Evangelizzare è ricominciare da Cristo
Due testimoni nella Chiesa di Lucca
Mentre oggi la Chiesa di Lucca si ritrova insieme per riflettere sulla figura di un suo Vescovo, Mons. Enrico Bartoletti, del quale, poco meno di un anno fa, con il riconoscimento dell’esercizio eroico delle virtù, è stata dichiarata la “venerabilità”, segnando così un importante passo in avanti verso la sua beatificazione, ecco che compare un’altra figura santa della Chiesa di Lucca, un vostro conterraneo: San Giovanni Leonardi. La sua vicenda terrena ci porta molto più indietro nel tempo, ma non certamente ad un’ora meno importante e a un messaggio meno significativo. Possiamo riassumerlo nella parola “evangelizzazione”. È una parola che, soprattutto negli anni Settanta, acquista una crescente centralità nel linguaggio e nella programmazione pastorale della Chiesa in Italia. Penso al documento “Evangelizzazione e sacramenti” del 1973 che inizia così: “La Chiesa ha nella storia una sua specifica missione: quella di comunicare agli uomini la salvezza, annunziata e compiuta dal Cristo. Mezzi fondamentali per il compimento di questa missione: l’annuncio del Vangelo e la celebrazione dei sacramenti”. Ma sarà soprattutto con il Convegno ecclesiale nazionale del 1976, dedicato a Evangelizzazione e promozione umana, che il termine acquisterà una centralità nuova, diventando una vera e propria categoria pastorale. È il segnale di una Chiesa che comincia a interrogarsi più direttamente sul proprio posto in una società nella quale la fede non può più essere semplicemente presupposta ed è qui che con gratitudine pronunciamo oggi il nome del vescovo Enrico Bartoletti.
Nella stessa “questione” (mi si perdoni questo termine) si colloca pure la figura san Giovanni Leonardi la cui vita è segnata dalla missionarietà, giacché contribuì alla nascita di quello che sarà il Collegio Urbano di Propaganda Fide, che nel corso dei secoli ha formato migliaia di sacerdoti, molti di essi martiri, per evangelizzare i popoli. Egli stesso, d’altra parte, sia era già dedicato all’apostolato tra i ragazzi con alcuni dei quali era solito ritrovarsi nell’ascolto della Parola di Dio, nella frequenza ai sacramenti, nell’orazione mentale e nelle pratiche di pietà. Giunse così gradualmente alla fondazione di quello che oggi è chiamato “Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio”.
Il mestiere al quale lo aveva avviato il padre era quello di speziale. Giovanni lasciò la bottega per seguire la vocazione sacerdotale, ma non abbandonò l’intuizione più profonda maturata attraverso quella professione: prendersi cura dell’uomo nella sua interezza, del corpo e dell’anima, dispensando anche la medicina di Dio, che è Gesù Cristo. Il suo primo biografo dice che «così era fatto Giovanni, non meno per l’anime che per i corpi operatore e dispensatore di medicine». Parlando di lui Benedetto XVI disse: “sentiva che la mediazione professionale di farmacista gli avrebbe permesso di realizzare appieno la sua vocazione, quella di trasmettere agli uomini, mediante una vita santa, «la medicina di Dio», che è Gesù Cristo crocifisso e risorto, «misura di tutte le cose. Animato dalla convinzione che di tale medicina necessitano tutti gli esseri umani più di ogni altra cosa, san Giovanni Leonardi cercò di fare dell’incontro personale con Gesù Cristo la ragione fondamentale della propria esistenza» (Udienza generale del 7 ottobre 2009). Il Papa ricordò pure una frase che san Giovanni Leonardi ripeteva molto spesso: “È necessario ricominciare da Cristo”! Mons. Enrico Bartoletti non predicava diversamente.
Poco fa abbiamo insieme ascoltato la proclamazione di una pagine del Vangelo dove si parla della missione dei settantadue discepoli. È un racconto che intende risvegliare in tutti noi. Il Vangelo (cf. Lc 10,1-9). Gesù, infatti, non vuole compiere da solo la sua missione; egli non è un missionario isolato, ma vuole coinvolgere i suoi discepoli. Questo è molto bello, disse una volta papa Francesco, perché “Gesù non vuole agire da solo, è venuto a portare nel mondo l’amore di Dio e vuole diffonderlo con lo stile della comunione, con lo stile della fraternità. Per questo forma subito una comunità di discepoli, che è una comunità missionaria. Subito li allena alla missione, ad andare” (Angelus del 7 luglio 2013). Questi settantadue discepoli sono il simbolo di tutti noi, con le nostre storie diverse, le nostre differenti mansioni e diverse responsabilità ma in tutto e per tutto missionari di Gesù. La missione è una responsabilità ecclesiale condivisa.
Egli, poi, non si limita a inviare, ma lascia chiare regole di comportamento. Anzitutto L’essere inviati “a due a due” è pure una vocazione alla fraternità, all’amicizia cristiane. Li avverte pure che saranno “come agnelli in mezzo a lupi” e perciò che in un mondo lacerato sono chiamati a essere operatori di pace: una pace che non si impone con la forza, ma che si offre con la mitezza. Come ha detto papa Leone XIV, una “pace disarmata e disarmante”. Li esorta infine a vivere di ciò che la Provvidenza offrirà loro e a prendersi cura dei malati, come segno della misericordia di Dio. In questa ultima raccomandazione ritroviamo la figura di san Giovanni Leonardi, il quale della carità fraterna fu pure una vittima, giacché morì nel 1609 per un’influenza contratta mentre si prodigava nella cura degli ammalati colpiti dall’epidemia. E mentre dico questo, ripenso pure a ciò che Mons. Bartoletti disse durante l’Omelia della Messa In coena Domini del 1967: “Se l’amore è dono di sé e se «nessuno ha amore più grande di colui che offre la propria vita per i suoi amici» (Gv 15,13), è veramente questa l’ora di Gesù, l’ora della Cena, l’ora dell’amore supremo, in cui Cristo ha dato veramente e totalmente se stesso al Padre e a noi, in una ineffabile comunione di vita; in una misteriosa compresenza e contemporaneità al nostro umile vivere, al quotidiano nostro soffrire, al nostro sperare, camminare ed amare».
Ecco, allora, che san Giovanni Leonardi e il Venerabile Enrico Bartoletti, pur così lontani nel tempo, ci ricordano che evangelizzare significa ricominciare da Cristo e portare Cristo agli uomini, condividendone le sofferenze, sostenendone la speranza e accompagnandoli verso la pienezza della vita.
Lucca, Cattedrale di San Martino, 9 ottobre 2026
Marcello Card. Semeraro