Francesco di Sales

Francesco di Sales

(1567-1622)

Beatificazione:

- 08 gennaio 1662

- Papa  Innocenzo X

Canonizzazione:

- 19 aprile 1665

- Papa  Alessandro VII

- Basilica Vaticana

Ricorrenza:

- 24 gennaio

Vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa: vero pastore di anime, ricondusse alla comunione cattolica moltissimi fratelli da essa separati, insegnò ai cristiani con i suoi scritti la devozione e l’amore di Dio e istituì, insieme a santa Giovanna di Chantal, l’Ordine della Visitazione; vivendo poi a Lione in umiltà, rese l’anima a Dio il 28 dicembre e fu sepolto in questo giorno ad Annecy.. Patrono della stampa cattolica.

  • Biografia
  • Udienza generale Benedetto XVI
  • Breve Pio IX
"Dio è il Dio del cuore umano"

 

François de Sales nasce il 21 agosto del 1567 a Thorens-Glières, in Francia, da nobile e antica famiglia di Boisy, nella Savoia.

Si forma nei migliori collegi francesi, poi asseconda il volere del padre, che sogna per lui la carriera giuridica, e va a studiare diritto all’Università di Padova. Qui matura un certo interesse per la teologia. Si laurea con il massimo dei voti e rientrato in Francia nel 1592 si iscrive all’ordine degli avvocati. Ma il suo più grande desiderio è ormai farsi prete, sicché l’anno dopo, il 18 dicembre, viene ordinato sacerdote e tre giorni dopo, all’età di 26 anni, celebra la sua prima messa.

Nominato arciprete del capitolo cattedrale di Ginevra, Francesco manifesta doti di zelo e di carità, di diplomazia e di equilibrio. Nell’imperversare del calvinismo, si offre volontario per rievangelizzare la regione dello Chablais. Nella predicazione cerca il dialogo, ma si scontra con porte chiuse, neve, freddo, fame, notti all’addiaccio, agguati, insulti e minacce.

Studia allora la dottrina di Calvino per comprenderla a fondo e per spiegare meglio le differenze con il credo cattolico e anziché ricorrere alla sola predicazione e alla disputa teologica, escogita il sistema di pubblicare, far affiggere in luoghi pubblici o lasciare porta a porta fogli e manifesti esponendo le singole verità di fede in maniera semplice ed efficace. Le conversioni non sono molte, ma cessano l’ostilità e il pregiudizio verso il cattolicesimo.

Francesco si stabilisce poi a Thonon, nella capitale dello Chablais, e qui si dedica, tra l’altro, alle visite ai malati, ad opere di carità e a colloqui personali con i fedeli. Chiede poi di essere trasferito a Ginevra, città simbolo della dottrina calvinista, col desiderio di recuperare quanti più credenti alla Chiesa cattolica,

Nel 1599 viene nominato vescovo coadiutore di Ginevra, tre anni dopo la diocesi è totalmente nelle sue mani, con sede ad Annecy. Francesco vi si spende senza riserve: visita parrocchie, forma il clero, riordina monasteri e conventi, non si risparmia nella predicazione, in catechesi e iniziative per i fedeli. Sceglie il catechismo dialogato e la sua perseveranza e dolcezza nella direzione spirituale guidano svariate conversioni.

Nel marzo del 1604, durante la predicazione quaresimale a Digione, conosce Giovanna Francesca Fremyot de Chantal con la quale istaura una bella amicizia dalla quale origina anche un carteggio epistolare di direzione spirituale. A lei, nel 1608, dedica Filotea o Introduzione alla vita devota. Filotea è il nome ideale di chi ama o vuole amare Dio; Francesco concepisce il testo per riassumere in maniera concisa e pratica i principi della vita interiore e per insegnare ad amare Dio con tutto il cuore e con tutte le forze nella quotidianità. L’idea è quella di formare a una vita pienamente cristiana coloro che vivono nel mondo e devono assolvere compiti civili e sociali. Lo scritto ha un successo enorme.

La lunga ed intensa collaborazione tra Francesco e Giovanna fa scaturire grandi frutti spirituali. Tra questi la Congregazione della Visitazione di Santa Maria fondata nel 1610 ad Annecy con lo scopo principale di visitare e soccorrere i poveri.

Otto anni dopo la congregazione diviene un ordine contemplativo (oggi le monache vengono chiamate visitandine); ne detta le costituzioni, ispirandosi alla regola di S. Agostino, lo stesso Francesco. Ma la de Chantal, dispone poi che le sue religiose si occupino anche dell’educazione e istruzione delle fanciulle, specialmente di famiglie agiate.

Nel 1616 Francesco scrive Teotimo o Trattato dell’amor di Dio, opera di straordinario spessore teologico, filosofico e spirituale, pensata come una lunga lettera indirizzata all’amico “Teotimo” che presenta ad ogni uomo la sua vocazione essenziale: vivere è amare. Il testo vuole indicare le vie migliori perché ciascuno possa realizzare un incontro personale con Dio.

Francesco di Sales muore il 28 dicembre del 1622 a Lione, all’età di 52 anni, e il 24 gennaio dell’anno dopo le sue spoglie vengono traslate ad Annecy.

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 2 marzo 2011

 

San Francesco di Sales

Cari fratelli e sorelle,

“Dieu est le Dieu du coeur humain” [Dio è il Dio del cuore umano] (Trattato dell’Amore di Dio, I, XV): in queste parole apparentemente semplici cogliamo l’impronta della spiritualità di un grande maestro, del quale vorrei parlarvi oggi, san Francesco di Sales, Vescovo e Dottore della Chiesa. Nato nel 1567 in una regione francese di frontiera, era figlio del Signore di Boisy, antica e nobile famiglia di Savoia. Vissuto a cavallo tra due secoli, il Cinquecento e il Seicento, raccolse in sé il meglio degli insegnamenti e delle conquiste culturali del secolo che finiva, riconciliando l’eredità dell’umanesimo con la spinta verso l’assoluto propria delle correnti mistiche. La sua formazione fu molto accurata; a Parigi fece gli studi superiori, dedicandosi anche alla teologia, e all’Università di Padova quelli di giurisprudenza, come desiderava il padre, conclusi in modo brillante, con la laurea in utroque iure, diritto canonico e diritto civile. Nella sua armoniosa giovinezza, riflettendo sul pensiero di sant’Agostino e di san Tommaso d’Aquino, ebbe una crisi profonda che lo indusse a interrogarsi sulla propria salvezza eterna e sulla predestinazione di Dio nei suoi riguardi, soffrendo come vero dramma spirituale le principali questioni teologiche del suo tempo. Pregava intensamente, ma il dubbio lo tormentò in modo così forte che per alcune settimane non riuscì quasi del tutto a mangiare e dormire. Al culmine della prova, si recò nella chiesa dei Domenicani a Parigi, aprì il suo cuore e pregò così: “Qualsiasi cosa accada, Signore, tu che tieni tutto nella tua mano, e le cui vie sono giustizia e verità; qualunque cosa tu abbia stabilito a mio riguardo …; tu che sei sempre giusto giudice e Padre misericordioso, io ti amerò, Signore […], ti amerò qui, o mio Dio, e spererò sempre nella tua misericordia, e sempre ripeterò la tua lode… O Signore Gesù, tu sarai sempre la mia speranza e la mia salvezza nella terra dei viventi” (I Proc. Canon., vol I, art 4). Il ventenne Francesco trovò la pace nella realtà radicale e liberante dell’amore di Dio: amarlo senza nulla chiedere in cambio e confidare nell’amore divino; non chiedere più che cosa farà Dio con me: io lo amo semplicemente, indipendentemente da quanto mi dà o non mi dà. Così trovò la pace, e la questione della predestinazione - sulla quale si discuteva in quel tempo – era risolta, perché egli non cercava più di quanto poteva avere da Dio; lo amava semplicemente, si abbandonava alla Sua bontà. E questo sarà il segreto della sua vita, che trasparirà nella sua opera principale: il Trattato dell’amore di Dio.

Vincendo le resistenze del padre, Francesco seguì la chiamata del Signore e, il 18 dicembre 1593, fu ordinato sacerdote. Nel 1602 divenne Vescovo di Ginevra, in un periodo in cui la città era roccaforte del Calvinismo, tanto che la sede vescovile si trovava “in esilio” ad Annecy. Pastore di una diocesi povera e tormentata, in un paesaggio di montagna di cui conosceva bene tanto la durezza quanto la bellezza, egli scrive: “[Dio] l’ho incontrato pieno di dolcezza e soavità fra le nostre più alte e aspre montagne, ove molte anime semplici lo amavano e adoravano in tutta verità e sincerità; e caprioli e camosci correvano qua e là tra i ghiacci spaventosi per annunciare le sue lodi” (Lettera alla Madre di Chantal, ottobre 1606, in Oeuvres, éd. Mackey, t. XIII, p. 223). E tuttavia l’influsso della sua vita e del suo insegnamento sull’Europa dell’epoca e dei secoli successivi appare immenso. E’ apostolo, predicatore, scrittore, uomo d’azione e di preghiera; impegnato a realizzare gli ideali del Concilio di Trento; coinvolto nella controversia e nel dialogo con i protestanti, sperimentando sempre più, al di là del necessario confronto teologico, l’efficacia della relazione personale e della carità; incaricato di missioni diplomatiche a livello europeo, e di compiti sociali di mediazione e di riconciliazione. Ma soprattutto san Francesco di Sales è guida di anime: dall’incontro con una giovane donna, la signora di Charmoisy, trarrà spunto per scrivere uno dei libri più letti nell’età moderna, l’Introduzione alla vita devota; dalla sua profonda comunione spirituale con una personalità d’eccezione, santa Giovanna Francesca di Chantal, nascerà una nuova famiglia religiosa, l’Ordine della Visitazione, caratterizzato – come volle il Santo – da una consacrazione totale a Dio vissuta nella semplicità e umiltà, nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie: “… voglio che le mie Figlie – egli scrive – non abbiano altro ideale che quello di glorificare [Nostro Signore] con la loro umiltà” (Lettera a mons. de Marquemond, giugno 1615). Muore nel 1622, a cinquantacinque anni, dopo un’esistenza segnata dalla durezza dei tempi e dalla fatica apostolica.

Quella di san Francesco di Sales è stata una vita relativamente breve, ma vissuta con grande intensità. Dalla figura di questo Santo emana un’impressione di rara pienezza, dimostrata nella serenità della sua ricerca intellettuale, ma anche nella ricchezza dei suoi affetti, nella “dolcezza” dei suoi insegnamenti che hanno avuto un grande influsso sulla coscienza cristiana. Della parola “umanità” egli ha incarnato diverse accezioni che, oggi come ieri, questo termine può assumere: cultura e cortesia, libertà e tenerezza, nobiltà e solidarietà. Nell’aspetto aveva qualcosa della maestà del paesaggio in cui è vissuto, conservandone anche la semplicità e la naturalezza. Le antiche parole e le immagini in cui si esprimeva suonano inaspettatamente, anche all’orecchio dell’uomo d’oggi, come una lingua nativa e familiare.

A Filotea, l’ideale destinataria della sua Introduzione alla vita devota (1607), Francesco di Sales rivolge un invito che poté apparire, all’epoca, rivoluzionario. E’ l’invito a essere completamente di Dio, vivendo in pienezza la presenza nel mondo e i compiti del proprio stato. “La mia intenzione è di istruire quelli che vivono nelle città, nello stato coniugale, a corte […]” (Prefazione alla Introduzione alla vita devota). Il Documento con cui Papa Pio IX, più di due secoli dopo, lo proclamerà Dottore della Chiesa insisterà su questo allargamento della chiamata alla perfezione, alla santità. Vi è scritto:“[la vera pietà] è penetrata fino al trono dei re, nella tenda dei capi degli eserciti, nel pretorio dei giudici, negli uffici, nelle botteghe e addirittura nelle capanne dei pastori […]” (Breve Dives in misericordia, 16 novembre 1877). Nasceva così quell’appello ai laici, quella cura per la consacrazione delle cose temporali e per la santificazione del quotidiano su cui insisteranno il Concilio Vaticano II e la spiritualità del nostro tempo. Si manifestava l’ideale di un’umanità riconciliata, nella sintonia fra azione nel mondo e preghiera, fra condizione secolare e ricerca di perfezione, con l’aiuto della Grazia di Dio che permea l’umano e, senza distruggerlo, lo purifica, innalzandolo alle altezze divine. A Teotimo, il cristiano adulto, spiritualmente maturo, al quale indirizza alcuni anni dopo il suo Trattato dell’amore di Dio (1616), san Francesco di Sales offre una lezione più complessa. Essa suppone, all’inizio, una precisa visione dell’essere umano, un’antropologia: la “ragione” dell’uomo, anzi l’“anima ragionevole”, vi è vista come un’architettura armonica, un tempio, articolato in più spazi, intorno ad un centro, che egli chiama, insieme con i grandi mistici, “cima”, “punta” dello spirito, o “fondo” dell’anima. E’ il punto in cui la ragione, percorsi tutti i suoi gradi, “chiude gli occhi” e la conoscenza diventa tutt’uno con l’amore (cfr libro I, cap. XII). Che l’amore, nella sua dimensione teologale, divina, sia la ragion d’essere di tutte le cose, in una scala ascendente che non sembra conoscere fratture e abissi, san Francesco di Sales lo ha riassunto in una celebre frase: “L’uomo è la perfezione dell’universo; lo spirito è la perfezione dell’uomo; l’amore è quella dello spirito, e la carità quella dell’amore” (ibid., libro X, cap. I).

In una stagione di intensa fioritura mistica, il Trattato dell’amore di Dio è una vera e propria summa, e insieme un’affascinante opera letteraria. La sua descrizione dell’itinerario verso Dio parte dal riconoscimento della “naturale inclinazione” (ibid., libro I, cap. XVI), iscritta nel cuore dell’uomo pur peccatore, ad amare Dio sopra ogni cosa. Secondo il modello della Sacra Scrittura, san Francesco di Sales parla dell’unione fra Dio e l’uomo sviluppando tutta una serie di immagini di relazione interpersonale. Il suo Dio è padre e signore, sposo e amico, ha caratteristiche materne e di nutrice, è il sole di cui persino la notte è misteriosa rivelazione. Un tale Dio trae a sé l’uomo con vincoli di amore, cioè di vera libertà: “poiché l’amore non ha forzati né schiavi, ma riduce ogni cosa sotto la propria obbedienza con una forza così deliziosa che, se nulla è forte come l’amore, nulla è amabile come la sua forza” (ibid., libro I, cap. VI). Troviamo nel trattato del nostro Santo una meditazione profonda sulla volontà umana e la descrizione del suo fluire, passare, morire, per vivere (cfr ibid., libro IX, cap. XIII) nel completo abbandono non solo alla volontà di Dio, ma a ciò che a Lui piace, al suo “bon plaisir”, al suo beneplacito (cfr ibid., libro IX, cap. I). All’apice dell’unione con Dio, oltre i rapimenti dell’estasi contemplativa, si colloca quel rifluire di carità concreta, che si fa attenta a tutti i bisogni degli altri e che egli chiama “estasi della vita e delle opere” (ibid., libro VII, cap. VI).

Si avverte bene, leggendo il libro sull’amore di Dio e ancor più le tante lettere di direzione e di amicizia spirituale, quale conoscitore del cuore umano sia stato san Francesco di Sales. A santa Giovanna di Chantal, a cui scrive: “[…] Ecco la regola della nostra obbedienza che vi scrivo a caratteri grandi: FARE TUTTO PER AMORE, NIENTE PER FORZA - AMAR PIÙ L’OBBEDIENZA CHE TEMERE LA DISOBBEDIENZA. Vi lascio lo spirito di libertà, non già quello che esclude l’obbedienza, ché questa è la libertà del mondo; ma quello che esclude la violenza, l’ansia e lo scrupolo” (Lettera del 14 ottobre 1604). Non per niente, all’origine di molte vie della pedagogia e della spiritualità del nostro tempo ritroviamo proprio la traccia di questo maestro, senza il quale non vi sarebbero stati san Giovanni Bosco né l’eroica “piccola via” di santa Teresa di Lisieux.

Cari fratelli e sorelle, in una stagione come la nostra che cerca la libertà, anche con violenza e inquietudine, non deve sfuggire l’attualità di questo grande maestro di spiritualità e di pace, che consegna ai suoi discepoli lo “spirito di libertà”, quella vera, al culmine di un insegnamento affascinante e completo sulla realtà dell’amore. San Francesco di Sales è un testimone esemplare dell’umanesimo cristiano; con il suo stile familiare, con parabole che hanno talora il colpo d’ala della poesia, ricorda che l’uomo porta iscritta nel profondo di sé la nostalgia di Dio e che solo in Lui trova la vera gioia e la sua realizzazione più piena.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins de langue française! À l’école de saint François de Sales, puissiez-vous apprendre que la vraie liberté inclut l’obéissance et culmine dans la réalité de l’amour. N’ayez pas peur d’aimer Dieu par-dessus tout! Vous trouverez en Lui seul la vraie joie et la pleine réalisation de votre vie! Avec ma bénédiction!

I am happy to greet the pilgrims from Saint Mary’s University College, Twickenham; I vividly recall their warm welcome during my recent Apostolic Visit to England. I also greet the group from Saint Norbert’s Catholic School in Denmark. To the choirs I express my gratitude for their praise of God in song. Upon all the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from Ireland, Finland, Singapore and the United States, I cordially invoke God’s abundant blessings.

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Gäste deutscher Sprache und heute ganz besonders natürlich an die Pilger aus Pentling. Insbesondere danke ich auch den Südtirolern für die schöne Musik. Wie der heilige Franz von Sales wollen wir uns der Hand Gottes anvertrauen und uns von seiner Liebe immer mehr prägen lassen. Der Herr segne euch alle.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Argentina, México y otros países latinoamericanos. Os invito a que, siguiendo el ejemplo de san Francisco de Sales, sepáis encontrar la libertad verdadera en el amor incondicional a Dios, nuestra verdadera alegría y nuestra plena realización.

Queridos amigos vindos dos países de língua portuguesa, sede bem-vindos! São Francisco de Sales lembra que cada ser humano traz inscrita no íntimo de si a nostalgia de Deus. Possais todos dar-vos conta dela e por ela orientar as vossas vidas, pois só em Deus encontrareis a verdadeira alegria e a realização plena. Para tal, dou-vos a minha bênção. Ide em paz!

Saluto in lingua polacca:

Witam serdecznie obecnych tu Polaków. Święty Franciszek Salezy nauczał, że każdy człowiek odczuwa w swojej duszy tęsknotę za Bogiem. Tylko w Nim może znaleźć prawdziwą radość i spełnienie samego siebie. Zachęcał wszystkich, by jednoczyli się z Bogiem, trwali na modlitwie nawet wśród najbardziej licznych obowiązków. Niech ta zachęta będzie i dla nas ważnym przypomnieniem. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente i Polacchi qui presenti. San Francesco di Sales affermava che ogni essere umano sente nella sua anima la nostalgia di Dio. Solo in Lui può trovare le vera gioia e la propria realizzazione. Esortava tutti all’unione con Dio e ad essere perseveranti nella preghiera perfino tra molteplici impegni. Sia questo anche per noi un richiamo importante. Sia lodato Gesù Cristo.

Saluto in lingua croata:

Radosno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike iz župe Svetog Leopolda Mandića iz Orehovice te iz župe Uskrsnuća Kristovog iz Sesvetskog Kraljevca.
Moleći na grobu apostola Petra, nasljedujte njegovo svjedočanstvo vjere prepoznavajući u Isusu iz Nazareta Sina Božjega i svoga Spasitelja. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Saluto con gioia tuttiipellegriniCroati particolarmente i fedeli della parrocchia di San Leopoldo Mandićin Orehovica e della parrocchia della Risurrezione di Cristo in Sesvetski Kraljevec. Pregando presso la tomba dell’apostolo Pietro, seguite la sua testimonianza di fede, riconoscendo in Gesù di Nazaret il Figlio del Dio e il vostro Salvatore. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua ceca:

Srdečně vítám a upřímně zdravím české poutníky z farností Mladá Vožice, Pacov a Pelhřimov.
Rád žehnám vám i vašim nejdražším! Chvála Kristu!

Traduzione italiana:

Un cordiale benvenuto e un caloroso saluto ai pellegrini cechi delle Parrocchie di Mladá Vožice, Pacov a Pelhřimov.
Benedico volentieri voi e tutti i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua slovacca:

S láskou pozdravujem slovenských veriacich, osobitne púť učiteľov katolíckych škôl Košickej arcidiecézy, vedenú pánom biskupom Stanislavom Stolárikom, pútnikov zo Sabinova, Stropkova ako aj skupinu gréckokatolíkov zo Šarisškého Jastrabia.
Bratia a sestry, toto naše dnešné stretnutie pri hrobe svätého Petra apoštola nech upevní v každom z vás ducha spoločenstva s univerzálnou cirkvou. S týmto želaním zo srdca žehnám všetkých vás i vašich drahých.
Pochválený buď Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Saluto con affetto i fedeli slovacchi, particolarmente il pellegrinaggio dei docenti delle scuole cattoliche dell’Arcidiocesi di Košice, guidato dal Vescovo Mons. Stanislav Stolárik, pellegrini provenienti da Sabinov, Stropkov come pure il gruppo dei greco-cattolici di Šarišské Jastrabie.
Fratelli e sorelle, questo nostro odierno incontro presso la tomba di San Pietro Apostolo confermi in ciascuno di voi lo spirito della comunione con la Chiesa universale. Con questi voti benedico di cuore tutti voi ed i vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le religiose Figlie di San Camillo, che in questo anno ricordano il centenario di morte della loro fondatrice, la Beata Giuseppina Vannini, e le esorto a servire con rinnovata generosità il Vangelo della vita, seguendo Cristo Buon Samaritano. Saluto i fedeli della parrocchia di Maria Ausiliatrice, in Massa Quercioli, e il gruppo delle Fraternità Francescane Secolari, di Scandiano e Pavullo nel Frignano. Saluto altresì il Movimento Pastori Sardi, con l’Arcivescovo di Sassari, Mons. Paolo Atzei. A tutti assicuro la mia preghiera perché si rafforzi in ciascuno il desiderio di testimoniare Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari giovani, preparatevi ad affrontare le importanti tappe della vita con impegno spirituale, edificando ogni vostro progetto sulle solide basi della fedeltà a Dio. Cari malati, siate sempre consapevoli che contribuite in modo misterioso alla costruzione del Regno di Dio, offrendo le vostre sofferenze al Padre celeste in unione a quelle di Cristo. E voi, cari sposi novelli, sappiate quotidianamente edificare la vostra famiglia nell'ascolto di Dio, nel fedele reciproco amore e nell'accoglienza dei più bisognosi.

BREVE
DIVES IN MISERICORDIA
DEL SOMMO PONTEFICE
PIO IX

 

Il Papa Pio IX. A perpetua memoria.

Ricco di misericordia, Iddio non mancò mai alla sua Chiesa che milita in questo mondo, ma secondo le varie vicissitudini delle cose e dei tempi le somministra sapientemente gli aiuti opportuni. Mentre nel secolo XVI visitava con la verga del suo furore le genti cristiane, e permetteva che molte province dell’Europa fossero avvolte nelle tenebre delle eresie che ampiamente si dilatavano, non volendo respingere da sé il suo popolo, suscitò provvidamente i nuovi lumi di uomini santi, affinché, illustrati dallo splendore di questi, i figli della Chiesa si confermassero nella verità, e gli stessi prevaricatori si riducessero soavemente all’amore di lei. Francesco di Sales Vescovo di Ginevra, esemplare d’inclita santità e maestro della vera e pia dottrina, fu nel novero di tali chiarissimi uomini: egli non solo con la voce, ma anche con immortali scritti, trafisse i mostri degli insorgenti errori, consolidò la fede, abbattuti i vizi emendò i costumi, e a tutti mostrò la via che conduce al cielo. Con così eccellente sapienza egli conseguì quella lode per cui il Nostro Predecessore Bonifacio VIII di santa memoria dichiarò (cap. Un. de rel. et ven. SSrum, in 6) che erano stati mandati quegli antichi e fondamentali dottori della Chiesa di Dio i quali “con salutari insegnamenti illustrarono la Chiesa, la ornarono di virtù e la strutturarono nei costumi”. Egli li descrisse “come luminose ed ardenti lucerne poste sopra il candelabro nella casa di Dio: esse, diradate le tenebre degli errori, a somiglianza della stella mattutina irraggiano il corpo di tutta la Chiesa”, “disserrano gli enigmi della scrittura, e con profondi e splendidi sermoni, quasi con lucide gemme, illustrano l’edificio della stessa Chiesa”. Che questo elogio fosse per certo meritato dal Vescovo di Ginevra, anche quando era vivo e molto più dopo la sua morte, lo attestò la fama divulgata dappertutto e lo dimostra con invittissimo argomento la stessa singolare eccellenza degli scritti da lui lasciati.

Inoltre, che la dottrina di Francesco fosse altamente stimata quando ancora viveva, lo possiamo dedurre dal fatto che, di tanti valorosi difensori della verità cattolica che in quel tempo fiorivano, al solo Vescovo di Ginevra il Nostro Predecessore Clemente VIII di santa memoria diede l’ordine di convocare Teodoro Beza, acerrimo propugnatore della peste Calviniana, e di trattare con lui da solo a solo, acciocché, ricondotta quella pecora all’ovile di Cristo, tante più altre vi richiamasse. Francesco compì tale ufficio così egregiamente, né senza pericolo della vita, che l’eretico uomo, debitamente confutato, si ridusse a confessare la verità, benché la sua vita scellerata, per giudizio arcano di Dio, lo facesse indegno di ritornare nel grembo della Chiesa. Né minore prova della stima goduta dal santo Vescovo è che il Nostro Predecessore Paolo V di santa memoria, mentre si disputava in Roma la celebre de Auxiliis, volle che fosse domandato il parere di questo santo prelato sopra tale materia, e seguendo il consiglio di lui giudicò che quella sottilissima e pericolosissima questione, per gran tempo agitata con calore, fosse troncata e fosse imposto il silenzio alle parti. Ché anzi, se si pone mente alle stesse lettere da lui scritte a moltissimi, si farà chiaro ad ognuno che Francesco, a somiglianza dei più gravi fra gli antichi Padri della Chiesa, con frequenza fu interrogato da moltissimi intorno ad argomenti che riguardano la dottrina della fede cattolica da spiegare e difendere, intorno a questioni da snodare su tali materie e ad altre cose riguardanti il modo di ordinare la vita secondo costumi cristiani.

Egli, per molti negozii copiosissimamente e dottamente trattati presso i Romani Pontefici, presso i Principi, presso i Magistrati, presso i Sacerdoti suoi cooperatori nel sacro ministero, ebbe tanta influenza, che per l’opera sua, per le sue esortazioni e i suoi avvertimenti furono prese spesse volte tali risoluzioni, che intere regioni venissero purgate dalla pestilenza ereticale, tornasse in vigore il culto cattolico e la Religione si dilatasse. Questa opinione della eccellenza della sua dottrina non scemò dopo la morte di lui, ma crebbe anzi grandemente; e personaggi chiarissimi di ogni ordine e gli stessi Sommi Pontefici esaltarono con grandi lodi la sua scienza eminente. Per certo Alessandro VII, di santa memoria, nella Bolla di canonizzazione (19 aprile 1665) definì Francesco di Sales celebre per dottrina, ammirabile per santità, e indicato come medicina e presidio ai tempi suoi contro le eresie; tanto da poter affermare che gli animi dei popoli e dei nobili, illuminati dagli insegnamenti dei suoi scritti, abbiano germinato una messe copiosa di vita evangelica.

Con tali sentimenti si accorda pienamente ciò che egli disse nel Concistoro tenuto prima della sua canonizzazione, che cioè il Sales, “insegnando a tutti sia con la parola di salubre dottrina, sia con l’esempio di una vita integra”, assai bene operò nella Chiesa, e che di questo bene una gran parte ancora sopravvive “per mezzo degli ammonimenti e degli insegnamenti della disciplina evangelica contenuti nei suoi libri che vanno per le mani dei fedeli”.

Né diversi da questi sono i sensi da lui espressi nella lettera diretta il 1° agosto 1666 alle Monache della Visitazione del monastero di Annecy, dove diceva che “le virtù e la sapienza di lui si erano sparse ampiamente per tutto il mondo cristiano”; che ammirando i suoi incliti meriti “e la dottrina del tutto divina” lo aveva scelto “per seguirlo come guida principale e maestro della vita”. Quel magistero sembrò tale al Nostro Predecessore Clemente IX di santa memoria che, ancor prima di essere eletto Pontefice, ebbe ad affermare del Sales “che coi suoi egregi volumi aveva formato come un pio arsenale a beneficio delle anime”; e divenuto Pontefice approvò in onore di lui l’antifona che dice così: “il Signore riempì San Francesco dello spirito d’intelligenza, ed egli somministrò la fluida acqua della dottrina al popolo di Dio”.

Benedetto XIV di santa memoria, accordandosi con i suoi Predecessori, non esitò ad affermare che i libri del Vescovo di Ginevra erano scritti con dottrina divinamente ricevuta; attingendo al suo pensiero risolvette difficili questioni, e lo definì “sapientissimo direttore di anime” [Const. Pastoralis curae, 5 agosto 1741]. Perciò non suscita meraviglia che moltissimi personaggi fiorenti per lode d’ingegno e di dottrina, dottori di accademie, oratori sommi, giureconsulti, teologi insigni, e gli stessi Principi abbiano celebrato sino ad ora quest’uomo come veramente grande e dottissimo; e molti lo abbiano seguito come maestro, trasferendo molte cose dai libri di lui nei propri scritti. Ora, questa persuasione universale intorno alla eccellenza della scienza del Sales nasce dalla qualità stessa della dottrina di lui, la quale in quel sublime apice della sua santità ha in lui tanta eminenza da essere considerata tutta propria di un dottore della Chiesa e da consigliare di annoverare quest’uomo fra i principali maestri dati da Cristo Signore alla sua Sposa. Per cui, sebbene la stessa antichità renda rispettabili i santi Dottori che fiorirono nei primi secoli della Chiesa, e sia loro di ornamento la lingua latina o greca nella quale scrissero i loro libri, tuttavia ciò che è cosa principalissima ed affatto necessaria (come sopra si è detto) in questo magistero, è che appaia diffusa negli scritti, oltre la comune misura, la celeste dottrina, la quale con abbondanza e con varietà di argomenti, quasi splendido manto, sparga novella luce su tutto il corpo della Chiesa, e riesca salutare ai fedeli. Ora queste lodi convengono appieno ai libri del Vescovo di Ginevra. Quindi, o si vogliano considerare gli scritti ascetici di lui per condurre una vita santamente e devotamente cristiana, o quelli polemici in difesa della fede e a confutazione degli eretici, o altri che riguardano la predicazione della parola di Dio, non vi è nessuno che non veda quanti benefici siano derivati nel popolo cattolico per mezzo di quest’uomo santissimo.

Per certo egli comprese in dodici libri, scritti dottamente, sottilmente e lucidamente, un insigne e stupendo trattato “Dell’amore di Dio”, il quale ha tanti ammiratori della soavità del suo autore quanti ne sono i lettori. Soprattutto, poi, dipinse con vivi colori la virtù in un’altra opera intitolata “Filotèa”, e rendendo semplici i luoghi scabrosi e facendo piane le aspre vie, a tutti i fedeli cristiani dimostrò così facile la via per arrivarvi, che da quel momento in poi la vera pietà poté spargere in ogni luogo la sua luce, aprire la via ai troni dei re, alle tende dei capitani, al foro dei giudici, ai banchi dei trafficanti, alle botteghe ed alle stesse capanne dei pastori. In verità, in quegli scritti egli trae i sommi principi della scienza dei Santi dalla sacra dottrina, e li svolge in modo che venga ritenuto un suo speciale privilegio l’averla sapientemente e soavemente adattata a tutte le condizioni dei fedeli. Si aggiungono a questi scritti i trattati intorno al magistero della pietà, e le stesse Costituzioni, ragguardevoli per sapienza, discrezione e soavità, le quali egli scrisse per le Monache dell’Ordine della Visitazione della Beata Vergine Maria da lui fondato. Forniscono altresì una messe copiosissima di ascetica le tante lettere da lui scritte, nelle quali è cosa del tutto meravigliosa che, pieno dello spirito di Dio ed appressandosi allo stesso autore della soavità, egli abbia gettato i semi del devoto culto verso il santissimo Cuore di Gesù, che in questi nostri acerbissimi tempi, con sommo diletto del Nostro animo, vediamo meravigliosamente propagato a massimo incremento di pietà.

Né si vuole omettere che in questi scritti, soprattutto poi nella interpretazione del Cantico dei Cantici, sono chiariti molti enigmi delle Scritture che appartengono ai sensi morali ed anagogici, vengono sciolte difficoltà ed illustrati di nuova luce i luoghi oscuri: donde è lecito arguire che Iddio, facendo derivare la fonte della sua grazia celeste, abbia illuminato l’intelletto a questo sant’uomo per interpretare le Scritture e renderle accessibili ai dotti ed agli indotti. Di più, per vincere la pervicacia degli eretici del suo tempo e per rafforzare i cattolici, non meno felicemente che di cose ascetiche egli scrisse un libro di “Controversie”, in cui si trova una piena dimostrazione della fede cattolica, altri trattati e discorsi intorno alle verità della fede, e anche il “Vessillo della Croce”. Con tali scritti combatté così valorosamente per la causa della Chiesa, che ricondusse al seno di lei una moltitudine innumerevole di uomini perduti, e restaurò la fede per ampio e lungo tratto in tutta la provincia di Chablais. Soprattutto egli propugnò l’autorità di questa Apostolica Sede e del Romano Pontefice, successore del Beato Pietro, e spiegò con tale lucidità il valore e la ragione del suo primato che felicemente preluse alle definizioni del Concilio Ecumenico Vaticano.

Certamente, le cose che egli afferma intorno alla infallibilità del Romano Pontefice nel sermone quarantesimo delle “Controversie”, il cui autografo fu ritrovato mentre nel Concilio si trattava di questa materia, sono di tale valore che quasi guidarono per mano alcuni Padri, ancora dubbiosi sul decretare la definizione in tale materia. Da questo così grande amore del Santo Vescovo verso la Chiesa, e dall’ardore di lui nel difenderla, ebbe origine il metodo che egli tenne nella predicazione della divina parola, sia nell’erudire il popolo cristiano negli elementi della fede, sia nell’informare i costumi dei più dotti, sia nel guidare all’altezza della perfezione tutti i fedeli. Infatti, conoscendosi egli debitore ai sapienti ed agli insipienti, adeguandosi ad ognuno, procurò di ammaestrare con la semplicità del discorso i semplici e gli impreparati, e tra i sapienti parlò con sapienza. Sopra la qual cosa diede ancora prudentissimi insegnamenti, ed ottenne che la dignità della sacra eloquenza, scaduta per il vizio dei tempi, venisse, sull’esempio dei Santi Padri, richiamata all’antico splendore; sicché da questa scuola uscirono quegli eloquentissimi oratori, dai quali ridondarono in tutta la Chiesa copiosissimi frutti. Perciò egli fu da tutti reputato restauratore e maestro della sacra eloquenza. Finalmente la sua celeste dottrina, a guisa di fiume di acqua viva nell’irrigare il campo della Chiesa, si diffuse così utilmente a salute del popolo, che appaiono verissime quelle parole tolte dal libro dei Proverbi, le quali il Nostro Predecessore Clemente VIII di santa memoria, quasi profetando, indirizzò al Sales nell’atto d’innalzarlo alla dignità episcopale: “Va, o figliuolo, e bevi l’acqua della tua cisterna e i rivoli del tuo pozzo; siano portate fuori le tue fonti, e nelle piazze distribuisci le tue acque”. Pertanto i fedeli, attingendo con gaudio queste acque di salute, ammirarono la scienza del Vescovo di Ginevra, e lo stimarono da allora fino a questi tempi degno del dottorato della Chiesa. Invero, persuasi da questi argomenti, moltissimi fra i Padri del Concilio Vaticano Ci pregarono, con voti ardenti e con unanime voce, affinché onorassimo San Francesco di Sales del titolo di Dottore. Diversi Cardinali di Santa Romana Chiesa e molti Prelati di tutto il mondo accrebbero tali voti; a questi aggiunsero le loro suppliche molte collegiate di Canonici, Dottori di grandi Università, Accademie di scienze, Principi augusti, nobili personaggi, e anche una gran moltitudine di fedeli. Noi dunque, lieti di assentire a tante e così calde preghiere, rimettemmo questo gravissimo affare, com’è costume, alla Congregazione dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa preposti alla tutela dei Santissimi Riti. Ora, la detta Congregazione dei Nostri Venerabili Fratelli nelle ordinarie riunioni tenute nel Nostro palazzo Vaticano il giorno 7 dello scorso luglio, udita la relazione del Nostro Venerabile Fratello Cardinale Bilio Vescovo di Sabina, allora prefetto della stessa sacra Congregazione ed estensore della causa, maturamente considerate le osservazioni di Lorenzo Salvati Promotore della Santa Fede, nonché le risposte dell’Avvocato della causa, dopo accuratissimo esame, con unanime consenso, giudicò “che si dovesse proporre al Santissimo la concessione, ossia la dichiarazione ed estensione a tutta la Chiesa del titolo di Dottore in onore di San Francesco di Sales, con l’ufficio e la Messa del comune dei Dottori Pontefici, ritenuta la orazione propria e le lezioni del secondo notturno”.

Tale rescritto Noi approvammo con decreto generale Urbis et Orbis, dato il 19 del detto mese ed anno. Inoltre, presentate nuove preghiere che si facesse qualche aggiunta tanto nel Martirologio Romano quanto nelle sesta lezione del giorno festivo di San Francesco di Sales, e che tutte le concessioni fatte in proposito venissero confermate da Nostra Lettera Apostolica in forma di Breve, la stessa Congregazione dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa, nelle Assemblee ordinarie tenute il 15 settembre dello stesso anno, decise “Per la grazia, ed essere da supplicare il Santissimo per la spedizione del Breve”. Opinarono poi doversi aggiungere all’elogio del Martirologio Romano, dopo le parole “Annesium translatum fuit”, queste altre “quem Pius IX ex Sacrorum Rituum Congregationis consulto, universalis Ecclesiae Doctorem declaravit”; ed alla lezione sesta dopo le parole “Vigesima nona Ianuarii” si aggiunsero le seguenti “et a Summo Pontifice Pio IX ex Sacrorum Rituum Congregationis consulto, universalis Ecclesiae Doctor fuit declaratus”. Ed anche questo rescritto della citata Congregazione, del giorno 20 del detto mese ed anno, Noi ratificammo e confermammo, e demmo ordine che si spedisse la Lettera Apostolica intorno a tutte le concessioni fatte su tale materia.

A questo punto, per assecondare i voti dei sopraddetti Cardinali della Santa Romana Chiesa, dei Prelati dei Collegi, delle Accademie e dei fedeli, e conformemente al consiglio della citata Congregazione dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa, preposta all’esame dei Sacri Riti, con la Nostra Apostolica Autorità, con la presente confermiamo il titolo di Dottore in onore di San Francesco di Sales, Vescovo di Ginevra e Fondatore dell’Ordine delle Monache della Visitazione della Beata Vergine Maria; o, in quanto possa essere necessario, di nuovo glielo confermiamo e concediamo: in modo che in tutta la Chiesa Cattolica egli sia sempre tenuto in conto di Dottore; e nella celebrazione anniversaria della sua festa, sia dal clero secolare come da quello regolare, se ne faccia l’Ufficio e la Messa secondo il ricordato decreto della Congregazione dei Sacri Riti. Inoltre decretiamo che i libri, i commentarii e tutte le opere dello stesso Dottore, non solamente in privato, ma anche pubblicamente nei Ginnasii, nelle Accademie, nelle Scuole, nei Collegi, nelle lezioni, nelle dispute, nelle interpretazioni, nelle prediche, e negli altri studii ecclesiastici, od esercizi cristiani, siano citati, prodotti e secondo il bisogno adoperati, non altrimenti da quel che si fa per gli altri Dottori della Chiesa. Affinché poi si aggiungano stimoli alla pietà dei fedeli a celebrare santamente la festa di questo Dottore e ad implorare il suo aiuto, Noi, fiduciosi nella misericordia di Dio Onnipotente, con l’autorità dei suoi Beati Apostoli Pietro e Paolo, a tutti e ai singoli fedeli dell’uno e dell’altro sesso, i quali nel dì festivo del medesimo santo Dottore, o in uno dei sette giorni continui che lo seguono immediatamente, da scegliersi ad arbitrio di ciascun fedele cristiano, veramente pentiti e confessati prenderanno la Santissima Eucaristia e visiteranno devotamente qualsivoglia Chiesa dell’Ordine della Visitazione della Beata Vergine Maria, ed ivi devotamente pregheranno Iddio per la concordia dei Principi cristiani, per l’estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori e per l’esaltazione della Santa Madre Chiesa, concediamo misericordiosamente nel Signore l’indulgenza plenaria e la remissione di tutti i loro peccati.

Pertanto, a tutti i Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi, ed ai diletti figli Prelati di altre Chiese, costituiti per tutto il mondo, ordiniamo con la presente che le cose sopra stabilite siano solennemente pubblicate nelle loro Province, Città, Chiese e Diocesi, e che da tutte le persone ecclesiastiche secolari e regolari di qualsiasi Ordine, siano inviolabilmente e perpetuamente osservate in ogni luogo e fra tutti i popoli. Queste cose ordiniamo e comandiamo, nonostante le Costituzioni e le ordinazioni Apostoliche, e quelle che fossero state emanate nei Concilii Ecumenici, Provinciali e Sinodali, siano esse generali, siano speciali, né qualsivoglia altra cosa in contrario.

Vogliamo poi che alle copie o esemplari della presente Lettera, anche stampati, sottoscritti di mano di qualche pubblico Notaio, e muniti del sigillo di persona costituita in dignità ecclesiastica, si presti assolutamente la stessa fede che si presterebbe a questa stessa Lettera se fosse presentata o mostrata.

Dato in Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il 16 novembre 1877, anno trentaduesimo del Nostro Pontificato.