Omelia per l’inizio del bicentenario della fondazione delle Suore Agostiniane Serve di Gesù e di Maria

 

Vi lascio la carità

Omelia per l’inizio del bicentenario della fondazione delle Suore Agostiniane Serve di Gesù e di Maria

 

La celebrazione di questa Eucaristia dà inizio alle celebrazioni per il bicentenario della fondazione della vostra famiglia religiosa. Duecento anni non sono pochi. Un antico motto latino dice: Veritas filia temporum, la durata nel tempo rivela ciò che è vero (cf. Aulo Gellio, Noctes Atticae, XII, 11, 7). Oggi più di ieri possiamo avvertire la saggezza di questo detto. Viviamo, infatti, nell’epoca dell’immediatezza, quando tutto dev’essere giudicato subito, commentato subito, deciso subito. L’antico assioma ci ricorda invece una verità dimenticata: ciò che è autentico non ha bisogno di imporsi con il clamore, perché resiste, matura e si lascia riconoscere nel tempo. Il tempo, infatti, dissipa le apparenze e fa emergere tante realtà che tante volte la novità, le mode del momento e, oggi, l’influsso dei media nascondono! Se, poi, questo è un umano criterio per riconoscere il valore di qualcosa, noi sappiamo che il tempo è il luogo in cui Dio manifesta progressivamente la sua fedeltà: molte realtà che oggi appaiono oscure trovano luce solo dopo un cammino di perseveranza (cf. Lc 21,19). Celebrare questi duecento anni vuol dire, allora, rendere grazie al Signore, il quale suscita il bene nel cuore dell’uomo, aiuta a metterlo in atto e dona consistenza alle opere sante.

Al fine di tracciare il profilo virtuoso della venerabile Maria Teresa Spinelli, il decreto sull’esercizio delle sue virtù (10 ottobre 2016), cita il testo di Ebr 11,8 che, parlando di Abramo così dice: «Chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava». A commento aggiunge che questa frase spiega bene la sua storia umana e spirituale: «Affidandosi in ogni cosa alla divina Provvidenza, ella accolse con fede la vocazione del Signore e rispose con generosa dedizione». Ella nacque a Roma in una famiglia semplice di artigiani. A sedici anni, anche per le difficili condizioni economiche della famiglia, fu data in sposa a un giovane che però, come risulta dalle biografie, risultò «bizzarro, anzi brutale oltre ogni dire». Il matrimonio, dunque, si rivelò subito un’esperienza dolorosa sicché, dopo aver esaminato il caso, il Vicariato di Roma decretò la legale separazione dei coniugi.

Nella nuova situazione, Teresa trovò in principio accoglienza presso le Maestre Pie Filippini; poi, con la nascita della figlia rientrò in famiglia e trovò lavoro come istitutrice presso una famiglia nobile e qui, con il suo sostegno, cominciò pure a dedicarsi generosamente alle opere di carità. Furono gli anni in cui maturò pure una profonda vita spirituale, alimentata dal desiderio di consacrarsi totalmente al Signore sino a offrirsi a Lui come vittima per la conversione dei peccatori: questo, come appare dalle sue lettere, era per lei come una sorgente di acqua viva che la ristorava, la confortava e la sollevava nelle sofferenze, che certamente non le mancarono durante la sua vita terrena.

C’è un aspetto, però, che vorrei sottolineare al fine di mettere in evidenza l’attualità dell’opera da lei fondata, anche dopo due secoli di vita: nel trascorrere del tempo Teresa comprese con sempre maggiore chiarezza la vocazione di dedicare la vita all’educazione cristiana specialmente delle bambine e delle ragazze. Quando nel 1821 ella giunse qui a Frosinone non c’era  alcuna scuola destinata alla istruzione delle bambine e delle ragazze. Ecco allora che, insieme ad alcune donne animate dalla sua medesima fede, a dispetto di difficoltà, pregiudizi e incomprensioni, la nostra Venerabile riuscì ad aprire la prima scuola pubblica femminile della città. Si dirà di più: per la sua pedagogia Teresa Spinelli è da ritenere come una vera antesignana della scuola cattolica. L’intenzione base della nostra Venerabile fu infatti quella di aiutare ogni alunna a riconoscere in sé l’immagine di Dio, fondamento della dignità della persona; il metodo educativo che ella proponeva era fondato sul rispetto, sull’affetto e sulla fiducia reciproca.

Certamente Madre Teresa non è stata beatificata solo per questo. La volontà di Dio rappresentava il bene supremo e il principio ispiratore di ogni sua decisione. Al centro della sua esistenza c’era la preghiera, che la conduceva a una comunione sempre più intima con il Signore. Le molte lettere scritte al suo padre spirituale, giunte fino a noi, rivelano una donna dalla profonda vita contemplativa. Se, tuttavia,– come dicevo – vogliamo cogliere l’attualità del suo messaggio, ossia la sua “pro-vocazione” per l’oggi, io penso che dobbiamo guardare con attenzione al suo carisma educativo. È un po’ la caratteristica che la distingue come fondatrice di una famiglia religiosa.

Le cronache di questi anni e di questi giorni mostrano con forza che l’educazione è una delle grandi questioni sociali del nostro tempo. Dietro molti episodi di violenza giovanile, bullismo, sopraffazione, dipendenze digitali o incapacità di gestire le relazioni, emerge una domanda più profonda: chi sta educando le nuove generazioni? In tale contesto la scuola è, con la famiglia, lo spazio fondamentale dove le nuove generazioni possono imparare il rispetto dell’altro, a essere capaci di pensare, di discernere il bene dal male, di abitare la libertà con responsabilità. È nella scuola, molto prima che nei tribunali o nelle pagine di cronaca nera, che si costruisce una società più giusta e più umana.

In rapporto a tale missione educativa, carissime discepole della madre Teresa Spinelli, vi auguro di celebrare sì il vostro bicentenario, ma di guardare anche al vostro futuro. Io prego per questo e in tale prospettiva leggo pure il testamento della nostra venerabile: «Vi lascio la carità. Questa casa è andata avanti con la carità, cessando questa cesserà la casa».

 

Frosinone – Cattedrale Maria S. Maria Assunta, 23 settembre 2026

 

Marcello Card. Semeraro