Stefan Wyszyński

Stefan Wyszyński

(1901-1981)

 

Cardinale di Santa Romana Chiesa, Arcivescovo di Gniezno e Varsavia, Primate di Polonia

  • Biografia
  • il miracolo
“Il peccato più grande per un apostolo è la paura; la paura di un apostolo è la prima alleata dei suoi nemici”

 

Stefan Wyszyński nacque a Zuzela (Polonia) il 3 agosto 1901, in una famiglia povera e molto religiosa. Nel 1920, entrò nel Seminario diocesano di Włocławek. Ordinato sacerdote il 3 agosto 1924, fu nominato vicario nella Basilica cattedrale. Dal 1925 al 1929, studiò diritto canonico e scienze socio-economiche all’Università Cattolica di Lublino, conseguendo il dottorato in diritto canonico. Dal 1930 al 1939, svolse gli incarichi di Vicario parrocchiale, Caporedattore della rivista Ateneum Kapłańskie, Professore di Scienze Sociali nel Seminario diocesano, Direttore delle Opere Missionarie Diocesane, Difensore del vincolo, Promotore di giustizia presso il Tribunale Vescovile, Direttore della “sodalitio mariana” e dell’Università cristiana dei lavoratori, Membro del Comitato Sociale Primaziale.

Quando nel 1939 la Polonia venne invasa dalle truppe tedesche, molti sacerdoti furono internati nei campi di concentramento e vennero uccisi. Anche il Vescovo di Włocławek, Mons. Michele Kozal, fu arrestato e, successivamente, deportato in Germania dove, dopo aver subito torture, venne ucciso. In questo periodo, il Servo di Dio svolse il suo apostolato in clandestinità. Divenuto Cappellano dell’Armata Nazionale, cercò di venire incontro alle necessità non solo dei soldati ma anche dei civili.

Nel 1942, insieme alla Signora Maria Okońska, fondò l’Istituto Secolare delle Ausiliarie di Maria di Jasna Góra, Madre della Chiesa. Conclusa la guerra, il Servo di Dio ritornò a Włocławek e, per la mancanza di sacerdoti, dovette assumere contemporaneamente vari incarichi: Rettore del Seminario, Parroco in due parrocchie, Redattore del Settimanale diocesano, del Bollettino diocesano e della Rivista destinata al clero.

Il 4 marzo 1946, Pio XII lo nominò Vescovo di Lublino. A questa Diocesi, devastata dal conflitto, diede un nuovo impulso pastorale interessandosi di tutti i settori pastorali, compresa l’Università Cattolica, di cui fu Gran Cancelliere. Il 12 novembre 1948, fu trasferito all’Arcidiocesi di Gniezno e Varsavia, sede primaziale della Polonia. Nel frattempo i nazisti erano stati sostituiti dai comunisti. Ci fu una commissione mista Governo-Chiesa per negoziare alcune importanti iniziative che erano sfavorevoli allo sviluppo della fede. L’accordo, firmato nel 1950, appariva a molti come una sconfitta della Chiesa. In realtà era l’unico modo per far sopravvivere la Chiesa in Polonia. Il 29 novembre 1952, fu annunciata la nomina cardinalizia del Servo di Dio, ma il 12 gennaio successivo non ottenne dal Governo il passaporto per recarsi a Roma e partecipare al Concistoro.

L’8 maggio 1953, a nome dell’Episcopato, il Servo di Dio indirizzò alle autorità statali un messaggio conosciuto come “Non possumus” in cui si affermava la volontà di non cedere oltre e di non immolare “le cose di Dio sugli altari di Cesare”. Il 24 settembre 1953, fu arrestato e rinchiuso in isolamento. Venne liberato il 28 ottobre 1956 e riprese le sue attività pastorali, divenendo simbolo di libertà, giustizia, rispetto per l’uomo e di unità di tutti i polacchi.

Il Card. Wyszyński partecipò attivamente al Concilio Vaticano II, in particolare nella redazione della Dichiarazione sulla libertà religiosa “Nostra aetate”. S’impegnò per la riconciliazione cristiana tra la nazione polacca e quella tedesca. Dal 1970 al 1981, spronò la Conferenza Episcopale Polacca ad interessarsi maggiormente dei cambiamenti che stavano avvenendo nella società. Intanto, nel marzo 1981, si aggravò il tumore che lo aveva colpito. Ciononostante, il 22 maggio il Servo di Dio partecipò per l’ultima volta alla seduta della Conferenza Episcopale Polacca, dove tenne un lungo intervento.

Morì il 28 maggio 1981 a Varsavia (Polonia).

Per la beatificazione del Ven. Servo di Dio Stefano Wyszyński, la Postulazione della Causa presentò all’esame della Congregazione l’asserita guarigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione, di Suor Nulla Garlińska (al secolo: Lucyna), della Congregazione delle Suore Discepole della Croce, da episodio di gravissima insufficienza respiratoria acuta di tipo asfittico in una paziente affetta da adenocarcinoma papillare della tiroide con metastatsi (cf. Rel. Cons. Med., p. 309). L’evento accadde il 15 marzo 1989 a Szczecin (Polonia). Nel 1986, Suor Nulla si accorse di avere un nodulo sul collo. Dopo vari controlli le fu diagnosticato un adenocarcinoma papillare della tiroide con metastasi. Nel febbraio del 1988 subì un intervento chirurgico per l’asportazione della massa tumorale, quindi fu sottoposta a radioterapia e iodioterapia. A dicembre, durante una visita di controllo, le venne riscontrata una metastasi nel campo polmonare sinistro, la cui asportazione chirurgica avrebbe comportato un elevato rischio di vita. Suor Nulla rifiutò l’intervento e si sottopose ad un nuovo ciclo di iodioterapia che peggiorò le condizioni cliniche, provocando un’insufficienza respiratoria acuta di tipo asfittico. Nella notte tra il 14 e il 15 marzo 1989 l’asfissia, cessò improvvisamente, senza alcuna terapia. Nei mesi successivi, scomparve anche il nodulo al collo e le lesioni metastatiche polmonari. I successivi controlli di routine risultarono negativi.

L’artefice dell’invocazione al Servo di Dio Stefan Wyszyński fu Suor Cristiana Mickiewicz, già collaboratrice del Ven. Servo di Dio. Dopo il ricovero di Suor Nulla in condizioni gravissime presso l’ospedale di Szczecin, nel gennaio del 1989, Suor Cristiana, Superiora della comunità, indisse una novena al Ven. Servo di Dio per la guarigione della consorella. Alla Comunità delle suore si unirono altre persone, tra cui alcuni sacerdoti, i genitori di Suor Nulla, una dottoressa dell’ospedale e la stessa presunta guarita. L’invocazione fu univoca e antecedente alla guarigione dalla gravissima crisi respiratoria.