Omelia nella festa del SS.mo Crocifisso

 

La Croce: via, verità e vita

Omelia nella festa del SS.mo Crocifisso

 

Dall’antichità e praticamente sino agli anni ’60 del secolo scorso il 3 maggio in tutta la Chiesa si celebrava la festa del Ritrovamento della Croce e in questa medesima data già da 400 anni voi ripetete la vostra gratitudine a Gesù Crocifisso per essere stati liberati dal contagio, che affliggeva anche la vostra Città. È quanto ricorda e ripete questa solenne Liturgia eucaristica ed io sono grato al vostro Arcivescovo per avermi invitato a presiederla e così unirmi alla vostra lode, alla vostra preghiera. Per ogni cristiano, d’altronde, è sempre confortante contemplare la Croce e indicarla magari con le parole lasciateci da san Venanzio Fortunato, un vescovo del VI secolo e ottimo poeta latino. Suo è l’inno che ancora oggi la Chiesa ci fa cantare al Venerdì santo e che comincia così: Crux fidelis …  Croce fedele, tu sei il più nobile fra tutti gli alberi: tu sola sei stata degna di sostenere la vittima del mondo, di essere l’arca capace di guidarci nel porto e salvare tutti noi dal naufragio della vita (cf. Hymnus in hon. sanctae crucis: PL 88, 88-89).

In questa domenica, carissimi, la Croce vogliamo contemplarla alla luce delle parole ascoltate durante la proclamazione del vangelo: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Sono parole con le quali Gesù presenta se stesso, ci dice dove vuole condurci e cosa intende donarci. Riflettiamo allora brevemente sulle sue parole, sapendo che il loro senso possiamo comprenderlo fino in fondo solo davanti alla Croce.

Io sono la via, dice Gesù. Nella nostra vita noi abbiamo sempre bisogno di una strada, poiché l’umana esistenza è un cammino, che, per non deviare ed entrare in un vicolo cieco, ha bisogno di indicazioni giuste e precise. Quante volte ci accade di dovere amaramente osservare di qualcuno: «Ha preso una cattiva strada» … Ecco allora la persona di Gesù: egli non si presenta dando buoni consigli, norme di comportamento morale, civile e neppure religioso. No. Gesù ci presenta se stesso! Si fa nostro amico, nostro compagno di strada. Come fece con i due discepoli, che andavano verso Emmaus: erano delusi, sconcertati, abbattuti ed egli, avvicinandosi a loro e parlando con loro, li riaprì alla speranza, alla missione, alla gioia. È il mistero che vuole richiamare anche la processione che si terrà fra qualche ora. Il vostro Crocifisso non se ne sta fermo: scende incontro a voi, percorre le vostre strade. Anche così egli si mostra come la via: percorre le vostra strade non come un combattente vittorioso che vuole ricevere i vostri omaggi, ma come uno che ha scelto di camminare dentro la nostra umanità fino in fondo, «fino alla morte e alla morte di croce», come scrive san Paolo (Fil 2,8). La via che Gesù ci mostra non è quella del potere, dell’orgoglio e della prepotenza, ma quella dell’amore che si dona. Sant’Agostino diceva: «Assumendo la natura dell’uomo il Figlio di Dio si è fatto via. Passa attraverso di lui e giungerai a Dio. Allora, alzati e cammina; cammina non con i piedi, ma con il tuo modo di vivere» (cf. Sermo 141,4: PL 38, 777).

Poi il Signore prosegue: Io sono la verità. Viviamo in un mondo pieno di opinioni, dietrologie, versioni diverse della realtà, fake news, propaganda … Ma su Dio, qual è la verità? Guardando il Crocifisso, non vediamo un’idea, ma un volto e quel volto ci dice la verità su Dio. Non è un Dio distante, un Dio che salva restando lontano dal dolore umano, ma un Dio che dona la salvezza proprio entrando nel dolore e abitandolo sino in fondo. San Leone Magno esclamava: «O ammirabile potenza della croce. Essa è fonte di ogni benedizione e causa di tutte le grazie: per mezzo della Croce è data ai credenti forza dalla debolezza, gloria dall’obbrobrio, vita dalla morte» (cf. Sermo VIII de Passione, 7: PL 54, 341). La verità della fede non è un concetto, ma un amore che si lascia ferire. Ancora Venanzio Fortunato nel suo inno esclamava: dulce lignum, dulces clavos, dulce pondus sustinens; la croce di Gesù non mostra più l’orrore del supplizio, ma la dolcezza dell’amore. È quello che ancora oggi intuisce la pietà popolare. Le antiche cronache definiscono la vostra processione come un «impeto d’amore a Gesù Crocifisso» e ancora oggi voi lo dimostrate con l’espressione carica d’affetto con cui lo salutate: Patruzzu Amurusu. Simile invocazione è ripetuta dalle confraternite spagnole di Siviglia, Granada … dove Gesù è invocato come Nuestro Padre e, pure, come ho veduto a Jaén in occasione di una beatificazione, El Abuelo, cioè il Nonno. Sono espressioni con le quali il popolo cristiano legge dentro il mistero della Croce e vi scopre l’amore fecondo, l’amore dal quale nasce la vita.

È proprio così. Per questo Gesù conclude: Io sono la vita. Potrebbe sembrare un paradosso: la croce è morte, eppure in Cristo diventa fonte di vita. Qui si rivela il mistero cristiano. Ciò che sembra finire, in Cristo ricomincia. Il 5 giugno 2010, trovandosi in viaggio apostolico a Cipro Benedetto XVI tenne una bellissima omelia dove, parlando della Croce, dice così: «La croce parla di speranza, parla di amore, parla della vittoria della non violenza sull’oppressione, parla di Dio che innalza gli umili, dà forza ai deboli, fa superare le divisioni, e vincere l’odio con l’amore. Un mondo senza croce sarebbe un mondo senza speranza, un mondo in cui la tortura e la brutalità rimarrebbero sfrenati, il debole sarebbe sfruttato e l’avidità avrebbe la parola ultima. L’inumanità dell’uomo nei confronti dell’uomo si manifesterebbe in modi ancor più orrendi, e non ci sarebbe la parola fine al cerchio malefico della violenza. Solo la croce vi pone fine». Quanto, ancora oggi, sono da meditarsi queste parole! Ed allora, carissimi, mentre fra poco procederete per le vostre strade portando l’immagine del Crocifisso, chiedetegli nell’intimo del cuore: «Signore Gesù, fa’ che non smettiamo di seguire te che sei la via; aiutaci a farlo riconoscendo sempre la tua verità, che ci rivela il volto del Padre e vivendo della tua vita, che vince la morte. Sii tu, Signore, il nostro compagno di strada e trasforma il nostro stanco cammino in un viaggio di speranza». Amen.

 

Monreale – Santuario del SS.mo Salvatore Crocifisso, 3 maggio 2026

 

Marcello Card. Semeraro