Mario Borzaga e Pauli Thoj Xyooj

Mario Borzaga e Pauli Thoj Xyooj

(†1960)

Beatificazione:

- 11 dicembre 2016

- Papa  Francesco

Ricorrenza:

- 25 aprile

Mario Borzaga (1932-1960), sacerdote professo della Congregazione Missionari Oblati di Maria Immacolata, e Pauli Thoj Xyooj, fedele laico e catechista (1941-1960), martiri in Laos: uccisi “in odio alla fede” da un gruppo di guerriglieri contrari all'evangelizzazione del Paese

  • Biografia
  • la causa di beatificazione
  • angelus
Mario: “…non c’è più d’aver paura, o da lamentarsi: Dio mi ha messo qui e qui ci sto” Pauli: “Se uccidete lui, uccidete anche me. Morto lui, morirò anch’io. Vivo lui, vivrò anch’ io”

 

Mario Borzaga, nato a Trento il 27 agosto 1932, dopo aver iniziato la sua formazione al sacerdozio nel Seminario diocesano, entrò tra i Missionari Oblati di Maria Immacolata. Nel 1957 partì per il Laos, insieme ad altri confratelli, i primi a sbarcare in quel paese asiatico.

Percorse i villaggi visitando gli ammalati e dispensando ovunque il suo sorriso: essere un uomo felice nella conformazione a Cristo Crocifisso era la sua vocazione più intima.

 

Pauli Thoj Xyooj (traslitterato anche ThaoShiong), nato nel villaggio di Kiukatiam nel Laos, intorno al 1941, aderì con slancio all’annuncio del Vangelo, portato nel suo Paese dai Missionari Oblati di Maria Immacolata.

Ritenuto adatto per il sacerdozio, fu inviato nella scuola di formazione per catechisti a Paksan, dove maturò la decisione di dedicarsi alla predicazione della Buona Notizia senza ricevere l’ordine sacro. Dopo sette mesi nel villaggio di Na Vang, rientrò nel villaggio natale, dove affiancò il missionario padre Mario Borzaga.

 

Il 25 aprile 1960 s’incamminarono  insieme per visitare altri villaggi nel nord del Laos, i cui abitanti desideravano conoscere meglio il Vangelo. Da allora non si ebbero più loro notizie, fino a quando non venne scoperto che erano stati uccisi da alcuni guerriglieri Pathet Lao, contrari alla presenza dei missionari stranieri.

Padre Mario aveva ventisette anni, mentre Pauli diciannove.

Il loro processo sul martirio si è svolto nella diocesi di Trento dal 2006 al 2008. Il 5 maggio 2015 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui la loro morte è stata riconosciuta in odio alla fede. La loro beatificazione, insieme a quella di altri 15 martiri del Laos, è stata fissata all’11 dicembre 2016 a Vientiane, nel Laos.

Postulatore della Causa di beatificazione di Paolo ThojXyooj e padre Mario Borzaga è stato nominato il P. Angelo Pelis OMI. La stessa si è aperta nella diocesi di Trento, dopo aver ottenuto il trasferimento dal vicariato apostolico di Luang Prabang,il 7 ottobre 2006 e chiusa il 17 ottobre 2008. Ha ottenuto la convalida il 19 giugno 2009. La “positio super martyrio” è stata firmata dal Relatore P. Joseph Kijasofmcv il 9 luglio 2014.

Sia i consultori teologi, il 27 novembre 2014, sia i cardinali e vescovi membri della Congregazione per le Cause dei Santi, il 5 maggio 2015, si sono detti favorevoli al riconoscimento della loro uccisione come martirio in odio alla fede cattolica. Sempre il 5 maggio 2015 papa Francesco, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi, ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui padre Borzaga e il suo catechista sono stati ufficialmente dichiarati martiri.

La loro beatificazione, insieme a quella di altri 15 martiri del Laos, è stata fissata all’11 dicembre 2016 a Vientiane, nel Laos. A presiedere il rito, il cardinal Orlando Quevedo OMI, Arcivescovo di Cotabato nelle Filippine, come rappresentante del Santo Padre.

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 11 dicembre 2016

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi celebriamo la terza domenica di Avvento, caratterizzata dall’invito di san Paolo: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino» (Fil 4,4-5). Non è un’allegria superficiale o puramente emotiva, quella alla quale ci esorta l’Apostolo, e nemmeno quella mondana o quella allegria del consumismo. No, non è questa, ma si tratta di una gioia più autentica, di cui siamo chiamati a riscoprire il sapore. Il sapore della vera gioia. E’ una gioia che tocca l’intimo del nostro essere, mentre attendiamo Gesù che è già venuto a portare la salvezza al mondo, il Messia promesso, nato a Betlemme dalla Vergine Maria. La liturgia della Parola ci offre il contesto adeguato per comprendere e vivere questa gioia. Isaia parla di deserto, di terra arida, di steppa (cfr 35,1); il profeta ha davanti a sé mani fiacche, ginocchia vacillanti, cuori smarriti, ciechi, sordi e muti (cfr vv. 3-6). È il quadro di una situazione di desolazione, di un destino inesorabile senza Dio.

Ma finalmente la salvezza è annunciata: «Coraggio, non temete! - dice il Profeta - […] Ecco il vostro Dio, […] Egli viene a salvarvi» (cfr Is 35,4). E subito tutto si trasforma: il deserto fiorisce, la consolazione e la gioia pervadono i cuori (cfr vv. 5-6). Questi segni annunciati da Isaia come rivelatori della salvezza già presente, si realizzano in Gesù. Egli stesso lo afferma rispondendo ai messaggeri inviati da Giovanni Battista. Cosa dice Gesù a questi messaggeri? «I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano» (Mt 11,5). Non sono parole, sono fatti che dimostrano come la salvezza, portata da Gesù, afferra tutto l’essere umano e lo rigenera. Dio è entrato nella storia per liberarci dalla schiavitù del peccato; ha posto la sua tenda in mezzo a noi per condividere la nostra esistenza, guarire le nostre piaghe, fasciare le nostre ferite e donarci la vita nuova. La gioia è il frutto di questo intervento di salvezza e di amore di Dio.

Siamo chiamati a lasciarci coinvolgere dal sentimento di esultanza. Questa esultanza, questa gioia… Ma un cristiano che non è gioioso, qualcosa manca a questo cristiano, o non è cristiano! La gioia del cuore, la gioia dentro che ci porta avanti e ci dà il coraggio. Il Signore viene, viene nella nostra vita come liberatore, viene a liberarci da tutte le schiavitù interiori ed esterne. È Lui che ci indica la strada della fedeltà, della pazienza e della perseveranza perché, al suo ritorno, la nostra gioia sarà piena. Il Natale è vicino, i segni del suo approssimarsi sono evidenti per le nostre strade e nelle nostre case; anche qui in Piazza è stato posto il presepio con accanto l’albero. Questi segni esterni ci invitano ad accogliere il Signore che sempre viene e bussa alla nostra porta, bussa al nostro cuore, per venire vicino a noi; ci invitano a riconoscere i suoi passi tra quelli dei fratelli che ci passano accanto, specialmente i più deboli e bisognosi.

Oggi siamo invitati a gioire per la venuta imminente del nostro Redentore; e siamo chiamati a condividere questa gioia con gli altri, donando conforto e speranza ai poveri, agli ammalati, alle persone sole e infelici. La Vergine Maria, la “serva del Signore”, ci aiuti ad ascoltare la voce di Dio nella preghiera e a servirlo con compassione nei fratelli, per giungere pronti all’appuntamento con il Natale, preparando il nostro cuore ad accogliere Gesù.

 

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

Ogni giorno sono vicino, soprattutto nella preghiera, alla gente di Aleppo. Non dobbiamo dimenticare che Aleppo è una città, che lì c’è della gente: famiglie, bambini, anziani, persone malate… Purtroppo ci siamo ormai abituati alla guerra, alla distruzione, ma non dobbiamo dimenticare che la Siria è un Paese pieno di storia, di cultura, di fede. Non possiamo accettare che questo sia negato dalla guerra, che è un cumulo di soprusi e di falsità. Faccio appello all’impegno di tutti, perché si faccia una scelta di civiltà: no alla distruzione, sì alla pace, sì alla gente di Aleppo e della Siria.

E preghiamo anche per le vittime di alcuni efferati attacchi terroristici che nelle ultime ore hanno colpito vari Paesi. Diversi sono i luoghi, ma purtroppo unica è la violenza che semina morte e distruzione, e unica è anche la risposta: fede in Dio e unità nei valori umani e civili. Vorrei esprimere una particolare vicinanza al mio caro fratello Papa Tawadros II [Patriarca della Chiesa Copta Ortodossa]e alla sua comunità, pregando per i morti e i feriti.

Oggi, a Vientiane, in Laos, vengono proclamati Beati Mario Borzaga, sacerdote dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, Paolo Thoj Xyooj, fedele laico catechista e quattordici compagni uccisi in odio alla fede. La loro eroica fedeltà a Cristo possa essere di incoraggiamento e di esempio ai missionari e specialmente ai catechisti, che nelle terre di missione svolgono una preziosa e insostituibile opera apostolica, per la quale tutta la Chiesa è loro grata. E pensiamo ai nostri catechisti: tanto lavoro fanno, un così bel lavoro! Essere catechista è una cosa bellissima: è portare il messaggio del Signore perché cresca in noi. Un applauso ai catechisti, tutti!

Saluto con affetto tutti voi, cari pellegrini provenienti da vari Paesi. Oggi il primo saluto è riservato ai bambini e ragazzi di Roma, venuti per la tradizionale benedizione dei “Bambinelli”, organizzata dagli Oratori parrocchiali e dalle Scuole cattoliche romane. Cari ragazzi, quando pregherete davanti al vostro presepe con i vostri genitori, chiedete a Gesù Bambino di aiutarci tutti ad amare Dio e il prossimo. E ricordatevi di pregare anche per me, come io mi ricordo di voi. Grazie.

Saluto i docenti dell’Università Cattolica di Sydney, la corale do Mosteiro de Grijó in Portogallo, i fedeli di Barbianello e Campobasso.

Auguro a tutti una buona domenica. E non dimenticatevi di pregare per me. E una cosa vorrei dire ai bambini e ai ragazzi: vogliamo sentire una canzone vostra! Arrivederci e buon pranzo! Cantate!