum excessit, sereno animi caelo, Sororibus ad duo milia relictis. Eius autem sanctitatis fama, valde praeclara, magis magisque obtinuit post­quam rumor manavit de prodigiis multis, a Deo eius intercessione patratis. Attamen anno tantum MDCCCCXXVI Episcopus Limburgensis, superata repugnantia Sororum, iussit eius colligi scripta. Est ergo pro­cessus informativus, ut dicunt, annis MDCCCCXXVIII–MDCCCCXXXV instructus; apostolicus vero, annis MCMXLVIII–MCMLI. Quo autem eximia Catharinae virtus praestabilis insignisque luceret, visum est rem ulterium indagare. Ac tandem die IV mensis Octobris, anno MDCCCCLXXIV. Nos ipse venerabilem Dei famulam virtutes heroum modo coluisse declaravimus Inde sunt mirae sanationes, eius intercessione a Deo obtentae, diligentes ac quasi trutina examinatae. Quarum illam a Nobis divinitus factam esse die XXI mensi Ianuarii, superiore anno, iudicatum est, qua M. Herluka virgo Deo sacra, anno MCMXLV, pristinam valetudinem recuperavit a meningite tuberculari sanata. Quoniamque de fama miraculorum luculentium constabat, placuit hoc unum divinum signum satis esse ad famulae Dei Beatificationem, et hanc diem ad sollemnem caeremoniam statuimus.

    Qua re, hodie Romae, in beati Petri templo, quo cum ingenti fidelium multitudine bene multae Pauperes Iesu Christi Ancillae convenerant, maxime e Germania e ceterisque natio­nibus, ubivis Catharinae nomen et virtus innotuisset, inter Sacrum formulam Beatificationis protu­limus, quae est: «Nos, vota Fratris Nostri Wilhelmi Kempf, Episcopi Limbur­gensis, necnon plurium alio­rum Fratrum in episcopatu, multorumque Christifidelium explen­tes, de Sacrae Congregationis consulto pro Causis Sanctorum, auctoritate Nostra apostolica facul­tatem facimus, ut Venerabilis Serva Dei Maria Catharina Kasper Beatae nomine in posterum appelletur, eiusque festum die ipsius natali secunda mensis Februarii in locis et modis iure statutis, quotannis celebrari possit. In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti». Sermone inde habito de egregiis Catharinae virtutibus et opere, id praesertim in bono lumine collocare contendi­mus, optimam hanc mulierem, quamvis pau­per­rimam nullisque nixam opibus, quibus solent homines confi­de­re, item litterarum expertem, hanc, dicimus, opus exegisse aere peren­nius, promovendae religioni atque societatis civilis cultui aptissimum. Ceterum, totam eius vitam paupertate, amore erga egenos, simplicitate atque humilitate distinctam, fuisse semper commodis atque utilitatibus proximi deditam, quasi ad id nata esset. Contrariis nihil obstantibus.

    Datum Romae, apud S. Petrum, ab Anulo Piscatoris, die XVI mensis Aprilis, anno MDCCCCLXXVIII, Pontificatus Nostri decimo quinto.

 

Ioannes Card. Villot

Secretarius Status

 

Loco  Sigilli

In Secret. Status tab., n. 350.064.