Raimondo Lullo “arabicus christianus”
Saluto iniziale alla sessione di presentazione delle quattro versioni dell’Enchiridion Theologicum Lullianum
Partecipo con piacere a questo incontro di presentazione delle quattro versioni (catalana, spagnola, italiana e inglese) dell’Enchiridion Theologicum Lullianum. L’opera è davvero impegnativa e meritevole di grande apprezzamento. Grato per l’invito rivoltomi, dirò solo alcune parole di saluto e beneauguranti.
La copertina del volume mostra Raimondo Lullo dalla cui persona fuoriescono tre correnti di linguaggio. Effettivamente – così mi pare doverle interpretare – egli può, a pieno titolo, essere considerato come l’esponente più ragguardevole della volontà di stabilire un contatto fra le tre grandi espressioni culturali e religiose dell’epoca. Visse nel XIII secolo: un’epoca che nell’Occidente segna un momento nel quale si ritiene possibile un incontro fra cristianesimo, ebraismo e Islam ed è proprio su queste tre frontiere che si sviluppa la sua opera. Lo stesso Lullo si considerava un arabicus christianus, ossia uno messo a servizio dell’evidenza della verità cristiana rispetto a ebrei e musulmani.
A dire il vero, non si tratta di «dialogo interreligioso», quale noi oggi l’intendiamo. L’intenzione ultima di Raimondo Lullo, difatti, era quella di convertire ebrei e islamici al cristianesimo. Colpiscono, ad ogni modo sia il metodo con cui egli progetta l’opera di cristianizzazione, sia il suo stile sempre gentile, sereno e rispettoso. Ne abbiamo un modello nel Libro del gentile e dei tre savi, di cui dalle pp. 64-65 alle pp. 86-87 è possibile leggere delle pagine belle in questo Enchiridion.
Prima di ascoltare insieme con voi i vari relatori, dico soltanto che la proposta emergente da questa iniziativa è, oggi, davvero provocatoria. Se non erro, l’azione di Raimondo Lullo fu materialmente favorita anche dal crescente sviluppo dei commerci nell’area mediterranea. A Toledo ebrei e cristiani collaboravano per rendere possibile all’Occidente latino la filosofia greca e il sapere arabo; in Sicilia un dialogo interculturale era promosso da Federico II; nella zona catalana al sud della Francia eruditi di lingua ebraica traducevano nella loro lingua testi arabi e latini. A Barcellona nel 1263 si svolge una famosa Disputa organizzata tra il predicatore domenicano Pablo Christiani, ebreo convertito, e il rabbino ebreo Moses ben Nahman, detto Nahmanide…
Simili dispute si hanno a Parigi, a Tolosa, a Colonia. Ciò accadde anche in Italia, in città come Roma, Bologna, Firenze, Venezia … che ospitavano università, scuole religiose o mercati internazionali. Accadeva, dunque, che la combinazione di studio, commercio e religione creava opportunità concrete di contatto tra cristiani ed ebrei, e talvolta con musulmani attraverso i testi scientifici e filosofici. Oggi, purtroppo, assistiamo al contrario: il commercio (cioè l’interesse economico) non è motivo di incontro, ma provoca guerre e morte e, quel che è peggio, lo fa adducendo scuse di carattere religioso. Solo domenica scorsa, però, abbiamo udito il Papa Leone XIV ribadire che «Dio non può essere arruolato dalle tenebre»; egli, al contrario, «viene sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano».
Roma – Santa Maria in Traspontina, 18 marzo 2026
Marcello Card. Semeraro