Teresio Olivelli

Teresio Olivelli

(1916-1945)

Beatificazione:

- 03 febbraio 2018

- Papa  Francesco

Ricorrenza:

- 16 gennaio

Fedele laico e martire, ucciso per la sua fede cristiana nel 1945 nel lager di Hersbruck

  • Biografia
  • lettere e scritti
  • omelia di beatificazione
"Egli ha dato testimonianza a Cristo nell’amore verso i più deboli" (Papa Francesco)

 

Nato a Bellagio (Como) nel 1916, Teresio Olivelli frequenta le ultime classi elementari a Zeme, dove la famiglia ritorna nella casa paterna. Dopo il Ginnasio a Mortara e il Liceo a Vigevano, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pavia, come alunno del collegio Ghislieri.

Nel tempo degli studi ginnasiali, liceali e universitari, come pure nell’anno di insegnamento universitario, a Mortara, a Pavia e a Torino, partecipa intensamente alle attività di Azione Cattolica e della Fuci e della S. Vincenzo, poiché avverte l’impellente richiamo di portare i valori evangelici nei diversi ambienti sociali, specialmente del mondo universitario, non temendo di affiancarsi all’unica espressione politica consentita, il fascismo. Con il supporto di una fede intensamente vissuta, opera altresì là dove il bisogno dei più poveri lo chiama per lenire sofferenze materiali e spirituali.

È questo il periodo in cui diventa più concreta la sua vocazione alla carità, che testimonia con crescente ardore. Realizza così nell’Azione Cattolica una feconda esperienza spirituale e formativa, prefigurante alcuni significativi tratti del suo futuro cammino. Laureatosi nel novembre 1938, si trasferisce all’Università di Torino come assistente della cattedra di diritto amministrativo. Inizia una stagione di intenso impegno socio-culturale, caratterizzato dallo sforzo incessante di inserirsi criticamente all’interno del fascismo, con il proposito di influirne la dottrina e la prassi, mediante la forza delle proprie idee ispirate alla fede cristiana. Questo tentativo di “plasmare” il fascismo è finalizzato unicamente ad affrontare un’emergenza: la costruzione di una società migliore.

Vince pure i littoriali del 1939, sostenendo la tesi che fonda la pari dignità della persona umana, a prescindere dalla razza. Chiamato a Roma presso l’Istituto Nazionale di studi e di ricerca, dove può intrattenere rapporti con personaggi autorevoli del panorama culturale e politico italiano, vi opera effettivamente per otto mesi: infatti rifiutando l’esonero decide di intraprendere il servizio militare. E’ in corso una guerra imposta al Paese, il quale deve subire; Teresio non vuole considerare dall’alto di un ufficio e con distacco la maturazione degli eventi, ma desidera inserirsi in essi, con eroica abnegazione. In particolare, è fermamente determinato a stare con i soldati, la parte più esposta e quindi più debole del popolo italiano in lotta. Nel 1940 è nominato ufficiale degli alpini: chiede di andare volontario nella guerra di Russia per stare accanto ai giovani militari e condividerne la sorte. Sopravvissuto alla drammatica ritirata, mentre tutti fuggono egli si ferma a soccorrere eroicamente i feriti, con gravissimo rischio. Rientrato in Italia nella primavera del 1943, abbandona definitivamente la brillante carriera “romana” e, all’età di 26 anni, ritorna in Provincia per dedicarsi all’educazione dei giovani come rettore del Ghislieri, avendo vinto il relativo concorso al quale si era presentato prima di partire per il fronte russo.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si trova ancora sotto le armi ma non volendo farsi complice dello straniero che occupa l’Italia, non si arrende ai tedeschi, pertanto viene arrestato e deportato in Germania. Il suo rifiuto di collaborare con i nazifascisti, che causa il suo primo arresto, va letto non solo da un punto di vista politico come fedeltà al Re, cioè al potere legittimo, ma anche dal punto di vista soprannaturale della carità. Rifiuta di collaborare con i nazifascisti per fedeltà al Vangelo, rifiuta di mettersi al fianco di un regime e di una ideologia anticristiana: il nazismo. La sua è una scelta dettata anche da motivi religiosi nella prospettiva dell’avvento di «un mondo nuovo più cristiano»,[1] come scrive allo zio sacerdote qualche giorno prima. Fuggito si inserisce nella resistenza cattolica bresciana. La sua è una adesione peculiare: infatti non agisce secondo criteri ideologici o di partito, ma unicamente secondo i principi della fede e della carità cristiana.

Quella di Teresio Olivelli è sì una partecipazione generosa alla lotta di liberazione con le altre forze sociali del Paese, ma più profondamente è testimonianza viva del Vangelo in tutte le espressioni della carità per l’uomo, in momento in cui si accendono i roghi dell’odio. Fonda Il Ribelle, foglio clandestino di collegamento tra i partigiani di ispirazione cattolica; in queste pagine egli esprime il suo concetto di resistenza; essa è rivolta dello spirito alla tirannide, alla violenza, all’odio; rivolta morale diretta a suscitare nelle coscienze dei sottomessi il senso della dignità umana, il gusto della libertà. Scrive la famosa preghiera Signore facci liberi, comunemente detta “Preghiera del ribelle”, perché destinata all’orazione dei partigiani, chiamati ribelli. In questo testo definisce se stesso e i suoi compagni “ribelli per amore”. Opera nella realtà caritativa-assistenziale che fa capo alla Curia Arcivescovile di Milano. È ritenuto dai nazifascisti un nemico in quanto esponente di quel mondo cattolico che pro­muove un ordine di valori sui quali primeggia la carità cristiana, volta a costruire la civiltà dell’amore contrapposta a quella dell’odio propugnata dai nazifascisti. Tutto ciò e la diffusione tramite il giornale Il Ribelle di un pensiero ricco di umanità e squisitamente evangelico costituiscono i motivi del suo arresto che avviene a Milano nell’aprile 1944. Segue la deportazione nei campi nazisti prima in Italia, poi in Germania: Fossoli, Bolzano-Gries, Flossenburg, Hersbruck: Teresio comprende che è giunto il momento del dono totale e irrevocabile della propria vita per la salvezza degli altri. In questi luoghi aberranti e disumani, esprime in pienezza l’offerta di sé diventando testimone di carità e di aiuto fraterno, anche a costo della propria vita. Interviene a difesa dei più deboli e dei più colpiti, interponendosi e prendendo lui le percosse destinate ad altri; rinuncia alla sua razione di cibo per i malati e gli esausti; pulisce i colpiti da dissenteria. Ammirevole è la sua missione a favore dei moribondi, amorevolmente accompagnati da lui nelle fasi che precedono la morte. Ai defunti dona dignità attraverso la sua instancabile orazione. Questo atteggiamento suscita nei suoi confronti l’odio dei capi baracca, che di conseguenza gli infliggono dure e continue percosse. Esse non fermano il suo slancio di carità, a causa del quale è consapevole di poter morire: tuttavia sceglie di correre tale rischio. Ormai deperito, si protende in un estremo gesto d’amore verso un giovane prigioniero ucraino brutalmente pestato, facendo da scudo con il proprio corpo. Viene colpito con un violento calcio al ventre dal kapò. Questi reagisce violentemente su Olivelli e intende punirlo perché caritatevole, volendo rifiutare quella sua carità che sfida e sconfigge la propria violenza, che pretende sempre vittoriosa ed assoluta. Portato in infermeria, muore il 17 gennaio 1945 dopo giorni di agonia trascorsa nella preghiera.

 

(da: teresioolivelli.com)

La raccolta di lettere e scritti vari di Teresio Olivelli, curata da monsignor Paolo Rizzi, postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione, consente di comprendere in modo efficace l’uomo Olivelli, il suo carattere, il suo modo d’agire, le sue convinzioni, come anche la sua tensione ascetica e il suo percorso cristianamente virtuoso. Il volume Beato Teresio Olivelli, Epistolario (1932-1944). Antologia di lettere e scritti vari (Assisi, Cittadella Editrice, 2019, pagine 316, euro 17.50) è un testo che accende una luce nuova sul martire lombardo, perseguitato dai nazisti e ucciso nel 1945 a soli 29 anni nel lager di Hersbruck, perché ha testimoniato con coraggio la fede cristiana e la carità evangelica, opponendosi all’orrore della tirannia che negava all’uomo ogni parvenza di dignità e di libertà.

A un anno dalla beatificazione, avvenuta a Vigevano il 3 febbraio 2018 — giorno storico per la Diocesi che ha visto uno dei suoi giovani dell’Azione Cattolica elevato all’onore degli altari — questo libro da una parte getta nuova luce sul personaggio, dall’altra consolida il grande fervore che a seguito della beatificazione si è esteso mediante un fiorire di iniziative e di approfondimenti sulla sua spiritualità e sulla sua eroica testimonianza cristiana.

Il postulatore ha pubblicato altri testi significativi riguardanti Olivelli, con il rigoroso metodo storico-scientifico della convergenza delle fonti, ricostruendo in maniera organica e completa le tappe esistenziali, gli aspetti biografici, il profilo morale e spirituale, inserendoli puntualmente nel complesso contesto storico in cui visse Teresio. Il nuovo volume si pone in continuità con tali elaborati, come ha autorevolmente evidenziato nella prefazione il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi: «Con questa interessante e accurata pubblicazione, Mons. Paolo Rizzi porta a compimento il progetto editoriale, volto a presentare i frutti dell’itinerario di studio approfondito e serio, iniziato con l’avvio del processo canonico. Esso ha consentito di riscoprire autenticamente l’eroica testimonianza evangelica e la santità di vita di questo martire dei tempi moderni».

È del 2004 la prima biografia critica di Olivelli pubblicata da monsignor Rizzi per i tipi della Libreria Editrice Vaticana: L’amore che tutto vince, vita ed eroismo cristiano di Teresio Olivelli. Si tratta di un’opera fondamentale e ponderosa di settecento pagine che raccoglie la copiosa documentazione processuale. Nel novembre 2017, in vista della beatificazione, ha dato alle stampe il libro Non posso lasciarli soli, vado con loro. Il martirio del beato Teresio Olivelli, Ed. Effatà; un testo che presenta il percorso che ha condotto il giovane Teresio al martirio.

Questo nuovo libro, che raccoglie la gran parte degli scritti di Teresio Olivelli, consente di coglierne il fulcro della testimonianza cristiana e del cammino di santità, e cioè una profonda fede che si traduce in fervida carità nella vita quotidiana, specialmente al servizio dei più deboli.

Le missive olivelliane sono ordinate cronologicamente e suddivise in quattro parti corrispondenti a quattro periodi dell’itinerario esistenziale del Beato Teresio. Ogni parte è preceduta da un’ampia introduzione: essa illustra sapientemente l’ambiente socio-politico e l’atmosfera ecclesiale che fanno da sfondo alla maturazione umana e spirituale di Olivelli, come anche la sua tensione ideale e il suo percorso umano e cristiano. Il diligente apparato critico delle note introduce il lettore nella conoscenza delle persone, degli avvenimenti di riferimento delle lettere, svelando gli ideali, i progetti e gli impulsi più profondi che hanno orientato le scelte e gli atteggiamenti di Olivelli, sempre caratterizzati dalla totale offerta di sé. Così si è condotti a capire e a ricostruire da una prospettiva ineguagliabile, cioè il pensiero di Teresio manifestato dalle sue stesse parole, il suo rapporto con l’Azione Cattolica e la Fuci, il suo singolare approccio al fascismo e alla resistenza, la sua peculiare esperienza della guerra, come pure la stagione tragica, e al tempo stesso spiritualmente feconda, della prigionia e della persecuzione.

Gli scritti del Beato Teresio, raccolti in questo coinvolgente volume, ci aiutano a riconoscere e a contemplare con gioia le “grandi cose” che l’Onnipotente opera in quanti a Lui si affidano. Tale sguardo contemplativo non è fine a se stesso, ma ha in sé la forza di suscitare il desiderio dell’imitazione. Il giovane Olivelli mediante le sue parole cariche di fede, di speranza e di carità sostiene i credenti in questo cammino di sequela e di imitazione; egli si fa amico e compagno di ogni persona di buona volontà, impegnata a costruire un mondo di pace e di solidarietà.

OMELIA DEL CARD. ANGELO AMATO IN OCCASIONE DELLA BEATIFICAZIONE DI TERESIO OLIVELLI

(3 febbraio 2018, Palasport di Vigevano, Pavia)

 

1. Il Beato Teresio Olivelli, ucciso in odio alla fede durante quel perverso periodo dell'oppressione nazista, era un giovane colto, intelligente, valoroso. Fu un patriota eroico e un cattolico virtuoso. Era entusiasta della propria fede. Negli altri non vedeva nemici, ma amici e fratelli da amare, aiutare, per cui pregare. Non aveva rispetto umano e manifestava pubblicamente la sua identità cristiana con fierezza e gioia.

Imprigionato per la sua convinta militanza cattolica, passò di carcere in carcere - da San Vittore a Fossoli a Flossenbürg e, infine, a Hersbruck in carcere Germania -  in un crescendo spaventoso di disagi e di torture. Sperimentò sulla propria pelle gli orrori della tirannia, che negava all'uomo ogni parvenza di libertà e dignità.

Ad esempio, sul treno, che, dall'Italia lo trasferiva al lager di Flossenbürg in Germania, in ogni vagone di carro bestiame senza sedili, erano ammassate settanta e più persone, senza aria sufficiente, senza pulizia, chiusi dall'esterno, in mezzo a una sporcizia ripugnante e a un fetore insopportabile.

«Bastò un giorno di vita a Flossenbürg - dice un testimone - perché ci rendessimo conto tutti di quale era la nostra sorte: vedemmo prigionieri sfiniti, uno spettacolo ripugnante di scheletri e di piaghe. Da questi sventurati compagni di prigionia sapemmo la vita che ci attendeva: essere brutalmente sfruttati come schiavi in lavori massacranti [...].

Di fronte a questa prospettiva di morte, il nostro Beato non si abbatté, anzi, reagì energicamente, aiutando i più deboli a non avvilirsi, ma a resistere con coraggio. Con le parole e con le azioni egli combatté il male con tutte le sue forze di fede e intelligenza.

Non lo fece con armi letali, ma con quella energia benefica e è divinamente invincibile, che è la carità, che - come dice l'Apostolo -è  paziente, benigna, non manca di rispetto, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (cf 1Cor 13,4-7).

E tutto vince. E così Teresio salvò dalla disperazione e dall'abbrutimento molti suoi compagni di sventura, coinvolgendoli nella preghiera e nell'assistenza ai più deboli e malati tra i prigionieri. Egli stesso si privava del poco cibo per donarlo agli altri, deperendo giorno dopo giorno. Questo suo atteggiamento caritatevole, però, suscitava il risentimento dei suoi aguzzini, che lo coprivano di insulti, lo bastonavano, lo umiliavano in tutti i modi.

Cosi, in questo clima di persecuzione e di odio si consumò il martirio di Teresio. Accusato di aver difeso un giovane detenuto ucraino, che morso dalla fame aveva rubato un pezzo di pane, fu percosso da un kapo con calci micidiali al ventre, che gli provocarono una morte atroce e profondamente ingiusta. Erano le prime luci del 17 gennaio 1945, il giorno in cui i tedeschi cominciarono a evacuare il famigerato campo di sterminio di Auschwitz, dando inizio alla sconfitta definitiva del nazismo.

In quello stesso giorno, a più di settecento chilometri a est, nel lager di Hersbruck, si consumava l'ennesima immolazione di un innocente sull'altare dell'odio. Il corpo di Teresio fu bruciato, insieme ad altri sventurati, nel forno crematorio del lager.

2. Ma questa morte non è stata mai dimenticata. Era, infatti, la morte di un giusto vincitore sui suoi carnefici, che, intrappolati nel male, erano ormai ridotti a maschere tragiche di crudeltà, tradendo quotidianamente nelle parole e nelle opere la loro incancellabile dignità di essere, nonostante tutto, figli di Dio.

Dalle numerose testimonianze si ricava che il giovane era un vero angelo di bontà. Afferma un testimone: «[Ad Hersbruck], in questa città dell'orrore, dove tutto era proibito, dal fazzoletto al cucchiaio, dall'assistenza spirituale e morale all'assistenza materiale, al rispetto tra prigioniero e prigioniero, risplendevano luminose le gesta eroiche di Teresio Olivelli.

Egli esercitò la sua missione umanitaria anche come interprete, essendo buon conoscitore della lingua tedesca. Questo suo servizio tecnico fu da lui trasformato in apostolato di carità. Si fece così interprete del Vangelo, diffondendo nella città del male il seme della bontà, della faternità e della carità.

A lui facevano continuo riferimento coloro che si trovavano in difficoltà, per essere compresi, protetti e difesi dai soprusi. Tutto ciò aumentò l'odio dei suoi aguzzini, che lo picchiavano con pugni, schiaffi, bastoni, e con il letale pezzo di gomma riempito di piombo. Un giorno fu visto mentre dava la sua razione di pane a un vecchio ebreo ungherese. Per ricompensa ebbe 25 colpi di bastone.

Un giorno gli fu tolta l'esenzione dai lavori pesanti come interprete e inviato a lavorare nella profondità della miniera. Anche qui Teresio riusciva ad essere generoso, aiutando i più deboli a spingere verso l'alto i pesanti carrelli. Ma la ricompensa erano bestemmie e bastonate, perché i kapò odiavano l'atteggiamento di cristiana solidarietà di Teresio nei confronti del prossimo. Egli aveva il coraggio di mettersi in mezzo tra i carnefici e le vittime per impedire e limitare le prevaricazioni e le punizioni ingiuste. La sua intenzione era quella di aiutare tutti e sempre, proteggendo i detenuti maltrattati o ingiustamente accusati.

Il Maresciallo dei Carabinieri, Salvatore Becciu, suo compagno di prigionia, attesta che era diventato proverbiale che gli aguzzini, nell'atto di percuotere qualche detenuto, dicevano: «Vai da Olivelli che ti difenderà».

3. Non abbiamo rievocato questo episodio martiriale per mera curiosità o per pura memoria storica, ma per un dovere di promessa solenne a non ripetere mai più questa esperienza diabolica, che, purtroppo, non appartiene solo all passato ma straripa, come melma malefica, anche nel presente.

Ancora oggi, infatti, nel mondo ci sono 215 milioni di cristiani che soffrono persecuzione e morte. Secondo il recente rapporto 2018 dell'Onlus "Porte Aperte -Open Doors" sono oggi più di 50 i paesi che perseguitano i cristiani. Il più violento è il Pakistan e le principali dinamiche persecutorie restano l'oppressione islamica e il nazionalismo religioso di matrice induista e buddista. Sono stati, 3.066 i cristiani uccisi a causa delle loro fede tra il 1° novembre 2016 e il 31 ottobre 2017. Ammontano a 15.540 gli edifici di cristiani attaccati e distrutti tra chiese, case private e nogozi. La persecuzione e l'oppressione anticristiana si manifesta negli arresti senza processo, nei licenziamenti arbitrari, nella violazione di diritti fondamentali come l'istruzione e le cure mediche, nelle campagne denigratorie, nei 1.240 matrimoni forzati e nei mille stupri di giovani donne.

Sappiamo bene che la violenza può uccidere una persona, ma non può uccidere una causa. Il carnefice ha ucciso Teresio Olivelli, ma non il Vangelo, difeso e testimoniato ancora oggi, come ieri e come sarà domani, da fedeli coraggiosi e forti fino al martirio. Il mondo è sempre il campo aperto della lotta senza quartiere delle forze del bene contro le forze del male. Il bene edifica e fa vivere, il male distrugge e uccide. Il bene ha in sé il segreto della vittoria finale, che consiste nel porre e far fiorire nel cuore dell'essere umano il seme della libertà, della verità e della carità. Per questo le porte degli inferi non prevarranno mai sull'umanità.

5. Era questa la convinzione del Beato Teresio Olivelli che, nel buio della sua prigionia, lodava il Signore con le parole del saggio di Israele: «Signore, mio padre tu sei e campione della mia salvezza, non mi abbandonare nei giorni dell'angoscia, nel tempo dello sconforto e della desolazione. Io loderò sempre il tuo nome; canterò inni a te con riconoscenza. [...] Tu mi salvasti dalla rovina e mi strappasti da una cattiva situazione. Per questo ti ringrazierò e ti loderò, benedirò il nome del Signore» (Sir 51,10-12).

Il Beato Olivelli aveva profondamente interiorizato l'invito dell'apostolo a rimanere forti nella fede, nonostante gli oltraggi e le persecuzioni: «Ora esposti pubblicamente a insulti e tribolazioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo, avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di esser spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e più duraturi. Non abbandonate dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa> (Eb 10,33-35).

Olivelli aveva ben incisa nel suo cuore la parola di Gesu: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a  voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,28-33).

6. Contempliamo con occhi di fede il nuovo Beato, ammíriamo il suo coraggio nel donare la vita per il Vangelo della vita e chiediamo a lui - come facevano i suoi compagni di prigionia -di proteggercie di difenderci da ogni nemico dell'anima e del corpo.

[Ripetiamo insieme]
Beato Teresio Olivelli, prega per noi!