Causa in corso
Maria Dositea Bottani (al secolo: Maria Domenica)
- Venerabile Serva di Dio -

Maria Dositea Bottani (al secolo: Maria Domenica)

(1896-1970)

Data Decreto:

- 25 novembre 2021

- Papa  Francesco

Superiora Generale della Congregazione delle Suore Orsoline della Vergine Maria Immacolata di Gandino. Visse la carità verso Dio. L’amore del Signore fu la ragione, il modello, la misura della carità verso i fratelli. Si sentiva amata dal Signore e il pensiero della sua misericordia la spronava al bene

  • Biografia
  • Articolo su L'Eco di Bergamo
"L’amore del Signore fu la ragione, il modello, la misura della carità verso i fratelli. Si sentiva amata dal Signore e il pensiero della sua misericordia la spronava al bene"

 

    Maria Dositea Bottani (al secolo: Maria Domenica) nacque a Pianca (Bergamo, Italia) il 31 maggio 1896, in una famiglia contadina ricca di fede. Completati gli studi elementari, sentì il desiderio di consacrarsi al Signore e dedicarsi alla missione educativa. Nel 1913 entrò nella Congregazione delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata di Gandino. Durante il postulantato, frequentò la Regia Scuola Complementare e Normale “Paolina Secco Suardo” di Bergamo e, nel 1919, conseguì l’abilitazione all’insegnamento. Nello stesso anno iniziò il noviziato sotto la guida della Serva di Dio Gesuina Seghezzi. Il 3 ottobre 1921 emise la professione religiosa. Nei sei anni di voti temporanei ebbe ricche esperienze spirituali ed educative nelle scuole di Peia e di Chignolo d’Isola. Il 3 ottobre 1927 emise la professione perpetua e, nello stesso anno, eletta Segretaria generale, venne trasferita a Bergamo nella Casa generalizia dove rimase, svolgendo compiti di Consigliera e Vicaria generale.

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, partecipò agli incontri organizzati dal “Movimento per un Mondo Migliore”, fondato dal gesuita Padre Riccardo Lombardi. A partire dal 1950, la Serva di Dio colse l’appello di Pio XII per il rinnovamento della vita religiosa.

    Il 19 luglio 1952 fu eletta Superiora generale e rieletta per altri due mandati. Per diciotto anni governò con amore e competenza la Congregazione negli anni del Concilio Vaticano II. Fu tra coloro che favorirono il costituirsi della Segreteria della Federazione Italiana Religiose, collaborando con altri Istituti. Durante il suo generalato, incontrò le consorelle, soprattutto in occasione delle visite canoniche, mostrando un notevole sensus Ecclesiae e l’impegno al rinnovamento conciliare in cui coinvolse sacerdoti, suore e laici. In Congregazione, favorì l’apertura di nuove case in Italia e all’estero. Nel frattempo le condizioni di salute andarono aggravandosi per disturbi epatici e cardiaci.

    Morì a Bergamo (Italia) il 2 settembre 1970.

    La sua vita fu intessuta di preghiera. L’Eucaristia era cuore e centro della sua esistenza sia con la partecipazione alla celebrazione eucaristica, sia con l’adorazione e le frequenti visite al Santissimo Sacramento. Era fedele alla vita sacramentale e alla meditazione della Sacra Scrittura. Nutrì un filiale amore a Maria SS. Immacolata che esprimeva con le preghiere mariane tradizionali e con la celebrazione delle feste liturgiche. Seppe superare i momenti difficili della vita, accettando le sofferenze e offrendole al Signore, soprattutto in ciò che comportava il suo ruolo di Superiora Generale. Anche nella sofferenza fisica mostrò una solida fede, testimoniando la piena fiducia in Dio.

    La sua speranza si fondava sulla certezza che il Dio fedele guida la storia e mantiene le promesse. Anche nelle situazioni avverse manteneva la serenità e diceva: “Il Signore sa quello che è bene per me e per l’intero Istituto, adoriamo i disegni di Dio e preghiamo tanto”. Il pensiero della vita eterna, del Paradiso, era presente costantemente nel suo cuore e con questa forza accettava le prove con gioia. Nell’ultima conferenza alle suore, nel giugno 1970, parlò per quasi un’ora della gioia pasquale e dell’incontro con il Signore nel Paradiso.

    Maria Dositea visse la carità verso Dio. L’amore del Signore fu la ragione, il modello, la misura della carità verso i fratelli. Si sentiva amata dal Signore e il pensiero della sua misericordia la spronava al bene. La sua missione educativa era accompagnata da un atteggiamento dolce, sorridente, materno e accogliente, che metteva a proprio agio le persone. La sua carità era genuina e umile al tempo stesso e alcuni sacerdoti trovarono in lei una vera madre spirituale. Era attenta alle necessità delle sue consorelle, degli allievi, ma anche di altri che si rivolgevano a lei per un aiuto materiale o spirituale. Durante la Seconda Guerra Mondiale affrontò il rischio di ospitare nell’Istituto persone in pericolo di vita senza distinzione di credo politico o di razza. Esortava al perdono e perdonava ad imitazione di Gesù. Nelle ultime esortazioni alla sua comunità raccomandò la carità fraterna, con parole ricche di affetto e di forza.

 

    Madre Dositea Bottani, delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata (di Gandino) è Venerabile. Ieri papa Francesco ha autorizzato il card. Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, a promulgare il decreto sulle virtù eroiche della Serva di Dio. È questo un nuovo passo verso la Beatificazione e la successiva Canonizzazione, tappe per le quali occorre il riconoscimento di un miracolo da parte della Chiesa. Appena la notizia è stata comunicata alla postulatrice della causa, suor Melania Balini, in tempo reale via social sono state raggiunte tutte le comunità Orsoline diffuse in Italia, Polonia, Eritrea, Etiopia, Kenya, Sud Sudan, Argentina e Brasile, che da 30 anni attendevano l’evento. L’Inchiesta diocesana sulle virtù e la fama di santità di Madre Dositea, insieme a quella di Madre Gesuina Seghezzi, zia del Venerabile don Antonio Seghezzi, venne avviata il 27 aprile 1991. La chiusura di entrambi i «processi» fu celebrata il 14 dicembre 1996, nella chiesa parrocchiale di S. Alessandro della Croce in Pignolo-Bergamo affollata di 1.500 persone, autorità civili e religiose provenienti da varie nazioni, soprattutto dai paesi in cui hanno vissuto le future sante: San Giovanni Bianco, Premolo, Peia, Chignolo, Bergamo. La venerabile Madre Dositea, nata a Pianca di San Giovanni Bianco il 31 maggio 1896, fu battezzata con il nome di Maria Domenica e crebbe serenamente in una famiglia patriarcale di 18 membri, con zii e cugini, in un contesto di fede semplice, di laboriosità e onestà. Dopo le tre classi elementari, continuò a frequentare la scuola per alcuni anni come aiutante della maestra Maria Angela Tassi, suo modello di vita. «Un giorno sarò maestra anch’io», diceva. Dal 1909 al 1911, completò le elementari nel collegio delle Figlie del Sacro Cuore a Endine, dove incominciò a pensare di farsi «santa» e di consacrarsi al Signore nella vita religiosa. Sua guida spirituale fu il curato don Angelo Madaschi (1872-1935), che divenne parroco di Peia e continuò a seguire Maria Domenica - anche dopo il ritorno a Pianca - con una serie di lettere di direzione spirituale improntate ad un esigente cammino di santità, senza mezze misure.

    Nel settembre 1913 entrò nel convento delle Suore Orsoline a Gandino, poi per 6 anni frequentò a Bergamo la Scuola Complementare e Normale «Paolina Secco Suardo», diretta dalla professoressa Augusta Namias Caterino, che diede un grande impulso alla qualificazione del corpo docente e al rinnovamento della didattica. La studentessa Bottani rimarrà legata alle docenti di pedagogia Giuseppina Ciappei Invernizzi e di matematica e fisica Lucia Brasi. A questa ragazza, che voleva farsi suora e che era sempre la prima della classe, non mancava il suggerimento da parte di insegnanti e allieve di «non andare a seppellire in convento le sue brillanti capacità, ma di intraprendere la carriera universitaria». Lei seguì con determinazione e gioia il suo percorso scolastico insieme a quello religioso e, diplomata maestra nel luglio del 1919, pochi mesi dopo - il 2 ottobre 1919 - vestì l’abito religioso e divenne novizia con il nome di suor Dositea Eucaristica. Dal 1919 al 1921 insegnò nella scuole di Peia e dal 1921 al 1927 a Chignolo. Si dedicò anche alla catechesi e alla guida spirituale delle ragazze di Azione Cattolica. Fu un’esperienza educativa molto importante, che lasciò un segno profondo nella popolazione e suscitò numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa.

    Dal 1927 fino alla morte, avvenuta il 2 settembre 1970, Madre Dositea ebbe la sua sede a Bergamo e svolse i compiti di Segretaria, Vicaria, Superiora generale dell’Istituto, che in quegli anni registrava una notevole espansione in Italia e nel mondo, grazie al crescente numero di vocazioni. Da Segretaria e Vicaria diresse per 25 anni le scuole e l’educandato della casa generalizia, frequentati da migliaia di alunni e alunne di Bergamo e dintorni, che hanno mantenuto vivo il ricordo della sua straordinaria presenza, capace di stimolare le nuove generazioni a costruire un progetto di futuro ricco di sogni. In questa attività educativa collaborò con la parrocchia di Pignolo che, negli anni del secondo dopoguerra, sperimentava innovazioni nell’oratorio maschile e femminile. Durante i suoi 18 anni di generalato, madre Dositea aprì missioni nel Chaco dell’Argentina, in Eritrea e in Etiopia, nella prospettiva di raggiungere i paesi più poveri e meno evangelizzati. Nelle fondazioni in Italia diede la preferenza all’Emilia Romagna perché - diceva - «le suore possono fare da ponte tra la popolazione marcatamente “rossa” e i sacerdoti, mal tollerati per ragioni ideologiche». Madre Dositea respirò il clima di rinnovamento degli anni del preconcilio e poi del Concilio. I Vescovi di varie nazionalità hanno attestato all’unanimità lo straordinario sensus Ecclesiae che l’animava. A Bergamo, durante gli episcopati di Giuseppe Piazzi e di Clemente Gaddi, madre Dositea con l’Istituto delle Orsoline svolse un ruolo trainante per la formazione delle religiose delle diocesi di Bergamo e Crema. Nel 1957 favorì il costituirsi della Segreteria Fir (Federazione Italiana Religiose) nella casa generalizia a Bergamo, come efficace organismo di comunione ecclesiale e di collaborazione delle consacrate per la formazione permanente nei vari ambiti. Durante la ricostruzione del seminario di Bergamo, la casa generalizia delle Orsoline divenne il punto di riferimento per i consigli pastorali e presbiterali, per gli incontri di varie associazioni ecclesiali. A partire dal 1967, Madre Dositea guidò l’Istituto nel lavoro di revisione dei suoi fondamentali codici di vita, per mettersi al passo con la Chiesa. Ebbe la gioia di partecipare ai lavori della prima sessione del Capitolo speciale nell’agosto del 1969 a Scanzorosciate, ma non poté essere presente alla successiva. Il 16 luglio 1970, degente nell’ospedale di Bergamo mentre si svolgeva l’ultima fase del Capitolo speciale ed elettivo, inviò alle suore capitolari il suo testamento, nel quale ribadiva i valori a cui si era sempre ispirata: «Amore a Cristo, amore alla Chiesa e amore alla nostra Congregazione, che ha il grave dovere di condurre i suoi membri alla santità della vita e all’ardore apostolico, nella luce e nelle direttive della Chiesa stessa!». Morì all’alba del 2 settembre 1970, esclamando improvvisamente: «Che gioia, che gioia!». Era la conclusione di una vita vissuta nello stile evangelico e mariano: «Fiat! sempre, nella serenità dell’amore». I suoi funerali a Bergamo e Gandino, partecipati da molto popolo, da religiosi ed ecclesiastici, testimoniarono la fama di santità di cui ella godeva. Nel 1991, il corpo di Madre Dositea fu posto in un’artistica urna, creata dal cesellatore bergamasco Claudio Nani, e traslata da Gandino alla casa generalizia delle Orsoline in Bergamo, accanto a quella di madre Gesuina Seghezzi. Il Cristo Risorto e il bassorilievo del fondatore don Francesco Della Madonna, opera dello scultore Alessandro Verdi, illuminati dalla vetrata policroma di Cosetta Arzuffi, danno significato pasquale a questo luogo, dove tutto parla di bellezza e di santità gioiosa. L’architetto Bruno Cassinelli, autore del progetto, propose di chiamarla «Cappella delle Beatitudini».

 

Don Arturo Bellini (da “L’Eco di Bergamo”)