Causa in corso
Sandra Sabattini
- Venerabile -

Sandra Sabattini

(1961-1984)

 

Giovane laica, discepola spirituale di don Benzi, nota come "la santa  fidanzata"

  • Biografia
  • messa in memoria
"Nel mondo c’è un’inflazione di buoni cristiani”

 

Alessandra Sabattini nacque il 19 agosto 1961 a Riccione, presso Rimini.

Nel 1974 cominciò a frequentare l’associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII”, fondata dal Servo di Dio Oreste Benzi. In quel contesto ebbe modo di servire i più bisognosi, svolgendo varie attività caritative e contribuendo a sensibilizzare la comunità parrocchiale ad una maggiore attenzione per i disabili.

Nel 1980 ottenne il diploma di maturità scientifica e poi si iscrisse alla facoltà di medicina dell'università di Bologna. Si trattò di una scelta maturata nella faticosa ricerca del progetto di Dio su di lei: uno dei suoi sogni era di essere medico missionario in Africa. Profondamente radicata nella fede, impegnava il suo tempo libero nelle comunità terapeutiche per il recupero dei tossicodipendenti.

In quel periodo iniziò una relazione sentimentale con un ragazzo poco più grande di lei, Guido, con il quale condivideva la partecipazione alla comunità e con cui iniziò a progettare il futuro.

Il 29 aprile 1984, insieme a due amici, mentre si recava ad Igea Marina per un incontro della comunità, fu coinvolta in un grave incidente stradale. Appena scesa dall’automobile, in attesa di attraversare la strada, fu investita da un’auto. Venne trasportata immediatamente all’ospedale di Rimini e poi a quello di Bologna, dove morì il 2 maggio 1984. 

Santa Messa in memoria della Serva di Dio Sandra Sabattini in occasione del 25°anniversario della sua morte 

Sabato 2 Maggio 2009 ‐ ore 17,30 ‐ Chiesa parrocchiale di San Girolamo in Rimini

Omelia del Vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi

 

Vi dico la verità. Quando, nelle scorse settimane, cominciavo a pensare a questo momento mi veniva da dire: forse non è il caso che dica parole mie visto che saranno, quel giorno, 25 anni dal santo viaggio di Sandra; forse è il caso che io rilegga a tutti l'omelia che proprio qualche giorno dopo, precisamente il 5 maggio 1984, tenne in questa chiesa in occasione dell'esequie di Sandra il nostro indimenticabile don Oreste Benzi.

In effetti me la sono andata a leggere e rileggere e mi veniva sempre da confermare quel desiderio, anzi quello che ormai stava diventando un proposito iniziale.

Poi però mi sembrava come di sentire la voce di don Oreste perché, senza accreditarmi, per carità, di avere un rapporto diretto con lui – ma tante volte a me sembra di sentire la sua voce – era come se lui mi dicesse: «No, lei ha il dovere di dire una sua parola! È il pastore e deve dunque rivolgersi al suo gregge con una sua parola!».

E questo l'ho sentito ancora più forte dopo che noi abbiamo tentato di riesumare i resti mortali di Sandra, qualche giorno fa al cimitero di Sant'Andrea in Casale, e non abbiamo trovato niente.

Mi veniva da dire: «Ma, quando il 2 maggio io dovrò tenere l'omelia, è giusto che io dia una mia interpretazione». Non nel senso soggettivo ma mia come pastore e io vorrei partire, fratelli e sorelle, amici carissimi della “Papa Giovanni”, carissimi familiari di Sandra, carissimi tutti, vorrei partire da un tentativo di lettura in luce di fede. Non so se vado fuori del seminato ma a me sembra di interpretare la vita di Sandra proprio alla luce di questo ultimo episodio.

Noi tutti, a cominciare da me, avremmo voluto trovare almeno qualcosa dei suoi resti organici e invece... niente! Allora mi rimbalzavano nel cuore alcune parole del Signore: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, non può portare frutto» (Gv 12,24); e il chicco che ha il volto e il nome di Sandra è caduto talmente in terra da sciogliersi completamente, da farsi terra. Mi rimbalzava allora un’altra parola della Scrittura, la parola di San Paolo, il “cupio dissolvi”: «Desiderio sciogliermi completamente per essere tutto di Cristo» (Fil 1,23).

Mi pare allora di immaginare – e penso che il Signore perdonerà queste che possono sembrare, ma spero non a Lui, delle fantasticherie – mi sembra di immaginare che quando Sandra si è presentata davanti al Signore avrà detto: «Eccomi!», il suo ultimo eccomi, con tanta gioia nel cuore e avrà chiesto al Signore un’ultima grazia. Quella che di lei non rimanesse niente, per rassomigliare ancora più da vicino al Signore del quale non è rimasta davvero nessuno reliquia!

Oh, certo, Sandra adesso mi dovrebbe tirare l'orecchio perché io non faccia torto né a lei né tantomeno a nostro Signore. Sandra sa benissimo che c'è una differenza infinita tra il Signore Risorto e noi tutti; anche tra il Signore e Maria, sua madre: figuriamoci se non c'è tra Lui e tutti noi! Il Signore è risorto corporalmente: di fatto, però, nessuno può dire di avere qualche reliquia, se possiamo dire così, del Signore. Dei santi sì, di tanti santi, ma del Signore no; e neanche di Sandra.

Non vi sembra che questo sia bello? Certo doloroso, perché chi di noi non avrebbe voluto trovare qualche cosa di quel suo corpo così minuto e bello che tanti di voi hanno avuto modo di conoscere? E invece niente!

«Sì, o Padre, perché così è piaciuto a Te». Sì, o Padre: diciamo anche noi questo sì, come lo abbiamo detto, mi sembra, quel giorno al cimitero di Sant'Andrea con le persone presenti, con le amiche del nucleo, con il papà, con Guido, con don Giuseppe, con tutti gli altri: «Sì, o Padre, perché così è piaciuto a Te».

Proprio in quegli ultimi momenti in cui noi ancora speravamo di trovare qualche traccia della sua presenza fisica in mezzo a noi, mi veniva da ricordare e da citare un passo della vita di S. Teresa di Gesù Bambino, della quale è storicamente sicuro che rimane anche un suo detto. Lei ormai era agli ultimi giorni della sua esistenza terrena ed ogni giorno le sorelle Martin si recavano nell'infermeria del Carmelo di Lisieux dove andavano a far visita alla sorellina, a Teresa, che ormai si andava avviando verso l'incontro con lo sposo. E, uscendo dall’infermeria, entrambe le sorelle annotavano scrupolosamente, ognuna nel proprio quadernino, le sue parole, quei detti che poi sarebbero stati chiamati i "Novissima Verba", cioè le ultimissime parole di Teresa, contenute nelle opere complete della Santa.

Ecco, un giorno Paolina, la sorella maggiore – e questa frase è riportata in almeno due dei quaderni delle sorelle Martin – le disse: «Teresa, ma tu cosa pensi, dopo che sarai morta il tuo corpo si conserverà incorrotto, oppure no?». Teresa subito, di botto, sconcertando anche le sorelle, rispose: «No, no, no: io penso che si corromperà». Allora le sorelle, meravigliate, le dissero: «Perché pensi questo?». E lei: «Perché poi i miei devoti mi sentirebbero straordinariamente lontana da loro, dalla loro sorte. Per questo il Signore certamente farà del mio corpo quello che normalmente fa del corpo di tutti i cristiani».

A Sandra il Signore ha donato ancora di più che a Teresa, se possiamo fare questi confronti tra santi che sono sempre fuori luogo; perché le ha donato di ritornare completamente alla terra! E così noi siamo ancora più impegnati a tenere viva la memoria di Sandra, perché questo è il modo più bello di fare memoria di un fratello o di una sorella che ha vissuto in modo straordinariamente grande, eppure straordinariamente semplice, la vita della nostra esistenza terrena. Siamo ancora più impegnati a fare memoria di lei.

Vorrei allora invitare anche voi a rileggere le pagine del suo Diario che, come già altre volte vi ho detto, è stata una delle prime letture che ho fatto venendo qui in mezzo a voi. Come non ricordare come proprio nel mio primo incontro con don Oreste qui a Rimini, quindici giorni dopo il mio arrivo, lui appena rientrato dal Bangladesh – stavamo andando in macchina con don Sisto a Sant'Aquilina – gli dissi: «Don Oreste, ho scoperto questa bella figura di Sandra, ho letto le pagine del suo Diario: che bella figura!». E don Oreste, col suo sorrisetto, mi prese la mano e mi disse: «Pensi, Eccellenza, che se un giorno, come sono sicuro, arriverà agli onori degli altari avremo la prima fidanzata beata!». E lo diceva con una gioia che noi gli abbiamo sempre letto negli occhi – chi mai ha visto don Oreste triste e ripiegato! – ma che mi è sembrata, in quel momento, con una particolare intensità.

Ecco, don Oreste voleva dire: «Noi finora abbiamo avuto santi, o vergini o sposati. Ma Sandra potrebbe essere, anzi sono sicuro che sarà, la prima fidanzata beata, morta da fidanzata, in una situazione così normale». E poco fa, per non partire a freddo, ancora una volta mi stavo rileggendo il suo Diario, così, ad apertura di pagina, perché ormai penso di poter fare così; e mi veniva quel pensiero in cui lei dice: «Non ho fatto la "scelta radicale" (penso che volesse alludere alla verginità consacrata), eppure questo non mi giustifica, anzi mi impegna ancora di più a vivere in modo radicale la vita ordinaria». Penso che sia questo il messaggio di Sandra!

In un articolo di qualche anno dopo, don Oreste si domandava quale fosse il segreto di Sandra: è un articolo riportato in quest’ultima edizione del Diario. Non vi leggo l'intero articolo ma vado direttamente ad una riga; questa sì, vorrei che ci scendesse nel cuore a cominciare da me, perché questo è il modo più bello di fare memoria di Sandra, di fare eco alla parola del Signore che abbiamo ascoltato nella seconda lettura: «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio… noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato (eppure nei santi noi già lo intravvediamo, magari in filigrana). Sappiamo però che quando gli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui » (1Gv 3,1‐2).

Ecco, questa è la cosa più bella che oggi il Signore ci mette nel cuore, quello che Sandra ha detto con parole sue, in modo molto semplice: "La certezza della mia vita: ora so in chi posso credere".

Sono tornato ieri sera tardi dalla Turchia per potermi ritrovare qui con voi a presiedere questa Santa Eucarestia e mi porto nel cuore tanti messaggi che il Signore mi ha ripiantato dentro nell'intimo con la voce di S. Paolo. Proprio in questa quarta domenica di Pasqua, si celebra in tutta la Chiesa la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, per tutte le vocazioni, in modo particolare per le vocazioni di speciale consacrazione. Il Papa ha scelto come tema questo versetto, siamo nell'anno paolino, quando Paolo scrive a Timoteo: «Io so in chi ho posto la mia fiducia» (cfr. 2Tm 1,12). Ditemi voi se le parole che ha usato Sandra non siano così sorprendentemente vicine a quelle di Paolo: «Ora so in chi posso credere», cioè di chi mi posso completamente fidare, a chi mi posso completamente affidare.

Fratelli e sorelle, io vorrei invitarvi intanto a fare una cosa molto semplice: a leggere, a rileggere queste pagine del Diario di Sandra e a diffondere questo Diario soprattutto fra i giovani, soprattutto fra i giovani. Oggi quale papà, quale mamma, quale insegnante, quale sacerdote, quale pastore, quale catechista non è preoccupato per i nostri giovani?!

Sandra, nelle prime pagine del Diario ha una espressione folgorante: "Una vita piena di niente”.

«Io non voglio vivere una vita piena di niente»: e lei non l'ha vissuta una vita piena di niente, ma quanti dei nostri ragazzi, e non per colpa loro, soprattutto per responsabilità di noi adulti, sono condannati a vivere una vita piena di niente!

Allora, che la memoria di Sandra nella nostra diocesi, che la memoria di Sandra nella “Papa Giovanni” parli ai nostri giovani, questo dipenderà anche da noi se favoriremo questo avvicinamento tra Sandra e i nostri giovani, quelli che possiamo avvicinare.

Se ne salveremo anche uno solo dalle sabbie mobili della depressione, non vi sembrerà fratelli e sorelle che questo, questo sarà il modo più bello di tenere viva la memoria di Sandra?

 

 

* Trascrizione effettuata dalla registrazione audio della omelia, non rivista dal Vescovo