188 Martiri Giapponesi

(†1603-1633)

Beatificazione:

- 24 novembre 2008

- Papa  Benedetto XVI

Peter Kibe Kasui (1587-1639), sacerdote gesuita, che affrontò il martirio il 4 luglio 1639 in quella che oggi è Tokyo e 188 cattolici, appartenuti a nove diocesi del Giappone, uccisi in odio alla fede durante la persecuzione avviata dagli shogun Tokugawa, più precisamente tra il 1603 e il 1639, martiri. L’elenco comprende in maggioranza laici: di essi, 84 erano sposati, 28 dei quali tra di loro. Insieme ai loro genitori sono stati uccisi almeno 26 bambini, alcuni di pochi anni, e alcuni adolescenti

  • Biografia
  • l'elenco
  • omelia di beatificazione
Il giudice inquisitore: "Peter Kibe fu condannato a morte perché non voleva rinnegare la propria fede e incoraggiava i catechisti martoriati accanto a lui"

 

Nei primi decenni del diciassettesimo secolo, numerosi cattolici giapponesi, abbracciata con entusiasmo la fede in Cristo Gesù, furono costretti a scegliere tra la fedeltà all’Uno e Trino Signore e quella ai potenti capi feudali del loro paese.

Scelsero di dare a Dio l’obbedienza e di perdere la vita a causa della persecuzione anticristiana, piuttosto di rinnegare la loro fede.

Così, in diversi luoghi e tempi, furono martirizzati da chi non capiva come l’obbedienza al Signore non si contrappone all’osservanza delle leggi umane.

Sono 188 martiri, raggruppati in gran parte per famiglie e come tali massacrati dalla violenza pagana, senza alcun rispetto per la condizione, il sesso o l’età.

A)   Martiri di Yatsushiro, oggi prefettura di Kumamoto, diocesi di Fukuoka.

Gruppo di Samurai, uccisi nel 1603.

1)      Giovanni Minami Gorōzaemon, samurai, di 33 anni. Decapitato l8 dicembre 1603.

2)      La sua sposa Magdalena Minami, di 33 anni. Crocifissa il 9 dicembre 1603 insieme a:

3)      Il suo figlio adottivo Luigi Minami, di 7 anni.

4)      Simone Takeda Gohyōe, samurai di 33 anni.

5)      La sua sposa Inés Takeda, di 30 anni.

6)      La sua mamma, Giovanna Takeda, di circa 55 anni.

7)      Gioacchino Watanabe Jirōzaemon, catechista, di 54 anni. Morì in carcere per i patimenti e le torture il 16 agosto 1609.

II. Gruppo di popolani, uccisi tra il 1606 e il 1609.

8)      Michele Mitsuishi Hikoemon, catechista, di 50 anni. Decapitato il 4 febbraio 1609.

9)      Suo figlio Tommaso di 13 anni. Decapitato con il padre.

10)    Suo figlio Giovanni Hattori Jingorō, di circa 5 anni. Decapitato con il padre.

11)     Suo figlio Pietro Hattori, decapitato con il padre

 

B)    I martiri di Yamaguchi e Hagi, diocesi di Hiroschima.

12)       Melchiorre Kumagai Buzen no Kami Motonao, nobile samurai, decapitato il 16 agosto 1605.

13)       Damiano, originario di Yamaguchi, catechista cieco, decapitato il 19 agosto 1605.

 

C)    Il martire di Hirasa, oggi Sendai, diocesi di Kagoshima

14)       Leone Saisho Shichiemon Atsumoto, nobile samurai, decapitato il 17 novembre 1608.

 

D)   Martiri di Ikitsuki (Hirado), diocesi di Nagasaki, uccisi il 14 novembre 1609.

15) Gaspare Nishi Genka, di 54 anni, samurai, catechista, fu decapitato insieme a:

16) La sua sposa Úrsula, di 54 anni.

17) Suo figlio Giovanni Mataichi Nishi, di 24 anni.

 

E)    Martiri di Arima, oggi Kita Arima, diocesi di Nagasaki, uccisi il 7 ottobre 1613.

18) Adriano Takahashi Mondo, samurai, fu bruciato vivo insieme a:

19) La sua sposa Giovanna Takahashi

20) Leone Hayashida Sukemon, samurai

21) La sua sposa Marta Hayashida

22) Sua figlia Magdalena di 19 anni

23) Suo figlio Diego, di 12 anni

24) Leone Taketomi Kaniemon, samurai.

25) Suo figlio Paolo di 24 anni.

 

F)     Martire di Arakawa (Arima), diocesi di Fukuoka

26) Adamo Arakawa, catechista, decapitato nel 1614.

 

G)   Martiri di Miyaco (Kyōto), diocesi di Kyōto, bruciati vivi il 6 ottobre 1619

27) Giovanni Hashimoto Tahyōe, nobile samurai, martirizzato insieme alla sua famiglia:

28) La sua sposa Tecla.

29) Sua figlia Caterina di 13 anni.

30) Suo figlio Tommaso di 12 anni.

31) Suo figlio Francesco di 8 anni.

32) Suo figlio Pietro di 6 anni.

33) Sua figlia Luisa di 3 anni.

34) Kian Tommaso, originario del regno di Bungo.

35) Ikegami Tommaso, originario di Hokkoku.

36) Rihyōe Lino, originario di Chogoku.

37) Sua madre Maria, originaria di Tsunokuni.

38) Cosma, originario di Yamashiro.

39) Dōmi Antonio, originario di Yamato.

40) Ogawa Gioacchino, originario di Mino.

41) Kyūsaku Giovanni, originario di Miyako.

42) Sua figlia Regina, di 2 anni.

43) Shinshirō Tommaso, originario di Yamashiro.

44) La sua sposa Maria.

45) Gabriele, originario di Owari.

46) Maria, originaria di Yamashiro.

47) Sua figlia Monica, di 4 anni.

48) Marta, originaria di Kawachi.

49) Suo figlio Benito di due anni.

50) Maria, originaria di Tamba.

51) Suo figlio Sisto, di 3 anni.

52) Monica, originaria di Mino.

53) Tōemon Tommaso, originario di Owari.

54) Sua moglie Lucia.

55) Rufina, originaria di Owari.

56) Sua figlia Marta di 7 anni.

57) Monica, originaria di Ōmi.

58) Kosaburō Manuel, originario di Tamba.

59) Yoemon Tommaso, originario di Tamba.

60) Sua madre Anna.

61) Agata, originaria di Ōmi.

62) Crūiō Maria, originaria di Bungo.

63) Sōroku Gerolamo, originario di Aki.

64) Sua moglie Lucia.

65) Sakurai Giovanni, originario di Bungo.

66) Sua nuora Úrsula.

67) Kyūjirō Mancio, originario di Miyako.

68) Matagorō Luigi originario di Miyako.

69) Kyūsuke Leone, originario di Owari.

70) Sua moglie Marta.

71) Mencia, originaria di Ōmi.

72) Sua figlia Lucia di 3 anni.

73) Magdalena, originaria di Owari.

74) Thūzu Diego.

75) Maria, originaria di Tamba.

76) Shōzaburo Francesco, figlio di Cosma, originario di Miyako.

77) Francesco, originario di Miyako.

 

H)   I martiri della famiglia Kagayama – Ogasawara. Tutti i membri di questa famiglia furono sterminati, in diversi posti e tempi, essi sono:

78)       Diego Kagayama Hayato no Kami, nobile samurai, governatore di Kokura e ivi martirizzato, diocesi di Fukuoka, il 15 ottobre 1619.

79)       Baldassarre Kagayama Hanzaemon, nobile samurai, decapitato a Hiji (Oita), diocesi di Fukuoka, il 15 ottobre 1619.

80)       Suo figlio Diego, martirizzato con il padre.

81)        Ogasawara Gen’ya, samurai, martirizzato in Kumamoto, diocesi di Fukuoka il 15 ottobre 1619.

82)       La sua sposa Miya Kagayama uccisa il 30 gennaio 1936 in Kumamoto, diocesi di Fukuoka insieme a tutta la sua famiglia:

83)       Suo figlio Genpachi.

84)       Sua figlia Mari.

85)       Sua figlia Kuri.

86)       Suo figlio Saesaemon.

87)       Suo figlio Sanyuemon.

88)       Suo figlio Shirō  .

89)       Suo figlio Gorō.

90)       Sua figlia Tsuchi.

91)       Suo figlio Gonnosuke e 4 servitori.

 

I)      I martiri di Edo, arcidiocesi di Tōkiō:

95)       Giovanni Hara Mondo no Suke, nobile samurai. Torturato e mutilato, fu bruciato vivo il 4 dicembre 1623 a Shinagawa, Tokyo.

96)       Pietro Kibe Kasui S.J., sacerdote della Compagnia di Gesù, di anni 52. Nacque a Kibe, prefettura di Oita, nel 1587, lo stesso anno in cui il feudatario samurai Toyotomi Hideyoshi proibì il cristianesimo. Entrò molto giovane nel seminario di Arima e lavorò con i missionari gesuiti come “dojuku” fino al traferimento dei missionari gesuiti a Macao nel 1614. Per poter continuare gli studi ed essere ordinato sacerdote, attraversò l’Asia fino a Gerusalemme, quindi arrivò a Roma, dove fu ordinato sacerdote. Pochi mesi più tardi entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù e, alla sua conclusione, emise la professione religiosa. Inviato in patria come missionario, dopo un viaggio lungo e faticosissimo, nel 1630 riesce a rientrare nella sua terra poco prima della chiusura totale del Giappone agli stranieri e ai cattolici in particolare. In un primo tempo la sua missione si svolse a Nagasaki, fino al 1633, poi si spostò più a nord. All’inizio del 1639 venne arrestato e portato a Edo (Tokyo), dove sarà interrogato dallo shogun in persona: Tokugawa Iemitsu. Dopo inenarrabili tormenti fu sottoposto al tormento della “fossa”: appeso a testa in giù fino alla sua morte, nel giugno del 1639.   

 

J)      I martiri di Hiroshima, diocesi di Hiroshima:

96)       Francesco Tōyama Jintarō, nobile samurai, del Terzo Ordine Francescano. Ucciso il 16 febbraio 1624.

97) Matteo Shōbara Ichizaemon, crocifisso il 17 febbraio 1624.

98) Gioacchino Kurōemon, catechista, crocifisso il 17 febbraio 1624.

 

K)   I martiri del monte Unzen, diocesi di Nagasaki. Insieme al feudatario furono uccisi i suoi collaboratori e altri cristiani provenienti dalla penisola di Shimabara:

99)       Paolo Uchibori Sakuyemon, nobile samurai, di  47 anni, originario di Sakuemon, ucciso il 28 febbraio 1627. Precedentemente, il 21 febbraio 1627, fu sterminata tutta la sua famiglia.

100)  La sua sposa Agata.

101)  Suo figlio Baldassarre Uchibori.

102)  Suo figlio Antonio Uchibori.

103)  Suo figlio Ignazio Uchibori.

104)  Paolo Onizuka Magoyemon, samurai, di circa 47 anni, ucciso, dopo essere stato torturato per più giorni, il 17 maggio 1627.

105)  Gaspare Kizaemon, originario di Kuchinotsu.

106)  Maria, sposa di Gioacchino Mine Sukedayū, originaria di Kuchinotsu.

107)  Gaspare Nagai Sōhan, originario di Shimabara.

108)  Luigi Shinzaburō, originario di Shimabara.

109)  Dionigi Tenka Saiki, originario di Fukae

110)  Suo figlio Luigi Kizō Saiki

111)  Damiano Ichiyata, cugino di Dionigi Tenka.

112)  Leone Nakayama Sōkan, orginario di Fukae

113)  Suo figlio, Paolo Nakayama Kinzō.

114)  Giovanni Kyūzaki, originario di Fukae.

115)  Giovanni Heisaku, originario di Arie.

116)  Tommaso Shingorō, di 52 anni, originario di Kuchinotsu.

117)  Alessio Shōhachi, di 25 anni, originario di Kuchinotsu.

118)  Tommaso Kondō Hiōyemon, di 63 anni originario di Kuchinotsu.

119)  Giovanni Araki Kanshichici, di 34 anni, originario di Kuchinotsu.

120)  Gioacchino Mine Sukedayū, di 60 anni, originario di Kuchinotsu.

121)  Paolo Nishida Kyuha, di 74 anni, originario di Shimabara.

122)  Maria, sposa di Miguel Yokichi, di 36 anni, originaria di Shimabara.

123)  Giovanni Matsutake Chōzaburō, di 38 anni, originario di Shimabara.

124)  Bartolomeo Baba Haniemon, di 53 anni, originario di Fukae.

125)  Luigi Sukeemon, di 37 anni, originario di Arie.

126)  Paolo Onizuka Magoemon, di 64 anni, originario di Hachirao.

127)  Luigi Hayashida Sōka, di 67 anni, originario di Arie.

128)  La sua sposa Magdalena Hayashida, di 67 anni, originaria di Arie.

129)  Suo figlio Paolo Hayashida, di 35 anni, originario di Arie.

 

L)    I martiri di Yonezawa, diocesi di Niigata.

130)  Luigi Amagasu Uyemon, nobile samurai, originario di Shiroishi, decapitato il 12 gennaio 1629.

131)  Suo figlio Michele Amagasu Tayemon.

132)  Domenica Amagasu, sposa di Michele Amagasu Tayemon.

133)  Sua figlia Giusta, di tre anni.

134)  Vincenzo Kurogane Ichibyōe, figlio di Luigi Amagasu.

135)  La sua sposa Tecla Kurogane.

136)  Sua figlia Lucia.

137)  Maria Itō.

138)  Marina Chōbo.

139)  Pietro Yahiyōe.

140)  Mattia Hikosuke.

141)  Timoteo Ōbasama Jirōbyōe, ospite del samurai Luigi Amagasu.

142)  La sua sposa Lucia Ōbasama.

143)  Giovanni Gorōbyōe.

144)  Gioacchino Saburōbyoe.

145)  Giovanni Banzai.

146)  La sua sposa Aurora Banzai.

147)  Suo figlio Antonio Banzai Orosu.

148)  Paolo Sanjurō, genero di Giovanni Banzai.

149)  La sua sposa Rufina.

150)  Suo figlio Paolo.

151)  Sua figlia Marta.

152)  Simone Takahashi Jin’emon

153)  La sua figlia: Tecla Takahashi.

154)  Paolo Nishihori.

155)  Luigi Jin’emon.

156)  La sua sposa Anna.

157)  Mancio Yoshino Han’emon.

158)  La sua sposa Giulia Yoshino.

159)  Antonio Anazawa Han’emon.

160)  La sua sposa Crescenzia Anazawa.

161)  Suo figlio Paolo Anazawa Juzaburō.

162)  Suo figlio Romano Matsujiro.

163)  Suo figlio Michele Osamu.

164)  Andrea Yamamoto Shichiemon.

165)  La sua sposa Maria Yamamoto.

166)  Sua figlia Ursula Yamamoto.

167)  Ignazio Iida Soyemon.

168)  La sua sposa Lucia Iida.

169)  Giovanni Ariie Kiemon

170)  La sua sposa Magdalena Ariie.

171)  Suo figlio Pietro Ariie Jenzō.

172)  Alessio Satō Seisuke, samurai di Anazawa.

173)  La sua sposa Lucia Satō.

174)  Sua figlia Isabella Satō.

175)  Paolo Satō Matagorō, fratello di Alessio Satō Seisuke.

176)  Shichizaemon.

177)  La sua sposa Magdalena.

178)  Sua figlia (non nominata), di 5 anni.

179)  Sua figlia  (non nominata), di 3 anni.

180)  Alessio Choemon, samurai.

181)  Candido “Bōzu”, cognato della sposa di Alessio Choemon.

182)  Ignazio, nipote di Candido.

 

M)  I martiri della collina di Nishizaka, Nagasaki, diocesi di Nagasaki.

183)  Michele Kusuriya, farmacista, provisor della Confraternita della Misericordia, bruciato vivo il 28 luglio 1633, salì al martirio cantando “Laudate Dominum”.

184)  Nicola Keian Fukunaga S.J., di famiglia samurai, Fratello della Compagnia di Gesù, torturato a morte nella fossa dal 28 al 31 luglio 1633.

185)  P. Giuliano  Nakaura Jingorō S.J., sacerdote della Compagnia di Gesù, torturato a morte nella fossa dal 18 al 21 ottobre 1633.

 

N)   Il martire di Ōsaka, arcidiocesi di Ōsaka.

186)  P. Diego Yūki Ryōsetsu S.J., sacerdote della Compagnia di Gesù, samurai, torturato a morte nella fossa nel febbraio del 1636.

 

O)   Il martire di Nagasaki del 1637, arcidiocesi di Nagasaki.

187)  P. Tommaso di S. Agostino Jihyōe Kintsuba O.S.A., torturato con raffinati tormenti per un mese, conseguì infine la vittoria del martirio , nella fossa, il 6 novembre 1637.

BEATIFICACIÓN DE PEDRO KIBE KASUI Y 187 COMPAÑEROS MÁRTIRES

MENSAJE DEL CARDENAL JOSÉ SARAIVA MARTINS
AL FINAL DE LA MISA DE BEATIFICACIÓN


Nagasaki, Japón
Lunes 24 de noviembre de 2008

 

Al final de esta celebración eucarística, durante la cual he tenido el honor de presidir el solemne rito de beatificación de Pedro Kibe Kasui y de sus 187 compañeros, todos ellos hijos de la amada tierra japonesa, me uno a la alegría de todos los presentes y de quienes desde lejos viven este momento verdaderamente eclesial. Me alegra mucho el encargo que el Santo Padre Benedicto XVI me encomendó de ser su representante en este significativo acontecimiento, y a todos os transmito su paternal bendición apostólica.

El siervo de Dios Juan Pablo II, precisamente aquí en Nagasaki, el 26 de febrero de 1981, dijo: "Quiero ser hoy uno de los muchos peregrinos que vienen aquí, a Nagasaki, a la Colina de los mártires, al lugar en que unos cristianos sellaron su fidelidad a Cristo con el sacrificio de su vida. (...) El 5 de febrero de 1597 veintiséis mártires dieron testimonio en Nishizaka del poder de la cruz. Fueron los primeros de una rica falange de mártires, pues muchos más consagrarían después este suelo con sus sufrimientos y su muerte. (...) Vengo hoy —proseguía Juan Pablo II— a este lugar como un peregrino para dar gracias a Dios por la vida y la muerte de los mártires de Nagasaki, por aquellos veintiséis y por los que les siguieron después" (Discurso durante la visita a la Colina de los mártires, en Nagasaki: L'Osservatore Romano, edición en lengua española, 15 de marzo de 1981, p. 10).

Con la beatificación de hoy, estas palabras proféticas se han cumplido en gran parte. Después de cuatro siglos, los nombres de 188 cristianos heroicos vuelven a la luz. Todo ellos recibieron el don supremo del martirio por su fe en Cristo. Si hasta ahora estaban escritos secretamente en el "Libro de la vida" (Flp 4, 3), de hoy en adelante han quedado incluidos en el catálogo de los beatos.
La fidelidad de tantos mártires, de toda edad y condición, en los diversos tiempos y lugares, es signo de la doctrina vital de la Iglesia, ya que el martirio es el ejercicio más pleno de la libertad humana y el acto supremo del amor. Como escribió san Agustín: "No es la condena o el tormento lo que hace al mártir, sino la causa o el motivo, que es Cristo" (cf. Comentario a los Salmos 34, 2, 13; 68, 19; Serm. 275, 1; Carta 204, 4; 185, 9).

"Conviene poner siempre de relieve —afirma el Santo Padre Benedicto XVI— esta característica distintiva del martirio cristiano: es exclusivamente un acto de amor a Dios y a los hombres, incluidos los perseguidores" (Ángelus del 26 de diciembre de 2007L'Osservatore Romano, edición en lengua española, 28 de diciembre de 2007, p. 4).

En nuestro mundo, preocupado por su porvenir, el ejemplo de los que "blanquearon su túnica en la sangre del Cordero" (Ap 7, 14) constituye un punto de referencia seguro y confirma el testimonio público de la fe para que con palabras y obras podamos dar prueba de nuestros ideales y promover la fraternidad entre los hijos de Dios.

La Iglesia del "Haced esto en conmemoración mía", engendrada cada día por la Eucaristía; la Iglesia del "Id y anunciad", es decir, la Iglesia misionera de Cristo, es también la Iglesia de los mártires, que nunca se ha despojado de la túnica roja del martirio. Por esos motivos, esta asamblea está viviendo hoy una experiencia entusiasmante de fe y comunión eclesial, enriquecidas por la fe de tantos hombres y mujeres, jóvenes, adultos y niños, individuos y familias, en su mayor parte laicos, que han confesado a Cristo, derramando su sangre. Con razón, la Veritatis splendor subraya que "el martirio es un signo preclaro de la santidad de la Iglesia" y "anuncio solemne y compromiso misionero" (n. 93).

Así pues, el admirable testimonio de un grupo tan numeroso de mártires del pueblo de Dios japonés, elevado al honor de los altares, es una levadura que actúa a través de los siglos y nos alcanza como fuente de esperanza para el futuro de esta comunidad eclesial nipona y para el futuro de todo el Japón.

Que Santa María, Reina de los mártires, con ocasión de la solemne ceremonia de beatificación de Pedro Kibe y compañeros, proteja a todos los que, confiando en su intercesión, piden la gracia de dar testimonio de Cristo, muerto y resucitado, ofreciendo con amor, en todo momento, su vida al servicio del Evangelio.