Maria Emilia Riquelme y Zayas

Maria Emilia Riquelme y Zayas

(1847-1940)

Beatificazione:

- 09 novembre 2019

- Papa  Francesco

Ricorrenza:

- 10 dicembre

Vergine, fondatrice delle Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata, fu esemplare nel fervore dell’adorazione Eucaristica e generosa nel servizio ai più bisognosi

  • Biografia
  • Angelus
  • omelia di beatificazione
"Non voglio essere Santa da sola"

 

María Emilia Riquelme è nata il 5 agosto 1847 a Granada, in Spagna. Fin da piccola ha mostrato una chiara intelligenza e profonda profondità nell'esperienza della fede cristiana condivisa nella sua casa di famiglia. 

Chi la conosce fin dall’infanzia, infatti, l’ha sempre descritta come una bambina “buona ed obbediente, che si sacrifica molto per tutti… come una Santa”. 

Suo padre è un militare, che per lavoro si sposta molto, portandosi dietro la famiglia: Maria Emilia, quindi, ha occasione di vivere a Tenerife, Siviglia, Madrid, La Coruňa e Lisbona. Nel suo bagaglio, porta sempre una fede incrollabile nel Signore e nella Vergine, devozione che condivide con il suo amato papà, e l’amore per l’Eucaristia, che definisce “il paradiso in terra”.

Solo così si sente davvero a casa. Presto, dunque, matura in lei la vocazione, ma per molto tempo proprio il suo caro padre, colui che l’aveva formata raccontandole la vita di Gesù e insegnandole a pregare, si oppone. Per lei vorrebbe un destino diverso.   

Maria Emilia è una figlia obbediente, in un primo momento si accontenta dell’apostolato tra i poveri e i bisognosi che diventano “i suoi migliori amici”. D’altronde alla Croce, quella vera, è abituata fin da bambina, a causa dei numerosi lutti che funestano la sua famiglia: perde due sorelline appena nate e a 7 anni le muore la mamma, mentre era incinta di un altro figlio. Più tardi perderà l’amato fratello Joaquin a soli 17 anni, nel 1866.

Gli eventi mondani che il padre le organizza per distrarla non hanno presa su di lei: Maria Emilia non ha occhi né cuore che per Gesù e alla fine suo padre si rassegna a “perdere” la sua unica figlia mandandola a chiudersi in un convento, ma scoprirà poi che sarà invece un ritrovarla.

Mossa dallo Spirito Santo, Maria Emilia si sente chiamata a fondare una nuova famiglia religiosa: il 25 marzo 1896 nasce a Granada, con l’autorizzazione del vescovo, la Congregazione delle Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata. In questa famiglia, proprio come nel cuore della sua fondatrice, al centro dovranno stare la fede in Gesù Eucaristia e nella Madonna; il loro carisma è insieme contemplativo ed apostolico, che la Madre superiora riassume così: “Stare allegre e amare Dio”. 

Nel 1912 per la nuova Congregazione arriva da Roma anche l’approvazione di Pio X. Per tutta la sua vita madre Maria Emilia e le sue sorelle si dedicheranno all’educazione dei bambini e dei giovani, al catechismo, all’organizzazione delle missioni nei Paesi in cui c’è bisogno. La Superiora insegna ad affrontare tutto con il sorriso e la preghiera, anche le prove più dure, come la morte prematura di alcune consorelle ed episodi di diffamazione mirati a sporcare l’opera che Dio ha voluto costruire attraverso di lei.

E sempre pregando e con il sorriso sulle labbra è tornata alla Casa del Padre il 10 dicembre 1940, proseguendo nella comunione dei Santi il suo cammino verso il Signore che sulla Terra aveva percorso assieme alle sue consorelle, quando diceva loro: “Non voglio essere Santa da sola”. 

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Domenica, 10 novembre 2019

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

L’odierna pagina evangelica (cfr Lc 20,27-38) ci offre uno stupendo insegnamento di Gesù sulla risurrezione dei morti. Gesù viene interpellato da alcuni sadducei, i quali non credevano nella risurrezione e perciò lo provocano con un quesito insidioso: di chi sarà moglie, nella risurrezione, una donna che ha avuto sette mariti successivi, tutti fratelli tra loro, i quali uno dopo l’altro sono morti? Gesù non cade nel tranello e replica che i risorti nell’al di là «non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio» (vv. 35-36). Così risponde Gesù.

Con questa risposta, Gesù anzitutto invita i suoi interlocutori – e anche noi – a pensare che questa dimensione terrena in cui viviamo adesso non è l’unica dimensione, ma ce n’è un’altra, non più soggetta alla morte, in cui si manifesterà pienamente che siamo figli di Dio. Dà grande consolazione e speranza ascoltare questa parola semplice e chiara di Gesù sulla vita oltre la morte; ne abbiamo tanto bisogno specialmente nel nostro tempo, così ricco di conoscenze sull’universo ma così povero di sapienza sulla vita eterna.

Questa limpida certezza di Gesù sulla risurrezione si basa interamente sulla fedeltà di Dio, che è il Dio della vita. In effetti, dietro l’interrogativo dei sadducei se ne nasconde uno più profondo: non solo di chi sarà moglie la donna vedova di sette mariti, ma di chi sarà la sua vita. Si tratta di un dubbio che tocca l’uomo di tutti i tempi e anche noi: dopo questo pellegrinaggio terreno, che ne sarà della nostra vita? Apparterrà al nulla, alla morte?

Gesù risponde che la vita appartiene a Dio, il quale ci ama e si preoccupa tanto di noi, al punto di legare il suo nome al nostro: è «il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» (vv. 37-38). La vita sussiste dove c’è legame, comunione, fratellanza; ed è una vita più forte della morte quando è costruita su relazioni vere e legami di fedeltà. Al contrario, non c’è vita dove si ha la pretesa di appartenere solo a sé stessi e di vivere come isole: in questi atteggiamenti prevale la morte. È l’egoismo. Se io vivo per me stesso, sto seminando morte nel mio cuore.

La Vergine Maria ci aiuti a vivere ogni giorno nella prospettiva di quanto affermiamo nella parte finale del Credo: «Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà». Aspettare l’al di là.

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

ieri a Granada, in Spagna, è stata proclamata Beata Maria Emilia Riquelme y Zayas, fondatrice delle Suore Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata. E oggi, a Braga, in Portogallo, si celebra la Messa di ringraziamento per la canonizzazione equipollente di San Bartolomeo Fernandes dei Martiri. La nuova Beata fu esemplare nel fervore dell’adorazione Eucaristica e generosa nel servizio ai più bisognosi; mentre il nuovo Santo fu un grande evangelizzatore e pastore della sua gente. Un applauso a tutt'e due!

Rivolgo un pensiero speciale al caro popolo del Sud Sudan, che io dovrò visitare quest’anno [prossimo]. Con il ricordo ancora vivo del ritiro spirituale per le Autorità del Paese, svoltosi in Vaticano nell’aprile scorso, desidero rinnovare il mio invito a tutti gli attori del processo politico nazionale a cercare ciò che unisce e a superare ciò che divide, in spirito di vera fratellanza. Il popolo sud-sudanese ha sofferto troppo negli ultimi anni e attende con grande speranza un futuro migliore, soprattutto la fine definitiva dei conflitti e una pace duratura. Esorto pertanto i responsabili a proseguire, senza stancarsi, l’impegno in favore di un dialogo inclusivo nella ricerca del consenso per il bene della Nazione. Esprimo inoltre l’auspicio che la comunità internazionale non trascuri di accompagnare il Sud Sudan nel cammino di riconciliazione nazionale. Vi invito tutti a pregare insieme per questo Paese, per il quale nutro un affetto particolare. [Ave Maria]

Desidero affidare alle vostre preghiere anche la situazione dell’amata Bolivia, vicina alla mia patria. Invito tutti i boliviani, in particolare gli attori politici e sociali, ad attendere con spirito costruttivo, e senza alcuna previa condizione, in un clima di pace e serenità, i risultati del processo di revisione delle elezioni, che è attualmente in corso. In pace.

Oggi in Italia si celebra la Giornata Nazionale del Ringraziamento per i frutti della terra e del lavoro. Mi associo ai Vescovi nel richiamare il forte legame tra il pane e il lavoro, auspicando coraggiose politiche occupazionali che tengano conto della dignità e della solidarietà e prevengano i rischi di corruzione. Che non si sfruttino i lavoratori, che ci sia lavoro per tutti ma lavoro vero, non lavoro da schiavi.

Ringrazio tutti voi che siete venuti da Roma, dall’Italia e da tante parti del mondo. Saluto i pellegrini di Haaren (Germania), di Darwin (Australia) e gli studenti di Neuilly (Francia); come pure i fedeli della Diocesi di Piacenza-Bobbio, quelli di Bianzè e di Burano.

A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie. Buon pranzo e arrivederci!

BEATIFICAZIONE DI MARIA EMILIA RIQUELME

OMELIA DI ANGELO CARD. BECCIU

(Granada, sabato 9 novembre 2019)

 

 

«Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?» (1Cor 3,16).

 

Cari fratelli e sorelle,

con queste parole che abbiamo sentito nella seconda lettura, San Paolo ricorda ai fratelli della comunità di Corinto che essi sono una cosa sacra per il Signore, consacrati dalla potenza dello Spirito. E dopo aver parlato di se stesso come di un architetto che ha edificato la comunità con solide fondamenta, l’Apostolo offre un criterio con cui misurare la vita cristiana; un parametro per verificare quanto è cresciuta la Grazia posta in noi nel Battesimo: l’essere tempio dello Spirito di Dio! La consapevolezza di essere “tempio spirituale” della presenza di Dio non può lasciarci indifferenti, essa ci stimola a portare frutti di opere buone, adempiendo così agli impegni battesimali.

Questa consapevolezza ha segnato l’intera esistenza di una figlia di questa terra, la Beata Maria Emilia Riquelme y Zayas, fondatrice delle Missionarie del SS. Sacramento e di Maria Immacolata. Oggi riceve il riconoscimento delle sue virtù e della sua santità di vita, perché in lei veneriamo una cristiana esemplare, un’anima di Dio, distaccata da tutto ciò che è mondano. Ci troviamo di fronte a una donna di grande fervore religioso, la cui esistenza era incentrata nel Signore, al quale riservava il primo posto. Tutto ciò fu reso possibile grazie alla sua  fede profonda e viva nel mistero di Dio, che fu la luce che la illuminò fino alla fine.

Fu una fede manifestata concretamente nell’obbedienza totale al Padre e nel carisma di orazione e di meditazione: «La oración era su alimento», (Summ., p. 59, § 166), attesta una testimone. Benché fosse presa da tante occupazioni come Fondatrice, queste non le impedirono di coltivare una intensa vita interiore e di nutrire costantemente un amore sconfinato verso il Signore. Al riguardo, amava ripetere: «Dio è tutta la mia vita» (Summ., 20). Il suo straordinario amore a Dio lo ha espresso soprattutto nell’Eucaristia; dovunque andava, cercava prima di tutto le chiese nelle quali si faceva adorazione eucaristica. «L'Eucaristia è il paradiso della terra. L'adorazione la mia ora del cielo, la mia ricreazione e riposo spirituale”, così confidò alle sue consorelle. Già malata e avanti negli anni, trovava sempre la forza di raggiungere la chiesa più vicina per partecipare alla Santa Messa e ricevere l’Eucaristia. Questo, del resto, è sempre stato il momento forte della sua giornata; qui trovava la forza per continuare a vivere, a sperare e a lavorare; qui erano per lei le uniche vere consolazioni spirituali.

Della nuova Beata colpisce soprattutto la “passione” eucaristica, vissuta personalmente con costanza e trasmessa alle sue Suore. La sua vita si presenta come un cammino graduale di approfondimento e di maturazione, guidato dalla prospettiva eucaristica come fonte di una carità dal chiaro respiro ecclesiale e missionario. Ci troviamo di fronte ad una religiosa mistica e, al tempo stesso, di grande spirito apostolico, che visse nella contemplazione continua del Cristo suo sposo e nell’incessante preghiera per la salvezza delle anime. Da questo grande amore verso Gesù Eucaristia e verso la Vergine Santa, scaturiva il suo spirito missionario che la spinse a fondare le Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata per l’adorazione perpetua e l’apostolato impegnativo in favore dell’educazione della gioventù. E così Granada diventò il cuore della missione di un gruppo di donne intrepide che adoravano il Santissimo giorno e notte per chiedere la grazia di poter educare le ragazze più povere e di poter andare nel mondo ad annunciare il Vangelo.

L’esperienza della madre Maria Emilia richiama alla mente l’atteggiamento di due donne del Vangelo, Marta e Maria, che si accostano a Gesù in modo diverso ma complementare (cfr Lc 10, 38-42). Marta è emblema della gioiosa accoglienza e dell’azione generosa, preoccupata di predisporre bene ogni cosa e rimuovendo quanto ci impedirebbe di gioire per la visita di Gesù, il salvatore delle nostre anime. Maria, invece, è immagine dello “stare ai piedi” di Gesù, per porgere l’orecchio alla sua parola e contemplarlo mentre ci svela il senso più profondo della realtà. La nostra beata ha saputo coniugare mirabilmente questi due atteggiamenti, attribuendogli l’esatto valore. Essa ci mostra un programma di vita cristiana, che sarà fecondo se sapremo vivere inscindibilmente il servizio accogliente al prossimo e l’ascolto orante delle parole del divino Maestro.

Questa figura di religiosa rifulge altresì come donna evangelicamente forte, che ha risposto con coraggio e sguardo profetico alle urgenze di momenti storicamente difficili e complessi, per diffondere con generosità la semente evangelica. Nel contesto storico della Spagna tra Ottocento e Novecento, la madre Maria Emilia ha saputo affrontare tutto in piena disponibilità al progetto di Dio su di lei, attingendo costantemente forza e luce dall’incontro cuore a cuore con la persona del Cristo. Così l’amore divino che traeva dalla preghiera lo trasmetteva a piene mani agli altri, come medicina che risana le ferite del corpo e dello spirito. La sua testimonianza può costituire uno stimolo e un incoraggiamento prezioso per la Chiesa, chiamata anche oggi a rispondere al bisogno di speranza che caratterizza il nostro mondo, ripiegato ormai su se stesso e privo di ideali travolgenti.

Il profondo amore verso il Signore si rifletteva nel suo amore verso il prossimo, soprattutto quello povero, malato ed abbandonato. Mai trascurò l’esercizio costante della carità verso i bisognosi e l’offerta del sacrificio e della preghiera per la salvezza delle anime. La sua carità evangelica, infatti, si estendeva verso ogni tipo di bisognoso nel corpo e nello spirito, verso ogni espressione di indigenza. La virtù della carità verso Dio e verso il prossimo sapeva anche infonderla costantemente negli altri, specialmente alle sue suore, con l’esempio vivo, con la parola, con le sue lettere. Nei confronti delle sue consorelle era una madre sollecita e vigilante, e si preoccupava per la loro formazione umana e spirituale.

Uno dei tratti caratteristici della sua spiritualità era l’umiltà. Non si vantava della sua discendenza aristocratica e delle sue doti umane, anzi si considerava sempre l’ultima, la più piccola di tutti, la più peccatrice davanti a Dio. Non soltanto parlava di sé in modo umile, ma accettava anche con lo stesso atteggiamento le umiliazioni che molte volte le infliggevano altre persone, soprattutto quando avviò il processo di fondazione dell’Istituto. La sua umiltà era sempre accompagnata da dolcezza e amabilità, ma anche da energia nel difendere i diritti delle sue figlie di fronte a certe intrusioni ingiuste nella vita della Congregazione.

Questo atteggiamento era determinato dal senso profondo della giustizia della Madre Maria Emilia che si manifestava tanto nel rispetto che aveva per i diritti degli altri, quanto nel modo di governare l’Istituto da lei fondato. Amava la verità e lottava sempre per essa. Era una persona di carattere deciso, come dicono i testimoni. Davanti alle difficoltà, incomprensioni ed ostilità, la speranza fu il suo unico sostegno che la orientò sempre più in Dio e la mantenne in un’abituale tranquillità di spirito. Amava dire: "Accetta la croce che Dio ti manda, non cercarne un'altra, che è oro per te".  Entro pochi anni dalla fondazione dovette affrontare ogni tipo di prova, morti inaspettate di amate suore e soprattutto diffamazioni indicibili che pretendevano di affondare l’Opera di Dio.  María Emilia agli insulti e alle accuse obbrobriose non rispose con le parole, ma si rifugiò nella preghiera, perché in essa: «Potevo seguire l'impulso divino che mi spingeva e perdere il mio povero nulla in Dio, che era sempre il mio tutto». Quale lezione per tutti noi!

Con la beatificazione di Madre Maria Emilia Riquelme y Zayas la Chiesa oggi offre all’imitazione dei credenti un esemplare di donna evangelica che richiama ai valori essenziali dell’essere cristiani e consacrati: l’amore tenace ed esclusivo per Cristo e il suo Vangelo, l’opzione preferenziale per i più poveri della terra, la preghiera come feconda radice nascosta del nostro operare, l’ottimismo della speranza, il senso della giustizia, la gioia e la fiducia che sempre dovrebbero accompagnare la nostra testimonianza cristiana.

L’intercessione della nuova Beata ci aiuti a vivere così la nostra presenza nel mondo; sostenga specialmente la missione di questa Chiesa diocesana di Granada e l’apostolato delle Missionarie del SS. Sacramento e di Maria Immacolata.

Beata Maria Emilia, prega per noi!