Michał Giedrojć

Michał Giedrojć

(1420 circa - 1485)

Beatificazione:

- 07 novembre 2018

- Papa  Francesco

  • Biografia
  • Decreto

 

    La biografia e l’esercizio eroico delle virtù, uniti alla fama di santità e di segni goduta da Michał Giedrojć, noto come Beatus nuncupatus in vita e post mortem fino ai nostri giorni, provano e documentano il culto tributato a Michał Giedrojć dal popolo cristiano da tempo immemorabile. La dimostrazione e l’approvazione di quest’ultimo elemento, cioè il cultus ab immemorabili tempore praestitus, consente infatti di concedere ufficialmente al Servo di Dio il riconoscimento del culto, a lui già conferito e attribuito da tempo immemorabile, ascrivendolo cosí nel numero dei Beati, non simpliciter nuncupati, come è stato fatto finora, ma riconosciuti tali in modo ufficiale dalla Suprema Autorità della Chiesa tramite la Beatificazione equipollente.

    Michele Giedrojć nacque intorno all’anno 1420 a Giedrojcie, località a circa quarantacinque chilometri da Vilnius (Lituania), in una nota famiglia appartenente alla nobiltà locale. Ricevuta una solida formazione religiosa e culturale, sviluppò una grande devozione a Cristo Crocifisso. Colpito nell’infanzia da frequenti malattie che gli impedirono di raggiungere una statura normale e che gli causarono seri disturbi ad una gamba, preferì una vita appartata, di solitudine e di preghiera.     Probabilmente a causa di questa disabilità, solo all’età di circa quaranta anni venne accolto nell’Ordine dei Canonici Regolari della Penitenza dei Beati Martiri a Bystrzyca, vicino al suo paese nativo di Giedrojcie. Trasferito nel convento di San Marco di Cracovia, nel 1461 si iscrisse nell’Accademia cittadina e, nel 1465, conseguì il baccellierato in Arti Liberali. Dopo aver emesso la professione religiosa, il Servo di Dio svolse l’incarico di sacrestano, edificando sia i confratelli che i fedeli con la paziente accettazione della sua disabilità e con una vita di intensa orazione e penitenza. Abitava in una piccola cella, accanto all’ingresso della chiesa del convento, dove trascorreva lungo tempo in preghiera, sia di giorno che di notte.     Arricchito da Dio con doni soprannaturali, fra cui quello della profezia e dei miracoli, attirava molti fedeli che, convinti della sua santità, si rivolgevano a lui nelle loro necessità fisiche e spirituali, chiedendo preghiere, consigli e conforto, ma anche guarigioni e prodigi.

    Colpito da una febbre violenta, morì il 4 maggio 1485 a Cracovia (Polonia).

    La fama di santità iniziò quando il Beato era ancora in vita e la stessa sepoltura nel presbiterio della chiesa di San Marco, presso l’altare maggiore ne è prova. La sua tomba fu sempre meta di pellegrinaggi di fedeli che chiedevano la sua intercessione e lo invocavano come “Beato”. Il ritrovamento del corpo incorrotto, durante una prima ricognizione fatta nel 1521, rafforzò la persuasione dei fedeli. Risale a questo tempo la stesura della prima biografia ad opera del priore Nicola da Kamienna intitolata Epitaphium, Orationes, Vita et Prodigia Beati Michaelis Giedrocii. Nel 1544, Jan da Trzciany, professore dell’università di Cracovia e pubblico notaro, scrisse una biografia del “Beato”. Nel 1589 un incendio devastò il convento e la chiesa di San Marco – determinando, con ogni probabilità, la perdita di documenti pertinenti alla Causa – e questa fu l’occasione, dopo alcuni anni, per una seconda ricognizione. I resti mortali del Servo di Dio furono raccolti e vennero posti in uno scrigno ligneo all’interno del nuovo sarcofago. Una nuova ricognizione – con solenne elevatio delle “reliquie” – fu compiuta il 4 giugno 1624 dal Vescovo Ausiliare, Mons. Tomasz Oborski, per mandato dell’Arcivescovo di Cracovia, Mons. Marcin Szyszkowski.

    Dopo la elevatio fu posto sul sepolcro del Servo di Dio un quadro che lo raffigurava con l’aureola circondato di scene della vita e di miracoli attribuiti alla sua intercessione. Fra il 1624 e il 1640 presso la sua tomba fu costruito un altare vero e proprio a lui dedicato.

    Il culto è continuato per secoli con pellegrinaggi alla tomba, offerte di ex voto, accensione di lumi, esposizione nelle chiese di immagini che raffigurano il Michał Giedrojć con l’aureola.

    Nel V centenario della morte, nel 1985, San Giovanni Paolo II, auspicò “l’atto di adempimento della beatificazione”.

    L’Inchiesta diocesana si svolse presso la Curia ecclesiastica di Cracovia (Polonia), dal 30 giugno 1997 al 24 aprile 1998, durante la quale furono escussi undici testi, di cui sei ex officio.

    La validità giuridica dell’Inchiesta fu riconosciuta con il Decreto del 15 marzo 2002.

    Il 7 novembre 2018, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

    Durante l’Udienza, il Papa ha autorizzato la Congregazione a promulgare il Decreto sulle virtù eroiche e sulla conferma del culto da tempo immemorabile (beatificazione “equipollente”) del Servo di Dio Michele Giedrojć, Laico professo dell’Ordine di Sant’Agostino; nato a Giedrojce (Lituania) intorno all’anno 1420 e morto a Cracovia (Polonia) il 4 maggio 1485.

 

CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

 

CRACOVIENSIS

Beatificationis et Canonizationis

Servi Dei

MICHAELIS GIEDROJĆ

Laici professi Ordinis Sancti Augustini

Beati nuncupati

(ca 1420-1485)

__________________________________

 

Super Virtutibus

necnon Cultu ab immemorabili tempore praestito

 

    «“Dio è amore: chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4, 16). Con queste stesse parole dalla Prima Lettera di San Giovanni che anche Michał Giedrojć, detto Beato, ha rivolto dal suo letto di morte ai suoi confratelli, desidero recarmi spiritualmente alla sua tomba, per adorare Dio che nel suo amore santifica l'uomo (cfr. Lv 20, 8) e allo stesso tempo vorrei rendere omaggio all’umile Servo che si è aperto alla santità di Dio ed è diventato sua dimostrazione eloquente tra gli uomini».

    Fu questo il pensiero che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, oggi Santo, 25 aprile 1985 rivolse al Servo di Dio Michał Giedrojć in occasione del cinquecentesimo anniversario della sua morte. In tal modo delineava il profilo spirituale del suo grande conterraneo, venerato lungo i secoli come insigne Testimone del Vangelo.

    Il Servo di Dio Michele Giedrojć nacque intorno all’anno 1420 a Giedrojcie presso Vilnius, in Lituania, in una famiglia appartenente alla nobiltà locale. Ricevuta una solida formazione religiosa e culturale, sviluppò una grande devozione a Cristo Crocifisso. Colpito nell’infanzia da frequenti malattie che gli impedirono di raggiungere una statura normale e che gli causarono seri disturbi ad una gamba, preferì una vita appartata, di solitudine e di preghiera. Il grave limite fisico, invece di scoraggiarlo, lo unì intensamente alla Passione del Signore e costituì per lui la strada che lo condusse ad abbracciare la vita religiosa.

    Ma, probabilmente a causa di questa disabilità, solo all’età di circa quaranta anni potette realizzare il suo progetto vocazionale e venne accolto nell’Ordine dei Canonici Regolari della Penitenza dei Beati Martiri a Bystrzyca, vicino al suo paese nativo. Trasferito nel convento di San Marco di Cracovia, nel 1461 si iscrisse nell’Accademia cittadina e, nel 1465, conseguì il baccellierato in Arti Liberali.

    In quegli anni, passati alla storia con il nome di “Felix saeculum Cracoviae”, si avvertì in tutta la Polonia la presenza di numerosi Santi di Cracovia: in modo specifico San Casimiro, San Giovanni Canzio, San  Simone di Lipnica, San Stanislao Casimiritano, il Beato Ladislao di Gielniow e altri Servi di Dio, tra i quali Isaia Boner e Swietostaw il Silenzioso, considerati beati. Anche grazie a questo clima andò maturando la vocazione di Michał e la sua volontà decisa di incamminarsi sulla via della perfezione evangelica.

    Dopo aver emesso la professione religiosa, il Servo di Dio svolse l’incarico di sacrestano, edificando sia i confratelli che i fedeli con la paziente accettazione della sua disabilità e con una vita di intensa orazione e penitenza. Abitava in una piccola cella, accanto all’ingresso della chiesa del convento, dove trascorreva lungo tempo in preghiera, sia di giorno che di notte.

    Arricchito da Dio con doni soprannaturali, fra cui quello della profezia e dei miracoli, attirava molti fedeli che, convinti della sua santità, si rivolgevano a lui nelle loro necessità fisiche e spirituali, chiedendo preghiere, consigli e conforto, ma anche guarigioni e prodigi. Nei cuori di quanti lo accostavano si sforzava di infondere la speranza in Dio e nella vita eterna. Condivideva con i poveri ciò che riceveva in elemosina. Il nascondimento e l’umiltà lo rendevano felice, nella consapevolezza di essere amato da Dio.

     Amore a Dio e al prossimo e tenera devozione verso il Crocifisso, che contemplava in unione con Maria ai piedi della croce: questi furono i pilastri della profonda vita interiore del Servo di Dio, alimentata da ore di adorazione e da penitenze abituali. Michał fu un uomo molto mite, paziente e forte nella sofferenza fisica. Visse in povertà e nell’abbandono fiducioso alla volontà di Dio. 

    Colpito da una febbre violenta, morì il 4 maggio 1485, quando – sono ancora espressioni di Giovanni Paolo II – «la Cracovia di allora pregava presso le reliquie di San Floriano in una chiesa vicina, e vox populi gli indirizzò parole di grande vicinanza e gratitudine così da far accorrere in massa i fedeli alla sua tomba. E fin da allora il popolo è rimasto accanto alla sua tomba».

    La fama di santità iniziò quando il Servo di Dio era ancora in vita e la stessa sepoltura nel presbiterio della chiesa di San Marco, presso l’altare maggiore, ne è prova. La sua tomba fu sempre meta di pellegrinaggi di fedeli che chiedevano la sua intercessione e lo invocavano come Beato. Il ritrovamento del corpo incorrotto, durante una prima ricognizione effettuata nel 1521, rafforzò la persuasione dei fedeli. Risale a questo tempo la stesura delle prime biografie del Beato.

    In seguito ad ulteriori ricognizioni i suoi resti mortali furono raccolti e deposti in uno scrigno ligneo all’interno del nuovo sarcofago e, dopo la elevatio solenne delle reliquie il 4 giugno 1624, fu posto sul suo sepolcro un quadro che lo raffigurava con l’aureola circondato di scene della vita e di miracoli attribuiti alla sua intercessione. Nel XVII secolo presso la sua tomba fu costruito un altare vero e proprio a lui dedicato. Il culto è continuato per secoli con pellegrinaggi alla tomba, offerte di ex voto, accensione di lumi, esposizione nelle chiese di immagini che raffigurano il Servo di Dio con l’aureola. Anche in Lituania si verifica questo culto, in modo particolare nel luogo della sua nascita.

    Nel V centenario della morte, nel 1985, San Giovanni Paolo II, auspicò “l’atto di adempimento della beatificazione”.

    In forza di questa fama di santità e del culto antico goduto dal Servo di Dio, dal 30 giugno 1997 al 24 aprile 1998 presso la Curia ecclesiastica di Cracovia si svolse l’Inchiesta Diocesana, la cui validità giuridica fu riconosciuta con decreto del 15 marzo 2002. Il 28 marzo 2017 ebbe luogo la Seduta dei Consultori Storici. Il 10 aprile 2018 si svolse, con esito positivo, il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 25 settembre 2018, presieduta da me Card. Angelo Becciu, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse e che dopo la morte è stato sempre accompagnato dal culto ab immemorabili tempore praestito.

   Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Temperantia et Fortitudine, iisque adnexis, in gradu heroico, Servi Dei Michaëlis Giedrojć, Laici professi Ordinis Sancti Augustini, Beati nuncupati, et de cultu ei ab immemorabili tempore praestito,in casu et ad effectum de quo agitur.

 

     Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

     Datum Romae, die 7 mensis Novembris a. D. 2018.

 

ANGELUS Card. BECCIU

Praefectus

 

                                                                                                    + MARCELLUS BARTOLUCCI

                                                                                                    Archiep. tit. Mevaniensis

                                                                                                    a Secretis

 

 

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CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM

 

CRACOVIENSIS

Beatificationis et Canonizationis

Servi Dei

MICHAËLIS GIEDROJĆ

Laici professi Ordinis Sancti Augustini

Beati nuncupati

(ca 1420-1485)

 

SUPER VIRTUTIBUS

NECNON CULTU AB IMMEMORABILI TEMPORE PRAESTITO

 

    «“Deus caritas est, et, qui manet in caritate, in Deo manet, et Deus in eo manet” (1 Io 4,16). His verbis prima ex Epistula Sancti Ioannis depromptis, quae etiam Michaël Giedrojć, Beatus nuncupatus, moriens ex lectulo suis confratribus dixit, volo spiritualiter eius ad sepulcrum me conferre ut Deum adorem, qui suo amore hominem sanctificat (cfr. Lv 20,8) et eodem tempore velim reverentiam praestare humili Servo, qui ad Dei sanctitatem se aperuit et eiusdem praestantissima demonstratio inter homines factus est».

    Hanc sententiam Summus Pontifex Ioannes Paulus II, hodie sanctus, die 25 mensis Aprilis anno 1985, occurrente quinquagesima anniversaria memoria mortis Servi Dei Michaëlis Giedrojć, ipsi dixit. Hoc modo delineavit spiritualem imaginem sui conterranei, qui per saecula editur uti praeclarus Evangelii testis.

    Servus Dei circa annum 1420 in pago v.d. Giedrojcie prope Vilnam, in Lituania, nobili loci genere natus est. Firma religiosa ac humana institutione accepta, magnam coluit devotionem erga Christum Crucifixum.  Cum in pueritia crebribus morbis corriperetur, convenientem staturam consequi nequit et saepissime gravibus impedimentis quodam in crure laboravit, maluit solitudinis ac orationis vitam in solitudine degere. Grave impedimentum in corpore eius animum non fregit, sed contra eum Domini Nostri Iesu Christi Passioni coniunxit et constituit viam quae eum ad electionem vitae religiosae perduxit.

    Tamen, probabiliter ob hanc difficultatem, tantum circa quadragesimum annum aetatis suae, ad effectum perducere potuit hoc suum vocationale propositum et tunc in Bystrzyca, prope natalem pagum, apud Ordinem Canonicorum Regularium Paenitentiae Beatorum Martyrum receptus est. Translatus in conventum Sancti Marci Cracoviae, anno 1461 nomen dedit Academiae illius urbis et anno 1465 baccalaureatu in Artibus humanitatis est exornatus.

    Illis annis, in historia nomine Felix saeculum Cracoviae notis, tota in Polonia praesentia multorum Sanctorum Cracoviensium percipiebatur, potissimum sancti Casimiri, sancti Ioannis Cantii, sancti Simonis de Lipnica, sancti Stanislai Casimiritani, beati Ladislai de Gielniow et aliorum Servorum Dei, inter quos Isaias Boner et Swietostaw Silentiosus, qui, beati considerantur. Etiam propter haec pia adiuncta, tam Michaëlis vocatio quam et eius voluntas percurrendi viam evangelicae perfectionis, ad maturitatem perveniebat.

    Religiosa professione emissa, Servus Dei sacristae munere functus est, aedificans confratres et fideles patienti sua impedimenti tolerantia una cum vehementissimae orationis et paenitentiae vita. Parva in cella vitam degebat, prope aditum ecclesiae conventualis, in qua tam die quam nocte diuturne orando commorabatur.  

    Supernaturalibus donis a Deo auctus, inter quoa prophetiae ac miraculorum, multos fideles attraxit, de sanctitate eius persuasos, qui ad eum occurrebant ob suas necessitates materiales et spirituales, petentes ab eo orationes, consilia et consolationem, sed etiam sanationes et miracula. Spem in Deum et in vitam aeternam infundere cordibus omnium hominum ad se accedentium conabatur. Quod ex stipe habuerat, cum pauperibus omnibus participabat. Eius vita in recessu necnon humilitas eum beatitudine perfundebant, conscium se a Deo amari.

    Amor erga Deum et proximum et tener cultus erga Crucifixum quem una cum Maria contemplabat sub cruce, fuerunt fundamenta interioris Servi Dei vitae, adoratione per horas exercita et consuetis paenitentiis suffultae. Michaël vir fuit admodum mitis, patiens et fortis in corporis doloribus. In paupertate et in fiduciosa commendatione sui ipsius ad Dei voluntatem vitam degit.

    Vehementi febri correptus, die 4 mensis Maii anno 1485 mortus est ille, de quo Summus Pontifex Ioannes Paulus II dixit: «Olim urbs Cracoviensis prope reliquias sancti Floriani propinqua in ecclesia orabat et vox populi verba magnae proximitatis et grati animi ei dixit ut fidelium magna multitudo ad eius sepulcrum accurreret. Abhinc populus apud eius sepulcrum mansit».

    Sanctitatis fama incepit cum Servus Dei adhuc vivebat et ipsum sepulcrum in presbyterio ecclesiae sancti Marci prope altare maius hanc ostendit. Eius sepulcrum semper visitabatur a peregrinis fidelibus eius intercessionem petentibus eundemque beati nomine invocantibus. Corpus eius anno 1521, cum prima habita est recognitio, incorruptum inventum est, hanc fidelium persuasionem confirmavit. Illo tempore primae historiae Beati vitae sunto compositae. Postea, cum exactae sint novae recognitiones, eius mortales exuviae lignea in arca asservatae et in novo sarcophago repositae sunt. Denique, cum die 4 mensis Iunii anno 1624 habita sit sollemnis reliquiarum elevatio, super sepulcrum eius posita est tabula picta eum effingens cum aureola inter imagines ipsius vitae necnon signorum eius intercessioni adscriptorum. Saeculo XVII prope sepulcrum aedificatum est verum et proprium altare ei dicatum. Cultus per saecula peractus est per peregrinationes ad eius sepulcrum, per oblationes ex voto, per accensiones lucernarum, per ostensiones in ecclesiis imaginum Servum Dei cum aureola effingentium. Etiam in Lituania hic cultus, maxime apud eius natalem locum, exstitit.  

    Anno 1985, quingentesimo occurrente anno a morte Servi Dei, Ioannes Paulus II exoptavit ut actus ad beatificationem adimplendam haberetur.

    Hanc ob famam sanctitatis et ob cultum ab antique tempore erga Servum Dei praestitum, a die 30 mensis Iunii anno 1997 ad diem 24 mensis Aprilis anno 1998 apud Curiam Ecclesiasticam Cracoviensem Inquisitio Dioecesana habita est, cuius iuridica validitas ab hac Congregatione de Causis Sanctorum per decretum diei 15 mensis Martii anno 2002 est approbata. Die 28 mensis Martii anno 2017 Historicorum Consultorum Congressus habitus est. Die 10 mensis Aprilis subsequentis anni, positivo cum exitu, factus est Consultorum Theologorum Congressus Peculiaris. Patres Cardinales et Episcopi in Ordinaria Sessione diei 25 mensis Septembris anno 2018 congregati, cui egomet Angelus Cardinalis Becciu praefui, Servum Dei virtutes theologales, cardinales et adnexas heroicum in modum excoluisse et post eius mortem cultu ab immemorabili tempore praestito semper decorari professi sunt.

    Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Temperantia et Fortitudine, iisque adnexis, in gradu heroico, Servi Dei Michaëlis Giedrojć, Laici professi Ordinis Sancti Augustini, Beati nuncupati, et de cultu ei ab immemorabili tempore praestito  in casu et ad effectum de quo agitur.

 

    Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

 

    Datum Romae, die 7 mensis Novembris a. D. 2018.

    

ANGELUS Card. BECCIU

Praefectus

 

                                                       + MARCELLUS BARTOLUCCI

                                                          Archiep. tit. Mevaniensis

                                                               a Secretis