Causa in corso
Marcellino da Capradosso (al secolo: Giovanni Maoloni)
- Venerabile Servo di Dio -

Marcellino da Capradosso (al secolo: Giovanni Maoloni)

(1873 - 1909)

Venerabilità:

- 08 novembre 2017

- Papa  Francesco

Laico professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; pur essendo destinato agli incarichi più umili, le persone amavano ascoltare le sue esortazioni, i contadini lasciavano il lavoro nei campi quando lo vedevano passare per sentirlo parlare di Dio. Seppe far conoscere il Signore alla gente che incontrava durante la questua o quando assisteva gli ammalati e i poveri

  • Biografia
Pur essendo analfabeta, divenne dotto della scienza di Dio e della santità

 

Il Venerabile Servo di Dio Marcellino da Capradosso (al secolo: Giovanni Maoloni) nacque il 22 settembre 1873 a Villa Sambuco di Castel di Lama (Ascoli Piceno, Italia). Trascorse l’infanzia aiutando i genitori nei campi e curando la formazione religiosa. Nonostante la forte opposizione dei parenti, nel 1902, entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, a Fossombrone. Emessa l’anno dopo la professione religiosa, venne destinato al convento di Fermo dove, in qualità di fratello laico, svolse i compiti di ortolano, portinaio e questuante. Durante questo periodo fu ammirato per le sue virtù non solo all’interno del convento, ma anche all’esterno, vivendo in maniera particolare la carità verso tutti, specialmente nei confronti degli ammalati e dei poveri.

Nel mese di giugno del 1908 chiese ai Superiori di partire come missionario per il Brasile. Ad agosto dello stesso anno, durante la questua del grano, si ammalò gravemente e venne ricoverato in ospedale con la diagnosi di peritonite tubercolare purulenta. Dopo aver affrontato l’infermità con fortezza cristiana e dopo aver subito, senza anestesia, un’operazione rivelatasi inutile, morì il 26 febbraio 1909 a Fermo (Italia).

ITER DELLA CAUSA

Il Processo Informativo Ordinario si svolse presso la Curia ecclesiastica di Fermo (Italia), dal 29 luglio 1948 al 30 novembre 1954, in ottanta Sessioni, con l’escussione di sessantadue testi, di cui due ex officio.

Il 24 novembre 1959 fu emesso il Decreto super scriptis.

La validità giuridica del Processo Informativo fu riconosciuta con il Decreto del 13 gennaio 1995.

CONGRESSO PECULIARE DEI CONSULTORI TEOLOGI

Si svolse il 28 febbraio 2017. I Consultori sottolinearono che la vita del Venerabile Servo di Dio fu caratterizzata da una costante ascesa alla perfezione cristiana. Sin da quando era ancora in famiglia veniva apprezzato per la correttezza e la bontà. Come fratello laico divenne un maestro di vita spirituale nonostante fosse analfabeta. Pur essendo destinato agli incarichi più umili, le persone amavano ascoltare le sue esortazioni, i contadini lasciavano il lavoro nei campi quando lo vedevano passare per sentirlo parlare di Dio. Seppe far conoscere il Signore alla gente che incontrava durante la questua o quando assisteva gli ammalati e i poveri. La sua fede era il frutto dell’incontro con Dio, ricercato attraverso la preghiera e la frequenza ai sacramenti. La sua spiritualità, centrata sull’amore a Gesù, sulla contemplazione del Santissimo Sacramento, sulla devozione a Maria e ai Santi francescani, era di grande profondità spirituale. Esercitò la carità verso Dio e i fratelli. In particolare veniva chiamato in altri conventi per assistere i frati malati di cui nessuno voleva occuparsi. L’umiltà e la prudenza lo contraddistinsero per tutta la vita. Durante la malattia non perse la speranza, ma fiducioso nella Provvidenza, affrontò tutto per amore di Dio.

Al termine del dibattito, i Consultori si espressero unanimemente con voto affermativo a favore del grado eroico delle virtù, della fama di santità e di segni del Venerabile Servo di Dio.

SESSIONE ORDINARIA DEI CARDINALI E DEI VESCOVI

Si riunì il 7 novembre 2017.

L’Em.mo Ponente, dopo avere tratteggiato la storia della Causa e il profilo biografico del Venerabile Servo di Dio, sottolineò che egli esercitò in modo eroico le virtù, nella quotidianità della vita, nel silenzio, nella preghiera e nel servizio generoso, particolarmente come questuante, sempre disponibile verso i confratelli. Pur essendo analfabeta, divenne dotto della scienza di Dio e della santità. Trasformò l’umile servizio della questua in attività di evangelizzazione: da una parte chiedeva, ma dall’altra donava attraverso la testimonianza della sua fede e soprattutto della sua amabilità. Il servizio più rilevante fu quello dell’assistenza ad un confratello malato di tubercolosi. Questa dedizione incondizionata lo portò a contrarre la stessa malattia. Nelle vicende della vita seppe intravedere la presenza del Regno di Dio in ogni evento, circostanza e persona.

Al termine della Relazione dell’Em.mo Ponente, che concluse constare de heroicitate virtutum, gli Em.mi ed Ecc.mi Padri risposero unanimemente con sentenza affermativa.