Prefazione
Il Vangelo affidato alle donne – José Tolentino Card. de Mendonça
La storia della Chiesa è una trama di volti, di gesti e di voci. Non è astrazione. È il grande tessuto della memoria credente, intessuto da uomini e donne che, in modi diversi, rendono visibile la forza del Vangelo. Tuttavia, quante volte la narrazione ecclesiale si è concentrata quasi esclusivamente sulle figure maschili, relegando a margine l’apporto femminile, come se fosse secondario o scartabile. Questo libro, che si legge con piacere, nasce per infrangere un tale velo di dimenticanza e ci ricorda, con coraggio e lucidità, che senza le donne la Chiesa non sarebbe ciò che è.
Sin dagli inizi, la fede cristiana è stata plasmata da un protagonismo femminile che non può essere occultato. Basti pensare alle donne che seguirono Gesù lungo le strade della Galilea, che lo sostennero con i loro beni e che furono testimoni della sua passione, morte e risurrezione. La prima annunciatrice della Pasqua, Maria di Magdala, è chiamata dalla tradizione “apostola degli apostoli”. Non si tratta di un dettaglio secondario, ma di un segno eloquente della logica evangelica: Dio affida alle donne i passaggi cruciali della rivelazione. Sono proprio i discepoli di Emmaus a riconoscerlo, quando dicono: “alcune donne, delle nostre… sono venute a dirci di aver avuto una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo” (Lc. 24, 22-23). Proprio oggi, in un tempo in cui la Chiesa si interroga su come annunciare la speranza dentro scenari di smarrimento, le loro figure ci ricordano che il Vangelo nasce da un annuncio fragile, affidato a donne la cui parola fu inizialmente persino contestata, e che tuttavia cambiò il corso della storia.
In queste pagine scorrono traiettorie femminili note e meno note: martiri bambine come Agnese, regine e imperatrici che seppero piegare la ragione di Stato davanti alla Croce, mistiche e teologhe come Ildegarda di Bingen e Teresa d’Avila, viaggiatrici e missionarie, madri e sorelle, riformatrici e rivoluzionarie dello spirito. Ognuna, con la propria vita, ha inciso un segno nella storia della salvezza. Questo libro ci permette di ascoltarle, di conoscerle, di lasciarci interpellare dalla loro fede intraprendente. Alcune di esse, penso a Ildegarda di Bingen, continuano a essere straordinariamente attuali: la sua capacità di leggere il cosmo come un organismo vivente e di collegare la teologia alla musica, alla medicina, alla poesia, costituisce oggi un invito a integrare la spiritualità con le grandi sfide antropologiche, ecologiche e culturali che attraversiamo.
Il titolo stesso ci pone davanti a una verità elementare: la Chiesa non è pensabile senza la testimonianza femminile. E non solo in quanto memoria del passato, ma anche come presenza viva e necessaria per il presente e il futuro. Le donne non hanno abitato soltanto i margini, o meglio, abitandoli hanno costituito il cuore pulsante del cristianesimo. Hanno custodito la fede nelle famiglie, hanno tramandato la fortezza nei momenti di persecuzione, hanno dato corpo e parola alla carità, hanno illuminato con la loro sapienza la ricerca teologica e mistica. Pensiamo a Teresa d’Avila: la sua riforma non fu solo monastica, ma spirituale nel senso più vasto e culturale; con la forza della parola e della contemplazione ella ha insegnato che l’intimità con Dio è la più radicale delle trasformazioni possibili perché pazientemente “todo lo ancanza”.
Questo bellissimo volume di Alberto Royo non si limita a offrire un’antologia di biografie: è piuttosto una sorta di galleria spirituale, in cui il lettore è invitato a camminare, lasciandosi sorprendere dalla germinazione misteriosa della santità. Alcune di queste donne sono icone universali, altre appartengono a contesti specifici, ma tutte mostrano la capacità del Vangelo di generare libertà e audacia. Leggendo le loro storie, ci si accorge che esse hanno anticipato il futuro, spesso andando controcorrente rispetto alle convenzioni sociali e persino ecclesiastiche del loro tempo. È ciò che accadde a Dorothy Day, donna laica che unì radicalità evangelica e impegno sociale, facendosi voce di una Chiesa povera e dei poveri, anticipando temi che oggi riconosciamo centrali per la nostra missione.
Proprio qui risuona la voce del Santo Padre Leone XIV, che in una intervista recente ha dichiarato con chiarezza: «è chiaro che il ruolo della donna nella Chiesa deve continuare a svilupparsi..., riconoscendo i loro doni e il loro contributo in molti modi». Sono parole che non restano astratte: invitano a riconoscere nella memoria di queste donne il fondamento per un presente ecclesiale più inclusivo, dove il genio femminile non è concessione ma necessità intrinseca.
Nell’insieme, questo libro diventa una meditazione viva sull’ecclesiologia del Concilio Vaticano II, quando la costituzione Lumen gentium definì Maria Santissima “Madre della Chiesa”. In Maria si rispecchiano, come in un prisma, tutte le donne che hanno reso feconda la fede cristiana: la loro capacità di custodire, di intercedere, di generare, di perseverare. Senza la loro impronta, la Chiesa sarebbe più povera, più monodica, meno maternale. Etty Hillesum, giovane ebrea morta ad Auschwitz, pur non essendo canonizzata, appartiene di diritto a questa galleria spirituale: nel suo diario, la capacità di resistere al male con la bellezza e la preghiera continua a illuminare i credenti e non credenti, mostrando come la fede possa fiorire anche nell’abisso della storia.
Perciò non si può che leggere queste pagine come un invito urgente. Il cammino sinodale dichiara che il Popolo di Dio è uno, che nessuna voce deve essere dimenticata, che la dignità battesimale semina polifonia, sapienza corale. Questo libro ci aiuta a comprendere che il contributo delle donne non è solo un capitolo della storia, ma un criterio di illuminazione e operatività: senza di loro, senza la loro sensibilità, la loro intelligenza spirituale, la loro creatività evangelica, la loro donazione appassionata, la Chiesa non può riconoscersi pienamente.
C’è in queste biografie una parola ampia di speranza che tocca anche il nostro tempo. Viviamo in una società attraversata da conflitti, discriminazioni, polarizzazioni, violenze. La forza di queste donne, la loro libertà, la loro radicalità evangelica, mostrano come la fede è una sorgente che trasforma la storia. Non ci raccontano vite perfette, ma esistenze concrete, talvolta ferite e contestate, che tuttavia hanno lasciato un segno incancellabile. Sono donne che hanno vissuto la fede come una forma di resistenza spirituale, capaci di aprire cammini laddove sembrava impossibile. Protagoniste che ci ricordano che ogni esistenza può scrivere una inedita biografia dell’amore.
Leggere queste pagine significa riscoprire un’ermeneutica del Vangelo che passa per le mani e i cuori delle donne. Significa anche lasciarsi provocare: perché oggi, come ieri, la Chiesa e il mondo hanno bisogno di loro. Non possiamo celebrare la loro memoria senza interrogarci sul nostro presente, senza chiedere che cosa ancora dobbiamo imparare e quali spazi dobbiamo aprire.
Introduzione
Il cristianesimo non è misogino – Alberto Royo Mejia
In realtà non lo è mai stato, e nemmeno la Chiesa, anche se un'idea diffusa è che la Chiesa sia un'istituzione immobile in cui le donne sono sempre state vittime del maschilismo clericale. Non si può negare che in molte occasioni nel corso della storia sia stata data questa immagine, ma non è la vera immagine della Chiesa, né l'unica. Va detto che, sebbene i cristiani abbiano normalmente seguito i modelli del loro tempo, guidati dalla fede, in molte occasioni hanno saputo essere profetici e andare controcorrente, anche se ovviamente non è sempre stato così.
Alcuni portano quest'idea di misoginia fino a un'esagerazione grossolana, sostenendo che la presunta procrastinazione fosse addirittura basata su un'antica credenza, presumibilmente promossa da alcuni ecclesiastici, secondo la quale le donne sarebbero prive di anima, il che le renderebbe inferiori agli uomini. Tuttavia, un'analisi rigorosa dimostra che una dottrina così insensata non è mai stata sostenuta dalla Chiesa, ed è facile confutare questa accusa con prove storiche e teologiche.
L'idea insensata che le donne siano prive di anima è stata certamente promossa da alcuni settori filosofici e culturali nell'antichità e nel Medioevo, ma non è mai stata una dottrina ufficiale della Chiesa. È stato erroneamente citato il Concilio di Macon (VI secolo), in cui si sarebbe dibattuta la questione, ma la realtà è che tale affermazione è un mito privo di fondamento storico. La Chiesa, fin dalle sue origini, ha generalmente trattato le donne su un piano di parità con gli uomini: tutti indistintamente ricevevano i sacramenti - anche se le donne non li hanno mai amministrati - e celebravano la fede, erano membri della comunità e si sentivano uguali eredi della gloria. Uomini e donne subirono anche il martirio in egual misura, testimoniando la loro fede durante le persecuzioni dei primi secoli, spesso con maggior coraggio ed esemplarità degli uomini, come attestano le testimonianze dei martiri e i martirologi della Chiesa.
Ma torniamo indietro, perché fin dall'inizio la Sacra Scrittura conferma il ruolo fondamentale di molte donne nella storia della salvezza. Nell'Antico Testamento troviamo Eva, pari per dignità al marito Adamo e madre di tutta l'umanità; Sara, madre dei credenti nel vero Dio; Rebecca, Lia e Rachele, madri del popolo d'Israele; Maria, sorella e protettrice di Mosè; ed eroine come Rahab, che facilitò la conquista di Gerico, e Debora, la giudice che sconfisse i Cananei. Ci sono anche figure come Giuditta, che salvò il suo popolo decapitando Oloferne, e la regina Ester, che intercedette per gli ebrei davanti al re persiano. Sebbene vi siano anche donne di memoria negativa, come Dalila, Gezabele e Atalia, esse sono presentate come personaggi astuti e decisivi negli eventi narrati.
Nel Nuovo Testamento, i Vangeli rivelano il particolare riguardo di Gesù per le donne. Sua madre, la Vergine Maria, occupa un posto centrale nella storia della salvezza e fu grazie alla sua intercessione che Gesù portò avanti la sua prima manifestazione pubblica alle nozze di Cana. Altre donne hanno avuto un ruolo cruciale nella vita e nella missione di Cristo: Maria Maddalena, ad esempio, fu la prima testimone della Risurrezione e le fu affidata la missione di annunciarla ai discepoli (che non le credettero), motivo per cui la Chiesa l'ha sempre venerata come "Apostola degli Apostoli", mettendo in evidenza la sua fede e l'incredulità degli altri. Oltre a lei, conosciamo alcune donne che sostennero Gesù e i suoi discepoli con il loro aiuto e i loro beni. Tra le sue amiche più strette c'erano Marta e Maria di Betania, che godevano della sua fiducia.
L'atteggiamento di Cristo nei riguardi delle donne che ha incontrato è degno di nota. Salvò la donna adultera dalla lapidazione, risuscitò il figlio della vedova di Naim nel suo dolore, guarì l'emorroissa e lodò la fede della cananea. Conversò anche con la Samaritana al pozzo di Giacobbe, rompendo con i pregiudizi del suo tempo, e difese la donna che lo aveva unto a Betania. Gli Atti degli Apostoli e le epistole di San Paolo menzionano una serie di collaboratrici dei primi discepoli, alcune delle quali hanno svolto ruoli importanti nell'evangelizzazione.
Tuttavia, l'argomento più chiaro contro la presunta misoginia del cristianesimo è il posto unico e indispensabile della Vergine Maria nella vita e nel pensiero cristiani. Come Madre di Dio, ma anche come prima discepola, è oggetto di un amore speciale, inferiore solo a quello dovuto a Dio. Nel corso della storia della Chiesa, il suo ruolo è sempre stato esaltato, dai primi concili cristologici che hanno definito la sua maternità divina allo sviluppo della sua devozione nel Medioevo e alla proclamazione dei dogmi mariani nell'era moderna, come l'Immacolata Concezione (1854) e l'Assunzione (1950). Infine, il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica "Lumen Gentium", le ha conferito il titolo di "Madre della Chiesa", riconoscendo il suo ruolo fondamentale nella comunità cristiana. È impensabile che un'istituzione che venera una donna con tanto amore e devozione possa essere definita misogina.
Se guardiamo alla storia della Chiesa, la troviamo piena di donne che in ogni epoca hanno lasciato un segno indelebile in essa, fin dall'inizio. Che si tratti di ascete, mistiche, mediche e insegnanti, regine, intellettuali, eroine della carità, missionarie o madri, sono innumerevoli. Questo libro si propone di salvare alcune di queste biografie, selezionando alcune di quelle che potremmo considerare indispensabili - senza essere tutte - sia per il loro impatto positivo (la maggior parte) sia per la loro influenza negativa (la minor parte), che pure fa parte della nostra storia. In questo modo, cerchiamo di dimostrare che le donne non sono state subordinate nella vita cristiana, ma hanno svolto un ruolo cruciale nel corso dei secoli, generando un impatto che non lascia indifferenti. Un'opera come questa ci permette di ricordare solo alcune delle moltissime la cui memoria sarebbe impossibile da contenere in un libro, nemmeno in una biblioteca.
A modo di conclusione
Quando a volte nelle conversazioni o nelle discusssioni teologiche sento sorgere la domanda sul ruolo della donna nella Chiesa, non posso fare a meno di pensare al piccolo villaggio di Nazareth agli albori della nostra salvezza, e anche un po' prima, alla città di Gerusalemme: quel giorno nel tempio di Salomone, in tutto il suo splendore, un sacerdote, quindi un uomo esperto nelle cose di Dio, Zaccaria, officiava il sacrificio. In quel momento solenne ricevette una promessa da Dio, l'angelo gli parlò di qualcosa di meraviglioso che lui e sua moglie desideravano da molti anni, ma curiosamente questo sacerdote non si fidò di Dio.
Sei mesi dopo, in un angolo sperduto della Galilea, che non compariva nemmeno nell'Antico Testamento, una giovane ragazza ricevette una promessa ancora più misteriosa, che avrebbe complicato tutta la sua tranquilla vita di fidanzata del buon Giuseppe. E questa ragazza, Maria, liberamente e con una decisione ammirevole, lasciò che Dio le complicasse la vita. Fu allora che il Verbo eterno di Dio si fece carne della nostra carne e venne ad abitare con noi, che ne avevamo tanto bisogno.
Penso anche a lei da adulta, ormai passati gli anni dell'infanzia e della prima giovinezza di suo figlio, seguendolo come prima discepola insieme ad altre donne, con un operato discreto ma fondamentale, con una saggezza che solo le donne hanno, quel genio femminile che non smette di stupirmi e che oggi noi discepoli di Gesù non possiamo permetterci di dimenticare, perché sarebbe imperdonabile.
Come non pensare a lei ai piedi della croce, nel momento più drammatico che una madre possa immaginare e che purtroppo molte madri devono affrontare in questo mondo sconvolto in cui viviamo. Con il cuore trafitto, come le aveva annunciato Simeone, la immagino addolorata ma serena, accanto al figlio che tutti gli apostoli, tranne Giovanni, hanno abbandonato e persino rinnegato. Ma lei è lì, non si è tirata indietro, accompagnata da alcune di quelle donne che seguivano discretamente il Maestro.
Non a caso Gesù ha voluto manifestarsi risorto a quelle donne che erano state accanto alla croce fino alla fine, che lo avevano lavato e profumato prima che calasse la notte, perché era il giorno della grande festa. Il Signore ha voluto che le prime testimoni della sua vittoria fossero quelle che un tribunale dell'epoca non avrebbe considerato testimoni. Ma lui non guarda come guardano gli uomini, lui guarda con gli occhi di Dio. Nemmeno gli apostoli le credettero, forse perché la paura che li aveva fatti fuggire davanti alla croce impediva loro di sognare la resurrezione.
Maria continuò a guidare discretamente la Chiesa del Risorto, che perseverava nella preghiera insieme a lei e alle altre donne. Tra loro spicca Maria Maddalena, che aveva sperimentato in prima persona la misericordia di Dio che trasforma la vita. Non solo fu lei ad annunciare la risurrezione di Cristo agli apostoli, portando la gioia della Pasqua a quegli uomini tristi e paralizzati dalla paura, ma secondo una bella tradizione avrebbe dedicato il resto della sua vita all'evangelizzazione.
Maria Maddalena, pioniera tra le innumerevoli donne che hanno dedicato la loro vita agli altri nella Chiesa. In quest'opera, che cerca di rendere un meritato omaggio a tutte coloro che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa, ho voluto ricordarle tutte concentrando la mia attenzione solo su alcune di loro, perché se volessi parlare di ciascuna non ci sarebbe biblioteca che potesse contenere tanti volumi; e ciascuna nel suo tempo, nel suo ambiente e a modo suo, perché la vita cristiana non consiste nel ripetere schemi del passato ma, come disse Gesù, nel fare ciò che il padre - e anche la madre, perché no? - della famiglia, che dal suo tesoro tira fuori il nuovo e il vecchio, a seconda di ciò che conviene in ogni momento (cfr. Mt 15, 32).
Ho voluto sottolineare che il genio femminile, di cui Papa Francesco ha parlato tante volte e che è qualcosa di reale, un autentico dono di Dio all'umanità, non solo è presente in tutta la storia della Chiesa, come possiamo vedere in quest'opera, ma è stato costitutivo di quella storia. Non c'è Chiesa senza il buon operato delle donne, sono loro che hanno plasmato il volto di una Chiesa che è Madre perché solo loro sanno essere madri, anche se a volte alcuni non sanno riconoscere il ruolo unico di una madre.
Perché non ho voluto parlare solo di sante, ma ho incluso anche alcune che erano ben lontane dall'esserlo? Perché in verità la santità costruisce la Chiesa ed è il suo volto più bello (cfr. Gaudete et Exultate, 9), ma se vogliamo parlare di storia dobbiamo tenere conto dei difetti e delle miserie umane, che non scandalizzano chi conosce la fragilità umana. Non dimentichiamo che la Chiesa è «maestra di umanità», secondo le parole di San Paolo VI, quindi la storia della Chiesa conosce le fragilità umane e riconosce che al suo interno c'è stato di tutto. Solo chi non conosce la storia può cadere nella tentazione di pensare a una Chiesa di puri che chiude le porte ai peccatori. Allo stesso modo, solo chi ignora il suo percorso di 21 secoli può cadere nell'errore di non riconoscere alle donne il loro ruolo fondamentale nel plasmare la Chiesa così com'è oggi, con un volto misericordioso, uno sguardo attento ai più bisognosi e mani che sanno curare le ferite di chi è stato ferito dalla vita.
Alberto Rojo Mejía
Promotore della Fede