Omelia nel giubileo di professione religiosa di sr. Arlyn Gotoman RSC

 

Un libro dov’è scritto Gesù

Omelia nel giubileo di professione religiosa di sr. Arlyn Gotoman RSC

 

È davvero bella e ricca di significato spirituale la coincidenza dell’odierna solennità dell’Annunciazione del Signore con il giubileo di professione religiosa di Sr. Arlyn. Insieme con voi, sue carissime Consorelle, e con gli altri amici, anche il Dicastero delle Cause dei Santi, dove da anni ella svolge il suo servizio alla Chiesa, esprime la sua gioia, dice la gratitudine al Signore e formula la preghiera: il Signore confermi in lei «lo spirito di carità perfetta, perché possa dedicarsi con fervore sempre più grande alla tua gloria e all’opera di salvezza» (dal Messale Romano).

Abbiamo insieme ascoltato il vangelo dell’Annunciazione: è un racconto che ci aiuta a considerare il mistero di Maria, divenuta tempio del Dio vivente. Nel racconto, infatti, tutto accade – come sempre del resto – per iniziativa del Padre e per sua disposizione. L’Angelo venne da Dio a Maria. Così è anche per te, carissima Sr. Arlyn: la tua vocazione non è tua iniziativa, bensì la risposta a una chiamata divina.

Questo mistero di Maria ha il suo riflesso in ogni battezzato. Eusebio di Cesarea racconta che Leonida, il padre di Origene – uno tra i più antichi e grandi maestri cristiani – di notte, quando il suo bambino dormiva, si soffermava a baciargli il petto, perché sapeva che era un sacrario dello Spirito Santo. Questo padre – che poi morì martire – riconosceva bene la dignità cristiana del suo figlioletto. Tali, dunque, diventiamo tutti noi a motivo del Santo Battesimo; come pure diventiamo madri e parenti di Gesù quando facciamo la volontà di Dio e accogliamo nel cuore la sua Parola (cf. Mt 12, 46-50). C’è, dunque,  anche per noi un disegno d’amore. Quanto dicevo prima per sr. Arlyn, è vero per tutti noi: vivere da cristiani vuol dire riconoscere l’amore del Signore e corrispondervi.

Diverse immagini dell’Annunciazione ci rappresentano Maria che è sorpresa dall’arrivo dell’angelo mentre sta leggendo un libro. Pietro di Celle, un abate benedettino vissuto nel XII secolo, ne prese spunto per una sua predica sul mistero che oggi celebriamo. Cominciò, dunque, con il descrivere l’intero processo di preparazione di un libro medievale soffermandosi sui vari momenti: la preparazione della pergamena, la scrittura del testo, l’ornamento con le miniature, e la rilegatura finale. Paragonò, quindi, tutto questo al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel grembo di Maria e concluse così: «Ricordati, cristiano, che anche tu sei un libro; preparati, allora, perché in te, come in Maria, si possa scrivere Gesù di modo che nel giorno del giudizio il tuo nome possa essere impresso nel libro di Dio (cfr. Sermo XXVI. In Annuntiatione Dominica V: PL 202, 720).

Essere, come Maria, un libro su cui è scritto Gesù: è quello che tu, cara Sr Arlyn, hai scelto con la professione religiosa. Essere un libro su cui è scritto Gesù: è l’impegno di tutti noi.  

Una sequenza liturgica dice che nel giorno del giudizio sarà portato davanti a Dio il libro, dove tutto è scritto: liber scriptus proferetur, in quo totum continetur. Se vi troverà scritto il nome di Gesù, il Padre ci amerà come ama il suo Figlio!

Allora, carissima sr. Arlyn, nel silenzio del  tuo cuore ripeti: «O Signore, rendimi come Maria un libro vivo su cui sia scritto Gesù». Facciamolo anche tutti noi nell’intimo della nostra coscienza. Amen.

 

Cappella della Casa Generalizia - Roma, 25 marzo 2026

 

Marcello Card. Semeraro