Omelia nel V anniversario della venerabilità di Magdeleine de Jesus

 

Contemplazione e carità

Omelia nel V anniversario della venerabilità di Magdeleine de Jesus

 

Carissime, una testimonianza resa nel processo per la beatificazione e canonizzazione della piccola sorella Magdeleine de Jesus dice che il suo segreto spirituale fu tutto nel suo amore per Gesù e nella sua straordinaria capacità di stabilire un legame fra Dio e ogni essere umano, creato a sua immagine, in un’unica e stessa direzione. Da qui derivavano sia il suo interesse per tutto ciò che è umano e ordinario, sia il suo rispetto infinito, la sua attenzione, la sua stima, il suo delicato amore verso chiunque incontrasse sulla sua strada. Il suo specifico carisma è stato fare dell’amore gratuito e universale una via di unione con Dio, un cammino di contemplazione, affinché proprio l’esperienza contemplativa diventasse una testimonianza e, di conseguenza, una missione.

Penso che sia stato proprio questo a indurvi a scegliere come pagina del vangelo da proclamare in questa Santa Messa il passo in cui Gesù parla dell’unità tra lui e il Padre, ch’è la stessa unità nella quale vuole coinvolgere tutti noi. Essere tutti uniti nel cuore del Padre: non è solo la preghiera di Gesù; è, più ancora la ragione di tutta la sua opera sicché la pienezza della vita cristiana sta proprio in questo lasciarsi mettere dal Figlio nel cuore del Padre. Sant’Agostino commentava dicendo: Gesù chiede che siamo una cosa sola non soltanto perché siamo tutti della stessa natura, ma anche per la comunanza di uno stesso amore e aggiunge subito è proprio lui il Mediatore grazie al quale tutti noi siamo riconciliati con Dio. È il passaggio dal libro sulla Trinità da cui Leone XIV ha tratto il suo motto latino: In illo unum (cf. IV, 9). Altrove sempre sant’Agostino spiega: “Lui è uno solo e noi molti; lui uno, noi uno in lui; lui nato, noi adottati; lui il Figlio, generato dall’eternità per natura, noi creati per grazia al tempo stabilito; lui senza peccato, noi liberati dal peccato attraverso di lui” (In Ps. 88, 7). [Prima di proseguire nell’omelia, colgo l’opportunità di invitare ad avere una filiale preghiera per la salute del Papa che, come, noto, da oggi è ricoverato per l’intervento di cui egli stesso ha parlato domenica scorsa dopo la preghiera dell’Angelus). La parola di Gesù, dunque, e la stessa vita della piccola sorella Magdeleine ci danno, dunque, l’intonazione per il motivo per il quale ci ritroviamo: i cinque anni dalla dichiarazione di “venerabilità” per la vostra fondatrice.

«Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi» (Gv 17,21). Gesù non ci domanda soltanto di andare d’accordo, di evitare le divisioni, o collaborare per un qualche progetto comune. Gesù chi chiede qualcosa di molto più profondo: che la comunione che unisce lui al Padre diventi, per grazia, la sorgente della comunione tra coloro che credono in lui. La stessa unità della Chiesa non nasce semplicemente dalla nostra buona volontà, ma dalla partecipazione alla vita stessa di Dio. Questa comunione, tuttavia, non ci chiude in un’intimità riservata a pochi, perché Gesù aggiunge una finalità che non possiamo trascurare: “Perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). L’unità dei discepoli è, dunque, destinata a diventare testimonianza. Il mondo deve potere riconoscere, nella qualità delle relazioni che viviamo, qualcosa dell’amore con cui il Padre ama il Figlio e il Figlio ama noi. Ed è qui che possiamo di nuovo avvicinarci alla figura di Magdeleine de Jesus. Per lei la contemplazione del Signore e la fraternità con ogni uomo non erano due impegni distinti, perché l’una doveva alimentare l’altra. È una intuizione che ha il suo valore proprio alla luce della preghiera di Gesù. Se egli chiede che siamo una cosa sola in lui, è perché la comunione con Dio trasformi il nostro modo di guardare e di incontrare gli altri. Non si può rimanere a lungo alla presenza di Cristo senza lasciarsi interrogare dalle persone che egli ama. E non si può pretendere di vivere autenticamente la fraternità cristiana se non si torna continuamente alla sorgente dell’amore, che è il Signore stesso.

La vita di voi, Piccole Sorelle di Gesù, vuole essere la messa in atto di questa convinzione: abitare in mezzo alla gente, condividendo spesso la condizione dei più poveri e dei più dimenticati. Non anzitutto per portare agli altri qualcosa dall’esterno, ma per imparare a riconoscere la presenza di Gesù nella loro vita e per rendere visibile, attraverso una fraternità concreta, la gratuità del suo amore. La perfezione dell’unità, infatti, non consiste nell’eliminare ogni differenza, né nell’uniformare le persone. Consiste piuttosto nel lasciare che Cristo abiti in noi, così che le differenze non diventino motivo di estraneità, di esclusione o di ostilità, ma possano essere accolte e attraversate dall’amore. La comunione cristiana non cancella la storia di ciascuno, ma ci rende capaci di riconoscere nell’altro qualcuno che Dio ama.

C’è, in questo, anche una lezione per la Chiesa del nostro tempo. La nostra credibilità non dipende soltanto dalla correttezza delle parole che pronunciamo o dalla generosità delle iniziative che promuoviamo. Dipende anche dalla capacità di vivere relazioni nelle quali nessuno si senta estraneo, nel cui cuore trovino posto i poveri, gli emarginati, gli uomini e le donne di culture diverse, persino coloro che non condividono la nostra fede. Non si tratta di confondere le identità o di rinunciare alla testimonianza del Vangelo. Si tratta, piuttosto, di comprendere che la fedeltà a Cristo ci rende più disponibili all’incontro, non meno; più capaci di ascoltare, non più chiusi nelle nostre certezze; più pronti a condividere, non più preoccupati di difendere le nostre distanze. È un colore dell’arcobaleno che lascia trasparire il messaggio di Magdeleine de Jesus. Al Signore chiediamo, dunque, che ci conceda di non separare mai la preghiera dalla vita, la contemplazione dalla carità, l’amore per lui dall’amore per i fratelli. E chiediamogli pure d’insegnarci quella forma di unità che non si costruisce imponendo agli altri il nostro modo di essere, ma lasciando che il suo amore trasformi il nostro cuore. Amen.

 

Roma, Fraternità generale delle Piccole sorelle di Gesù, 13 ottobre 2026

 

Marcello Card. Semeraro