Maria Teresa Chiramel Mankidiyan

Maria Teresa Chiramel Mankidiyan

(1876-1926)

Beatificazione:

- 09 aprile 2000

- Papa  Giovanni Paolo II

Canonizzazione:

- 13 ottobre 2019

- Papa  Francesco

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 8 giugno

Vergine, che, insigne per la vita eremitica e l’austerità delle sue penitenze, cercò Cristo nei più poveri e nei più emarginati e fondò la Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia

  • Biografia
  • Omelia
  • omelia di beatificazione
"Dio darà la vita eterna a coloro che convertono i peccatori e li portano sulla retta via"

 

Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan nacque a Putenchira, nello Stato del Kerala in India, il 26 aprile 1876.

Fin dall'infanzia, Mariam Thresia Mankidiyan sapeva istintivamente che l'amore di Dio per lei esigeva una profonda purificazione personale.

Desiderosa di consacrarsi a Dio, cominciò a visitare gli ammalati della parrocchia del suo villaggio.

Impegnandosi in una vita di preghiera e penitenza, la volontà di suor Mariam Thresia di abbracciare la Croce di Cristo le ha permesso di rimanere salda di fronte a frequenti malintesi e gravi prove spirituali. Il paziente discernimento della sua vocazione alla fine portò alla fondazione della Congregazione della Sacra Famiglia, che continua a trarre ispirazione dal suo spirito contemplativo e dall'amore per i poveri.

Convinta che "Dio darà la vita eterna a coloro che convertono i peccatori e li portano sulla retta via" (Lettera 4 al suo Padre spirituale), Suor Mariam si è dedicata a questo compito con le sue visite e i suoi consigli, così come con le sue preghiere e pratica penitenziale.

Morì l’8 giugno 1926.

È stata beatificata da Giovanni Paolo II il 9 aprile 2000 e canonizzata il 13 ottobre 2019 in piazza San Pietro da papa Francesco.

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI:
GIOVANNI ENRICO NEWMAN, GIUSEPPINA VANNINI,
MARIA TERESA CHIRAMEL MANKIDIYAN, DULCE LOPES PONTES, MARGARITA BAYS

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
Domenica, 13 ottobre 2019

 

«La tua fede ti ha salvato» (Lc 17,19). È il punto di arrivo del Vangelo odierno, che ci mostra il cammino della fede. In questo percorso di fede vediamo tre tappe, segnalate dai lebbrosi guariti, i quali invocanocamminano e ringraziano.

Anzitutto, invocare. I lebbrosi si trovavano in una condizione terribile, non solo per la malattia che, diffusa ancora oggi, va combattuta con tutti gli sforzi, ma per l’esclusione sociale. Al tempo di Gesù erano ritenuti immondi e in quanto tali dovevano stare isolati, in disparte (cfr Lv 13,46). Vediamo infatti che, quando vanno da Gesù, “si fermano a distanza” (cfr Lc 17,12). Però, anche se la loro condizione li mette da parte, invocano Gesù, dice il Vangelo, «ad alta voce» (v. 13). Non si lasciano paralizzare dalle esclusioni degli uomini e gridano a Dio, che non esclude nessuno. Ecco come si accorciano le distanze, come ci si rialza dalla solitudine: non chiudendosi in sé stessi e nei propri rimpianti, non pensando ai giudizi degli altri, ma invocando il Signore, perché il Signore ascolta il grido di chi è solo.

Come quei lebbrosi, anche noi abbiamo bisogno di guarigione, tutti. Abbiamo bisogno di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro; da molte paure; dai vizi di cui siamo schiavi; da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri. Il Signore libera e guarisce il cuore, se lo invochiamo, se gli diciamo: “Signore, io credo che puoi risanarmi; guariscimi dalle mie chiusure, liberami dal male e dalla paura, Gesù”. I lebbrosi sono i primi, in questo Vangelo, a invocare il nome di Gesù. Poi lo faranno anche un cieco e un malfattore sulla croce: gente bisognosa invoca il nome di Gesù, che significa Dio salva. Chiamano Dio per nome, in modo diretto, spontaneo. Chiamare per nome è segno di confidenza, e al Signore piace. La fede cresce così, con l’invocazione fiduciosa, portando a Gesù quel che siamo, a cuore aperto, senza nascondere le nostre miserie. Invochiamo con fiducia ogni giorno il nome di Gesù: Dio salva. Ripetiamolo: è pregare, dire “Gesù” è pregare. La preghiera è la porta della fede, la preghiera è la medicina del cuore.

La seconda parola è camminare. È la seconda tappa. Nel breve Vangelo di oggi compaiono una decina di verbi di movimento. Ma a colpire è soprattutto il fatto che i lebbrosi non vengono guariti quando stanno fermi davanti a Gesù, ma dopo, mentre camminano: «Mentre essi andavano furono purificati», dice il Vangelo (v. 14). Vengono guariti andando a Gerusalemme, cioè mentre affrontano un cammino in salita. È nel cammino della vita che si viene purificati, un cammino che è spesso in salita, perché conduce verso l’alto. La fede richiede un cammino, un’uscita, fa miracoli se usciamo dalle nostre certezze accomodanti, se lasciamo i nostri porti rassicuranti, i nostri nidi confortevoli. La fede aumenta col dono e cresce col rischio. La fede procede quando andiamo avanti equipaggiati di fiducia in Dio. La fede si fa strada attraverso passi umili e concreti, come umili e concreti furono il cammino dei lebbrosi e il bagno nel fiume Giordano di Naaman (cfr 2 Re 5,14-17). È così anche per noi: avanziamo nella fede con l’amore umile e concreto, con la pazienza quotidiana, invocando Gesù e andando avanti.

C’è un altro aspetto interessante nel cammino dei lebbrosi: si muovono insieme. «Andavano» e «furono purificati», dice il Vangelo (v. 14), sempre al plurale: la fede è anche camminare insieme, mai da soli. Però, una volta guariti, nove vanno per conto loro e solo uno torna a ringraziare. Gesù allora esprime tutta la sua amarezza: «E gli altri dove sono?» (v. 17). Sembra quasi che chieda conto degli altri nove all’unico che è tornato. È vero, è compito nostro – di noi che siamo qui a “fare Eucaristia”, cioè a ringraziare –, è compito nostro prenderci cura di chi ha smesso di camminare, di chi ha perso la strada: siamo custodi dei fratelli lontani, tutti noi! Siamo intercessori per loro, siamo responsabili per loro, chiamati cioè a rispondere di loro, a prenderli a cuore. Vuoi crescere nella fede? Tu, che sei oggi qui, vuoi crescere nella fede? Prenditi cura di un fratello lontano, di una sorella lontana.

Invocare, camminare e ringraziare: è l’ultima tappaSolo a quello che ringrazia Gesù dice: «La tua fede ti ha salvato» (v. 19). Non è solo sano, è anche salvo. Questo ci dice che il punto di arrivo non è la salute, non è lo stare bene, ma l’incontro con Gesù. La salvezza non è bere un bicchiere d’acqua per stare in forma, è andare alla sorgente, che è Gesù. Solo Lui libera dal male, e guarisce il cuore, solo l’incontro con Lui salva, rende la vita piena e bella. Quando s’incontra Gesù nasce spontaneo il “grazie”, perché si scopre la cosa più importante della vita: non ricevere una grazia o risolvere un guaio, ma abbracciare il Signore della vita. E questa è la cosa più importante della vita: abbracciare il Signore della vita.

È bello vedere che quell’uomo guarito, che era un samaritano, esprime la gioia con tutto sé stesso: loda Dio a gran voce, si prostra, ringrazia (cfr vv. 15-16). Il culmine del cammino di fede è vivere rendendo grazie. Possiamo domandarci: noi che abbiamo fede, viviamo le giornate come un peso da subire o come una lode da offrire? Rimaniamo centrati su noi stessi in attesa di chiedere la prossima grazia o troviamo la nostra gioia nel rendere grazie? Quando ringraziamo, il Padre si commuove e riversa su di noi lo Spirito Santo. Ringraziare non è questione di cortesia, di galateo, è questione di fede. Un cuore che ringrazia rimane giovane. Dire: “Grazie, Signore” al risveglio, durante la giornata, prima di coricarsi è l’antidoto all’invecchiamento del cuore, perché il cuore invecchia e si abitua male. Così anche in famiglia, tra sposi: ricordarsi di dire grazie. Grazie è la parola più semplice e benefica.

Invocare, camminare, ringraziare. Oggi ringraziamo il Signore per i nuovi Santi, che hanno camminato nella fede e che ora invochiamo come intercessori. Tre di loro sono suore e ci mostrano che la vita religiosa è un cammino d’amore nelle periferie esistenziali del mondo. Santa Marguerite Bays, invece, era una sarta e ci rivela quant’è potente la preghiera semplice, la sopportazione paziente, la donazione silenziosa: attraverso queste cose il Signore ha fatto rivivere in lei, nella sua umiltà, lo splendore della Pasqua. È la santità del quotidiano, di cui parla il santo Cardinale Newman, che disse: «Il cristiano possiede una pace profonda, silenziosa, nascosta, che il mondo non vede. […] Il cristiano è gioioso, tranquillo, buono, amabile, cortese, ingenuo, modesto; non accampa pretese, […] il suo comportamento è talmente lontano dall’ostentazione e dalla ricercatezza che a prima vista si può facilmente prenderlo per una persona ordinaria» (Parochial and Plain Sermons, V,5). Chiediamo di essere così, “luci gentili” tra le oscurità del mondo. Gesù, «resta con noi e noi cominceremo a brillare come Tu brilli, a brillare in modo da essere una luce per gli altri» (Meditations on Christian Doctrine, VII,3). Amen.

CAPPELLA PAPALE PER LA BEATIFICAZIONE DI 5 SERVI DI DIO

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 9 aprile 2000


 

1. "Vogliamo vedere Gesù" (Gv 12, 24).

Questa è la richiesta rivolta a Filippo da alcuni greci, saliti a Gerusalemme in occasione della Pasqua. Il loro desiderio di incontrare Gesù e di ascoltarne la parola suscita una sua risposta solenne: «E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo» (Gv 12, 23). Qual è quest'«ora» a cui Gesù allude? Il contesto lo chiarisce: è l'«ora» misteriosa e solenne della sua morte e della sua risurrezione.

Vedere Gesù! Come quel gruppo di greci, innumerevoli uomini e donne lungo i secoli hanno desiderato conoscere il Signore. Lo hanno visto con gli occhi della fede. Lo hanno riconosciuto come Messia, crocifisso e risuscitato. Si sono lasciati da lui conquistare e sono divenuti suoi fedeli discepoli. Sono i santi ed i beati che la Chiesa ci addita come modelli da imitare ed esempi da seguire.

Nel contesto delle celebrazioni dell'Anno Santo, oggi ho la gioia di elevare alla gloria degli altari alcuni nuovi beati. Sono cinque Confessori della fede che hanno annunciato Cristo con la parola e l'hanno testimoniato con l'incessante servizio ai fratelli. Si tratta di Mariano de Jesús Euse Hoyos, Sacerdote diocesano e parroco; Francesco Saverio Seelos, Sacerdote professo della Congregazione del Santissimo Redentore; Anna Rosa Gattorno, vedova, Fondatrice dell'Istituto delle Figlie di Sant'Anna; Maria Elisabetta Hesselblad, Fondatrice dell'Ordine delle Suore del Santissimo Salvatore; Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan, Fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia.

2. "El que quiera servirme, que me siga, y donde esté yo, allí también estará mi servidor" (Jn 12, 26a), nos ha dicho Jesús en el Evangelio que hemos escuchado. Seguidor fiel de Jesucristo, en el ejercicio abnegado del ministerio sacerdotal, fue el Padre Mariano de Jesús Euse Hoyos, que hoy sube a la gloria de los altares. Desde su íntima experiencia de encuentro con el Señor, el Padre Marianito, como es conocido familiarmente en su patria, se comprometió incansablemente en la evangelización de niños y adultos, especialmente de los campesinos. No ahorró sacrificios ni penalidades, entregándose durante casi cincuenta años en una modesta parroquia de Angostura, en Antioquia, a la gloria de Dios y al bien de las almas que le fueron encomendadas.

Que su luminoso testimonio de caridad, comprensión, servicio, solidaridad y perdón sean de ejemplo en Colombia y también una valiosa ayuda para seguir trabajando por la paz y la reconciliación total en ese amado País. Si el 9 de abril de hace cincuenta y dos años marcó el inicio de violencias y conflictos, que por desgracia duran aún, que este día del año del Gran Jubileo señale el comienzo de una etapa en la que todos los colombianos construyan juntos la nueva Colombia, fundamentada en la paz, la justicia social, el respeto de todos los derechos humanos y el amor fraterno entre los hijos de una misma patria.

3. "Give me again the joy of your help; with a spirit of fervour sustain me, that I may teach transgressors your ways and sinners may return to you" (Ps 51:14-15). Faithful to the spirit and charism of the Redemptorist Congregation to which he belonged, Father Francis Xavier Seelos often meditated upon these words of the Psalmist. Sustained by God's grace and an intense life of prayer, Father Seelos left his native Bavaria and committed himself generously and joyfully to the missionary apostolate among immigrant communities in the United States.

In the various places where he worked, Father Francis Xavier brought his enthusiasm, spirit of sacrifice and apostolic zeal. To the abandoned and the lost he preached the message of Jesus Christ, "the source of eternal salvation" (Heb 5:9), and in the hours spent in the confessional he convinced many to return to God. Today, Blessed Francis Xavier Seelos invites the members of the Church to deepen their union with Christ in the Sacraments of Penance and the Eucharist. Through his intercession, may all who work in the vineyard for the salvation of God's people be encouraged and strengthened in their task.

4. "Io, quando sarò elevato da terra - ha promesso Gesù nel Vangelo - attirerò tutti a me" (Gv 12, 32). Sarà, infatti, dall'alto della Croce che Gesù rivelerà al mondo l'amore sconfinato di Dio per l'umanità bisognosa di salvezza. Attratta irresistibilmente da questo amore, Anna Rosa Gattorno trasformò la sua vita in una continua immolazione per la conversione dei peccatori e la santificazione di tutti gli uomini. Essere "portavoce di Gesù", per far giungere ovunque il messaggio dell'amore che salva: ecco l'anelito più profondo del suo cuore!

Affidata totalmente alla Provvidenza ed animata da un coraggioso slancio di carità, la beata Anna Rosa Gattorno ebbe un unico intento, quello di servire Gesù nelle membra doloranti e ferite del prossimo, con sensibilità ed attenzione materna verso ogni umana miseria.

La singolare testimonianza di carità, lasciata dalla nuova Beata, costituisce ancor oggi uno stimolante incoraggiamento per quanti nella Chiesa sono impegnati a recare, in modo più specifico, l'annuncio dell'amore di Dio che guarisce le ferite d'ogni cuore e offre a tutti la pienezza della vita immortale.

5. "When I am lifted up from the earth, I shall draw all men to myself" (Jn 12:32). The promise of Jesus, is wonderfully fulfilled also in the life Mary Elisabeth Hesselblad. Like her fellow countrywoman, Saint Bridget, she too acquired a deep understanding of the wisdom of the Cross through prayer and in the events of her own life. Her early experience of poverty, her contact with the sick who impressed her by their serenity and trust in God's help, and her perseverance despite many obstacles in founding the Order of the Most Holy Saviour of Saint Bridget, taught her that the Cross is at the centre of human life and is the ultimate revelation of our Heavenly Father’s love. By constantly meditating on God's word, Sister Elisabeth was confirmed in her resolve to work and pray that all Christians would be one (cf. Jn 17:21).

She was convinced that by listening to the voice of the Crucified Christ they would come together into one flock under one Shepherd (cf. Jn 10:16), and from the very beginning her foundation, characterized by its Eucharistic and Marian spirituality, committed itself to the cause of Christian unity by means of prayer and evangelical witness. Through the intercession of Blessed Mary Elisabeth Hesselblad, pioneer of ecumenism, may God bless and bring to fruition the Church’s efforts to build ever deeper communion and foster ever more effective cooperation among all Christ's followers.

6. "Unless a wheat grain falls on the ground and dies, it remains only a single grain; but if it dies it yields a rich harvest" (Jn 12:24). From childhood, Mariam Thresia Mankidiyan knew instinctively that God's love for her demanded a deep personal purification. Committing herself to a life of prayer and penance, Sister Mariam Thresia’s willingness to embrace the Cross of Christ enabled her to remain steadfast in the face of frequent misunderstandings and severe spiritual trials. The patient discernment of her vocation eventually led to the foundation of the Congregation of the Holy Family, which continues to draw inspiration from her contemplative spirit and love of the poor.

Convinced that "God will give eternal life to those who convert sinners and bring them to the right path" (Letter 4 to her Spiritual Father), Sister Mariam devoted herself to this task by her visits and advice, as well as by her prayers and penitential practice. Through Blessed Mariam Thresia's intercession, may all consecrated men and women be strengthened in their vocation to pray for sinners and draw others to Christ by their words and example.

7. "Io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo" (Ger 31, 33). Dio è l'unico nostro Signore e noi siamo il suo popolo. Questo inscindibile patto d'amore fra Dio e l'umanità ha avuto la sua piena realizzazione nel sacrificio pasquale di Cristo. E' in Lui che noi, pur appartenendo a terre e culture diverse, diveniamo un unico popolo, una sola Chiesa, uno stesso edificio spirituale, di cui i santi sono pietre luminose e salde.

Rendiamo grazie al Signore per la splendida testimonianza di questi nuovi Beati. Guardiamo ad essi, specialmente in questo tempo quaresimale, per trarne incitamento nella preparazione alle prossime celebrazioni pasquali.

Maria, Regina dei Confessori, ci aiuti a seguire il suo divin Figlio, come hanno fatto i nuovi Beati. E voi, Mariano de Jesús Euse Hoyos, Francesco Saverio Seelos, Anna Rosa Gattorno, Maria Elisabetta Hesselblad, Mariam Thresa Chiramel Mankidiyan, intercedete per noi, perché, partecipando intimamente alla Passione redentrice di Cristo, possiamo vivere la fecondità del seme che muore ed essere accolti come sua messe nel Regno dei cieli. Amen!