Salomone Leclercq

Salomone Leclercq

(1745-1792)

Beatificazione:

- 17 ottobre 1926

- Papa  Pio XI

Canonizzazione:

- 16 ottobre 2016

- Papa  Francesco

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 2 settembre

Frate Professo dei Fratelli delle Scuole Cristiane, martire. Rivestì gli incarichi di insegnante, direttore ed economo e, infine, fu segretario di fratel Agatone, il superiore generale. Fu sempre fedele ai propri doveri, anche quando, insorta la rivoluzione francese, non volle sottostare alle leggi che obbligavano i sacerdoti a prestare giuramento di fedeltà e che sopprimevano le congregazioni religiose. Nel 1792 venne primma arrestato e poi ucciso in odio alla fede a colpi di spada

  • Biografia
  • Omelia
“Soffriamo con gioia e con ringraziamento per le croci e le afflizioni che ci sono inviate”

 

Fratel Salomone, al secolo Guillaume Nicolas Louis Leclercq, nacque a Boulogne-sur-Mer il 14 novembre 1745. Suo padre era un ricco commerciante. Nicola frequentò la scuola a indirizzo commerciale che i Fratelli delle Scuole Cristiane dirigevano in quella città.

Il padre gli trovò un lavoro nelle vicinanze di Boulogne e poi lo in viò a Parigi alle dipendenze di un suo amico commerciante. L'ambiente che frequenta a Parigi non piace a Nicola. Così, ritornato a Boulogne, manifestó al padre il desiderio di seguire l'esempio dei suoi maestri. Il 25 marzo del 1767 entrò al noviziato di Saint-Yon a Rouen. Pronunciò i voti nel 1769 e nel settembre del 1770 fu inviato ad insegnare a Mare Ville. Emise la professione perpetua nel 1772. Nel 1777 fu nominato "procuratore" di quella grande casa che, tra scuola, alunni interni, soggetti in formazione e un settore per soggetti difficili inviati dal tribunale, contava circa 1000 presenze.

Nel 1787 partecipò al capitolo generale, del quale fu nominato segretario. Al termine dei lavori capitolari fu chiamato a svolgere la stessa funzione alle dirette dipendenze del superiore generale. Nel 1791, nel pieno degli anni turbinosi e violenti della rivoluzione, i Fratelli furono obbligati ad abbandonare le loro sedi. Fratel Salomone vestì civilmente nella speranza di non essere riconosciuto e rimase a custodire la casa dove era il consiglio generale della congregazione.

Il 15 agosto 1792, però, le guardie invasero la casa di Rue Neuve, lo arrestarono e lo condussero al convento dei carmelitani di rue de Vaugirard, trasformato in prigione. Il 2 settembre fu giustiziato sui gradini del giardino interno del convento per aver rifiutato di giurare fedeltà alla Costituzione civile del clero. Fratel Salomone, insieme ad altri 190 compagni martiri, fu beautificato dal Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926.

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI

Salomone Leclercq, Giuseppe Sánchez del Río, Manuel González García, Lodovico Pavoni, Alfonso Maria Fusco, 
Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, Elisabetta della Santissima Trinità Catez

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
Domenica, 16 ottobre 2016

 

All’inizio dell’odierna celebrazione abbiamo rivolto al Signore questa preghiera: «Crea in noi un cuore generoso e fedele, perché possiamo sempre servirti con lealtà e purezza di spirito» (Orazione Colletta).

Noi, da soli, non siamo in grado di formarci un cuore così, solo Dio può farlo, e perciò lo chiediamo nella preghiera, lo invochiamo da Lui come dono, come sua “creazione”. In questo modo siamo introdotti nel tema della preghiera, che è al centro delle Letture bibliche di questa domenica e che interpella anche noi, qui radunati per la canonizzazione di alcuni nuovi Santi e Sante. Essi hanno raggiunto la meta, hanno avuto un cuore generoso e fedele, grazie alla preghiera: hanno pregato con tutte le forze, hanno lottato, e hanno vinto.

Pregare, dunque. Come Mosè, il quale è stato soprattutto uomo di Dio, uomo di preghiera. Lo vediamo oggi nell’episodio della battaglia contro Amalek, in piedi sul colle con le braccia alzate; ma ogni tanto, per il peso, le braccia gli cadevano, e in quei momenti il popolo aveva la peggio; allora Aronne e Cur fecero sedere Mosè su una pietra e sostenevano le sue braccia alzate, fino alla vittoria finale.

Questo è lo stile di vita spirituale che ci chiede la Chiesa: non per vincere la guerra, ma per vincere la pace!

Nell’episodio di Mosè c’è un messaggio importante: l’impegno della preghiera richiede di sostenerci l’un l’altro. La stanchezza è inevitabile, a volte non ce la facciamo più, ma con il sostegno dei fratelli la nostra preghiera può andare avanti, finché il Signore porti a termine la sua opera.

San Paolo, scrivendo al suo discepolo e collaboratore Timoteo, gli raccomanda di rimanere saldo in quello che ha imparato e in cui crede fermamente (cfr 2 Tm 3,14). Tuttavia anche Timoteo non poteva farcela da solo: non si vince la “battaglia” della perseveranza senza la preghiera. Ma non una preghiera sporadica, altalenante, bensì fatta come Gesù insegna nel Vangelo di oggi: «pregare sempre, senza stancarsi mai» (Lc 18,1). Questo è il modo di agire cristiano: essere saldi nella preghiera per rimanere saldi nella fede e nella testimonianza. Ed ecco di nuovo una voce dentro di noi: “Ma Signore, com’è possibile non stancarsi? Siamo esseri umani… anche Mosè si è stancato!...”. E’ vero, ognuno di noi si stanca. Ma non siamo soli, facciamo parte di un Corpo! Siamo membra del Corpo di Cristo, la Chiesa, le cui braccia sono alzate giorno e notte al Cielo grazie alla presenza di Cristo Risorto e del suo Santo Spirito. E solo nella Chiesa e grazie alla preghiera della Chiesa noi possiamo rimanere saldi nella fede e nella testimonianza.

Abbiamo ascoltato la promessa di Gesù nel Vangelo: Dio farà giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui (cfr Lc 18,7). Ecco il mistero della preghiera: gridare, non stancarsi, e, se ti stanchi, chiedere aiuto per tenere le mani alzate. Questa è la preghiera che Gesù ci ha rivelato e ci ha donato nello Spirito Santo. Pregare non è rifugiarsi in un mondo ideale, non è evadere in una falsa quiete egoistica. Al contrario, pregare è lottare, e lasciare che anche lo Spirito Santo preghi in noi. E’ lo Spirito Santo che ci insegna a pregare, che ci guida nella preghiera, che ci fa pregare come figli.

I santi sono uomini e donne che entrano fino in fondo nel mistero della preghiera. Uomini e donne che lottano con la preghiera, lasciando pregare e lottare in loro lo Spirito Santo; lottano fino alla fine, con tutte le loro forze, e vincono, ma non da soli: il Signore vince in loro e con loro. Anche questi sette testimoni che oggi sono stati canonizzati, hanno combattuto la buona battaglia della fede e dell’amore con la preghiera. Per questo sono rimasti saldi nella fede, con il cuore generoso e fedele. Per il loro esempio e la loro intercessione, Dio conceda anche a noi di essere uomini e donne di preghiera; di gridare giorno e notte a Dio, senza stancarci; di lasciare che lo Spirito Santo preghi in noi, e di pregare sostenendoci a vicenda per rimanere con le braccia alzate, finché vinca la Divina Misericordia.