Martiri Spagnoli Missionari del Sacro Cuore di Gesù

Martiri Spagnoli Missionari del Sacro Cuore di Gesù

(†1936)

Beatificazione:

- 06 maggio 2017

- Papa  Francesco

Ricorrenza:

- 29 settembre

Antonio Arribas Hortigüela e 6 compagni, membri della Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore, martiri: questi fedeli ed eroici discepoli di Gesù sono stati uccisi in odio alla fede in un tempo di persecuzione religiosa

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"Voi ci uccidete perché siamo religiosi. Viva...!". Plausibilmente stava per gridare: «Viva Cristo Re!»

 

Questi sette religiosi appartenenti alla Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore risiedevano a Canet de Mar, non lontano da Barcellona, presso un santuario mariano. La loro comunità era particolarmente impegnata nella formazione dei novizi e nel servizio ad un seminario minore detto Piccola opera.

Il gruppo dei Servi di Dio è composto di 4 presbiteri: Antonio Arribas Hortigüela, Abundio Martín Rodríguez, José Oriol Isern Massó, José Vergara Echeverría; e da 3 fratelli cooperatori: Gumersindo Gómez Rodríguez, Jesús Moreno Ruiz, José del Amo del Amo.

I presbiteri erano dediti soprattutto all’insegnamento, alla formazione e alla pastorale. I fratelli cooperatori erano occupati nella cura della casa e nell’amministrazione. Erano tutti giovani: il più anziano aveva ventotto anni, il più giovane venti.

Nel 1936 la persecuzione contro la Chiesa durante la II Repubblica Spagnola toccava il suo apice, specialmente in regioni come la Catalogna. I Servi di Dio responsabili del collegio apostolico dei Missionari del Sacro Cuore (MSC) di Canet del Mar dovettero nascondersi e poi fuggire, dopo che il loro convento-seminario-noviziato era stato invaso e i religiosi, i novizi e i seminaristi detenuti.

Giovani e ragazzi furono trasportati a Barcellona dal Comitato rivoluzionario locale. Obbedendo all’ordine del Superiore Provinciale, I Servi di Dio cercarono di fuggire verso la frontiera francese, ma vennero intercettati dai rivoluzionari, portati a Seriñá, presso Gerona, e fucilati da parte dei miliziani in odio alla fede perché religiosi. Uno dei primi a cadere disse agli assassini: «I codardi muoiono di spalle. E noi non siamo codardi né criminali. Voi ci ammazzate perché siamo religiosi».

Affrontarono la morte pregando e perdonando. 

1. Padre Antonio Arribas Hortigüela

Nato il 29 aprile 1908 a Cardeñadijo (Burgos). Emise i voti nel 1928 e fu ordinato presbitero il 6 aprile 1935. Oltre all’ufficio di insegnante e formatore, era coordinatore del lavoro dei Fratelli. Era uomo di grande umanità, allegro, laborioso. Era il maggiore di età del gruppo, con i suoi 28 anni.

 

2. Padre Abundio Martín Rodríguez

Nato il 14 aprile 1908 a Villaescusa de Ecla (Palencia). Emise i voti nel 1925 e fu ordinato presbitero nel 1931. Era un uomo socievole, attento alle persone, di notevole profondità spirituale, dedito all’educazione dei ragazzi.

 

3. Padre José Oriol Isern Massó

Nato il 16 giugno 1909 a Villanueva i Geltrú (Barcelona). Emise i voti nel 1927 e fu ordinato presbitero nel 1933. Ebbe sempre un comportamento esemplare. Era un religioso molto paziente, ma schivo e riservato.

 

 

4. Padre José Vergara Echeverría

Nato il 18 giugno 1908 ad Almandoz (Navarra). Emise i voti nel 1927 e fu ordinato sacerdote nel 1934. Era un uomo di buon carattere, di alto sentire e disponibile al dialogo, un sacerdote convinto della sua missione.

 

5. Fra Gumersindo Gómez Rodríguez

Nato il 15 ottobre 1911 a Bonuza (León). Emise i voti nel 1929. Era un grande lavoratore, semplice e disponibile.

 

6. Fra Jesús Moreno Ruiz

Nato il 13 gennaio 1915 a Osorno la Mayor (Palencia). Emise i voti nel 1935. Era un ragazzo pieno di vita e gioviale. Si occupava della cucina della comunità. Al tempo della Persecuzione aveva emesso solo i voti temporanei.

 

7. Fra José del Amo del Amo

Nato il 12 giugno 1916 a Pumarejo de Tera (Zamora), emise i voti nel 1934. Era un ragazzo sereno, semplice, contento di essere religioso. Al tempo della Persecuzione aveva appena 20 anni: era il più giovane del gruppo.

PAPA FRANCESCO

REGINA COELI

Piazza San Pietro
Domenica, 7 maggio 2017

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel Vangelo di questa domenica (cfr Gv 10,1-10), detta “la domenica del buon pastore”, Gesù si presenta con due immagini che si completano a vicenda. L’immagine del pastore e l’immagine della porta dell’ovile. Il gregge, che siamo tutti noi, ha come abitazione un ovile che serve da rifugio, dove le pecore dimorano e riposano dopo le fatiche del cammino. E l’ovile ha un recinto con una porta, dove sta un guardiano. Al gregge si avvicinano diverse persone: c’è chi entra nel recinto passando dalla porta e chi «vi sale da un’altra parte» (v. 1). Il primo è il pastore, il secondo un estraneo, che non ama le pecore, vuole entrare per altri interessi. Gesù si identifica col primo e manifesta un rapporto di familiarità con le pecore, espresso attraverso la voce, con cui le chiama e che esse riconoscono e seguono (cfr v. 3). Lui le chiama per condurle fuori, ai pascoli erbosi dove trovano buon nutrimento.

La seconda immagine con cui Gesù si presenta è quella della «porta delle pecore» (v. 7). Infatti dice: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato» (v. 9), cioè avrà la vita e l’avrà in abbondanza (cfr v. 10). Cristo, Buon Pastore, è diventato la porta della salvezza dell’umanità, perché ha offerto la vita per le sue pecore.

Gesù, pastore buono e porta delle pecore, è un capo la cui autorità si esprime nel servizio, un capo che per comandare dona la vita e non chiede ad altri di sacrificarla. Di un capo così ci si può fidare, come le pecore che ascoltano la voce del loro pastore perché sanno che con lui si va a pascoli buoni e abbondanti. Basta un segnale, un richiamo ed esse seguono, obbediscono, si incamminano guidate dalla voce di colui che sentono come presenza amica, forte e dolce insieme, che indirizza, protegge, consola e medica.

Così è Cristo per noi. C’è una dimensione dell’esperienza cristiana che forse lasciamo un po’ in ombra: la dimensione spirituale e affettiva. Il sentirci legati da un vincolo speciale al Signore come le pecore al loro pastore. A volte razionalizziamo troppo la fede e rischiamo di perdere la percezione del timbro di quella voce, della voce di Gesù buon pastore, che stimola e affascina. Come è capitato ai due discepoli di Emmaus, cui ardeva il cuore mentre il Risorto parlava lungo la via. È la meravigliosa esperienza di sentirsi amati da Gesù. Fatevi la domanda: “Io mi sento amato da Gesù? Io mi sento amata da Gesù?”. Per Lui non siamo mai degli estranei, ma amici e fratelli. Eppure non è sempre facile distinguere la voce del pastore buono. State attenti. C’è sempre il rischio di essere distratti dal frastuono di tante altre voci. Oggi siamo invitati a non lasciarci distogliere dalle false sapienze di questo mondo, ma a seguire Gesù, il Risorto, come unica guida sicura che dà senso alla nostra vita.

In questa Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni – in particolare per le vocazioni sacerdotali, perché il Signore ci mandi buoni pastori – invochiamo la Vergine Maria: Lei accompagni i dieci nuovi sacerdoti che ho ordinato poco fa. Ho chiesto a quattro di loro della diocesi di Roma di affacciarsi per dare la benedizione insieme a me. La Madonna sostenga con il suo aiuto quanti sono da Lui chiamati, affinché siano pronti e generosi nel seguire la sua voce.

 

Dopo il Regina Coeli:

Cari fratelli e sorelle,

ieri, a Gerona, in Spagna, sono stati proclamati Beati Antonio Arribas Hortigüela e sei compagni, religiosi della Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore. Questi fedeli ed eroici discepoli di Gesù sono stati uccisi in odio alla fede in un tempo di persecuzione religiosa. Il loro martirio, accettato per amore di Dio e per fedeltà alla loro vocazione, susciti nella Chiesa il desiderio di testimoniare con fortezza il Vangelo della carità.

Saluto tutti voi, fedeli romani e pellegrini, in particolare quelli provenienti da Varsavia, Aalen (Germania), Liebenau (Austria), da Chennai (India) e dal Texas; come pure insegnanti e alunni del “Corderius College” di Amersfoort (Paesi Bassi).

Saluto l’Associazione “Meter”, che da oltre vent’anni contrasta ogni forma di abuso sui minori. Grazie, grazie tante per il vostro impegno nella Chiesa e nella società; e andate avanti con coraggio!

Saluto i partecipanti al raduno nazionale dell’Arma dei Carabinieri, la delegazione del Sindacato Autonomo di Polizia, i fedeli di Pomezia e Palestrina, l’Associazione Santo Sepolcro di Foligno, la Filarmonica Valsoldese e i ragazzi di Modica. [la Filarmonica Valsoldese suona e il Papa aggiunge: “Bravi!”]

Domani rivolgeremo la Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei; in questo mese di maggio preghiamo il Rosario in particolare per la pace. Mi raccomando: preghiamo il Rosario per la pace, come ha chiesto la Vergine a Fatima, dove mi recherò in pellegrinaggio tra pochi giorni, in occasione del centenario della prima apparizione.

A tutti auguro una buona domenica. E per favore non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!