Causa in corso
Elia Hoyek
- Venerabile Servo di Dio -

Elia Hoyek

(1843 - 1931)

Venerabilità:

- 06 luglio 2019

- Papa  Francesco

Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Fondatore della Congregazione delle Suore Maronite della Sacra Famiglia, per il suo impegno in favore della nazione e per la grande carità pastorale, godette di affetto e stima tanto da essere chiamato “Padre del Grande Libano”. 

  • Biografia
Difese il popolo libanese durante il regime ottomano e la Prima Guerra Mondiale, mettendo a disposizione anche i beni del Patriarcato per alleviare le sofferenze della gente

 

    Il Venerabile Servo di Dio Elia Hoyek nacque il 4 dicembre 1843 a Helta (Batroun, Libano). Nel 1859 entrò nel seminario patriarcale di Ghazir, seguendo i corsi di filosofia e di lingue fino al 1865. L’anno successivo venne inviato al seminario di Propaganda Fide a Roma per studiare teologia e, il 5 giugno 1870, ricevette l’ordinazione sacerdotale.

    Rientrato in Libano, gli fu affidato l’insegnamento della teologia nel seminario di Kfarhay. Nel 1872 fu nominato segretario del Patriarca Boulos Boutros Massaad e difensore del vincolo presso il Tribunale ecclesiastico patriarcale. Nominato Vicario patriarcale, il 14 dicembre 1889 fu ordinato Vescovo.

    Il 15 agosto 1895, insieme a Madre Rosalie Nasr, fondò a Ebrine la Congregazione delle Suore Maronite della Santa Famiglia, primo Istituto Religioso femminile di vita apostolica nella Chiesa Maronita.

    Nel 1897, Papa Leone XIII gli affidò la direzione del Collegio Maronita di Roma. Il 6 gennaio 1899 i Vescovi maroniti lo elessero Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente dei Maroniti. Il 19 luglio successivo, Papa Leone XIII gli inviò il pallio, come segno di unità con Roma. Per più di trenta anni guidò il Patriarcato con grande dedizione e sensibilità pastorale, curando costantemente la formazione del clero e la catechesi dei fedeli. Come punto di riferimento della società libanese, che anelava all’indipendenza dal dominio secolare dell’Impero Ottomano, gestì le relazioni con le autorità governative, sapendo difendere il popolo ed il prestigio politico-sociale del patriarcato stesso.

    Durante la Prima Guerra Mondiale, venne in soccorso alla popolazione libanese stremata e affamata, aprendo le porte di conventi e monasteri. Per questo suo apostolato, nel luglio del 1917, fu condannato dalle autorità turche alla deportazione, che non si realizzò grazie all’intervento di Papa Benedetto XV e della diplomazia austro-ungarica. Al termine della guerra rappresentò nel 1919 il popolo libanese al Congresso di Versailles, dove rivendicò l’indipendenza del Libano, ottenendo il 1° settembre 1920 la proclamazione del nuovo Stato del Grande Libano. Negli anni successivi continuò una vasta e feconda opera pastorale e assistenziale. Indebolito dalle fatiche e dalle malattie, morì il 24 dicembre 1931 nella residenza patriarcale di Bkerké (Libano).

    Il Venerabile Servo di Dio si distinse per aver vissuto eroicamente le virtù della fortezza e della speranza, che gli infondevano serenità di fronte alle difficoltà. Nutrì un profondo amore per l’Eucaristia e per la Vergine Maria. Diede vita a molte iniziative socio-caritative. Fu obbediente ai Sommi Pontefici e in sintonia con la Chiesa di Roma. Nonostante il prestigio acquisito, si mantenne umile, conducendo una vita all’insegna della povertà evangelica.

    Sia nell’attività pastorale, sia in quella propriamente politica, operò come uomo di fede e carità. Difese il popolo libanese durante il regime ottomano e la Prima Guerra Mondiale, mettendo a disposizione anche i beni del Patriarcato per alleviare le sofferenze della gente. Impiegò la sua influenza con imparzialità, prestando attenzione ad ogni persona, indipendentemente dall’appartenenza religiosa e dal ceto sociale. Divenne punto di riferimento ecclesiale, sociale e politico. Per le sue doti di dialogo gli furono affidati delicati incarichi internazionali come le trattative con le autorità turche e il Sultano Abdulhamid II per discutere dell’indipendenza del Paese dall’Impero Ottomano. Per il suo impegno in favore della nazione e per la grande carità pastorale, godette di affetto e stima tanto da essere chiamatoPadre del Grande Libano”.