Causa in corso
Ildebrando Gregori (Alfredo Antonio)
- Venerabile Servo di Dio -

Ildebrando Gregori (Alfredo Antonio)

(1894 - 1985)

Venerabilità:

- 07 novembre 2014

- Papa  Francesco

Abate Generale della Congregazione Silvestrina dell'Ordine di San Benedetto, Fondatore della Congregazione delle Suore Benedettine Riparatrici del Sacro Volto del Nostro Signore Gesù Cristo; visse le molteplici attività e la profonda vita interiore con equilibrio, gioia spirituale, costanza, zelo e saggezza. Nei momenti difficili trovò forza e sostegno nell’ascolto della Parola di Dio, nei Sacramenti e nelle devozioni alla Vergine Maria, al Sacro Cuore, al Santo Volto di Cristo e a San Silvestro 

  • Biografia
  • Omelia Card. Amato
  • Decreto sulle Virtù
«Aveva nei loro confronti grande rispetto; a tutte, anche alle più giovani, dava sempre del lei, perché erano le Spose di Gesù, e premetteva al loro nome due sostantivi: Madre Maria»

 

Il Venerabile Servo di Dio Ildebrando Gregori (al secolo: Alfredo Antonio) nacque a Poggio Cinolfo (L’Aquila, Italia), l’8 maggio 1894. Dopo l’infanzia trascorsa nel paese natale, all’età di quattordici anni si trasferì a Roma, dove entrò nel Monastero dei Benedettini Silvestrini, emettendo i primi voti il 10 luglio 1910. Dal 1912 al 1914, frequentò la Pontificia Università Gregoriana, conseguendo il baccalaureato in Filosofia. Sopraggiunta la Prima Guerra Mondiale, dal 1915 al 1919 venne arruolato nella compagnia Sanità. Congedato dal servizio militare, conseguì il dottorato in Filosofia. Terminati gli studi teologici, il 5 agosto 1922 emise i voti perpetui e, il 29 ottobre 1922, ricevette l’ordinazione presbiterale.

Assegnato come maestro dei probandi presso il Monastero di San Silvestro a Montefano (Fabriano, Italia), nel 1933 ne divenne Priore, incarico al quale fu confermato, dopo un anno trascorso a Roma in qualità di membro del Consiglio Generale.

Nel 1939 fu eletto Abate Generale dell’Ordine dei Benedettini Silvestrini e ricevette la benedizione abbaziale il 12 novembre 1939. Fu confermato in tale carica per tre volte, fino al 1959.

Terminato il Secondo Conflitto Mondiale nel 1945, si adoperò per l’urgente attività assistenziale in favore di bambini orfani e poveri, che accolse presso le Colonie, sorte accanto ai Monasteri dell’Ordine e dirette dai monaci, coadiuvati da personale laico.

Nel 1948, accanto al Monastero Silvestrino di San Vincenzo in Bassano Romano (Viterbo, Italia), accogliendo alcune religiose provenienti dalla Basilicata, avviò il Pio Sodalizio delle Riparatrici del Santo Volto, con lo scopo principale di assistere le giovani povere ed abbandonate. L’anno seguente il gruppo di religiose si trasferì in un ex convento dei Frati Cappuccini e venne approvato dapprima come “Pio Sodalizio delle Riparatrici del Santo Volto” e, successivamente, come “Congregazione delle Benedettine Riparatrici del Santo Volto di Nostro Signore Gesù Cristo”.

Terminato l’incarico di Abate Generale, dal 1959 risedette nella Casa delle Riparatrici del Santo Volto, in Bassano Romano. Nel settembre 1978, a causa della malferma salute e di un evento ischemico con conseguente emiparesi, si trasferì nella Casa religiosa delle Suore Riparatrici, in Roma, in Via della Conciliazione, dove morì il 12 novembre 1985.

 

Inchiesta Diocesana

L’Inchiesta diocesana si svolse nel Vicariato di Roma (Italia), dal 5 dicembre 1992 al 3 luglio 2007, in centotrenta Sessioni, con  l’escussione di quarantacinque testi, di cui cinque ex officio.

La validità giuridica dell’Inchiesta fu riconosciuta con il Decreto del 30 gennaio 2009.

 

Congresso Peculiare dei Consultori Teologi

Si tenne il 30 gennaio 2014. Dopo aver ripercorso il profilo biografico del Venerabile Servo di Dio, sottolinearono la sua profonda fede e costante preghiera, basata sulla spiritualità della riparazione. Sebbene sia stato un contemplativo, fu anche uomo di grande carità verso Dio e verso i bisognosi, in particolare accogliendo nella Congregazione religiosa femminile da lui fondata anche Suore che provenivano da situazioni di particolare disagio sociale. Notevole fu il suo sostegno verso i bambini orfani. Fedele seguace di San Benedetto, condusse una vita austera, basata sull’obbedienza, che per lui aveva un carattere quasi sacramentale.  

Al termine del dibattito, i Consultori si espressero con voto affermativo circa il grado eroico delle virtù, la fama di santità e di segni del Venerabile Servo di Dio.

 

Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi

Si riunì il 4 novembre 2014. L’Ecc.mo Ponente, dopo avere tratteggiato la storia della Causa e la figura del Venerabile Servo di Dio, si soffermò sull’esercizio delle virtù teologali e cardinali, sottolineando che, nonostante un certo stile autoritario, egli visse le molteplici attività e la profonda vita interiore con equilibrio, gioia spirituale, costanza, zelo e saggezza. Nei momenti difficili trovò forza e sostegno nell’ascolto della Parola di Dio, nei Sacramenti e nelle devozioni alla Vergine Maria, al Sacro Cuore, al Santo Volto di Cristo e a San Silvestro. Scrisse il Venerabile Servo di Dio: “La parola finale in manus tuas commendo spiritum meum è il programma pasquale e vitale della Sua e della mia esistenza, giorno per giorno; opera per opera: tutto prenderà sapore di fiat; e, nell’opera finale, passeremo in Paradiso con Lui”. Manifestò la carità verso Dio nella preghiera, che egli definiva come “canto dell’amore, il “tu per tu” con Dio benedetto, dialogo con Dio”.

Anche all’assistenza ed educazione dei bambini poveri e abbandonati, il Venerabile Servo di Dio dedicò tutte le sue energie.

Infine, l’incontro con la Beata Pierina De Micheli, che egli guidò spiritualmente per cinque anni, lasciò in lui una profonda impronta così da acquisire la devozione al Ss.mo Volto di Gesù e diventarne egli stesso apostolo e Fondatore di una Congregazione religiosa dal carisma specifico della Riparazione al Volto Santissimo del Redentore.

Al termine della Relazione dell’Ecc.mo Ponente, che concluse constare de heroicitate virtutum, gli Em.mi ed Ecc.mi Padri risposero unanimemente al dubbio con sentenza affermativa

 

«La Sposa deve essere simile allo Sposo, vivere con Lui e come Lui»

Omelia di ringraziamento per la Venerabilità nel giorno del Dies Natalis

 

1. Con il decreto di venerabilità del Servo di Dio Ildebrando Gregori, firmato da Papa Francesco il pomeriggio del 7 novembre 2014, la sua causa di beatificazione ha raggiunto un traguardo decisivo. Dopo anni di studio e di preghiera la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente l’esercizio eroico delle virtù cristiane dell’abate Gregori, autentico leader del nostro tempo, assetato di speranza cristiana e ancorato a Cristo, futuro perenne e santo dell’umanità.

Testimone coraggioso del Vangelo, il nostro Venerabile diede lustro e orizzonte internazionale alla Congregazione dei Benedettini Silvestrini, della quale fu abate generale per una ventina di anni. Sempre ispirandosi alla feconda regola di San Benedetto, egli fondò la Congregazione delle Suore Benedettine Riparatrici del Santo Volto di Nostro Signore Gesù Cristo, da lui sostenuta e promossa con il prudente consiglio e la saggia guida spirituale.

La sua vita oltremodo dinamica fu attraversata dalle terribili sciagure della prima e della seconda guerra mondiale, vissute, però, in atteggiamento costruttivo di eroico servizio ai malati e di totale dedizione e assistenza ai piccoli, agli orfani, ai poveri e ai diseredati del dopoguerra. Alle macerie del male egli mise riparo con la costruzione del bene donato a piene mani giorno dopo giorno. Il motto benedettino Ora et Labora non fu per lui una parola vuota, ma un’autentica missione. Egli attingeva dall’intensa preghiera quotidiana e dall’unione con Dio quell’inarrestabile dinamismo che lo lanciava nelle mille iniziative delle sue opere di bene.

 

2. L’abate Gregori mai si chiuse all’azione della grazia, accogliendo con generosità e creatività le frequenti sollecitazioni per nuove forme di impegno apostolico. Anche le difficoltà dei periodi bellici, egli confidò nel Signore per cogliere i segni dei tempi, per servire i fratelli e rimanere fedele alle indicazioni del Vangelo e della Chiesa. Attento alle esigenze di tutti, sia nell’ambito comunitario sia in quello sociale, visse con modestia e sobrietà.

Intensa fu la sua fede, profonda la devozione mariana, costante lo spirito di preghiera e di raccoglimento. La sua vita interiore si incentrò sul mistero del Verbo Incarnato, espresso in una particolare devozione del Santo Volto di Cristo.

Assiduo adoratore dell’Eucaristia, nella celebrazione della Messa esaltava i suoi sentimenti di amore verso Dio, centro e cuore della sua esistenza. Fu un uomo e un educatore severo con se stesso, ma di grande comprensione e umanità verso gli altri. Formò un’intera generazione di monaci Silvestrini. Seppe armoniosamente coniugare un’intensa vita contemplativa con una costante attività pastorale, superando con serenità e umiltà contrasti e incomprensioni.

 

3. Appaiono di grande attualità le parole che, nella prima lettura dell’odierna liturgia della parola, San Paolo rivolgeva all’amato discepolo Tito, «suo vero figlio nella fede», quando lo invitava a educare i fedeli da lui guidati «a obbedire, a essere pronti per ogni opera buona, a non parlare male di nessuno, a evitare le liti, a essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini» (Tt 3,1).

Sono questi gli atteggiamenti che visse l’abate Gregori soprattutto nella sopportazione paziente degli intralci e delle incomprensioni, perdonando, soffrendo e offrendo. Era solito dire «che il bene si fa non con il rivendicare la nostra giustizia, ma con l’accettare in silenzio, offese, mortificazioni e offrendo tutto a Dio».

Come il buon Samaritano e il Cireneo del Vangelo, egli visse a tutto campo la carità verso il prossimo, assistendo, accogliendo, aiutando, educando, formando, donando e condonando. A tutti dava il suo conforto. Nessuno rimaneva senza risposta. A chi lo oltraggiava rispondeva con la comprensione e la generosità del dono. Perdonava perfino i truffatori, adducendo come motivo il fatto che una giusta ritorsione avrebbe danneggiato le loro famiglie, gettando ombre oscure sull’avvenire dei loro figli.

 

4. Il nostro Venerabile aveva un’attenzione particolare per gli ammalati, da lui assistiti con ogni attenzione possibile. Sull’esempio di Gesù, che si commosse di fronte ai dieci lebbrosi, guarendoli (cf. Lc 17,11-19), anch’egli diventava un padre affettuoso nei confronti dei confratelli infermi.

Era particolarmente generoso e misericordioso verso coloro che non condividevano le sue idee e i suoi atteggiamenti. Ecco due episodi significativi al riguardo. Il monaco, don Leandro Pecchia, che aveva procurato tante sofferenze al nostro Venerabile, un giorno fu colpito da un grave male. Non sapendo a chi ricorrere, si rivolse all’abate da lui sempre criticato. Padre Gregori immediatamente si preoccupò di trovare una clinica specializzata a Roma per la cura del confratello.

Un secondo penoso episodio riguarda una Suora della sua Congregazione, che fu la causa della sua ultima malattia. Un violento atto di insubordinazione della religiosa, infatti, aveva provocato all’abate Gregori una grave commozione cerebrale, che lo costrinse a lasciare Bassano Romano e a trasferirsi a Roma per essere costantemente sotto sorveglianza medica. La Suora non si dava pace per il male arrecato al suo fondatore e voleva chiedere perdono. Ma non si sentiva di farlo personalmente. Incaricò il Silvestrino Padre Leonardo Scarinci di inoltrare la sua preghiera all’Abate. Quando il Gregori apprese del pentimento della religiosa, con le lacrime agli occhi rispose: «Le comunichi che io l’ho perdonata sempre; le dica che prego per lei; le dica che la benedico; le dica che stia serena».

 

5. Lo stesso Padre Scarinci racconta un episodio della grande generosità del nostro Venerabile: «Una mattina mi trovavo – egli dice – all’Istituto L’Assunta, nella sua camera, per trattare questioni riguardanti i nostri Istituti. Si udì una forte scampanellata alla porta di ingresso. Corsi a vedere chi fosse. Era un venditore dei soliti oggetti: detersivi, ecc. Gli dissi che non avevamo bisogno, perché già ne avevamo a iosa di quella roba, e lo licenziai. Rientrato, il Padre mi domandò “Chi era?”. Gli risposi: “Uno dei soliti noiosi petulanti, venditori di detersivi e di generi simili, di cui ne abbiamo anche troppi, e l’ho licenziato”. “No, figliolo – mi riprese il Padre – richiamatelo subito, ci parlo io. Voi non sapete che forse è uno di quei poveri venditori ambulanti, che bussano di porta in porta per vendere un po’ di merce per portare la sera un pezzo di pane ai figli”. Lo richiamai subito; lo feci entrare nella camera del Padre. Io rimasi fuori. Dopo un po’ di tempo l’uomo uscì fuori raggiante; mi fece un profondo inchino e prese la via della porta. Io rientrai nella camera del Servo di Dio per continuare il discorso interrotto, ma non gli domandai che cosa avesse acquistato e quanto gli avesse dato. L’Abate Gregori mi aveva dato un’ulteriore bella lezione!».

 

6. Concludo con un richiamo alla sua saggezza nei confronti delle Suore da lui fondate. Le invitava spesso a tener fede al quarto voto, e cioè al miglioramento dei costumi: «La Sposa – egli diceva – deve essere simile allo Sposo, vivere con Lui e come Lui: e Lui vive lì, prigioniero nel tabernacolo, per riparare, per insegnarci umiltà e donare amore infinito per i fratelli peccatori». Verso di esse si comportò sempre da vero padre e madre, curando la loro formazione spirituale e provvedendo alla loro cultura e istruzione.

Un teste afferma: «Aveva nei loro confronti grande rispetto; a tutte, anche alle più giovani, dava sempre del lei, perché erano le Spose di Gesù, e premetteva al loro nome due sostantivi: Madre Maria e voleva che così si chiamassero tra loro: ne fece un precetto esplicito, inviato a tutte le Case». Il nome di Maria doveva ricordare alle religiose che la Madonna è la Madre di ogni cristiano e la prima Riparatrice.

Il nome di Madre doveva ricordare loro di sentirsi Madri spirituali di ogni bisognoso e generare anime a Cristo, con la preghiera e il sacrificio, come la Madonna.

 

7. Il decreto di Venerabilità è un’opportunità per tutti, ma soprattutto per le sue Figlie Spirituali, per conoscere la vita del santo Abate, imitarne le virtù e supplicarlo di continuare a essere ispiratore sapiente di missione e di santificazione. In tal modo, questa tappa del processo di beatificazione si espanderà come onda benefica su di noi, sulle Suore e su tutta la Chiesa.

 

Bassano Romano (VT), 12 novembre 2014

 

Angelo Card. Amato

 

ROMANA

Beatificationis et Canonizationis

Servi Dei

HILDEBRANDI GREGORI

(in saeculo: Alfredi Antonii)

olim Abatis Generalis Congregationis Silvestrinae Ordinis Sancti Benedicti

Fundatoris Congregationis Benedictinarum

Sororum Reparatricum a Sacro Vultu Domini Nostri Iesu Christi

(1894-1985)

    

Super Virtutibus

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«Il Signore faccia risplendere su di te il suo volto e ti faccia grazia. Il signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6, 25-26).

 

La benedizione donata a Mosè riecheggia nella vita e nella spiritualità del Servo di Dio Ildebrando Gregori (al secolo: Alfredo Antonio). Egli, testimone della perenne fecondità del carisma benedettino, visse costantemente nella ricerca del volto del Signore sulla via della perfezione religiosa, coniugando armoniosamente un’intensa esperienza contemplativa e una costante attività pastorale.   

Il Servo di Dio nacque a Poggio Cinolfo, frazione di Carsoli, in provincia de L'Aquila 1’8 maggio 1894. Fin da bambino avvertì i segni della vocazione alla vita consacrata, così che nella prima adolescenza entrò nella Congregazione dei Benedettini Silvestrini. Iniziò il noviziato, vestì l’abito monastico, quindi emise la professione dei voti semplici, cui fece seguito dodici anni più tardi quella dei voti solenni.

Mentre stava per intraprendere gli studi teologici, scoppiò la prima guerra mondiale e il Servo di Dio fu costretto ad arruolarsi. Fu assegnato alla sanità e promosso caporale; fu anche attendente del Cappellano Don Pietro Ciriaci, che in seguito diverrà Arcivescovo, Nunzio Apostolico e Cardinale. In un secondo momento, dispensato dal servizio, Ildebrando rientrò in monastero, frequentò i corsi di teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, dove si laureò brillantemente in filosofia e teologia, e il 29 ottobre 1922 fu ordinato sacerdote.

All’interno della comunità, venne incaricato della pastorale vocazionale e della formazione dei giovani candidati probandi e professi. Nel 1939, all'età di 45 anni, fu eletto Abate generale della Congregazione Benedettina Silvestrina: ricoprirà l’incarico per vent'anni. Notevole fu l’opera che, nelle difficili circostanze della seconda guerra mondiale, svolse durante il suo generalato, così da porre le basi per una più intensa diffusione all’estero della famiglia religiosa. Nel frattempo Padre Gregori continuò e intensificò un impegno che lo aveva caratterizzato anche in precedenza, cioè la predicazione e soprattutto la direzione spirituale di diversi Servi di Dio.

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale raccolse alcuni fanciulli poveri e abbandonati, assistendoli con grande generosità. Questo apostolato si estese ben presto e, da un primo nucleo, nacque la sua Opera assistenziale, per condurre la quale Padre Gregori fondò una Congregazione religiosa, le Suore Benedettine Riparatrici del Santo Volto di Nostro Signore Gesù Cristo, che si estense anche alla cura degli infermi lungodegenti e nel 1977 ebbe il riconoscimento pontificio.

Il percorso spirituale del Servo di Dio fu di una limpida semplicità, a partire dalla formazione ricevuta in famiglia, poi nella costante osservanza della Regola per dilatarsi infine in una fruttuosa operosità pastorale e caritativa. Personalità ricca e sfaccettata, energica e dolce nello stesso tempo, Padre Ildebrando mai si chiuse all’azione della grazia e seppe accogliere le sollecitazioni per nuove forme di impegno apostolico. In ogni circostanza, anche di fronte alle difficoltà dei periodi bellici, egli confidò nel Signore e colse i segni dei tempi per servire i fratelli e rimanere sempre fedele alle indicazioni del Vangelo e della Chiesa.

Attento alle esigenze di tutti, sia nell’ambito comunitario sia in quello sociale, il Servo di Dio visse con modestia e sobrietà. Intensa fu la sua fede, profonda la devozione mariana, costante lo spirito di preghiera e di raccoglimento. La sua vita interiore si incentrò sul mistero del Verbo Incarnato, che egli espresse in una particolare devozione del Santo Volto di Cristo. Assiduo adoratore dell’Eucaristia, nella celebrazione della Messa esaltava i suoi sentimenti di amore verso Dio, centro e cuore della sua esistenza. Fu un uomo e un educatore molto severo con se stesso, ma di grande comprensione e umanità verso gli altri; formò un’intera generazione di Monaci Silvestrini.

Dopo una lunga e sofferta malattia, il Servo di Dio si spense in Roma il 12 novembre 1985, all'età di 91 anni, circondato da una diffusa fama di santità.

In virtù di questa fama, dal 5 dicembre 1992 al 3 luglio 2007 presso il Vicariato di Roma fu celebrata l’Inchiesta Diocesana, la cui validità giuridica è stata riconosciuta da questa Congregazione con decreto del 30 gennaio 2009. Preparata la Positio, si è discusso, secondo la consueta procedura, se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù. Con esito positivo, il 30 gennaio 2014 si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 4 novembre 2014, presieduta da me, Card. Angelo Amato, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse.

 

 

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«Illuminet Dominus faciem suam super te et misereatur tui! Convertat Dominus vultum suum ad te et det tibi pacem!» (Nm 6, 25-26).

 

Benedictio super Moysen effusa vitae ac spiritualitati Servi Dei Hildebrandi Gregori (in saeculo: Alaphridi Antonii) summopere personat, qui, supernarum Sancti Benedicti gratiarum perennis fecunditatis testis factus eximius, in vultu Domini super viam religiosae perfectionis exquirendo, enixam contemplationem assiduae pastorali navitati aptissime coniugens, iugiter perseveravit.

Servus Dei die 8 mensis Maii anno 1894 Podii Cinulphi prope Carseolos  in provincia Aquilae ortus est. Iam inde a pueritia signa vocationis ad vitam consecratam percipiens, Congregationem Silvestrinam Ordinis Sancti Benedicti vix adulescens ingressus est et, post novitiatum, habitu monastico induto, vota simplicia primum professus est ac duodecim post annis sollemnem emisit professionem.

Studia theologiae vero eo suscipiente, primum totius mundi conflavit bellum, quapropter Servus Dei, in exercitu sese conscribere subactus, caporalis imposito gradu, infirmis curandis militibus destinatus est et addictus etiam fuit cappellani militum Domini Petri Ciriaci, qui postea Archiepiscopus, Apostolicus Nuntius et Cardinalis est nuncupatus. Deinde, illis resolutus officiis et ad monasterium Hildebrandus reditus, cursus theologiae apud Pontificiam Universitatem Studiorum Gregorianam in Urbe frequentavit et lauream in philosophia et theologia adeptus est et, die 29 mensis Octobris anno 1922, presbyteratu auctus.

Intra communitatem oneribus laboris pastoralis ad vocationes exquirendas commissus est et iuvenum probandorum atque professionis religiosae candidatorum institutione. Anno 1939, quadraginta quinque annum natus, Abbas Generalis Congregationis Silvestrinae Ordinis Sancti Benedicti electus, tanto hoc munere viginti annos functus est. Magna in difficillimis adiunctis secundi totius mundi belli tempore mandatus sui gessit opera, quorum gratia amplioris peregre diffusionis eiusdem familiae religiosae substruxit fundamenta. Pater Hildebrandus interdum perrexit adauxitque navitates, quibus omnis vero conversatio eius iam antea emicuerat, praedicationem scilicet ac moderationem spiritualem multarum animarum et praesertim diversorum, qui exinde Servi Dei facti sunt.

In annis post secundum totius mundi bellum aliquos pauperes ac derelictos collegit pueros, quibus summa benignitate subvenit et tanti eius apostolici iamiam eo patuerunt labores, ut e primo coetu quodam Opus eius opitulationis nasceretur, pro qua regenda Pater Hildebrandus Congregationem Sororum Sancti Benedicti Reparatricum a Sancto Vultu Domini Nostri Iesu Christi, anno 1977 ab Apostolica Sede recognitam, cuius officia etiam in infirmos, qui longioribus adstringerentur curis, prolata sunt.

Iter spirituale Servi Dei inde ab institutione apud larem recepta assiduam adusque Regulae S. Benedicti observantiam atque uberem dein navitatem pastoralem et dilatatam caritatem purissima simplicitate enituit. Vir ingenio fecundo instructoque atque actuoso una et suavi suffultus, Pater Hildebrandus sese numquam operi gratiae retraxit et omnia ad apostolatus instrumenta innovanda prosequi valuit calcaria. Omnibus in adiunctis, et in angustiis etiam bellorum, Domino confisus est et signa temporum intellexit, quo magis magisque fratribus ministraret et Evangelii mandata iugiter et Ecclesiae servaret.

Necessitatibus omnium sive intra moenia communitatis sive in societate mirabiliter intentus, Servus Dei modestia ac temperantia vixit; fide exarsit necnon erga Beatam Mariam Virginem devotione et constanti orationis contemplationisque spiritu. Interiorem hominem mysterio Verbi incarnati innixus est et Eucharistiam summopere coluit, in celebranda Missa viscera dilectionis suae in Deum, fontem et culmen vitae suae, omnimodis extollens. Homo fuit atque institutor in seipsum admodum austerus, in proximum autem indulgens et benignus. Silvestrinorum monachorum plenam et integram exemplo et opere suo informavit generationem.

Post diutinum et asperum morbum, Servus Dei die 12 mensis Novembris anno 1985, nonaginta unum annos natus, in alma Urbe pie in Domino quievit, magna sanctitatis fama circumfusus.

Ob tantam famam Causa Beatificationis et Canonizationis apud Vicariatum Urbis inita est per celebrationem Inquisitionis Dioecesanae a die 5 mensis Decembris anno 1992 ad diem 3 mensis Iulii anno 2007, cuius auctoritas et vis iuridica ab hac Congregatione de Causis Sanctorum primum die 30 mensis Ianuarii anno 2009 probatae sunt.

Positione confecta, die 30 mensis Ianuarii anno 2014 in Congressu Peculiari Consultorum Theologorum prospero cum exitu disceptatum est, iuxta consuetudinem, an Servus Dei more heroum virtutes christianas exercuisset.

Patres Cardinales et Episcopi in Sessione Ordinaria diei 4 mensis Novembris anno 2014, cui egomet ipse Angelus Cardinalis Amato praefui, professi sunt Servum Dei virtutes theologales, cardinales iisque adnexas in modum heroum exercuisse.

Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per infrascriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Temperantia et Fortitudine iisque adnexis in gradu heroico Servi Dei Hildebrandi Gregori (in saeculo: Alaphridi Antonii), olim Abbatis Generalis Congregationis Silvestrinae Ordinis S. Benedicti et fundatoris Congregationis Sororum S. Benedicti Reparatricum a Sancto Vultu Domini Nostri Iesu Christi, in casu et ad effectum de quo agitur.

 

Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

 

Datum Romae, die 7 mensis Novembris anno Domini 2014.

 

Angelus Amato, S.D.B.

Praefectus

 

                                    + Marcellus Bartolucci

                                    Archiepiscopus tit. Mevaniensis

                                    a Secretis