Pietro Calungsod

Pietro Calungsod

(1654c-1672)

Beatificazione:

- 05 marzo 2000

- Papa  Giovanni Paolo II

Canonizzazione:

- 21 ottobre 2012

- Papa  Benedetto XVI

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 2 aprile

Catechista laico e martire, ucciso crudelmente in odio alla fede cristiana e precipitato in mare da alcuni apostati e da alcuni indigeni seguaci di superstizioni pagane

  • Biografia
  • Omelia
  • omelia di beatificazione
Avrebbe potuto mettersi in salvo ma scelse di rimanere al fianco di Padre Diego

 

Pietro Calungsod era un giovane originario della regione di Vi sayas, nelle Filippine. Fu uno dei ragazzi catechisti che, insieme ai missionari gesuiti spagnoli, si spinsero fino alle Isole Marianne per evangelizzare i Chamorros.

Molti si erano convertiti. Però, un guaritore cinese, chiamato Choco, invidioso dei missionari, cominciò a spargere la voce che l'acqua battesimale fosse velenosa. E poiché alcuni dei bambini che erano stati battezzati quando erano già malati erano poi morti, molti credettero al calunniatore. La malvagia campagna di Choco venne prontamente sostenuta anche da alcuni indigeni superstiziosi e dai costumi immorali i quali cominciarono a perseguitare i missionari.

Il 2 aprile 1672, Pietro che allora doveva avere circa diciassette anni - e il superiore della missione, Padre Diego Luis de San Vitores, giunsero al villaggio di Tomhom, nell'isola di Guam per battezzare una bimba. Ma il padre della bimba, chiamato Matapang, rifiutò irosamente il battesimo per la figlia.

Determinato ad uccidere i missionari, Matapang cercò di conquistare alla sua causa un altro del villaggio, di nome Hirao, e insieme cominciarono a scagliar lance dapprima contro Pietro. Il ragazzo schivò i dardi con notevole destrezza. Pietro avrebbe avuto tutte le possibilità per scappare, data la sua agilità, ma non volle lasciare solo Padre Diego.

Egli avrebbe avuto la meglio nei confronti dei suoi fieri aggressori se solo avesse avuto a disposizione qualche arma con cui difender si, poiché era un ragazzo molto coraggioso, ma Padre Diego non permise mai ai suoi compagni di andare armati. Alla fine, Pietro fu raggiunto da un dardo al petto ed Hirao lo fini con un colpo di mezza scimitarra alla testa. Per ultimo gli assassini uccisero anche Padre Diego. Entrambi gli assassini buttarono i corpi di Pietro e Padre Diego nel fondo dell'oceano. I resti mortali dei martiri non poterono mai essere recuperati.

La beatificazione di Padre Diego Luis de San Vitores il 6 ottobre 1985, ha riportato ai nostri giorni la memoria del catechista Pietro Calungsod, beatificato a sua volta il 5 marzo 2000 dal beato Giovanni Paolo II.

CAPPELLA PAPALE
PER LA CANONIZZAZIONE DEI BEATI:

GIACOMO BERTHIEU
PEDRO CALUNGSOD
GIOVANNI BATTISTA PIAMARTA
MARIA DEL MONTE CARMELO SALLÉS Y BARANGUERAS
MARIANNA COPE
CATERINA TEKAKWITHA
ANNA SCHÄFFER

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Piazza San Pietro
Domenica, 21 ottobre 2012

 

 

Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (cfr Mc 10,45).

Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle!

Oggi la Chiesa ascolta ancora una volta queste parole di Gesù, pronunciate durante il cammino verso Gerusalemme, dove si doveva compiere il suo mistero di passione, morte e risurrezione. Sono parole che contengono il senso della missione di Cristo sulla terra, segnata dalla sua immolazione, dalla sua donazione totale. In questa terza domenica di ottobre, nella quale si celebra la Giornata Missionaria Mondiale, la Chiesa le ascolta con particolare intensità e ravviva la consapevolezza di essere tutta intera in perenne stato di servizio all’uomo e al Vangelo, come Colui che ha offerto se stesso fino al sacrificio della vita.

Rivolgo il mio saluto cordiale a tutti voi, che riempite Piazza San Pietro, in particolare le Delegazioni ufficiali e i pellegrini venuti per festeggiare i sette nuovi Santi. Saluto con affetto i Cardinali e i Vescovi che in questi giorni stanno partecipando all’Assemblea sinodale sulla Nuova Evangelizzazione. E’ felice la coincidenza tra questa Assise e la Giornata Missionaria; e la Parola di Dio che abbiamo ascoltato risulta illuminante per entrambe. Essa mostra lo stile dell’evangelizzatore, chiamato a testimoniare ed annunciare il messaggio cristiano conformandosi a Gesù Cristo, seguendo la sua stessa vita. Questo vale sia per la missione ad gentes, sia per la nuova evangelizzazione nelle regioni di antica cristianità.

Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (cfr Mc 10, 45).

Queste parole hanno costituito il programma di vita dei sette Beati che oggi la Chiesa iscrive solennemente nella gloriosa schiera dei Santi. Con eroico coraggio essi hanno speso la loro esistenza nella totale consacrazione a Dio e nel generoso servizio ai fratelli. Sono figli e figlie della Chiesa, che hanno scelto la vita del servizio seguendo il Signore. La santità nella Chiesa ha sempre la sua sorgente nel mistero della Redenzione, che viene prefigurato dal profeta Isaia nella prima Lettura: il Servo del Signore è il Giusto che «giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità» (Is 53,11); questo Servo è Gesù Cristo, crocifisso, risorto e vivo nella gloria. L’odierna canonizzazione costituisce un’eloquente conferma di tale misteriosa realtà salvifica. La tenace professione di fede di questi sette generosi discepoli di Cristo, la loro conformazione al Figlio dell’Uomo risplende oggi in tutta la Chiesa.

Jacques Berthieu, né en 1838, en France, fut très tôt passionné de Jésus-Christ. Durant son ministère de paroisse, il eut le désir ardent de sauver les âmes. Devenu jésuite, il voulait parcourir le monde pour la gloire de Dieu. Pasteur infatigable dans l’île Sainte Marie puis à Madagascar, il lutta contre l’injustice, tout en soulageant les pauvres et les malades. Les Malgaches le considéraient comme un prêtre venu du ciel, disant : Vous êtes notre ‘père et mère’ ! Il se fit tout à tous, puisant dans la prière et dans l’amour du Cœur de Jésus la force humaine et sacerdotale d’aller jusqu’au martyre en 1896. Il mourut en disant : ‘Je préfère mourir plutôt que renoncer à ma foi’. Chers amis, que la vie de cet évangélisateur soit un encouragement et un modèle pour les prêtres, afin qu’ils soient des hommes de Dieu comme lui ! Que son exemple aide les nombreux chrétiens persécutés aujourd’hui à cause de leur foi ! Puisse en cette Année de la foi, son intercession porter des fruits pour Madagascar et le continent africain ! Que Dieu bénisse le peuple malgache !

[Jacques Berthieu, nato nel 1838, in Francia, fu ben presto conquistato da Gesù Cristo. Durante il suo ministero in parrocchia, ebbe il desiderio ardente di salvare le anime. Diventato gesuita, voleva percorrere il mondo per la gloria di Dio. Pastore infaticabile nell’Isola Santa Maria e poi nel Madagascar, lottò contro l’ingiustizia, mentre recava sollievo ai poveri e ai malati. I Malgasci lo consideravano come un sacerdote venuto dal cielo, dicendo: Lei è il nostro ‘padre e madre’! Si fece tutto a tutti, attingendo nella preghiera e nell’amore del Cuore di Gesù la forza umana e sacerdotale di giungere fino al martirio nel 1896. Morì dicendo: «Preferisco morire piuttosto che rinunciare alla mia fede». Cari amici, la vita di questo evangelizzatore sia un incoraggiamento e un modello per i sacerdoti, affinché siano uomini di Dio come lui! Il suo esempio aiuti i numerosi cristiani oggi perseguitati a causa della fede! Possa la sua intercessione, in questo Anno della fede, portare frutti per il Madagascar e il continente africano! Dio benedica il popolo malgascio!]

Pedro Calungsod was born around the year 1654, in the Visayas region of the Philippines. His love for Christ inspired him to train as a catechist with the Jesuit missionaries there. In 1668, along with other young catechists, he accompanied Father Diego Luis de San Vitores to the Marianas Islands in order to evangelize the Chamorro people. Life there was hard and the missionaries faced persecution arising from envy and slander. Pedro, however, displayed deep faith and charity and continued to catechize his many converts, giving witness to Christ by a life of purity and dedication to the Gospel. Uppermost was his desire to win souls for Christ, and this made him resolute in accepting martyrdom. He died on 2 April 1672. Witnesses record that Pedro could have fled for safety but chose to stay at Father Diego’s side. The priest was able to give Pedro absolution before he himself was killed. May the example and courageous witness of Pedro Calungsod inspire the dear people of the Philippines to announce the Kingdom bravely and to win souls for God!

[Pedro Calungsod nacque intorno al 1654, nella regione di Visayas nelle Filippine. Il suo amore per Cristo lo spinse a prepararsi per diventare catechista con i missionari Gesuiti di quel luogo. Nel 1668, assieme ad altri giovani catechisti, accompagnò il P. Diego Luis de San Vitores alle Isole Marianas per evangelizzare il popolo Chamorro. La vita là era dura e i missionari soffrirono persecuzioni a causa di invidie e calunnie. Pedro, però, dimostrò fede e carità profonde e continuò a catechizzare i molti convertiti, dando testimonianza a Cristo mediante una vita di purezza e di dedizione al Vangelo. Molto intenso era il suo desiderio di guadagnare anime a Cristo, e ciò lo rese risoluto nell’accettare il martirio. Morì il 2 aprile 1672. Testimoni raccontano che Pedro avrebbe potuto mettersi in salvo ma scelse di rimanere al fianco di P. Diego. Il sacerdote ebbe modo di dare l’assoluzione a Pedro prima di essere lui stesso ucciso. Possano l’esempio e la coraggiosa testimonianza di Pedro Calungsod ispirare le care popolazioni delle Filippine ad annunciare il Regno di Dio con forza e guadagnare anime a Dio!]

Giovanni Battista Piamarta, sacerdote della diocesi di Brescia, fu un grande apostolo della carità e della gioventù. Avvertiva l’esigenza di una presenza culturale e sociale del cattolicesimo nel mondo moderno, pertanto si dedicò all’elevazione cristiana, morale e professionale delle nuove generazioni con la sua illuminata carica di umanità e di bontà. Animato da fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza e da profondo spirito di sacrificio, affrontò difficoltà e fatiche per dare vita a diverse opere apostoliche, tra le quali: l’Istituto degli Artigianelli, l’Editrice Queriniana, la Congregazione maschile della Santa Famiglia di Nazareth e la Congregazione delle Umili Serve del Signore. Il segreto della sua intensa ed operosa vita sta nelle lunghe ore che egli dedicava alla preghiera. Quando era oberato di lavoro, aumentava il tempo per l’incontro, cuore a cuore, con il Signore. Preferiva le soste davanti al santissimo Sacramento, meditando la passione, morte e risurrezione di Cristo, per attingere forza spirituale e ripartire alla conquista del cuore della gente, specie dei giovani, per ricondurli alle sorgenti della vita con sempre nuove iniziative pastorali.

«Que tu misericordia, Señor, venga sobre nosotros como lo esperamos de ti». Con estas palabras, la liturgia nos invita a hacer nuestro este himno al Dios creador y providente, aceptando su plan en nuestras vidas. Así lo hizo Santa María del Carmelo Sallés y Barangueras, religiosa nacida en Vic, España, en mil ochocientos cuarenta y ocho. Ella, viendo colmada su esperanza, después de muchos avatares, al contemplar el progreso de la Congregación de Religiosas Concepcionistas Misioneras de la Enseñanza, que había fundado en mil ochocientos noventa y dos, pudo cantar junto a la Madre de Dios: «Su misericordia llega a sus fieles de generación en generación». Su obra educativa, confiada a la Virgen Inmaculada, sigue dando abundantes frutos entre la juventud a través de la entrega generosa de sus hijas, que como ella se encomiendan al Dios que todo lo puede.

[«Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo». Con queste parole, la liturgia ci invita a fare nostro questo inno a Dio creatore e provvidente, accettando il suo progetto nella nostra vita. Così fece santa Maria del Carmelo Sallés y Barangueras, religiosa nata a Vic, in Spagna, nel 1848. Ella, vedendo realizzata la sua speranza, dopo molte vicissitudini, contemplando lo sviluppo della Congregazione delle Religiose Concezioniste Missionarie dell’Insegnamento, che aveva fondato nel 1892, poté cantare insieme con la Madre di Dio: «Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono». La sua opera educativa, affidata alla Vergine Immacolata, continua a portare frutti abbondanti in mezzo alla gioventù mediante l’impegno generoso delle sue figlie, che come lei si pongono nelle mani del Dio che tutto può.]

I now turn to Marianne Cope, born in 1838 in Heppenheim, Germany. Only one year old when taken to the United States, in 1862 she entered the Third Order Regular of Saint Francis at Syracuse, New York. Later, as Superior General of her congregation, Mother Marianne willingly embraced a call to care for the lepers of Hawaii after many others had refused. She personally went, with six of her fellow sisters, to manage a hospital on Oahu, later founding Malulani Hospital on Maui and opening a home for girls whose parents were lepers. Five years after that she accepted the invitation to open a home for women and girls on the island of Molokai itself, bravely going there herself and effectively ending her contact with the outside world. There she looked after Father Damien, already famous for his heroic work among the lepers, nursed him as he died and took over his work among male lepers. At a time when little could be done for those suffering from this terrible disease, Marianne Cope showed the highest love, courage and enthusiasm. She is a shining and energetic example of the best of the tradition of Catholic nursing sisters and of the spirit of her beloved Saint Francis.

[Rivolgo ora lo sguardo a Marianne Cope, nata nel 1838 ad Heppenheim, in Germania. Quando aveva un anno soltanto fu portata negli Stati Uniti, e nel 1862 entrò nel Terz’Ordine Regolare di san Francesco a Syracuse, New York. In seguito, come Superiora Generale della sua Congregazione, Madre Marianne accolse di sua volontà una chiamata a prendersi cura dei lebbrosi delle Hawaii, dopo che molti altri avevano rifiutato. Si recò là con sei consorelle, per gestire un ospedale a Oahu e successivamente fondare l’ospedale Malulani a Maui ed aprire una casa per ragazze i cui genitori erano lebbrosi. Dopo cinque anni, accettò l’invito ad aprire una casa per donne e ragazze nella stessa isola di Molokai, coraggiosamente andandovi lei stessa ed in pratica terminando il proprio contatto con il mondo esterno. Là si prese cura di padre Damiano, già famoso per la sua eroica attività fra i lebbrosi, curandolo sino alla morte e prendendone il posto fra i lebbrosi maschi. Quando ancora si poteva fare poco per quanti soffrivano di questa terribile malattia, Marianne Cope dimostrò l’amore, il coraggio e l’entusiasmo più alti. Ella è un luminoso e forte esempio della migliore tradizione cattolica nell’accudire alle sorelle e dello spirito del suo amato san Francesco.]

Kateri Tekakwitha was born in today’s New York state in 1656 to a Mohawk father and a Christian Algonquin mother who gave to her a sense of the living God. She was baptized at twenty years of age and, to escape persecution, she took refuge in Saint Francis Xavier Mission near Montreal. There she worked, faithful to the traditions of her people, although renouncing their religious convictions until her death at the age of twenty-four. Leading a simple life, Kateri remained faithful to her love for Jesus, to prayer and to daily Mass. Her greatest wish was to know and to do what pleased God.

[Kateri Tekakwitha nacque nell’odierno stato di New York nel 1656 da padre Mohawk e da madre cristiana algonchina, che le trasmise il senso del Dio vivente. Fu battezzata all’età di vent’anni e, per fuggire dalle persecuzioni, si rifugiò nella missione di san Francesco Saverio vicino a Montreal. Là lavorò, fedele alle tradizioni del suo popolo - anche se rinunciò alle convinzioni religiose della sua gente - sino alla morte all’età di 24 anni. Vivendo un’esistenza semplice, Kateri rimase fedele al suo amore per Gesù, alla preghiera e alla Messa quotidiana. Il suo più grande desiderio era conoscere Dio e fare ciò che a Lui piace.]

Kateri nous impressionne par l’action de la grâce dans sa vie en l’absence de soutiens extérieurs, et par son courage dans sa vocation si particulière dans sa culture. En elle, foi et culture s’enrichissent mutuellement ! Que son exemple nous aide à vivre là où nous sommes, sans renier qui nous sommes, en aimant Jésus ! Sainte Kateri, protectrice du Canada et première sainte amérindienne, nous te confions le renouveau de la foi dans les premières nations et dans toute l’Amérique du Nord ! Que Dieu bénisse les premières nations !

[Kateri ci impressiona per l’azione della grazia nella sua vita in assenza di sostegni esterni, e per il coraggio nella vocazione tanto particolare nella sua cultura. In lei, fede e cultura si arricchiscono a vicenda! Il suo esempio ci aiuti a vivere là dove siamo, senza rinnegare ciò che siamo, amando Gesù! Santa Kateri, patrona del Canada e prima santa amerinda, noi ti affidiamo il rinnovamento della fede nelle prime nazioni e in tutta l’America del Nord! Dio benedica le prime nazioni!]

Anna Schäffer aus Mindelstetten wollte als Jugendliche in einen Missionsorden eintreten. Da sie aus einfachen Verhältnissen stammte, versuchte sie die nötige Aussteuer für die Aufnahme ins Kloster als Dienstmagd zu verdienen. In dieser Stellung erlitt sie einen schweren Unfall mit unheilbaren Verbrennungen an den Beinen, der sie für ihr ganzes weiteres Leben ans Bett fesselte. So wurde ihr das Krankenlager zur Klosterzelle und das Leiden zum Missionsdienst. Sie haderte zunächst mit ihrem Schicksal, verstand ihre Situation dann aber als einen liebevollen Ruf des Gekreuzigten in seine Nachfolge. Gestärkt durch die tägliche Kommunion wurde sie zu einer unermüdlichen Fürsprecherin im Gebet und zu einem Spiegel der Liebe Gottes für viele Ratsuchende. Ihr Apostolat des Betens und des Leidens, des Opferns und des Sühnens sei den Gläubigen in ihrer Heimat ein leuchtendes Vorbild, ihre Fürbitte stärke die christliche Hospizbewegung in ihrem segensreichen Wirken.

[Anna Schäffer di Mindelstetten, da giovane, voleva entrare a far parte di un Ordine religioso missionario. Essendo di modesta provenienza, cercò di guadagnare come domestica la dote necessaria per essere accolta in convento. In questo lavoro ebbe un grave incidente con ustioni inguaribili alle gambe, che la costrinsero al letto per tutta la vita. Così, il letto di dolore diventò per lei cella conventuale e la sofferenza costituì il suo servizio missionario. Inizialmente si lamentava della propria sorte, ma poi giunse a interpretare la sua situazione come una chiamata amorevole del Crocifisso a seguirLo. Confortata dalla Comunione quotidiana, ella diventò un’instancabile strumento di intercessione nella preghiera e un riflesso dell’amore di Dio per molte persone che cercavano il suo consiglio. Possa il suo apostolato di preghiera e di sofferenza, di sacrificio e di espiazione costituire un esempio luminoso per i fedeli nella sua Patria, e la sua intercessione rafforzi il movimento cristiano di hospice [centri di cure palliative per malati terminali] nel loro benefico servizio.]

Cari fratelli e sorelle! Questi nuovi Santi, diversi per origine, lingua, nazione e condizione sociale, sono uniti con l’intero Popolo di Dio nel mistero di salvezza di Cristo, il Redentore. Insieme a loro, anche noi qui riuniti con i Padri sinodali venuti da ogni parte del mondo, con le parole del Salmo proclamiamo al Signore che «egli è nostro aiuto e nostro scudo», e lo invochiamo: «Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo» (Sal 32,20-22). Possa la testimonianza dei nuovi Santi, della loro vita generosamente offerta per amore di Cristo, parlare oggi a tutta la Chiesa, e la loro intercessione possa rafforzarla e sostenerla nella sua missione di annunciare il Vangelo al mondo intero.

CAPPELLA PAPALE PER LA BEATIFICAZIONE DI 44 SERVI DI DIO

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 5 marzo 2000

 

1. "Ti loderò, Dio, mio salvatore; glorificherò il tuo nome, perché ... sei stato il mio aiuto e mi hai liberato" (Sir 51, 1-2).

Tu, Signore, sei stato il mio aiuto! Sento risuonare nel cuore queste parole del Libro del Siracide, mentre contemplo i prodigi da Dio compiuti nell'esistenza di questi fratelli e sorelle nella fede, che hanno conseguito la palma del martirio. Oggi ho la gioia di elevarli alla gloria degli altari, presentandoli alla Chiesa e al mondo come luminosa testimonianza della potenza di Dio nella fragilità della persona umana.

Tu, Dio, mi hai liberato! Così proclamano André de Soveral, Ambrósio Francisco Ferro e ventotto Compagni, Sacerdoti diocesani, laici e laiche; Nicolas Bunkerd Kitbamrung, Sacerdote diocesano; Maria Stella Adela Mardosewicz e le dieci Consorelle, Suore professe dell'Istituto della Sacra Famiglia di Nazareth; Pedro Calungsod e Andrea di Phú Yên, laici catechisti.

Sì, l'Onnipotente è stato il loro valido sostegno nel tempo della prova ed ora sperimentano la gioia dell'eterna ricompensa. Questi docili servitori del Vangelo, i cui nomi sono per sempre scritti in cielo, pur vissuti in momenti storici distanti fra di loro ed in contesti culturali molto diversi, sono accomunati da un'identica esperienza di fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Li unisce la stessa ed incondizionata fiducia nel Signore, e la medesima e profonda passione per il Vangelo.

Ti loderò, Dio, mio Salvatore! Con la loro vita offerta per la causa di Cristo, questi nuovi Beati, i primi dell'Anno giubilare, proclamano che Dio è "Padre" (cfr ibid., v. 10), Dio è "protettore" ed "aiuto" (cfr v. 2); è il nostro salvatore, che accoglie la supplica di quanti a lui si affidano con tutto il cuore (cfr v. 11).

2. São estes os sentimentos que invadem nossos corações, ao evocar a significativa lembrança da celebração dos quinhentos anos da evangelização do Brasil, que acontece este ano. Naquele imenso país, não foram poucas as dificuldades de implantação do Evangelho. A presença da Igreja foi se afirmando lentamente mediante a ação missionária de várias ordens e congregações religiosas e de sacerdotes do clero diocesano. Os mártires que hoje são beatificados saíram, no fim do século XVII (dezessete), das comunidades de Cunhaú e Uruaçu do Rio Grande do Norte. André de Soveral, Ambrósio Francisco Ferro, presbíteros e 28 (vinte e oito) companheiros leigos pertencem a esta geração de mártires que regou o solo pátrio, tornando-o fértil para a geração dos novos cristãos. Eles são as primícias do trabalho missionário, os protomártires do Brasil. Um deles, Mateus Moreira, estando ainda vivo, foi-lhe arrancado o coração das costas mas ele ainda teve forças para proclamar a sua fé na Eucaristia dizendo: “Louvado seja o Santíssimo Sacramento”.

Hoje, uma vez mais, ressoam aquelas palavras de Cristo, evocadas no Evangelho: “Não temais aqueles que matam o corpo, mas não podem matar a alma (Mc 10,28). O sangue de católicos indefesos, muitos destes anônimos, - crianças, velhos e famílias inteiras -, servirá de estímulo para fortalecer a fé das novas gerações de brasileiros, lembrando, sobretudo, o valor da família como autêntica e insubstituível formadora da fé e geradora de valores morais.

3. “I shall praise your name unceasingly and gratefully sing its praises” (Sir 51:10). Father Nicolas Bunkerd Kitbamrung’s priestly life was an authentic hymn of praise to the Lord. A man of prayer, Father Nicolas was outstanding in teaching the faith, in seeking out the lapsed, and in his charity towards the poor. Constantly seeking to make Christ known to those who had never heard his name, Father Nicolas undertook the difficulties of a mission through the mountains and into Burma. The strength of his faith was made clear to all when he forgave those who falsely accused him, deprived him of his freedom and made him suffer much. In prison, Father Nicolas encouraged his fellow prisoners, taught the catechism and administered the sacraments. His witness to Christ exemplified the words of Saint Paul: “We are afflicted in every way, but not crushed; perplexed, but not driven to despair; persecuted, but not forsaken; struck down but not destroyed; always carrying in the body the death of Jesus, so that the life of Jesus may also be manifested in our bodies” (2 Cor 4:8-10). Through the intercession of Blessed Nicolas, may the Church in Thailand be blessed and strengthened in the work of evangelization and service.

4. Bóg stał się prawdziwą podporą i umocnieniem także dla Męczenniczek z Nowogródka - błogosławionej Marii Stelli Mardosewicz i dziesięciu Towarzyszek ze Zgromadzenia Sióstr Najświętszej Rodziny z Nazaretu. Był dla nich podporą przez całe życie, a zwłaszcza w chwilach straszliwej próby, kiedy całą noc oczekiwały na śmierć, a póżniej w drodze na miejsce stracenia i wreszcie w chwili rozstrzelania.

Skąd miały siłę, aby ofiarować siebie w zamian za uratowanie życia uwięzionych mieszkańców Nowogródka? Skąd czerpały odwagę, aby ze spokojem przyjąć tak okrutny i niesprawiedliwy wyrok śmierci? Bóg przygotowywał je powoli na tę chwilę największej próby. Ziarno łaski rzucone na glebę ich serc w chwili Chrztu świętego, a potem pielęgnowane z wielką troską i odpowiedzialnością, zakorzeniło się dobrze i wydało najpiękniejszy owoc, jakim jest dar ze swego życia. Mówi Chrystus: «Nikt nie ma większej miłości od tej, gdy ktoś życie swoje oddaje za przyjaciół swoich» (J 15, 13). Tak, nie ma większej miłości od tej, która gotowa jest oddać życie za swoich braci.

Dziękujemy Wam, błogosławione Męczenniczki z Nowogródka za to świadectwo miłości, za przykład chrześcijańskiego bohaterstwa i zawierzenia mocy Ducha Świętego. «Wybrał Was Chrystus i przeznaczył na to, abyście przyniosły owoc Waszego życia i by owoc Wasz trwał» (por. J 15, 16). Jesteście najcenniejszym dziedzictwem Zgromadzenia Sióstr Najświętszej Rodziny z Nazaretu. Jesteście dziedzictwem całego Kościoła Chrystusowego po wszystkie czasy.

4. Dio è stato vero “aiuto e protettore” anche per le martiri di Nowogródek - per la beata Maria Stella Mardosewicz e le dieci Consorelle, Suore professe della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth. Fu per loro un aiuto durante tutta la vita e poi nel momento della terribile prova, quando per un'intera notte aspettarono la morte; lo fu soprattutto lungo il cammino verso il luogo di esecuzione e, in fine, al momento della fucilazione.

Da dove ebbero esse la forza per donare se stesse in cambio della salvezza dei condannati alla prigione di Nowogródek? Da dove trassero l'audacia per accettare con coraggio la condanna a morte così crudele e ingiusta? Dio le aveva preparate lentamente a questo momento di una più grande prova. Il seme della grazia gettato nei loro cuori nel momento del Santo Battesimo e poi coltivato con grande cura e responsabilità, mise bene le radici e diede il frutto più bello che è il dono della vita. Cristo dice: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). Sì, non c'è un amore più grande di questo: essere pronto a dare la vita per i fratelli.

Vi ringraziamo, o beate martiri di Nowogródek, per la testimonianza dell'amore, per l'esempio di eroismo cristiano e per l'affidamento alla forza dello Spirito Santo. “Vi ha scelto Cristo e vi ha costituiti perché portiate frutto nella vostra vita e perché il vostro frutto rimanga” (cfr Gv 15,16). Siete la più grande eredità della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth. Siete l'eredità di tutta la Chiesta di Cristo per sempre!

5. “If anyone declares himself for me in the presence of men, I will declare myself for him in the presence of my Father in heaven” (Mt 10:32). From his childhood, Pedro Calungsod declared himself unwaveringly for Christ and responded generously to his call. Young people today can draw encouragement and strength from the example of Pedro, whose love of Jesus inspired him to devote his teenage years to teaching the faith as a lay catechist. Leaving family and friends behind, Pedro willingly accepted the challenge put to him by Father Diego de San Vitores to join him on the Mission to the Chamorros. In a spirit of faith, marked by strong Eucharistic and Marian devotion, Pedro undertook the demanding work asked of him and bravely faced the many obstacles and difficulties he met. In the face of imminent danger, Pedro would not forsake Father Diego, but as a “good soldier of Christ” preferred to die at the missionary’s side. Today Blessed Pedro Calungsod intercedes for the young, in particular those of his native Philippines, and he challenges them. Young friends, do not hesitate to follow the example of Pedro, who “pleased God and was loved by him” (Wis 4:10) and who, having come to perfection in so short a time, lived a full life (cf. ibid., v. 13).

6. "Celui qui se prononcera pour moi devant les hommes, moi aussi je me prononcerai pour lui devant mon Père qui est aux cieux" (Mt 10, 32). Cette parole du Seigneur, André, de Phu Yên, au Viêt-Nam, l'a faite sienne avec une intensité héroïque. Depuis le jour où il reçut le Baptême, à l'âge de seize ans, il s'attacha à développer une profonde vie spirituelle. Au milieu des difficultés auxquelles étaient soumis ceux qui adhéraient à la foi chrétienne, il a vécu en témoin fidèle du Christ ressuscité et, sans relâche, il a annoncé l'Évangile à ses frères au sein de l'association des catéchistes «Maison Dieu». Par amour pour le Seigneur, il a consacré toutes ses forces au service de l'Église, assistant les prêtres dans leur mission. Il persévéra jusqu'au don du sang, pour demeurer fidèle à l'amour de Celui à qui il s'était donné totalement. Les paroles qu'il répétait en s'avançant résolument sur le chemin du martyre sont l'expression de ce qui anima toute son existence : "Rendons amour pour amour à notre Dieu, rendons vie pour vie".

Le bienheureux André, proto-martyr du Viêt-Nam, est aujourd'hui donné en modèle à l'Église de son pays. Puissent tous les disciples du Christ trouver en lui force et soutien dans l'épreuve, et avoir le souci d'affermir leur intimité avec le Seigneur, leur connaissance du mystère chrétien, leur fidélité à l'Église et leur sens de la mission !

7. "Non abbiate dunque timore" (Mt 10, 31). Questo è l'invito di Cristo. Questa è anche l'esortazione dei nuovi Beati, rimasti saldi nel loro amore a Dio e ai fratelli pur in mezzo alle prove. L'invito ci giunge come incoraggiamento nell'Anno giubilare, tempo di conversione e di profondo rinnovamento spirituale. Non ci spaventino le prove e le difficoltà; non ci rallentino gli ostacoli nel compiere scelte coraggiose e coerenti con il Vangelo!

Che possiamo temere se Cristo è con noi? Perché dubitare se rimaniamo dalla parte di Cristo e ci assumiamo l'impegno e la responsabilità di essere suoi discepoli? Possa la celebrazione del Giubileo rinsaldarci in questa decisa volontà di seguire il Vangelo. Ci sono di esempio e ci offrono il loro aiuto i nuovi Beati.

Maria, Regina dei Martiri, che ai piedi della Croce ha condiviso sino in fondo il sacrificio del Figlio, ci sostenga nel testimoniare con coraggio la nostra fede!