Stanislao di Gesù Maria

Stanislao di Gesù Maria

(1631-1701)

Beatificazione:

- 16 settembre 2007

- Papa  Benedetto XVI

Canonizzazione:

- 05 giugno 2016

- Papa  Francesco

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 17 settembre

Fondatore della Congregazione dei Chierici Mariani dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

 

  • Biografia
  • Omelia
  • Lettera Apostolica
  • omelia di beatificazione
“Ciò che l'anima è nel corpo, nella Chiesa, negli ordini religiosi e nelle case religiose, è la carità”

 

 

VITA  E  OPERE

 

 

Giovinezza e la prima vocazione

 

    Il Beato Stanislao di Gesù Maria Papczyński nacque il 18 maggio 1631 a Podegrodzie, presso Stary Sącz, città dell’archidiocesi di Cracovia (Polonia). Lo stesso giorno fu battezzato nella chiesa parrocchiale con il nome di Giovanni. Fu ultimo degli otto figli di Tommaso e Sofia, genitori profondamente cattolici, appartenenti alla classe sociale dei contadini e degli artigiani.

    Frequentò il corso triennale elementare nella scuola parrocchiale di Podegrodzie. Vi iniziò pure il corso di grammatica, che proseguì a Nowy Sacz, ma per completarlo dovette recarsi nel 1649 al collegio degli Scolopi a Podoliniec (regione di Spisz, oggi Slovacchia). Nella travagliata sequenza degli studi medi, percorsi in vari collegi dei Padri Gesuiti, venne in contatto con gli Scolopi, l’Istituto al quale si sentì attratto e nel quale, al termine del corso di filosofia, entrò all’età di 23 anni.

    Nel 1656, a causa dell’invasione della Polonia da parte degli Svedesi, si sentì costretto ad interrompere gli studi teologici. Dopo la professione dei voti semplici nell’Ordine degli Scolopi nel 1656, già come suddiacono, insegnò la retorica in vari collegi del suo Istituto, basandosi sul libro di testo da lui elaborato. Completati gli studi teologici, fu ordinato sacerdote il 12 marzo 1661 e poi continuò il lavoro didattico ed educativo nel collegio di Varsavia. Qui dopo poco acquistò una notevole rinomanza non solo come maestro di retorica, ma anche come maestro di vita spirituale: predicatore, confessore, direttore spirituale, anche per le più distinte personalità della capitale. Tra i suoi penitenti furono noti, tra gli altri, il nunzio apostolico Antonio Pignatelli, più tardi papa Innocenzo XII e, secondo numerosi storici, il senatore Jan Sobieski, futuro re. Nello stesso tempo P. Stanislao si dedicò molto alla causa della vita religiosa del proprio Istituto. Nell’Ordine gli vennero affidati vari incarichi. Nella sua cura per il bene dell’Istituto, si distinse come promotore della stretta osservanza dello spirito del Fondatore degli Scolopi, San Giuseppe Calasanzio. Crescevano anche le tensioni. Da parte di alcuni confratelli giunsero delle accuse di ribellione. Questo periodo della sua vita egli lo chiamò “un martirio di lunga durata”. Nella croce di Cristo cercò la forza e il sostegno. Infine, desiderando il ritorno della pace nella provincia divisa a causa delle controversie sorte al suo interno e avendo in mente la fondazione di un nuovo istituto religioso, chiese il permesso di lasciare l’Ordine dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie. Lo ottenne l’11 dicembre 1670.

 

Fondatore dei Chierici Mariani

 

    Durante la cerimonia dell’acquisizione dell’atto formale della dimissione, ispirato – come confesserà lui stesso – da una divina visione formata nella sua mente per opera dello Spirito di Dio, il Beato aggiunse una solenne formula dell’Oblatio, fatta al modo dei voti religiosi, e l’annuncio di iniziare una nuova Congregazione, con il nome di “Chierici Mariani dell’Immacolata Concezione”, con cui si proponeva sia di promuovere il culto di questo privilegio singolare della Beata Vergine Maria sia di cooperare all’apostolato dei parroci. Poco dopo, spinto dalle esperienze mistiche delle pene del Purgatorio e dalle richieste rivoltegli dalle anime ivi sofferenti, il Servo di Dio si propose di aiutare le anime più bisognose del Purgatorio, includendo quest’opera di misericordia fra le finalità del suo Istituto.

    Non trovando sufficiente appoggio al suo progetto da parte delle autorità ecclesiastiche di Cracovia, il Padre Papczyński passò alla diocesi di Poznań. Assicuratosi l’appoggio per il suo progetto da parte di mons. Stefano Wierzbowski, vescovo di Poznań, per quasi due anni (1671-1673) cercò di ottenere il beneplacito della Santa Sede per la fondazione dei Mariani. Nel settembre del 1671 assunse l’abito bianco proprio della progettata “Società dell’Immacolata Concezione”, perché il colore bianco gli sembrò il più adatto per manifestare l’immacolatezza della Vergine. Nel 1673, falliti i suoi primi tentativi di ottenere l’approvazione della Santa Sede, si recò all’eremitaggio di Korabiew, dove trovò il primo socio. Là si accinse a costruire la prima casa del suo Istituto, chiamata Domus recollectionis. Come Fondatore compose le Costituzioni (Norma Vitae) per la nuova Congregazione che presentavano un programma di vita religiosa assai esigente. Perciò non gli fu facile trovare i candidati adatti ad essa. Tanto più che nel 1673, per ordine del Vescovo, si vide costretto a governare e ad associarsi ad un gruppo degli eremiti abusivi che il Vescovo cercò di riformare prescrivendo, oltre alla Norma Vitae, l’osservanza dei precetti di un orientamento eremitico e penitenziale che non era stato previsto per i Mariani. Il 24 ottobre 1673 il Beato ottenne l’approvazione ecclesiastica per la sua prima casa religiosa. Questa data è diventata la data comunemente accettata della fondazione del suo Istituto e l’eremitaggio stesso divenne la culla della Congregazione.

 

Nel servizio per la sua Congregazione e per i poveri

 

    La fama della sua vita esemplare si divulgò “longe lateque”, così che molta gente cercava l’aiuto del Beato nelle miserie spirituali e corporali. Dopo quattro anni riuscì ad attrarre candidati adatti al suo Istituto così da poter aprire una seconda casa a Nuova Gerusalemme (oggi Góra Kalwaria), presso la chiesetta chiamata “Cenacolo del Signore”. Essa venne esentata dai rigori della vita eremitica e divenne nel 1677 la residenza del Beato fino alla morte. Da qui svolse con molto zelo una molteplice attività apostolica e caritativa, sia per i numerosi pellegrini a Nuova Gerusalemme, sia in varie parrocchie della regione della Masovia. Per queste ragioni, ancora in vita, fu ritenuto santo e chiamato “padre dei poveri”, “apostolo della Masovia”. Allo stesso tempo si dedicò alla rigorosa osservanza regolare e ascetica, come pure al governo del suo Istituto, che il 21 aprile 1679 fu eretto dal Vescovo di Poznań come congregazione diocesana di voti semplici e in seguito il 2 giugno 1679 ottenne il riconoscimento da parte delle autorità civili, cioè dal re di Polonia Giovanni III Sobieski.

    Nel 1690 il Beato si recò a Roma per ottenere una maggiore stabilità giuridica per il suo Istituto e la desiderata approvazione pontificia. Siccome non vi riuscì in base alle proprie Costituzioni prese come Regola (Norma Vitae), decise di adottare una Regola già approvata dalla Santa Sede. Purtroppo il Beato non poté farlo personalmente a Roma, perché dopo la morte di Alessandro VIII (1° febbraio 1691), per ragioni di salute, dovette ritornare in Polonia prima che fosse eletto il nuovo Sommo Pontefice. L’unico frutto delle sue pratiche presso la Santa Sede fu nel 1694 l’approvazione della Norma vitae come statuti dei Mariani.

    Dopo cinque anni, nel 1699 fu concessa ai Mariani l’appro­vazione pontificia, quando per mezzo del loro procuratore generale, p. Gioacchino Kozłowski, scelsero la Regola delle Dieci Virtù della B.M.V., a causa di cui venivano aggregati all’Ordine serafico degli Osservanti. Su di essa nel 1701 il Beato emise i voti solenni nelle mani del Nunzio Francesco Pignatelli a Varsavia. Fino agli ultimi istanti conservò la lucidità di mente. Morì il 17 settembre 1701, nel convento, pronunciando le parole: “Nelle tue mani, Signore, consegno il mio spirito”, benedicendo i suoi confratelli, esortandoli all’osser­vanza della regola e delle costituzioni ed esprimendo il desiderio ardente di unirsi a Cristo. Fu sepolto sotto il pavimento del Cenacolo del Signore a Nuova Gerusalemme (oggi Góra Kalwaria, presso Varsavia).

 

La spiritualità

 

    La spiritualità del beato Stanislao Papczyński è caratterizzata da tre dimensioni che egli non solo indicò al suo Istituto, ma anche visse in prima persona: 1) la devozione mariana connessa con la divulgazione del culto dell’Immacolata Concezione della B. V. Maria; 2) il suffragium defunctorum; 3) un’attività pastorale soprattutto tra le persone non istruite e tra i poveri.

    Ancora come Scolopio iniziò a scrivere e a predicare sulla devozione mariana e sul privilegio dell’Immacolata Concezione. Il suo contributo al culto dell’Immacolata Concezione non fu tanto dottrinale quanto devozionale. Nel 1670 emise un votum sanguinis, dichiarandosi pronto a spargere il sangue, se necessario, nella difesa dell’onore della Vergine Maria. Soprattutto mostrò la sua devozione mariana nella fondazione dell’Istituto, dedicato a promuovere la devozione al privilegio dell’Immacolata Concezione, trovando in esso il cuore del cristianesimo: il dono gratuito dell’infinito amore di Dio per l’uomo, meritato da Cristo, accolto da Maria come modello per i credenti, in un totale amore e in una totale dedizione a Dio, per tutta la vita. A motivo di ciò poneva in questo mistero la grande speranza di raggiungere i beni celesti, invocando spesso: Immaculata Virginis Mariae Conceptio sit nobis salus et protectio. Nell’imitazione della vita evangelica di Maria vedeva la fondamentale forma del culto all’Immacolata Concezione.

    Sensibile ai segni dei tempi, in particolare alla sorte dei poveri, e spinto dalle esperienze mistiche delle anime del Purgatorio, il Fondatore dei Mariani si dedicò dal 1676 totaliter e ante omnia con i suoi soci, al suffragio dei defunti, soprattutto dei soldati caduti nelle guerre e delle vittime della peste. Tali iniziative furono completamente giustificate e addirittura necessarie, poiché il XVII secolo in Europa, e specialmente la sua seconda metà in Polonia, fu il periodo in cui, a causa delle guerre, della miseria e delle epidemie che dilagavano in alcune regioni, morì fino al 60% della popolazione. Fu questa una delle opere di misericordia che egli più elogiava nei suoi scritti ascetici.

    Fondando un istituto dei chierici regolari, il Beato volle aiutare anche i parroci nel lavoro pastorale e lui stesso si dedicò con slancio a questa attività. La crisi di quel tempo riguardava anche la Chiesa e si manifestò non soltanto con l’affievolimento della fede, specialmente tra i ceti più bassi della società, ma anche con la mancanza di sacerdoti. In conseguenza di ciò si dedicava con zelo alle opere di misericordia, sia di carattere spirituale che materiale. Secondo le varie testimonianze, liberava da vari malanni le persone che andavano da lui e le aiutava anche in modo miracoloso. Sollecito per la santificazione dei credenti e convinto che anche i laici sono chiamati alla santità, scrisse e pubblicò alcuni libri, tra cui Templum Dei mysticum, nel quale presentò il modello della santità, in base alle parole di San Paolo, che il cristiano è “tempio di Dio” (1 Cor 3, 16). Il disegno della sua comunità religiosa si concentrò sulla immagine della Chiesa primitiva descritta negli Atti degli Apostoli dove “La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola (At 4,32)”. La carità invece la vide come il cuore della vita comunitaria e il motivo di ogni attività.

 

 

"ITER" DELLA CAUSA

 

 

a) In vista della Beatificazione

 

    Il Processo informativo, iniziato nella diocesi di Poznań, durò dal 1767 fino al 1769. Gli atti del Processo furono trasmessi alla Sede Apostolica insieme alle lettere postulatorie, tra le quali vale la pena notare la delibera del Parlamento di convocazione della Repubblica di Polonia, nel 1764, intitolata: “La domanda presentata alla Curia Romana per la beatificazione e la canonizzazione di Stanislao Papczyński”. Le circostanze storiche, fra cui l’espulsione della Procura Generale dalla Chiesa di San Vito a Roma (1798), causata da Napoleone, le sconfitte politiche del Portogallo (1834) e poi della Polonia (1864) e la soppressione di quasi tutti i conventi dei Mariani, provocarono l’interruzione della Causa. Tuttavia non scomparve la memoria della santità del Beato. All’inizio del XX secolo, subito dopo la rinascita della Congregazione dei Mariani, fu deciso di riprendere la Causa e ciò avvenne formalmente nell’anno 1953. Nel 1992 la Congregazione delle Cause dei Santi emanò il Decreto sull’eroicità delle virtù e, il 16 dicembre 2006, il Papa riconosceva il miracolo ottenuto per intercessione di P. Stanislao, cioè la ripresa inaspettata della gravidanza di una donna polacca, dopo un’interruzione spontanea per ‘aborto interno’, ecografica­mente documentato, con successiva evoluzione verso il normale espletamento del parto, senza conseguenze negative per il feto.

    Il 17 settembre 2007, presso il santuario mariano a Licheń, è avvenuta la liturgia della Beatificazione, presieduta dal Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone.

 

b) In vista della Canonizzazione

 

    Negli anni 2012–2014 si è svolta nella Diocesi di Ełk in Polonia l’Inchiesta diocesana su un presunto miracolo, ottenuto per intercessione del Beato, e cioè una guarigione da “polmonite bilaterale da Streptococco Pneumoniae, complicata da ARDS (Sindrome da insufficienza respiratoria acuta nell’adulto), MOF (sindrome da insufficienza multiorgano) e shock settico”.

    La Consulta Medica della Congregazione ha esaminato il caso il 17 settembre 2015 ritenendo unanimemente la guarigione molto rapida, completa e duratura, non spiegabile scientificamente.

    Il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, svoltosi il 10 novembre 2015, ha espresso parere positivo all’unanimità. Alla stesse conclusioni è giunta la Sessione Ordinaria dei Cardinale e Vescovi, nella seduta del 12 gennaio 2016.

    Il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto sul miracolo.

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI 
STANISLAO DI GESÙ MARIA E MARIA ELISABETTA HESSELBLAD

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro 
Domenica, 5 giugno 2016

 

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci riconduce all’evento centrale della fede: la vittoria di Dio sul dolore e sulla morte. E’ il Vangelo della speranza che sgorga dal Mistero pasquale di Cristo, che irradia dal suo volto, rivelatore di Dio Padre consolatore degli afflitti. E’ una Parola che ci chiama a rimanere intimamente uniti alla passione del nostro Signore Gesù, perché si mostri in noi la potenza della sua risurrezione.

In effetti, nella passione di Cristo c’è la risposta di Dio al grido angosciato, e a volte indignato, che l’esperienza del dolore e della morte suscita in noi. Si tratta di non scappare dalla Croce, ma di rimanere lì, come fece la Vergine Madre, che soffrendo insieme a Gesù ricevette la grazia di sperare contro ogni speranza (cfr Rm 4,18).

Questa è stata anche l’esperienza di Stanislao di Gesù Maria e di Maria Elisabetta Hesselblad, che oggi vengono proclamati santi: sono rimasti intimamente uniti alla passione di Gesù e in loro si è manifestata la potenza della sua risurrezione.

La prima Lettura e il Vangelo di questa domenica ci presentano proprio due segni prodigiosi di risurrezione, il primo operato dal profeta Elia, il secondo da Gesù. In entrambi i casi, i morti sono giovanissimi figli di donne vedove, che vengono restituiti vivi alle loro madri.

La vedova di Sarepta – una donna non ebrea, che però aveva accolto nella sua casa il profeta Elia – è indignata con il profeta e con Dio perché, proprio mentre Elia era ospite da lei, il suo bambino si era ammalato e adesso era spirato tra le sue braccia. Allora Elia dice a quella donna: «Dammi tuo figlio» (1 Re 17,19). Questa è una parola-chiave: esprime l’atteggiamento di Dio di fronte alla nostra morte (in ogni sua forma); non dice: “Tienitela, arrangiati!”, ma dice: “Dalla a me”. E infatti il profeta prende il bambino e lo porta nella stanza superiore, e lì, da solo, nella preghiera, “lotta con Dio”, ponendogli di fronte l’assurdità di quella morte. E il Signore ascoltò la voce di Elia, perché in realtà era Lui, Dio, a parlare e agire nel profeta. Era Lui che, per bocca di Elia, aveva detto alla donna: “Dammi tuo figlio”. E adesso era Lui che lo restituiva vivo alla madre.

La tenerezza di Dio si rivela pienamente in Gesù. Abbiamo ascoltato nel Vangelo (Lc 7,11-17) come Lui provò «grande compassione» (v. 13) per quella vedova di Nain, in Galilea, la quale stava accompagnando alla sepoltura il suo unico figlio, ancora adolescente. Ma Gesù si avvicina, tocca la bara, ferma il corteo funebre, e sicuramente avrà accarezzato il viso bagnato di lacrime di quella povera mamma. «Non piangere!», le dice (Lc 7,13). Come se le chiedesse: “Dammi tuo figlio”. Gesù chiede per sé la nostra morte, per liberarcene e ridarci la vita. Infatti quel ragazzo si risvegliò come da un sonno profondo e ricominciò a parlare. E Gesù «lo restituì a sua madre» (v. 15). Non è un mago! E’ la tenerezza di Dio incarnata, in Lui opera l’immensa compassione del Padre.

Una sorta di risurrezione è anche quella dell’apostolo Paolo, che da nemico e feroce persecutore dei cristiani divenne testimone e araldo del Vangelo (cfr Gal 1,13-17). Questo radicale mutamento non fu opera sua, ma dono della misericordia di Dio, che lo «scelse» e lo «chiamò con la sua grazia», e volle rivelare “in lui” il suo Figlio perché lo annunciasse in mezzo alle genti (vv. 15-16). Paolo dice che Dio Padre si compiacque di rivelare il Figlio non solo a lui, ma in lui, cioè quasi imprimendo nella sua persona, carne e spirito, la morte e la risurrezione di Cristo. Così l’apostolo sarà non solo un messaggero, ma anzitutto un testimone.

E anche con i peccatori, ad uno ad uno, Gesù non cessa di far risplendere la vittoria della grazia che dà vita. E oggi e tutti i giorni, dice alla Madre Chiesa: “Dammi i tuoi figli”, che siamo tutti noi. Egli prende su di sé i nostri peccati, li toglie e ci restituisce vivi alla Chiesa stessa. E ciò avviene in modo speciale durante questo Anno Santo della Misericordia.

La Chiesa oggi ci mostra due suoi figli che sono testimoni esemplari di questo mistero di risurrezione. Entrambi possono cantare in eterno, con le parole del Salmista: «Hai mutato il mio lamento in danza, / Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre» (Sal30,12). E tutti insieme uniamo le nostre voci dicendo: «Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato» (Ritornello al Salmo responsoriale).

 

LITTERAE APOSTOLICAE

de peracta Beatificatione

 

BENEDICTUS  XVI

ad perpetuam rei memoriam

 

 

    «Omnia vestra in caritate fiant» (1 Cor 16,14).

 

    Verba haec Venerabilis Servus Dei Stanislaus a Iesu Maria Papczyński (baptismi nomine: Ioannes), conditor Congregationis Cle­ricorum Marianorum ab Immaculata Conceptione B.V.M. suis spirita­libus filiis repetere solebat, veluti christianae vitae religiosaeque regulam. Salutifer amor Dei Unius et Trini, qui in corda hominum per Paschales eventus diffusus est et in mysterio manifestatus Imma­cu­latae Conceptionis Beatissimae Virginis Mariae, fons fuit inexhaustus roboris, inspirationis, apostolicorum inceptorum quae fundationem promovebant novi Instituti religiosi ex parte Servi Dei Stanislai a Iesu Maria Papczyński. In Podegrodzie natus est, in Polonia, ex quadam copiosa agricolarum familia, die XVIII mensis Maii anno MDCXXXI. Parentes viribus non parcebant et mediis ut in catholico spiritu formarent eum et bene instituerent. Mediis scholis expletis atque duobus philosophiae annis, viginti et tres annos natus, vocationis ad vitam religiosam omnino conscius in Ordinem ingressus est Cleri­corum Regularium Pauperum Matris Dei Scholarum Piarum, contra parentum oppositionem, praesertim matris. In novitiatu nomen accepit Stanislaum a Iesu Maria. Die XXII mensis Iulii anno MDCLVI religiosa vota nuncupavit et die XII mensis Martii anno MDCLXI sacerdos est ordinatus. Ab initio, evangelica permotus vocatione ad perfectionem, diligentissime ad propriam tetendit sanctificationem, confratrum atque illorum qui eius pastorali sollicitudini erant concrediti. Brevi tempore, potissimum Varsaviae, peculiaria ob dona a Deo accepta atque cotidianae vitae iter, pernotus factus est veluti aptus educator atque artis rhetoricae professor, praeclarus praedicator, sapiens con­fessarius, cuius adiumento tum pauperes fruebantur tum divites et nobiles ecclesiastici. Diligenter curans spiritalem vitam Ordinis, illo tempore quibusdam obnoxii mutationibus, suam signifıcavit opinio­nem pro pristina Instituti vita observanda. Ob contentiones quas vixit, plurimos passus est dolores, ex quibus uberes collegit fructus, detegens Christi passionem eique adhaesionem. Eodem tempore in animo volutabat novam religiosam communitatem, cuius «divina visio» a Spiritu Sancto «fuit animo impressa suo». Anno MDCLXIX licentiam petiit Ordinem relinquendi quam per breve apostolicum accepit anno MDCLXX. Attento eius magno amore erga consecratam vitam, ut ad effectum perduceret novam communitatem, eodem tempore quo indultum accepit dimissionis, coram adstantibus, inter quos aderat vice-provincialis Ordinis, Oblationem legit, divina inspiratione in forma religiosorum votorum compositam, actum plenae donationis Deo Uni et Trino atque Matri Dei Mariae Imma­culatae, atque voluntatem significavit condendae Societatis Cleri­corum Marianorum Immaculatae Conceptionis.

    Statim opus aggressus est: de Posnaniensis Episcopi consensu album induxit habitum. Normam vitae scripsit, in qua mentem novae communitatis definivit, atque sodales coepit quaerere. Anno MDCLXXIII ecclesiasticam accepit primi conventus approbationem, anno MDCLXXIX dioecesanam Instituti atque anno MDCXCIX pontifı­ciam. Eodem tempore, discrimen prosequens, fundator, conscius sui charismatis, personali indole communitatem ditavit: promovit nempe cultum et amorem erga Immaculatam Conceptionem Beatissimae Virginis Mariae, in qua uberrimum perspiciebat et salvificum Dei amorem pro nomine; orationes et sacrificia obtulit pro defunctis quae «ex puro amore Dei» emanabant – sicut ille dicere solebat; adiumentum parochis praebuit ac, vigore socialis suae sollicitudinis, auxilium pro corpore et spiritu adferebat, potissimum humili populo praestitit. Certus de universali vocatione ad sanctitatem, scripsit commentationem cui titulus Templum Dei Mysticum et anno MDCLXXV publici iuris eam fecit in qua exemplum exposuit christianae sanctitatis veluti mysticum templum Dei. Adhuc vivens ab aliis sanctus habebatur, atque populus proprios dolores difficiles­que quaestiones eius recto iudicio precibusque commendabat. Amore circumdatus et oratione suorum spiritalium fıliorum quos benedicebat atque adhortabatur ad fidelitatem vocationi, die XVII mensis Septembris anno MDCCI pie in Domino obdormivit dicens: «In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum». Beatificationis causa Servi Dei Posnaniensi in dioecesi initium cepit anno MDCCLXVII et usque ad annum MDCCLXIX acta est. Anno MDCCLXXV processus canonicus est suspensus, tum ob documentorum exiguitatem eius vitam respicientium, tum ob vexationem in Ecclesiam ex parte civilis auctoritatis. Tamen apud populum eiusque spiritales filios viva semper manebat eius sanctitatis memoria; plurimi ad eius decurrebant intercessionem et innumeri scriptores eius morali religiosoque exemplo alliciebantur. Historicis superatis diffıcultatibus, processus anno MCMLIII est resumptus, post confirmationem renatae Congre­ga­tionis Clericorum Marianorum. Die XIII mensis Iunii anno MCMXCII, Ioannes Paulus Papa II, dilectus Noster Praedecessor, declaravit Servum Dei virtutes theologales, cardinales iisque adnexas heroicum in modum exercuisse. Die pro inde XVI Decembris mensis anno MMVI Nosmet Ipsi disposuimus ut Decretum super miraculo promulgaretur intercessioni eiusdem Servi Dei attributo, quod consistebat in «inopinata resumpta gravitate actu post spontaneam interrumptionem ob internum abortum echographice probatum». Quapropter decrevi­mus ut ritus beatificationis apud Sanctuarium Marianum Licheń, in Polonia, die XVI celebraretur mensis Septembris anno MMVII, eique nomine Nostro praeesset Venerabilis Frater Noster Tharsicius S.R.E. Cardinalis Bertone, munus Secretarii Status exercens.

    Hodie igitur in Licheń praefatus sacrorum Antistes de mandato Nostro textum Litterarum Apostolicarum legit, quibus Nos in Beatorum numerum adscribimus Venerabilem Servum Dei Stanislaum a Iesu Maria Papczyński: Nos, vota Fratris Nostri Stanislai Gądecki, Archiepiscopi Posnaniensis, necnon plurimorum aliorum Fratrum in Episcopatu multorumque christifidelium explentes, de Congregationis de Causis Sanctorum consulto, auctoritate Nostra Apostolica faculta­tem facimus ut Venerabilis Servus Dei Stanislaus Papczyński, presbyter, conditor Congregationis Clericorum Marianorum sub titulo Immaculatae Conceptionis Beatissimae Virginis Mariae, qui suffragii orationi pro defunctis se dedit atque populi christianae institutioni, Beati nomine in posterum appelletur, eiusque festum die duode­vicesima Maii in locis et modis iure statutis quotannis celebrari possit. In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.

    Quod autem decrevimus, volumus et nunc et in posterum tempus vim habere, contrariis rebus minime quibuslibet officientibus.

    Datum Romae, apud Sanctum Petrum, sub anulo Piscatoris, die XVI mensis Septembris, anno MMVII, Pontificatus Nostri tertio.

 

 

De mandato Summi Pontificis

Tharsicius Card. Bertone

Secretarius  Status

 

Loco Sigilli

In Secret. Status tab., n. 54.240

SOLENNE CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA
PER LA BEATIFICAZIONE DI STANISLAO DI GESÙ MARIA

OMELIA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE

Piazza antistante la Basilica della Madonna di Licheń
Domenica, 16 settembre 2007

 

Signori Cardinali,
venerati Fratelli Vescovi e sacerdoti,
illustri Autorità civili e militari,
cari membri della Famiglia religiosa fondata dal novello Beato,
cari fratelli e sorelle!

Ringrazio innanzitutto il Signore perché mi ha offerto, per la seconda volta, la felice opportunità di visitare, nel giro di pochi mesi, la vostra cara Patria, la Patria del Beato Stanislao Papczyński e del Servo di Dio Giovanni Paolo II, che - speriamo tutti - possa in breve tempo essere anche lui elevato alla gloria degli altari. Ringrazio il Signore anche perché proprio in questo santuario, dove ieri sera ci siamo incontrati per la liturgia dei Vespri, quest'oggi posso presiedere la solenne Celebrazione Eucaristica durante la quale, a nome di Sua Santità Benedetto XVI, ho avuto l'onore di proclamare Beato Padre Stanislao Papczyński. Significativo ed anche commovente è che tutto questo avvenga in questo famoso santuario della Madonna di Lichen, dove da molti anni i Padri e i Fratelli Mariani, figli spirituali del neo Beato, svolgono il loro ministero pastorale, fedelmente seguendo il carisma del loro Fondatore.

Con questi sentimenti di intima gratitudine verso il Signore, vorrei salutare cordialmente i Signori Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi presenti, con una particolare e riconoscente menzione per il Vescovo Mons. Wieslaw Mering, Pastore di questa Diocesi, il quale con spirito di vera fraternità ha accolto me e quanti mi hanno accompagnato. Saluto con deferenza le Autorità civili e militari locali, regionali e dello Stato ad iniziare dal Presidente della Repubblica di Polonia, il Signor Lech Kaczyński. Oggi si compie il desiderio del Sejm (parlamento) della Res Pubblica delle due Nazioni (Polono-Lituana), il quale nell'anno 1764 presentò alla Sede Apostolica la domanda di elevare agli onori degli altari "Stanislao Papczyński, un polacco famoso per i suoi miracoli" (Volumina Legum, vol. VII, San Pietroburgo 1860, p. 168, n. 105). Saluto tutti i presbiteri e i diaconi, le persone consacrate, e tra loro in modo particolare i Padri e i Fratelli Mariani con il loro Superiore generale, Padre Jan Mikolaj Rokosz. Saluto i pellegrini che sono qui giunti da varie parti del mondo, alcuni da molto lontano. Un saluto infine a coloro che, grazie ai collegamenti della televisione e della radio, - penso soprattutto agli anziani, ai malati, ai carcerati - possono unirsi spiritualmente a questo suggestivo rito liturgico.

La parola di Dio, che ci propone l'odierna liturgia della XXIV Domenica del tempo ordinario, ci presenta il mistero dell'uomo peccatore e l'atteggiamento divino di somma ed infinita misericordia.

"Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo" (Es 32, 14). La prima lettura, poc'anzi proclamata, ci mostra Mosè che dopo aver stretto l'alleanza con Dio, sale sul monte Sinai per ricevere le tavole dell'Alleanza e si ferma a colloquio con Lui 40 giorni. Gli Israeliti, stanchi di attenderlo, voltano le spalle a Dio dimenticando i prodigi che Egli ha compiuto per liberarli dalla schiavitù egiziana. La scena che l'autore sacro descrive diventa commovente: Mosè, al quale Javhé rivela il peccato degli Israeliti e la sua intenzione di punirli, si fa avvocato ed implora con ardore il perdono per quel popolo ingrato e peccatore. Non invoca da Dio giustizia, pur sapendo bene che Israele si è macchiato della colpa più grave cedendo alla tentazione dell'idolatria, ma si appella alla misericordia divina e all'alleanza che di sua iniziativa Iddio ha stretto con Abramo, con Isacco e con Giacobbe. E Dio esaudisce la preghiera di Mosè: paziente e misericordioso, abbandona il proposito di punire il suo popolo, che gli ha voltato le spalle. Quanti insegnamenti ci offre questa pagina del libro dell'Esodo! Ci aiuta a scoprire il vero volto di Dio; ci aiuta a comprendere il mistero del suo cuore buono e misericordioso. Per quanto grande possa essere il nostro peccato, sempre maggiore sarà la misericordia divina, perché Dio è Amore.

Testimonianza meravigliosa di questo mistero è l'esperienza umana e spirituale dell'apostolo Paolo. Nella seconda Lettura, tratta dalla sua prima Lettera a Timoteo, egli confessa che Cristo, lo ha toccato nel più profondo dell'animo e da persecutore dei cristiani lo ha reso strumento della grazia divina per la conversione di molti. Gesù, il vero buon Pastore, non abbandona le sue pecorelle, ma tutte vuole ricondurre all'ovile del Padre. Non è questa, cari fratelli e sorelle, anche la nostra esperienza? Quando con il peccato ci allontaniamo dalla retta via perdendo la gioia dell'amicizia di Dio, se pentiti ritorniamo a Lui avvertiamo non la durezza del suo giudizio e della sua condanna, bensì la dolcezza del suo amore che ci rinnova interiormente.

"Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte" (Lc 15, 10). Queste parole di Gesù, che riferisce l'evangelista Luca nella pagina evangelica appena proclamata, vengono a confermare ulteriormente in noi la certezza dell'amore misericordioso del Signore. La Divina Misericordia è la buona notizia che non dobbiamo stancarci di proclamare e testimoniare in questo nostro tempo difficile. Solo Cristo, che conosce l'essere umano nel suo intimo, può parlare al cuore dell'uomo e restituirgli la gioia e la dignità di uomo creato a immagine di Dio. E per questo ha bisogno di collaboratori fedeli e fidati; ha bisogno di Santi e ci chiama ad essere Santi, cioè veri amici di Cristo e araldi del suo Vangelo.

Autentico amico di Cristo e suo infaticabile apostolo fu il Beato Stanislao di Gesù e Maria Papczyński. Nato a Podegrodzie in una povera famiglia contadina, visse in un tempo in cui la Polonia, tormentata da numerose guerre e pestilenze, stava sprofondando sempre più nel caos e nella miseria. Formato ai sani principi del Vangelo, il giovane Stanislao desiderava donarsi a Dio senza riserve e sin da adolescente si sentì orientato verso l'Immacolata Vergine Madre di Cristo.

Col passar del tempo, il Signore trasformò il piccolo pastore, così restio allo studio e di debole costituzione fisica, in un predicatore che attirava le folle con la sua saggezza colma di erudizione e di profondo misticismo; in un confessore il cui consiglio spirituale era ricercato perfino dai dignitari della Chiesa e dello Stato; in un docente accuratamente istruito e autore di diverse opere pubblicate in numerose edizioni; nel fondatore del primo Istituto maschile polacco, la Congregazione appunto dei Chierici Mariani dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

A guidarlo lungo tutta l'esistenza fu proprio Maria. Nel mistero della sua Immacolata Concezione il novello Beato ammirava la potenza della Redenzione operata da Cristo. Nell'Immacolata scorgeva la bellezza dell'uomo nuovo, donato totalmente a Cristo e alla Chiesa. Si lasciava affascinare talmente da questa verità di fede, che era disposto a dare la vita per difenderla. Sapeva che Maria, capolavoro della creazione divina, è la conferma della dignità di ogni uomo, amato da Dio e destinato alla vita eterna in cielo. Egli voleva che il mistero dell'Immacolata Concezione contrassegnasse la Comunità religiosa che aveva fondato, ne fosse il costante sostegno e la vera gioia. Quante volte, proprio qui, in questo Santuario di Maria Madre Addolorata, dove si raccolgono in preghiera stuoli di pellegrini, è risuonata e continua ad essere ripetuta questa commovente invocazione del Beato Stanislao: "Maria, tu consoli, conforti, sostieni, rialzi gli oppressi, coloro che piangono, che sono tentati, i depressi. [...] O dolce Vergine! Mostraci Gesù, frutto beato della tua vita!".

Animato dall'amore di Dio, il Beato Stanislao ardeva d'una forte passione per la salvezza delle anime e si rivolgeva ai suoi uditori con accenti accorati come questo: "Ritorna dunque da tuo Padre! Perché vai vagando attraverso il lontano paese delle passioni, privo dei sentimenti d'amore del Sommo Bene? Vai dal Padre! Cristo ti chiama, recati da Lui" (Inspectio cordis, 1, 25, 2). Seguendo l'esempio del Buon Samaritano, si fermava accanto ai feriti nell'anima, ne alleviava le pene, li consolava infondendo in loro speranza e serenità, li conduceva alla "locanda del perdono" che è il confessionale, aiutandoli così a recuperare la loro smarrita o rigettata dignità cristiana.

La divina carità spingeva il Beato Stanislao a farsi evangelizzatore specialmente dei poveri, della gente semplice, socialmente discriminata e trascurata dal punto di vista spirituale, di quanti si trovavano in pericolo di morte. Consapevole di quanto diffusa fosse allora la piaga dell'alcolismo, con la parola e con la vita insegnava la sobrietà e la libertà interiore come un efficace antidoto contro ogni tipo di dipendenza. Animato poi da profondo sentimento d'amor patrio verso la Repubblica delle Nazioni polacca, lituana e rutena, non esitava a stigmatizzare la ricerca del proprio tornaconto in quanti gestivano il potere, l'abuso della libertà nobiliare e la promulgazione di leggi ingiuste. Ancor oggi il novello Beato lancia alla Polonia, all'Europa, che faticosamente cerca le vie dell'unità, un invito sempre attuale: solo ponendo salde fondamenta su Dio è possibile la riconciliazione tra gli uomini e le nazioni. Senza Dio non ci può essere vera giustizia sociale e stabile pace.

Cari fratelli e sorelle, l'amore del Beato Stanislao per l'uomo si estendeva anche ai defunti. Dopo aver avuto l'esperienza mistica della sofferenza di quanti si trovano nel purgatorio, pregava con fervore per loro ed esortava tutti a fare altrettanto. Accanto alla diffusione del culto dell'Immacolata Concezione e all'annuncio della Parola di Dio, la preghiera per i defunti divenne così uno degli scopi principali della sua Congregazione. Il pensiero della morte, la prospettiva del paradiso, del purgatorio e dell'inferno aiutano a "spendere" in maniera saggia il tempo che trascorriamo sulla terra; ci incoraggiano a considerare la morte come tappa necessaria del nostro itinerario verso Dio; ci stimolano ad accogliere e rispettare sempre la vita come dono di Dio, dal suo concepimento alla sua fine naturale. Quale segno significativo per il mondo dei nostri giorni è il miracolo della "ripresa inaspettata della gravidanza tra la 7 e l'8 settimana di gestazione" avvenuto per intercessione di Padre Papczyński. Il Padrone della vita umana è Dio!

Il segreto della vita è la carità: l'ineffabile amore di Dio, che sorpassa l'umana fragilità, muove il cuore dell'uomo ad amare la vita, ad amare il prossimo e persino i nemici. Ai suoi figli spirituali il novello Beato affidò sin dall'inizio questa consegna: "Un uomo senza la carità, un religioso senza la carità, è un'ombra senza il sole, un corpo senza l'anima, semplicemente è un nulla. Ciò che l'anima è nel corpo, nella Chiesa, negli ordini religiosi e nelle case religiose, è la carità". Non stupisce dunque costatare che, tra tante contrarietà e croci, diversi suoi discepoli si siano distinti per la loro perfezione evangelica. Basti ricordare il Venerabile Servo di Dio P. Kazimierz Wyszyński (1700-1755), ardente promotore del culto mariano, il Beato Arcivescovo Giorgio Matulaitis-Matulewicz (1871-1927), provvidenziale rinnovatore e riformatore della Congregazione dei Chierici Mariani e patrono della riconciliazione tra la Nazione polacca e quella lituana; i Beati martiri di Rosica (Bielorussia), Jerzy Kaszyra (1904-1943) ed Antoni Leszczewicz (1890-1943), i quali, durante la Seconda Guerra Mondiale donarono liberamente la vita per la fede in Cristo e per amore degli uomini. Persino nei momenti drammatici della persecuzione, l'opera del Beato Stanislao non fu cancellata. Il Beato Giorgio Matulaitis-Matulewicz ridiede ad essa impulso, testimoniando, ancora una volta, che l'Amore tutto vince.

Cari Padri e Fratelli Mariani, a voi è oggi affidata la preziosa eredità spirituale del vostro Fondatore: accoglietela e siate ovunque, come lui, infaticabili annunciatori dell'amore misericordioso di Dio, mantenendo fisso lo sguardo su Maria Immacolata affinché si compia in ciascuno di voi il progetto divino.

Cari devoti e pellegrini, la Chiesa in Polonia è in festa per l'elevazione agli altari di questo suo eletto figlio. L'esempio della sua santa vita e la sua celeste intercessione siano incoraggiamento per tutti ad aprire ogni momento il proprio cuore con fiducia all'onnipotenza dell'amore di Dio. Colmi di gioia e di speranza, rendiamo grazie a Dio per il dono del nuovo Beato e lodiamolo con le parole dell'apostolo Paolo: "Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen". (1 Tm 1, 17).