Maria Teresa Chiramel Mankidiyan

Maria Teresa Chiramel Mankidiyan

(1876-1926)

Beatificazione:

- 09 aprile 2000

- Papa  Giovanni Paolo II

Canonizzazione:

- 13 ottobre 2019

- Papa  Francesco

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 8 giugno

Vergine, che, insigne per la vita eremitica e l’austerità delle sue penitenze, cercò Cristo nei più poveri e nei più emarginati e fondò la Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia

  • Biografia
  • Omelia
  • Lettera Apostolica
  • omelia di beatificazione
"Dio darà la vita eterna a coloro che convertono i peccatori e li portano sulla retta via"

 

 

VITA  E  OPERE

 

 

Nascita, infanzia e gioventù

 

    La beata Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan nacque il 26 aprile 1876 a Puthenchira, terza dei cinque figli di Thoma e Thanda di Chiramel Mankidiyan, nota famiglia cattolica di Puthenchira, nell’attuale eparchia syro-malabarese di Irinjalakuda. Il 3 maggio 1876 fu battezzata e le venne imposto il nome di Thresia.

    Ricevette l’educazione primaria nella scuola del villaggio. Sua madre Thanda, donna virtuosa, insegnò a tutti i suoi figli i fonda­menti della fede cristiana. La sua autobiografia rivela che all’età di tre anni e mezzo digiunava per quattro giorni la settimana, recitava il rosario e faceva penitenza per i peccati del mondo. Tutto il suo desiderio era di amare Dio e dare gioia e consolazione a Gesù crocifisso. Anche se le bambine sotto i dieci/undici anni non erano autorizzate a fare la loro Confessione e a ricevere la Prima Comunione, fece la sua Confessione all’età di sei anni e ricevette la Santa Comunione quando raggiunse i nove. Ciò fu possibile grazie al suo intenso desiderio di ricevere Gesù nel suo cuore. Sua madre Thanda, che la guidò nel suo impegno di amare Gesù, morì nel 1888. Thresia allora aveva solo dodici anni. Fu un grande dolore per la bambina, ma confidando nella maternità della Beata Vergine Maria, si affidò a lei e in tutta la sua vita chiese la sua materna protezione.

    Il cuore di Thresia ardeva di amore di Dio, tanto che lei desiderava una vita eremitica nei boschi, sulle colline vicine. Ma i suoi familiari si opposero. In seguito, cercò di entrare in uno degli istituti religiosi esistenti, ma non poté farlo per mancanza di soldi in famiglia.

 

Incontro con il Direttore spirituale

 

    Dio l’ha arricchita con diverse esperienze mistiche, conce­dendo delle visioni, estasi e le stimmate. Quando il cielo si aprì per lei, l’inferno ruggiva contro di lei e lei fu torturata e tentata dai diavoli. Rimasta molto perplessa e confusa, pregò il Signore di darle un guida spirituale per essere aiutata a discernere la volontà di Dio. Come risposta alle sue preghiere, Dio le mandò un santo sacerdote nella persona di P. Joseph Vithayathil (Venerabile dal 2015).

 

Fondazione della Congregazione della Sacra Famiglia (CHF)

 

    La passione per Dio creò in Thresia una profonda sensibilità e compassione per l’umanità, soprattutto per la famiglia. Con grande coraggio e lungimiranza entrò nella realtà concreta della famiglia, un ambito pieno di problemi. Preferì essere dalla parte dei poveri, dei malati e dei moribondi, essere al servizio degli oppressi, degli abbandonati e degli esclusi. Visitò le case di tutti, senza distinzione di casta e di credo e partecipò ai loro bisogni spirituali e temporali.

    In mezzo a straordinarie esperienze spirituali e al ministero per le famiglie, il suo cuore rimase assetato di Dio; desiderava identi­ficarsi con il Signore crocifisso. Chiese al suo direttore spirituale di poter vivere in un eremo costruito per lei. Mons. John Menachery, l’allora vescovo di Trichur, non lo permise. Compren­dendo il suo desiderio di essere con Dio, il vescovo le propose di entrare nel convento delle Terziarie Carmelitane di Ollur. Non ci volle molto tempo per il vescovo per comprendere che la vocazione di Thresia non era per la vita delle Carmelitane. Così ella chiese a P. Joseph Vithayathil di costruire un eremo per lei. Nel 1913 la casa da eremita era pronta e la beata vi si trasferì. Le sue amiche si unirono a lei in questa casa e assieme trascorsero una vita di preghiera e di penitenza, visitando le famiglie, aiutandole in tutte le loro necessità.

    Il vescovo John Menachery eresse canonicamente questa casa il 14 maggio 1914, elevando la comunità a Congregazione della Sacra Famiglia. Thresia ricevette dal vescovo la nuova veste, che poi diventerà l’abito ufficiale della Congregazione e il nome religioso di Mariam Thresia. Suor Mariam Thresia fece la professione perpetua, mentre le sue tre compagne vennero formalmente introdotte come postulanti della nuova Congregazione. Nello stesso giorno Mariam Thresia fu nomi­nata dal vescovo Madre Superiora della Congrega­zione e P. Joseph Vithayathil divenne il cappellano. Il vescovo pro­curò per Suor Mariam Thresia e per le sue consorelle le Costituzioni delle Suore della Sacra Famiglia di Jaffna, Sri Lanka, e dopo aver fatto le opportune modifiche le consegnò alla nuova Congregazione il 22 luglio dello stesso anno.

 

La crescita della Congregazione e gli ultimi giorni della Madre

 

    La fama della sua santa vita, dell’apostolato della famiglia ha attirato molte ragazze alla nuova Congregazione. Diverse giovani donne provenienti dai luoghi vicini sono entrate nella Congregazione ed essa è cresciuta in numero e in vitalità.

    Mariam Thresia è stata ammirata e venerata da molti per la sua vita di santità e di coraggio. Persone di tutti i ceti sociali l’avvicina­vano nelle loro difficoltà e nei problemi della loro vita. La gente aveva grande fede nella potenza della sua preghiera. Madre Mariam Thresia morì all’età di cinquanta anni a causa di una ferita alla gamba, che divenne fatale poiché era diabetica. Raggiunse la casa del Padre l’8 giugno 1926 e fu sepolta nella cappella della Holy Family Convent, Kuyzhikkattussery, Kerala.

 

Fama di santità e Beatificazione

 

    Il profumo di santità di Madre Mariam Thresia si diffuse in lungo e in largo. Un gran numero di persone cominciò ad affollarsi presso la sua tomba, spesso per chiedere la sua intercessione nelle diverse esigenze delle loro famiglie. Mariam Thresia è stata beatifi­cata il 9 aprile 2000 da San Giovanni Paolo II. La beati­ficazione ha avuto luogo in Piazza San Pietro nella Città del Vaticano. 

    Ogni anno, l’8 giugno, la festa della beata Mariam Thresia è celebrata con grande solennità. La sua statua e la reliquia sono portate in processione e moltissime persone si affollano intorno alla reliquia per toccarla con oggetti religiosi. Questi oggetti vengono poi conservati nelle famiglie. Si crede che Dio abbia concesso alla beata Mariam Thresia uno speciale potere d’interces­sione per le coppie senza figli. Oggi centinaia di foto di bambini si trovano nella stanza dove morì la beata.

 

 

"ITER" DELLA CAUSA

 

 

a) In vista della beatificazione

 

    Il 13 ottobre 1971 la Causa di beatificazione fu introdotta nel­l’Arcieparchia di Trichur e il 26 aprile 1983, Mar James Pazhayattil, il vescovo di Irinjalakuda istituì il Tribunale per l’Inchiesta sulla vita, virtù e fama di santità e miracoli in genere di Madre Mariam Thresia.

    Il 24 settembre 1983 si è tenuta l’ultima sessione del tribunale nella chiesa cattedrale di Trichur.

    Il 14 ottobre 1983 tutti gli atti del Processo Eparchiale furono inviati a Roma. Il decreto della validità del processo porta la data 8 novembre 1985.

    La Positio sulle virtù fu presentata alla Congregazione il 20 aprile 1994. Il 28 giugno 1999, le virtù della Serva di Dio furono riconosciute eroiche dal Santo Padre Giovanni Paolo II.

    Nel frattempo, nel 1992 la presunta guarigione miracolosa da “congenital club feet” (piede torto congenito), attribuita all’interces­sione della Venerabile Mariam Thresia, avvenuta il 21 agosto 1970 e il 28 agosto 1971, veniva indagata dal tribunale arcieparchiale di Trichur dal 20 aprile 1992 all’8 ottobre 1992. Gli atti del processo furono inviati alla Congregazione delle Cause dei Santi e il 22 gennaio 1999 fu promulgato il decreto di validità.

    Nella Consulta Medica, tenuta il 16 novembre 1999, tutti i periti all’unanimità hanno riconosciuto l’inspiegabilità di detta guarigione. Successivamente il 9 gennaio 2000 i Consultori Teologi e poi i Cardinali e i Vescovi del Dicastero hanno espresso il loro giudizio favorevole, ravvisando nell’evento l’intercessione di Madre Mariam Thresia.

    Il miracolo fu riconosciuto dal Santo Padre Giovanni Paolo II il 27 gennaio 2000. Madre Mariam Thresia è stata beatificata il 9 aprile 2000 da San Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro, nella Città del Vaticano.

 

b) In vista della canonizzazione

 

    In vista della canonizzazione, la Postulazione ha presentato alla Congregazione delle Cause dei Santi un’Inchiesta diocesana sulla asserita guarigione di un neonato da distress respiratorio grave in neonato moderatamente preterm della parrocchia di Perincherry dell’Arcieparchia di Trichur, Kerala, attribuita all’intercessione della beata Mariam Thresia. Il bambino, terzogenito, era nato il 7 aprile 2009 in seguito a parto cesareo. L’Inchiesta è stata istruita nel­l’Arcie­parchia di Trichur dal 10 maggio al 9 luglio 2013.

    Il decreto sulla validità dell’Inchiesta fu emanato dalla Congre­gazione delle Cause dei Santi il 24 gennaio 2014.

    Una prima Consulta Medica avvenne il 22 settembre 2016, ma non ebbe un esito sufficientemente favorevole (4/7). Succes­sivamente una seconda Consulta Medica, sulla base delle puntualiz­zazioni da parte della Postulazione e dei nuovi documenti, riunita nella seduta del 22 marzo 2018, ha esaminato il caso, ritenendo unanimemente (7/7) il fatto scientificamente inspiegabile.  

    La stessa Consulta ha riconosciuto che la guarigione fu rapida, completa e duratura.

    Il 18 ottobre 2018 si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi e tutti hanno espresso la loro valutazione favo­revole sulla guarigione del fanciullo, avvenuta per l’intercessione della beata Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan.

    La Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi del 5 febbraio 2019 lo ha giudicato come vero miracolo attribuito all’intercessione della stessa beata.

    Il Sommo Pontefice Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto super Miraculo il 13 febbraio 2019.

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI:
GIOVANNI ENRICO NEWMAN, GIUSEPPINA VANNINI,
MARIA TERESA CHIRAMEL MANKIDIYAN, DULCE LOPES PONTES, MARGARITA BAYS

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
Domenica, 13 ottobre 2019

 

«La tua fede ti ha salvato» (Lc 17,19). È il punto di arrivo del Vangelo odierno, che ci mostra il cammino della fede. In questo percorso di fede vediamo tre tappe, segnalate dai lebbrosi guariti, i quali invocanocamminano e ringraziano.

Anzitutto, invocare. I lebbrosi si trovavano in una condizione terribile, non solo per la malattia che, diffusa ancora oggi, va combattuta con tutti gli sforzi, ma per l’esclusione sociale. Al tempo di Gesù erano ritenuti immondi e in quanto tali dovevano stare isolati, in disparte (cfr Lv 13,46). Vediamo infatti che, quando vanno da Gesù, “si fermano a distanza” (cfr Lc 17,12). Però, anche se la loro condizione li mette da parte, invocano Gesù, dice il Vangelo, «ad alta voce» (v. 13). Non si lasciano paralizzare dalle esclusioni degli uomini e gridano a Dio, che non esclude nessuno. Ecco come si accorciano le distanze, come ci si rialza dalla solitudine: non chiudendosi in sé stessi e nei propri rimpianti, non pensando ai giudizi degli altri, ma invocando il Signore, perché il Signore ascolta il grido di chi è solo.

Come quei lebbrosi, anche noi abbiamo bisogno di guarigione, tutti. Abbiamo bisogno di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro; da molte paure; dai vizi di cui siamo schiavi; da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri. Il Signore libera e guarisce il cuore, se lo invochiamo, se gli diciamo: “Signore, io credo che puoi risanarmi; guariscimi dalle mie chiusure, liberami dal male e dalla paura, Gesù”. I lebbrosi sono i primi, in questo Vangelo, a invocare il nome di Gesù. Poi lo faranno anche un cieco e un malfattore sulla croce: gente bisognosa invoca il nome di Gesù, che significa Dio salva. Chiamano Dio per nome, in modo diretto, spontaneo. Chiamare per nome è segno di confidenza, e al Signore piace. La fede cresce così, con l’invocazione fiduciosa, portando a Gesù quel che siamo, a cuore aperto, senza nascondere le nostre miserie. Invochiamo con fiducia ogni giorno il nome di Gesù: Dio salva. Ripetiamolo: è pregare, dire “Gesù” è pregare. La preghiera è la porta della fede, la preghiera è la medicina del cuore.

La seconda parola è camminare. È la seconda tappa. Nel breve Vangelo di oggi compaiono una decina di verbi di movimento. Ma a colpire è soprattutto il fatto che i lebbrosi non vengono guariti quando stanno fermi davanti a Gesù, ma dopo, mentre camminano: «Mentre essi andavano furono purificati», dice il Vangelo (v. 14). Vengono guariti andando a Gerusalemme, cioè mentre affrontano un cammino in salita. È nel cammino della vita che si viene purificati, un cammino che è spesso in salita, perché conduce verso l’alto. La fede richiede un cammino, un’uscita, fa miracoli se usciamo dalle nostre certezze accomodanti, se lasciamo i nostri porti rassicuranti, i nostri nidi confortevoli. La fede aumenta col dono e cresce col rischio. La fede procede quando andiamo avanti equipaggiati di fiducia in Dio. La fede si fa strada attraverso passi umili e concreti, come umili e concreti furono il cammino dei lebbrosi e il bagno nel fiume Giordano di Naaman (cfr 2 Re 5,14-17). È così anche per noi: avanziamo nella fede con l’amore umile e concreto, con la pazienza quotidiana, invocando Gesù e andando avanti.

C’è un altro aspetto interessante nel cammino dei lebbrosi: si muovono insieme. «Andavano» e «furono purificati», dice il Vangelo (v. 14), sempre al plurale: la fede è anche camminare insieme, mai da soli. Però, una volta guariti, nove vanno per conto loro e solo uno torna a ringraziare. Gesù allora esprime tutta la sua amarezza: «E gli altri dove sono?» (v. 17). Sembra quasi che chieda conto degli altri nove all’unico che è tornato. È vero, è compito nostro – di noi che siamo qui a “fare Eucaristia”, cioè a ringraziare –, è compito nostro prenderci cura di chi ha smesso di camminare, di chi ha perso la strada: siamo custodi dei fratelli lontani, tutti noi! Siamo intercessori per loro, siamo responsabili per loro, chiamati cioè a rispondere di loro, a prenderli a cuore. Vuoi crescere nella fede? Tu, che sei oggi qui, vuoi crescere nella fede? Prenditi cura di un fratello lontano, di una sorella lontana.

Invocare, camminare e ringraziare: è l’ultima tappaSolo a quello che ringrazia Gesù dice: «La tua fede ti ha salvato» (v. 19). Non è solo sano, è anche salvo. Questo ci dice che il punto di arrivo non è la salute, non è lo stare bene, ma l’incontro con Gesù. La salvezza non è bere un bicchiere d’acqua per stare in forma, è andare alla sorgente, che è Gesù. Solo Lui libera dal male, e guarisce il cuore, solo l’incontro con Lui salva, rende la vita piena e bella. Quando s’incontra Gesù nasce spontaneo il “grazie”, perché si scopre la cosa più importante della vita: non ricevere una grazia o risolvere un guaio, ma abbracciare il Signore della vita. E questa è la cosa più importante della vita: abbracciare il Signore della vita.

È bello vedere che quell’uomo guarito, che era un samaritano, esprime la gioia con tutto sé stesso: loda Dio a gran voce, si prostra, ringrazia (cfr vv. 15-16). Il culmine del cammino di fede è vivere rendendo grazie. Possiamo domandarci: noi che abbiamo fede, viviamo le giornate come un peso da subire o come una lode da offrire? Rimaniamo centrati su noi stessi in attesa di chiedere la prossima grazia o troviamo la nostra gioia nel rendere grazie? Quando ringraziamo, il Padre si commuove e riversa su di noi lo Spirito Santo. Ringraziare non è questione di cortesia, di galateo, è questione di fede. Un cuore che ringrazia rimane giovane. Dire: “Grazie, Signore” al risveglio, durante la giornata, prima di coricarsi è l’antidoto all’invecchiamento del cuore, perché il cuore invecchia e si abitua male. Così anche in famiglia, tra sposi: ricordarsi di dire grazie. Grazie è la parola più semplice e benefica.

Invocare, camminare, ringraziare. Oggi ringraziamo il Signore per i nuovi Santi, che hanno camminato nella fede e che ora invochiamo come intercessori. Tre di loro sono suore e ci mostrano che la vita religiosa è un cammino d’amore nelle periferie esistenziali del mondo. Santa Marguerite Bays, invece, era una sarta e ci rivela quant’è potente la preghiera semplice, la sopportazione paziente, la donazione silenziosa: attraverso queste cose il Signore ha fatto rivivere in lei, nella sua umiltà, lo splendore della Pasqua. È la santità del quotidiano, di cui parla il santo Cardinale Newman, che disse: «Il cristiano possiede una pace profonda, silenziosa, nascosta, che il mondo non vede. […] Il cristiano è gioioso, tranquillo, buono, amabile, cortese, ingenuo, modesto; non accampa pretese, […] il suo comportamento è talmente lontano dall’ostentazione e dalla ricercatezza che a prima vista si può facilmente prenderlo per una persona ordinaria» (Parochial and Plain Sermons, V,5). Chiediamo di essere così, “luci gentili” tra le oscurità del mondo. Gesù, «resta con noi e noi cominceremo a brillare come Tu brilli, a brillare in modo da essere una luce per gli altri» (Meditations on Christian Doctrine, VII,3). Amen.

 

LITTERAE APOSTOLICAE

de peracta beatificatione

 

IOANNES  PAULUS  PP.  II

ad perpetuam rei memoriam

 

 

    «Mandatum novum do vobis, ... sicut dilexi vos, ut et vos diligatis invicem » (Io 13, 34).

 

    Huic Domini praescripto suam vitam Venerabilis Dei Serva Maria Teresia Chiramel Mankidiyan commodavit, quae, Iesu docente exemplumque praebente, alios adamare ac potissimum pauperes, aegrotos, derelictos et humilioris ordinis homines didicit et ipsa magis operibus quam verbis efficacem egit evangelizationem. Filia haec Ecclesiae Syro-Malabarensis, quae a Thomae Apostoli praedicatione trahit originem, in pago quodam Puthenchira, Trichuriensis provin­ciae, Civitatis Keralae, die XXVI mensis Aprilis anno MDCCCLXXVI Thoma ac Thanda Chiramel Mankidiyan parentibus orta est, cui apud Baptismatis fontem Teresiam indiderunt nomen. Suam propter filialem in Christi Matrem pietatem obtinuit ut Baptismatis nomini Mariam anteferret. In familia quadam difficultatibus laborante instituta est apostolatus familiae haec futura auctrix. Teresia tertia ex quinque liberis, matre comi magistra, in pietatem ac sanctitatem adolevit. Iam puella omni ope Deum amare voluit, qui cardo fuit et caput eius vitae. Ut perfectae caritatis donum obtineret, quater in hebdomada ieiunabat et pluries in die rosarium Marialem edicebat necnon nocte precans vigilabat. Christo patienti se addicens, Ipsi decem annos nata suam virginitatem sacravit. Evangelicam perfectionem persequens, vitam absconditam, precationis et paeniten­tiae conquisivit. Paroeciale interea templum tribus cum sociis adire solebat, quae operam dabat ut illud mundaretur et altare exornaretur. Eadem faciens quae Iesus in apostolatu pauperes iuvabat, homines derelictos invisebat eosque firmabat. Aegrotos curabat ac minime leprosos ac vaiolis infectos vitabat, qui saepe a familiaribus opibus carentibus deserebantur. Eorum post obitum pupillos colebat. Sic effari potuit: «In hoc perfecta est caritas Dei nobiscum» (Io 4, 17).

    Aliquid prophetici fere demonstrans, Teresia super suetas consuetudines sola indigentes familias invisebat, quod quidam clerici etiam, reprehenderunt. Divino praesidio nisa, renovata fiducia ad Nazarethanam familiam se convertit, exemplar scilicet familiarum, quas instaurare et aedificare veluti ecclesias domesticas studebat. Pro peccatoribus orabat, eorum pro conversione ieiunabat, eos invisebat atque cohortabatur ut mentem mutarent. Ipsius paenitentiae ascesisque exercitia in memoriam antiquorum monachorum eremita­rumque summas asperitates revocabant. Ei in magnis corporis spiritusque aerumnis versanti complura tribuit Deus mystica dona. « Stigmata Domini Iesu in corpore meo porto» (Gal 6, 17): hoc cum S. Paulo dicere potuit. Dominus a maligno eam temptari, de fide etiam et castitate, sivit. Ab anno MCMII usque ad mortem domino Iosepho Vithayathil, parocho Puthenchirano, prudenti scilicet spiritali moderatore, usa est. Eo iuvante, Congregationem Sacrae Familiae condidit, quae familiis inserviret atque prima, die xiv mensis Maii anno MCMXIV, nuncupavit vota, nomen sibi imponens Mariam Teresiam. Cum eius sociae in novam Congregationem tamquam postulantes reciperentur, ipsa prima Antistita electa est. Mater ac nutrix effecit ut suum Institutum adolesceret. Humana et christiana disciplina puellas instituendo, fundamenta ad mulieres liberandas et promovendas iecit. Haud paucae fuerunt iuvenes, quae, eius simplicitate, humilitate fulgidaque sanctitate pellectae, Congrega­tionem ingrederentur. L annos nata, sanctitatis fama perfusa, die VIII mensis Iunii anno MCMXXVI ex hoc mundo demigravit. Miraculorum deinceps fama eam Comitata est, quae complures, ipsa intercedente, devoti obtinuerunt.

    Anno MCMLXXXIII Eparchia Trichuriensis beatificationis canonizationisque causam incohavit. Omnibus a iure statutis perfectis rebus, Nos Ipsi, die XXVIII mensis Iunii anno MCMXCIX, declaravimus Dei Servam virtutes théologales, cardinales iisque adnexas heroum in modum exercuisse. Die XXVII mensis Ianuarii anni bismillesimi Decretum super miraculo, intercessioni Matris Mariae Teresiae adscripto, prodiit. Statuimus igitur ut beatificationis ritus Romae die ix mensis Aprilis annis iubilaris ageretur.

    Hodie igitur in foro Petriano, inter Missarum sollemnia formulam hanc protulimus:

    Nos, vota Fratrum Nostrorum Iairi Jamarillo Monsalve, Episco­pi Sanctae Rosae de Osos, Francisci Bible Schulte, Archiepiscopi Novae Aureliae, Camilli Cardinalis Ruini, Vicarii Nostri pro Romana dioecesi, et Iacobi Pazhayattil, Episcopi Irinialakudensis, necnon plurimorum, aliorum Fratrum in episcopatu multorumque christi­fidelium explentes, de Congregationis de Causis Sanctorum consulto, Auctoritate Nostra Apostolica facultatem facimus ut Venerabiles Servi Dei Marianus a Iesu Euse Hoyos, Franciscus Xaverius Seelos, Anna Rosa Gattorno, Maria Elisabeth Hesselblad et Maria Teresia Chiramel Mankidiyan Beatorum nomine in posterum appellentur eorumque festum: Mariani a Iesu Euse Hoyos die decima tertia Iulii, Francisci Xaverii Seelos die quinta Octobris, Annae Rosae Gattorno die sexta Maii, Mariae Elisabeth Hesselblad die quarta Iunii et Mariae Teresiae Chiramel Mankidiyan.

    In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.

    Clara haec mulier commendabiles dedit religiosae pietatis fideique testificationes, quae totam suam vitam Deo omnino addixit atque in Christi Ecclesiaeque inibi beneficium complura patravit. Exoptamus igitur ut salutifera illius exempla magno sint hominibus qui circa sunt emolumento, quo ipsi, communibus de sententiis, collatis viribus, feliciorem aetatem consequantur.

    Quae autem his Litteris decrevimus nunc et posthac rata et firma volumus esse, contrariis rebus minime obstantibus quibuslibet.

    Datum Romae, apud Sanctum Petrum, sub anulo Piscatoris, die IX mensis Aprilis, anno MM, Pontificatus Nostri altero et vicesimo.

 

De mandato Summi Pontificis

Angelus card. Sodano

 

Loco  Sigilli

In Secret. Status tab., n. 473.091

CAPPELLA PAPALE PER LA BEATIFICAZIONE DI 5 SERVI DI DIO

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 9 aprile 2000


 

1. "Vogliamo vedere Gesù" (Gv 12, 24).

Questa è la richiesta rivolta a Filippo da alcuni greci, saliti a Gerusalemme in occasione della Pasqua. Il loro desiderio di incontrare Gesù e di ascoltarne la parola suscita una sua risposta solenne: «E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo» (Gv 12, 23). Qual è quest'«ora» a cui Gesù allude? Il contesto lo chiarisce: è l'«ora» misteriosa e solenne della sua morte e della sua risurrezione.

Vedere Gesù! Come quel gruppo di greci, innumerevoli uomini e donne lungo i secoli hanno desiderato conoscere il Signore. Lo hanno visto con gli occhi della fede. Lo hanno riconosciuto come Messia, crocifisso e risuscitato. Si sono lasciati da lui conquistare e sono divenuti suoi fedeli discepoli. Sono i santi ed i beati che la Chiesa ci addita come modelli da imitare ed esempi da seguire.

Nel contesto delle celebrazioni dell'Anno Santo, oggi ho la gioia di elevare alla gloria degli altari alcuni nuovi beati. Sono cinque Confessori della fede che hanno annunciato Cristo con la parola e l'hanno testimoniato con l'incessante servizio ai fratelli. Si tratta di Mariano de Jesús Euse Hoyos, Sacerdote diocesano e parroco; Francesco Saverio Seelos, Sacerdote professo della Congregazione del Santissimo Redentore; Anna Rosa Gattorno, vedova, Fondatrice dell'Istituto delle Figlie di Sant'Anna; Maria Elisabetta Hesselblad, Fondatrice dell'Ordine delle Suore del Santissimo Salvatore; Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan, Fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia.

2. "El que quiera servirme, que me siga, y donde esté yo, allí también estará mi servidor" (Jn 12, 26a), nos ha dicho Jesús en el Evangelio que hemos escuchado. Seguidor fiel de Jesucristo, en el ejercicio abnegado del ministerio sacerdotal, fue el Padre Mariano de Jesús Euse Hoyos, que hoy sube a la gloria de los altares. Desde su íntima experiencia de encuentro con el Señor, el Padre Marianito, como es conocido familiarmente en su patria, se comprometió incansablemente en la evangelización de niños y adultos, especialmente de los campesinos. No ahorró sacrificios ni penalidades, entregándose durante casi cincuenta años en una modesta parroquia de Angostura, en Antioquia, a la gloria de Dios y al bien de las almas que le fueron encomendadas.

Que su luminoso testimonio de caridad, comprensión, servicio, solidaridad y perdón sean de ejemplo en Colombia y también una valiosa ayuda para seguir trabajando por la paz y la reconciliación total en ese amado País. Si el 9 de abril de hace cincuenta y dos años marcó el inicio de violencias y conflictos, que por desgracia duran aún, que este día del año del Gran Jubileo señale el comienzo de una etapa en la que todos los colombianos construyan juntos la nueva Colombia, fundamentada en la paz, la justicia social, el respeto de todos los derechos humanos y el amor fraterno entre los hijos de una misma patria.

3. "Give me again the joy of your help; with a spirit of fervour sustain me, that I may teach transgressors your ways and sinners may return to you" (Ps 51:14-15). Faithful to the spirit and charism of the Redemptorist Congregation to which he belonged, Father Francis Xavier Seelos often meditated upon these words of the Psalmist. Sustained by God's grace and an intense life of prayer, Father Seelos left his native Bavaria and committed himself generously and joyfully to the missionary apostolate among immigrant communities in the United States.

In the various places where he worked, Father Francis Xavier brought his enthusiasm, spirit of sacrifice and apostolic zeal. To the abandoned and the lost he preached the message of Jesus Christ, "the source of eternal salvation" (Heb 5:9), and in the hours spent in the confessional he convinced many to return to God. Today, Blessed Francis Xavier Seelos invites the members of the Church to deepen their union with Christ in the Sacraments of Penance and the Eucharist. Through his intercession, may all who work in the vineyard for the salvation of God's people be encouraged and strengthened in their task.

4. "Io, quando sarò elevato da terra - ha promesso Gesù nel Vangelo - attirerò tutti a me" (Gv 12, 32). Sarà, infatti, dall'alto della Croce che Gesù rivelerà al mondo l'amore sconfinato di Dio per l'umanità bisognosa di salvezza. Attratta irresistibilmente da questo amore, Anna Rosa Gattorno trasformò la sua vita in una continua immolazione per la conversione dei peccatori e la santificazione di tutti gli uomini. Essere "portavoce di Gesù", per far giungere ovunque il messaggio dell'amore che salva: ecco l'anelito più profondo del suo cuore!

Affidata totalmente alla Provvidenza ed animata da un coraggioso slancio di carità, la beata Anna Rosa Gattorno ebbe un unico intento, quello di servire Gesù nelle membra doloranti e ferite del prossimo, con sensibilità ed attenzione materna verso ogni umana miseria.

La singolare testimonianza di carità, lasciata dalla nuova Beata, costituisce ancor oggi uno stimolante incoraggiamento per quanti nella Chiesa sono impegnati a recare, in modo più specifico, l'annuncio dell'amore di Dio che guarisce le ferite d'ogni cuore e offre a tutti la pienezza della vita immortale.

5. "When I am lifted up from the earth, I shall draw all men to myself" (Jn 12:32). The promise of Jesus, is wonderfully fulfilled also in the life Mary Elisabeth Hesselblad. Like her fellow countrywoman, Saint Bridget, she too acquired a deep understanding of the wisdom of the Cross through prayer and in the events of her own life. Her early experience of poverty, her contact with the sick who impressed her by their serenity and trust in God's help, and her perseverance despite many obstacles in founding the Order of the Most Holy Saviour of Saint Bridget, taught her that the Cross is at the centre of human life and is the ultimate revelation of our Heavenly Father’s love. By constantly meditating on God's word, Sister Elisabeth was confirmed in her resolve to work and pray that all Christians would be one (cf. Jn 17:21).

She was convinced that by listening to the voice of the Crucified Christ they would come together into one flock under one Shepherd (cf. Jn 10:16), and from the very beginning her foundation, characterized by its Eucharistic and Marian spirituality, committed itself to the cause of Christian unity by means of prayer and evangelical witness. Through the intercession of Blessed Mary Elisabeth Hesselblad, pioneer of ecumenism, may God bless and bring to fruition the Church’s efforts to build ever deeper communion and foster ever more effective cooperation among all Christ's followers.

6. "Unless a wheat grain falls on the ground and dies, it remains only a single grain; but if it dies it yields a rich harvest" (Jn 12:24). From childhood, Mariam Thresia Mankidiyan knew instinctively that God's love for her demanded a deep personal purification. Committing herself to a life of prayer and penance, Sister Mariam Thresia’s willingness to embrace the Cross of Christ enabled her to remain steadfast in the face of frequent misunderstandings and severe spiritual trials. The patient discernment of her vocation eventually led to the foundation of the Congregation of the Holy Family, which continues to draw inspiration from her contemplative spirit and love of the poor.

Convinced that "God will give eternal life to those who convert sinners and bring them to the right path" (Letter 4 to her Spiritual Father), Sister Mariam devoted herself to this task by her visits and advice, as well as by her prayers and penitential practice. Through Blessed Mariam Thresia's intercession, may all consecrated men and women be strengthened in their vocation to pray for sinners and draw others to Christ by their words and example.

7. "Io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo" (Ger 31, 33). Dio è l'unico nostro Signore e noi siamo il suo popolo. Questo inscindibile patto d'amore fra Dio e l'umanità ha avuto la sua piena realizzazione nel sacrificio pasquale di Cristo. E' in Lui che noi, pur appartenendo a terre e culture diverse, diveniamo un unico popolo, una sola Chiesa, uno stesso edificio spirituale, di cui i santi sono pietre luminose e salde.

Rendiamo grazie al Signore per la splendida testimonianza di questi nuovi Beati. Guardiamo ad essi, specialmente in questo tempo quaresimale, per trarne incitamento nella preparazione alle prossime celebrazioni pasquali.

Maria, Regina dei Confessori, ci aiuti a seguire il suo divin Figlio, come hanno fatto i nuovi Beati. E voi, Mariano de Jesús Euse Hoyos, Francesco Saverio Seelos, Anna Rosa Gattorno, Maria Elisabetta Hesselblad, Mariam Thresa Chiramel Mankidiyan, intercedete per noi, perché, partecipando intimamente alla Passione redentrice di Cristo, possiamo vivere la fecondità del seme che muore ed essere accolti come sua messe nel Regno dei cieli. Amen!