Causa in corso
Mario Ciceri

Mario Ciceri

(1900 - 1945)

Beatificazione:

- 30 aprile 2022

- Papa  Francesco

  • Biografia
  • Decreto sulle Virtù
O Gesù, mi prendi dolcemente per mano ed attraverso insegnamenti non mai noti, mi mostri la Tua bontà, il Tuo amore, la Tua misericordia

 

   Don Mario Ciceri, nacque l’8 settembre 1900 a Veduggio, piccolo paese in provincia di Milano, quarto dei sei figli di Luigi Ciceri e Colomba Vimercati. All’interno della sua famiglia, che comprendeva anche i tredici figli dello zio paterno, fu educato dalla madre, molto attiva e molto pia, all’amore, alla dedizione al prossimo, al lavoro, allo spirito di semplicità e alla preghiera.

    Nel maggio 1908 Mario ricevette  il sacramento della Confermazione e nel maggio 1910 la Prima Comunione. All’età di otto anni manifestò al parroco il desiderio di diventare sacerdote; la famiglia, nonostante le ristrettezze economiche, acconsentì di buon grado. Animato dalla ferma volontà di seguire la vocazione, con il suo impegno meritò diverse borse di studio e facilitazioni che gli permisero di proseguire la scuola e di mantenersi poi in seminario. Attese agli studi presso il Collegio Gervasoni di Valnegra (Bergamo); nel 1912 rivestì l’abito clericale ed entrò nel Seminario minore di S. Pietro in Seveso.

    Negli anni di formazione e di studio tenne una condotta esemplare: serio, impegnato, disponibile, attivo, lasciò nei superiori e nei compagni un ricordo penetrante ed affettuoso. All’inizio della II liceo, nell’ottobre 1918, si trasferì nel Collegio Rotondi di Gorla Minore, rivestendovi il ruolo di Prefetto dei collegiali; frequentò poi gli anni di teologia presso il Seminario Maggiore, situato allora a Milano non lontano dal Duomo.

    Nel 1923 ricevette gli ordini minori e i primi due maggiori; fu ordinato sacerdote il 14 giugno 1924 nel Duomo di Milano per l’imposizione delle mani dell’arcivescovo  card. Eugenio Tosi.

    Lo stesso anno venne nominato coadiutore presso la parrocchia di S. Antonino Martire in Brentana di Sulbiate, dove svolse un generoso e fecondo  servizio pastorale per molti anni.

    La sua spiritualità si radicava in una fede semplice e robusta, che si alimentava costantemente alle sorgenti dell’Eucaristia e della  preghiera. Molto devoto della Vergine Maria, Don Mario recitava quotidianamente il Rosario e promosse la costruzione della grotta della Madonna di Lourdes nell’oratorio di Brentana: a Lei raccomandava i malati e i casi disperati della parrocchia ed insegnava ai giovani a ricorrere fiduciosi all’intercessione della Madre celeste.

    Ebbe somma cura dell’oratorio e si impegnò a fondo con i giovani. Ridiede vita all’oratorio festivo e feriale, risistemandone ed arricchendone le strutture; istituì la Messa dello scolaro, che celebrava ogni mattina prima dell’inizio delle lezioni; radunò quattro compagnie teatrali e corsi di musica e di canto che seguiva personalmente essendo un discreto compositore e un bravo organista. Curò i suoi giovani soprattutto dal punto di vista spirituale organizzando per loro incontri ed esercizi al fine di indirizzarli verso una scelta matura e consapevole di vita cristiana. Non lasciava mai nulla di intentato per avvicinare i giovani che si allontanavano dalla fede, senza però costringere alcuno ad avvicinarsi alla Chiesa senza convinzione o controvoglia. Durante la guerra mantenne i contatti con i suoi giovani che combattevano al fronte, sia con lettere sia con il piccolo periodico Voce amica, da lui fondato. I giovani costituirono il campo privilegiato della sua azione; egli lavorò per formare coscienze rette e forti e favorì la nascita di numerose vocazioni al sacerdozio.

    Don Ciceri si distinse per la sua carità verso il prossimo: gli ammalati occuparono un posto di privilegio nel suo apostolato; li visitava spesso portando loro non solo il conforto della fede, ma anche l’aiuto economico e, se necessario, passava intere notti al loro capezzale. Amò  i poveri, per i quali era pronto a spogliare se stesso e la sua casa, sempre però nel più assoluto riserbo e nel silenzio. Oggetto della sua premura fraterna furono anche i carcerati. Con suo grave rischio, soccorse soldati, sbandati e vittime della guerra che, per suo mezzo poterono trovare rifugi in nascondigli sicuri.

    Il 9 febbraio 1945 mentre tornava in bicicletta nella sua parrocchia da Verderio, dove si era recato per le confessioni, venne investito da un biroccio il cui conducente non si fermò per soccorrerlo. Fu trovato ore dopo in gravissime condizioni; ricoverato all’Ospedale di Vimercate sopportò serenamente due mesi di sofferenze e di cure risultate vane.

    Il Venerabile Servo di Dio morì il 4 aprile 1945 offrendo la propria vita per la fine della guerra, per il ritorno a casa dei soldati e per la conversione dei peccatori. I funerali si svolsero il 7 aprile nella parrocchia di Brentana con la partecipazione di numerosissima folla anche dei paesi vicini: erano persone che quotidianamente avevano sperimentato il suo zelo pastorale, la sua carità discreta, il suo spirito di sacrificio; erano soprattutto i giovani della parrocchia e dell’oratorio, dei quali era stato maestro e amico.

    Le spoglie mortali del Servo di Dio sono attualmente custodite e venerate nella chiesa parrocchiale di Brentana.    Il decreto sull’eroicità delle virtù venne promulgato il 1° dicembre 2016.

    Per la Beatificazione del Venerabile Servo di Dio Mario Ciceri, la Postulazione della Causa ha presentato all’esame della Congregazione l’asserita guarigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione, della piccola Raffaella Di Grigoli da “peritonite e sofferenza ischemica intestinale, fistole intestinali, fistola entero-cutanea, in paziente con megacolon congenito, gravemente denutrita” (Rel. Cons. Med., p. 192). L’evento accadde nel 1975 a Como (Italia). Il 16 settembre 1975, Raffaella, di sette anni di età, venne ricoverata all’Ospedale “Valduce” di Como con diagnosi di “dolicosigma” (anomalia del colon caratterizzata da un abnorme allungamento). Il 2 ottobre 1975 fu sottoposta a intervento chirurgico, durante il quale le fu asportata una parte del colon. Il 7 ottobre 1975 la situazione della paziente peggiorò e, il successivo 22 ottobre, si procedette ad un secondo intervento per rimuovere un’occlusione intestinale. Nonostante ciò, si ripresentarono gli stessi problemi intestinali. Poiché si temeva per la vita della bambina, il 30 ottobre 1975, il parroco le amministrò la Cresima in articulo mortis. Successivamente, si resero necessari altri due interventi chirurgici, eseguiti rispettivamente il 24 novembre 1975 e il 12 gennaio 1976. Nel frattempo la bambina presentò un deperimento organico, fino all’inatteso miglioramento. Il 4 febbraio 1976 fu dimessa dall’Ospedale in buone condizioni. In seguito la sanata ebbe una crescita normale e, nel 2005, divenne mamma di una bambina sana.

    L’iniziativa di ricorrere all’invocazione del Venerabile Servo di Dio fu presa dalla zia materna, la quale organizzò una novena e informò delle condizioni della nipotina anche la sorella di Don Ciceri, che consegnò alla famiglia di Raffaella un foulard a lui appartenuto. La mamma di Raffaella portò il foulard in ospedale e lo pose più volte come reliquia sul corpo della figlia. Alle invocazioni al Venerabile Servo di Dio si aggiunsero i parenti. È dimostrato il nesso causale tra l’invocazione e la guarigione della piccola Raffaella.

CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

 

MEDIOLANENSIS

Beatificationis  et  Canonizationis

Servi  Dei

MARII CICERI

Sacerdotis  Dioecesani

 

(1900-1945)

_________________________________

 

DECRETO SULLE VIRTU'

 

     «Scribo vobis, iuvenes, quoniam fortes estis et verbum Dei manet in vobis» (1 Io 2, 14)

 

    Le parole dell’Apostolo bene interpretano l’azione paziente e costante che il Servo di Dio Mario Ciceri svolse tra i giovani della sua parrocchia. Egli fu apostolo in mezzo a loro e, quando furono costretti ad allontanarsi dal paese per la guerra, li seguì con le sue lettere per confortarli e rafforzarli nella fede e nella speranza.

    Il Servo di Dio nacque l’8 settembre 1900 a Veduggio, piccolo paese in provincia di Milano, quarto dei sei figli di Luigi Ciceri e Colomba Vimercati. All’interno della sua famiglia, che comprendeva anche i tredici figli dello zio paterno, il Servo di Dio fu educato dalla madre, molto attiva e molto pia, all’amore, alla dedizione al prossimo, al lavoro, allo spirito di semplicità e alla preghiera.

    Nel maggio 1908 Mario ricevette  il sacramento della Confermazione e nel maggio 1910 la Prima Comunione. All’età di otto anni manifestò al parroco il desiderio di diventare sacerdote; la famiglia, nonostante le ristrettezze economiche, acconsentì di buon grado. Il Servo di Dio, animato dalla ferma volontà di seguire la vocazione, con il suo impegno meritò diverse borse di studio e facilitazioni che gli permisero di proseguire la scuola e di mantenersi poi in seminario. Attese agli studi presso il Collegio Gervasoni di Valnegra (Bergamo); nel 1912 rivestì l’abito clericale ed entrò nel Seminario minore di S. Pietro in Seveso.

    Negli anni di formazione e di studio tenne una condotta esemplare: serio, impegnato, disponibile, attivo, lasciò nei superiori e nei compagni un ricordo penetrante ed affettuoso. All’inizio della II liceo, nell’ottobre 1918, si trasferì nel Collegio Rotondi di Gorla Minore, rivestendovi il ruolo di Prefetto dei collegiali; frequentò poi gli anni di teologia presso il Seminario Maggiore, situato allora a Milano non lontano dal Duomo.

    Nel 1923 il Servo di Dio ricevette gli ordini minori e i primi due maggiori; fu ordinato sacerdote il 14 giugno 1924 nel Duomo di Milano per l’imposizione delle mani dell’arcivescovo  card. Eugenio Tosi.

    Lo stesso anno venne nominato coadiutore presso la parrocchia di S. Antonino Martire in Brentana di Sulbiate, dove svolse un generoso e fecondo  servizio pastorale per molti anni.

    La spiritualità del Servo di Dio si radicava in una fede semplice e robusta, che si alimentava costantemente alle sorgenti dell’Eucaristia e della  preghiera. Molto devoto della Vergine Maria, Don Mario recitava quotidianamente il Rosario e promosse la costruzione della grotta della Madonna di Lourdes nell’oratorio di Brentana: a Lei raccomandava i malati e i casi disperati della parrocchia ed insegnava ai giovani a ricorrere fiduciosi all’intercessione della Madre celeste.

    Ebbe somma cura dell’oratorio e si impegnò a fondo con i giovani. Ridiede vita all’oratorio festivo e feriale, risistemandone ed arricchendone le strutture; istituì la Messa dello scolaro, che celebrava ogni mattina prima dell’inizio delle lezioni; radunò quattro compagnie teatrali e corsi di musica e di canto che seguiva personalmente essendo un discreto compositore e un bravo organista. Curò i suoi giovani soprattutto dal punto di vista spirituale organizzando per loro incontri ed esercizi al fine di indirizzarli verso una scelta matura e consapevole di vita cristiana. Non lasciava mai nulla di intentato per avvicinare i giovani che si allontanavano dalla fede, senza però costringere alcuno ad avvicinarsi alla Chiesa senza convinzione o controvoglia. Durante la guerra mantenne i contatti con i suoi giovani che combattevano al fronte, sia con lettere sia con il piccolo periodico Voce amica, da lui fondato. I giovani costituirono il campo privilegiato della sua azione; egli lavorò per formare coscienze rette e forti e favorì la nascita di numerose vocazioni al sacerdozio.

    Don Ciceri si distinse per la sua carità verso il prossimo: gli ammalati occuparono un posto di privilegio nel suo apostolato; li visitava spesso portando loro non solo il conforto della fede, ma anche l’aiuto economico e, se necessario, passava intere notti al loro capezzale. Amò  i poveri, per i quali era pronto a spogliare se stesso e la sua casa, sempre però nel più assoluto riserbo e nel silenzio. Oggetto della sua premura fraterna furono anche i carcerati. Con suo grave rischio, soccorse soldati, sbandati e vittime della guerra che, per suo mezzo poterono trovare rifugi in nascondigli sicuri.

    Il 9 febbraio 1945 mentre tornava in bicicletta nella sua parrocchia da Verderio, dove si era recato per le confessioni, venne investito da un biroccio il cui conducente non si fermò per soccorrerlo. Fu trovato ore dopo in gravissime condizioni; ricoverato all’Ospedale di Vimercate sopportò serenamente due mesi di sofferenze e di cure risultate vane.

    Il Servo di Dio morì il 4 aprile 1945 offrendo la propria vita per la fine della guerra, per il ritorno a casa dei soldati e per la conversione dei peccatori. I funerali si svolsero il 7 aprile nella parrocchia di Brentana con la partecipazione di numerosissima folla anche dei paesi vicini: erano persone che quotidianamente avevano sperimentato il suo zelo pastorale, la sua carità discreta, il suo spirito di sacrificio; erano soprattutto i giovani della parrocchia e dell’oratorio, dei quali era stato maestro e amico.

    Le spoglie mortali del Servo di Dio sono attualmente custodite e venerate nella chiesa parrocchiale di Brentana.

    In forza della fama di santità, presso la Curia Arcivescovile di Milano dal 29 settembre 2003 al 14 giugno 2004  si svolse l’Inchiesta diocesana, la cui validità fu riconosciuta da questa Congregazione della Cause dei Santi con decreto del 30 settembre 2005. Preparata la Positio, si è discusso, secondo la consueta procedura, se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù. Il 24 novembre 2015 ha avuto luogo con esito positivo il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 15 novembre 2016, presieduta da me, Card. Angelo Amato, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse.

     Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Temperantia et Fortitudine, iisque adnexis, in gradu heroico, Servi  Dei Marii  Ciceri, Sacerdotis  Dioecesani, in casu et ad effectum de quo agitur.

 

     Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

 

     Datum Romae, die 1 mensis Decembris a. D. 2016.

 

    

 

 

ANGELUS Card. AMATO, S. D. B.

Praefectus

 

                                                                                                + MARCELLUS BARTOLUCCI

                                                                                                    Archiep. tit. Mevaniensis

                                                                                                    a Secretis

 

 

CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM

 

MEDIOLANENSIS

Beatificationis et Canonizationis

Servi Dei

MARII CICERI

Sacerdotis  Dioecesani 

(1900-1945)

___________________________

 

DECRETUM  SUPER  VIRTUTIBUS

 

    «Scribo vobis, iuvenes, quoniam fortes estis et verbum Dei manet in vobis» (1 Io 2, 14)

 

    Apostoli verba patientem ac constantem Servi Dei Marii Ciceri operam bene explicant, quam inter iuvenes suae paroeciae exercuit. Ipse apostolus cum iis iuvenibus fuit et, cum belli causa illi a pago discedere debuerunt, epistulis eos prosecutus est ut eosdem in fide et in spe reficeret confirmaretque.

    Servus Dei die 8 mensis Septembris anno 1900 in pago v.d. Veduggio, Mediolanensi in provincia, quartus e sex filiis ab Aloisio Ciceri et Columba Vimercati natus est. Sua in familia, in qua etiam tredecim patrui filii numerabantur, Servus Dei a matre valde industriosa ac pia ad amorem, ad deditionem in proximum, ad laborem, ad spiritum temperantiae et denique maxime ad orationem institutus est.

    Mense Maio anno 1908 Marius ad eucharisticam mensam primitus accessit. Octavum annum agens, parocho desiderium sacerdotalem vitam amplectendi patefecit; familia autem, quamvis modicis facultatibus se sustentaret, huic proposito libenter assensa est. Servus Dei, firma voluntate vocationem assequendi pulsus, plura scholastica munera, quae vulgo bursae studiorum appellantur, meritus est, quibus cursum studiorum perficere et deinde seminarium frequentare potuit. Studia sua perrexit iuxta collegium “Gervasoni” in loco v.d. Val Negra, Bergomensi in provincia. Anno 1912 vestem clericalem induit et Seminarium minus Sancti Petri in civitate v. Seveso ingressus est.

    Per annos quibus in seminario permansit, operam dedit suae institutioni ac studiis, disciplinam et vitam exemplarem praebuit. Gravis, navus, liber, sollers, profundam et benevolam in superioribus et in sodalibus memoriam sui reliquit. Incipiente secundo lycei anno, mense Octobris anno 1918 missus est ad Collegium “Rotondi” in loco v. Gorla Minore, ubi munere Praefecti alumnorum functus est. Studia theologica apud Seminarium Maius Mediolanense, non longe ab ecclesia cathedrali situm, exercuit.

    Anno 1923 Servus Dei ordines minores accepit, postea et duos primos maiores et denique, die 14 mensis Iunii anno 1924, Mediolanensi in cathedrali, per manus Cardinalis Archiepiscopi Eugenii Tosi presbyteratu auctus est.

    Eodem anno coadiutor paroeciae Sancti Antonini Martyris pagi v.d. Brentana di Sulbiate nominatus est, ubi generose et fecunde ministerio pastorali multos per annos functus est.

    Servi Dei spiritualitas simplici ac firma fide nitebatur, quae eucharistia et oratione constanter alebatur. Valde devotus Virgini Mariae Servus Dei rosarii preces cotidie persolvebat et in oratorio pagi Brentana specum Beatae Virginis Lapurdensis exstrui curavit, cui commendabat aegrotos et difficiliores casus paroeciae suae, iuvenesque docebat ut fidenter ad caelestis Matris intercessionem confugerent.

    Oratorium summa cura rexit et iuvenibus se totum tradidit. Oratorium festivum ac feriale restituit, quod refecit cuiusque sedem auxit. Scholaris missam instituit, quam ante lectiones mane cotidie celebrabat, scaenicorum quattuor coetus congregavit et cursus musicae et cantus condidit, quos ipse curabat, cum in faciendis modis et in organo modulando musicus egregius esset. Iuvenes maxime quoad spiritualitatem custodivit iisque consuluit, pro eis conventus et exercitia apparavit ut ad plenam et consciam electio­nem christianae vitae unusquisque invitaretur. Nihil praetermisit quin iuvenes, qui a fide discesserint, fidei rursus redirent, dummodo nec inviti nec coacti.

    Flagrante bello, suis cum iuvenibus in aciei fronte pugnantibus et epistulis et parvo commentario v.d. Voce amica ab eo condito, semper coniunctus fuit. In iuvenes praecipue operam suam summo studio impendit, ut in eis conscientiae rectae ac fortes efformarentur et multas vocationes ad sacerdotium fovit.

    Servus Dei in proximos caritatem praestitit, aegrotos sua in opera apostolatus maximi momenti semper duxit, quos crebrissime visitabat, eis non tantum fidei solamen sed etiam materiale auxilium conferens et cum opus esset totam per noctem eis assidebat. Pauperes dilexit, pro quibus omnia a se ipso et sua ex domo summa modestia ac silentio auferebat. In carcere inclusis fraterna sollici­tudine affuit. Magno suo discrimine auxilium tulit militibus errantibus necnon bello oppressis, qui eius merito tuta in refugia se conicere potuerunt.

    Die 9 mensis Februarii anno 1945 cum birota a Verderio, ubi confessiones audiverat, suam ad paroeciam rediret, impulsus atque prostratus est plaustro, cuius conductor non consistitit ad eum auxiliandum. Multis peractis horis, prope discrimen ultimum vitae inventus est. In valetudinarium Vicomercati translatus est, ubi per duos menses dolores et vanas assiduas curationes aequo animo sustinuit.

    Servus Dei die 4 mensis Aprilis anno 1945 vitam suam pro belli fine, pro militum reditu et denique pro peccatorum conversione offerens, pie mortuus est. Die 7 mensis Aprilis exequiae pagi Brentana in paroecia magno populi concursu, etiam proximis ex vicis, celebratae sunt. Omnes qui ritui interfuerunt, eius zelum pastoralem, pudentem caritatem, ad sacrificium propensionem cotidie cognoverant, praeter ceteros erant iuvenes ex paroecia et ex oratorio, quibus Servus Dei et magister et amicus fuerat.

    Servi Dei exuviae in paroeciali ecclesia Brentanae hodie coluntur.

    Fama sanctitatis perdurante, iuxta Curiam archiepiscopalem Mediolanensem a die 29 mensis Septembris anno 2003 ad diem 14 mensis Iunii anno 2004 Inquisitio dioecesana celebrata est, cuius iuridica validitas ab hac Congregatione de Causis Sanctorum per decretum diei 30 mensis Septembris anno 2005 est approbata. Exarata Positione, disceptatum est secundum normas canonicas an Servus Dei virtutes heroum in modum exercuisset. Die 24 mensis Novembris anno 2015, positivo cum exitu, Peculiaris Consultorum Theologorum Consilium habitus est. Patres Cardinales et Episcopi Ordinaria in Sessione congregati die 15 mensis Novembris anno 2016, me Angelo Cardinale Amato praesidente, Servum Dei virtutes theologales, cardinales et adnexas exercuisse agnoverunt.

    Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata rela­tione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Temperantia et Fortitudine, iisque adnexis, in gradu heroico, Servi Dei Marii Ciceri, Sacerdotis Dioecesani, in casu et ad effectum de quo agitur.

 

    Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congre­gationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

 

    Datum Romae, die 1 mensis Decembris a. D. 2016.

 

 

Angelus Card. Amato, S.D.B.

Praefectus

 

                                                                                                        + Marcellus Bartolucci

                                                                                                        Archiep. tit. Mevaniensis

                                                                                                        a Secretis