Omelia nella festa patronale della Beata Vergine dell’Olmo

 

Voi siete luce del mondo

Omelia nella festa patronale della Beata Vergine dell’Olmo

 

Quando nata est Virgo sacratissima, tunc illuminatus est mundus; «Nel mondo si è accesa una luce alla nascita della Vergine»: è l’antifona al cantico delle Lodi di questa festa della Natività della Beata Vergine Maria. Nella seconda lettura dell’Ufficio delle Letture poi, la Chiesa ci ha proposto un testo in cui sant’Andrea di Creta, un innografo greco del VII secolo, paragona la nascita di Maria alla luce che fa indietreggiare le ombre. Essa, infatti, porta l’annuncio che le cose vecchie ormai scompaiono perché sta sorgendo una creazione (cf. In Nativitatem Mariae, I: PG 97, 809). Ecco, sorelle e fratelli carissimi, l’annuncio di questa festa mariana e io penso che ad esso faccia da degna eco la tradizione che dà origine alla vostra festa patronale, che invoca Maria come “Madonna dell’olmo” e collega il ritrovamento della venerata immagine ai segnali di luce che nella notte attiravano l’attenzione dei fedeli. Nella tradizione cristiana, infatti, Maria è pure paragonata alla luce dell’alba, che annuncia la nascita del Sole, ossia di Cristo, vera luce del mondo. Un’altra simile immagine è quella di Maria come stella del mattino: quando ancora è buio, ella annuncia la luce; quando il cammino sembra incerto, indica la strada; quando il cuore è nella notte, risveglia la speranza. Ella non è il Sole, ma conduce al Sole; non trattiene la luce, ma la riflette; non porta a sé, ma porta a Cristo.

Queste immagini sono davvero belle, ma dicono qualcosa anche di noi, ai quali Gesù ha pure detto: «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14). Non è per nulla un titolo di onore, ma una responsabilità: siamo, infatti, chiamati a non trattenere per noi stessi questa luce: di non nascondere la lampada sotto il moggio, prosegue il Signore (v. 15). Come possiamo tradurre tutto questo per noi, oggi? Comincerei ricordando che Gesù non dice: “Cercate di sembrare luminosi”, ma: “Siete luce”! La differenza non è da poco, perché essere luce non significa fare scena. Non è superfluo fare questa precisazione, giacché viviamo in una società dove, spesso, più che la luce conta l’immagine. Bisogna essere presenti nella verità; farsi conoscere, farsi apprezzare nella verità. A volta, invece, sembra che la vita sia diventata una permanente campagna elettorale: un po’ di slogan, qualche promessa, una bella fotografia, una stretta di mano al momento giusto… e possibilmente qualcuno che ci faccia sapere quanto siamo bravi!

La tentazione di trasformare la fede in una specie di pubblicità di noi stessi può insidiare anche noi cristiani: guardate quanto sono impegnato, quanto sono generoso, quanto faccio per gli altri, quanto sono dalla parte giusta… Ma Gesù ci mette in guardia da questa logica, perché la luce vera non ha bisogno di fare propaganda a se stessa. Una candela non si mette a distribuire volantini dicendo: “Venite a vedere quanto illumino!”. Semplicemente brucia e illumina. Allora la domanda diventa: io, nella società, sono luce o sono uno specchietto per le allodole? Perché lo specchietto luccica, attira, fa girare la testa… ma non aiuta a vedere meglio. Anche nella politica, nelle associazioni, nel lavoro, nella vita sociale e persino nella Chiesa possiamo correre questo rischio: fare qualcosa non perché sia veramente bene, ma perché si veda che l’abbiamo fatto. E magari ci dimentichiamo che Gesù dice: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra». Questo non significa nascondere il bene, ma ci raccomanda si non trasformare il bene in una forma di autopromozione.

La Vergine Maria, divenuta consapevole della grazia ricevuta, canta: «Ha guardato la piccolezza della sua serva … ha innalzato gli umili». Nel racconto del vangelo che è stato proclamato abbiamo udito che l’angelo del Signore dice a Giuseppe: «non temere di prendere con te Maria, tua sposa». Abitualmente lo si interpreta dicendo che Giuseppe non vuole disonorare Maria, trovata incinta prima che abitassero insieme; ci sono però altre possibili interpretazioni: ad esempio, che Giuseppe, consapevole dell’agire di Dio nella sua sposa, abbia voluto tirarsi indietro, non sentendosi degno di avvicinarla. Lasciamo agli studiosi queste interpretazioni. Anche a Maria, però, l’angelo dirà: «Non temere» e in questo caso non è fuor di luogo pensare che Maria si senta inadeguata alla missione che le è prospettata. Ma se Dio sceglie e quando Dio sceglie lo fa sempre con buone ragioni. E questo vale anche per noi, chiamati tutti a essere santi.

Lo sappiamo, perché ce lo ricorda l’apostolo Paolo nelle sue lettere e ce lo ricorda la Chiesa con il Concilio Vaticano II. Vi ripeto, allora, alcune parole del p. R. Cantalamessa pronunciate in una sua predica d’Avvento al Papa e alla Curia romana: «La prima cosa che bisogna fare, quando si parla di santità, è di liberare questa parola dalla soggezione e dalla paura che essa incute, a causa di certe rappresentazioni errate che ce ne siamo fatti. La santità può comportare fenomeni e prove straordinari, ma non si identifica con queste cose. Se tutti sono chiamati alla santità, è perché, intesa correttamente, essa è alla portata di tutti, fa parte della normalità della vita cristiana. I santi sono come i fiori: non ci sono solo quelli che vengono messi sull’altare. Quanti di essi sbocciano e muoiono nascosti, dopo aver profumato silenziosamente l’aria all’intorno! Quanti di questi fiori nascosti sono sbocciati e sbocciano continuamente nella Chiesa!» (Predica dell’11 dicembre 2015 – IIa predica d’Avvento).

Cosa vuol dire essere santo? Siamo ancora in un anno giubilare francescano e allora possiamo ben cercare, come nostro modello di vita, ciò che del santo di Assisi dice una preghiera che per quanto non sia sua (l’autore è un anonimo francese del 1912) non disdice davvero sulla sua bocca e … nemmeno sulla nostra: «O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace: Dove c’è odio, fa’ ch’io porti l’Amore; dove c’è offesa, ch’io porti il perdono; dove c’è discordia, ch’io porti l’unione … ». Si tratta, insomma, di fare della propria vita un dono. Semplicemente, fare come Maria. L’ho detto all’inizio: quando lei è nata, il mondo è stato illuminato.

 

Cava dei Tirreni (SA), 8 settembre 2026

 

Marcello Card. Semeraro