Marianna Cope

Marianna Cope

(1838-1918)

Beatificazione:

- 14 maggio 2005

- Papa  Benedetto XVI

Canonizzazione:

- 21 ottobre 2012

- Papa  Benedetto XVI

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 9 agosto

Religiosa professa della Congregazione delle Suore del Terz’Ordine di San Francesco di Syracuse, nota come Mother Marianne of Molokai

  • Biografia
  • Omelia
  • omelia di beatificazione
Accolse di sua volontà una chiamata a prendersi cura dei lebbrosi delle Hawaii, dopo che molti altri avevano rifiutato

 

Beata Marianna, al secolo Anna Barbara Koob, nacque a Heppenheim (Germania) il 23 gennaio 1838, visse con la sua famiglia a Utica (New York, USA).

Nutrita dalla fede, sviluppò il dono della compassione e di saper rispondere a coloro che si trovavano nella necessità, sempre nel rispetto degli altri e sacrificando se stessa.

Nel 1862, entrò presso le Suore Francescane di Siracusa (oggi Congregazione delle Suore di San Francesco delle Comunità di Neumann) e assunse il nome di Marianne. Oltre ad impegnarsi nell'insegnamento, fondò e gestì due ospedali, rispettivamente ad Utica e a Syracuse.

Nel 1877 fu eletta superiora generale. Nell'espletamento di questo servizio, accolse con coraggio l'appello del re delle Isole Sandwich (oggi Hawaii), già rifiutato da diverse congregazioni, di inviare suore ad occuparsi del suo popolo sofferente. Inizialmente, M. Marianne pensava semplicemente di aiutare le sei suore volontarie a sistemarsi nella missione ma, profondamente commossa dalla situazione critica di coloro che erano stati colpiti dal morbo di Hansen (allora conosciuto come lebbra), lei scelse di rimanere con loro.

Svolse inizialmente, e per cinque anni, l'apostolato tra i residenti del "Leper Hospital" a Honolulu e poi, per ulteriori trent'anni, nella Penisola di Kalaupapa. Durante il suo esilio, scelto liberamente, M. Marianne offri un rifugio sicuro e amorevole agli emarginati dalla società. Collaborò nell'opera di San Damiano De Veuster e ne portò avanti l'apostolato dopo che questi morì, nel 1889 .

Con profonda sollecitudine materna, M. Marianne promise alle sue consorelle che nessuna di loro avrebbe contratto la lebbra per Contagio dai pazienti e, fino ad oggi, così è stato. M. Marianne morì a Kalaupapa il 9 agosto 1918 e fu sepolta tra le persone che tanto amò in vita. Nel 2004, le sue spoglie furono trasportate nella cappella della Casa Madre a Syracuse.

La "Madre degli emarginati" fu beatificata il 14 maggio 2005.

CAPPELLA PAPALE
PER LA CANONIZZAZIONE DEI BEATI:

GIACOMO BERTHIEU
PEDRO CALUNGSOD
GIOVANNI BATTISTA PIAMARTA
MARIA DEL MONTE CARMELO SALLÉS Y BARANGUERAS
MARIANNA COPE
CATERINA TEKAKWITHA
ANNA SCHÄFFER

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Piazza San Pietro
Domenica, 21 ottobre 2012

 

 

Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (cfr Mc 10,45).

Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle!

Oggi la Chiesa ascolta ancora una volta queste parole di Gesù, pronunciate durante il cammino verso Gerusalemme, dove si doveva compiere il suo mistero di passione, morte e risurrezione. Sono parole che contengono il senso della missione di Cristo sulla terra, segnata dalla sua immolazione, dalla sua donazione totale. In questa terza domenica di ottobre, nella quale si celebra la Giornata Missionaria Mondiale, la Chiesa le ascolta con particolare intensità e ravviva la consapevolezza di essere tutta intera in perenne stato di servizio all’uomo e al Vangelo, come Colui che ha offerto se stesso fino al sacrificio della vita.

Rivolgo il mio saluto cordiale a tutti voi, che riempite Piazza San Pietro, in particolare le Delegazioni ufficiali e i pellegrini venuti per festeggiare i sette nuovi Santi. Saluto con affetto i Cardinali e i Vescovi che in questi giorni stanno partecipando all’Assemblea sinodale sulla Nuova Evangelizzazione. E’ felice la coincidenza tra questa Assise e la Giornata Missionaria; e la Parola di Dio che abbiamo ascoltato risulta illuminante per entrambe. Essa mostra lo stile dell’evangelizzatore, chiamato a testimoniare ed annunciare il messaggio cristiano conformandosi a Gesù Cristo, seguendo la sua stessa vita. Questo vale sia per la missione ad gentes, sia per la nuova evangelizzazione nelle regioni di antica cristianità.

Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (cfr Mc 10, 45).

Queste parole hanno costituito il programma di vita dei sette Beati che oggi la Chiesa iscrive solennemente nella gloriosa schiera dei Santi. Con eroico coraggio essi hanno speso la loro esistenza nella totale consacrazione a Dio e nel generoso servizio ai fratelli. Sono figli e figlie della Chiesa, che hanno scelto la vita del servizio seguendo il Signore. La santità nella Chiesa ha sempre la sua sorgente nel mistero della Redenzione, che viene prefigurato dal profeta Isaia nella prima Lettura: il Servo del Signore è il Giusto che «giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità» (Is 53,11); questo Servo è Gesù Cristo, crocifisso, risorto e vivo nella gloria. L’odierna canonizzazione costituisce un’eloquente conferma di tale misteriosa realtà salvifica. La tenace professione di fede di questi sette generosi discepoli di Cristo, la loro conformazione al Figlio dell’Uomo risplende oggi in tutta la Chiesa.

Jacques Berthieu, né en 1838, en France, fut très tôt passionné de Jésus-Christ. Durant son ministère de paroisse, il eut le désir ardent de sauver les âmes. Devenu jésuite, il voulait parcourir le monde pour la gloire de Dieu. Pasteur infatigable dans l’île Sainte Marie puis à Madagascar, il lutta contre l’injustice, tout en soulageant les pauvres et les malades. Les Malgaches le considéraient comme un prêtre venu du ciel, disant : Vous êtes notre ‘père et mère’ ! Il se fit tout à tous, puisant dans la prière et dans l’amour du Cœur de Jésus la force humaine et sacerdotale d’aller jusqu’au martyre en 1896. Il mourut en disant : ‘Je préfère mourir plutôt que renoncer à ma foi’. Chers amis, que la vie de cet évangélisateur soit un encouragement et un modèle pour les prêtres, afin qu’ils soient des hommes de Dieu comme lui ! Que son exemple aide les nombreux chrétiens persécutés aujourd’hui à cause de leur foi ! Puisse en cette Année de la foi, son intercession porter des fruits pour Madagascar et le continent africain ! Que Dieu bénisse le peuple malgache !

[Jacques Berthieu, nato nel 1838, in Francia, fu ben presto conquistato da Gesù Cristo. Durante il suo ministero in parrocchia, ebbe il desiderio ardente di salvare le anime. Diventato gesuita, voleva percorrere il mondo per la gloria di Dio. Pastore infaticabile nell’Isola Santa Maria e poi nel Madagascar, lottò contro l’ingiustizia, mentre recava sollievo ai poveri e ai malati. I Malgasci lo consideravano come un sacerdote venuto dal cielo, dicendo: Lei è il nostro ‘padre e madre’! Si fece tutto a tutti, attingendo nella preghiera e nell’amore del Cuore di Gesù la forza umana e sacerdotale di giungere fino al martirio nel 1896. Morì dicendo: «Preferisco morire piuttosto che rinunciare alla mia fede». Cari amici, la vita di questo evangelizzatore sia un incoraggiamento e un modello per i sacerdoti, affinché siano uomini di Dio come lui! Il suo esempio aiuti i numerosi cristiani oggi perseguitati a causa della fede! Possa la sua intercessione, in questo Anno della fede, portare frutti per il Madagascar e il continente africano! Dio benedica il popolo malgascio!]

Pedro Calungsod was born around the year 1654, in the Visayas region of the Philippines. His love for Christ inspired him to train as a catechist with the Jesuit missionaries there. In 1668, along with other young catechists, he accompanied Father Diego Luis de San Vitores to the Marianas Islands in order to evangelize the Chamorro people. Life there was hard and the missionaries faced persecution arising from envy and slander. Pedro, however, displayed deep faith and charity and continued to catechize his many converts, giving witness to Christ by a life of purity and dedication to the Gospel. Uppermost was his desire to win souls for Christ, and this made him resolute in accepting martyrdom. He died on 2 April 1672. Witnesses record that Pedro could have fled for safety but chose to stay at Father Diego’s side. The priest was able to give Pedro absolution before he himself was killed. May the example and courageous witness of Pedro Calungsod inspire the dear people of the Philippines to announce the Kingdom bravely and to win souls for God!

[Pedro Calungsod nacque intorno al 1654, nella regione di Visayas nelle Filippine. Il suo amore per Cristo lo spinse a prepararsi per diventare catechista con i missionari Gesuiti di quel luogo. Nel 1668, assieme ad altri giovani catechisti, accompagnò il P. Diego Luis de San Vitores alle Isole Marianas per evangelizzare il popolo Chamorro. La vita là era dura e i missionari soffrirono persecuzioni a causa di invidie e calunnie. Pedro, però, dimostrò fede e carità profonde e continuò a catechizzare i molti convertiti, dando testimonianza a Cristo mediante una vita di purezza e di dedizione al Vangelo. Molto intenso era il suo desiderio di guadagnare anime a Cristo, e ciò lo rese risoluto nell’accettare il martirio. Morì il 2 aprile 1672. Testimoni raccontano che Pedro avrebbe potuto mettersi in salvo ma scelse di rimanere al fianco di P. Diego. Il sacerdote ebbe modo di dare l’assoluzione a Pedro prima di essere lui stesso ucciso. Possano l’esempio e la coraggiosa testimonianza di Pedro Calungsod ispirare le care popolazioni delle Filippine ad annunciare il Regno di Dio con forza e guadagnare anime a Dio!]

Giovanni Battista Piamarta, sacerdote della diocesi di Brescia, fu un grande apostolo della carità e della gioventù. Avvertiva l’esigenza di una presenza culturale e sociale del cattolicesimo nel mondo moderno, pertanto si dedicò all’elevazione cristiana, morale e professionale delle nuove generazioni con la sua illuminata carica di umanità e di bontà. Animato da fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza e da profondo spirito di sacrificio, affrontò difficoltà e fatiche per dare vita a diverse opere apostoliche, tra le quali: l’Istituto degli Artigianelli, l’Editrice Queriniana, la Congregazione maschile della Santa Famiglia di Nazareth e la Congregazione delle Umili Serve del Signore. Il segreto della sua intensa ed operosa vita sta nelle lunghe ore che egli dedicava alla preghiera. Quando era oberato di lavoro, aumentava il tempo per l’incontro, cuore a cuore, con il Signore. Preferiva le soste davanti al santissimo Sacramento, meditando la passione, morte e risurrezione di Cristo, per attingere forza spirituale e ripartire alla conquista del cuore della gente, specie dei giovani, per ricondurli alle sorgenti della vita con sempre nuove iniziative pastorali.

«Que tu misericordia, Señor, venga sobre nosotros como lo esperamos de ti». Con estas palabras, la liturgia nos invita a hacer nuestro este himno al Dios creador y providente, aceptando su plan en nuestras vidas. Así lo hizo Santa María del Carmelo Sallés y Barangueras, religiosa nacida en Vic, España, en mil ochocientos cuarenta y ocho. Ella, viendo colmada su esperanza, después de muchos avatares, al contemplar el progreso de la Congregación de Religiosas Concepcionistas Misioneras de la Enseñanza, que había fundado en mil ochocientos noventa y dos, pudo cantar junto a la Madre de Dios: «Su misericordia llega a sus fieles de generación en generación». Su obra educativa, confiada a la Virgen Inmaculada, sigue dando abundantes frutos entre la juventud a través de la entrega generosa de sus hijas, que como ella se encomiendan al Dios que todo lo puede.

[«Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo». Con queste parole, la liturgia ci invita a fare nostro questo inno a Dio creatore e provvidente, accettando il suo progetto nella nostra vita. Così fece santa Maria del Carmelo Sallés y Barangueras, religiosa nata a Vic, in Spagna, nel 1848. Ella, vedendo realizzata la sua speranza, dopo molte vicissitudini, contemplando lo sviluppo della Congregazione delle Religiose Concezioniste Missionarie dell’Insegnamento, che aveva fondato nel 1892, poté cantare insieme con la Madre di Dio: «Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono». La sua opera educativa, affidata alla Vergine Immacolata, continua a portare frutti abbondanti in mezzo alla gioventù mediante l’impegno generoso delle sue figlie, che come lei si pongono nelle mani del Dio che tutto può.]

I now turn to Marianne Cope, born in 1838 in Heppenheim, Germany. Only one year old when taken to the United States, in 1862 she entered the Third Order Regular of Saint Francis at Syracuse, New York. Later, as Superior General of her congregation, Mother Marianne willingly embraced a call to care for the lepers of Hawaii after many others had refused. She personally went, with six of her fellow sisters, to manage a hospital on Oahu, later founding Malulani Hospital on Maui and opening a home for girls whose parents were lepers. Five years after that she accepted the invitation to open a home for women and girls on the island of Molokai itself, bravely going there herself and effectively ending her contact with the outside world. There she looked after Father Damien, already famous for his heroic work among the lepers, nursed him as he died and took over his work among male lepers. At a time when little could be done for those suffering from this terrible disease, Marianne Cope showed the highest love, courage and enthusiasm. She is a shining and energetic example of the best of the tradition of Catholic nursing sisters and of the spirit of her beloved Saint Francis.

[Rivolgo ora lo sguardo a Marianne Cope, nata nel 1838 ad Heppenheim, in Germania. Quando aveva un anno soltanto fu portata negli Stati Uniti, e nel 1862 entrò nel Terz’Ordine Regolare di san Francesco a Syracuse, New York. In seguito, come Superiora Generale della sua Congregazione, Madre Marianne accolse di sua volontà una chiamata a prendersi cura dei lebbrosi delle Hawaii, dopo che molti altri avevano rifiutato. Si recò là con sei consorelle, per gestire un ospedale a Oahu e successivamente fondare l’ospedale Malulani a Maui ed aprire una casa per ragazze i cui genitori erano lebbrosi. Dopo cinque anni, accettò l’invito ad aprire una casa per donne e ragazze nella stessa isola di Molokai, coraggiosamente andandovi lei stessa ed in pratica terminando il proprio contatto con il mondo esterno. Là si prese cura di padre Damiano, già famoso per la sua eroica attività fra i lebbrosi, curandolo sino alla morte e prendendone il posto fra i lebbrosi maschi. Quando ancora si poteva fare poco per quanti soffrivano di questa terribile malattia, Marianne Cope dimostrò l’amore, il coraggio e l’entusiasmo più alti. Ella è un luminoso e forte esempio della migliore tradizione cattolica nell’accudire alle sorelle e dello spirito del suo amato san Francesco.]

Kateri Tekakwitha was born in today’s New York state in 1656 to a Mohawk father and a Christian Algonquin mother who gave to her a sense of the living God. She was baptized at twenty years of age and, to escape persecution, she took refuge in Saint Francis Xavier Mission near Montreal. There she worked, faithful to the traditions of her people, although renouncing their religious convictions until her death at the age of twenty-four. Leading a simple life, Kateri remained faithful to her love for Jesus, to prayer and to daily Mass. Her greatest wish was to know and to do what pleased God.

[Kateri Tekakwitha nacque nell’odierno stato di New York nel 1656 da padre Mohawk e da madre cristiana algonchina, che le trasmise il senso del Dio vivente. Fu battezzata all’età di vent’anni e, per fuggire dalle persecuzioni, si rifugiò nella missione di san Francesco Saverio vicino a Montreal. Là lavorò, fedele alle tradizioni del suo popolo - anche se rinunciò alle convinzioni religiose della sua gente - sino alla morte all’età di 24 anni. Vivendo un’esistenza semplice, Kateri rimase fedele al suo amore per Gesù, alla preghiera e alla Messa quotidiana. Il suo più grande desiderio era conoscere Dio e fare ciò che a Lui piace.]

Kateri nous impressionne par l’action de la grâce dans sa vie en l’absence de soutiens extérieurs, et par son courage dans sa vocation si particulière dans sa culture. En elle, foi et culture s’enrichissent mutuellement ! Que son exemple nous aide à vivre là où nous sommes, sans renier qui nous sommes, en aimant Jésus ! Sainte Kateri, protectrice du Canada et première sainte amérindienne, nous te confions le renouveau de la foi dans les premières nations et dans toute l’Amérique du Nord ! Que Dieu bénisse les premières nations !

[Kateri ci impressiona per l’azione della grazia nella sua vita in assenza di sostegni esterni, e per il coraggio nella vocazione tanto particolare nella sua cultura. In lei, fede e cultura si arricchiscono a vicenda! Il suo esempio ci aiuti a vivere là dove siamo, senza rinnegare ciò che siamo, amando Gesù! Santa Kateri, patrona del Canada e prima santa amerinda, noi ti affidiamo il rinnovamento della fede nelle prime nazioni e in tutta l’America del Nord! Dio benedica le prime nazioni!]

Anna Schäffer aus Mindelstetten wollte als Jugendliche in einen Missionsorden eintreten. Da sie aus einfachen Verhältnissen stammte, versuchte sie die nötige Aussteuer für die Aufnahme ins Kloster als Dienstmagd zu verdienen. In dieser Stellung erlitt sie einen schweren Unfall mit unheilbaren Verbrennungen an den Beinen, der sie für ihr ganzes weiteres Leben ans Bett fesselte. So wurde ihr das Krankenlager zur Klosterzelle und das Leiden zum Missionsdienst. Sie haderte zunächst mit ihrem Schicksal, verstand ihre Situation dann aber als einen liebevollen Ruf des Gekreuzigten in seine Nachfolge. Gestärkt durch die tägliche Kommunion wurde sie zu einer unermüdlichen Fürsprecherin im Gebet und zu einem Spiegel der Liebe Gottes für viele Ratsuchende. Ihr Apostolat des Betens und des Leidens, des Opferns und des Sühnens sei den Gläubigen in ihrer Heimat ein leuchtendes Vorbild, ihre Fürbitte stärke die christliche Hospizbewegung in ihrem segensreichen Wirken.

[Anna Schäffer di Mindelstetten, da giovane, voleva entrare a far parte di un Ordine religioso missionario. Essendo di modesta provenienza, cercò di guadagnare come domestica la dote necessaria per essere accolta in convento. In questo lavoro ebbe un grave incidente con ustioni inguaribili alle gambe, che la costrinsero al letto per tutta la vita. Così, il letto di dolore diventò per lei cella conventuale e la sofferenza costituì il suo servizio missionario. Inizialmente si lamentava della propria sorte, ma poi giunse a interpretare la sua situazione come una chiamata amorevole del Crocifisso a seguirLo. Confortata dalla Comunione quotidiana, ella diventò un’instancabile strumento di intercessione nella preghiera e un riflesso dell’amore di Dio per molte persone che cercavano il suo consiglio. Possa il suo apostolato di preghiera e di sofferenza, di sacrificio e di espiazione costituire un esempio luminoso per i fedeli nella sua Patria, e la sua intercessione rafforzi il movimento cristiano di hospice [centri di cure palliative per malati terminali] nel loro benefico servizio.]

Cari fratelli e sorelle! Questi nuovi Santi, diversi per origine, lingua, nazione e condizione sociale, sono uniti con l’intero Popolo di Dio nel mistero di salvezza di Cristo, il Redentore. Insieme a loro, anche noi qui riuniti con i Padri sinodali venuti da ogni parte del mondo, con le parole del Salmo proclamiamo al Signore che «egli è nostro aiuto e nostro scudo», e lo invochiamo: «Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo» (Sal 32,20-22). Possa la testimonianza dei nuovi Santi, della loro vita generosamente offerta per amore di Cristo, parlare oggi a tutta la Chiesa, e la loro intercessione possa rafforzarla e sostenerla nella sua missione di annunciare il Vangelo al mondo intero.

SANTA MESSA E BEATIFICAZIONE DELLE SERVE DI DIO
ASCENSIÓN NICOL GOÑI E MARIANNE COPE

OMELIA DELL’EM.MO CARD. JOSÉ SARAIVA MARTINS

Vigilia di Pentecoste
Altare della Cattedra della Basilica Vaticana
Sabato, 14 maggio 2005

 

Eminenze Reverendissime,
Venerati Confratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
Distinte Autorità,
Cari Pellegrini,

1. La Chiesa nascente si preparò alla prima Pentecoste cristiana percorrendo un itinerario di fede nel Signore risorto. È lui, infatti, che dona il suo Spirito al popolo della Nuova Alleanza.

La comunità dei discepoli, dopo l’ascensione di Gesù al cielo, si raccolse nel cenacolo in attesa di essere "battezzata in Spirito Santo" (At 1,5) e si preparò all’evento facendo una intensa esperienza di comunione fraterna e di preghiera: "Erano assidui e concordi nella preghiera … con Maria, la madre di Gesù" (At 1, 14).

Questa sera anche noi ci troviamo idealmente riuniti nel cenacolo. Sentiamo la presenza materna di Maria e la vicinanza dell’Apostolo Pietro, sul cui sepolcro sorge questa Basilica.

Ora siamo una assemblea liturgica che proclama la stessa fede in Cristo risorto; che si nutre dello stesso Pane eucaristico; che innalza al cielo, con fiduciosa insistenza, la stessa invocazione: "Vieni, Santo Spirito, / manda a noi dal cielo/ un raggio della tua luce. / Vieni, padre dei poveri, / vieni, datore dei doni, / vieni, luce dei cuori" (Sequenza).

Saluto, pertanto, quanti hanno lasciato le loro città e le loro case e coloro che, attraversando gli Oceani e i Continenti, sono qui per condividere con noi la grazia della Pentecoste e la gioia della beatificazione di di Madre Ascensión del Cuore di Gesù e di Madre Maria Anna Cope.

Un cordiale benvenuto alle Suore Missionarie Domenicane del Santissimo Rosario e alle Suore del Terz’Ordine di San Francesco di Syracuse, e ai numerosi pellegrini, provenienti dai luoghi di nascita e di apostolato delle nuove Beate.

2. Cari fratelli e sorelle, la parola di Dio, che è stata ora proclamata, ci aiuta a fare memoria del grande mistero della Pentecoste, che segnò il solenne inizio della missione della Chiesa nel mondo.

La pericope evangelica ha fatto giungere fino a noi il grido di Gesù: "Chi ha sete venga a me e beva". L’uomo di ogni tempo e di ogni cultura ha sete di vita, di verità, di pace, di felicità. Ha sete di eternità. Ha sete di Dio. Gesù può estinguere questa sete. Alla samaritana diceva: "Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete" (Gv 4,14). L’acqua di Gesù è lo Spirito Santo, Spirito creatore e consolatore, che trasforma il cuore dell’uomo, lo svuota dalle oscurità e lo riempie di vita divina, di sapienza, di amore, di buona volontà, di gioia, realizzando così la profezia di Ezechiele: "Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei precetti" (Ez 36, 27).

La presenza dello Spirito Santo nella Chiesa e nelle singole anime è una "inabitazione" permanente, dinamica, creativa. Chi avrà bevuto l’Acqua di Gesù, avrà nel suo seno "fiumi di acqua viva" (Gv 7,38), "una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14).

Lo Spirito Santo cambia l’esistenza di chi lo ospita, rinnova la faccia della terra e trasforma tutta la creazione che – come afferma San Paolo nella 2ª lettura della messa – "geme e soffre fino ad oggi le doglie del parto" (Rm 8, 22), in attesa di tornare ad essere il giardino di Dio e dell’uomo.

Lo Spirito Santo è il maestro interiore e, allo stesso tempo, è il vento gagliardo che gonfia le vele della barca di Pietro per condurla al largo. Duc in altum! È l’esortazione che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha lanciato alla Chiesa del terzo millennio (cf. Lett. Apost. "Novo Millennio Ineunte", 58).

 

Gli Apostoli fecero l’esperienza dello Spirito Santo e divennero testimoni di Cristo morto e risorto, missionari per le vie del mondo. La stessa esperienza si ripete in tutti coloro che, accogliendo Cristo, si aprono a Dio e all’umanità; si ripete soprattutto nei santi, sia in quelli anonimi sia in quelli che sono stati elevati agli onori degli altari. I santi sono i capolavori dello Spirito che scolpisce il volto di Cristo e infonde nel loro cuore la carità di Dio.

Le nostre due Beate hanno spalancato la loro vita allo Spirito di Dio e si sono lasciate condurre da lui nel servizio della Chiesa, dei poveri, dei malati, della gioventù.

3. La Beata Ascensión del Corazón de Jesús es una de las grandes misioneras del siglo pasado. Desde joven concibió su vida como un don al Señor y al prójimo, y quiso pertenecer en exclusiva a Dios, consagrándose como monja dominica en el Monasterio de Santa Rosa de Huesca, en España. Se dejó llevar, sin reservas, por el dinamismo de la caridad, infundida por el Espíritu Santo en aquellos que le abren de par en par las puertas de su corazón.

Su primer campo de apostolado fue la enseñanza en el colegio anexo al Monasterio. Las fuentes testificales la recuerdan como educadora excelente, amable y fuerte, comprensiva y exigente.

Pero el Señor tenía otros proyectos para ella y, a la edad de cuarenta y cinco años, la llamó a ser misionera en Perú. Con entusiasmo juvenil y confianza total en la Providencia, dejó su patria y se dedicó a la tarea de evangelizar, extendiendo su afán a todo el mundo, a partir del continente americano. Su trabajo generoso, amplio y eficaz dejó una huella profunda en la historia misionera de la Iglesia. Colaboró con Mons. Ramón Zubieta, Obispo dominico, en la fundación de las Hermanas Misioneras Dominicas del Santísimo Rosario, Congregación de la que fue primera Superiora general. Su vida misionera abunda en sacrificio, renuncia y frutos apostólicos. Sembró generosamente y cosechó en abundancia. Realizó frecuentes viajes apostólicos a Perú y Europa, e incluso llegó a China. Tuvo el temple de luchadora intrépida e infatigable, así como una ternura materna capaz de conquistar los corazones. Enraizada en la caridad de Cristo, ejerció con todos su carisma de maternidad espiritual. Sostenida por una fe viva y una devoción ferviente al Sagrado Corazón de Jesús y a Nuestra Señora del Rosario, se entregó para la salvación de las almas, con olvido completo de sí misma. Exhortaba frecuentemente a sus hijas a comportarse de la misma manera, afirmando que no se salvan las almas sin nuestro sacrificio personal. Deseó ardientemente llegar a una caridad cada vez más pura e intensa y, para alcanzar esta meta, se ofreció como víctima al Amor Misericordioso de Dios.

4. The life of Blessed Mary Ann Cope is a wonderful work of divine grace. She demonstrated the beauty of the life of a true Franciscan. The encounter of Mother Mary Ann with those suffering from leprosy took place when she was far along on her journey to Christ. For twenty years she had been a member of the Congregation of the Sisters of the Third Order of Saint Francis of Syracuse in New York. She was already a woman of vast experience and was spiritually mature. But suddenly God called her to a more radical giving, to a more difficult missionary service.

Blessed Mary Anne, who was Provincial Superior at the time, heard the voice of Christ in the invitation of the Bishop of Honolulu. He was looking for Sisters to assist those suffering from leprosy on the Island of Molokai. Like Isaiah, she did not hesitate to answer: "Here I am. Send me!" (Is. 6:8). She left everything, and abandoned herself completely to the will of God, to the call of the Church and to the demands of her new brothers and sisters. She put her own health and life at risk.

For thirty-five years she lived, to the full, the command to love God and neighbor. She willingly worked with Blessed Damian De Veuster, who was at the end of his extraordinary apostolate. Blessed Mary Anne loved those suffering from leprosy more than she loved her very self. She served them, educated them, and guided them with wisdom, love and strength. She saw in them the suffering face of Jesus. Like the Good Samaritan, she became their mother. She drew strength from her faith, the Eucharist, her devotion to our Blessed Mother, and from prayer. She did not seek earthly honors or approval. She wrote: "I do not expect a high place in heaven. I will be very grateful to have a little corner where I can love God for all eternity".

Traduzione italiana delle parti pronunciate in spagnolo ed inglese:

[3. La Beata Ascensión del Cuore di Gesù è una delle grandi missionarie del secolo scorso. Fin dalla giovinezza concepì la vita come un dono per il Signore e per il prossimo e non volle appartenere a nessun altro che Dio, al quale si consacrò come monaca domenicana nel monastero di Santa Rosa di Huesca, in Spagna. Assecondò, senza riserve, il dinamismo di carità, che lo Spirito Santo infonde in coloro che gli aprono il proprio cuore.

Il suo primo campo di apostolato fu l'insegnamento nel collegio annesso al monastero. Le fonti testimoniali la ricordano come una eccellente educatrice, amabile e forte, comprensiva ed esigente.

Ma il Signore aveva progetti diversi su di lei. All'età di quarantacinque anni la chiamò a diventare missionaria in Perù. Con giovanile entusiasmo e totale fiducia nella Provvidenza, lasciò la patria e si dedicò alla evangelizzazione del mondo, cominciando dal continente americano. La sua opera fu talmente generosa, vasta ed efficace da lasciare una impronta profonda alla storia missionaria della Chiesa. Collaborò con il Vescovo domenicano, Ramon Zubieta alla fondazione delle Suore Missionarie Domenicane del Santissimo Rosario, di cui fu prima superiora generale. La sua vita missionaria fu ricca di sacrifici, rinunce e frutti apostolici. Largamente seminò e largamente raccolse.

Fece frequenti viaggi apostolici in Perù, in Europa e arrivò perfino in Cina. Ebbe la tempra di una lottatrice intrepida e instancabile, assieme ad una dolcezza materna capace di conquistare i cuori. Radicata nella carità di Cristo, esercitò con tutti il carisma della maternità spirituale. Sostenuta da una fede viva e da una fervente devozione al Sacro Cuore di Gesù e alla Madonna del Rosario, si dedicò alla salvezza delle anime fino al sacrificio di sé. E spesso esortava le sue figlie a fare altrettanto, dicendo che non si salvano le anime senza sacrificare se stessi. Aspirò ad una carità sempre più pura ed intensa e, per questo, si offrì vittima all'Amore Misericordioso di Dio.

4. Un'opera d'arte della grazia divina fu la vita della Beata Marianne Cope, che porta in sé il profumo e la bellezza del francescanesimo della prima ora. Il suo servizio per i malati di lebbra richiama alla mente la toccante esperienza di San Francesco d'Assisi, di cui la Beata fu fedele discepola. Il Santo, nel suo Testamento, ricorda: "Mi pareva troppo amaro vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia". L'incontro di Francesco con i malati di lebbra non fu soltanto una esperienza di umana vicinanza e solidarietà, ma fu l'abbraccio con Cristo crocifisso e l'inizio del suo cammino verso la santità eroica.

L'incontro di Madre Marianne con i malati di lebbra avvenne quando essa era già in posizione avanzata nella sequela di Cristo. Da vent'anni apparteneva alla Congregazione delle Suore del Terz'Ordine di San Francesco di Syracuse. Aveva accumulato una vasta esperienza e una solida maturità spirituale. Ma all'improvviso Dio la chiamò ad una donazione più radicale, ad un servizio missionario più rischioso. Nell'invito del Vescovo di Honolulu, che stava cercando suore di buona volontà per inviarle ad assistere i malati di lebbra nell'isola di Molokai, la Beata, allora superiora provinciale, ravvisò la voce di Cristo e, come Isaia, non esitò a rispondere: "Eccomi, manda me!" (Is 6, 8). Lasciò tutto e si abbandonò completamente alla Volontà di Dio, alle richieste della Chiesa e alle attese dei suoi nuovi fratelli. Mise a repentaglio la sua salute e la sua stessa vita. Per trentacinque anni, praticò a livelli altissimi il precetto dell'amore di Dio e del prossimo. Collaborò volentieri con il Beato Damiano de Veuster, ormai alla fine del suo straordinario apostolato. La Beata amò i malati di lebbra più di se stessa. Li servì, li educò li guidò con intelligenza, amabilità e fortezza. In loro vedeva il volto sofferente di Gesù. Ricalcò le orme del buon samaritano e divenne "la madre dei lebbrosi". Perseverò sino alla fine traendo forza dalla fede, costantemente alimentata dall'Eucaristia, dalla devozione mariana, dalla preghiera. Non ebbe pretese, non cercò riconoscimenti. Scriveva: "Non mi aspetto un posto alto in cielo. Sarò piena di gratitudine per un piccolo angolo, dove io possa amare Dio per tutta l'eternità".]

5. "Fiumi di acqua viva sgorgheranno dal seno" di chi crede in Cristo. I segni della sua presenza sono stati indicati sommariamente dalla Lettera ai Galati. Essi sono: "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, domino di sé" (Gal 5, 22).

Le nostre due Beate hanno portato nel mondo i frutti e i segni della presenza dello Spirito Santo, hanno parlato il linguaggio della verità e dell’amore, il solo capace di abbattere le barriere della cultura e della razza e di ricostruire l’unità della famiglia umana, dispersa dall’orgoglio, dalla volontà di potenza, dal rifiuto della sovranità di Dio, così come ci ha fatto intendere il racconto biblico della Torre di Babele (cf. 1ª lettura).

Il Santo Padre Benedetto XVI, inaugurando il suo ministero petrino, ha ribadito che "non è il potere che redime, ma l’amore! Questo è il segno di Dio: Egli stesso è amore… Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori" (L’Oss. Rom.25 apr. 2005, p. 5).

Sant’Ireneo, commentando la Pentecoste, ha proposto questa riflessione: "Lo Spirito Santo ha annullato le distanze, ha eliminato le stonature e trasformato il consesso dei popoli in una primizia da offrire al Signore… Infatti, come la farina non si amalgama in un’unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l’acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un’unica Chiesa in Cristo senza l’ ‘Acqua’ che scende dal cielo" (Contro le eresie, .3,17).

Nelle mani della Beata Ascensión del Cuore di Gesù e della Beata Maria Anna Cope deponiamo, pertanto, la nostra preghiera: "Signore, donaci quest’acqua" (Gv 4, 15). Amen.