Omelia nel primo centenario dell’immagine della Madonna del Carmine, patrona di Atripalda

 

Maria ci accompagna verso Cristo

Omelia nel primo centenario dell’immagine della Madonna del Carmine, patrona di Atripalda

 

Carissimi, la vostra comunità vive oggi un momento di particolare grazia e di profonda riconoscenza: mentre, infatti, celebra la Santa Madre di Dio fa pure memoria dell’incoronazione della venerata immagine della Madonna del Carmine, patrona di Atripalda. Cento anni fa i vostri padri vollero porre una corona sul capo della Vergine. Quel gesto non fu semplicemente un atto di devozione, o un’espressione di affetto verso Maria; fu soprattutto una vera professione di fede. Con quel segno, infatti, il popolo cristiano volle riconoscere ciò che il Vangelo annuncia: Maria è Regina perché è la Madre del Signore, perché è la prima discepola di Cristo, perché in lei Dio ha compiuto grandi cose. Sappiamo bene, però, che quella corona non aggiunge nulla alla grandezza di Maria. La sua gloria non viene dagli uomini, ma da Dio solo. La corona, dunque, è il segno della fede della Chiesa, che riconosce in Maria una presenza materna e premurosa, una guida sicura nel cammino che conduce a Cristo.

La pagina del Vangelo che abbiamo ascoltato c’illumina proprio su questo mistero (cf. Gv 19,25-27). Gesù, dalla croce, dice alla Madre: «Donna, ecco tuo figlio»; e al discepolo: «Ecco tua madre». Quelle parole sono rivolte a Giovanni, il discepolo amato, ma in lui Gesù affida Maria a ogni suo discepolo, a ciascuno di noi. Da quell’ora Maria diventa la Madre della Chiesa: un titolo che san Paolo VI volle proclamare solennemente il 21 novembre 1964, al termine del terzo periodo del Concilio Vaticano II. Il Vangelo aggiunge che il discepolo «la prese con sé». È il gesto che ancora oggi siamo chiamati a compiere: accogliere Maria nella nostra vita, nelle nostre case, nelle nostre comunità, lasciandoci accompagnare da lei verso Gesù.

Maria, infatti, non trattiene mai lo sguardo su di sé. La sua missione è sempre condurre al Figlio. Come ogni madre, ella indica la strada, sostiene nei momenti difficili, custodisce la speranza quando il cammino diventa faticoso. Ed è proprio ai piedi della croce che comprendiamo il vero significato della sua regalità. Maria è Regina non secondo la logica del mondo, che cerca potere e prestigio, ma secondo la logica di Dio, che si manifesta nel servizio e nell’amore. Maria regna perché ha amato sino alla fine; regna perché ha pronunciato il suo “sì” al progetto di Dio; regna perché è rimasta fedele accanto al Figlio nella sofferenza e nella gloria.

La prima lettura ci ha condotti sul Monte Carmelo, un luogo che nella tradizione biblica richiama la presenza di Dio e la preghiera del profeta Elia (cf. 1Re 18,42-45). Il popolo viveva un tempo di grande siccità e di smarrimento. Elia sale sul monte, si mette in preghiera e attende con fiducia la risposta del Signore. Per sette volte manda il suo servo a guardare verso il mare, finché appare una piccola nube, «come una mano d’uomo». È un segno piccolo, quasi insignificante, ma per Elia è il segno della fedeltà di Dio: quella nube porterà la pioggia e la terra tornerà a vivere. La tradizione cristiana ha visto in quella piccola nube un’immagine profetica di Maria: come la nube porta la pioggia che ridona vita alla terra assetata, così Maria ha portato nel mondo Cristo, vera sorgente di vita e di salvezza. Dal suo grembo è venuto il Figlio di Dio, l’acqua viva che disseta il cuore dell’uomo. Per questo il Carmelo è diventato il monte di Maria. Ella ci insegna a cercare Dio nel profondo del cuore, a perseverare anche quando sembra che il cielo rimanga chiuso, a credere che il Signore non abbandona mai il suo popolo.

Il Carmelo, però, è anche il simbolo di un cammino spirituale. La Chiesa ci fa chiedere che, con l’aiuto della Vergine Maria, possiamo giungere «alla vetta del monte che è Cristo». Questa è la meta vera del nostro cammino di cristiani: Cristo. Maria è la Madre che prende per mano il credente e lo sostiene nella salita, soprattutto quando il sentiero diventa difficile e la vetta sembra lontana. La devozione alla Madonna del Carmine ci insegna che Maria non è il termine della nostra fede, ma la strada che ci conduce al Figlio. Guardare a Maria significa imparare da lei l’ascolto, l’umiltà, la fiducia e la fedeltà, per salire con lei verso Cristo e partecipare alla sua vita.

La spiritualità del Carmelo ha espresso questo cammino in modo luminoso attraverso san Giovanni della Croce, che nella sua opera La salita del Monte Carmelo presenta, appunto, la vita cristiana come un’ascesa verso la vetta che è Cristo. Si tratta di un cammino esigente, fatto di fede, preghiera e abbandono, ma non è un cammino solitario, perché Maria accompagna i suoi figli come Madre e maestra della vita spirituale. Lei, infatti, questa strada l’ha già percorsa: dall’umile disponibilità dell’Annunciazione fino al dono totale della Croce, e dalla Croce alla gloria della Risurrezione.

Quante volte in questo cammino sperimentiamo momenti di siccità: difficoltà, sofferenze, paure, incertezze per il futuro. La Madonna del Carmine ci ricorda che Dio continua ad agire anche quando non vediamo subito i suoi segni; c’insegna la pazienza della fede: di quella fede che sa attendere la piccola nube promessa, perché sa che dietro di essa viene la benedizione del Signore. Celebrare oggi il centenario dell’incoronazione della sua venerata Immagine significa allora rinnovare un affidamento; ripetere il gesto con cui, cento anni fa, questa comunità ha consegnato a Maria le sue speranze, le sue famiglie, le sue gioie e le sue sofferenze.

Noi oggi siamo chiamati a fare lo stesso, perché non basta custodire una tradizione, ma occorre vivere la fede che quella tradizione esprime. Mentre contempliamo la Madonna del Carmine incoronata, chiediamole, dunque, di continuare a vegliare su tutti noi. E tu, o Maria, Madre e Decoro del Carmelo, sii per ciascuno come quella piccola nube apparsa al profeta Elia: segno luminoso della presenza di Dio, promessa di speranza nelle nostre fatiche, annuncio che la grazia divina non ci abbandona mai. Insegnaci, Regina nostra, a vivere davvero da figli. Aiutaci, come Madre, ad amare senza riserve. E mentre contempliamo la gloria con cui sei coronata, prendici per mano e conducici a seguire tuo Figlio Gesù, unica e vera sorgente della nostra salvezza. Amen.

 

Atripalda (Av), 15 luglio 2026

 

Marcello Card. Semeraro