La forza del perdono
Omelia nella peregrinazione delle spoglie di Santa Maria Goretti
Carissimi, mi congratulo davvero per questa iniziativa pastorale della peregrinazione nella vostra Città di Aprilia delle spoglie mortali di santa Maria Goretti. Quante volte, negli anni in cui sono stato vescovo della Chiesa di Albano, ho celebrato la memoria di questa cara santa, che è comprotettrice della Diocesi e pure contitolare della Parrocchia che ora ci vede raccolti per l’Eucaristia domenicale. Nell’attuale mio ministero nel Dicastero delle Cause dei Santi, poi, guardare a Santa Maria Goretti significa contemplare la santità nella sua forma più limpida e più coraggiosa: quella del martirio. Ho, perciò, accolto volentieri l’invito a onorarla oggi con voi.
Non siamo, infatti, qui per ricordare la tragica morte di una ragazza, ma per accogliere la testimonianza di una giovane discepola di Cristo, che ha mostrato quanto sia grande la dignità della persona umana quando è abitata dalla grazia di Dio. Guardando a lei tornano alla mente le parole dell’Apostolo: «Quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti» (1Cor 1,27). Tale era Maria Goretti: una ragazza di soli undici anni, povera, senza istruzione, senza alcun potere umano; allenata nel lavoro in una zona difficile, qual era allora l’agro pontino, aiutava nella vita di famiglia. Eppure il Signore ha fatto di lei una santa amata e venerata in tutta la Chiesa, perché nella sua piccola e breve vita risplende una verità, che non invecchia mai: ogni persona ha una dignità inviolabile e nessuno può appropriarsi della libertà e del corpo dell’altro.
La sua storia è certamente una storia di violenza, tanto simile nella forma esteriore a tante di cui quotidianamente, purtroppo, ci parlano le cronache. Una volta erano chiamate “cronaca nera” e lo sono ancora oggi, perché tale è il resoconto di reati e fatti tragici. Ciò che, però, sembra cambiato rispetto al passato è il modo di narrarle poiché, senza rinunciare al diritto di cronaca, il giornalismo migliore cerca di passare dal semplice “fatto di sangue” alla comprensione delle cause e delle responsabilità. Si sottolinea pure l’importanza del tutelare la dignità delle vittime e dei minori e si fa la dovuta attenzione al contesto: ad esempio violenza domestica, femminicidio, disagio sociale, criminalità organizzata … Questo vale anche per noi, giacché non possiamo limitarci a registrare il male. Abbiamo, però, anche un compito supplementare perché la nostra fede di cristiani ci chiede di scorgere, dentro la cronaca, i segni anche del bene che resiste al male! Così è nella storia tragica di santa Maria Goretti, dove il centro non è il male che ella ha subito, bensì il bene che ha saputo custodire.
Il martirio cristiano, infatti, non consiste nel cercare la sofferenza, ma nel rimanere fedeli a Cristo proprio quando il male pretende di piegare la coscienza. Maria Goretti ci ricorda che questi valori esistono per davvero e che valgono più della propria stessa vita. Sono la fede, la verità, la dignità della persona e l’amore che viene da Dio. Considerata in questo sfondo, anche la purezza della “vergine Maria Goretti” non è una virtù fatta di divieti o di paure, ma è quella evangelica, donata dalla trasparenza del cuore; è la libertà di amare senza possedere, di rispettare senza dominare, di riconoscere nell’altro non un oggetto, ma un figlio e una figlia di Dio. Ed è anche l’armonia tra il corpo e lo spirito, tra gli affetti e la ragione, tra la volontà e la grazia.
Quanto è attuale questa testimonianza! Viviamo, difatti, in una cultura che spesso confonde la libertà con il desiderio, l’amore con il possesso, il corpo con una cosa da usare finché serve. Maria Goretti, invece, ci insegna che il corpo è il linguaggio della persona e il tempio dello Spirito Santo. La vera libertà, poi, non è affatto fare ciò che si vuole, ma scegliere il bene anche quando costa.
San Paolo ci offre, al riguardo, un’immagine bellissima quando scrive: «Abbiamo questo tesoro in vasi di creta» (2Cor 4,7). Quei vasi fragili siamo noi, che conosciamo la debolezza, le passioni, le ferite del peccato, gli squilibri che ogni uomo porta dentro di sé ... C’è una omelia tenuta in “Santa Marta” il 19 gennaio 2016 dove, commentando la storia del re Davide, papa Francesco disse che egli era stato anche un assassino e che, per coprire la sua lussuria e il peccato di adulterio, aveva comandato di uccidere. Proprio lui! Verrebbe da chiedersi: ma è proprio il santo Re Davide? È così, ma è anche vero che, quando poi Dio gli ha inviato il profeta Natan, lo stesso Davide ha riconosciuto il suo peccato e ha chiesto perdono. Rileggendo queste parole mi torna alla memoria Alessandro Serenelli, la persona che uccise Maria Goretti. Mi chiedo: cosa accadde dentro di lui? Sappiamo che poi ha contato la sua pena, ha chiesto perdono alla madre della sua vittima e che visse in santa umiltà in diversi conventi fino al giorno della sua morte, il 6 maggio 1970. Anche questa è una storia di santità e ci dice che la nostra fragilità non è una condanna, se Dio vi depone il tesoro inestimabile della sua grazia e della sua presenza: la vita dello Spirito.
Anche Maria Goretti non è l’eroina di una forza tutta umana. È il capolavoro della grazia. Nel momento decisivo non lasciò vincere la paura, ma permise a Dio di essere più forte della violenza e prova ne è il fatto che sul letto di morte pronunciò parole di perdono per Alessandro Serenelli! Ecco il vertice della sua testimonianza! La sua vittoria non fu soltanto l’avere difeso la propria dignità di persona, ma anche l’avere spezzato la catena dell’odio con la misericordia. Per questo, in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia nel 2015-2016, come vescovo di Albano volli che luogo giubilare in Nettuno fosse proprio la stanza d’ospedale dove Maria Goretti morì perdonando, come Gesù. Allora, carissimi, a lei oggi chiediamo almeno questo: con la sua intercessione Maria Goretti ci ottenga dal Signore il dono di una libertà interiore capace di amare come Lui. In un mondo che ha tanto bisogno di rispetto, di tenerezza e di misericordia, la sua giovane vita continui a dirci che la grazia di Dio rende l’uomo veramente libero e che il perdono è la forma più alta della vittoria cristiana.
Aprilia – Parrocchia San Michele Arcangelo e Santa Maria Goretti, 20 settembre 2026
Marcello Card. Semeraro