Marie Alphonsine Danil Ghattas

Marie Alphonsine Danil Ghattas

(1843-1927)

Beatificazione:

- 22 novembre 2009

- Papa  Benedetto XVI

Canonizzazione:

- 17 maggio 2015

- Papa  Francesco

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 25 marzo

Religiosa palestinese, co-fondatrice della Congregazione delle Suore Domenicane del Santissimo Rosario di Gerusalemme

  • Biografia
  • Omelia
  • l'eredità
  • omelia di beatificazione
Ha ben compreso che cosa significa irradiare l’amore di Dio nell’apostolato, diventando testimone di mitezza e di unità

 

Maria Alfonsina Danil Ghattas, al secolo Maryam Sūltanah Danil Ghaţţas, nacque a Gerusalemme il 4 ottobre 1843 da una famiglia che le assicurò una buona formazione cristiana. Fu battezzata il 19 novembre con il nome di Soultaneh Maria.

Maturata la vocazione alla vita consacrata, nel 1858 entrò nell'Istituto delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione. Il 30 giugno 1860 fece la vestizione e prese in religione il nome di Suor Marie Alphonsine; nel 1863 emise la professione.

Il 6 gennaio 1874, a Betlemme, le apparve per la prima volta la Vergine Maria; a distanza di un anno esatto, ci fu una seconda apparizione e la Madonna la invitò a dar vita a una nuova famiglia religiosa, che avrebbe preso il nome di Congregazione del Santo Rosario. Nel luglio 1880 alcune giovani Figlie di Maria, sotto la guida di Don Tannous, iniziarono la vita comune che, in conformità a quanto ispirato dalla Madonna, prese il nome di Istituto delle Suore del Santo Rosario.

Ottenuta il 1880 dal Santo Padre la dispensa dal voto di obbedienza, emesso nella Congregazione delle Suore di San Giuseppe, entrò a far parte della Congregazione delle Suore del Santo Rosario e il 6 ottobre prese l'abito (mantenendo in religione il nome di Suor Marie Alphonsine). Emise la professione il 7 marzo 1885.

Il 2 novembre 1887 fu approvata la Regola delle Suore del Santo Rosario le quali, due anni dopo, ottennero l'auspicata approvazione diocesana. Già religiosa, il 4 ottobre del 1890, vigilia della festa di Santa Maria del Rosario, fu ammessa nel Terz'Ordine domenicano nel convento dei Predicatori a Gerusalemme.

Il 25 marzo 1927 fece ritorno alla casa del Padre.

Il 22 novembre 2009 fu celebrato il Rito della Beatificazione nella Basilica dell'Annunciazione a Nazareth.

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DELLE BEATE:
- GIOVANNA EMILIA DE VILLENEUVE
- MARIA CRISTINA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE BRANDO
- MARIA ALFONSINA DANIL GHATTAS
- MARIA DI GESÙ CROCIFISSO BAOUARDY

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
 VII Domenica di Pasqua, 17 maggio 2015

 

Gli Atti degli Apostoli ci hanno presentato la Chiesa nascente nel momento in cui elegge colui che Dio ha chiamato a prendere il posto di Giuda nel collegio degli Apostoli. Non si tratta di assumere una carica, ma un servizio. E infatti Mattia, sul quale cade la scelta, riceve una missione che Pietro definisce così: «Bisogna che […] uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione» - della risurrezione di Cristo (At 1,21-22). Con queste parole egli riassume cosa significa far parte dei Dodici: significa essere testimone della risurrezione di Gesù. Il fatto che dica “insieme a noi” fa capire che la missione di annunciare Cristo risorto non è un compito individuale: è da vivere in modo comunitario, con il collegio apostolico e con la comunità. Gli Apostoli hanno fatto l’esperienza diretta e stupenda della Risurrezione; sono testimoni oculari di tale evento. Grazie alla loro autorevole testimonianza, in molti hanno creduto; e dalla fede nel Cristo risorto sono nate e nascono continuamente le comunità cristiane. Anche noi, oggi, fondiamo la nostra fede nel Signore risorto sulla testimonianza degli Apostoli giunta fino a noi mediante la missione della Chiesa. La nostra fede è legata saldamente alla loro testimonianza come ad una catena ininterrotta dispiegata nel corso dei secoli non solo dai successori degli Apostoli, ma da generazioni e generazioni di cristiani. A imitazione degli Apostoli, infatti, ogni discepolo di Cristo è chiamato a diventare testimone della sua risurrezione, soprattutto in quegli ambienti umani dove più forte è l’oblio di Dio e lo smarrimento dell’uomo.

Perché questo si realizzi, bisogna rimanere in Cristo risorto e nel suo amore, come ci ha ricordato la Prima Lettera di Giovanni: «Chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4,16). Gesù lo aveva ripetuto con insistenza ai suoi discepoli: «Rimanete in me … Rimanete nel mio amore» (Gv 15,4.9). Questo è il segreto dei santi: dimorare in Cristo, uniti a Lui come i tralci alla vite, per portare molto frutto (cfr Gv 15,1-8). E questo frutto non è altro che l’amore. Questo amore risplende nella testimonianza di suor Giovanna Emilia de Villeneuve, che ha consacrato la sua vita a Dio e ai poveri, ai malati, ai carcerati, agli sfruttati, diventando per essi e per tutti segno concreto dell’amore misericordioso del Signore.

La relazione con Gesù Risorto è – per così dire - l’“atmosfera” in cui vive il cristiano e nella quale trova la forza di restare fedele al Vangelo, anche in mezzo agli ostacoli e alle incomprensioni. “Rimanere nell’amore”: questo ha fatto anche suor Maria Cristina Brando. Ella fu completamente conquistata dall’amore ardente per il Signore; e dalla preghiera, dall’incontro cuore a cuore con Gesù risorto, presente nell’Eucaristia, riceveva la forza per sopportare le sofferenze e donarsi come pane spezzato a tante persone lontane da Dio e affamate di amore autentico.

Un aspetto essenziale della testimonianza da rendere al Signore risorto è l’unità tra di noi, suoi discepoli, ad immagine di quella che sussiste tra Lui e il Padre. E’ risuonata anche oggi nel Vangelo la preghiera di Gesù nella vigilia della Passione: «Siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11). Da questo amore eterno tra il Padre e il Figlio, che si effonde in noi per mezzo dello Spirito Santo (cfr Rm 5,5), prendono forza la nostra missione e la nostra comunione fraterna; da esso scaturisce sempre nuovamente la gioia di seguire il Signore nella via della sua povertà, della sua verginità e della sua obbedienza; e quello stesso amore chiama a coltivare la preghiera contemplativa. Lo ha sperimentato in modo eminente suor Maria Baouardy che, umile e illetterata, seppe dare consigli e spiegazioni teologiche con estrema chiarezza, frutto del dialogo continuo con lo Spirito Santo. La docilità allo Spirito Santo l’ha resa anche strumento di incontro e di comunione con il mondo musulmano. Così pure suor Maria Alfonsina Danil Ghattas ha ben compreso che cosa significa irradiare l’amore di Dio nell’apostolato, diventando testimone di mitezza e di unità. Ella ci offre un chiaro esempio di quanto sia importante renderci gli uni responsabili degli altri, di vivere l’uno al servizio dell’altro.

Rimanere in Dio e nel suo amore, per annunciare con la parola e con la vita la risurrezione di Gesù, testimoniando l’unità fra di noi e la carità verso tutti. Questo hanno fatto le quattro Sante oggi proclamate. Il loro luminoso esempio interpella anche la nostra vita cristiana: come io sono testimone di Cristo risorto? E’ una domanda che dobbiamo farci. Come rimango in Lui, come dimoro nel suo amore? Sono capace di “seminare” in famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella mia comunità, il seme di quella unità che Lui ci ha donato partecipandola a noi dalla vita trinitaria?

Tornando oggi a casa, portiamo con noi la gioia di quest’incontro con il Signore risorto; coltiviamo nel cuore l’impegno a dimorare nell’amore di Dio, rimanendo uniti a Lui e tra di noi, e seguendo le orme di queste quattro donne, modelli di santità, che la Chiesa ci invita ad imitare.

Le Suore della Congregazione del Santo Rosario, operano attualmente in Terra Santa, in Libano, in Egitto, in Siria, in Kuwait, in alcuni emirati del Golfo Persico (Abu Dhabi, Shariqah) e a Roma.

Beatificazione di Marie-Alphonsine Danil Ghattas

OMELIA DEL CARD. ANGELO AMATO
Arcivescovo prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi



Suor Marie-Alphonsine Danil Ghattas è nata a Gerusalemme, il 4 ottobre 1843, in una famiglia cristiana che contava diciannove figli, dei quali undici morti in tenerissima età. Al battesimo - 19 novembre 1843 - ricevette i nomi di Soultaneh (Sovrana) e Maria. La piccola fu fortunata, perché proprio in quel periodo il primo Patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Valerga, per vincere l'analfabetismo delle bambine, chiamò in Palestina le suore di san Giuseppe. Appena aperta, la loro scuola registrò un successo straordinario accogliendo più di cento bambine, e tra queste anche la piccola Maria Soultaneh. Affascinata dalle suore, la bambina manifestò il desiderio di consacrarsi al Signore. Ma il padre bloccò sul nascere questa sua aspirazione, per il fatto che era inconcepibile lo stato verginale per una giovane. Ma una grazia ricevuta dalla Madonna, che lo fece guarire da gravissime scottature, gli fece cambiare opinione. Però si fece promettere che la figlia non sarebbe stata formata in Francia.

Così, nel 1858, la piccola è postulante presso le suore di san Giuseppe dell'Apparizione. La congregazione era stata fondata, qualche anno prima, in Francia da santa Emilie de Vialar. Era la prima congregazione religiosa femminile a installarsi in Palestina dal tempo delle crociate. Il 30 giugno 1860, quasi a diciassette anni, la ragazza ricevette l'abito religioso e il nome di suor Marie-Alphonsine, e tre anni dopo emise la professione religiosa. Fu subito incaricata dell'insegnamento del catechismo in lingua araba. Dalla sua ansia apostolica e dal suo dono di parlare alle anime con entusiasmo e convinzione, nacquero la confraternita dell'Immacolata Concezione e l'associazione delle madri cristiane. Poco dopo è a Betlemme, dove continua la sua opera di catechista. 

 A partire dall'epifania del 1874 la sua vita fu condizionata dalla presenza mistica della Beata Vergine, la quale la condurrà a poco a poco a gettare le basi della futura fondazione della congregazione delle suore del rosario. Però suor Marie-Alphonsine non si sentiva in grado di fare ciò sia per non abbandonare le amate consorelle sia perché si riteneva inadatta a tale compito. Si reca, per consiglio, a Gerusalemme dal Patriarca Vincenzo Bracco. Ma Maria le apparve di nuovo, sollecitando la fondazione. Intanto, la Vergine le indicò anche il direttore spirituale don Tannous, prete colto e pio. Nel 1880, sotto le guida di don Tannous le prime sette giovani si riunirono in una casa, la prima del nascente istituto. Suor Marie-Alphonsine, però, non ne fece subito parte, ma solo dopo tre anni.

Ottenuta dal Papa la dispensa dal voto di obbedienza il 12 settembre 1880, visse per tre anni ritirata nella casa del padre. Le prime consacrate presero l'abito - vestito blu con mantello nero, colletto bianco e una corona del rosario - il 15 dicembre 1881 dalle mani del Patriarca Bracco. Era un vero miracolo, dal momento che le famiglie cristiane stesse ritenevano una follia fondare una congregazione interamente araba. La congregazione ebbe l'approvazione pontificia il 4 agosto 1959.

Suor Marie-Alphonsine fu poi inviata a Naplus, a Zababdeh, a Betlemme, dove fu superiora della casa per quindici anni, dal 1893 al 1908. Dopo, la troviamo a Gerusalemme, per riposo. Ma, nel 1917, a settantaquattro anni, fu incaricata di fondare e di dirigere un orfanotrofio nella casa che era dei suoi genitori ad Ein-Karem. Questi ultimi anni furono contrassegnati da un intenso fervore religioso. Per presentarsi pura davanti al Signore si confessava tutti i giorni. Morì ad Ain Karem, il 25 marzo 1927, il giorno dell'Annunciazione, all'età di 84 anni, mentre recitava il rosario e con le parole dell'Ave Maria sulla bocca.

Ci sono due elementi significativi da tener presente nella figura di suor Marie-Alphonsine. Il primo è l'assoluto silenzio che mantenne a proposito delle apparizioni della Vergine. Ne scrisse su ordine di don Tannous, ma il suo diario - iniziato nel 1879 - fu da lei tenuto segreto e fu conosciuto soltanto dopo la morte. In secondo luogo è da rilevare la sua profonda umiltà, pur nella consapevolezza di essere uno strumento di bene nelle mani di Maria.

Tra le testimonianze sulla sua santità, la più convincente è quella delle sue consorelle, che ripetevano spesso:  "Ci sentivamo così felici di vivere in sua compagnia. Era una santa. Praticava l'obbedienza, il rispetto dell'autorità e la povertà a un altissimo grado. Pregava incessantemente. Tutta la sua vita si riassume in lavoro e preghiera". Le sue memorie furono importanti perché finalmente si venne a sapere che la vera "fondatrice" della nuova congregazione era stata la Vergine Maria, che la serva di Dio ne era stato il tramite e lo strumento docile, e che, infine, don Tannous, era stato di aiuto all'inizio, quando la beata era ancora legata alle suore di san Giuseppe.

Due sono le caratteristiche della figura della beata Marie-Alphonsine:  la sua "marianità" e la preghiera del rosario. La marianità era il fulcro della sua spiritualità. Per le sue visioni mariane è una specie di Bernadette Soubirous araba. La Madonna era tutto nella vita di questa figlia prediletta e fedele. Suor Marie-Alphonsine irradiava e donava Maria con tutto il suo essere femminile. All'iniziativa di Maria suor Marie-Alphonsine corrispondeva con la sua docilità filiale. Maria era onnipresente nella sua esistenza. Era per lei la vocazione e la regola vivente della donna e della consacrata, in particolare.

Questa marianità si esplicitava in concreto in una devozione intensissima al rosario, che era la sua preghiera continua, la sua àncora di salvezza e la fonte di ogni grazia celeste. Il rosario è la nota distintiva della sua santità. Si osserva in suor Marie-Alphonsine una sintesi spirituale tra Occidente e Oriente. La devozione all'Eucaristia è una caratteristica saliente della sua spiritualità latina:  "Ella assiste talvolta a 15 o 20 messe al giorno, in occasione delle feste, ciò che costituisce un tratto essenzialmente latino, giacché questa pratica non esiste nell'Oriente cristiano".

Di tipo orientale è, invece, la sua particolare devozione per la festa dell'Epifania. Oltre al fatto che tale ricorrenza le ricordava il suo nome - Ghattas significa "Epifania" - proprio in questa solennità ella ricevette speciali visioni mariane. Grande merito di suor Marie-Alphonsine fu quello di aver elevato le condizioni della donna in Palestina, sia con l'istruzione e l'insegnamento, sia anche fondando un istituto religioso composto solo di donne del posto e con lo scopo dell'insegnamento religioso, per vincere l'analfabetismo delle donne. Non è esagerato affermare che, mediante l'esempio e l'opera di suor Marie-Alphonsine, la Vergine abbia restituito alle donne della Terra Santa la dignità e la nobiltà che spetta loro nel piano di Dio. Di qui l'universalità della figura di suor Marie-Alphonsine, che considerava Maria come la vocazione e la misura della femminilità e il modello etico-spirituale della donna in genere e della consacrata in particolare.

Una caratteristica precisa della sua santità è data dalla sua profonda umiltà. Nonostante la sua familiarità con la Beata Vergine, nemmeno con la sorella, madre Hanné, parlò delle visioni e dei segreti del suo cuore. La sua umiltà fu impreziosita dal sopportare serenamente il disprezzo altrui e l'ingiustizia. Anche all'interno della sua congregazione, ricevette umiliazione ed emarginazione. Suor Madeleine, la cuciniera della casa di Gerusalemme, non aveva mai amato suor Marie-Alphonsine durante la vita. La trattava con rudezza estrema. Ma, alla domanda se credeva a quello che la suora aveva scritto nel suo diario rispose:  "una santa".

La testimonianza di suor Roseline El-Qisar è esemplare a proposito della santità eroica della nostra beata:  "Io la considero una vera santa a motivo della sua particolare pazienza, sopportazione, per esempio col parroco di Betlemme, suo direttore, del segreto che ha sempre tenuto con tutti circa le apparizioni, perfino con la sua stessa sorella, mère Hanneh. Noi se facciamo un sogno di notte, lo raccontiamo subito a tutte il giorno dopo, e lei, con tutte le apparizioni non disse mai nulla. Ancora per la sua ubbidienza, perché veniva cambiata continuamente da una missione all'altra, senza mai lamentarsi. Noi, oggi, anche le suore più giovani, non accetteremmo senza lamentele cambiamenti così continui. L'esempio di ubbidienza di suor Marie-Alphonsine, nei cambiamenti, mi aiutò ad accettare volentieri quando venivo mandata nelle missioni più difficili e lontane, come Ismakiyeh, ove rimasi per dieci anni, ed accettare di essere cambiata di sovente nelle altre missioni". La santità di suor Marie-Alphonsine mostra il radicamento esistenziale del Vangelo nella terra di Gesù e di Maria. La sua è la prima e finora l'unica congregazione palestinese nella Chiesa.

Il miracolo della sua beatificazione è stato il salvataggio di una ragazza precipitata in un pozzo nero e rimasta per alcuni minuti senza aver riportato alcun danno. La mamma di questa giovane al mattino aveva raccomandato a suor Marie-Alphonsine la protezione della giovane. Suor Marie-Alphonsine aveva un attaccamento e un amore speciale per la sua terra, la terra santa di Gesù e di Maria. È un amore discreto ma profondo. La Sacra Famiglia di Nazareth costituiva per lei la sua famiglia, e Maria era la sua mamma celeste. La beatificazione è di particolare conforto per la comunità cattolica in Terra Santa. Essa è anche motivo di speranza a continuare ad affidarsi alla divina Provvidenza e alla protezione materna di Maria.